giovedì 10 ottobre 2013

LoverBeer Marche'l Re 2010

Periodo poco fortunato per le Imperial Stout italiane che stappiamo in questi giorni autunnali; dopo la sfortunata Imperial di Maltus Faber di qualche giorno fa, ecco un altro incontro sfortunato con la Marchè'l Re del (solitamente) ottimo birrificio piemontese Loverbeer guidato da Valter Loverier. Ma procediamo con ordine, con la spiegazione dell'inusuale nome che vi viene data da Valter stesso: "Marchè'l Re è un gioco di carte piemontese e il suo significato è "segnare (marcare) il re". Nei locali dove ancora oggi si gioca non è raro vedere che la consumazione è il caffè con fernet. Questa birra si ispira a quel sapore".  Base di partenza è l'altra imperial stout di Loverbeer, l'ottima Papëssa (vedi qui) che viene messa in barrique per dodici mesi con l'aggiunta di spezie; oltre a queste, la ricetta cita tra gli ingredienti malto d'orzo, luppolo, zucchero, avena, caffè (0,3%) e china calissaia (0,1%). Si autodefinisce una IICSS, ossia un'Italian Imperial Coffee Spiced Stout. Edizione 2010. Non è senz'altro l'aspetto il punto di forza di questa birra; marrone scurissimo molto torbido, quasi "paludoso", niente schiuma e nessun pizzo ai bordi del bicchiere. Al naso un mix di profumi abbastanza insolito: più che cuoio ci viene da pensare all'odore di pelle artificiale, china, salsa di soia, alcool, qualche remotissimo sentore di caffè e legnoso. In bocca si presenta completamente piatta, con un corpo medio-leggero. 
Nettissimo il profilo salmastro, con salsa di soia a sostituire caffè e tostature. A metà bevuta appare qualche nota acetica ed aspra (frutti rossi), mentre il finale è di nuovo salmastro e molto astringente. Birra molto slegata, priva di retrogusto, che ci limitamo solamente a descrivere. Davvero difficile finire la bottiglia; alla prossima occasione, se mai capiterà.
Formato: 37.5 cl., alc. 8,5%. lotto PMER 02-1111, scad. 12/2016, pagata 7.50 Euro (foodstore, Italia).

mercoledì 9 ottobre 2013

St Feuillien Grand Cru

La Brasserie St Feuillien ve l'abbiamo brevemente introdotta in questa occasione, praticamente un anno fa. Oggi assaggiamo quella che, da quanto leggiamo, è l'ultima nata a Le Roeulx, il comune belga della regione dell'Hainaut dove il birrificio ha sede. La Grand Cru di St. Feuillien, al contrario di quanto la foto sembra indicare, si presenta di colore oro pallido, leggermene velato; impeccabile la schiuma che si forma: generosa, compatta, quasi pannosa, ottima persistenza. Il naso apre dolce di frutta gialla, pesca ed albicocca; in secondo piano troviamo polpa d'arancia, miele, ed una leggera speziatura pepata. L'aroma è forte e pulito. Molto bene anche le prime sensazioni in bocca: birra solida ed alcolica (9.5%), dal corpo pieno, con una carbonazione elevata che la rende vivace pur senza intaccarne la morbidezza palatale. Dolce anche il gusto, con una base maltata di biscotto e crosta di pane, poi miele e frutta gialla, per una coerenza quasi totale con l'aroma. La marcata dolcezza della prima parte viene stemperata dalle vivaci bollicine e dalla secchezza finale, con una chiusura leggermente amara (mandorla, nocciolo di pesca) che ricorda un po' un prosecco, giustificando così il nome derivato dell'enologia (Grand Cru) che il birrificio le ha dato. L'alcool è sempre ben nascosto, facendosi notare solamente nel morbido e caldo retrogusto ricco di frutta sotto spirito. Birra molto pulita, solida e ben fatta, si beve con sorprendente facilità e mostra anche un ottimo potenziale per gli abbinamenti gastronomici. 
Formato: 33 cl., alc. 9.5%, lotto C 15:20, scad. 24/05/2014, pagata 1.90 Euro (beershop, Belgio).

martedì 8 ottobre 2013

Rittmayer Annual Reserve Edition #6 2012

La Rittmayer Brauerei è il birrificio più antico di tutto il comune di Forchheim; siamo nel sobborgo di Hallerndorf, per la precisione (una ventina di chilometri a sud di Bamberga), dove la omonima famiglia lo fonda nel 1422. Oggi tocca a George Rittmayer portare avanti una tradizione multisecolare, senza però rinunciare all'innovazione. Nel 2012 sono stati infatti inaugurati i nuovi impianti produttivi, nella periferia di Hallendorf, adiacenti ad un altro edificio, sempre di proprietà dei Rittmayer, dove vengono imbottigliate (alla capacità massima di 18.000 bottiglie l'ora) non solo le birre di Rittmayer ma anche di altri birrifici della Franconia. Il nuovo birrificio Rittmayer ha una capacità di circa 35.000 ettolitri l'anno; per assaggiare le birre potete recarvi presso i locali originali del vecchio birrificio, in pieno centro di Hallerndorf (Trailsdorfer Straße 4) o, poco fuori città, alla Kreuzbergkeller che nella bella stagione offre anche, secondo il sito del birrificio, uno dei più bei Biergarten di tutta la Franconia. Ma l'innovazione alla quale accennavamo poco fa non riguarda solamente l'ammodernamento degli impianti produttivi. Accanto ad una ventina di birre prodotte, quasi tutte assolutamente rispettose della tradizione brassicola tedesca, il birrificio propone ogni anno alcune edizioni speciali (Rittmayer Annual Reserve) o maturate in legno (Rittmayer Oak Reserve). Alla prima categoria appartiene questa Annual Reserve Edition #6 2012, commercializzata in una generosa (per gli standard tedeschi) e pesantissima bottiglia da 75 centilitri. Molto ricca d'informazioni e di note gustative l'etichetta, purtroppo tutta in tedesco, che riusciamo a decifrare appellandoci ai ricordi scolastici.
Prodotta con malti Vienna e Pilsner e solamente luppolo Tettnanger. Imbottigliata ad Ottobre 2012, il birrificio ne stabilisce la maturazione ideale due anni dopo, ovvero alla data del "consumarsi preferibilmente entro". Quindi in teoria l'abbiamo stappata con 12 mesi d'anticipo (ci siamo accorti dell'indicazione in etichetta troppo tardi). Ma passiamo alla sostanza: la birra, leggermente velata, è di colore dorato con riflessi arancio. La schiuma è biancastra e cremosa, compatta e croccante, ma non molto persistente. Naso molto fruttato con sentori di arancia e pompelmo, pesca, albicocca, miele acacia ed una leggera nota pepata; aroma fresco e pulito, invitante. Nessun grosso cambiamento al palato: ingresso malnato (biscotto) poi qualche nota di miele ma soprattutto un ritorno della stessa frutta dell'aroma, con una corrispondenza pressoché totale. Ottima pulizia e buona intensità, in una birra che dà il meglio di sè abbastanza fresca, in relazione alla temperatura. Scaldandosi aumenta in dolcezza, con il miele molto più in evidenza, e con il palato che rimane un po' appiccicoso dopo ogni sorso. La chiusura è leggermente amara/erbacea, con qualche nota terrosa e un retrogusto abboccato di frutta gialla. Unica nota dolente riguarda il prezzo, molto poco  tedesco; pensavamo di averla pagata cara a causa dei soliti rincari che avvengono sul suolo italico, ma spulciando il sito del birrificio ci siamo accorti che anche in Germania viene venduta intorno ai 19 Euro/litro.
Formato: 75 cl., alc. 6,2%, lotto 2012, scad. 10/2014, pagata 14,90 Euro (fiera, Italia)

lunedì 7 ottobre 2013

Maltus Faber Imperial

Doveroso iniziare con una premessa, oggi; non sono un bevitore "seriale". Il poco tempo libero a disposizione mi permette spesso di concedermi solo una bottiglia di birra a fine giornata, dopocena; la passione per il beer hunting ed il costo della birra in Italia (nonchè la reperibilità spesso difficoltosa) mi spingono più che altro a destinare i fondi ($$) a disposizione più che altro per l'acquisto di birre ancora non provate piuttosto che a ricomprare quelle che mi sono piaciute. Questo vincola ovviamente le impressioni che riporto su questo blog a, spesso, l'unica occasione in cui mi capita di bere la birra. La costanza produttiva dovrebbe essere una priorità per ogni birrificio, al di là delle inevitabili tolleranze dovute alle caratteristiche delle materie prime utilizzate che possono sensibilmente variare di raccolto in raccolto. Quando bevo un'ottima birra di solito ne parlo con entusiasmo, elogiandola, senza lasciarmi sfiorare dal dubbio che si tratti di una bottiglia "miracolata" (ovvero il contrario del tanto abusato concetto di "bottiglia sfortunata"). Dopotutto la bottiglia "in forma" dovrebbe essere la norma, non l'eccezione, pur non dimenticando i diversi fattori (distribuzione, stoccaggio) indipendenti dal controllo di chi la birra l'ha prodotta. Viceversa, quando ciò che verso nel bicchiere ha degli evidenti problemi o difetti, il primo pensiero che mi viene in mente è quello della "bottiglia sfortunata". Soprattutto se hai comprato quella bottiglia proprio perché altre persone ne hanno parlato bene, te l'hanno consigliata, o magari ha raccimolato qualche premio in qualche concorso (qui il discorso sarebbe da ampliare, ma non è questa la sede adatta). La scelta "editoriale" di questo blog è di scrivere comunque di quello che c'è nel bicchiere in quella specifica occasione, nel bene e nel male. Dopotutto la birra l'ho pagata (spesso anche ad un prezzo non esattamente economico) e questo blog, dal numero di lettori tutto sommato modesto, non ha lo scopo di pubblicizzare o promuovere gratuitamente o a pagamento nessun prodotto. 
Premessa necessaria per parlare della Imperial del birrificio genovese Maltus Faber. Biglietto da visita: numerose stellette nelle diverse edizioni della Guida alle Birre d'Italia di Slowfood, 5° miglior birra italiana secondo Ratebeer 2012, ed in ottava posizione se guardiamo la classifica attuale. E (ed è questo che conta per me, soprattutto), tanti elogi da parte di "fidati" e noti (per chi bazzica sui forum e sui blog) appassionati birrofili italiani. Una birra che avevo da lungo tempo sulla mia "wishlist" e che sono finalmente riuscito a trovare, lo scorso anno, al Salone del Gusto di Torino. Un anno di cantina e finalmente il momento di stapparla, con grande delusione. Marrone scurissimo, praticamente nera; più che di schiuma, è più corretto parlare di una leggera patina cremosa color beige che si forma sulla superficie della birra, e che scompare abbastanza rapidamente lasciando un leggero pizzo intorno al bicchiere. L'aroma è tutto sommato discreto, abbastanza pulito ma non molto pronunciato: sentori di nocciola, caffè e cacao, mirtillo e liquirizia. I problemi iniziano invece al palato: la birra è piatta, scarica, con un corpo medio ed una buona viscosità ma completamente slegata. In bocca è praticamente una tisana di liquirizia; nessuna traccia di quelle caratteristiche che ti aspetteresti in una Imperial Stout; torreffatto, caffè, cioccolato. Liquirizia ed alcool (non fastidioso, in verità) da capo a coda. La rimettiamo sulla wishlist sperando di tornarla ad incontrare, la prossima volta, in condizioni migliori. Formato: 33 cl., alc.7,8%, lotto 153, scad. 01/2014, pagata 5.00 Euro.

domenica 6 ottobre 2013

Bouillon La Noire Fontaine

Noirefontaine è un piccolo villaggio che si trova a nord del paese di Bouillon, nella provincia del Lussemburgo belga. Nel 1994 Nathalie e Jacques Louis Pougin vi aprono il  Marché de Nathalie, un negozio di frutta, verdura e formaggi; la vicinanza al confine con la Francia e l’afflusso di turisti li spinge a tenere sugli scaffali anche qualche birra (soprattutto trappista) da offrire assieme ai formaggi. L’idea è vincente, e nel giro di un anno l’assortimento in vendita passa da 50 a 150 bottiglie. Sempre più interessati alla birra, Nathalie e Jacques decidono di approfondire la conoscenze degli stili e delle  tecniche produttive per meglio poter consigliare i propri clienti; la visita a numerosi birrifici si conclude con l’idea di far produrre una propria birra (la Cuvée de Bouillon) da un birrificio della provincia di Namur. La Cuvée ha un grosso successo di vendite, e convince nel 1997 i due proprietari ad aprire un loro proprio microbirrificio. L’ultimo birrificio a Bouillon aveva chiuso i battenti nel diciannovesimo secolo. Nel frattempo, frutta e verdura spariscono dagli scaffali del negozio per lasciare il posto a circa 250 etichette di birra. In Giugno 1998 nasce ufficialmente Le Marché de Nathalie - Brasserie de Bouillon, con gli impianti produttivi sistemati nel retro del negozio: le due prime birre sono La Médiévale e  La Bouillonnaise Brune. Dopo sei anni d'attività, nel 2004 è il momento di affrontare i problemi di capacità produttiva, giunta ormai al massimo ed insufficiente a soddisfare tutta la richiesta del mercato. I locali del birrificio non permettono l'aggiunta di ulteriori fermentatori, e così i coniugi Pougin optano per spostare gli impianti produttivi in uno stabile più capiente, che diventa operativo dal 2005. Da allora si sono moltiplicate le etichette, ed al momento Ratebeer ne elenca circa una sessantina; da notare che il sito ufficiale della Brasserie de Bouillon ne presenta solamente quattro; fra queste manca quella che ci è capitata, ovvero La Noire Fontaine. Ratebeer la classifica come una Schwarzbier, a noi sorge più di un dubbio che si tratti di una bassa fermentazione. Ad ogni modo, è di un bel color ambrato carico con intensi riflessi rubino; la schiuma, molto persistente, è fine e cremosa, di colore beige chiaro. Aroma poco pronunciato ma pulito e molto dolce; pane nero di segale, caramello, cereali, prugna e ciliegia, leggeri sentori di zucchero candito. In bocca risulta meno dolce di quanto il naso lasci temere; corpo medio, carbonazione abbastanza vivace, e consistenza watery.  C'è un variegato profilo maltato di caramello, biscotto al burro, pane di segale e qualche traccia di cacao in polvere, non troppo elegante (ricorda il Nesquik) con qualche accenno sciropposo di frutta (uva e prugna). Siamo sempre nel territorio del dolce, ma c'è un bel finale abbastanza secco che ripulisce il palato e lascia un retrogusto abboccato di frutta secca e frutta sotto spirito, appena riscaldato da una leggerissima nota etilica. L'alcool dichiarato è 8%, ma se non leggete l'etichette difficilmente gliene attribuirete più di 6. Birra pulita, dolce ma non stucchevole, di discreta intensità ma non di particolare eleganza in alcuni passaggi (Nesquik, sciroppo di frutta). Formato: 33 cl., alc. 8%, scad. 05/2014, pagata 1,85 Euro (beershop, Belgio).

sabato 5 ottobre 2013

Bristol Beer Factory Independence

Dopo oltre un anno torniamo finalmente ad avere nella pinta qualcosa della Bristol Beer Factory, l'interessante birrificio inglese che vi abbiamo presentato in questa occasione. Dopo le positiv(issm)e Acer e Southville Hop, ora tocca alla Independence, che il birrificio la descrive come una "heavily hopped American Pale Ale"; nessuna informazione sul mix di malti e luppoli utilizzato, quindi tuffiamoci subito nella pinta.  Il colore è un nebuloso arancio con riflessi ramati; la schiuma, biancastra, è abbastanza fine ed ha una buona persistenza. Bottiglia con diversi mesi di vita sulle spalle ma con un aroma ancora in buona forma, pulito e sorprendentemente fresco, con monopolio di agrumi: mandarino, arancio, pompelmo. In sottofondo leggeri sentori di caramello e, ancora più remoti, di frutta tropicale (passion fruit, ananas). Molto scorrevole e leggera in bocca, mantiene comunque una buona rotondità e la sensazione al palato è morbida e molto gradevole senza risultare troppo acquosa, nonostante una base di malto appena percepibile (pane e cereali). C'è qualche leggera nota di caramello ma soprattutto polpa (dolce) d'arancio seguita da un amaro "zesty" ricco di pompelmo e di lime. Finale molto secco e pulito, retrogusto amaro di buona intensità con lime e qualche nota erbacea. Birra dissetante e divertente da bere, session beer che si candida a tenervi compagna per un'intera serata estiva. Non esattamente un'American Pale Ale, ma piuttosto una English American Pale Ale, se ci passate il nonsense; un'altra ottima birra da uno dei nostri birrifici inglesi preferiti, ancora mai ufficialmente importato in Italia, per quanto ne sappiamo. Peccato.
Formato: 50 cl., alc. 4,6%, scad. 15/01/2014, pagata 3,95 Euro (beershop, Inghilterra).

venerdì 4 ottobre 2013

Birrificio del Forte Regina del Mare

Debutta ad inizio del 2013 quella che – escludendo la  Mancina XL, disponibile solamente nel generoso formato da 150 cl. – è la birra più “forte” del Birrificio del Forte (concedeteci il gioco di parole): una Belgian Strong Ale da 8% di ABV. A due anni dal debutto (Agosto 2011) il birrificio di Pietrasanta (Lucca) annovera ancora “solamente” sette birre in produzione, quasi una rarità rispetto alla tendenza attuale che vede i birrai sempre più rincorrere le novità, le collaborazioni, le, one-shot, le edizioni barricate ed innumerevoli varianti di una stessa ricetta. Non possiamo comunque che approvare la scelta di  Carlo Franceschini e Francesco Mancini di continuare a perfezionare un numero limitato di ricette lavorando sulla costanza produttiva piuttosto che inondare il mercato di birre che si differenziano l’una dell’altra solamente per un luppolo o per la varietà di caffè utilizzato. Ed in effetti una Strong Ale mancava nella gamma del Forte.  Regina del mare, questo il nome scelto per una birra che, secondo la descrizione ufficiale,  “incarna lo spirito di una divinità delle acque: femminile ma decisa, morbida ma energica, potente ma mai violenta. La sua forza si manifesta come l’abbraccio di una marea sensuale ed avvolgente. Belgian Ale bruna e sontuosa: sovrana della tavola nei pranzi principeschi, accompagna al meglio le pietanze più ricche, formaggi stagionati, dolci alla frutta ed il meritato relax del dopocena”.  Si presenta di un bel colore ambrato carico, con riflessi rossastri; non dà molte soddisfazioni invece la schiuma: color ocra, piccola, poco persistente. Il naso, dolce e ricco, dispensa zucchero candito (a tratti quasi zucchero filato), caramello e molta frutta secca: uvetta, prugne e datteri, scorze d'arancio candite. Il percorso gustativo procede in linea retta, con una corrispondenza pressoché perfetta con l'aroma; anche in bocca c'è frutta (sotto spirito) in quantità, uvetta, prugne e datteri. La bevuta è ammorbidita ed intensificata da un diffuso calore etilico, che non deborda mai, confortando e quasi "cullando" il bevitore. Non c'è quasi amaro, ma troviamo piuttosto qualche nota di caramello ed un finale, un po' appiccicoso, che continua nella stessa rassicurante direzione: morbido calore etilico e frutta sotto spirito. Strong Ale molto ben fatta e molto dolce, e per una volta ci sentiamo di condividere la descrizione che ne fa il birrificio: potente ma mai violenta, morbida ma energica, accompagna il meritato relax del dopocena. Formato: 75 cl., alc. 8%, lotto L123332, scad. 06/2014, pagata 9,50 Euro (foodstore, Italia).

giovedì 3 ottobre 2013

By the Horns Lambeth Walk

Ritorniamo a Londra, città in pieno fermento brassicolo, e ci spostiamo questa volta verso sud; siamo ad un paio di chilometri da Wimbledon e dai famosi campi da tennis. Ad agosto del 2011 Chris Mills ed Alex Bull fondano il birrificio By the Horns e debuttano l'ottobre seguente al London Brewers Alliance Beer Festival. Alex ha qualche anno di homebrewing alle spalle ed un grande amore per le birre americane. Perfettamente coerente con molti dei birrifici che sono spuntati a Londra negli ultimi anni, così come non sorprende il fatto che in due anni vita Ratebeer elenchi giù una trentina di birre, anche se si tratta per lo più di leggere variazioni (luppolo) della stessa ricetta. Lo stesso Ratebeer non dispensa tuttavia giudizi troppo positivi per le birre di By the Horns, fatta eccezione per questa Lambeth Walk, una porter che ottiene un dignitoso 96/100. Non conoscendo per nulla il birrificio, ci siamo fidati di Ratebeer. Semplice ma convincente l'etichetta, che offre una piacevole sorpresa; un riquadro dell'etichetta è staccabile e, sollevandolo dal corpo della bottiglia, potete trovare un piccolo annuncio pubblicitario che vi invita a provare anche le altre birre.
Difficile da spiegare a parole, probabilmente l'immagine qui a fianco risulta più convincente di qualsiasi altra cosa. Birra nel bicchiere: colore ebano scurissimo, forma una schiuma non troppo generosa ma fine e cremosa, color nocciola. Sorprendente l'aroma: forte, pulito e raffinato, con un netto dominio di caffè macinato, brownie ( o torta Barozzi, secondo le abitudini del nostro naso), cioccolato, leggeri sentori di cenere. Man mano che la birra si scalda emerge anche una nota di mirtillo. Nessuna delusione delle aspettative al palato: corpo medio, poche bollicine, più oleosa che "watery". La sensazione in bocca è molto positiva, c'è morbidezza anche se non ai livelli del "velluto" che viene invece sponsorizzato in etichetta. Sorprendente l'aroma, dicevamo, ma il gusto non è da meno, anzi: caffè in grande evidenza, molto pulito ed elegante, con in contorno di tostature e di cioccolato amaro. Una leggera acidità stempera per qualche secondo gli animi, poi chiusura abbastanza secca ed abbandono al lungo retrogusto di caffè, molto amaro, con una leggerissima nota di cenere.
Una porter "pompata" o robusta, che mette in mostra un'intensità davvero notevole di aroma e gusto nonostante una gradazione alcolica (5,1%) abbastanza modesta; molto sbilanciata verso il caffè, ma se vi piacciono questo tipo di birre vi consigliamo di annotarla sulla vostra lista dei desideri. Si beve bene ma non è una birra da bevute seriali. Meglio sorseggiarla in abbinamento ad un dolce o, se preferite, durante un tranquillo dopocena. Abbinamenti gastronomici consigliati in etichetta: carne alla griglia affumicata, ostriche, l'arrosto della mamma della domenica (sic), e la Lambeth Walk Cake, una ricetta di dolce alla birra che trovate proprio sul sito del birrificio.
Birra molto interessante, birrificio di recente apertura che terremo d'occhio. Formato: 33 cl., alc. 5,1%, lotto 144349, imbott. 20/03/2013, scad. 03/2014, pagata 4,25 Euro (beershop, Inghilterra).

mercoledì 2 ottobre 2013

Omnipollo Nebuchadnezzar

Aggiungiamo oggi la Svezia alle nazioni ospitate su questo blog, un paese che stranamente ancora mancava all’appello. Il caso vuole che si tratti di uno svedese-belga, visto che la quasi totalità delle birre della beer-firm Omnipollo vengono prodotte presso l’imprescindibile De Proef. Omnipollo viene fondata nel 2010 a Stoccolma, dall’homebrewer  Henok Fentie; nel 2011 viene raggiunto nel progetto Omnipollo da Karl Grandin, un grafico ed ex art-director della rivista musicale svedese Pop.  Grandin è anche co-fondatore (nel 2000) del marchio di abbigliamento svedese Cheap Monday. Uno sguardo al suo sito personale può meglio illustrarvi i progetti di questo eclettico personaggio. Quindi abbiamo: un homebrewer che si appoggia ad una certezza (De Proef) per la produzione ed un designer con molti agganci commerciali. In men che non si dica le birre di Omnipollo entrano nei bar più trendy di Stoccolma ed iniziano a girare tra i beer geeks scandinavi, tanto che a gennaio di quest’anno questo birrificio-non-birrificio viene eletto dalla community di Ratebeer come il miglior birrificio Svedese del 2012. E’ un paradosso già visto:  basta pensare al fatto che i due migliori birrifici danesi (sempre secondo Ratebeer) sono due beer-firm:  Evil Twin e Mikkeller. Immagine ma anche sostanza. Nebuchadnezzar (ovvero Nabukodonosor ) è una ricetta che Henok Fentie ha portato direttamente dall’homebrewing a De Proef senza nessun (apparente) cambiamento.  De Proef le birre le sa fare, ed anche bene: ecco che questa Double IPA fa incetta di premi. Oro al  Beer &  Whisky Festival di Stoccolma 2012, miglior birra svedese del 2012 secondo Ratebeer, secondo i lettori della rivista Allt om Öl e secondo i membri dello Beersweden Forum. 
L’etichetta abbastanza asettica non ci ha fatto onestamente impazzire ma passiamo, come detto, alla sostanza. Decisamente opalescente l’aspetto, di colore arancio; schiuma impeccabilmente fine e cremosa, biancastra, ottima persistenza.  Naso semplice ma fresco e pulito, tutto giocato sull'attesa alternanza di agrumi (pompelmo e mandarino) e frutta tropicale (mango e papaia). Morbida e soddisfacente in bocca, con un corpo medio ed una consistenza oleosa; la carbonazione è media. Apre con note di crosta di pane e di biscotto, per poi riproporre in piena sintonia con l'aroma il binomio pompelmo-tropicale; affondo deciso sull'amaro nel finale, resinoso e pepato, con qualche nota di scorza di pompelmo. L'alcool dà un gradevole "colpetto" irrobustendo la base maltata e ben interagendo con il pepato/resinoso dei luppoli; questa Nabucodonosor è solida e pulita, e si beve con buona facilità. Chiude secca, con un lungo retrogusto caldo e leggermente etilico che continua nella direzione resina/scorza di pompelmo. Miglior birra svedese? Non abbiamo paragoni per confermarlo o smentirlo; senz'altro è una buona Imperial IPA profumata e ben fatta che però non ci ha fato gridare al miracolo. Bravo De Proef. Formato: 33 cl., alc. 8,5%, scad. 12/2014, pagata 8.17 Euro (Vinmonopolet, Norvegia).

martedì 1 ottobre 2013

Amarcord AMA Mora

Dopo la Bruna, assaggiata in questa occasione, ecco un'altra delle tre rappresentanti della linea AMA di Amarcord, realizzata in collaborazione con Garrett Oliver di Brooklyn Brewery. Il birrificio la descrive come una birra ad alta fermentazione realizzata con un blend di Caffè Pascucci (Rimini) e zucchero di canna Demerara del Malawi. Tra gli ingredienti vi sono malti Crisp Pale, Crystal, Chocolate e luppolo Willamette. Tralasciamo l'oscena iscrizione in etichetta "double malt beer", che probabilmente farà sorridere tutti gli anglofoni, e passiamo al contenuto. Colore ebano scurissimo, quasi nero, lucido, e schiuma beige molto fine e cremosa, che rimane nel bicchiere per diversi minuti. Al naso netto è il caffè, forte ma non molto raffinato, ed in secondo piano emergono sentori di mirtilli, di nocino. zucchero di canna e di cenere. Il caffè "comanda" anche al palato, con un ingresso torrefatto seguito da un passaggio di frutta sotto spirito (prugna disidratata), mentre nel finale invece dell'attesa chiusura amara di caffè e tostature, troviamo un dolce retrogusto di frutta sotto spirito, caldo, morbido ed etilico. Mediamente carbonata, dal corpo medio, si lascia bere con una buona facilità nonostante una gradazione alcolica (9%) abbastanza rilevante, con l'alcool che porta calore solo a fine bevuta.  Sebbene  la bevuta sia  caratterizzata da una leggera acidità, il palato tende a restare un po' appiccicoso e zuccherino dopo ogni sorso. Aroma e gusto puliti, ci pare senza dubbio la migliore tra le varie Amarcord che abbiamo bevuto. Formato: 75 cl., alc. 9%, IBU 28, scadenza e lotto non pervenuti sulla bottiglia, pagata 5,90 Euro (supermercato, Italia).