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mercoledì 11 settembre 2019

Boulevard Dark Truth

Del birrificio americano Boulevard vi avevo già parlato in più di un’occasione.  Homebrewer molto precoce, John McDonald aveva iniziato i primi esperimenti a dodici anni per poi vendere illegalmente la birra ai coetanei al drive-in. La gioventù la passò invece in modo più “tranquillo” studiando arte al college del Kansas e iniziando poi a lavorare come carpentiere; lui e la moglie Anne vinsero un viaggio in Europa che John utilizzò per espandere la propria conoscenza brassicola; l’epifania, secondo le sue stesse parole, avvenne in un bar a Parigi bevendo una Belgian Ale. Ritornò negli Stati Uniti determinato ad aprire un birrificio ma almeno una ventina di banche gli chiusero la porta in faccia, considerandolo un pazzo che voleva mettersi in competizione con Anheuser-Busch, da sempre dominatrice nel Missouri. A quel tempo la Craft Beer era ancora un oggetto sconosciuto per la maggior parte degli americani.  Centomila dollari gli furono prestati dal padre ed altrettanti arrivarono dalla vendita di una casa che John aveva acquistato dieci anni prima per 7.000 dollari e poi completamente ristrutturata.  
Nel novembre del 1989 debuttò Boulevard Brewing Company con un impianto usato proveniente dalla Baviera; McDonald consegnò personalmente con il proprio pick-up un fusto di Unfiltered Wheat Beer alla Twin City Tavern di Kansas City. I primi tre clienti ai quali viene offerta non furono entusiasti di quel liquido torbido dalla generosa schiuma bianca: “uno di loro si rifiutò di assaggiarla– racconta McDonald – e gli altri due, dopo averne bevuto un sorso, allontanarono il bicchiere e uno di loro mi disse che era la peggior birra che avesse mai bevuto”.  La storia è poi continuata in maniera diversa e dai 6.000 barili che rappresentavano il primo Business Plan di Boulevard si è arrivati a  125 dipendenti, una capacità annua di 600.000 barili, e circa 190.000 prodotti (2014).  Boulevard è oggi il secondo maggior produttore del Missouri, dopo AB-InBev, e il più grande birrificio “craft” di tutto il mid-west americano. I risultati vengono ottenuti attraverso le espansioni del 1999, 2003 e soprattutto quella da venti milioni di dollari progettata nel 2005-2006;  ma il cambiamento più rilevante nella storia di Boulevard è indubbiamente quello annunciato il  17 ottobre 2013, quando McDonald  cedette la proprietà ai belgi della Duvel-Moortgat per una cifra che non è mai stata resa pubblica ma che si stima essere superiore ai cento milioni di dollari.  
ll timone passò quindi nelle mani di Simon Thorpe , CEO della Duvel Moortgat, mentre  McDonald mantiene ancora un ruolo direttivo e soprattutto di “ambasciatore” del marchio in tutto il mondo.  Dal 1999 Head Brewer di Boulevard è il belga Steven Pauwels; dopo alcuni lavoretti estivi nel birrificio della propria città, Steven ha lavorato al Domus Brewpub di Lovanio ed alla Riva di Dentergem (oggi di proprietà Duvel) prima di rispondere ad un annuncio di lavoro e volare negli Stati Uniti. Gli investimenti della Duvel Moortgat hanno finanziato il nuovo piano d’espansione del 2017 da dieci milioni di dollari che arriva però proprio nel momento in cui gli storici birrifici craft americani di grosse dimensioni stanno tutti più o meno soffrendo. L’anno si è infatti chiuso con una produzione totale di circa 211.000 ettolitri: nel 2016 Boulevard aveva raggiunto quota 260.000.  Per invertire la tendenza Jeff Krum, presidente del ramo americano della Duvel, annuncia nuove strategie: partnership commerciali con Whit Merrifield, seconda base della squadra  di baseball Kansas City Royals (Major League) e con la 20th Century Fox che inserirà la Camper Cosmic IPA  nel prossimo film della saga X-Men. Quest’anno è finalmente stata attivata anche la linea per la produzione delle lattine, le cui vendite hanno raggiunto il 20% del fatturato. Sino ad ora Boulevard si appoggiava ai compagni di casa Duvel di Firestone Walker.  
A soffrire è soprattutto la flagship beer della casa, quella Unfiltered Wheat che nel 2010 tempo occupava il 65% della produzione: oggi è scesa al 34%. Per recuperare Boulevard intende concentrarsi sulle birre che consentono una maggior redditività, anche se con volumi minori. Parliamo quindi di birre invecchiate in botte e birre acide, ma non solo. “Dobbiamo essere visibile ai giovani consumatori. Dobbiamo essere cool, dobbiamo essere nuovi. Dobbiamo produrre quelle birre che loro cercano. Essere innovativi non è semplice; ci sono già in giro così tanti piccoli birrifici che creano cose nuove. Qualche anno fa ricorda Krum –  eravamo il maggior produttore americano di birra in formato 75 centilitri; ora non siamo più così orgogliosi di quel record”. Anche se Boulevard non ha completamente abbandonato quel formato, la maggior parte delle loro birre viene ora offerta nei più pratici 6 pack da 35.5 cl., inclusa la Smokestack Series, composta da birre stagionali, sperimentali e occasionali.

La birra.
La stout Dark Truth è proprio una di quelle birre che ha debuttato come produzione occasionale nella Smokestack Series: era luglio del 2010 e da allora veniva prodotta almeno una volta all’anno. Il suo futuro è però in pericolo: nel 2016 il birraio Pauwels ammetteva  che “Dark Truth è una imperial stout basica, che potremmo definire ‘entry level’: ha quel carattere fruttato del lievito belga, è più rotonda e meno amara. La gente non la compra: le birre entry level sembrano non avere successo. Abbiamo così tante idee nuove e alla fine siamo costretti a mandare in pensione qualcuna delle vecchie”.   Nel 2017 è stato forse prodotto l’ultimo lotto di Dark Truth, rinominata “imperial stout”: precedentemente in etichetta vi era soltanto “stout”. Non so se sia ancora prodotta: della Smokestack Series fanno attualmente parte altre imperial stout invecchiate in botte. 
Zucchero candito, malti Pale, Amber 50, Cara 120, Cara 300, Chocolate, Roasted, Chocolate Rye, Malted Rye, Malted Wheat, Honey Naked Oats, avena in fiocchi, luppoli Magnum, Citra, Zeus e Perle: questi dovrebbero essere gli ingredienti. Quasi nera, schiuma cremosa e abbastanza compatta, buona persistenza: un bel biglietto da visita al quale fa seguito un naso ricco e quasi goloso. Fruit cake, melassa, prugna disidratata, tostature, frutta sotto spirito, accenni vinosi e di caffè. L’ispirazione belga è evidente soprattutto al palato: bollicine un po’ troppo vivaci, nessuna coccola cremosa per il palato. E’ forse questo l’unico appunto che mi sento di farle, ma anche se scorre bene non è affatto una imperial stout sfuggente. Il gusto segue l’aroma per quel che riguarda ricchezza e pulizia: fruit cake, caramello, melassa, frutta sotto spirito. L’amaro del torrefatto e dei luppoli arriva un po’ in ritardo ma riesce comunque a bilanciare una birra che, nel suo DNA belga, non nasconde qualche influenza americana.  Peccato che Boulevard abbia intenzione di mandarla in pensione: questa Dark Truth è una signora imperial stout molto precisa, ricca, bilanciata: birra “entry level”? Per me è solo un’altra delle vittime illustri della moda. Si sorseggia senza difficoltà e con grande piacere:  alcool (9.7%) presente ma non invadente per un lungo abbraccio finale di frutta sotto spirito.  Due anni in bottiglia e ancora in splendida forma.
Formato 35.5 cl., alc. 9.7%, IBU 60, imbott. 09/11/2017, scad. 09/11/2019, Prezzo indicativo 7.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 17 settembre 2015

Boulevard Smokestack Series - Tank 7 Farmhouse Ale

Homebrewer molto precoce, John McDonald inizia i primi esperimenti quando aveva appena dodici anni nel seminterrato a casa di un amico per poi vendere illegalmente la birra ai coetanei al drive-in. La gioventù la trascorre invece in modo più “tranquillo”   studiando arte al college del Kansas e iniziando poi a lavorare come carpentiere; lui e la moglie Anne vincono un viaggio in Europa che John utilizza per approfondire la propria conoscenza brassicola; l’epifania, secondo le sue stesse parole, avviene in un bar a Parigi, bevendo una Belgian Ale. Ritorna negli Stati Uniti determinato ad aprire un birrificio ma almeno una ventina di banche gli chiudono la porta in faccia, considerandolo un pazzo che voleva mettersi in competizione con Anheuser-Busch, da sempre dominatrice nel Missouri. Centomila dollari  gli vengono prestati dal padre (“ti anticipo l’eredità” disse) ed altrettanti provengono dalla vendita di una casa che John aveva acquistato dieci anni prima per 7.000 dollari e poi completamente ristrutturata. 
E’ il novembre del 1989 quando debutta la Boulevard Brewing Company con un impianto usato proveniente dalla Baviera; McDonald consegna personalmente con il proprio pick-up Isuzu un fusto di Unfiltered Wheat Beer alla Twin City Tavern di Kansas City. I primi tre clienti ai quali viene offerta non sembrano particolarmente entusiasti di quel liquido un po’ torbido dalla generosa schiuma bianca: “uno di loro si rifiutò di assaggiarla– racconta McDonald – e gli altri due, dopo averne bevuto un sorso, allontanarono il bicchiere e uno di loro mi disse che era la peggior birra che avesse mai bevuto”. 
La storia è poi continuata in maniera diversa e dai 6.000 barili che rappresentavano il primo Business Plan di Boulevard si è arrivati a  125 dipendenti, una capacità annua di 600.000 barili, e circa 190.000 prodotti (2014).  Boulevard è oggi il secondo maggior produttore del Missouri, dopo AB-InBev, e il più grande birrificio “craft” di tutto il mid-west americano. I risultati vengono ottenuti attraverso le espansioni del 1999, 2003 e soprattutto quella da venti milioni di dollari progettata nel 2005-2006;  ma il cambiamento più rilevante nella storia di Boulevard è indubbiamente quello annunciato il  17 ottobre 2013, quando McDonald  comunica di aver ceduto la proprietà ai belgi della Duvel-Moortgat per una cifra che non è mai stata resa pubblica ma che si stima essere superiore ai cento milioni di dollari. “I miei tre figli (nati negli anni ’90) sono ancora troppo giovani, io ho già 60 anni e  volevo togliermi dalle spalle il peso di dover prendere tutte le principali decisioni”; dopo aver meditato sull’opportunità di venderlo ai propri dipendenti, McDonald lo offre invece ai belgi di Duvel , birrificio che aveva già visitato diverse volte come “turista” e già proprietario di un altro pezzo di America, la Ommegang Brewery. Il timone passa quindi nelle mani di Simon Thorpe , CEO della Duvel Moortgat, mentre  McDonald mantiene comunque un ruolo direttivo e soprattutto di “ambasciatore” del marchio in tutto il mondo.  Oltre che in 20 stati americani, Boulevard è oggi distribuita anche in Inghilterra, Belgio, Olanda e nei paesi scandinavi. 
Facciamo adesso un passo indietro al 2007, quando l’aumento della capacità produttiva permette a Boulevard di espandere il proprio portfolio.  Nasce la Smokestack Series, una serie di birre inizialmente stagionali, disponibili prevalentemente nel formato 75 cl., solitamente dall’elevato contenuto alcolico e in alcuni casi affinate in botte. Oltre a queste vi sono anche alcune “Limited Release”  messe in vendita una volta l’anno, come ad esempio la Saison-Brett  e la Bourbon Barrel Quad. 
Dal 1999 Head Brewer di Boulevard è il belga Steven Pauwels; dopo alcuni lavoretti estivi nel birrificio della propria città, Steven ha lavorato al Domus Brewpub di Lovanio ed alla Riva di Dentergem (oggi di proprietà Duvel) prima di rispondere ad un annuncio di lavoro e volare negli Stati Uniti. Tra le tante ricette elaborate da Steven a Kansas City c’è anche quella della Tank 7 una Saison ben luppolata e credo  ispirata alla Dupont. Prende il suo nome da una vasca un po’ “birichina” (la numero 7)  nella quale si trovava a fermentare; inizialmente questa saison veniva prodotta solamente per realizzare la Saison-Brett (2008), ma visto che si trattava di un'ottima birra anche senza i brettanomiceti, perché non commercializzarla? La sua ricetta è poi stata leggermente variata per differenziarla un po’ dalla sorella brettata; debutta nel 2009 con una ricetta piuttosto semplice che prevede, oltre al lievito belga della casa, malto Pale, frumento maltato, fiocchi di mais, luppoli Magnum, Bravo ed Amarillo.
Il suo colore è arancio velato impreziosito da qualche venatura dorata; impeccabile la schiuma, bianca, compatta, cremosa e "croccante", dall'ottima persistenza. Aroma pulitissimo e piuttosto elegante che si compone di polpa e scorza d'arancia, pepe bianco, mandarino, ananas, albicocca e passion fruit; in sottofondo sentori floreali (geranio) e lievemente aspri di frutta acerba. Le ottime premesse "olfattive" trovano pieno riscontro in bocca in una birra morbida e dal corpo medio che ha solo la pecca di una carbonazione un po' sottotono per lo stile. I malti regalano fragranti note di pane, fetta biscottata  qualche accenno di miele, seguite da quelle fruttate di albicocca, arancia e qualche accenno di banana. Esemplare la pulizia ed esemplare anche il bilanciamento, nel finale amaro terroso e leggermente zesty nel quale ritorna il pepe bianco dell'aroma ed una delicata speziatura che chiama in causa anche il coriandolo. La bevuta è ruspante e rustica quanto basta per non perdere mai una certa eleganza, e nonostante un contenuto alcolico considerevole (8.5%) risulta alla fine rinfrescante e dissetante grazie anche ad una lieve acidità e ad un'ottima secchezza. Lievito e luppoli lavorano in perfetta sintonia senza che nessuno prevarichi l'altro, consentendosi vicendevolmente di esprimere le proprie caratteristiche; e quando s'incontrano birre così, c'è solo da levarsi il cappello e da berne con enorme soddisfazione. 
Formato: 35.5 cl., alc. 8.5%, IBU 38, lotto 010115 0751 A, scad. 01/2016, pagata 2.20 Euro (drink store, Belgio).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 5 settembre 2014

USA - Saison, Farmhouse Ales: Off Color Apex Predator, Epic Sour Apple Saison-Style Ale, Crooked Stave Surette, Logsdon Seizoen, Firestone Walker Opal, Boulevard Saison-Brett

Se sei appassionato di birra, la prima volta che ti rechi negli Stati Uniti, in California, ti trovi inevitabilmente attratto dalle IPA / Double IPA della West Coast e finisci per “sfondarti” di luppolo; è comprensibile, sono birre che non trovi in Italia e che, anche se le trovi, arrivano dopo aver attraversato l’oceano e quindi non al massimo della forma.  Sebbene si sia portati a pensare diversamente, anche influenzati dal (falso) mito che le IPA furono “inventate” apposta per viaggiare e per essere esportate verso le colonie britanniche, le IPA sono infatti tra le birre più “locali” che ci siano; vanno bevute dove sono fatte, il più in fretta possibile, e meno viaggiano in giro per il mondo, meglio è. Quindi, se la mia prima visita in California di un paio di anni fa era stata segnata quasi esclusivamente dalle IPA, per questo secondo appuntamento americano ho volutamente scelto di orientarmi su altro.  
Tra gli stili più “di moda” attualmente negli Stati Uniti, oltre alle sour/birre acide (parlate ad un birrofilo americano di Cantillon e s’illuminerà) c’è anche quello delle Saison / Farmhouse Ales.  Le saison sono forse le birre che preferisco in assoluto, sempre più birrifici ne hanno almeno una in gamma, e quindi eccovi una rapida carrellata di  esempi di “saison all’americana” , rigorosamente in ordine di gradimento.   
Dall’Illinois (Chicago), ecco la Apex Predator  del birrificio Off Color Brewing, fondato nel 2013 da John Laffler (ex Goose Island) e Dave Bleitner.  Se le IPA non fanno al caso vostro, sappiate che il birrificio non ne produce nemmeno una, prediligendo piuttosto la tradizione tedesca e belga. Si tratta di una Farmhouse Ale (6.8%) prodotta con malti pils, honey e fiocchi di frumento; la luppolatura è affidata a Sterling e Crystal, quest’ultimo utilizzato anche in (generoso) dry-hopping. Di colore arancio pallido e dall’accademica, generosa “testata” di schiuma compatta e cremosa, regala un gradevole benvenuto olfattivo di mandarino ed arancio, cereali e crackers, movimentato da una lieve nota pepata ed un po’ di rustica paglia. Leggera e vivacemente carbonata, paga forse il dazio di un’eccessiva acquosità che la rende un po’ sfuggente. Il gusto è comunque intenso e rispecchia in pieno l’aroma, con una fragrante base maltata di pane e cereali, agrumi ed un finale amaricante erbaceo e “zesty”.  Niente spezie, il lavoro è tutto sulle spalle del ceppo di lievito utilizzato. Una secchezza non impeccabile la rende un po’ meno dissetante del previsto, apprezzabile la lieve pepatura che ben interagisce con le bollicine solleticando il palato.  Non conoscevo il birrificio, la loro bella etichetta mi ha spinto all’acquisto “alla cieca” ed è stata una piacevole scoperta. 
Dallo Utah (stato americano con una legislazione abbastanza rigida riguardo gli alcolici, tutto quello che eccede il 3.2% va acquistato negli appositi negozi statali)  ecco la Epic Brewing Company, che ha anche una succursale anche a Denver (Colorado).  Nel 1992 i californiani David Cole e Peter Erickson fondano a Salt Lake City una società per l’acquacultura ed è solo nel 2008, grazie ad una modifica delle leggi statali, che gli viene permesso di aprire un birrificio. Viene in loro aiuto il birrario Kevin Crompton. Fa parte della loro Exponential Series questa Sour Apple Saison-Style Ale, imbottigliata a Luglio 2013 e speziata con zenzero, cardamomo, cannella, chiodi di garofano, noce moscata, anice, coriandolo e grani di paradiso. Malto Pils (Weyermann), fiocchi d’avena (Briess), frumento maltato (Muntons); Saaz e Tettnang i luppoli utilizzati oltre a, ovviamente, un’indefinita percentuale di (credo) succo di mela.  Nel bicchiere è limpida e dorata, ma la bianca schiuma che si forma svanisce molto rapidamente. L’aroma è pulito ma onestamente non avverto nessuna delle numerose spezie utilizzate: il ce è un bene, secondo il “dogma belga”, che recita “quando una spezia si sente nella birra vuol dire che ne è stata messa troppa”. L’aroma è di mela verde e pera, fiori bianchi, pepe, addirittura sembra sbucare una nota  “legnosa”, quasi di sughero, nonostante il tappo a corona. L’alcool è importante (8.1%) ma è molto ben nascosto; al palato dopo l’ingresso di pane è un tutto un susseguirsi di asprezze, di mela verde acerba e di uva spina. La birra assume un interessante carattere vinoso, con una bella secchezza ed un lieve warming etilico finale. Non c’è amaro e, sebbene il gusto di mela sembri un po’ artificioso, è una birra  che sembra ben prestarsi ad abbinamenti gastronomici. Avevo in lista d'acquisto altre birre di Epic che non sono poi riuscito a recuperare, ma questa è stata comunque una bella scoperta.
Si sale di livello con la Surette Provision Saison di Crooked Stave, birrificio fondato da Chad Yakobson a Denver (Colorado), attivo dal 2010 e che si definisce “specializing  in 100% Brettanomyces fermentations and barrel-aged sour and wild ales”.  Si tratta della ricreazione della ricetta di una saison di inizio ‘900 che prevede malto, frumento, avena, segale e farro,  rifermentata ed invecchiata in botti di quercia con i lactobacilli naturalmente presenti e brettanomiceti. Qualcuno di voi ha forse avuto l’occasione di assaggiarla a Roma presso Eurhop 2013, dove è girato qualche fusto. Il colore è ramato ed opalescente, con una schiuma di dimensioni abbastanza modeste, ma cremosa e dalla buona persistenza. I profumi sono quelli dell’uva bianca, del cedro, di fiori bianchi, di lime, mela verde e prugna acerba, di legno bagnato, con una netta presenza di lattico. Praticamente piatta, è leggera e decisamente aspra di uva spina, limone e mela in bocca; nette le note legnose e vinose, spiccata l'acidità lattica che culmina in un finale di yogurt amaro. Molto rinfrescante, si beve con relativa facilità in quanto la marcata asprezza obbliga a qualche pausa defaticante tra un sorso e l'altro; è molto ben fatta, ma in qualche modo ci sento la mancanza di una nota rustica o di qualche "puzzetta".
Ci spostiamo virtualmente in Oregon (a Hood River) alla Logsdon Organic Farmhouse Ales, birrificio guidato da Dave Logsdon con il birraio Charles Porter; è un birrificio che avevo sulla wishlist, ed è un birrificio che mi è piaciuto sin dal primo incontro virtuale. Zero fronzoli, sito internet ed etichette delle birre quasi amatoriali che ricordano quelle di tanti produttori belgi. Il legame col Belgio non è casuale, visto che la moglie di Lodgson, Judith Barnes, è nata nelle fiandre; i due s'incontrarono nel 2007 ad un festival di birra in Belgio. Ma Lodgson è soprattutto uno dei fondatori della Wyeast Laboratories (lievito, lievito ed ancora lievito) che dopo venticinque anni ha deciso di lasciare per aprire, nel 2011, la Logsdon Organic Farmhouse Ales, accanto alla casa di campagna dove vive.
La loro Seizoen (7.5%) è prodotta con malto, frumento, avena,  coni di Fuggles e EK Golding e ben quattro diversi ceppi di lievito. Di colore arancio velato con una generosa quantità di schiuma bianca, quasi pannosa e molto persistente. L'aroma è fresco ed eleante, richiama la campagna con sentori di fiori bianchi, di erba e di rustica paglia; c'è qualche sentori di banana e di pera, di pepe, coriandolo e di agrumi. In bocca è vivacemente carbonata e scorrevole, dissetante e secca, piacevolmente rustica: cereali e pane, arancio, mandarino e pera, con un finale amaro tra l'erbaceo, il terroso e la scorza d'agrumi. Una perfetta saison belga, molto ben fatta, semplice ma intensa, semplicissima da bere, rinfrescante, gustosa, corroborante (se la bevete dopo una giornata di lavoro nei campi..).
L'unica saison californiana che vi presento è quella di Firestone Walker, chiamata Opal (7.5%). Malto Pilsner (Weyermann), frumento maltato e non, luppoli Styrian Golding ed Amarillo con dry-hopping di Hallertau Blanc: anche qui niente spezie, si fa lavorare il lievito. E il risultato è da inchino. Oro pallido quasi limpido, crema di schiuma bianca molto compatta e persistente. Imbottigliata da due mesi, con un naso fresco e pulito, acidulo e rustico (paglia) di fiori bianchi, pera ed uva, lime e limone, crackers, cereali, qualche accenno di banana, una delicatissima speziatura. Anche questa saison è vivacemente carbonata in bocca, con un corpo-medio leggero: le bollicine solleticano il palato, rinfrescano con una notevole intensità di pera, limone, mandarino, lime su una base di miele, pane e crackers, uva bianca, persino qualche suggestione di frutta tropicale. Chiude amara, erbacea, zesty e piacevolmente pepata; molto secca e molto dissetante, gradevolmente acidula, forse più elegante che rustica in bocca. Ottima. Sono consapevole che il mio giudizio è influenzato dall'averla bevuta nella Valle della Morte alle dieci di sera, quando la temperatura esterna era ancora di 44 gradi. Ma l'averla tirata fuori ancora fresca dalla borsa frigo e l'averla prosciugata nel giro di pochi minuti è stata un'esperienza  difficile da dimenticare. Dopo tutto non è solo la birra che beviamo, ma anche l'occasione in cui la beviamo.
Per chiudere questa breve rassegna ci spostiamo a Kansas City in Missouri; fondata nel 1989 da John McDonald, ecco la Boulevard Brewing Co.. Nel 2013 quello che è uno dei maggiori produttori di birra del mid-west statunitense viene acquistato dalla belga Duvel Moortgat (aggiungendosi  alla Ommegang, alla Brasserie d'Achouffe ed alla  De Koninck). La saison più popolare che produce Boulevard si chiama Tank 7 (che non ho trovato), la cui base viene usata per la produzione molto più limitata (una volta l'anno?), in quella che viene chiama Smokestack Series, di questa Saison-Brett. Malto Pale, frumento maltato, corn flakes, luppoli Magnum ed Amarillo (anche in dry-hopping) e, ovviamente, una rifermentazione in bottiglia con diversi ceppi di lievito tra i quali i tanto amati (dai birrofili americani, ma non solo) brettanomiceti. Imbottigliata il 27 febbraio 2014 e maturata per tre mesi prima della messa in vendita, si presenta di color arancio velato; la schiuma pannosa è esuberante e croccante, molto persistente. L'aroma è complesso e nonostante la bottiglia ancora giovane sono già evidenti i sentori brettati (lattico, formaggio, sudore) affiancati da quelli di fiori bianchi, pepe, lime e limone, arancio ed ananas. Presenta anche una gradevole nota legnosa: un gran bel bouquet, pulito e molto interessante. Praticamente perfetta al palato, vivacemente carbonata ma ugualmente morbida e scorrevole. S'inizia con i crackers e qualche accenno di miele. L'eleganza della frutta (arancio, pompelmo rosa, un po' di tropicale) è bilanciata da una parte più rustica e "verace", legnosa e terrosa, che richiama il granaio, la campagna arida, l'estate. Finisce secca ed amara di erba, scorza d'agrumi e terra, ruspante e profumata, molto intensa e fragrante; la gradazione alcolica è importante (8.5%) ma questa Saison-Brett si beve che è un vero piacere. Non so come possa evolvere ulteriormente con qualche altro mese di cantina, ma non mi pento assolutamente di averla bevuta anche se giovane. Chapeau, Boulevard.

In dettaglio:
Off Color Apex Predator, 35.5 cl.,   ABV 6,5%, IBU 35, lotto e scadenza non  riportati, pagata 3,02 Euro ($ 3,99  beershop)
Epic Sour Apple Saison-Style Ale,  65 cl., ABV 8.1%,  lotto #26, imbott. 12/07/2013, pagata  6,43 Euro ($ 7,99 supermercato)
Crooked Stave Surette Provision Saison,  35.5 cl., 6,2%, lotto  10 (2014), pagata 7,57 Euro ($ 9,99 beershop)
Logsdon Seizoen, 37.5 cl., ABV 7.5%, IBU 35, bottiglia nr. 4102, scad. 03/2017, pagata 6.05 Euro ($ 7,99 beershop)
Firestone Walker Opal, 65 cl., ABV 7.5%, IBU 35, imbott. 06/06/2014 19:14, pagata 5.30 Euro ($ 6,99 beershop)
Boulevard Smokestack Series - Saison-Brett 2014, 75 cl., alc. 8.5%, lotto SB14058-1, scad. 02/2016, pagata 10,60 Euro ($ 13,99 supermercato)