giovedì 21 novembre 2013

Westvleteren 12 (2009)

Pur non volendo, anche questa volta ci tocca parlare di birra partendo dai siti di beer-rating; sì, perchè la "colpa" è proprio di Ratebeer se attorno al monastero di St. Sixtus ed alle Westvleteren si è formato una specie di mito, peraltro abbastanza immotivato. A St. Sixtus - il più piccolo dei birrifici trappisti - si produce birra dal 1839, mentre a Westvleteren si sono succeduti almeno tre monasteri dall'806 d.C. al 1831, anno di fondazione di St. Sixtus; è nel 1931 che la birra inizia ad essere commercializzata al pubblico, mentre sino ad allora veniva servita solamente agli ospiti ad ai visitatori del monastero. Nel 1946 la produzione viene affidata al vicino birrificio Deconinck (ora St. Bernardus) per consentire a monaci di concentrarsi maggiormente sulla preghiera. E' solamente nel 1992 che la produzione torna dentro le mura del monastero, condizione sine qua non per potersi definire "birra trappista". Le (birre) Westvleteren sono sempre state di alta qualità, alla pari delle altri sorelle trappiste, ma probabilmente non erano molto conosciute anche perché la loro reperibilità era comunque abbastanza difficoltosa. Potevano essere acquistate solamente al monastero, con un limite di dieci casse (da 24 bottiglie) per persona.
Ratebeer viene fondato nel 2000 da Bill Buchanan, inizialmente come un semplice forum sul quale gli appassionati di birra si potevano confrontare e scambiare opinioni; nel 2005 Ratebeer pubblica la solita annuale classifica di gradimento, nella quale la Westvleteren 12 viene nominata "la miglior birra al mondo", ovviamente secondo i votanti del sito. La notizia in sè non sarebbe nulla di che, ma viene ripresa e ribattuta da alcuni quotidiani europei, soprattutto belgi, iniziando a destare curiosità ed interesse in numerose persone. Lentamente, la tranquilla campagna che circonda il monastero di St. Sixtus, solitamente invasa da ciclisti che si andavano poi a dissetare con le Westvleteren al pub/bar In De Vrede, inizia ad essere sempre più invasa di automobili che si mettono in (chilometriche) code per acquistare la birra. La "razione di casse" che ogni individuo può acquistare viene diminuita da dieci a cinque e poi, nel corso degli anni, a tre ed a due. I monaci rimangono però assolutamente indifferenti a tutto questo "hype";  producono sempre lo stesso quantitativo di birra (4750 hl, ovvero 60.000 casse l'anno) e non hanno nessuna intenzione di aumentarlo solo per soddisfare la domanda dei clienti. Perchè loro sono monaci, non birrai, e la birra per loro ha la unica funzione (oltre che per essere bevuta, una al giorno) di recuperare  fondi per il sostentamento della vita monasteriale. Anzi, a dire il  vero qualcosa i monaci lo fanno: non è più consentito presentarsi ai cancelli dell'abbazia e mettersi semplicemente in coda per ritirare la birra. Bisogna telefonare, prenotarsi, dare il proprio numero di targa della macchina e andare a ritirare la birra in un giorno ed in un orario prestabilito; poi, per sessanta giorni, non potrete più telefonare. E, soprattutto, la birra è per consumo personale, non va assolutamente rivenduta. E mentre i birrofili lamentano di come sia impossibile prendere la linea, ipotizzando strane congiure (sembrerebbe che telefonando da un numero belga si abbia maggior possibilità di avere risposta), pian piano i più furbi iniziano a mettere le Westvleteren (soprattutto la 12) su Ebay o a rivenderle a prezzi sempre più allucinanti (anche 100 dollari). Al monastero una cassa di 24 Westvleteren 12 vi costa attualmente 40 Euro, più 9.60 Euro di cauzione per la cassa e 0.10 Euro di cauzione per il vetro di ogni bottiglia: totale, tutto incluso, 2,16 Euro cadauna.
A ottobre 2011 l'annuncio shock: per finanziare degli urgenti lavori di ristrutturazione al monastero, i monaci decidono finalmente di distribuire la birra oltre le mura del monastero. Si tratta della Westvleteren 12, che viene inizialmente offerta in Belgio tramite la catena di supermercati Colruyt, con un temporaneo sforzo produttivo dei monaci che consente loro di produrre la birra in più necessaria per l'operazione. Si tratta di 93.000 cofanetti contenenti 6 bottiglie (con la scritta "XII" serigrafata) più due bicchieri, venduti a 25 Euro, che consentono ai monaci di racimolare più o meno due milioni di Euro. La vendita inizia alle 8 di mattina del 3 Novembre 2011, ed alle 3 del pomeriggio dello stesso giorno ne sono stati già venduti ben 66.000, secondo quanto dissero alla Colruyt. Il giorno stesso i cofanetti iniziano ad apparire su Ebay a prezzi che vanno dai 100 ai 250 Euro. L'operazione viene replicata qualche mese dopo, ad inizio 2012, ma questa volta i cofanetti prendono la strada degli Stati Uniti, del Canada e di diversi paesi europei; c'è anche l'Italia, con una distribuzione a macchia di leopardo e dove ovviamente il prezzo (intorno ai 70 Euro) è ben lontano dai 25 Euro del Belgio. Nel frattempo le Westvleteren (e non solo quelle del cofanetto..) appaiono ormai in quasi tutti i beershop italiani, anche in quelli aperti da pochi giorni; ed anche molti pub/bar che non vantano certo  una selezione di bottiglie frutto di un attento lavoro di ricerca del publican ma piuttosto una selezione da listino Horeca, offrono ai clienti la rarità Westvleteren a prezzi che superano i 20 Euro la bottiglia. Nel frattempo i birrofili di lunga data, che fino a poco tempo fa erano anche gli unici ad averla bevuta, iniziano a confrontare la Westvleteren 12 con la Westvleteren XII del confanetto, malignando che forse si tratta due birre diverse, che la XII non è qualitativamente all'altezza della 12, e che forse lo "sforzo produttivo" che ha consentito i produrre tutta quella birra in più destinata ai cofanetti della XII è avvenuto altrove e non dentro le mura di St. Sixtus. Fantasia? Realtà?
Se ancora non vi siete addormentati nella lettura, è il momento di bere. Bottiglia anno 2009, con un impressionante fondo di fiocchi di lievito. Il colore è l'atteso "tonaca di frate" (o marrone con riflessi ambrati); molto modesta la schiuma, che svanisce quasi subito lasciando comunque il pizzo nel bicchiere. Aroma ancora forte e molto dolce, anche relativamente semplice: ciliegia e prugna sciroppata, banana matura, caramello. Al palato: corpo pieno, poco carbonata, consistenza "masticabile". Il primo sorso impressiona per l'intensità, per la potenza, e per il dolce: ondata di uvetta e prugna, con una nota amara finale di erbe officinali e di china. Sorprendente, ma anche un po' deludente. E' una birra che necessita di restare nel bicchiere diversi minuti  per aprirsi e rivelarsi finalmente in tutte le sue sfaccettature. Emergono note di banana matura, di biscotto e di caramello, ma sopratutto note ossidate che la portano nel territorio di vini come Porto, Sherry o Madeira, Passito. La bevuta diventa molto interessante, con una straordinaria intensità e, soprattutto, con l'alcool (10.2%) nascosto in modo incredibile. Il dolce è stemperato - come detto -  da una chiusura di china e di erbe officinali, una lieve pausa prima del sontuoso retrogusto, etilico, morbido ed appagante, fruttato e lunghissimo. Meglio in bocca che al naso, birra che mostra i segni dell'età ma che mostra anche di aver intrapreso una strada d'invecchiamento ben precisa. Molto dolce, rimane comunque ancora potente e rotonda (al contrario della St. Bernardus Abt 12 bevuta ieri); se forse ha già superato il suo punto "ideale" di bevuta, sembra avere ancora molto da dire avventurandosi sempre di più nel territorio dell'ossidazione e dell'invecchiamento.
Formato: 33 cl., alc. 10.2%, anno 2009, scad. 23/03/2014.


(Doverosa) Postilla:
Personalmente sono abbastanza contrariato dall'isteria che si è venuta a creare attorno a questa birra. Ammiro la passione, l'amore e l'entusiasmo per la birra, che immagino sia alla base di siti internet come ad esempio questo. Capisco perfettamente che un birrofilo possa decidere, di tanto in tanto, di spendere una cifra esagerata per bere una birra di cui ha tanto sentito parlare e che non è mai riuscito a trovare. Quello che trovo invece assurdo è la ricerca di questa birra al grido de "la migliore birra del mondo", perché è un concetto che non ha senso e che viene utilizzato da numerosi commercianti (spesso neppure appassionati) per venderla al neofita o al curioso di turno a dei prezzi assolutamente folli. Senza dimenticare che la sua vendita (esclusione fatta per il cofanetto, integro) non sarebbe permessa. I monaci la vendono a chi si prenota presso il monastero, ma non vi permettono di rivenderla. Il "messaggio" è rivolto soprattutto a chi si è da poco avvicinato alla birra, a chi sta muovendo da poco tempo i propri passi nell'universo della birra "di qualità". Spendete i vostri soldi come vi pare, ma quando tirate fuori dal portafoglio 15 o 25 Euro per una bottiglia di Westvleteren, sappiate che alla fonte questa birra costa poco più di 2 Euro, e che con la stessa cifra o quasi (4 Euro, diciamo) potete acquistare, in Italia, altre birre (anche trappiste) che sono allo stesso livello, se non oltre, della Westvleteren. Se proprio decidete di farvi rapinare, fatelo almeno dopo aver affrontato un certo percorso, dopo aver assaggiato tutte le altre trappiste e molte altre birre di "categoria" (Quadrupel o Belgian Dark Strong Ale). Fatelo dopo aver "allenato" il vostro palato, per poter almeno goder appieno di questa birra e poterla confrontare con altre. Amen.

17 commenti:

  1. Parole Sante!! la bottiglia a quanto l'hai presa?

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    1. me l'ha portata un collega dal Belgio, omaggio. Rifiuto di pagarla certe cifre :)

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  2. Ricordo il lancio dell'iniziativa "ad aedificandam abbatiam adiuvi" del 2011 e quanto rosicai per non essere residente in Belgio (o per lo meno rosicai più del solito). Ricordo anche che il prezzo era sì solamente di una trentina di euro ma che fosse anche necessario presentare un buono per l'acquisto e che la catena che supportava questa iniziativa dovesse controllare che ogni cliente non potesse comprare più di un cofanetto a testa. Questo perché i monaci trappisti di St Sixtus volevano democratizzare l'accesso al proprio prodotto; anche se il resto del mondo poteva solo restare a guardare con l'acquolina alla bocca oppure poteva scegliere di cadere nelle infami mani dei profittatori che popolavano ebay. Il provvidenziale bis del 2012 (tanto "auspicato" dagli USA) riuscì a far contenti anche alcuni gli appassionati fuori dal Belgio e ricordo che mi accaparrai un cofanetto in un noto beershop di Roma a 60 euro. Da allora ne ho bevuto un altro paio di boottiglie in ristoranti e pub; devo ammettere che l'ultima bottiglia che ho degustato a Martigny (Ottobre 2013) era effettivamente differente. Quindi, trovare questa teoria del complotto non mi sorprende eccessivamente ma vorrei anche spezzare una lancia in favore della buona fede dei monaci: dobbiamo considerare che questa agevolata reperibilità della Westvleteren avviene ma a un prezzo, ossia che le condizioni di trasporto non possono garantire le condizioni ambientali per un'ottimale conservazione. Ciò, ovviamente, può intaccare la qualità o semplicemente modificare il gusto della birra.
    Infine, volevo solo esternare il mio disdegno nei confronti di questa situazione degenerante che legittima alcuni rivenditori a chiedere 20 euro per una bottiglia di birra da 33 cl, già contravvenendo le regole imposte dall'abbazia (anche se in Belgio si può trovare in vendita in alcuni celeberrimi pub), e soprattutto andando contro le leggi del mercato dato che la sua reperibilità è oramai ben più facilitata. Considero questo comportamento approfittatore al limite del truffaldino.
    Mon grain de sel.

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    1. Parole sante, Maurizio, condivido in toto.
      Poi ci sta anche che i monaci abbiano forse fatto le cose un po' più in fretta e che le "XII" siano uscite meno bene del solito. Stiamo comunque sempre parlando di un prodotto "artigianale", dove tra una cotta e l'altra ci possono essere delle differenze più o meno evidenti .

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    2. Esattamente, quoto in pieno.

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  3. Ma secondo me, da sempre, l'idea stessa di birra migliore è abbastanza stupida. Perché, per quanto una birra possa essere oggettivamente ben fatta, interpretazione perfetta di uno Stile, e quanto altro si possa aggiungere, rimane il gusto personale per un determinato tipo di carbonatazione, alcune inclinazioni personali. Non ho mai bevuto la Westvleteren 12, ma in generale rifuggo l'isteria che viene a crearsi in giro dopo una lettura veloce alle classifiche ( pessime, sotto ogni punto di vista e soprattutto dell'utilità) fornite da rRatebeer e simili. La delusione fu dopo aver provato la Pliny The Younger, che aspettavo come un mostro e che non mi ha esaltato chissà quanto. Ottimo articolo, comunque.

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    1. Assolutamente, il concetto di "migliore" non ha senso. Ma aiuta le vendite ed il marketing! :)
      La Pliny (parlo della Elder, l'unica che ho beccuto) è sì un mostro, ma di equilibrio e di facilità di bevuta (8%). Niente fuochi artificiali.... dopo tutto è una birra che ha parecchi anni di vita sulle spalle, e nel frattempo di Double IPA americane ne sono uscite a centinaia, sempre più pompate e più al passo coi tempi.
      Ratebeer è un utile database d'informazioni; le classifiche ci sono, possono essere facilmente manipolate e vanno prese per quello che sono, non come un dogma ma con un sorriso sulle labbra. Sono comunque utili. Difficilmente una birra da 100/100 sarà una ciofeca, ma altrettanto difficilmente sarà quel capolavoro che si fa intendere.

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    2. Sono d'accordo. Tra l'altro, leggo sempre i tuoi articoli/recensioni, perché puliti, puri e non "snob". Odio i beer snob, odio chi pretende di essere un nuovo Vate. E non ho alcuna fiducia in Ratebeer vedendo, ad esempio, una birra buona ma non eccellente come la Youngs Double Choccolate Stout pompata più di una Imperial Stout della Samuel Smith. E tra l'altro, io adoro la birra che viene dagli USA, per non è nemmeno verosimile che ogni loro produzione sia così buona. Quando vedo recensioni di birre normali come la Dale's Pale Ale ( per carità, ottima, pulita, senza difetti) e vedo ad esempio certi cultori lamentarsi della Karmeliet ( per carità, manco qui raggiungiamo eccellenza, però è una buona birra) mi suona strano. Io, comprendo che ognuno possa preferire uno o degli stili di birra ( Non sono fan delle IPA), però manco bistrattare gli altri ( Ad esempio, la West Coast Ipa, per me, rimane un capolavoro eh). Detto questo, poi, bere è un piacere. Non un modo per acquisire presunzione. Ottimo lavoro comunque, e non sai quanta invidia per le tante birre bevute :)

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  4. E estendere questo discorso ad alcune birre che con il presupposto di essere artigianali vengono vendute(e acuqistate sia chairo;p) a prezzi a mio parere decisamente elevati? che ne pensi/pensate?

    Ci tengo a sottolineare che giustifico totalmente e appoggio una certa differenza tra birre indistriali(concetto da prendere con le pinze) e artigianali dovuta a materie prime diverse, impianti diversi, impostazione economica dell'attività diversa e cose di questo tipo.
    Personalmente preferisco bere un pò meno spendendo qualcosa di più sperando/sapendo che il prodotto che acquisto sia/è effettivamente migliore(anche qui ci sarebbe da fare un lunga chiaccherata visto che a mio parere l'interesse verso la qualità nel mondo della birra artigianale mi sembra sia riferito quasi esclusivamente a un concetto gustativo), ma quello che mi chiedo è: non è che forse si sta giocando un pò troppo su questo diverso e reale metodo produttivo?

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    1. Che la birra "artigianale" in Italia sia cara, troppo cara è purtroppo un dato di fatto. Ormai bere a 10 Euro a litro è da considerarsi un "buon prezzo"; i prezzi si sono per la maggior parte livellati su quelli dei produttori storici, che avevano pensato alla birra artigianale come un prodotto per la (alta) ristorazione. Ed anche i birrifici che allo spaccio escono con dei buoni prezzi, finiscono poi nei beershop a quasi lo stesso prezzo degli altri per via dei ricarichi della distribuzione/rivenditori.
      La qualità non sempre giustifica il prezzo, spesso trovi degli intrugli imbarazzanti di birrifici appena nati allo stesso prezzo di birrifici che hanno ormai raggiunto un ottimo livello di qualità e, soprattutto, di consistenza.
      Fino a qualche tempo fa ero spinto dalla curiosità e cercavo di assaggiare qualsiasi cosa mi capitava a mano, anche di entità sconosciute; adesso cerco di fare acquisti mirati cercando la qualità o, spesso, andando su birre estere che costano meno di quelle italiane.

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    2. Mi servirebbe il parere di un esperto, e lei lo è certamente più di me. Vorrei far provare una birra trappista a un mio amico, che è un appassionato. Volevo prendere la Westvleteren 12, ma dopo aver letto varie recensioni, fra cui la sua, non sono più tanto sicura. Anche per il costo; le spiacerebbe consigliarmi al riguardo quale birra potrebbe essere adatta e dove è più facile reperirla?

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    3. Ciao "birra trappista" è un contenitore abbastanza ampio nel quale ci finiscono birre molto diverse tra loro, come gusto. Per "consigliare" devo restringere un po' il campo di ricerca. La West12 ha purtroppo un costo elevato a causa delle speculazione di chi la rivende, peraltro in maniera illegale. I monaci trappisti la vendono ufficialmente solo a privati che non potrebbero rivenderla. La pratica è invece molto diversa e questa birra che al monastero costa poco più di 2 euro arriva nei negozi a 15 euro.

      Comunque, restando nelle vicinanze della West 12 (una strong ale belga scura) la birra che le assomiglia di più è la St. Bernardus Abt 12, che si trova anche in qualche supermercato italiano ben assortito a circa 3 Euro. Tecnicamente non è una "birra trappista" perché non la fanno i monaci, ma viene fatta a pochi chilometri da Westvleteren dal birrificio che ha fatto per 40 anni le birre per Westvleteren, prima che la produzione ritornasse all'interno del monastero (condizione fondamentale per poterla chiamare "trappista").

      Oltre alla St. Bernardus 12 un'alternativa (questa volta trappista) è la Rochefort 10, anche questa reperibile in molti supermercati (4.00 euro circa). Ed è una delle mie birre preferite.
      Un'altra potrebbe essere la Chimay Blue, trappista. Buona ma non all'altezza di Rochefort e Westvleteren.

      In conclusione: se il tuo amico è davvero ( "malato") di birra.. apprezzerà senz'altro il regalo "raro" della Westvleteren. Altrimenti, io mi orienterei prima su birre meno"care" come Rochefort o Chimay (o la non-trappista St. Bernardus). Per la West12 c'è sempre tempo.
      ciao

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  5. Non so se il post precedente si riferiva a qualcuno in particolare, ma volevo sapere la vostra opinione sui prezzi di Brewdog

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    1. Non sono molto esperto, compro Brewdog molto raramente e le ultime che ho bevuto mi hanno profondamente deluso. Immagino tu ti riferisca ai "Prezzi di BrewDog in Italia"... se non ricordo male le 33 di base tipo Punk e 5AM (escludo le collaborazioni e le birre più alcoliche) stanno sui 3.50/4.00 Euro ? E' il doppio di quanto costano in Inghilterra.
      Al momento in UK ci sono dei birrifici infinitamente molto più interessanti di BrewDog, preferisco orientarmi su quelli.

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    2. In realtà pensavo a quelle moolto più alcoliche, come tactical nuclear penguins 32 sterline sul sito brewdog, o peggio ancora sink the Bismarck !?

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    3. Oddio, quelle sono delle belle operazioni di marketing. Se davvero c'è chi le compra, fanno bene a farle.
      C'è poi una tendenza che si sta diffondendo un po' ovunque, dagli USA all'Italia.. ed è quella delle birre barricate, vendute a prezzi molto elevati. Capisco che l'invecchiamento in botte ha dei costi maggiori di una birra base, ma mi chiedo che margine abbiano i birrifici su questi prodotti rispetto alla birre basiche, venduti a caro prezzo e subito ricercatissimi (soprattutto negli USA) dai BeerGeeks di turno che stanno sempre dietro all'ultima novità o all'ultima edizione limitata.

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    4. Ma in realtà il fenomeno in USA ha due aspetti differenti: ci sono birre come la KBS che risultano solo stagionali ed hanno un prezzo piuttosto accessibile, altre meno.

      In italia invece si è puntato direttamente sull'esclusività e prezzi alti.

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