A Roeselare, ad una ventina di chilometri di distanza, ci sono i fratelli Kris e Jo Herteleer, che da anni si dilettano a fare la birra in casa e che avevano anche vinto un concorso a Brussels. Kris ricorda: “dopo aver terminato gli studi in medicina mio fratello voleva andare in Sud America. Prima della sua partenza decidemmo di finire tutte le birre che avevamo fatto. Erano bottiglie grandi e quindi chiamammo ad aiutarci alcuni amici. Uno di loro conosceva un investitore che voleva aprire un birrificio. Alla fine degli anni ’70 se volevi acquistare un vecchio birrificio non potevi fare ricerche in internet, ma usavi l’elenco telefonico: alla lettera A non c’era nessun birrificio, alla B c’era Bavik, ma era troppo grande. Alla C vi era il birrificio Costenoble, e così andammo a vederlo. Sapevamo fare la birra ma non avevamo mai visitato un birrificio prima. Il birraio ci disse che il birrificio sarebbe stato venduto quel pomeriggio. Ma il potenziale acquirente non si presentò e così noi offrimmo di comprarlo allo stesso prezzo”.
Artista, grafico, architetto e birraio, Kris disegna personalmente quasi tutte le etichette e la simpatica mascotte gialla che crea come simbolo del birrificio: una cellula di lievito umanizzata "ottimista e gentile - dice Kris - che sorride al risultato ottenuto, la birra. Ma per ottenerla c'è voluto lavoro e conoscenza, simboleggiati dalla pala che tiene nell'altra mano". E lo racconta indossando improbabili giacche, scarpe e quei papillon che adornano anche il collo delle bottiglie delle sue birre. “Abbiamo messo la scritta ‘Anno 1980’ sul nostro logo perché sapevo che ci avrebbero copiati. Alcuni sostengono che La Chouffe fu il primo microbirrificio artigianale belga. Noi siamo stati i primi. La Chouffe è nata nel 1982. Quelli dell’Abbaye des Rocs dicono di essere arrivati prima di noi ma ho fatto delle ricerche: sono partiti quattro anni dopo. Dopo l’apertura del primo birrificio Hoegaarden di Pierre Celis (1965, nda) ci fu un vuoto di 16 anni. Non era un bel periodo per i produttori di birre speciali, la maggior parte chiudevano e noi siamo stati i primi della rinascita”.
La birra.
Il suo vestito è color arancio velato, la schiuma è generosa, cremosa e compatta come vuole la tradizione belga. Il naso della XL è fresco e regala profumi floreali, erbacei e terrosi, una delicata speziatura che richiama il pepe bianco, scorza d’arancia candita: in sottofondo c’è qualche ricordo di pasticceria. Tra gli appassionati In Italia, dove De Dolle ha un ottimo seguito grazie all’opera divulgativa di Lorenzo Kuaska Dabove, si è subito aperto un dibattito: la XL è brettata? Tra convinti e negazionisti c’è anche chi si è preso la briga di analizzare in laboratorio il contenuto della bottiglia che ha evidenziato l’assenza di brettanomiceti. La verità? Probabilmente non la sapremo mai, come non sappiamo esiste un solo lotto di XL o se ne sono stati fatti vari come avviene per la Stille Nacht, i cui asterischi riportati sul tappo fomentano ogni anno discussioni tra i birrofili. La mia percezione è inevitabilmente influenzata da questi rumors ma effettivamente l’aroma nel suo complesso ricorda quello di una Orval giovane. Il mouthfeel è ottimo, le vivaci bollicine della scuola belga non disturbano e non creano spigoli: è una Pale Ale che attraversa il palato regalando una sensazione di pienezza. Note biscottate e di miele danno il via ad una bevuta che richiama l’aroma nel dolce della frutta candita, sapientemente bilanciata da una bella acidità, da un finale secco e da un amaro zesty, erbaceo e terroso. L’alcool è davvero impercettibile e la XL di De Dolle risulta essere una Pale Ale rustica e ruspante, generosamente fruttata, rinfrescante e dissetante, intensa e facilissima da bere. Poco importa che sia brettata o no: a me è piaciuta molto e bevendola fresca eliminerete alla radici qualsiasi problema derivante dall’eventuale presenza di lieviti selvaggi. Se entrasse in produzione stabile, sarebbe un’aggiunta necessaria alla piccola gamma De Dolle? Probabilmente no: la subdola e più amara Arabier (8% e non sentirli) svolge per “i birrai pazzi” perfettamente la funzione di birra estiva, magari da gustarsi sulle colorate sedie nel patio antistante il birrificio nelle (forse) assolate domeniche delle Fiandre Occidentali. Se volete tuttavia concedervi ben più di un bicchiere, la Arabier è un pericoloso nemico per la vostra sobrietà e per la vostra patente: la XL potrebbe in questo senso rappresentare un’ottima alternativa “low ABV”.
Formato 33 cl., alc. 6,5%, scad. 01/10/2022, prezzo indicativo 4,00-5,00 euro (beershop)
NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.
































