lunedì 23 marzo 2015

Silly IPA Green Killer

La Brasserie de Silly si trova nell’omonima località attraversata dal fiume Sylle a circa 40 chilometri a sud-ovest di Bruxelles, nella regione dell’Hainaut. Le sue origini risalgono al 1850 quando Marcelin Hypolite Meynsbrughen acquistò una fattoria chiamata Cense de la Tour e subito si preoccupò di dissetare la popolazione circostante iniziando a produrre tre birre: una Saison, destinata ai contadini, una Grisette per i minatori ed una “Belge” per tutti gli altri. 
Alla morte di Marcelin il birrificio viene guidato dal figlio Adelin Junior che, assieme alle sorelle, lo rinomina in Meynsbrughen & Soeurs: la vendita riscuotono successo e il birrificio riesce a passare quasi indenne il periodo della prima guerra mondiale, conservando tutti gli impianti; la Scotch Silly, a tutt’oggi una delle birre di maggior successo di Silly, nacque proprio in quel periodo grazie alla presenza di un soldato scozzese  (che poi rimase a lavorare in birrificio) a Silly durante il primo conflitto bellico. Dopo la seconda guerra mondiale l’azienda si concentra esclusivamente sulla produzione di birra, cessando tutte le altre attività collegate all'agricoltura; Josette, figlia di  Adelin Junior, sposa nel 1939 José Van der Haegen che inizia a lavorare nel birrificio. 
E’ soltanto nel 1973 che il birrificio prende il nome di Brasserie de Silly, con l’entrata in scena dei fratelli Jean-Paul e Didier Van der Haegen: la crescita continua anche attraverso le acquisizioni della Tennstedt-DeCroes e della Brasserie du Pot d'Etani. Attualmente al comando ci sono Bertrand (figlio di Jean-Paul) ed il cugino Lionel Van der Haegen: il birrificio, che esporta circa il 40% della produzione, non disdegna di tanto in tanto di introdurre qualche novità. Nel 2004 viene lanciata la Pink Killer, una birra di frumento con aggiunta di succo di pompelmo, e nel 2006 arriva la gamma dell’Abbaye de Forest, facilmente reperibile anche qui in Italia in diversi supermercati. 
Lo scorso anno debutta  invece la Green Killer IPA, per venire un po’ incontro alla domanda “d’amaro” che proviene dai mercati esteri ma che sta iniziando a trovare seguaci anche in Belgio. Non particolarmente fantasiosa l’etichetta, che per soggetto, grafica e scelta dei caratteri me ne ha ricordato almeno 4-5 già esistenti; non sono purtroppo riuscito a trovare informazioni sugli ingredienti utilizzati, in particolare i luppoli, visto che parliamo di una IPA: continentali o americani ? 
Perfettamente limpida e dorata nel bicchiere, forma un bel cappello di schiuma bianchissima, compatta e cremosa, dalla buona persistenza. Il birrificio indica due mesi di shelf-life, e si tratta quindi di una ancora abbastanza fresca, imbottigliata a dicembre 2014:  l’aroma se ne avvantaggia, con un bouquet pulito e intenso che tuttavia lascia un po’ spiazzati per la massiccia presenza di erbe officinali (rosmarino, timo) che rilegano in secondo piano i sentori floreali (geranio), la crosta di pane, l’erba tagliata ed una lieve pepatura. Il carattere decisamente verde/vegetale di questa IPA è evidentissimo anche in bocca: leggerissimo il supporto dei malti (pane, miele) ad un amaro molto intenso, erbaceo, nuovamente ricco di erbe officinali che straripa ed affligge subito il palato senza nessun bilanciamento. La bevuta risulta abbastanza sgraziata, poco equilibrata ma soprattutto poco gradevole: la monotonia di questa  intensa “spremuta di verde” si sopporta davvero con difficoltà. L’inizio del retrogusto è quasi da luppolo nobile (erbaceo lievemente pepato) ma poi è di nuovo una marea vegetale ad appesantire ulteriormente la situazione.
Una "Green Killer" di nome e di fatto, davvero capace di annientare le papille gustative: birra che non mi è assolutamente piaciuta, e che fa rimpiangere a gran voce alcune splendide Belgian Ale molto luppolate che, anziché correre dietro alla moda, l'hanno creata.
Formato: 33 cl., alc. 6.5%, scad. 09/12/2016, pagata 2.95 Euro (supermercato, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

7 commenti:

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  2. Appena bevuta. sono rimasto deluso per il dry hopping praticamente assente.
    per il resto non mi è sembrata malvagia, forse per lo stile mi è sembrata leggermente acidula sul finale. Certo c'è in giro di meglio e non la ricomprerò, anche perchè a quella cifra o poco più per 33cl c'è molto di meglio. Bella la prefazione.

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    1. spero sia migliorata allora...
      per la mancanza di aroma del tuo caso bisognerebbe capire da quanti mesi era in bottiglia. l'effetto dry-hopping non dura molto nel tempo.

      in generale io me la ricordo davvero poco buona.

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