mercoledì 4 marzo 2015

L'Olmaia Starship

E’ ormai diventato un luogo comune quello “del birraio nella terra del vino” ma in Italia, escluse poche regioni, ci sarebbe quasi da stupirsi del contrario. Non si sottrae al “cliché” il Birrificio L’Olmaia, aperto da Moreno Ercolani e Massimiliano Roncolini alla fine del 2004 in un casale della Val d’Orcia  (Montalcino e Montepulciano, solo per fare due nomi) nei dintorni di Chianciano.
Leggo che Moreno “assorbe” la passione per la birra dal padre, un orafo che “andava in Germania una volta all’anno per eventi birrari o anche semplicemente per visitare luoghi legati a questo mondo e tornava con i boccali che regalava ai suoi familiari”.   Sempre per seguire le orme paterne, Moreno apre la propria bottega di oreficeria a Pienza, nella quale lavorerà sino al 2001.
Nel frattempo, proprio a Pienza, si era manifestato un altro fattore determinante: la presenza di Agostino Arioli del Birrificio Italiano, che nella bella località toscana ha una casa. I due si conoscono e non sono rare le incursioni di  Moreno a Lurago Marinone a bere quantità impressionanti di Tipo Pils e Bibock.
La voglia e la passione sono tali che nel 2002 vuole già  aprire il proprio birrificio: per iniziare niente pentole da homebrewer ma, su consiglio di Arioli, un impiantino da 23 litri sul quale sperimentare; la tecnica viene affinata nel 2003, con un corso di birrificazione guidato da  Leonardo Di Vincenzo (Birra del Borgo), mentre procedono i  lavori di ristrutturazione dal casale “L’Olmaia”, destinato ad ospitare gli impianti del nuovo birrificio. La prima cotta avviene  a gennaio del 2005: in questi dieci anni il birrificio toscano, che ora dispone di un impianto da 2500 litri per cotta e che nel 2009 ha traslocato nella frazione di Sant'Albino di Montepulciano, ha preferito sviluppare e migliorare poche birre, piuttosto che sfornare continuamente novità. Le classiche tre birre di partenza (la chiara “La 5”, la rossa “La9” e la scura “BK”) sono state pian piano affiancate dalla PVK (una sorta di blanche prodotta con materie prime della Val d’Orcia), dalla natalizia Christmas Duck (belgian strong ale) e dalle recenti Starship (english bitter) e Tangerine. E’ proprio di questi giorni la notizia dell’imminente apertura, in centro a Montepulciano, de “La Bottega dell’Olmaia”.
La Starship debutta nei primi mesi del 2013: una nome con un chiaro riferimento musicale, al mitico Boeing 720 utilizzato dai Led Zeppelin per andare in tour. Una birra birra molto coraggiosa che nei malti e nei luppoli scelti guarda alla tradizione inglese piuttosto che seguire la moda americana: di esempi in Italia non ce ne sono molti. Coerentemente con la sua ispirazione, viene presentata con un tour “birrario”, anziché musicale, in sedici locali di Roma accompagnata dalla musica di  Jimmy Page, Robert Plant, John Paul Jones e John Bonham. L’anno scorso ne è poi stata realizzata anche una versione con luppoli americani, chiamata Starship Revolution e poi rinominata, per restare in orbita Led Zeppelin, “Tangerine”: viene oggi prodotta tutto l'anno.
E’ di colore ambrato opaco, con sfumature ramate e la schiuma e molto persistente, compatta e cremosa, color ocra.  Al naso c’è il classico “nutty” inglese, il biscotto e la crosta di pane; in secondo piano caramello, sentori erbacei e di marmellata d’arancia.  Coerenza quasi perfetta in bocca, dove arriva con un corpo medio, poche bollicine e soprattutto una morbidezza un po' "nostalgica" che ti ricorda un po' le bitter spillate a pompa nei pub d'oltremanica:   biscotto, pane, caramello, miele d’arancio sono i primi elementi che s’incontrano al palato, un veloce passaggio che conduce subito ad un amaro piuttosto intenso, terroso ed erbaceo, prodotto dalla generosissima luppolatura inglese, che accompagnano fine alla fine del percorso ed anche per diversi minuti dopo.
Una  (Best/Strong) Bitter molto pulita, con gradazione alcolica (4.5%) entro  i parametri “session beer”  e con ottima intensità: sono piuttosto l’amaro – davvero notevole – e la sensazione “tattile” al palato (un pochino troppo pesante) a limitare un po’ la velocità di bevuta seriale. 
Il mio plauso al birrificio per il coraggio della proposta che va in controtendenza rispetto alle mode americaneggianti e offre la possibilità, anche ai meno esperti, di confrontarsi con uno stile classico che purtroppo si trova in Italia (incluse le importazioni) con difficoltà.
Formato: 33 cl., alc. 4.5%, lotto 2014145, scad. 07/04/2018 (o 2106 ?), pagata 2.90 Euro

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

5 commenti:

  1. Interessante, se mi capita sotto mano la provo!

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  2. a Torino la vendono a 12.50 euro, alla faccia della session beer...

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    1. prezzo molto poco session…
      io l'ho presa da Eataly, credo fosse in offerta

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  3. 12.50 euro la 75 cl. spero! Comunque è tanto...le artigianali italiane costano un po' troppo, anche per questo motivo ultimamente sto bevendo quasi solo belghe!

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    1. il problema è che pure sulle belghe in certi posti, se non stai attento, ci ricaricano parecchio...

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