lunedì 11 novembre 2013

Kona Longboard Island Lager

In una nota catena di supermercati italiani (non facciamo pubblicità, ma ci vuole poco a scoprirlo), sono da poco apparse alcune esotiche birre americane. Evento raro visto che, se la mia memoria non inganna, l'unica birra "brewed in USA" che ho visto sugli scaffali della grande distribuzione (industriali come Blue Moon, Coors e Bud a parte) è la Brooklyn Lager. Bene, ne arrivano improvvisamente tre, tutte diverse, dai seguenti birrifici: Kona Brewing Co. (Hawaii), Red Hook (Washinghton) e Widmer Brothers (Oregon). Sembrerebbe quasi una coincidenza, ma basta una piccola ricerca per vedere che tutti i tre birrifici fanno capo alla Craft Brew Alliance, formatasi nel 2008 proprio dalla fusione tre Red Hook e Widmer. Dal 2012 quotata in borsa, è oggi il nono maggior produttore statunitense (dati del 2012) e posseduta per il 32% dalla Anheuser-Busch InBev (quella di Corona, Becks, Budweiser, Stella Artois, Leffe, Franziskaner, Hoegaarden, Bass, e molti altri).  Dal 1 Ottobre 2012 anche la hawaiana Kona è di proprietà della Craft Brew Alliance che, come vediamo, tanto "craft" non è ed infatti non possiede i requisiti richiesti dalla American Brewers Association per potersi definire tale (innanzitutto il 75% della proprietà dev'essere in mano ad un "craft brewer", ossia un artigiano). La Kona, il maggior birrificio del più esotico stato Americano, era stato fondato nel 1994 da Cameron Healy e Spoon Khalsa a Kailua-Kona. Quattro anni dopo viene aperto un primo pub/ristorante, seguito da un secondo nel 2003 e, nel 2008, da un pub-ristorante all'aeroporto di Honolulu (beato chi l'ha visitato). 220.000 i barili prodotti nel 2012, con ovviamente grande enfasi nella comunicazione all'identità hawaiana, una sorta di paradiso fatto di candide spiagge, acque cristalline e tavole da surf.  L'Aloha ed il Shaka non sono però del tutto sinceri, visto che le Kona vengono anche prodotte negli stabilimenti di Red Hook e Widmer ("così inquiniamo meno", dicono), ben lontano dalle Hawaii.
Flagship beer del birrificio è, senza nessuna sorpresa, una lager chiamata Longboard Island; quando Kona era ancora davvero "craft", si aggiudicò pure una medaglia d'argento al Great American Beer Festival (2010, helles/munich/lager category). Quasi una trentina sono comunque le medaglia ottenute in vari concorsi dal 2002 ad oggi; non è ovviamente il caso di mettersi a discutere su che valore (al di là di quello promozionale) le medaglie in alcuni concorsi anno. 2-Row il malto, Hallertau, Sterling, Millennium e Mount Hood i luppoli. Risulta già difficile apprezzare in pieno le birre americane in Europa, dopo il viaggio oceanico, le cose si complicano ulteriormente se si tratta di una bassa fermentazione ed in mezzo ci si mette un grande importatore europeo (le tre birre arrivate in Italia sono state recensite su Ratebeer da gente di tutta Europa, negli ultimi mesi) e poi la grande distribuzione italiana. Il distributore (italiano) ne indica un lotto di produzione di Giugno 2013, ma è altamente  improbabile che birre imbottigliate a giugno fossero sugli scaffali del supermercato italiano già a fine settembre, dopo essere passate nelle mani di almeno un paio di distributori. Memore di una Brooklyn Lager quasi martoriata, stappo questa Longboard Island senza nessun'aspettativa. L'introduzione alla bevuta è stata un po' lunga oggi perché sulla birra c'è davvero poco da dire.  Dorata e appena velata, forma "un dito" scarso di schiuma, biancastra e poco persistente. L'aroma è praticamente assente, ci vuole quasi un po' di suggestione per trovare dei sentori di miele e (forse) di arancio. Al palato qualche nota di cereali, pane, un accenno di agrumi ed un finale timidissimo, appena erbaceo. La bassa carbonazione, unita alla pochezza di corpo e alla scarsa intensità le dà il colpo di grazia finale. Birra innocua, lascia il palato un po' appiccicoso e molto insoddisfatto. Mancava nella collezione d'etichette, magra consolazione. Non so come sia berla in loco, sulle belle isole statunitensi; i siti di beer-rating non le danno grande credito, ma forse se vi trovaste a berla su una calda spiaggia hawaiana il vostro giudizio potrebbe essere più clemente. 
Formato: 33 cl., alc. 4.6%, IBU 20, lotto 06/2013 (?), scad. 30/09/2014, pagata 2,35 Euro (supermercato, Italia).

10 commenti:

  1. Peccato che Rochefort 8 e Saison Dupont non si vedano pui' negli scaffali del Noto Supermercato.

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  2. Provata alle Hawaii in viaggio di nozze quest'estate. Tu la scrivi molto meglio di me, ma il giudizio complessivo è simili: piuttosto deludente. Della produzione Kona ne ho assaggiate tre: la migliore è stata Fire Rock (discreta), seguita dalla Castaway Ipa (comunque non eccelsa) e appunto Longboard. Però ho comprato lo stesso la maglietta :-)
    Ps: aeroporto di Honolulu... 24 ore chiuso all'interno, e mi hanno fatto dormire per terra. No comment! ;-)

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    1. Insomma, nemmeno berla sul mare aiuta :)
      La cosa migliore rimane l'etichetta... e approvo la maglietta !

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    2. Stessa esperienza, ma li era tutto straordinario.. A parte la sosta al rientro, una notte in aeroporto ad Honolulu.. Che sia la prassi? :)

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  3. comprata ieri nel noto supermercato italiano, attirata dall etichetta per il fidanzato surfista .. a me è bastato quello ;-)

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  4. L'ho comprata ieri in offerta in quella famosa catena di supermercati, siceramente a me è piacita e anche parecchio!! Mi ha lasciato la bocca gustos

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  5. Vi assicuro che bevuta nel loro ristorante appena fuori Kona dopo aver completato l'Ironman delle Hawaii ha tutto un'altro sapore...

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  6. La big wave nessuno la provata?

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  7. Forse è cambiato qualcosa nella distribuzione, poiché l'ho acquistata(esselunga) e degustata ieri e mi ha lasciato un'impressione positiva. Estremamente beverina, di corpo snellissimo, buona carbonazione, bilanciata e finale amarognolo-erbaceo. Al naso cereali, erba e frutta bianca fresca, intenso, invitante e ancora fresco.
    Insomma, la mia esperienza è stata molto diversa dalla vostra, ma forse sono stato solamente fortunato.
    Alloha! rs..

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