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giovedì 21 febbraio 2019

The Kernel India Double Porter Mosaic Simcoe Vic Secret

Il birrificio londinese The Kernel è stato una musa ispiratrice per la maggior parte dei birrifici protagonisti della craft beer revolution non solo londinese ma di tutto il Regno Unito. Fondato nel 2009 sotto le arcate ferroviarie nel quartiere di Bermondsey, oggi ribattezzatto “The Beer Mile”, nel 2012 si è poi trasferito poco lontano all’interno di “arcate più capienti” che hanno permesso un aumento della capacità produttiva. Da allora non è cambiato molto: Londra continua ad essere il mercato nel quale viene venduto il 70% della produzione, le etichette sono ancora quelle di un tempo, minimaliste e spartane, poche lettere stampate su di uno sfondo che emula la carta da pacchi. Le birre non hanno un nome, ma utilizzano solamente la categoria stilistica e il nome dei luppoli usati. 
Nel futuro nessuna intenzione di crescere. Il fondatore Evin O'Riordain è contento così: “la nostra produzione è limitata dallo spazio in cui siamo. Di più non possiamo fare e siamo felici così.  Non bisogna confondere il successo con l’espansione, la crescita e l’aumento di volumi. Ai miei occhi è molto più importante lavorare in modo etico e sostenibile, principi in contrasto con i paradigmi che guidano la crescita economica. Facciamo birra sul nostro impianto da 20 barili una volta al giorno, cinque giorni la settimana. Tutti quelli che lavorano qui sono felici, negli ultimi cinque anni solamente una persona ha voluto andare via. I birrifici che vogliono crescere iniziano ad introdurre turni di lavoro alla notte, alla mattina presto: noi siamo in quattordici persone, iniziamo e finiamo il lavoro tutti assieme, prestando attenzione a quello che facciamo, alternandoci. Ci conosciamo e ci fidiamo l’uno dell’altro; a turno tutti facciamo la birra, la imbottigliamo, guidiamo il muletto, rispondiamo al telefono. Non si tratta solo di lavoro… io la chiamo umanità. Quasi tutti noi abbiamo lavorato in passato al Borough Market qui vicino: quella è la nostra famiglia allargata. Alla mattina ci viene a trovare il macellaio, il fornaio ci porta il pane fatto con la stout e i croissant; pranziamo con il pane e il formaggio che vendono i nostri vicini.  Allargando di un po’ l’orizzonte c’è una decina di birrifici a Bermondsey..  ed è un’altra comunità nella quale siamo coinvolti: se abbiamo bisogno di lievito o se restiamo senza tappi delle bottiglie chiediamo aiuto a Brew by Numbers or Partizan. Avere molti piccoli produttori è un bene per l’economia. Le grandi imprese tendono a sottrarre denaro agli azionisti, mentre i soldi che tu dai ad una piccola impresa rimangono in quel sistema economico, girano. 
Abbiamo deciso di chiudere la nostra taproom perché non riuscivamo più a gestirla: non potevamo continuare ad usare le nostre risorse ad allungare pinte ai clienti, a gestire code di mezz’ora, a decidere chi poteva entrare e chi doveva ancora aspettare fuori dalla porta. Non riuscivamo più ad offrire alla gente quell’esperienza che le nostre birre meritavano. Eravamo diventati un luogo dove noi stessi non saremmo mai andati a bere!”
Il birrificio è ancora aperto ogni sabato ma solamente per l'acquisto di birra da asporto.

La birra.
India Double Porter è la versione potenziata di quella India Porter che – come passa il tempo – avevo bevuto nel 2012. Quando si tratta di birre scure O’Riordain si ispira sovente a ricette di vecchi birrifici di Londra, rielaborandole in chiave moderna ovvero con luppoli americani. Il blog di Ronald Pattinson è una fonte inesauribile di notizie storiche e vi consiglio quindi di visitarlo se volete sapere di più sulle India Porter, molto amate dalle truppe inglesi in India nel diciannovesimo secolo. 
Esistono alcune versioni della India Double Porter di Kernel che si differenziano per le varietà dei luppoli utilizzati: in questo caso parliamo di Mosaic, Simcoe e  Vic Secret. Si presenta vestita di nero con un generoso cappello di schiuma cremosa e compatta dall’ottima persistenza. All’aroma c’è una curiosa convivenza tra profumi terrosi, di caffè e torrefatto, resina, frutta tropicale, pompelmo: pulito e intenso, un mix rischioso ma ben riuscito. Cos’è esattamente una India Porter? Una Black IPA? No, in questo caso è una porter generosamente luppolata e il gusto lo conferma. Il palato viene invitato a salire su specie di montagna russa che sale e scende tra frutta tropicale, resina, caffè, torrefatto e – ciliegina sulla torta – un bel finale di cioccolato fondente. Questi ultimi tre elementi non dovrebbero per l’appunto essere presenti in una Black IPA. I descrittori entrano ed escono di scena più volte, nel complesso c’è equilibrio, intensità e pulizia. L’alcool è ben gestito ed è un piacere sorseggiarla.  
Birra ben fatta, di livello alto come quasi tutte le “scure” prodotte da The Kernel: tutto il resto dipende ovviamente dal gusto personale. Per me è un bel “si”.
Formato 33 cl., alc. 7.5%, imbott. 08/11/2018, scad. 08/11/2019, prezzo indicativo 5.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 25 aprile 2018

The Kernel Table Beer

Manca dal blog da molti anni il birrificio londinese The Kernel: esattamente tre. Tanti, troppi per una realtà nata nel 2009 che è stata una sorta di musa ispiratrice per molti dei birrifici che attualmente calcano la scena inglese: abbondanti dry-hopping, shelf life corte (quattro mesi per le luppolate), continua rotazione di etichette che spesso si differenziano l'una dall'altra solamente per il mix di luppoli utilizzati. Tutte cose che Evin O'Riordain ha iniziato a fare nove anni fa e che oggi sono la norma per molti altri birrifici. Eppure Kernel non sembra amare particolarmente le luci della ribalta: c'è stata l'espansione del 2012 ma ancora oggi la capacità non soddisfa tutta la richiesta. Per O'Riordain non è affatto un problema: il 70% della produzione viene venduta a Londra perché per The Kernel la birra è un prodotto locale, da consumarsi fresco. La taproom, che era aperta ogni sabato mattina, è stata chiusa perché ormai divenuta troppo affollata, ingestibile. Il birrificio è ancora aperto ma solamente per l'acquisto di birra da asporto.
Dalla Londra di oggi facciamo un salto indietro nel tempo di qualche secolo, precisamente al diciottesimo. A quel tempo le birre venivano tassate a seconda del loro prezzo di vendita all'ingrosso, come riporta Ron Pattinson: le birre che costavano più di 11 scellini erano chiamate Strong ed erano tassate 8 scellini a barile, le table beers costavano tra i 6 e gli 11 scellini ed erano tassate 3 scellini a barile, con un ABV solitamente compreso tra 2.75% e 4%. Al di sotto dei 6 scellini c'erano le small beers, tassate solamente uno scellino e 4 pences a barile. La categoria table beer scomparve ufficialmente nel 1830, quando le tasse furono calcolate sulle materie prime utilizzate in produzione (malti e luppoli) anziché sul prodotto finito. Strong, table e small non erano indicazioni stilistiche, ma a Londra le table beers erano a quel periodo ovviamente delle versioni poco alcoliche delle diffusissime Porter, non di rado prodotte riutilizzando parte delle materie prime impiegate per la produzione delle strong beers. Anche se la categoria di tassazione era scomparsa, il nome table beers continuò ad essere utilizzato soprattutto in Scozia, paese che ne esportava molte in Inghilterra.Verso la fine del diciannovesimo secolo il successo delle Dinner Ales e delle Light Bitters iniziò ad oscurare definitivamente le table beers che di fatto scomparvero dopo la prima guerra mondiale, quando la gradazione alcolica di tutte le birre subì una riduzione per ovvi motivi contingenti. 

La birra.
Biere de Table, Table Biere e London Sour: sono queste le tre birre dal basso contenuto alcolico, inferiore al 3%, con le quali Kernel intende dissetare quotidianamente i propri clienti. Birre da bere in grandi quantità, senza preoccuparsi delle conseguenze e senza rinunciare ad intensi profumi e sapori. Di fatto la Table Beer di Kernel è una serie di Pale Ale (o Session IPA, se preferite il termine) prodotte tutto l'anno che si differenziano per i luppoli utilizzati e, in maniera minore, per il contenuto alcolico.
La bottiglia in questione (2.9%) è stata prodotta utilizzando Chinook e Mosaic, si presenta di colore dotato velato con un cappello di candida schiuma un po' grossolana e dalla discreta persistenza. Sono passati tre mesi e mezzo dalla messa in bottiglia e l'aroma è ancora fresco e intenso: arancia e pompelmo, altri agrumi non ben identificati e un velo dolce di frutta tropicale in sottofondo disegnano un aroma pulito, piuttosto elegante e molto gradevole. Il corpo è ovviamente leggero e la Table Beer di Kernel scorre a velocità elevatissima; non è facile gestire un'abbondante luppolatura in una birra così "fragile" ma il birrificio di Evin O'Riordain  dimostra grande maestria. A sostenerla c'è una leggerissima base maltata (pane) che introduce un altrettanto breve passaggio dolce di frutta tropicale prima che la bevuta s'instradi definitivamente in territorio agrumato: ne viene fuori una birra molto secca, dal grande potere rinfrescante e dissetante, nella quale la scorza d'agrumi s'accompagna a qualche delicata nota erbacea. L'amaro è di discreta intensità e della durata necessaria a non appesantire troppo il palato. 
Table Beer che riesce perfettamente nel suo intento dichiarato: essere leggera (quasi) come l'acqua senza compromettere intensità di profumi e sapori. E' una birra che davvero vorresti sempre trovare nel tuo frigorifero, pronta ad essere stappate in ogni occasione.
Formato 50 cl., alc. 2.9%, lotto 05/01/2018, scad. 05/05/2018.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 15 giugno 2015

The Kernel India Pale Ale Nelson Sauvin Simcoe

Primo appuntamento del2015 con The Kernel; sempre un piacere stappare le fresche (!) bottiglie del birrificio londinese fondato da  Evin O'Riordain. Irlandese arrivato a Londra per lavorare presso lo specialista di formaggi Neal’s Yard Dairy, Evin si trasferisce poi per un paio di mesi a New York ad aiutare un cliente di Neal’s che intendeva mettere in piedi un business analogo oltreoceano; le sere passate nei bar di Manhattan gli fanno scoprire la birra “artigianale” americana e da quel momento nulla sarà più lo stesso.  
Rientrato a Londra, si mette a giocare con l’homebrewing e  dopo sei anni, nel settembre del 2009,  con l’aiuto di Toby Munn  e Chrigl Luthy  (quest’ultimo non più in organico) affitta un piccolo spazio sotto le arcate della ferrovia a Bermondsey, poco lontano dal Borough Market e Neal’s Yard Dairy.  Con un impianto da 6.5 ettolitri nasce The Kernel, che in pochi mesi diventa uno dei protagonisti della New Wave brassicola inglese: centinaia sono gli entusiasti bevitori che ogni sabato affollano il birrificio per portarsi a casa qualche bottiglia o per berle in loco.
Il necessario ampliamento arriva nel 2012: The Kernel si sposta un chilometro più ad est, sempre lungo la linea ferroviaria; nei locali trova spazio il nuovo impianto da 32 ettolitri, mentre il vecchio viene venduto al birrificio Partizan.   
Sono circa una dozzina oggi le persone che lavorano con Evin O'Riordain: quasi tutti si scambiano periodicamente i ruoli, in modo da essere coinvolti nel processo produttivo allo stesso modo, dalla pulizia all’imbottigliamento, dal controllo del processo di birrificazione allo spostamento ed al lavaggio dei fusti.  L’aumentata capacità produttiva ha permesso finalmente al birrificio di dedicare una piccola parte della produzione (5%, ammettono) anche all’esportazione: Spagna ed Italia i mercati principali, qualcosina anche in Belgio e Scandinavia; ma il 70% della produzione Kernel viene consumato entro i confini di Londra ed il restante 25% nel Regno Unito. Pochissime partecipazioni a festival, nessuna volontà di mandare le birre in giro per il mondo nonostante le pressanti richieste: Kernel vende subito tutto quello che produce, meglio quindi concentrarsi sui pochi e “fidati” clienti vicino casa che garantiscono un’ottimale distribuzione e conservazione del prodotto; solamente quattro i mesi di shelf life che il birrificio londinese dà alle sue birre più luppolate e delicate. 
E’ davvero caotico orientarsi nella produzione Kernel, visto che la maggior parte delle loro birre riporta solamente il nome dei luppoli utilizzati: personalmente faccio fatica a ricordare quelle che ho già bevuto, ma è un “difetto” facilmente perdonabile visto che la qualità media delle birre è sempre piuttosto elevata. 
La birra di oggi è la India Pale Ale Nelson Sauvin Simcoe, ovviamente prodotta con gli omonimi luppoli:  il suo colore è tra il dorato e l’arancio, opaco, sormontato da un impeccabile cappello di schiuma bianca, compatta, cremosa, molto persistente.  Il generoso dry-hopping e la buona freschezza (in bottiglia dal 21/04/2015)  sono componenti fondamentali dello splendido (e ruffiano) bouquet olfattivo che c’è in quasi ogni Kernel; qui la macedonia si compone di uva bianca, albicocca, ananas, melone retato, pesca, mandarino. Aroma pungente e pulitissimo, nel quale domina la frutta dolce con qualche sentore più aspro di lime e pompelmo.  Lo scenario viene invece capovolto in bocca, dove sono gli agrumi a prendersi il palcoscenico lasciando in sottofondo l’uva e il dolce della frutta tropicale, su di una  leggerissima la base maltata (crackers).  Il gusto è piuttosto “succoso “ e molto agrumato, con il risultato di una IPA molto secca e rinfrescante: la chiusura amara non è particolarmente lunga o intensa, con le note zesty ed erbacee che accompagnano la bevuta sin dall’inizio senza però concedere il “gran finale”. L’alcool (6.8%) è molto ben nascosto, la bevibilità è ottima: soddisfa senz’altro più al naso che in bocca, non è probabilmente la miglior Kernel da me bevuta (riuscissi a ricordare i loro nomi…) ma sto cercando il pelo in una birra che rimane comunque di alto livello. Avercene, così.
Formato: 33 cl., alc. 6.8%, imbott. 21/04/2014, scad. 21/08/2015, pagata 5.00 Euro (beershop, Italia)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 5 ottobre 2014

The Kernel Imperial Brown Stout London 1856

Ritorna il birrificio londinese The Kernel, guidato da Evin O'Riordain, ormai reperibile in Italia con regolarità; sempre più difficile orientarsi nella vastissima gamma di birre prodotte, che per lo più costituiscono leggere variazioni della stessa ricetta. Il livello qualitativo medio è molto alto e quindi si potrebbe quasi acquistare alla cieca, ma è davvero difficile ricordare quelle che avete già bevuto se il mix di luppoli utilizzati è l'unica differenziazione del nome della birra. 
Un po' più limitata e semplice da navigare la gamma delle stout con poche birre basiche ed alcune varianti date dall'aggiunta di spezie o dall'invecchiamento in botte.
La Export Stout London 1890 di Kernel mi aveva molto colpito, e così non ho esitato un attimo ad acquistare la Imperial Brown Stout London 1856. Come il nome suggerisce, anche questa si basa su una ricetta del passato, proveniente in questo caso dall'archivio della Barclay Perkins, storico birrificio di Londra (Southwark) fondato nel 1616 come Anchor Brewery da James Monger ed acquistato poi da Robert Barclay (si, della stessa famiglia di banchieri) e John Perkins nel 1781. Nel 1955 avviene la fusione con la Courage & Co. Ltd , con la produzione  che termina definitivamente negli anni '70. Per sapere cosa accadde al marchio Courage, andate qui.  Pare che questa ricetta sia in un certo senso l'antenato di quella che diventò poi la Courage Russian Imperial Stout, almeno secondo quanto viene riportato qui
Nessuna sorpresa per quel che riguarda l'etichetta, che ripropone lo splendido minimalismo di Kernel, e tuttavia non dimentica di inserire un'informazione fondamentale, la data d'imbottigliamento. All'aspetto è di color ebano scurissimo ed impenetrabile; la schiuma che si forma è abbastanza modesta e poco persistente, anche se fine e cremosa. L'aroma offre un'interessante convivenza di caffè in grani, fondi di caffè, cioccolato amaro, tabacco, liquirizia, cenere, pelle e cuoio, con una discreta presenza etilica. Non c'è nessuna concessione - e sarà così anche in bocca - alla frutta, con il risultato di una birra che ricorda in pieno la Londra del diciannovesimo secolo. Cresciuta sino a diventare la città più grande del mondo, con quasi sette milioni di abitanti che vivevano in un ambiente fumoso e sporco, poco salubre, maleodorante. No, non ci sono off-flavors in questa Imperial Stout, ma un gusto molto intenso e "duro" di caffè, tostature e liquirizia; in sottofondo sfumature di cuoio ed una lieve presenza di salsa di soia. Nessuno spiraglio di luce. L'alcool è abbastanza ben nascosto, diventando protagonista solamente nel finale, quando regala un bel retrogusto caldo ed avvolgente, assieme alle note di caffè, di cenere e di liquirizia. A fare da contrappeso a tutto questo "nero" non c'è la frutta ma un sontuoso mouthfeel: il corpo è pieno, le bollicine sono pochissime, la consistenza è cremosa e morbida, con il risultato di una birra dal gusto duro ma che riesce ad essere ugualmente avvolgente ed appagante. Personalmente non l'ho trovata al livello della Export Stout 1890, ma è ugualmente una birra molto ben fatta che dà grosse soddisfazioni.
Formato: 33 cl., alc. 9.8%, lotto 07/10/2013, scad. 07/10/2018, pagata 5.98 Euro (beershop, Italia).

mercoledì 7 maggio 2014

The Kernel India Pale Ale Citra

Dopo giusto un anno, ritorna su queste pagine il birrificio londinese The Kernel. L’occasione è la IPA single hop chiamata “Citra”, dall’omonimo luppolo introdotto nel 2008 ed utilizzato (pare) in Inghilterra per la prima volta nel 2009 dalla Oakham.  Il Citra ha riscosso un enorme successo tra i birrai, e nel corso degli anni si sono moltiplicate le birre “single-hop” che utilizzano esclusivamente questo luppolo. Ne segnalo qualcuna già ospitata su questo blog, oltre alla già citata Oakham Citra:  Mikkeller Single Hop Citra, Mallisons Citra,   Hopfenstopfer Citra Ale ed Anarchy Star Citra. Il birrificio di Evin O'Riordain, che è solito produrre le birre con i luppoli a disposizione in quel momento,  apportando quindi solo delle lievi modifiche sulla ricetta, ne ha realizzate tre, di single hop. Oltre alla “Citra” . c’è la “Citra + (dove “+” significa “added” – ed ignoro la differenza con la Citra “normale”)  ed una “Double Citra” con 9.8% ABV.  Ormai reperibili con buona facilità in moltissimi beershop italiani, le birre di The Kernel rappresentano una buona occasione per bere qualcosa di fresco, visto che il birrificio riporta in etichetta la data d’imbottigliamento e stabilisce una shelf life piuttosto corta, almeno per le birre luppolate, di quattro mesi.  Una scelta assolutamente apprezzabile che vorrei fosse praticata da sempre più birrifici, in modo da dare al consumatore la possibilità di verificare la freschezza della birra per poterne valutare l’acquisto. Negli Stati Uniti ci sono sempre più birrifici che stampano la  data di produzione sulle bottiglie, qualcuno lo sta iniziando a fare anche in Inghilterra mentre in Italia la pratica è ancora molto poco diffusa, per non dire quasi sconosciuta. 
Questa Kernel Citra ha circa tre mesi di vita sulle spalle, è di colore arancio opaco con riflessi ramati; si forma una modesta quantità di schiuma, biancastra, cremosa ma poco persistente. L’aroma è splendido, combinando la classica opulenza del Citra con la pulizia e l’eleganza del dry-hopping che (quasi) sempre ritrovo nelle Kernel: passano in rassegna pompelmo, limone ed arancio, in una sorta di macedonia di frutta fresca, appena tagliata. In sottofondo qualche sfumatura erbacea e, più dolce, di pesca. Pungente, fresco ed inebriante, difficile staccare il naso dal bicchiere. La stessa opulenza si ritrova in bocca, in una birra che ha una leggera base maltata (biscotto e caramello) che viene subito messa in disparte da un’altra macedonia, questa volta dolce, di pesca e mango, pompelmo rosa e polpa d’arancio. Anche in bocca c’è eleganza, pulizia e freschezza, per una birra facilissima da bere nonostante non sia esattamente una “session” (6.9%); il corpo è medio, le bollicine sono poche ed al palato il risultato è di grande morbidezza e gradevolezza. Fin qui tutto molto bene: quello che invece latita un po' è l’amaro, quasi “schiacciato” dal carico di frutti dolci: il finale non è in crescendo, e sebbene il palato si ritrovi secco e ben ripulito dalla luppolatura, la birra sembra rallentare il ritmo nel lasciare un retrogusto (ovviamente) “zesty” un po’ timido rispetto a tutto il resto.  Si parte con i fuochi artificiali dell’aroma, si continua con un sontuoso cocktail di frutta ma poi manca il gran finale.  E’ un po’ la caratteristica che ho ritrovato in altre “single hop Citra”: uno straordinario luppolo da aroma, una grande ricchezza di frutta dolce ma il suo apporto amaricante mi lascia sempre un po’ insoddisfatto e probabilmente necessiterebbe del supporto di qualche altra varietà di luppolo. 
Formato: 33 cl., alc. 6.9%, lotto 11/02/2014, scad. 11/06/2014, pagata 5,00 Euro (beershop, Italia).

martedì 28 maggio 2013

The Kernel Export Stout London 1890

Questa stout di The Kernel si rifà ad una ricetta del 1890 della vecchia Truman Brewery, fondata nel 1666 a Londra; oggi lo stabile è stato riconvertito ed ospita bar, uffici e negozi ma, nel 1873, con l'acquisizione della Philips Brewery di Burton, era la sede del più grande birrificio al mondo del diciannovesimo secolo. Nel 1888 diviene una società per azioni, continuando il suo percorso di acquisizioni e di crescita fino agli anni sessanta (ventesimo secolo), che videro il birrificio pagare lo stesso dazio di tutta l'industria brassicola britannica, obbligandolo a chiudere lo stabilimento di Burton, razionalizzare il numero dei pub di proprietà  e ristrutturare lo stabilimento di Brick Lane a Londra, per cercare efficienze sui costi. Nel 1971 la Truman passa nella mani della Grand Metropolitan, una compagnia che possedeva diversi rami di business, tra i quali catene alberghiere, tabacco, birra e distillati; i cambiamenti messi in atto dalla nuova proprietà riescono solo a posticipare di qualche anno la chiusura del birrificio, che avviene nel 1989. Otto anni dopo, la Grand Metropolitan si fonde con la Guinness Plc. per formare il colosso Diageo. Curiosamente, l'eredità di questa ottima stout è passata ora nelle mani di un microbirrificio di Londra e non di quelle di coloro che ancora producono la stout più famosa al mondo.  Evin O'Riordain di The Kernel riesce a guadagnare due medaglie d'oro, al SIBA South East Brewing Awards del 2011: miglior birra in bottiglia e miglior birra nella categoria porter/old ale/mild/stout. La pinta si riempe di color ebano scuro, con una bella testa nocciola, cremosa e dalla trama fine. Naso pronunciato, molto elegante e pulito: orzo tostato, caffè in grani, cioccolato amaro, sentori di mirtillo e, più leggeri, di cenere. L'arrivo in bocca è a dir poco sontuoso: vellutata, morbida, assolutamente avvolgente, poco carbonata e dal corpo medio. Il gusto è molto ricco ed intenso, pieno di caffè ed amaro di torrefatto; c'è anche, in secondo piano, qualche nota fruttata (prugne, mirtilli) ed una leggerà acidità da caffè. Lunghissimo ed estremamente appagante il retrogusto, carico di caffè amaro, cioccolato e qualche lieve nota legnosa. Splendida stout molto facile da bere ma al tempo stesso molto intensa e soddisfacente. Netto il dominio di tostature decise ma molto eleganti e mai "bruciate", gusto molto pulito, bevitore soddisfatto e contento. E' importata in Italia, quindi andate e compratela. Formato: 33 cl., alc. 6.7%, lotto 12/07/2012, scad. 12/07/2014.

mercoledì 20 marzo 2013

The Kernel India Pale Ale Citra Ahtanum Galaxy

Continua ad aumentare - a rotazione - il numero delle creazioni di The Kernel importate in Italia e quindi reperibili con una certa facilità; niente più viaggi in aereo o richieste di favori agli amici di passaggio per Londra pregandoli di spingersi sino a London Bridge o al Borough Market per portarvi a casa qualcuna delle birre realizzate da  Evin O'Riordain. Per noi il nome Kernel significa ormai la certezza e la sicurezza; in tutte le birre che abbiamo assaggiato abbiamo rilevato una costanza produttiva sempre altissima ed una freschezza di prodotto davvero ottimale. Così, se abbiamo voglia di berci una birra luppolata, profumata e "fragrante", indirizzandoci su una Kernel abbiamo (quasi) la certezza di non sbagliare. Il numero delle diverse birre prodotte è ormai sterminato, ma si tratta per la maggior parte di leggere variazioni dello stesso tema/birra, che solitamente differiscono per il diverso mix di luppoli. Questa India Pale Ale viene prodotta con luppoli americani Citra, Ahthanum e con l'australiano Galaxy.  E' di colore arancio/rame opaco, e forma una piccola "testa" di schiuma molto fine e cremosa, color ocra, dalla buona persistenza. L'aroma rispetta in pieno gli altissimi standard ai quali The Kernel ci ha ormai abituati: grande eleganza, pulizia e finezza, un piccolo festival di profumi di mandarino, pompelmo, pesca bianca, fragoline, forse anche alcuni sentori floreali di rosa canina. Difficile staccare il naso dal bordo del bicchiere, ma la salivazione in aumento ci spinge subito a sorseggiare. In bocca (quasi) piena corrispondenza con l'aroma: leggero imbocco di malto (biscotto) seguito da una "macedonia" di frutta, con ripasso in rassegna di mandarino, pompelmo e pesca bianca, ed un amaro molto elegante di scorza d'agrumi ed erbaceo a bilanciare. La chiusura è molto secca,  leggermente astringente, quasi ad assetare il palato, con un retrogusto abbastanza intenso e persistente, amaro, ricco di scorza di pompelmo e note vegetali. Un pelino meno pulita che al naso, dal corpo medio, lievemente carbonata e dalla morbidezza cremosa quasi commuovente. L'alcool (7.3%) è molto ben nascosto anche se la bevibilità è leggermente inferiore a quella da "session beer" delle altre Kernel bevute in precedenza.  Sono tutte birre volutamente "ruffiane" e "piacione" (o "zoccolette", che dir si voglia) che forse, se bevute quotidianamente, tendono un po' a stancare. Ma per noi che riusciamo solamente a berle una volta ogni tanto, è sempre una piccola grande festa. Formato: 33 cl., alc. 7.3%, lotto 08/01/2013, scad. 08/05/2013, prezzo 5.80 Euro (beershop, Italia).

lunedì 3 dicembre 2012

The Kernel India Pale Ale Citra Columbus Summit

Stappiamo un'altra delle Kernel (qui, per approfondire) da poco disponibili in Italia; questa volta si tratta della India Pale Ale Citra Columbus Summit, nome essenziale che ben si sposa con il look minimale che da sempre caratterizza le etichette del birrificio londinese. E' di color oro antico, quasi arancio, quasi limpido; la schiuma, molto persistente, è bianca e cremosa. L'aroma è ampiamente nell'altissimo standard al quale The Kernel ci ha ormai abituati: fresco, elegantissimo, pungente, dominato dal luppolo citra: su tutto svettano pompelmo e mandarino, ananas, ed in secondo piano aghi di pino, leggero caramello, e frutta tropicale. L'impressione di freschezza che si ha è sorprendente, come se davanti a noi avessimo un frutto che è appena stato tagliato a metà e sprigiona tutti i suoi profumi. In bocca c'è una velocissima "entrata" di malto biscotto, e subito un'esplosione di agrumi (soprattutto pompelmo e lime) che donano a questa IPA un gusto molto secco ed estremamente pulito. Il percorso si chiude con un finale appena astringente, amaro, ricco di scorza di agrumi (pompelmo/lime) che perdura a lungo. Birra pulitissima e profumatissima, che si mantiene sugli alti livelli ai quali il birrificio ci ha abituati; non è certamente una IPA bilanciata, fortemente caratterizzata dal pompelmo in ogni aspetto. A qualcuno potrà sembrare una spremuta di agrumi, a noi è sembrata una birra molto ruffiana (in senso positivo), che vorresti annusare e bere per tutta la serata. Modaiola, ammiccante e quasi irresistibile, dal corpo medio, lievemente carbonata, molto morbida ed appagante in bocca. Praticamente il canto di una sirena. Apprezziamo molto il fatto che il birrificio indichi una data di scadenza di soli 4 mesi dall'imbottigliamento; alla faccia di certe IPA con scadenza pluriennale che ci fanno accapponare la pelle.  Formato: 33 cl., alc. 7.4%, lotto 24/09/2012, scad. 21/01/2013, prezzo 5.00 Euro.

lunedì 19 novembre 2012

The Kernel Pale Ale Ahtanum Cascade Citra

A Marzo di quest'anno il birrificio inglese The Kernel si è  trasferito in locali più capienti, cambiamento reso necessario per poter soddisfare la domanda sempre più crescente dei loro prodotti. Il trasloco non ha comunque affatto snaturato "l'anima" del birrificio; si trova sempre sotto le arcate della ferrovia, solamente a qualche isolato di distanza dalla precedente location. L'apertura al pubblico è rimasta la stessa (tutti i sabati dalle 9 alle 15), con la possibilità di bere in loco e di portare a casa le loro bottiglie; se la fermata della metropolitana consigliata per la precedente location era London Bridge, adesso vi conviene scendere a Bermondsey. L'ampliamento degli impianti ha consentito di rendere - finalmente! - possibile anche l'esportazione, prima davvero cosa rara. Un'occasione che i ragazzi di Ales & Co. non si sono lasciati sfuggire riuscendo ad inserire diverse Kernel nel loro catalogo. Se avete quindi voglia di assaggiare le birre di Evin O'Riordain senza andare in Inghilterra, potete chiedere al vostro beershop di fiducia di ordinarle ad Ales & Co (no vendita diretta ai privati). I più meticolosi avranno notato il leggero cambiamento delle splendide e minimali etichette; se prima il nome delle birre era stampigliato a mano, con un timbro ad inchiostro che dava uno splendido effetto finale, esaltazione del concetto di "manufatto", nelle nuove la stampa "da computer"  risulta molto più "fredda" togliendo un po' di fascino. Sono invece rimasti essenziali i nomi delle birre, come sempre composti dallo stile e/o dai luppoli usati. Ecco quindi questa Pale Ale Ahtanum Cascade Citra, di colore oro antico, quasi limpido; la testa di schiuma è piccola ma cremosa e lascia un persistente pizzo nel bicchiere. L'aroma è tipicamente "The Kernel": pulitissimo e forte, molto raffinato. Pompelmo, ananas, fiori, arancio, mandarino, leggeri sentori erbacei: si potrebbe davvero restare tutta la sera ad annusare la birra. Aroma che si fa sentire anche mentre si porta la pinta alle labbra, aumentando la salivazione. E' una Pale Ale ovviamente leggera, poco carbonata, watery quanto basta. La base maltata (pane) è molto lieve, ed il gusto assume subito le sembianze di un cockatil di frutta, dolce: pompelmo, pesca/mango, arancio; anche qui estrema pulizia, ed ottima intensità. L'amaro (scorza di pompelmo) si fa attendere un attimo, andando a bilanciare il "succo di frutta" la birra con molta discrezione. La secchezza è da manuale, e si chiude in bellezza con un retrogusto "zesty", di pompelmo e lime. Che dire? E' una birra sfacciatamente ruffiana, ammiccante, modaiola e piaciona. Ma è anche mostruosamente facile da bere, profumatissima e pulitissima, quasi impeccabile. Una specie di "zoccoletta", che ti fa gli occhi dolci, si mette in (splendida) mostra ed è difficile, se non impossibile, resisterle. Ne ordineremmo volentieri un paio di pinte secchi. Uscite, compratela e bevetela finchè è fresca (giovane); e se il vostro beershop non la conserva in frigorifero, lamentatevi. Formato: 33 cl., alc. 5.1%, lotto prodotto 19/09/2012, scad. 19/01/2013, prezzo 5.00 Euro.

lunedì 2 luglio 2012

The Kernel India Pale Ale Amarillo

Apriamo con un po' di malinconia la ultima Kernel rimasta in frigorifero; si tratta della India Pale Ale Amarillo, che immaginiamo sia una IPA brassata appunto solamente con l'omonimo luppolo americano. Si tratta di una varietà selvatica scoperta abbastanza di recente nelle piantagioni della Virgil Gamache Farms, nella Yakima Valley (una regione dello stato di Washington dove viene prodotto all'incirca il 75% di tutto il luppolo coltivato negli Stati Uniti); un giorno, per caso, alcuni dipendenti notarono che vi erano delle piante di luppolo leggermente diverse da tutte le altre; annusarono i coni prodotti e notarono subito che si trattava di una varietà con un potenziale aromatico molto interessante. Leggiamo che ancora oggi la coltivazione dell'Amarillo è fatta esclusivamente dalle Virgil Gamache Farms, il che significa che in commercio non potete acquistare nessun rizoma di Amarillo da provare a piantare nel vostro terreno. E confermiamo che il meglio di questa IPA Amarillo è effettivamente proprio l'aroma: ancora fresco (nonostante sei mesi di frigorifero), regala leggeri sentori di aghi di pino ma soprattutto agrumi (arancio, mandarino, pompelmo, polpa e scorza) con qualche nota di frutta tropicale (ananas). Al palato le cose sono molto diverse; la gradazione alcolica (7.5%) si fa sentire tutta, ed il gusto è caratterizzato da un lunghissimo imbocco un po' ruvido, maltato ed etilico, con una presenza fruttata a richiamo dell'aroma quasi impercettibile; ad attutire l'impatto c'è per fortuna una buona morbidezza di bevuta che smorza un po' i toni etilici, ed introduce un amaro vegetale, leggermente resinoso e pepato che si prolunga anche nel finale, non molto lungo.  IPA dal corpo medio e correttamente carbonata, di color rame con schiuma color ocra e dalla trama fine, cremosa. Parte davvero bene, con un naso intrigante e pulito, convince molto meno in bocca dove l'amarillo passa in secondo piano, apportando un gusto amaro molto meno sfaccettato ed interessante dell'aroma, che tende a stancare presto. Tra le Kernel assaggiate sino ad ora, è quella che è piaciuta di meno. Formato: 33 cl., alc. 7.5%, scad. 20/05/2013, prezzo 3.39 Euro.

sabato 26 maggio 2012

The Kernel India Pale Ale Black

Alla Kernel Brewery di Londra ( che abbiamo presentato in questa occasione ) continuano a sfornare nuove birre, la maggior parte delle quali prodotte  occasionalmente o solamente una volta. La pagina di Ratebeer conta già un numero impressionante di etichette per un birrificio che, ricordiamo, ha aperto ad inizio 2010. Non stupisce tanto che tra le birre prodotte ci sia anche una Black India Pale Ale, quanto il fatto che ce ne siano addirittura sei (!) che immaginiamo si differenzino tra loro per il mix di luppoli utilizzati. Noi abbiamo a disposizione "solamente" una bottiglia della "prima" cotta, semplicemente chiamata "India Pale Ale Black"; sontuoso l'aspetto, ebano scurissimo con riflessi rubino. La schiuma beige è "croccante", fine e cremosa, molto persistente. Al naso c'è la solita eleganza e pulizia che ha contraddistinto tutte le Kernel assaggiate sino ad ora. Freschi aghi di pino, pompelmo (sia polpa che scorza), in secondo piano frutti tropicali (melone giallo, ananas), sentori di tostatura ed una leggerissima nota di caffè che emerge quando la birra si scalda. Grandi soddisfazioni anche al palato, dove questa Black IPA arriva molto morbida e rotonda, correttamente carbonata, dal corpo medio; c'è biscotto, una leggerissima tostatura seguita da un netto richiamo fruttato dell'aroma (melone e pompelmo) che si percepisce soprattutto al centro della lingua. Ai lati vi è invece un amaro molto pulito ricco di scorza di pompelmo e resina, con una velocissima nota di caffè che arriva proprio a fine corsa. Molto secca, dotata di un'impressionante beverinità, lascia un retrogusto amaro con scorza di pompelmo, leggera tostatura ed una sottile nota di caffè. Gran bella (buona) IPA, "black" soprattutto nel colore, profumatissima e molto pulita in bocca, gustosa e bilanciata, da bere in quantità industriali. Rinnoviamo il consiglio per chiunque transiti da Londra, visto l'irreperibilità di questi prodotti in Italia: se vedete una qualsiasi bottiglia con scritto The Kernel in etichetta, non esitate a metterla in valigia. Difficilmente ne resterete delusi.  Formato: 33 cl., alc. 6.9%, scad. 18/05/2013, prezzo 4.03 Euro.

venerdì 23 marzo 2012

The Kernel Export India Porter

Davvero impressionante, nel bene e nel male, il numero di birre prodotte dalla londinese The Kernel in neppure un paio di anni dalla sua apertura, avvenuta nel 2010. Su Ratebeer ne abbiamo contate oltre 130 e, sebbene la maggior parte sembrano per lo più essere "variazioni" della stessa birra, con cambiamenti che di solito riguardano i luppoli usati. Una delle eccezioni a questa tendenza per le produzioni "one shot" è proprio questa bottiglia di Export India Porter, prodotta dalla Kernel "quasi" regolarmente. E' una una tipologia che viene dal passato e sulla quale vi segnaliamo questo interessante articolo dello "storico" Ronald Pattinson, che mostra anche una ricetta del 1910; una porter abbondantemente luppolata, quindi, per resistere al lungo viaggio necessario a raggiungere la colonie inglesi in India. Evin O’Riordan della Kernel ripropone questo antico stile, rielaborando e rinnovando la ricetta con una generosa luppolatura all'americana. Nel bicchiere è di color marrone scurissimo, schiuma molto ampia e molto persistente, cremosa, beige. L’aroma è quello che ha contraddistinto tutte le Kernel che abbiamo degustato sino ad ora; molto elegante e pulito, forte, complesso. E’ quasi un dolce “fruit cake” (caffè liquido, malto tostato, cioccolato), bilanciato da sentori pungenti e vegetali di aghi di pino e di pompelmo. Molto bene anche l’imbocco, morbido, carico di malti tostati e di caffè; la successiva parte della bevuta è invece caratterizzata da una decisa luppolatura ricca di agrumi, soprattutto pompelmo. Purtroppo le due “anime” sono un po’ slegate tra loro, e procedono abbastanza parallelamente senza dare quella bella sensazione di armonia e di rotondità. Molto secca, un pelino troppo carbonata (se pensiamo ad una porter), chiude lasciando un retrogusto amaro dove finalmente le note amaricanti di scorza di pompelmo si sposano felicemente con quelle di caffè e di tostatura. Non è la migliore Kernel assaggiata, ma rimane comunque un’ottima birra, pulita, che crea grandi aspettative al naso, lasciando un po’ di amaro in bocca, se ci passate la figura retorica, che in questo caso non assume una connotazione completamente negativa, anzi. Formato: 50 cl., alc. 5.7%, scad. 26/05/2013, prezzo 3.74 Euro.

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English summary: soon

venerdì 11 novembre 2011

The Kernel Suke Quto Coffee IPA

Se il 2010 è stato l'anno delle Black India Pale Ales, consacrate poi definitivamente quest'anno, ecco che i birrai sempre alla ricerca di novità stanno già pensando alla prossima frontiera da oltrepassare. Abbiamo già avuto diverse Belgian IPA, qualche Saison-IPA, anche se nessuna delle due "contaminazioni" ha fatto il clamore suscitato invece dalle Black IPA. Presto magari arriveranno le Chocolate IPA o addirittura il/le Lambic IPA. Per il momento dobbiamo "accontentarci" delle Coffee IPA, come la Suke Quto (dove questa strane parole altro non sono che il nome di una varietà di caffè proveniente dalla regione Oromia, in Etiopia). In questa pagina potete leggere l'interessante diario di gestazione, visto che la birra è una collaborazione tra Evin O’Riordan, mastro birraio della londinese The Kernel, e la Square Mile Coffee Roasters, anch'essa con sede a Londra. La bottiglia in questione appartiente al "batch 2", ossia al secondo lotto prodotto. Ci sorprende il colore, un ramato opaco che ovviamente è lontanissimo dalle nostre associazioni mentali con la parola "caffè". Almeno qui non abbiamo a che fare con lo storico ossimoro delle Black IPA (black/pale); la schiuma, molto persistente, è fine, cremosa e di colore leggermente ocra. Il naso, al primo impatto, è quello di una gran bella IPA Americana fresca, ricco di aghi di pino e sentori vegetali, scorza di pompelmo; leggera mineralità. Una volta che la schiuma si è dissipata, in modo quasi discreto, volatile, si fanno strada dei sentori di caffè fresco, non macinato. Un'aroma quasi di sottofondo, che s'insinua ad intermittenza tra quelli vegetali portati dai luppoli. Birra dal corpo medio, e mediamente carbonata. Molto morbida in bocca, quasi cremosa, con un imbocco di malto (biscotto) a cui seguono note amaricanti fruttate (scorza di pompelmo) al centro della lingua, e più vegetali ai lati. Il caffè ritorna, di nuovo, in un secondo momento, non appena la birra ha lasciato il palato, anticipando l'elegante retrogusto dove ritroviamo, in rassegna, quasi tutti gli elementi di questa birra. Ottima birra, molto beverina e godibile, che parte dalle premesse di essere prima di tutto un'ottima IPA, estremamente pulita e bilanciata. Il caffè non la stravolge, ma si aggiunge come elemento inatteso che abbiamo davvero apprezzato. Per riassumere, direbbe il saggio: "per fare una buona coffee IPA devi prima di tutto fare un buona IPA". Comunque sia, tra le migliori birre degustate quest'anno. Formato: 33 cl., alc. 6.9%, lotto 2, scad. 06/04/2013, prezzo 3.50 steriline.

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english summary:
Brewery: The Kernel Brewery, London, England.
Appearance: hazy copper color with a lasting creamy off-white head. Aroma: smells like a good American IPA. Fresh pine needls, citrus (grapefruit), herbal and mineral notes. Once the head has gone, a subtle fresh coffe beans aroma is arising, finding its own way amongst the hops. Mouthfeel: an extremely smooth IPA, almost creamy. Medium body, perfect medium carbonation. Taste: a biscuity malt backbone is followed by zesty and citrusy bitter notes. Again, coffee flavour comes after a while, once the hops have left your mouth, right before the aftertaste, which brings some more zesty and grassy hoppy bitterness. Overall:
brewed in collaboration between The Kernel Brewery and London's Square Mile Coffee Roasters. 2010 and 2011 were the years of the Black IPAs. We also had lots of Belgian IPAs, and some Saison IPAs. Now it's time for the Coffee IPAs. Will this be the new brewing trend for 2012 ? We do not know. However it goes, we can assure this is an amazingly tasty, clean and drinkable IPAs. Coffee is not pulling the strings here, but it's just adding a "surplus", a very interesting and special subtle flavour. Definitely recommended. Bottle: 33 cl., 6.9% ABV, batch 2, BB 06/April/2013, price 3.50 GBP.

lunedì 17 ottobre 2011

The Kernel India Pale Ale CCA

Fino a pochi anni fa Londra non poteva certo considerarsi un paradiso della craft beer; tralasciando il discorso dei pub, dove qualche isola felice è sempre esistita, per i birrifici la situazione era terrificante. Basta dare un'occhiata a questa pagina della Brewery History Society per accorgersi di quante vittime ci siano state nella città che, nel diciannovesimo secolo, era la capitale mondiale della produzione di birra. Alla fine degli anni 90, l'unico superstite era la storica Fuller’s; da allora fino a pochi anni fa l'unico tentativo di produrre birra a Londra ancora in piedi è quello della Meantime di Greenwich, aperta nel 2000.
Gli inglesi, in campo musicale, hanno spesso fatto appello all concetto di "new wave"; da quella storica, a cavallo tra gli anni 70 ed 80, alla "new wave of the new wave" della metà degli anni 90. Non c'è (quasi) decennio che passa senza che si parli di una qualche nuova ondata. Senza ombra di dubbio è arrivata anche per Londra la rinascita brassicola, ovvero una new wave di microbirrifici che da qualche anno stanno cercando di riportare birra di qualità in una città con un impressionante potenziale di estimatori. Al momento ce ne sono circa venti. E' anche nata un'associazione, la London Brewers Alliance, e su questa pagina trovate l'elenco di tutti i microbirrifici in attività nella Greater London. Forse non possiamo ancora parlare di "paradiso" della craft beer, ma senza dubbio l'inferno brassicolo a Londra è terminato. La Kernel Brewery è una delle realtà più interessanti, guidata da Evin O'Riordain, un irlandese di 36 anni che ha cominciato – dicono – come homebrewer neppure tre anni fa. Ma è un viaggio “brassicolo” negli Stati Uniti, attraverso la loro craft beer revolution, a far scattare in lui la decisione di aprire un microbirrificio. Ad inizio 2010 lascia il suo impiego come venditore di formaggio al vicino Borough Market per la Neal’s Yard Dairy e, aiutato da Chrigl Luthy e Toby Munn affitta un piccolo spazio sotto le arcate della ferrovia a Bermondsey, poco lontano dal London Bridge. L’ispirazione per le birre “chiare” è dichiaratamente Americana, ma per le birre “scure” Evin rivendica l’importanza del luogo in cui ha scelto di fondare la Kernel Brewery. Con gli alti costi d’affitto del suo piccolo locale nella capitale londinese avrebbe potuto tranquillamente scegliersi una location più ampia e comoda nella tranquilla campagna nel sud inglese. Ma secondo Evin le porters e le stouts da lui brassate non sarebbero potute nascere altro che qui, in un piccolo spazio dal pavimento umido che risuona delle vibrazioni dei treni che ogni trenta secondi circa passano sopra la sua testa in direzione London Bridge, dieci ore al giorno, per sei giorni la settimana. Evin definisce oggi la Kernel come una realtà appena un po’ più grossa di un semplice homebrewer; le bottiglie sono tutte imbottigliate, incapsulate ed etichettate a mano, con etichette minimali, grezze: una semplice striscia di carta sulla quale viene “timbrata” a mano il nome della birra. E ne ha prodotte moltissime, Evin, in poco più di un anno di attività; Ratebeer ne lista già circa 90. Si tratta per lo più di piccole variazioni della stessa ricetta: decine di IPA “single hop” o con leggeri cambiamenti nel mix dei luppoli usati sono affiancate da alcune ricette dal passato (una Export India Porter che degusteremo nelle prossime settimane). Praticamente impossibile dire se vi siano birre fisse, birre stagionali o birre “one shot”. Per scoprirlo, potete andarlo a trovare: la Kernel è aperta al pubblico tutti i sabati, dalle 9 del mattino alle 4 del pomeriggio al 98 di Druid Street (Greater London, SE1 2HQ). La maggior parte delle birre prodotte dalla Kernel indicano solitamente in etichetta le principali materie prime utilizzate. La India Pale Ale CCA è infatti brassata utilizzando i luppoli Columbus, Citra ed Apollo. All’aspetto è di color arancio, velato. Schiuma leggermente ocra, fine e cremosa, persistente. Bel naso fresco ed elegante, ricco di aghi di pino e frutta tropicale (ananas, mango, polpa di pompelmo). In bocca è mediamente carbonata, corpo medio. E’ una IPA che si rivela quasi dolce, straripante di frutta tropicale e agrumi; c’è qualche nota di malto/caramello e l’amaro, vegetale, arriva solo a fine corsa, quasi sottovoce, a portare equilibrio ed a lasciare un retrogusto erbaceo con un ritorno fruttato di mango. Lo splendido bouquet olfattivo forse crea troppe aspettative in bocca, che rimangono inevitabilmente un po’ deluse; rimane comunque una IPA “tranquilla”, mediamente amara e dal gusto pulito. Avercene, così. Formato: 33 cl., alc. 6.7%, scad. 17/06/2013, prezzo 4,03 Eur.

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english summary:
Brewery: The Kernel Brewery, London, England.
Appearance: hazy orange color with a creamy and long lasting off-white head. Aroma: wonderful fresh hoppy aroma; rich tropical fruits (pineapple, mango), grapefruit pulp, pine. Mouthfeel: medium body, medium carbonation. Taste: there’s a caramel malty backbone here but lots of fruits (citrus and tropical). It’s almost sweet, something you would not expect in an IPA. Grassy bitterness comes only in the finish as to balance this beer. A fruity (mango) bitter grassy aftertaste follows. Overall: An IPA brewed with Columbus, Citra and Apollo hops (CCA). Its rich aroma brings lots of tasting expectations which are slightly disappointed. A soft and easy drinking IPA with not too much bitterness going on. But still a very clean, tasty and assertive beer (if you know what we mean),. Good stuff. Bottle: 33 cl., 6.7% ABV, bb. 17/06/2013, price 3.50 GPB.