martedì 19 giugno 2018

Birra Antoniana IPA

Debutta a giugno 2013 il Birrificio Antoniano di proprietà di Sandro e Michele Vecchiato già fondatori negli anni ’80 di Interbrau, uno dei maggiori distributori di birra sul territorio nazionale.  L’idea di aprire un birrificio era un progetto che i Vecchiato accarezzavano da molto tempo e che si concretizza sotto forma di società agricola: la legge impone che almeno il 51% delle materie prime utilizzate siano autoprodotte, per poter godere dei benefici previsti dalla legge. Il birrificio gestisce infatti direttamente la coltivazione dell'orzo in più di 90 ettari di terreno nel Nordest d'Italia.
Si parte con una capacità produttiva di 4000 hl annui che viene poi portata, con un cospicuo piano d’investimenti, agli attuali 15.000 grazie ad un impianto Flex-Bräu  da 20 hl. In sala di cottura c’è oggi l’esperto birraio Luciano Masocco:  nonostante le dimensioni ancora modeste, ai termini di legge il Birrificio Antoniano non può tuttavia considerarsi “artigianale” in quanto ricorre a tecniche industriali (pastorizzazione e/o microfiltrazione). 
Le birre sono attualmente suddivise in tre gamme: “Le Classiche nascono dalla reinterpretazione italiana della tradizione brassicola internazionale, rendendo omaggio alle bellezze paesaggistiche e naturali dell’Italia, dove arte, gusto e cultura si fondono; Le Valoriali esaltano le materie prime (…)  e di questa gamma fanno parte le “Birre dei Presidi”, nate in stretta collaborazione con Slow Food. Della stessa gamma fa parte Birra Antoniana La Veneta a Km 0, la prima birra ad essere certificata “Km 0” da Coldiretti Veneto”. L’ultima nata è invece la linea Craft, “una gamma nuova dove la tradizione birraria incontra l’estro e la fantasia del birraio”:  IPA e American IPA, Strong Ale, Dubbel e Keller, tutte non filtrate e rifermentate in bottiglia.  Disponibili nel canale Ho.Re.Ca ma anche nella presso la grande distribuzione.

La birra.
Non ci sono molte informazioni in etichetta ma il birrificio la descrive come “delicata dall'accentuato aroma floreale di luppolo. I luppoli, aggiunti in  fase di Whirpool,  le conferiscono un aroma persistente e piacevole, con note agrumate e speziate.  Il finale è piacevole, con note di frutta esotica”. Questa IPA non è tuttavia da confondersi con l’American IPA
Nel bicchiere è piuttosto bella, con un colore appena velato che si colloca tra il dorato e l’arancio: la schiuma è cremosa, compatta e molto persistente. L’aroma non è però altrettanto invitante e poco corrispondente a quanto promesso: qualche nota terrosa e floreale ma con intensità scarsa, quasi inesistente. Le cose vanno fortunatamente un po’ meglio al palato: è una IPA semplice e di vecchia scuola che disegna una bevuta semplice ma con l’alcool (6.7%) che si fa sentire anche più del valore dichiarato. Pane, miele e qualche accenno caramellato hanno il compito di bilanciare un amaro luppolato intenso ma non particolarmente aggraziato, resinoso e terroso; c’è qualche remota suggestione di frutta a pasta gialla. Non ci sono difetti e off-flavors ma la bevuta è piuttosto monocorde e noiosa, poco definita e caratterizzata da una scarsa secchezza. La bevibilità inevitabilmente ne risente e non procede a passo spedito. 
Dalla sua ha il prezzo: sei euro al litro sono (purtroppo) quasi una manna per i tempi che corrono. Ma alla domanda fondamentale “la ricompreresti?”  la mia risposta sarebbe negativa: le alternative sugli scaffali del supermercato ormai non mancano, italiane ed estere. Ed è doveroso aspettarsi di più da birre che non hanno attraversato l'oceano per arrivare a noi. 
Formato 33 cl., alc. 6.7%, IBU 44, lotto 2018 13, scad. 11/04/2019, prezzo 1,99 Euro (supermercato).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

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