giovedì 31 luglio 2014

Blaugies Saison d'Épeautre

Ci sono birrifici che sfornano decine (o centinaia!) di nuove birre ogni anno, e ce ne sono altri in attività da decenni che invece non ne producono (fortunatamente) neppure una decina, semplicemente perché non ne hanno bisogno. E' il caso della Brasserie des Blaugies, attiva dal 1988 a Blaugies (Dour), una ventina di chilometri a sud-ovest di Mons ed a meno di un chilometro dal confine con la Francia. Sono due ex-insegnanti di scuola, Pierre-Alex Carlier e la moglie Marie-Robert Pourtois a fondarla, con il semplice intento di "produrre le birre  che a noi piace bere, e se poi piacciono anche alla gente, meglio". Inizialmente aiutati dall'ex mastro birraio della Brasserie Dupont Marc Rosier, da qualche anno i fondatori hanno passato le consegne alla seconda generazione: il figlio Kevin ha sostituito la madre in sala cottura, ed il fratello Cedric gestisce il ristorante annesso chiamato Forquet. Di recente il birrificio si è aperto ad una collaborazione con gli americani di Hill Farmstead ma, a parte questo, nel garage di casa Carlier a Blaugies, dove è installato il birrificio, si continuano a produrre poche birre cercando nel segno del rispetto della tradizione. 
E' il caso di questa Saison d'Épeautre, nominata semplicemente per quello che è: "Saison al farro".  Una birra che forse è il miglior esempio di una classica saison vallona pur rappresentandone al tempo stesso una variazione: tradizionalmente le fattorie producevano infatti la birra con i cereali che avevano a disposizione in quel momento; a Blaugies usano il 33% di farro, malto Pilsner, un ceppo di lievito proprietario estremamente attenuante ed un solo luppolo, Styrian Goldings.
Nel bicchiere è dorata, lievemente pallida e velata, con un generoso cappello di schiuma bianca, un po' saponosa ma molto persistente. L'aroma è forte, fresco e pulito: immaginate di veder apparire nel bicchiere l'immagine di una soleggiata giornata in campagna. Profumi di campo, di fiori e di erbe, di scorza di agrumi (limone), di pera verde e di pepe; ma c'è anche un bel profilo rustico, di paglia e di sughero. Leggera, scorrevole e vivacemente carbonata in bocca, è un po' timida all'inizio, se paragonata all'intensità dell'aroma, ma è sufficiente lasciare che si "riposi" e si riscaldi per qualche minuto per poterla apprezzare in tutto il suo splendore. Malti fragranti, crosta di pane, crackers, un'accenno di miele, seguiti dalla polpa dell'arancio e dall'albicocca; il taglio amaro finale è elegantissimo e abbastanza intenso per lo stile, tra note erbacee di campo e di scorza di mandarino e di limone. C'è una nota di pepe che ben interagisce con le bollicine, ed i due elementi finiscono per enfatizzarsi a vicenda, ma c'è soprattutto un bel profilo rustico, ruspante, quasi impossibile da descrivere ma che, ad occhi chiusi, ti fa pensare ad un fienile, ad una fattoria, a - di nuovo - una soleggiata giornata in campagna. E' pulitissima e secca, rinfresca e disseta grazie ad una leggera acidità, e poi ri-asseta. 
Non ha molto senso pensare alla "saison perfetta", ma se esistesse credo che questa Saison d'Épeautre ci si avvicinerebbe moltissimo. Birra straordinaria nella sua semplicità, facilissima da bere, una delle migliori bottiglie stappate quest'anno, e non solo. Dovrebbe essere un'obbligatoria presenza sugli scaffali di ogni beershop (e di ogni supermercato); cercatela e trovatela, e se il vostro beershop non ce l'ha, chiedetela, provatela e probabilmente la ricorderete per sempre.
Formato: 75 cl., alc. 6%. scad. 12/2016, pagata 5.67 Euro (beershop, Belgio).

4 commenti:

  1. Bevuta questa sera a cena. Onestamente l'ho trovata appena discreta, ma nulla a che vedere con la Saison D'Erpe Mere, tanto per fare un nome...o ogni lotto viene fuori a modo suo, oppure non so che dire...i gusti sono gusti! 😃

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    1. Sono senz'altro birre diverse, la D'Erpe Mere spinge di più sull'amaro, quella di Blaugies è molto più delicata e sottile da cogliere.
      Detto questo, probabile che ti sia capitata una bottiglia "sfortunata" o mal conservata.. magari ha preso un po' di caldo nel corso della scorsa estate.

      Poi sì.. al di là di una birra fatta oggettivamente bene o male, c'è sempre il gusto personale.

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  2. Sì, è vero, la De Glazen Toren è parecchio più amara ma, almeno nel mio caso, anche molto più fresca e complessa nei sapori dovuti alla fermentazione del malto e dei cereali vari. Ho trovato la mia bottiglia di Blaugies piuttosto smorta, poco stimolante. Può anche essere che a me manchi qualcosa per cogliere certi sapori, ma il fatto che nel tuo articolo si parli di schiuma persistente (quando nel mio caso la schiuma è sparita molto in fretta), mi lascia pensare al fatto che la bottiglia non fosse proprio al massimo, anche se la scadenza era a fine 2018.
    Mi fa molto piacere scambiare le mie esperienze con te e spero di non tediarti troppo!

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    1. Sì, secondo ma hai beccato una bottiglia andata. Riprovala se ti capita, perché secondo me è una birra che merita tantissimo (come la sorella Vermentoise che ha luppoli americani)

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