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domenica 17 maggio 2015

Geco Pecora Nera

Fondato nel 2009 dai fratelli Marco e Luca Ligas, provenienti da un decennio di homebrewing, il Birrificio Geco non è probabilmente tra quelli italiani che fanno continuamente parlare di sé. La sua è una presenza quasi discreta, con un bel percorso di crescita dalle tre birre degli esordi  (Ambra, Maia e Pecora Nera) alle dieci che compongono attualmente la gamma. Birre facili da bere, prezzi al di sotto della esosa media nazionale e, soprattutto, una presenza quasi costante nel medagliere di Birra dell'Anno a testimoniare i miglioramenti fatti in questi anni. 
Nell'edizione 2015 è stata la Marvin a portare a casa l'oro nella categoria 6 (ambrate, alta fermentazione, basso grado alcolico, d’ispirazione anglosassone), ma se non erro la birra più medagliata di Geco è la milk stout chiamata Pecora Nera. Podio sfiorato quest'anno (quarto posto in categoria 12), ma bronzo nel 2013 e argento nel 2011; a queste si aggiunge il primo posto all'Italian Beer Festival del 2012 nella categoria delle stout, il secondo posto al CIBA 2014 e 2015, il terzo nell'edizione 2013 tra le Porter, Imperial Porter, Stout, Imperial Stout, Milk Stout, Sweet Stout.
Assaggiamola, allora. Colora il bicchiere di marrone scurissimo, con una splendida schiuma nocciola, fine e compatta, cremosissima e molto persistente. Al naso c'è molta pulizia ed una buona eleganza fatta di chicchi di caffè e cioccolato al latte, sentori di cenere ed orzo tostato, frutti di bosco, lieve caramello bruciato. 
Sensazione palatale davvero ottima per una session beer dalla gradazione alcolica contenuta (4%): leggera cremosità, morbidezza, corpo leggero e poche bollicine. L'intensità non è per nulla sacrificata alla facilità di bevuta: il gusto segue per filo e per segno l'aroma ed è abbastanza ricco di caffè e tostature, cioccolato al latte e qualche sfumatura di cenere. Non c'è la stessa pulizia dell'aroma, ma il livello è comunque buono; rimane da registrare un po' di dolce del caramello, l'acidità del caffè ed un bel finale elegante ed amaro di tostature e di caffè. Una stout che fa della semplicità e della facilità di bevuta il suo punto di forza: ben eseguita, tranquillamente sessionabile, porta in dote il giusto livello d'amaro ben bilanciato dalla leggera presenza di dolce: gli esempi in Italia ben riusciti non sono poi così numerosi, nonostante i quasi novecento soggetti che commercializzano birra attualmente. Se la trovate sulla vostra strada, non fate finta di niente e provatela: bottiglia da 33 centilitri piuttosto insoddisfacente, il mezzo litro sarebbe decisamente più adeguato.
Formato:  33 cl., alc. 4%, lotto 1704, scad. 09/2015, pagata 3.70 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 18 novembre 2013

Geco Rosco

Sono passati un po’ di anni dall’ultima “Geco” stappata; era gennaio 2010  ed il birrificio di Cornaredo (Mi) era (quasi) fresco di apertura (2009).  In questi anni sono cambiate le etichette, si sono affinate le ricette, aggiunte nuove birre e, soprattutto per il birrificio, sono anche arrivate le prime medaglie all’ultima edizione di Birra dell’Anno per le due “scure”: bronzo per la Pecora Nera (categoria 11 - Scure, alta e bassa fermentazione, basso grado alcolico di ispirazione angloamericana) ed oro per la Barabba (categoria 12  - Scure, alta e bassa fermentazione, alto grado alcolico di ispirazione angloamericana). Oggi abbiamo invece tra le mani una delle ultime (se non l’ultima) produzioni; si tratta della Rosco, presentata se non erriamo per la prima volta in versione ancora “sperimentale” al Birrart di Casteggio  nell’ottobre 2012.  Il birrificio la descriveva come una Cream Ale (molto luppolata, aggiungiamo noi); attualmente Ratebeer la classifica come American Pale Ale. Viene prodotta utilizzando luppoli di tre continenti: Europa, America ed Oceania. Leggero gushing all'apertura, con la schiuma che esce copiosa e va a ricolmare il bicchiere; occorre una discreta attesa per vederla parzialmente dissipare e poter così rabboccare la pinta. 
E' di colore oro pallido, opaco, mentre la protagonista assoluta rimane la schiuma, bianchissima ma un po' grossolana, pannosa. Aroma agre di mapo, lime, scorza di mandarino e soprattutto limone, con qualche nota di uva (verde) che è forse portata in dote dai luppoli Oceanici; sparita la schiuma, emergono le note maltate di crosta di pane e cereali. Aroma pulito e di buona intensità. Come l'apertura lasciava presagire, la birra ha una carbonazione molto intensa che disturba un po' la percezione dei sapori; il corpo leggero e la consistenza watery le permettono una grande facilità di bevuta, che è un po' rallentata solamente dalle bollicine in eccesso. Pochissimo corpo, come detto, ed un gusto da subito carico di agrumi; leggera polpa d'arancio (dolce) ma soprattutto scorza in un mix che include pompelmo, lime e limone. C'è ovviamente grande secchezza ed il palato risulta ben pulito e dissetato ad ogni sorso, con un finale che non riserva grosse sorprese, ovvero "zesty" a più non posso. Altra birra dal DNA estivo che svolge perfettamente il suo compito, ovvero quello di dissetare e rinfrescare. Molto godibile, toglietele un po' di bollicine e può giocare anche lei la sua partita nel campionato italiano delle birre "da sole" molto agrumate, profumate ed un po' ruffiane.
Formato: 33 cl., alc. 5.3%, lotto 1213, scad. 04/2014, pagata 3.40 Euro (enoteca, Italia).

mercoledì 20 gennaio 2010

Geco Babbo Bastardo

Se la Ambra del Birrificio Geco non ci aveva particolamente entusiasmato, il giudizio sulla loro prima birra natalizia “Babbo Bastardo” è invece decisamente positivo. 9 gradi alcolici per una Abbey Tripel natalizia d’ispirazione belga prodotta ed aromatizzata con ginepro e pepe rosa. Si presenta con un torbido color arancio, ed una bianca schiuma non particolarmente ampia ma abbastanza persistente. L’aroma è vivo, molto fresco e decisamente forte, con note speziate, pepate e floreali. Al gusto caramello, sentori di canditi, spezie ed una gradevole sensazione di calore alcolico, forse enfatizzata dal pepe. Finale molto lungo di frutta sotto spirito e solo parzialmente bilanciato dall’amaro, per una birra che rimane comunque dolce. Ottima bevibilità nonostante l’importante gradazione alcolica. Un primo esperimento natalizio decisamente ben riuscito. Degustata in bottiglia magnum da 1.5 lt (32 €) , è rimasta gradevole anche se consumata nell’arco di 2-3 giorni.