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mercoledì 21 giugno 2017

Oud Beersel Oude Kriek Vieille 2014

Dopo quelle di Lindemans e 3 Fonteinen è il momento di assaggiare la Oude Kriek di Oud Beersel e continuare questo breve viaggio tra birra e ciliegie. "Anno 1882” è la scritta che compare sul logo di Oud Beersel: la sua storia inizia quando Henri Vandervelden apre un birrificio nel paese di Beersel, alle porte di Brussels, e finisce nel 2002 quando Danny Draps, pronipote del fondatore, decide di sospendere un'attività ormai poco redditizia e che necessitava di grossi investimenti per poter continuare.  Mentre il mondo del lambic non si capacita per la scomparsa di un altro dei suoi storici produttori, un appassionato decide di darsi da fare. Gert Christians non può credere che presto dovrà rinunciare alla sua abitudine quasi quotidiana di bere una Beersel Oude Geuze ai tavoli del Le Zageman di Brussels e, assieme all'amico Roland De Bus, decide di acquistare il marchio nel 2003 lanciando contemporaneamente la Bersalis Tripel prodotta da Huyge per raccogliere i finanziamenti necessari a rimettere in piedi il birrificio. Nel frattempo il lambic secondo la ricetta di Vandervelden viene prodotto da Frank Boon e portato poi a maturare nelle botti di legno a Beersel, per poi essere riportato da Boon per il blend finale e l'imbottigliamento. Il 16 marzo del 2007 vengono ufficialmente commercializzate le prime Oude Geuze e Oude Kriek di Beersel, mentre pochi mesi dopo Roland De Bus rassegna le dimissioni ma viene prontamente sostituito dal padre di Gert, Jos Christiaens, da poco in pensione. 
Tornando alle kriek, sono attualmente tre quelle prodotte da Oud Beersel se escludiamo le più care commercializzate con il marchio Bzart. Per scegliere cosa versare nel bicchiere è fondamentale prestare attenzione alla presenza dell’aggettivo Oude, ovvero vecchio.  Acquistando la semplice kriek (3.5% ABV), come nel caso di Lindemans, vi troverete nel bicchiere un lambic addolcito con fruttosio ed edulcorante artificiale (Acesulfame K) per il quale vengono utilizzati 200 grammi di ciliegie Morello per litro. Più raro (e pregiato) è invece la solita variante Schaarbeekse Oude Kriek prodotta con le omonime ciliegie raccolte a nord di Brussels, sempre difficili da reperire: il primo lotto di circa 1500 bottiglie  (7.2% ABV) è stato prodotto nel 2016 aggiungendo le ciliegie ad un blend di lambic di 1 e 2 anni e facendolo poi maturare in botti di legno. Di più facile reperibilità anche in numerosi supermercati è invece il classico Beersel Oude Kriek Vieille (6.% ABV) prodotto con 400 grammi di ciliegie Morello per litro che vengono aggiunte al lambic: assaggiamolo.

La birra.
Si presenta all’aspetto di un intenso rosso che oscilla tra il rubino ed il porpora: la schiuma, leggermente macchiata di rosa, è cremosa e compatta e mostra una persistenza davvero notevole, se confrontata a quella delle altre kriek assaggiate nei giorni scorsi. Anche se viene utilizzata una varietà di ciliegia aspra, al naso domina il dolce con una sensazione che ricorda più lo sciroppo che la “pienezza” del frutto maturo: ad affiancarlo ci sono profumi di lampone e mirtilli. La componente funky/rustica è quasi assente ed anche l’asprezza (amarena, ribes rosso) rimane molto in secondo piano: bene la pulizia e intensità degna di nota in una bottiglia che ha oltre due anni di vita. La bevuta inizia dallo stesso dolce di ciliegia per prendere poi rapidamente la strada dell’asprezza delle amarene, del limone e del ribes rosso: anche al palato la componente rustica è quasi assente, privilegiando la frutta. La sensazione palatale è perfetta, con grande scorrevolezza e vivaci bollicine a rendere la bevuta scattante: chiude molto secca con una punta amara di mandorla e scorza di limone. Alcool fantasma, bene la pulizia ma l’eleganza non è al livello della 3 Fonteinen a causa di una ciliegia che ricorda un po’ troppo lo sciroppo. Una kriek accessibile che nella sua asprezza non è mai tagliente e riesce a farsi accettare anche da palati poco avvezzi allo stile: il prezzo e la facile reperibilità in Belgio costituiscono un ulteriore bonus che contribuisce a definire un soddisfacente rapporto qualità-prezzo. Non è l'olimpo ma il livello è comunque alto.
Formato: 37.5 cl., alc-. 6%, lotto 43181, scad. 14/11/2034, pagata 3.35 Euro (supermercato, Belgio).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 10 aprile 2017

Bzart Session Triple 2013

Le cosiddette Bières Brut (sarebbero “birre-champagne”, ma fate molta attenzione ad utilizzare la seconda parola in ambito commerciale) non sono di certo una novità in Belgio, basti pensare alla Deus di Bosteels o alle Mahleur, tanto per citare le più famose: e se applicassimo il  metodo  “Classique/Traditionnelle/Champenoise” al lambic? E' l'idea che è venuta a Gert Christiaens, colui che ha salvato Oud Beersel (uno degli ultimi produttori di lambic ancora in attività)  dall’estinzione rilevandolo nel 2007; una storia un po’ romantica, quella di un appassionato bevitore che non poteva tollerare di veder scomparire la propria amata bevanda, che vi avevo riassunto in questa occasione.  
Il romanticismo è bello ma non sempre coincide con il fatturato: per Oud Beersel, rinato solamente come assemblatore del lambic prodotto da Frank Boon, si trattava di trovare rapidamente il modo di far tornare i conti e iniziare a guardare al futuro con più ottimismo. La Bersalis Tripel permise nel 2005 di racimolare i fondi necessari per ripartire ed ampliare la capacità del magazzino dove mettere nuove vasche e botti necessarie per la fermentazione, la maturazione e l’assemblaggio finale del lambic; l’isteria per il lambic proveniente soprattutto dagli Stati Uniti è sicuramente un fattore che potrà aiutare il fatturato di Oud Beersel, anche se per il momento il nome non ha ancora l’appeal di Cantillon o 3 Fonteinen. E fortunatamente (per il portafoglio). 
Gert Christiaens ha pensato alla continuità della tradizione ma anche all’innovazione. Nel 2011 ha lanciato sul mercato il marchio Bzart, in collaborazione con Luc Dirkx, appassionato “attivista” olandese di vini e di birre; è lui a mettere in contatto Christiaens con l’amico Guy Geunis, proprietario di uno dei più antichi vigneti olandesi a Borgloon, nella regione del Limburgo. Geunis è noto alle cronache per avere commercializzato per molti anni i suoi vini frizzanti con il nome Champinnot, salvo poi essere costretto a cambiarlo in  Optimbulles in seguito alle minacce legali del CIVC - Comité Interprofessionnel du vin de Champagne
Il lambic, dopo essere stato invecchiato per circa un anno nelle botti della cantina di Oud Beersel, viene imbottigliato seguendo il metodo classico, ossia viene ossia aggiunto il liqueur de tirage, che contiene gli zuccheri ed i lieviti da champagne necessari alla rifermentazione in bottiglia. A questo punto le bottiglie riposano per circa nove mesi sulle pupitres (supporti di legno con fori dove sistemare le bottiglie a testa in giù) e vengono periodicamente girate a mano (remouage) per favorire l’amalgama di zuccheri e lieviti  e far depositare le fecce del lievito verso il tappo,  che vengono poi eliminate con il degorgement, ovvero la "sboccatura” che viene effettuata da Guy Geunis a Borgloon. Contrariamento a quello che avviene per lo champagne, Oud Beersel dichiara che per le Bzart non viene però effettuato il rabboccamento  con il liqueur d’expedition.   
Le prime 1300 bottiglie di Bzart Lambiek vanno rapidamente esaurite nonostante il prezzo elevato e convincono Christiaens a proseguire nel progetto che ben presto s’arricchisce con Bzart Kriekenlambiek (alle ciliegie), Bzart Oude Geuze e Oude Kriek, Bzart Session Triple e Bzart Triple Forte, Bzart Geuze e Kriek Cuvée.

La birra.
Non ho trovato molte informazioni su questa bottiglia di Bzart Session Triple, se non che la base di partenza è la Bersalis Kadet, ovvero una Belgian Ale che vorrebbe replicare la stessa intensità di sapori di una Tripel a fronte di una gradazione alcolica del 4.5%. La birra sarebbe poi sottoposta alla rifermentazione in bottiglia con liqueur de tirage  per un periodo di circa un anno nel corso del quale viene effettuato il remouage e che termina con il degorgement. A dirla così sembrerebbe una classica Belgian Ale riferimentata in bottiglia con lieviti da champagne, ma l’assaggio mostra l’inconfutabile presenza di lieviti selvaggi; da nessuna parte ho tuttavia trovato informazioni su un eventuale invecchiamento della birra in botti di legno prima dell’imbottigliamento, e neppure su di un eventuale blend con del lambic al momento dell’imbottigliamento. 
Detto questo, l’etichetta della Bzart Session Triple indica una messa in bottiglia avvenuta nell’ottobre 2013 e un degorgement del novembre 2014; solamente cinquecento gli esemplari prodotti. All’aspetto è di un bel colore dorato, leggermente velato e sormontato da un’esuberante schiuma pannosa che obbliga ad una lunga attesa prima di potere comporre un bicchiere di birra; nel frattempo bisogna attrezzarsi per tappare la bottiglia dalla quale continua ad uscire la schiuma, lenta ma copiosa. Terminata l’operazione, ci si può concentrare sull’aroma, piuttosto complesso ed interessante: ai classici “profumi” del lambic (lattico, sudore, carte da gioco vecchie, pelle di salame etc etc.) si affiancano note floreali, scorza di limone, uva acerba e, in sottofondo, un gradevolissimo velo di dolce di ananas e pesca. Nessuna sorpresa al palato, dove il mouthfeel è quello perfetto per una bière brut: corpo medio, vivaci bollicine, scorrevolezza e secchezza esemplari. La bevuta ricompone minuziosamente il puzzle aromatico: lattica, aspra di frutta acerba (uva, ribes, limone) e funky con un velo dolce a richiamare la frutta a pasta gialla. Alcool impercettibile, grande seccchezza e chiusura di mandorla amara, scorza di limone e lattico a ripulire perfettamente il palato. 
Buona complessità e grande facilità di bevuta per una birra acida indubbiamente di grande livello che ricorda effettivamente i vini spumati pas dosé o dosaggio zero e che si beve con grande soddisfazione. Impossibile però non parlare dei prezzi di tutta la linea Bzart, della quale la Session Triple credo rappresenti l'alternativa più economica; a seconda di dove le acquistate le Bzart oscillano tra i 15 ed i 35 euro a bottiglia, e a questi prezzi si riesce ad acquistare già dello champagne di qualità. Non ha forse molto senso confrontare birra e champagne, ma il contesto lo impone: a voi la scelta se orientarvi verso un'ottima birra il cui lungo processo produttivo non giustifica comunque del tutto il prezzo del biglietto.
Formato: 75 cl., alc. 6.3%, imbott. 11/2014, scad. 11/2020, pagata 14,75 Euro (drink store, Belgio)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 20 settembre 2016

Oud Beersel Bersalis Tripel

Bersalis Tripel, ovvero una birra che va oltre le sue semplici caratteristiche organolettiche ed una bevuta densa di significati. La storia ve l'avevo giù raccontata in questa occasione: si parte dal 1882, anno in cui Henri Vandervelden apre un birrificio nel paese di Beersel, alle porte di Brussels, e si finisce nel 2002 quando Danny Draps, pronipote del fondatore, decide di sospendere un'attività ormai poco redditizia e che necessitava di grossi investimenti per poter continuare. 
Mentre il mondo del lambic non si capacita per la scomparsa di un altro degli storici produttori, un appassionato decide di darsi da fare. Gert Christians non può credere che presto dovrà rinunciare alla sua abitudine quasi quotidiana di bere una Beersel Oude Geuze ai tavoli del Le Zageman di Brussels e, assieme all'amico Roland De Bus, decide di acquistare il marchio nel 2003.
In assenza dei fondi necessari per far ripartire il birrificio Gert decide che la cosa più importante e far sapere al mondo che Oud Beersel è rinato dalle proprie ceneri. Per questo scopo nel 2005 realizza la Bersalis Tripel presso gli impianti della Brouwerij Huyghe, con una ricetta che volutamente include il frumento, quasi un ponte immaginario che potesse traghettare il passato (lambic) verso il futuro. In questa bella intervista Christians dice anche di utilizzare lieviti selvaggi, ma credo si riferisca alla versione Oak Aged della Tripel. 
I fondi ricavati dalla vendita della birra costituirono il supporto finanziario necessario al rilancio di Oud Beersel: la produzione non è ancora ripartita, Gert ha preferito investire nelle vasche di fermentazione e nelle botti necessarie per l'invecchiamento del lambic che viene attualmente prodotto presso gli impianti di Frank Boon, da sempre "angelo custode" di Beersel. Christians ci tiene però a specificare che "non compriamo lambic da altri, semplicemente produciamo il mosto presso un altro birrificio, ovviamente seguendone la ricetta e la preparazione. Attualmente ci collochiamo a metà tra produttori e assemblatori". 

La birra.
All'aspetto è di colore oro antico, leggermente velato con una bella festa di schiuma bianca cremosa e compatta, "croccante", dall'ottima persistenza. L'aroma, pulito e di discreta intensità si compone di miele, canditi (arancia e albicocca), una leggerissima speziatura (pepe, coriandolo) e profumi di zucchero candito, biscotto al burro. I parametri dello stile sono rispettati anche in bocca con una vivace carbonazione, un corpo medio e l'alcool nascosto in quel modo subdolo in cui i belgi eccellono: ne risulta una tripel facile da bere, quasi scorrevole che presenta il conto a fine serata. Perfettamente coerente col naso, al palato è ovviamente il dolce a guidare con zucchero e canditi, biscotto e miele, ben bilanciati dalle vivaci bollicine e da una perfetta attenuazione. Bisogna attendere che la birra si scaldi per avvistare una parvenza amaricante terrosa a fine corsa, dettaglio irrilevante: il palato si à già messo comodo ad assaporare il retrogusto dolce e morbido di frutta sotto spirito. Una Tripel pulita, precisa e scolastica che si lascia comunque bere bene senza sforzo alcuno: l'intensità dei sapori potrebbe essere maggiore, non ci sono troppe emozioni nel bicchiere, non c'è molta personalità ma accontentandosi, anche in questo contesto, se se ne ricava una discreta soddisfazione.
Formato: 33 cl., alc. 9.5%, IBU 21 (?), lotto 03 14300, scad. 10/2017.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 5 agosto 2015

Oud Beersel Framboise 2012

“Anno 1882”, questa è la scritta che compare sul logo di Oud Beersel. E’ la data in cui Henri Vandervelden  inizia a costruire il proprio birrificio nel paese di  Beersel, situato alle porte meridionali di Bruxelles;  Henri sfruttò la sua esperienza maturata presso il birrificio De Kroon, a quel tempo specializzato nella produzione di lambic, dove lavorava nei mesi freddi; nei mesi caldi si occupava invece di raccogliere la frutta in campagna. 
Nel 1922 il testimone passa poi al figlio Egidius e, passati i tumulti della seconda guerra mondiale, a Henri Vandervelden II, figlio del prematuramente scomparso (1953) Egidius. Fortunatamente Henri si era già formato all’Institut National des Industries de Fermentation ed aveva già le idee molto chiare su come guidare il birrificio. Ne espande la capacità produttiva a 50 ettolitri (rimarrà così sino alla chiusura del 2002) e ne cambia il nome in Oud Beersel, con quell’aggettivo “vecchio” (oud)  scelto apposta per sottolineare il carattere tradizionale del suo birrificio e differenziarlo dal “nuovo” che arrivava dalla vicina Bruxelles.  
Nel 1991 per Henri II arriva il momento di andare in pensione ma, a causa dello scarso interesse verso il lambic del figlio Hubert, il birrificio passa in mano al nipote Danny Draps: è il periodo più difficile per Oud Beersel. Non ci sono le risorse per fare gli investimenti e ammodernamenti necessari, ed il futuro dell’azienda è in grosso pericolo. Nel 1996 l'imbottigliatrice del 1938 si rompe e, in assenza di soldi per cambiarla, un primo aiuto viene da Frank Boon (Brouwerij Boon, altro storico produttore di lambic) che inizia ad imbottigliare le bottiglie per Oud Beersel. E’ sempre Boon a "prestare" le ciliegie necessarie alla produzione della Kriek e, nel 1997, a fornire il lambic necessario a “tagliare” quello di Oud Beersel che era divenuto troppo acido a causa di una stagione estiva particolarmente calda.
Il 26 novembre 2002 Danny Draps decide di chiudere Oud Beersel e la taverna annessa 't Brasserie (al suo posto c’è oggi un fioraio), per dedicarsi ad un’altra occupazione. La notizia sorprende prima di tutti proprio Frank Boon, che si sfogherà a posteriori (il 23/10/2004) con una lettera pubblicata sulla Burgundian Babble Belt  verso chi gli rimproverava di non aver aiutato i colleghi: "Ho visitato Oud Beersel per la prima volta nel 1973, era un birrificio particolare, fatto in casa e datato 1968; il lambic di  Vandervelden è molto speciale, abbina l'acido lattico ad un carattere amaro che ricorda quasi quello del luppolo fresco. Era l’unico birrificio a produrlo così e la sua chiusura è una grossa perdita per tutto il mondo del lambic. Quando Vandervelden e Draps mi hanno chiesto un aiuto, io ho cercato di fare il possibile: ho fornito loro pezzi di ricambio, ciliegie, malti e luppoli, ho imbottigliato per loro, ho prodotto lambic per loro. La notizia della chiusura mi colse di sorpresa: avevo fatto per loro un blend di 240 ettolitri  da imbottigliare, e a Beersel ce n’erano altri 300 pronti. Drops mi chiese di acquistare il loro lambic ed usarlo per il mio Oude Geuze Boon, ma rifiutai. Acquistai il suo lambic e le sue etichette e imbottigliai a nome Oud Beersel; feci poi altre quattro produzioni di lambic per blendarlo con quello che era rimasto a Beersel. Il birrificio è ora in vendita per 575.000 Euro, qualcuno è interessato? Chi compra il birrificio avrà anche il marchio Oud Beersel in omaggio. Ancora oggi sto imbottigliando l’ultimo lambic di Oud Beersel, anche se questo rappresenta solo l’1.8% delle mie vendite.  Ho fatto il massimo per aiutarli a sopravvivere e se questo per qualcuno è “non aver fatto nulla”, allora è meglio che smetta completamente."Tocca all'allora settantasettenne Henri Vandervelden mettersi alla ricerca di un possibile acquirente; si moltiplicano gli appelli, l’associazione Zythos raccoglie 4000 firme su una petizione ma è solo grazie “al caso” che la fenice risorge dalla cenere.
Gert Christiaens e Roland De Bus sono amici dai tempi della scuola superiore e s’incontrano regolarmente ai tavoli di Le Zageman di Brussels per bere la Oude Geuze di Beersel, la loro preferita; un giorno il proprietario del locale gli avvisa che le scorte di bottiglie stanno per finire e che il birrificio ha chiuso in attesa di trovare qualcuno disposto a rileverlo. Il progetto iniziale di Gert e Roland era soltanto di aiutare Vandervelden a riaprire, ma lo stato di conservazione degli impianti era deteriorato a tal punto che non sarebbe stato possibile fare altro che ricostruire tutto da capo.
Alla fine del 2005 Christiaens e De Bus acquistano Oud Beersel, lanciando contemporaneamente la Bersalis Tripel prodotta da Huyge per raccogliere i finanziamenti necessari a rimettere in piedi il birrificio.  Nel frattempo il lambic secondo la ricetta di Vandervelden viene prodotto da Frank Boon e portato poi a maturare nelle botti di legno a Beersel, per poi essere riportato da Boon per il blend finale e l'imbottigliamento. Il 16 marzo del 2007 vengono ufficialmente commercializzate le prime Oude Geuze e Oude Kriek di Beersel, mentre pochi mesi dopo Roland De Bus rassegna le dimissioni ma viene prontamente sostituito dal padre di Gert, Jos Christiaens, da poco in pensione.
Negli ultimi anni i prodotti di Oud Beersel hanno riscosso un buon successo permettendo di reperire le risorse finanziare necessarie per continuare la ricostruzione; in attesa di avere un impianto produttivo proprio, il lambic continua ad essere prodotto da Boon per essere poi trasportato a Beersel con un autocisterna dove oggi avviene la fermentazione spontanea. La priorità al momento sembra essere quella di ristrutturare i locali dell’edificio per avere maggior spazio disponibile ove mettere nuove vasche e botti necessarie per la fermentazione, la maturazione e l’assemblaggio finale del lambic. Il ”birrificio” è visitabile tutti i sabati mattina, con la possibilità di fare acquisti in loco.
Dalla produzione Oud Beersel stappo una bottiglia di Framboise, un lambic prodotto con lamponi e, in quantità minore, di ciliegie; è disponibile se non erro solamente nel formato da 37.5 cl.  Riempie il bicchiere di un intenso color rossastro, con sfumature che spaziano dall’ambrato  al dorato; l’effervescente schiuma cremosa è bianca appena macchiata di rosa e scompare piuttosto rapidamente. Il naso è completamente dominato dal profumo dei lamponi maturi, piuttosto dolce e zuccherino; in secondo piano sentori di ciliegia sciroppata e di marmellata di lamponi. Il percorso continua uniforme al palato, con tanto lampone e qualche suggestione di ribes nero; anche il gusto non risparmia dolcezza, ricordando frequentemente la marmellata e la gelatina di lamponi. L’acidità lattica non bilancia la bevuta, alleggerendo dal dolce il palato solo a fine bevuta, con una punta amaricante: il retrogusto è di nuovo di lampone dolce. Personalmente avverto anche la mancanza di una qualche bollicina in più che avrebbe forse aiutato a mitigare ulteriormente il dolce: rimane una birra leggera e molto scorrevole che andrebbe bevuta ad una temperatura bassa (il birrificio indica tra i 2 e gli 8 gradi) se la si vuole utilizzare per rinfrescarsi. E’ un lambic alla frutta piuttosto morbido, che tende però a diventare un po’ troppo dolce man mano che si scalda.
Formato: 37.5 cl., alc. 5%, lotto 2132 12:17:44, scad. 11/05/2016, pagata 3.59 Euro (supermercato, Belgio).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.