venerdì 13 febbraio 2015

Grassroots Arctic Soirée

Shaun Hill inizia molto, molto presto con l’homebrewing; è solo quindicenne quando per un progetto scolastico su lieviti e fermentazione realizza una brown ale con mirtilli e la presenta al suo insegnante. Una volta terminati gli studi (filosofia), trova impiego alla vicina Shed Brewery (Stowe, Vermont) come lavafusti per poi passare al ruolo di assistente e poi di birraio. Nel 2006 si sposta alla Trout River Brewing, mentre cerca di reperire fondi per aprire il proprio birrificio, per il quale ha già scelto il nome: Grassroots, marchio da lui stesso registrato nel 2001. 
Le cose non vanno come previsto, i 25.000 dollari racimolati da un finanziatore non sono sufficienti e dopo un paio d’anni Shaun ha in mano la valigia: trova un impiego in Europa alla Norrebro Bryghus di Copenhagen, dove viene guidato da Anders Kissmayer  esperto consulente proveniente da sedici anni di lavoro alla Carlsberg. In Danimarca conosce anche Ryan Witter-Merithew, un altro birraio americano che lavora alla Fanø Bryghus, molto impegnata a quel tempo nel realizzare, oltre alle proprie birre, anche quelle anche di alcune famosi beer-firm come Mikkeller, Evil Twin e Stillwater. 
Perché non provarci?  Shaun Hill e Ryan Witter-Merithew (assieme a Claus Winther, manager di Fanø) nell’ottobre 2009 lanciano la loro beerfirm, chiamandola con il nome che Shaun aveva pensato per il suo primo birrificio: Grassroots Brewing. Un progetto che per Shaun ha fondamentalmente lo scopo di fargli guadagnare i soldi necessari all’imminente apertura del suo birrificio in Vermont, nei pressi della casa di famiglia.  
La credibilità conquistata con il lavoro alla Norrebro (alcune medaglie alla World Beer Cup) convince alcuni investitori a finanziarlo con 80.000 dollari; a inizio 2010 Hill lascia la Norrebro e ritorna negli Stati Uniti per terminare assieme al fratello Darren la costruzione del birrificio di famiglia: Hill Farmstead, a Greensboro, Vermont.   
Diciotto ore al giorno di lavoro assieme al fratello Darren per mettere in piedi un impianto da 9 ettolitri assemblato con componenti di seconda mano o presi a noleggio: ad aprile 2010 viene servita la prima pinta di Edward la IPA di debutto per Hill Farmstead.
E Grassroots? La beerfirm rimane in vita visto che il 50% del progetto (Ryan Witter-Merithew) è ancora in Danimarca alla Fanø  ma nel 2012 il birraio si trasferisce in Inghilterra alla Siren Craft Brew e Grassroots rimane senza braccia. Shaun Hill decide allora di portare il marchio in America: lo utilizzerà per realizzare delle birre collaborative presso impianti di altri birrifici, visto che la capacità produttiva del suo  è già al massimo.   
La prima (ed anche l’unica, ancora attiva) collaborazione del nuovo corso Grassroots è con la Anchorage Brewing Company di Gabe Fletcher (nata dal 2011); Shaun e Gabe condividono lo stesso amore per il Belgio, per le Saison e per le birre acide. Il motto ambizioso del birrificio che si trova in Alaska è “Where brewing is an art, and Brettanomyces is king“ (dove fare la birra è un arte e i brettanomiceti sono il re).  E’ la presenza di Shaun Hill ad un festival in Alaska nel 2013 a gettare la basi della collaborazione tra due birrifici che si trovano a 7000 chilometri di distanza; una birra ispirata proprio da quel viaggio e dal desiderio di portare un pezzo di Vermont in Alaska. 
Il risultato viene chiamato Arctic Saison, una birra che viene fermentata e invecchiata in botti di rovere, con aggiunta di brettanomiceti. Qualche mese dopo ne viene realizzata una versione differente, che prevede (oltre alla maturazione in legno ed ai brettanomiceti), l’utilizzo di ibisco e di succo di lime. Il suo nome è Arctic Soirée, ovvero la "serata artica".  Devo dire che non avevo nessuna aspettativa su quello che mi sarei trovato nel bicchiere, ma il risultato è stato incredibilmente sorprendente, a partire dal colore. 
Si presenta di un colore che oscilla tra l’arancio ed il rosa, velato, con qualche riflesso dorato: la cremosa schiuma che si forma è di un rosa molto chiaro, ma è di dimensioni molto modeste e si dissolve alquanto rapidamente. Il naso è estremamente pulito e complesso, un vortice di profumi fruttati (melone, ananas, uva e ribes bianco, pompelmo rosa, lime) e fruttati (rosa, ibisco); i brettanomiceti le donano un carattere lattico molto mansueto, assieme e dei sentori “funky” di paglia, di cantina: c’è anche un leggero carattere legnoso. 
In bocca arriva con una carbonazione modesta, e con una leggerezza di corpo che ben si sposa con suoi delicati e quasi estivi profumi. Veloce imbocco di pane e crackers, seguito da un’asprezza di uvaspina, ribes, mela verde e lime. Il suo carattere “sour” è assolutamente mansueto, ed il risultato è una birra quasi ruffiana, con una leggerissima presenza di lattico e di legno, ed una leggera vinosità. A bilanciare le asprezze c’è il dolce del melone retato e dell'ananas. Chiude leggermente amara (yogurt, lattico) con una nota di rabarbaro e di scorza di agrumi. 
Una birra quasi ai confini del cocktail di frutta, che rischia molto ma che mi ha letteralmente conquistato: impeccabile la sua pulizia, incredibili la sua velocità di bevuta ed il suo potere rinfrescante e dissetante; sarebbe una perfetta compagna per i giorni più caldi dell’anno (nonostante sia stata prodotta in Alaska!) e sarebbe da bere in formato “tanica”, se solo la sua reperibilità ed il suo prezzo non fossero un problema. Siamo solo a febbraio ma questa Arctic Soirée si candida già ad essere tra le migliori bevute del 2015.   
Formato: 75 cl., alc. 6%, lotto 1, imbott. Novembre 2013, pagata 16.19 Euro (beershop, Belgio)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

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