martedì 5 maggio 2015

Birra Perugia Barley Wine 2014

Il Barley Wine di Birra Perugia non è semplicemente una birra ma anche un interessante progetto di valorizzazione del territorio umbro che vede coinvolte, oltre al birrificio, le Cantine Lungarotti  di Torgiano e le celebri ceramiche di Deruta, due comuni peraltro equidistanti dal luogo in cui viene prodotta la birra. 
La prima versione è datata 2013: il Barley Wine (12% alc.) venne messo ad affinare per alcuni mesi nelle barriques  ex Rubesco Riserva Vigna Monticchio  e poi commercializzato sia in normali bottiglie da 50 cl. che in eleganti 189 bottiglie di ceramica smaltata rossa disegnate da Marta Toni con il Grifo del birrificio in evidenza e realizzate a mano dalle Ceramiche Grazia di Deruta. 
Nel 2014 si replica: le barrriques sono sempre quelle di Cantine Lungarotti, l’affinamento del Barley Wine dura quasi un anno e una parte di esso finisce in 200 bottiglie di gres porcellanato, smaltate con nero opaco a 1250° C e sigillate con tappo meccanico. Il progetto è sempre della designer Marta Toni, mentre la realizzazione viene affidata agli allievi della Scuola d’Arte Ceramica “Romano Ranieri”, sotto la direzione dell’artista Nicola Boccini. 
Dalla forma alla sostanza, ecco il Barley Wine millesimo 2014, nella  bottiglia di vero che il birrificio mi ha invitato ad assaggiare. Nel bicchiere si presenta di color ambrato torbido, con qualche venatura arancio; la grossolana schiuma biancastra che si forma è piuttosto modesta e poco persistente, nulla di strano in una birra dal contenuto alcolico molto importante (11%). 
L'aroma è pulito ma non è particolarmente intenso: le note di vino e di legno, assieme a una evidente presenza etilica, sono quelle predominanti, mentre ci vuole un po' d'impegno a scovare, in secondo piano, quelle di frutta secca, caramello, biscotto ed amaretto, frutta secca, zucchero candito, mela verde. 
Anche il palato va fatto lavorare per tirare fuori gli elementi di questo Barley Wine che, ancora giovane, presenta una componente etilica troppo in primo piano che copre un po' tutto il resto. Ritornano biscotto e caramello, le note vinose e soprattutto quelle legnose che portano ad un finale tannico ma anche un po' astringente; predomina ovviamente il dolce, che viene però ben bilanciato da una lieve acidità vinosa e dall'alcool. Bene invece il retrogusto, caldo, dolce e finalmente morbido di frutta sotto spirito (datteri, uvetta) e caramello. Il corpo è medio, le bollicine sono ovviamente poche e la birra è gradevole in bocca, peccato che l'alcool obblighi a piccole sorsate e a qualche sosta defaticante di troppo. 
La mia impressione è che un po' di attesa in cantina non possa che giovare a questo Barley Wine, al momento ancora un po' giovane, ruvido e con le sue diverse componenti che non trovo ancora perfettamente amalgamate. Il carattere vinoso che emerge dal passaggio in botte non basta a colmare una mancanza di complessità e soprattutto di profondità che in una birra di questo livello (prezzo incluso, suppongo), mi aspetterei di trovare. Il consiglio, se volete provarla, è quindi di mettere la bottiglia in cantina, dimenticarla per un po’ e magari darle appuntamento al prossimo anno.
Ringrazio il birrificio per avermi inviato la bottiglia da assaggiare.
Formato: 50 cl., alc. 11%, lotto 0314S, scad. 12/2034.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

3 commenti:

  1. Complimenti per l'ottimo blog, che credo abbia un notevole valore letterario e una cura degna di una pubblicazione peer-reviewed, oltre ad essere una preziosa fonte di informazione sulle birre.

    Mi scuso per l'OT, vorrei proporre un quesito (o un esperimento, un gioco?) ispirato dalla lettura di questo post (http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/05/05/sotto-mentite-spoglie/) che tratta dell'importanza delle aspettative sulla valutazione di quanto si mangia e si beve. Il quesito, anzi i quesiti, sono i seguenti: L'autore di UBAG ha mai provato a sottoporsi ad assaggi in cieco (senza quindi sapere la provenienza della birra) in modo da ripulire il giudizio della birra dalle aspettattive? Un esperimento possibile sarebbe campionare a caso 10 tra le birre recensite sul blog, questa volta assaggiandole in cieco, e confrontare la nuova valutazione con quella vecchia già apparsa sul blog. Al netto delle inevitabili differenze che ci sono tra diverse bottiglie dello stesso prodotto, quanto crede che possano differire nuova e vecchia recensione? Con che accuratezza pensa possa riusciure a individuare il nome delle 10 birre campionate? Quanto crede possa aumentare il grado di accuratezza attraverso un "allenamento" di assaggi in cieco? Questo tipo di "allenamento" permetterebbe di diventare un assaggiatore più fine?

    Grazie.

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    1. Grazie dei complimenti, io se posso permettermi abbatterei un po’ le formalità dandoci del tu :)
      Le cieche le reputo assolutamente interessanti e istruttive, mi piacerebbe davvero organizzarne qualcuna ma gestendo il blog in solitudine mi riesce difficile. Dovrei trovare qualcuno che la sera mi versa le birre senza che io sappia cosa c’è nel bicchiere. Non è detto che prima o poi lo faccia.

      Io credo che il nome della birra finisca inevitabilmente per influenzare le aspettative di chi beve, in maniera più o meno marcata.
      Ci sono delle birre che sono state “celebrate ed osannate” da tutti e quando ti ritrovi a berle senz’altro sei predisposto in maniera più positiva rispetto ad una birra qualunque. Per quanto mi sforzi di essere obiettivo, se trovo un po’ deludente (escludo presenza di evidenti difetti, ovvio) una birra definita da tutti un capolavoro inizio prima di tutto a farmi delle domande su me stesso che sulla birra. Prima di pensare che sia una birra sopravvalutata, inizio a chiedermi se sono stato io che forse non l’ho capita.
      Comunque la cosa non mi preoccupa, il blog è un gioco, non mi piace neppure parlare di “recensioni delle birre”, ma piuttosto di “descrizioni delle birre”, anche se poi inevitabilmente finisco per esprimere un’opinione.

      Ovviamente bere senza sapere cose c’è nel bicchiere è invece una condizione fondamentale quando parliamo di concorsi, ma questo non è nemmeno necessario dirlo.

      Alla domanda “quante birre potrei riconoscere alla cieca tra quelle già bevute in passato” la risposta è: pochissime.
      La natura del blog mi porta quasi sempre a bere “nuove” birre piuttosto che a ribere sempre le stesse. Impossibile indovinare una birra che ho bevuto una sola volta 1 o 2 anni fa. Potrei forse riconoscere solo le birre che che bevo con regolarità, ma sono davvero pochissime.
      Mi è capitato di ribere birre che avevo pubblicato 3-4 anni fa, che non ricordavo neppure (ho una pessima memoria): rileggendo quanto scritto in passato le sensazioni erano simili, chiaramente la descrizione “attuale” era molto più completa e approfondita in quanto il mio palato si è “allenato” a forza di bere.

      Saluti
      Davide

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  2. Grazie per la risposta. Il lei in realtà nasceva da un equivoco, avevo letto da qualche parte (purtroppo non ritrovo il link) che il blog era gestito da più utenti e non sapendo se fosse vero mi riferivo genericamente all'autore di UBAG. Evidentemente la fonte era male informata (comunque ricordo che parlava bene del blog).

    Mentre scrivevo il messaggio precedente pensavo se sarei stato capace di riconoscere

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