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martedì 5 agosto 2014

Birra Bellazzi Jana

E' passato circa un anno dai primi assaggi firmati Birra Bellazzi, la beerfirm bolognese che a quel tempo si era da poco affacciata sul mercato, fondata da diversi soci dei quali Federico Bianco e Alessandro Sanna sono i due che maggiormente si espongono socialmente e mediaticamente.  In questi dodici mesi i ragazzi di Bellazzi (scusate la rima) non sono certo stati con le mani in mano. Tre nuove birre: la My Bo (una "california" Maibock, ossia una Maibock molto luppolata, credo), una saison estiva chiamata Jana ed una versione speciale della Jake, per festeggiare il primo compleanno, dal delirante nome "Pimped Poppi Puppamela". E mi sono anche arrivate voci (in attesa di smentita) che dovrebbero essere già in cantiere i lavori per la costruzione dei propri impianti di produzione. 
Torniamo alla sostanza; come dicevo, Jana è il nome dato all'ultima nata in casa Bellazzi che è stata presentata un mesetto fa (il 3 Luglio, per la precisione) al Green River pub della "universitaria" via Petroni di Bologna. Prodotta anch'essa presso gli impianti di Retorto (Piacenza), Jana vede l'utilizzo di scorza di pompìa, un'agrume del quale ammetto di ignorare l'esistenza e che credo sia stato portato "in dote" dalle origini sarde del birraio Alessandro Sanna. La pompìa, detta anche citrus mostruosa, è un agrume molto grande (può arrivare a pesare 700 grammi), simile al cedro, dalla buccia molto spessa e ruvida, deforme. Cresce solo in Sardegna, nel territorio di Siniscola, e viene raccolta da novembre a gennaio; da quanto ho capito l'unica parte di questo agrume che viene utilizzata  (soprattutto in pasticceria) è la parte bianca sottostante alla scorza. Dopo aver grattato via la scorza e levata la polpa "interna", particolarmente amara, rimane una specie di involucro bianco che viene lessato, immerso nel miele millefiori e lasciato raffreddare. Con i filetti di pompìa candita si prepara inoltre la "s'aranazata", una torta fatta di mandorle, miele e confetti colorati.
Ma torniamo alla birra; Jana, oltre alle scorza di pompìa, malto d'orzo e luppolo, vede l'utilizzo di zucchero, frumento e malto di segale. Nel bicchiere è di color arancio, opalescente;  la schiuma è bianca e quasi pannosa, "croccante", a trama abbastanza fine e dalla discreta persistenza. Aroma molto fresco e pulito, di fiori bianchi, pera e banana, qualche sfumatura acidula e, quando la birra si scalda, più dolce di polpa d'arancia e di albicocca. Netta la presenza di agrumi ed io chiamo in causa il cedro, non avendo mai avuto l'occasione di annusare una pompìa. Al palato risulta vivacemente carbonata, dal corpo leggero e dalla consistenza acquosa; l'imbocco è leggermente malnato con crackers e cereali seguiti da lievi note di banana e di arancia. E' una saison lievemente acidula e molto attenuata, che chiude con una lieve astringenza ed un finale un po' timido, leggermente amaro, di scorza d'arancio e di cedro. Molto ben profumata, e pulita, scivola forse via un po' troppo in fretta nel finale; peccato solo per quella lieve astringenza che, invece che dissetare, tende a ri-assetare ed a far prendere nuovamente il bicchiere in mano. Per quella che è una prima cotta, la partenza è buona anche se quel carattere rustico che vorrei trovare in ogni Saison non è qui particolarmente in evidenza; ma con i dovuti accorgimenti, Jana potrebbe diventare la Bellazzi estiva per eccellenza.
Formato: 50 cl., alc. 5.5%, IBU 37, lotto 14028, scad. 06/2015, pagata 5.00 Euro (beershop, Italia).

lunedì 15 luglio 2013

Birra Bellazzi Jake

Dopo l'ottimo primo incontro con la Alley Hop, stappiamo la seconda birra al momento prodotta da Birra Bellazzi; si tratta della Kohatu Experience Pacific Pale Ale, brassata con i luppoli neozelandesi Pacific Jade e Kohatu. Viene ufficialmente presentata il 31 Maggio scorso, ovviamente a Bologna, dove la beer firm ha sede, presso la pizzeria/birroteca Ranzani 13. Bella etichetta, e birra nel bicchiere che appare di colore dorato, velato; la schiuma è bianca , fine, cremosa, dalla buona persistente. Il naso offre sentori vegetali  d'erba appena tagliata ed in lontananza sentori di agrumi; man mano che la birra si scalda emergono, netti, sentiti di cipolla, mais in scatola e cavolo cotto. Evidente presenza di DMS anche in bocca, che tende a coprire sia l'ingresso di malto che la presenza degli agrumi. Finale quasi assente, leggero ricordo di scorza di pompelmo,ma ė davvero difficile continuare la bevuta. Bottiglia con evidenti problemi; in rete avevamo letto delle impressioni positive, speriamo di riuscire ad assaggiarla prossimamente in condizioni migliori. Formato: 50 cl.,  alc. 5.5%, lotto 13015, scad. 05/2104, pagata 5.00 euro (beershop. Italia). 


venerdì 5 luglio 2013

Birra Bellazzi Alley Hop

Ospitiamo oggi una nuova beer firm, fenomeno che al momento in Italia è in netta crescita e che sembra al momento difficile da arginare. Volenti o nolenti, sugli scaffali della maggior parte dei beershop vi troverete ad aver a che fare con una birra che è stata prodotta presso impianti terzi. Birra Bellazzi si è aggiunta da qualche mese (2013) all’affollato elenco delle beer firm; sede legale a Bologna nella centrale via Riva di Reno, fondata da due amici prima appassionati bevitori, poi provetti homebrewer prima da kit, poi da "estratto e grani" ed infine da “all grain”. Insomma, un percorso lineare perfettamente coerente che, risorse economiche permettendo, dovrebbe sfociare nell’apertura di un proprio microbirrificio. Questi passaggi sono stati intramezzati da diversi corsi di degustazione e produzione, fino a quello “tecnico-gestionale per imprenditori della birra" del maggio 2012 all'Università di Udine. In attesa di reperire i fondi necessari (il sito parla del tentativo di evitare il più possibile le banche e di utilizzare il crowdfunding, Bellazzi  (il nome deriva dall’esclamazione/saluto  romanesco “Bella Zì!”), i due amici non hanno perso tempo ed hanno optato per produrre le proprie ricette su impianti terzi, quelli del birrificio Retorto.  Due sono le birre al momento disponibili, e noi partiamo dalla più “sostanziosa”, ovvero una Double/Imperial IPA (8.5%) chiamata Alley Hop - Dream Team American Hops; columbus, simcoe e centennial  sono i luppoli utilizzati.  Il colore è rame/ambra, torbido, con un cappello di schiuma ocra, fine e cremosa, dalla buona persistenza.  Ottimo il naso, fresco, pungente, molto elegante, carico di frutta appena tagliata: mandarino, pompelmo,  melone retato, frutta tropicale  (ananas e  passion fruit). Un bell’inizio che trova conferma anche in bocca: corpo pieno, carbonazione (molto) bassa, consistenza oleosa; avremmo gradito qualche bollicina in più, ma la sensazione al palato è ugualmente soddisfacente. Anche il gusto è molto pulito e, ricco di agrumi e tropicale, ruffiano al punto giusto da nascondere molto bene l’alcool nella prima parte della bevuta: questa Alley Hop scende con pericolosa facilità, rendendo evidente la percezione alcolica solamente verso il finale, dove la frutta lascia il posto ad una  (sorprendente) chiusura (quasi) maltata, invece dell’attesa ondata amara/resinosa. Come per le bollicine, forse un pelino in più di amaro in fondo le darebbe maggior carattere. Una Double IPA che punta più all’equilibrio che all’esibizione dei muscoli o all’asfaltatura del palato, con l’amaro che arriva netto solamente nel retrogusto: note di resina, pepe, ed un po’ di calore etilico.  Bellazzi ci sorprende in positivo; Alley Hop è una double IPA solida, ben costruita, bilanciata, profumata e molto pulita (inutile cercare il paragone con le inimitabili originali della West Coast). Si beve molto bene ma 50 centilitri di ABV 8.5% lasciano un po’ il segno; affrettatevi a recuperarla, le (double) IPA vanno bevute molto fresche; il passare dei mesi modifica il loro equilibrio, i luppoli svaniscono e quel bel equilibrio tra frutta ed alcool spesso evolve in una birra molto alcolica e meno scorrevole. Formato: 50 cl., alc. 8.5%, IBU 84, lotto 13020, scad. 31/05/2014, pagata 6.00 Euro (beershop, Italia).