mercoledì 24 luglio 2013

Montegioco La Mummia 2009

Continuiamo il nostro viaggio nell’acido (anche se detto così sembra un po’ troppo psichedelico) con una delle birre italiane più note e significative. Si tratta della Mummia del birrificio piemontese Montegioco di Riccardo Franzosi.  La base di partenza della prima versione di Mummia fu la birra base del birrificio, ovvero la blonde ale Runa, che viene invecchiata per diversi mesi in barrique;  per la prima versione vennero utilizzati botti che avevano ospitato la Creatina di Elisa Semino (Azienda Agricola La Colombera). Di tanto in tanto Riccardo assaggiava, spesso in compagnia di Kuaska, senza però mai trovare un riscontrare un risultato soddisfacente. Il fusto era ormai finito nel dimenticatoio quando Kuaska chiese a Riccardo di riassaggiare quel suo "tentativo di birra acida"; questa volta il pollice si alzò verso l'alto, ed fu Kuaska stesso a "battezzare" la birra, ancora senza nome: visto che era stata "dimenticata" per così tanto tempo in una sorta di botte/sarcofago, Mummia era il nome più appropriato.  Oggi La Mummia viene lasciata invecchiare per tre anni in botti ricondizionate ex-Barbera (Bigolla, di Walter Massa); la base di partenza è sempre la Runa, anche se il blog del birrificio parla anche di un possibile assemblaggio di diverse barrique che possono contenere Rat Weizen e Tibir. Successivamente si applica quello che Riccardino Franzosi chiama il metodo “cadrega” (vedi queste splendide fotografie) , ovvero "mettiti a sedere a lascia che sia il tempo a fare quello che c’è da fare. E’ disponibile sia in versione liscia che rifermentata, o anche in altre versioni (T-Mummia, McMummy) a seconda del tipo di birra base utilizzata; la nostra “Vintage 2009”, commercializzata nel 2012,  è del primo tipo, e si presenta nel bicchiere di un bellissimo colore oro antico, limpido; ovviamente la schiuma è assente, le poche bolle  grossolane che si formano spariscono immediatamente. Il naso è vinoso, ma accanto alla frutta (cedro, uva) ci sono sentori molto più “ostici” di legno, di yogurt acido (lattico), cuoio, sudore, aceto di mele. In bocca è piatta e leggera, rivelando da subito una facilità di bevuta commuovente, quasi fosse acqua.  Ingresso aspro (lattico) ma molto morbido, subito stemperato con note fruttate di mela verde, limone, uva e frutta a pasta bianca,  ed una nota quasi “polverosa di cantina” (non sapremmo come meglio definirla). Ritorno aspro nel finale, astringente, molto dissetante e rinfrescante, seguito da un lungo retrogusto vinoso con legno, tannini e frutta (a pasta bianca). Grande birra, elegantissima, molto complessa ma facilissima da bere al tempo stesso; giustamente definita da Manuele Colonna "la prima session sour", è una birra alla quale il formato da 33 cl. sta assolutamente stretto. Se la trovate, visto che non si vede in giro molto spesso, il consiglio è di afferrarne almeno un paio da 75 centilitri. Formato 33 cl., alc. 4.8%, lotto 10/2012, scad. 30/06/2017, pagata 7.50 Euro  (beershop, Italia).

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