sabato 30 luglio 2016

Stone (Berlin) Arrogant Bastard Ale vs Stone Arrogant Bastard Ale - Bourbon Barrel

"Questa è un birra aggressiva. Probabilmente non ti piacerà. E' abbastanza improbabile che tu abbia il gusto o la sofisticatezza di apprezzare una birra di tale qualità e profondità. Non ne sei degno". Con queste parole il 7 novembre del 1997 Stone Brewing lancia l'Arrogant Bastard Ale; una American Strong Ale aggressivamente luppolata che contribuirà a fare la fortuna del birrificio californiano, arrivando ad occupare il 30% della produzione.
Facciamo un passo indietro al 1995, anche se la storia già l'avevo raccontata qui: Steve Wagner, prossimo ad aprire Stone assieme a Greg Koch, ha appena acquistato un nuovo impianto casalingo e sta facendo i lotti pilota di quella che poi diventerà la Stone Pale Ale. Qualcosa va storto nell'adattare la ricetta al nuovo impianto più capiente: nella pentola ci finiscono un po' troppi malti e una quantità esagerata di luppolo. Da qui i ricordi di Wagner e Koch divergono: il primo sostiene di essersene accorto solo al momento di assaggiare la birra pronta. Koch ricorda invece che l'errore fu subito scoperto, ma i due decisero di non buttare la cotta e portare comunque a termine la fermentazione per vedere che cosa ne era venuto fuori. Il risultato è comunque lo stesso: al momento dell'assaggio entrambi la trovano fantastica, anche se sono consapevoli che poche persone saranno in grado di apprezzare una birra così amara.  Il nome Arrogant Bastard Ale nasce spontaneo. 
Ma nel primo anno anno dall'apertura (1996), Stone non naviga nell'oro e fatica a far tornare i conti; i soci di Wagner e Koch li sentono ogni tanto parlare di questa "Arrogant Bastard", trovano che il nome sia di grande effetto e spingono per commercializzarla, pur non avendola mai assaggiata. 
Wagner e Koch sono però dubbiosi: "la maggioranza della gente non era sicuramente degna di bere questa birra. Non volevo che qualcuno la comprasse per poi vuotarla nel lavandino; la nostra idea iniziale era di farne solamente una cotta, un'edizione limitata e quindi destinarla soltanto a quei pochi individui che l'avrebbero apprezzata". Prima ancora di iniziare a vendere la birra, Koch mette in vendita nell'estate del 1996 allo spaccio di Stone alcuni bicchieri con il logo Arrogant Bastard Ale: voleva vedere la reazione della gente al nome, e quelle pinte vanno subito a ruba. Ci vorrà però ancora un anno, e presumibilmente numerosi tentativi per affinare la ricetta, prima delle première del primo fusto di Arrogant Bastard che avviene il primo novembre del 1997 in un affollatissimo Pizza Port di Carlsbad.
Koch è poi bravo a costruire attorno al nome della birra un'aggressiva campagna di marketing che lancia la sfida nei confronti di bevitori "non degni" di berla: "agli eventi - racconta sempre Kock - la gente veniva al nostro stand, vedeva le bottiglie, e la voleva provare solo per il suo nome. Ma io dicevo loro di no. Prima dovete assaggiare la Stone Pale Ale, poi la Smoked Porter, poi la IPA e solo dopo, se siete interessati ad andare avanti, ve la farò assaggiare".  Un tipo di comunicazione che ha fatto scuola e che ha ispirato molti altri birrifici, gli scozzesi di BrewDog in primis.
Il successo dell'Arrogant Bastard ne ha fatto ovviamente nascere molteplici variazioni e, nel 2015, ha determinato la separazione del brand: è sempre Stone a produrla, ma il suo nome scompare a favore dell'Arrogant Brewing. Nella gamma ci sono la la Double Bastard (1998, 11%), la Oak Arrogant Bastard Ale (con chips di rovere, 2004), la Lucky Bastard (2010, un blend delle quattro birre precedenti), la Bourbon Barrel (2014), la Depth Charged Double Bastard (Double Bastard con aggiunta di caffè, 2015) e la sua versione barricata in botti di bourbon e sciroppo d'acero chiamata Bastard's Midnight Brunch, la Bastard in the Rye (Double Bastard invecchiata in botti di Rye Whiskey), e la piccantissime Crime (9.6%) e Punishment (12%), anche esse ora disponibile in versione Barrel Aged.
Il debutto di Stone Berlino non poteva quindi esimersi dal proporre, oltre alla Stone IPA, anche l'altra flahsghip beer del birrificio californiano; mettiamo a confronto una delle prime lattine arrivate da Berlino ed una bottiglia di Arrogant Bastard Ale Bourbon Barrel prodotta invece ad Escondido.

Le birre.
L'Arrogant Bastard Ale di Berlino è di uno splendido color ambrato carico, appena velato, con intense sfumature rosso rubino e sormontata da un perfetto  e generoso cappello di schiuma ocra, compatta e cremosa, dall'ottima persistenza. L'aroma non è particolarmente intenso e la generosa luppolatua (resina) non è affatto in primo piano; ci sono invece toffee, pane nero, profumi terrosi, di zucchero caramellato, qualche accenno fruttato (prugna) e di alcool. Nel complesso pulizia ed eleganza sono abbastanza buoni. Ottima la sensazione palatale, corpo medio, la giusta quantità di bollicine, morbidezza ed una scorrevolezza che quasi contrastano con il marketing aggressivo. Il caramello ed il  pane nero leggermente tostato riprendono l'aroma ma è solo una breve introduzione a quello che è il vero protagonista dell'Arrogant Bastard: l'amaro, resinoso ed intenso, piccante, affiancato da note terrose e da leggerissime tostature, che avvolge il palato in lungo e in largo, senza abbandonarlo più. E si continua senza sosta anche nel lungo retrogusto, dove alcool ed caramello continuano a supportare l'ondata amara che solletica per diversi minuti il palato, senza mai perdere di vista una certa eleganza. La pulizia  nel complesso è buona ma ci sono margini di miglioramento, sopratutto se confrontata con la sorella prodotta in California.
Ad ormai venti anni dalla sua nascita l'Arrogant Bastard continua a rimaner un'intensa bevuta, benché nel frattempo il palato del beergeek si sia ormai abituato a certi livelli di amaro e non ne rimane quindi particolarmente sconvolto; non c'è invero molta complessità, c'è quel gusto di pane nero (schwarzbrot!) che fa molto Germania e che non riscontro nella versione americana, ma nel complesso mi sembra una replica abbastanza vicina a quella che viene fatta ad Escondido, benché più mansueta e meno aggressiva.
Passiamo ora all'Arrogant Bastard Ale Bourbon Barrel, produzione californiana che debutta nell'ottobre del 2014 all'interno dell'Arrogant Bastard Box, un 4 pack che per una ventina di dollari vi offre una bottiglia da 65 cl. di  Arrogant Bastard Ale, Double Bastard Ale, Lukcy Bastard Ale e la nuova Bourbon Barrel-Aged.
Perfettamente limpida nel bicchiere, anche lei è di color ambrato carico con intensi riflessi rossastri; la schiuma ocra è compatta e cremosa ed ha un'ottima persistenza. Il naso, piuttosto pulito e di buona intensità , regala caldi ed eleganti profumi di caramello e vaniglia, bourbon, uvetta e prugna, toffee, legno, zucchero caramellato. Consistenza oleosa, poche bollicine, mouthfeel corretto per una bevuta lenta e morbida che riscalda ed appaga con il dolce del biscotto, del caramello e della vaniglia, dell'uvetta e della prugna. La chiusura è ovviamente meno amara rispetto alla sorella fresca: qui la resina ed il terroso non sono protagonisti ma contribuiscono a bilanciare il dolce di inizio bevuta, assieme all'alcool e ad una buona attenuazione. Il retrogusto è dolce di bourbon, vaniglia e caramello, con dettagli legnosi e un morbido tepore etilico che rincuora e riscalda, anche se siamo in piena estate e non ce ne sarebbe bisogno.
L'invecchiamento in botte le toglie ovviamente buona parte "dell'arroganza amara" che possiede la versione base ma l'arricchisce con bourbon, vaniglia e legno; ne risulta una birra il cui vigore e la cui potenza non scaturiscono dal luppolo ma dalla componente etilica, con il risultato di una bevuta più bilanciata e non priva di una certa eleganza. Molto bene.

Nel dettaglio:
Stone Brewing Berlin Arrogant Bastard Ale, formato 50 cl., alc. 7.2%, lotto 10/06/2016, scad. 07/03/2017, prezzo indicativo 5.00 Euro (beershop, Italia)
Stone Brewing Arrogant Bastard Ale - Bourbon Barrel, formato 35.5. cl., alc. 8.1%, lotto 23/12/2015, prezzo indicativo 5.50 Euro.

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

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