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lunedì 11 maggio 2020

Dark Horse Scotty Karate Scotch Ale - Bourbon Barrel Aged 2016


Il birrificio del Michigan Dark Horse è transitato sul blog più di una volta: la distanza geografica non mi permette ovviamente di berlo con regolarità ma tutte le volte che sono riuscito a farlo non sono mai  rimasto deluso, soprattutto per quel che riguarda le birre “scure”. Nel 1997 Bob Morse ed il figlio Aaron avevano riconvertito una vecchia stazione di rifornimento in disuso prima in un brewppub dallo scarso successo e dopo tre anni in un microbirrificio: spente le cucine, il birraio Brian Wiggs affiancava l’ex-homebrewer Aaron e per Dark Horse era l’inizio del successo e delle difficoltà di non poter soddisfare la richiesta dei clienti.  Nel terreno di proprietà adiacente alla taproom la famiglia Morse aggiunse un piccolo capanno/negozio dove comprare il merchandising del birrificio, uno studio di tatuaggi ed un negozio di skateboard, tutti distrutti in un incendio (doloso, pare) nel 2010. Vennero ricostruiti in un paio di mesi e furono affiancati da un General Store dove acquistare caffè, gelati e biscotti e da un’officina per riparare le motociclette.  La famiglia Aaron aveva creato una specie di mini centro commerciale, piuttosto rustico, dove la gente poteva trascorrere un’intera giornata sorseggiando le birre ai tavoli del beer-garden ed assistere anche a qualche concerto. La taproom diventò una piccola comunità frequentata da bikers che avevano la propria tazza personale appesa al soffitto e nel 2014 il canale History Channel aveva persino messo in onda la prima puntata di un reality show ambientato all’interno del birrificio, chiamato Dark Horse Nation. 
Fin qui tutto bene: ma il mercato della birra artigianale negli Stati Uniti è estremamente dinamico e tutti i birrifici storici sono andati, chi più chi meno, in difficoltà. Alla Dark Horse non hanno mai voluto seguire le mode e hanno continuato a fare le solite birre che hanno evidentemente perso attrattiva verso i clienti: anche le prime lattine sono arrivate con molto ritardo. Questi fattori, oltre ad evidenti errori nel management, portarono all’impressionante crollo dei volumi (-59%) con il quale si concluse il 2018. Aaron disse che importanti lavori di ristrutturazione e di ampliamento avevano portato a frequenti interruzioni della produzione, ma tra i forum degli appassionati iniziarono a circolare le prime voci che parlavano di problemi finanziari e conseguenti difficoltà nel pagare i fornitori delle materie prime come causa principale dei bassi volumi prodotti. Le conferme arrivarono nel settembre del 2019 quando i documenti di una causa legale della Chemical Bank rivelarono che Dark Horse doveva 12.000 dollari di tasse alla contea di Marshall e, soprattutto, era in arretrato di 1,5 milioni di dollari nei pagamenti delle rate del mutuo firmato nel 2007. 
Agli Aaron non restava che fallire o trovare le necessarie risorse finanziarie che arrivarono dal birrificio Roak Brewing fondato nel 2015 da John Leone; le dichiarazioni ufficiali parlarono di una “fusione” tra i due birrifici ma ovviamente ad Aaron Morse fu concesso solo di avere una percentuale di minoranza di quella nuova società nata lo scorso  febbraio 2020 e chiamata Michigan Brewers Union. Per rilanciare il marchio Dark Horse John Leone ha recentemente reclutato Adam Lambert, uomo con esperienza ventennale nel Sales & Marketing di Virtue Cider, New Holland, Dogfish Head, Rogue Ales e SLO Brew; negli ultimi diciotto mesi aveva lavorato come Chief Revenue Officer per la BrewDog USA. Dark Horse e Roak avrebbero una capacità complessiva  di circa 50.000 ettolitri all’anno ciascuno ma la sfruttano per un quarto: “il primo obiettivo – dice Lambert – è di arrivare cumulativamente a circa 14.000 ettolitri l’anno e pian piano avvicinarci a quota 23.000. Abbiamo molta capacità produttiva che non sfruttiamo ma io non sono un mago; non è più come in passato, oggi non è facile crescere rapidamente. Dark Horse era un birrificio molto innovativo ma si è poi fermato, la priorità dev’essere quella di ricostruire l’immagine del marchio”.  Il primo passo sarà probabilmente l’abbandono delle storiche etichette fatte in casa dagli Aaron ed il completo restyling affidato allo studio Ebbing Branding & Design. Attualmente la taproom/ristorante è l’unica cosa rimasta  aperta del piccolo complesso commerciale che gli Aaron avevano creato a Marshall: bottega, tatuaggi e officina motociclette sono già stati chiusi.


La birra.
Scotty Karate è la potente (9.75%) Wee Heavy che Dark Horse ha dedicato al musicista e concittadino Scotty Karate, un “one man band” nato a Marshall: la ricetta di questa birra prevede una piccola percentuale di malto affumicato su legno di ciliegio. Nel 2016 per celebrarne il decimo compleanno veniva messa in vendita la sua versione Bourbon Barrel Aged: il suo debutto avvenne sabato 12 marzo alla taproom, 576 casse prodotte e un prezzo di vendita in loco di 16,99 dollari per il 4 pack o 100 dollari per la cassa da  24 bottiglie. 
Il suo splendido color ambrato è acceso da intensi riflessi rossasti; la schiuma è cremosa ma di dimensioni piuttosto modeste, così come la ritenzione. C’è un bel naso ricco e caldo di bourbon, uvetta e prugna disidratata, note di vaniglia e vino fortificato, melassa, caramello bruciato, ciliegia. Il mouthfeel conferma le impressioni positive: birra dal corpo pieno, morbida, avvolge tutto il palato in modo perfetto. La bevuta prosegue nella stessa direzione con  caramello, melassa e frutta sotto spirito, accenni biscottati, di vaniglia e vino fortificato: è una Wee Heavy dal contenuto alcolico ragguardevole (quasi 10%) ma si beve con una facilità impressionante. Alcool e bourbon sono dosati con grande maestria e si fanno sentire quasi solo alla fine del percorso. Gran bell’uso della botte che in questo caso non è protagonista ma va solo ad impreziosire quella che di per sé era già un’ottima base: gli anni in cantina l’hanno ammorbidita al punto giusto. 
Birra sensuale e suadente, pulita, elegante e pericolosa: il futuro del birrificio e del marchio Dark Horse è abbastanza incerto e bisognerà vedere quale direzione la nuova proprietà vorrà prendere. Sarebbe in ogni caso un peccato se ottime birre come questa e l'Imperial Stout Plead The 5th scomparissero per sempre.
Formato 35,5 cl., alc. 9,75%, IBU 26, lotto 03/2016, prezzo indicativo 7,00-8,00 euro (beershop)

martedì 5 giugno 2018

US Wee Heavy: Great Divide Claymore, Oskar Blues Old Chub & Dark Horse Scotty Karate


Oggi cambiamo un po’ la solita routine di Unabirralgiorno e vediamo tre differenti interpretazioni dello stesso stile: Wee Heavy o Strong Scotch Ales che dir si voglia. A questa “orizzontale” tutta americana partecipano due birrifici del Colorado (Great Divide e Oskar Blues) e uno del Michigan (Dark Horse). 

Procediamo in ordine crescente di gradazione alcolica partendo dalla Claymore (7.7%) Scotch Ale di Great Divide, birra che prende il nome dalla omonima spada a due mani usata dai guerrieri scozzesi tra Medioevo ed Età Moderna: ma al contrario della pesante arma, dicono, per berla avrete bisogno di solamente una mano. 
Nel bicchiere è di un bel color ebano scuro con accese venature rossastre, la schiuma è compatta e cremosa ed ha una discreta persistenza. Il suo percorso mostra perfetta corrispondenza tra aroma e gusto: biscotto, pane nero e caramello sono affiancati da esteri fruttati che richiamano prugna e uvetta. L’amaro è praticamente assente se si eccettua la quantità strettamene necessaria a bilanciare il dolce. Il percorso si conclude con una buona attenuazione e un leggero tepore etilico che riscalda il retrogusto di frutta sotto spirito. Poche bollicine rendono la bevuta scorrevole e morbida al palato: non c’è molta profondità, personalità o “cuore” in questa Claymore ma è comunque una birra che si beve con buona soddisfazione. Precisa, dolce ma ben bilanciata, pulita, facile da bere: la bottiglia in questione è “nata” ad ottobre 2016. 

Restiamo in Colorado e spostiamoci al birrificio Oskar Blues dove ci aspetta una lattina  (ovviamente) di Old Chub (8%): questo il nome per la Scottish Strong Ale della casa la cui ricetta prevede anche una piccolissima percentuale di malto affumicato. 
Il suo vestito è leggermente più scuro rispetto a quello della Claymore, così come le splendide venature color rubino. Il naso è caldo e avvolgente; toffee, biscotto, prugna e uvetta, ciliegia,  accenni di pane tostato e terrosi, tutti avvolti da una delicata presenza etilica. La bevuta procede nella stessa direzione senza divagazioni: è dolce ma ben bilanciata da un finale abbastanza secco e da un tocco amaricante che richiama il terroso e il tostato. Un morbido ma percepibile alcohol warming regala anche un lungo retrogusto che scalda cuore e anima e anche una suggestione di fumo. Un anno o poco più di vita per questa lattina di Oskar Blues che si sorseggia senza grosse difficoltà;  l’interpretazione dello stile mi sembra molto più convincente di quella di Great Divide, sia per intensità che per personalità. 

Il birrificio del Michigan Dark Horse dedica la propria Wee Heavy al musicista e concittadino Scotty Karate, un “one man band” nato a Marshall: anche la ricetta di questa birra prevede una piccola percentuale di malto affumicato su legno di ciliegio. Dark Horse non scherza e porta l’ABV all’estremità alta dei parametri dello stile: 9.75%. 
Un leggero gushing all’apertura fa temere il peggio ma si tratta solo di un eccesso di carbonazione: il suo colore è simile a quello della Old Chub ma già dall’aroma si può intuire che il livello si è innalzato. I profumi sono ricchi ed intensi, caldi e avvolgenti: volendo fare una critica gli esteri fruttati quasi annullano la percezione della componente maltata, ma il bouquet olfattivo è comunque molto gradevole. Ciliegia, fragola, fico, prugna e uvetta, mela al forno e frutti di bosco, melassa, accenni di vino marsalato che potrebbero essere dovuti all’età anagrafica della bottiglia (2015).  Ci sono ovviamente troppe bollicine al palato e bisogna avere la pazienza di lasciarle calmare per poter apprezzare la sensazione palatale morbida, quasi piena di questa birra. Al palato c’è un maggior equilibrio tra malti (biscotto e caramello) e quegli esteri protagonisti dell’aroma, l’alcool riscalda senza eccessi tutta la bevuta da capo a coda. E’ una Strong Scotch Ales molto intensa  il cui dolce viene bilanciato dall’alcool, da una buona secchezza e da una nota amaricante terrosa e leggermente tostata. Profondità e complessità non le mancano e si congeda lasciando una lunghissima scia etilica di frutta sotto spirito. 
Problema “bollicine” a parte, la Scotty Karate di Dark Horse vince a mani basse questa mini sfida; mi sembra una birra con un interessante potere d’invecchiamento: a tre anni dalla messa in bottiglia è ancora potente e mostra alcune belle note ossidative che la portano nel terreno dei vini marsalati.
Nel dettaglio:
Claymore Scotch Ale, 35.5 cl., alc. 7.7%, imbott. 18/10/2016, prezzo indicativo 4.50-5.00 euro
Old Chub, 35.5 cl., alc. 8.0%, IBU 25, imbott. 07/02/2017,  prezzo indicativo 5.00 euro
Scotty Karate Scotch Ale, 35.5 cl., alc. 9.8%, lotto KAR138, imbott. 30/10/2015 (?),prezzo indicativo 5.00 euro

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 2 maggio 2018

Dark Horse Bourbon Barrel Plead the 5th Imperial Stout

Gli inverni nel Michigan sono lunghi e freddi, durano quasi sei mesi (dal giorno del ringraziamento a Pasqua) e le temperature non di rado raggiungono picchi inferiori a quelli registrati in Islanda e in Alaska. Ma non preoccupatevi: chi ama la birra ha a disposizione un’ampia gamma di contromisure per difendersi dal gelo. Nel raggio di 150 chilometri quattro birrifici producono  potenti imperial stout invecchiate in botti di bourbon che sono perfette per riscaldarsi nel rigidi inverni: parliamo della Dragon’s Milk di New Holland (11% ABV, prodotta dal 2001), della KBS di Founders  (ABV tra 11 e 12%, prodotta dal 2002 ma nota alle cronache solo dal 2005), della Black Note di Bell's (ABV 11% circa, dal 2010 alla spina e dal 2012 anche in bottiglia) e della Bourbon Barrel Plead the 5th del birrificio Dark Horse (2010). 
Un tempo tutte ricercate di beergeeks e circondate da un discreto hype, oggi hanno ceduto un po’ il passo alle “nuove generazioni” di imperial stout invecchiate in botte.  La Dragon’s Milk è prodotta tutto l’anno ed è reperibile (16-17 dollari per il 4 pack) senza nessuno sforzo; la KBS di Founders (24$ il 4 pack), un tempo vera e propria "balena bianca", è ancora prodotta solamente una volta l’anno ma oggi in quantità tali da essere distribuita in tutti gli stati americani e anche all’estero. Acquistarla è ormai abbastanza semplice, fattore determinante per annullare l'hype. Non sono più oggetto di culto ma rimangono ancora non facili da reperire la Black Note di Bell’s (24$ il 4 pack) e la BBA Plead the 5th (22$ il 4 pack), entrambe prodotte una volta l’anno in quantità sempre più elevate ma ancora ampiamente insufficienti a soddisfare tutta la richiesta. Bell’s non annuncia  mai l’uscita della sua Black Note: “è pronta quando è pronta”, dicono,  e le bottiglie appaiono in vendita al birrificio o presso i rivenditori. Nessun evento, nessuna coda che si forma fuori dai cancelli del birrificio. 
La pensano in maniera diversa alla Dark Horse Brewing Company di  Marshall  (qui il loro profilo): la versione Bourbon Barrel Aged della (ottima!) imperial stout Plead the 5th arriva ogni anno nel corso di una  evento chiamato 4 Elf Party che si tiene all’inizio di dicembre. 5 dollari il biglietto d’ingresso (gratis se vi presentate vestito da elfo) ad una festa due giorni con una cinquantina di spine e musica dal vivo nel corso della quale verranno anche messe in vendita una serie di birre affinate in botte. Un po’ complicato il modo in cui potete acquistarle, a casse o a 4 packs: il venerdì vengono distribuiti dei moduli con i quali ordinare le birre nelle quantità desiderata, e vi sarà consegnato un braccialetto con un numero corrispondente all’ordine. Nel corso della notte il personale del birrificio preparerà il vostro ordine che potrete ritirare ad orari prestabiliti nel corso delle giornata di sabato.

La birra.
Al solito il birrificio guidato da Aaron Morse con il birraio Brian Wiggs non è molto disponibile a rivelare informazioni sulle proprie birre: nulla si sa sulla ricetta della imperial stout Plead the 5th. La sua versione Bourbon Barrel era sulla mia wishlist da tempo: per completare "il poker del Michigan" ora mi manca solamente la Black Note di Bell's.  Qualche bottiglia del 2016 è quasi miracolosamente arrivata anche in Italia, un occasione da non farsi sfuggire.
Bourbon Barrel Plead the 5th è nera e forma una piccola testa di schiuma cremosa e compatta, dalla scarsa persistenza. L'aroma è piacevolmente complesso, anche se non di immediata lettura: prugna, uvetta e ciliegia, legno, bourbon e vaniglia, accenni di tabacco e di fumo, di vino liquoroso. Al palato è leggermente oleosa ma, come le sue altre sorelle del Michigan, non c'è d'aspettarsi un corpo importante o una consistenza particolarmente densa e/o cremosa. La bevuta ripropone la stessa dolcezza della Plead The 5th "normale" potenziandola con il calore del bourbon: melassa, liquirizia, tanta frutta sotto spirito (prugna, uvetta, ciliegia) e un bel finale nel quale si fa più evidente il cioccolato. Ci sono accenni di legno e di vino, di fumo e tabacco: l'alcool non si nasconde e delinea una birra molto potente che si sorseggia senza grosse difficoltà ma con ritmo compassato. Il bourbon dispensa un morbido e intenso calore che abbraccia il cioccolato in un finale bellissimo e molto, molto lungo. Livello piuttosto alto in un'imperial stout che assomiglia quasi ad un liquore e ne se svolge di fatto la funzione: mettetevi comodi in poltrona e con lei nel bicchiere anche l'inverno del Michigan non vi farà paura.
Formato 35.5 cl., alc. 11%, imbott. 12/07/2016, prezzo indicativo 10-12 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 2 ottobre 2017

Dark Horse: Smells Like a Citra Safety Meeting IPA & Bourbon Barrel Toonilla

Un ritorno  sempre a me gradito quello della Dark Horse Brewing Company, birrificio di Marshall (Michigan) fondato Bob Morse e dal figlio Aaron dapprima nel 1997 come brewpub e poi trasformato nel 2000, a causa dello scarso successo, in un microbirrificio. La loro storia ve l’avevo riassunta qui; l’impianto originale da otto ettolitri, ancora in funzione per soddisfare il consumo della taproom, è stato affiancato nel 2011 da uno da ventitré ettolitri con un investimento da 700.000 dollari. Dai 7100 ettolitri prodotti nel 2010, prima del cambio, si è arrivati agli 11.000 del 2011 e ai 17.500 del 2012; l’annata 2015 si è conclusa con 30.000 ettolitri, numero ormai prossimo a saturare l’attuale capacità massima (35.000). 
Dark Horse produce cinque stout di alto livello  (“per meglio affrontare i rigidi inverni del Midwest”) che sono a mio parere le loro birre meglio riuscite; ma gli amanti del luppolo non rimangono di certo con la bocca asciutta: la Crooked Tree è la IPA della casa disponibile tutto l’anno e affiancata da diverse altre “sorelle” occasionali e stagionali. 
Tra queste c’è la Smells Like A Safety Meeting, una Double IPA commercializzata per prima volta nel 2013 nel periodo aprile-luglio; la birra era in verità già disponibile al brewpub di Dark Horse da qualche anno ed era nota con il nome Smells Like Weed IPA, ovvero “ha l’odore dell’erba”. E’ realizzata con un mix “segreto” di luppoli per ottenere il massimo carattere “dank” possibile, reminiscente appunto della marijuana; tutto bene finché la IPA era disponibile solo al brewpub, ma al momento della commercializzazione in bottiglia la Michigan Liquor Control Commission non ha apprezzato il nome scelto e Dark Horse è stato costretto a cambiarlo, optando per Smells Like A Safety Meeting. “Safety meeting” è lo slang utilizzato per darsi appuntamento a fumare una canna sul luogo di lavoro.

Le birre.
A luglio 2016 viene realizzata una variante di questa Double IPA con il solo luppolo Citra e chiamata Smells Like A Citra Safety Meeting, abbandonato così il legame con "l'erba": la varietà di luppolo non è di certo nota per impartire un carattere “dank” alla birra. 
Il suo colore è ambrato con riflessi ramati: la schiuma che si forma è un po’ grossolana, di modeste dimensioni e dalla persistenza piuttosto breve. L’aroma è piuttosto dolce, con agrumi canditi ad affiancare profumi tropicali di ananas e mango: notevole la componente zuccherina, anche l’alcool si fa sentire mentre in secondo piano ci sono richiami di terriccio umido. E’ una Double IPA che al palato si fa notare sia per quel che riguarda la componente etilica che per il corpo, quasi pieno, morbido, avvolgente: i malti sono ben percepibili, rispettando la “scuola del Midwest", con note di biscotto, caramello e miele ad affiancare quelle dolce degli agrumi canditi e della marmellata. La bevuta parte piuttosto dolce per essere poi bilanciata da un finale amaro di buona intensità basato sul canovaccio vegetale/terroso. E’ una Double IPA pulita e intensa, ben fatta ma che si trova agli antipodi rispetto alle mie preferenze d'interpretazione dello stile: riesco a sorseggiarla con molta noia. Non ho avuto l’occasione di provare la Smells Like A Safety Meeting “originale”, dove forse il diverso mix di luppoli meglio interagiva con il robusto sottofondo maltato. 

Nel 2016 una nuova stout s’aggiunge alla già ampia offerta di Dark Horse: è la Toonilla, una sweet stout che probabilmente si basa sulla ricetta della Too Cream Stout (7.5%) prodotta con lattosio. Toonilla (7.5%) impiega invece baccelli di vaniglia e caffè prodotto dalla Dark Street Roasting Company, ovvero la branca di Dark Horse dedicata alla torrefazione del caffè; il nome “Dark Horse” era già utilizzato da altre torrefazioni e quindi il birrificio del Michigan si è visto costretto a sceglierne un altro. La Stout Toonilla venne messa in vendita, solamente in bottiglia, a partire dall’11 giugno 2016 nel General Store del birrificio e fu seguita, qualche mese dopo, dalla sua versione invecchiata in botti ex-bourbon. Lo scorso febbraio 2017 sono stati riempiti i barili di bourbon che hanno poi dato vita, dopo circa sei mesi, alla Bourbon Barrel Toonilla 2017. 
Assolutamente nera, forma nel bicchiere una piccola ma cremosa patina di schiuma che ha una discreta persistenza. L'aroma è molto pulito e evidenzia un uso piuttosto raffinato del caffè; l'accompagnano profumi di vaniglia, bourbon e, nelle retrovie, fruit cake, tabacco e cacao. E' una stout robusta (7.5%) o, se preferite, una che si colloca sul limite inferiore "dell'imperial": il corpo è medio, con poche bollicine ed una consistenza oleosa abbastanza morbida e avvolgente all'ingresso ma che s'assottiglia un po' nella parte finale. L'intensità è assolutamente notevole e la bevuta procede ricca di caffè e tostature, vaniglia e caramello, bourbon, frutta sotto spirito, tabacco. Potente, calda e appagante, dimostra un po' di più dei gradi alcolici dichiarati ma la si sorseggia con calma e piacere, senza grossa difficoltà. Il passaggio in botte le dona una netta nota di bourbon che ben si sposa con il caffè; le manca il corpo delle grandi imperial stout ma è un lusso al quale l'intensità e la pulizia dei sapori fa facilmente rinunciare: Un altra ottima birra da un birrificio che difficilmente sbaglia quando si tratta di produrre stout.

Nel dettaglio:
Smells Like a Citra Safety Meeting IPA, 35,5 cl., alc. 8%, IBU 43, imbott. 07/2017,   2,40 $
Bourbon Barrel Toonilla, 35.5 cl., alc. 7,5%, IBU 23, data imbott. non riportata, 4,49 $

giovedì 9 febbraio 2017

Dark Horse Too Cream Stout

Non c’è nulla da dire, alla Dark Horse Brewing Co.  le birre “scure” le sanno fare molto bene: a partire da quella Reserve Special Black Ale con la quale il birrificio debuttò nel lontano 1997 a Marshall, piccola cittadina nella contea Calhoun, Michigan, 7000 anime.  Bob Morse e il figlio Aaron lo inaugurarono come ristorante/brewpub ma, visto lo scarso successo, lo convertirono poco tempo dopo in birrificio con piccola taproom annessa. La loro storia l'avevo riassunta qui.  
Alla Dark Horse amano le scure e ne propongono ben cinque, dicono, “per meglio affrontare i rigidi inverni del Midwest”; ovvia l’influenza del vicino di casa (50 km) Bell’s, che ogni anno organizza l’Annual All Stouts Day  celebrandolo con un’intera batteria di spine dedicate a quello stile. 
La “Stout series” di Dark Horse venne inaugurata dalla cremosa One Oatmeal Stout (7%), ovviamente ricca d’avena, in produzione nel mese di gennaio. In successione furono poi sviluppate la Too Cream Stout (7.5%), oggi prodotta in aprile con aggiunta di lattosio; la Tres Blueberry Stout  (7.5%) viene commercializzata in novembre con aggiunta di mirtilli freschi dopo la fermentazione. La Fore Smoked Stout  (7%), la cui ricetta include una percentuale  di malto affumicato, arriva un po’ fuori stagione: è agosto ma nulla vi vieta di conservarla sino all’arrivo dei primi freddi. La serie si conclude con la potente e ottima Plead the 5th, un’imperial stout che delizia i palati ogni dicembre e che spero di riuscire un giorno a trovare nella sua versione Bourbon Barrel Aged.

La birra.
Difficile risalire all’età della bottiglia di Too Cream Stout che mi accingo a stappare visto che sulla bottiglia non è impresso nulla.  Visto che esce nel mese di aprile, ipotizziamo che stia per festeggiare il suo primo compleanno. 
Assolutamente nera, forma un cappello di schiuma non troppo generoso nelle dimensioni ma impeccabile per quanto compatto e cremoso.  Al naso non solo caffè e tostature, come atteso, ma anche pane nero, cuoio, caramello bruciato; c’è anche un lieve sottofondo terroso, qualche accenno di cioccolato al latte. A fronte di un ABV non troppo elevato (7,5%) questa stout di Dark Horse mostra un’intensità davvero notevole al palato: il caffè e le tostature sono intense ma non ruvide e vengono contrastate da una (nonostante quel “too cream” del nome) leggera cremosità data dal lattosio. Il sottofondo dolce è di caramello bruciato, appaiono liquirizia e cioccolato al latte prima di un finale amaro ricco di caffè e torrefatto, leggermente terroso, una perdonabile punta d’astringenza e un lungo retrogusto che continua in linea retta senza nessuna deviazione. L’alcool è presente ma delicato, il mouthfeel  morbido e gratificante, con una carbonazione piuttosto contenuta. Ottima stout, intensa e pulita: pochi orpelli, tanta sostanza e qualità in una birra che si beve e si ribeve con grande soddisfazione.
Formato: 35,5 cl., alc. 7.5%, IBU 20, lotto e scadenza non riportati, prezzo indicativo 5.00/5.50 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 4 ottobre 2016

Dark Horse Reserve Special Black Ale

E’ sempre con piacere che mi accingo a stappare una bottiglia del birrificio di Marshall, Michigan, chiamato Dark Horse e fondato nel 1997 da Bob Morse e dal figlio Aaron come ristorante/brewpub ma, visto lo scarso successo, convertito poco tempo dopo in birrificio con piccola taproom annessa. La loro storia l'avevo riassunta qui. 
Alla Dark Horse non nascondono di amare le birre “scure”, probabilmente ispirati dalle produzioni del vicino di casa (50 km) Bell’s, che ogni anno organizza l’Annual All Stouts Day  celebrandolo con un’intera batteria di spine dedicate a quello stile. Aaron Morse assieme al birraio  "Noonie" Newsome ne propongono ben cinque: One Oatmeal Stout, Fore Smoked Stout, Too Cream Stout, Tres Blueberry Stout  e Plead The 5th. A queste si deve aggiungere la Reserve Special Black Ale, una birra particolarmente significativa in quanto è stata quella con la quale il birrificio da debuttato quasi venti anni fa. Come Morse spiega in questo video,  il nome  è curiosamente stato invertito rispetto a quello originale di Special Reserve Black Beer, a seguito di lamentele di un  birrificio che sosteneva di avere il diritto esclusivo di utilizzare il nome "Special Reserve". Dark Horse, a quel tempo un minuscolo e modesto brewpub di provincia, ha preferito non entrare nel contenzioso cambiando il nome con l'inversione dell'ordine delle parole; al misterioso birrificio che ha avanzato le pretese è stato dedicato l'asino protagonista dell'etichetta disegnata da Morse stesso. A voi decidere se si tratti di un semplice asino (donkey) o di un "coglione" (jack ass, termine inglese che identifica l'asino maschio ma anche, più informalmente, l'idiozia umana).

La birra.
Assolutamente nera, forma nel bicchiere un discreto cappello di cremosa schiuma nocciola che svanisce abbastanza rapidamente. Il naso, all’apparenza dominato dal caffè e dall’orzo tostato, cela invece più in secondo piano un’interessante complessità nella quale trovano posto note di pelle/cuoio, cioccolato, caramello, frutta secca e legno affumicato. Al palato c’è un perfetto compromesso che garantisce sia un’ottima scorrevolezza che una sensazione palatale morbida e gradevole per una birra dal discreto contenuto alcolico (7.5%); poche le bollicine. Notevole l’intensità del liquido nero, ricco di tostature e caffè, liquirizia e cioccolato, caramello bruciato:  gli elementi in gioco sono relativamente pochi ma disposti con grande pulizia ed equilibrio, a comporre una Black Ale amara che riscalda quanto basta e lascia il palato pulito ad ogni sorso grazie all’acidità dei malti scuri e alla generosa luppolatura, quest'ultima un po' ammorbidita dagli otto mesi passati dall'imbottigliamento.  Si congeda con caffè e tostature che vengono accompagnate da una carezza etilica e qualche suggestione di legno affumicato; il risultato è un’ottima birra, con quell'elevato rapporto intensità-facilità di bevuta che contraddistingue molte delle produzioni Dark Horse. Non ci sono effetti speciali o fuochi d’artificio, ma tanta sostanza in una birra apparentemente semplice che, se bevuta con la dovuta attenzione, regala piccole emozioni celate nei dettagli.
Formato: 35.5 cl., alc. 7.5%, IBU 67, lotto BLK149, imbott. 25/02/2016, prezzo indicativo in Europa  4.00/5.00 Euro (beershop)

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 5 marzo 2016

Dark Horse Boffo Brown Ale

Nuovo appuntamento con la Dark Horse Brewing Company, situata nelle desolata periferia di Marshall, contea di Calhoun, Michigan. 
Detroit si trova ad un paio d'ore di macchina ad est, mentre a soli 50 chilometri di distanza c'è Bell's, quello che probabilmente è il birrificio craft più famoso del Michigan. L'avevamo già incontrata con la sorprendente Plead the 5th imperial stout e, cinque anni fa, con la Crooked Tree IPA; Dark Horse fu fondata nel 1997 da Bob Morse e dal figlio Aaron come ristorante/brewpub ma, visto lo scarso successo, la licenza di brewpub fu convertita in birrificio. Oggi esiste comunque una taproom dove poter assaggiare tutte le birre che vengono ancora prodotte utilizzando gli impianti originali (8 ettolitri) che sono gestiti dal birraio Aaron "Noonie" Newsome. Tutte le altre birre sono seguite da Bryan Wiggs che le produce negli impianti da 35 hl. situati nell'edificio adiacente, ad un ritmo costante di due cotte al giorno.
Aaron Morse realizza le grafiche di tutte le etichette che, bisogna ammetterlo, non sono certamente tra le più belle esistenti sul mercato.  La Crooked Tree IPA è ovviamente la birra di maggior successo di Dark Horse, seguita dalla Raspberry Ale, dalla  Boffo Brown Ale, dalla Reserve Special Black Beer  e  dalla Amber Ale.
Oggi tocca proprio alla Boffo Brown Ale, qui descritta dal birraio Bryan Wiggs e da Aaron Morse: difficile confermare se il nome sia ispirato dalla famosa serie americana di vignette Mister Boffo o se semplicemente si sia utilizzato il significato dell'aggettivo che indica una cosa  di "grande successo, di alta qualità".
Si presenta nel bicchiere di un bel color marrone carico, con riflessi rosso rubino; la schiuma beige chiaro è di dimensioni e persistenza piuttosto modeste, benché cremosa e dalla trama molto fine. Il naso, molto intenso, regala una spiccata dolcezza composta da ciliegia e prugna sciroppata, uvetta e frutti di bosco, melassa e biscotto, con qualche nota terrosa. Al palato ci sono pochissime bollicine che, abbinate ad un corpo medio, formano una birra dal mouthfeel oleoso e morbida, ben scorrevole. Il gusto fa però un passo indietro rispetto all'intensità dell'aroma: ne ripropone comunque la dolcezza con caramello, biscotto, ciliegia, uvetta e prugna. Nonostante la grande, forse troppa dolcezza iniziale, la bevuta riesce comunque a non essere stucchevole grazie all'ottima attenuazione, alla lieve asprezza di frutti rossi ed al moderato amaro del finale terroso. E' una Brown Ale molto fruttata, fin troppo facile da bere nella quale personalmente sento la mancanza di un po' di quel calore etilico che si manifesta solo nel retrogusto abboccato; il risultato mi è parso però solo discreto e un po' sottotono, con tutte le attenuanti del caso per una birra che ha attraversato l'oceano e che è stata conservata in chissà quali condizioni.
Formaro: 35.5 cl., alc. 7%. IBU 26, imbott. 03/2015, pagata 4.00 Euro (beershop, Italia)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 24 giugno 2015

Dark Horse Plead the 5th Imperial Stout

Marshall, piccola cittadina nella contea Calhoun, Michigan, 7000 anime o poco più: negli anni ’90 Bob Morse acquista una stazione di rifornimento in disuso e la riconverte in un Convenience Store; gli affari vanno bene e, oltre ad aprire altri due punti vendita, rileva anche un ristorante chiedendo poi aiuto al figlio Aaron, studente di arti grafiche, su come ridisegnarlo e ammodernarlo.  Aaron, che al college si dilettava con l’homebrewing  (fare la birra costava meno che comprarla) suggerisce di realizzare invece un brewpub. Alla banca che deve concedere il mutuo non piace però la location scelta, troppo poco visibile: il locale viene quindi realizzato al numero 826 di  West Michigan Avenue, con un impianto da sette barili che viene inaugurato nel 1997.  
Il brewpub è però tutt’altro che un successo, essendo la piccola Marshall ben poco interessata alla “craft beer” in un periodo in cui la sua diffusione negli Stati Uniti era molto più limitata di oggi. Aaron Morse decide allora di convertire la licenza di brewpub in quella di “microbrewery”; il ristorante chiude e gli impianti vengono trasferiti sul terreno della vecchio Convenience Store,  dove trova anche spazio la taproom. Date un occhiata con Goggle Street View all’indirizzo “511 S Kalamazoo Ave, Marshall, MI” per rendervi conto della location. 
E’ l’anno 2000 è nasce la  Dark Horse Brewing Co.  Ad aiutare Aaron ci pensa il birraio Brian Wiggs e l’impianto da sette barili arriva ad effettuare 735 cotte all’anno, incapace di tenere il ritmo della domanda: nel 2011 viene acquistato un terreno adiacente  dove nell’edificio esistente viene installato il nuovo impianto da 20 barili.  Quello vecchio rimane in utilizzo per soddisfare il consumo della sola taproom, al cui soffitto è appesa l’impressionante collezione di tazze realizzate da Ryan Dalman; al momento ce ne sono oltre tremila.  Di tanto in tanto le tazze vengono messe in vendita, e acquistandole con un obolo di 46 dollari, guadagnerete l’iscrizione a vita al Dark Horse Mug Club. Ma che cosa ottenete, oltre alla tazza?  Il primo giro di birra gratis, il diritto a lasciare la tazza alla taproom in un apposito ripostiglio e un buono acquisto da 50 centesimi dopo ogni sei bevute; inoltre, la tazza è leggermente più capiente di una pinta americana e quindi con gli stessi soldi riuscirete a bere ogni volta un pochino più di birra dei non membri. 
Nel terreno di proprietà adiacente alla taproom la famiglia Morse aggiunge anche un negozio dove comprare il merchandising del birrificio, uno studio di tatuaggi ed un negozio di skateboard, tutti distrutti in un incendio (doloso, pare) avvenuto nel 2010. Vennero ricostruiti in un paio di mesi e, tra gli attuali progetti di espansione dalla famiglia Morse, c’è la costruzione di un negozio di motociclette, una distilleria, un forno e un negozio di dolci, che andranno idealmente a formare un piccolo “centro commerciale” nella desolante periferia di Marshall, dove le famiglie potranno trascorrere l’intera giornata. 
La Dark Horse è diventata “famosa” nel 2012 (l’episodio risale al 2010 ma si è diffuso in internet con due anni di ritardo) per aver rifiutato di prestare le proprie birre e la propria immagine alla realizzazione di un video musicale del famoso  gruppo rock canadese dei Nickelback, che nel 2008 aveva pubblicato un album chiamato proprio Dark Horse. Il regista intendeva ambientare il video all’interno di un party in un college dove i ragazzi sarebbero stati filmati tenendo in mano le lattine di Dark Horse; la risposta di Morse all’invito fu piuttosto secca: “noi non facciamo lattine, solo bottiglie”, rincarando poi la dose aggiungendo “io odio i Nickelback, fanno del rock di merda e non meritano di essere passati alla radio. Ma non ce lo poteva chiedere un gruppo come gli Slayer?”. Il birrificio rinuncia così a quella che sarebbe probabilmente stato un’ottima pubblicità a livello nazionale, e non solo. 
Ma l’appuntamento con la notorietà è solo rimandato; lo scorso luglio 2014 il canale History Channel ha messo in onda la prima puntata di un reality show ambientato all’interno del birrificio, chiamato Dark Horse Nation. 
Leggendo vi è venuta sete?  Passiamo alla birra. Ispirati dalla serie di nove stout preparate per l’Annual All Stouts Day  da quello che è forse il birrificio “craft” più famoso del Michigan, il vicino di casa (50 km.)  Bell’s, anche Aaron Morse e  Bryan Wiggs decidono di realizzarne cinque: One Oatmeal Stout, Fore Smoked Stout, Too Cream Stout e Tres Blueberry Stout sono le prime quattro. La chiusura, in bellezza, avviene con una muscolosa Imperial Stout che viene chiamata  “Plead The 5th”; il riferimento è al numero 5, ma l’espressione “appellarsi al quinto emendamento” equivale al nostro “avvalersi della facoltà di non rispondere”. La birra viene prodotta ogni anno in febbraio: per quel che conta, sia Ratebeer che Beer Advocate la elencano (assieme alla sua versione Bourbon Barrel Aged) tra le 50 miglior Imperial Stout al mondo.
Dopo la Crooked Tree IPA bevuta quattro anni fa, ecco Plead the 5th riempire di un viscoso liquido nero il bicchiere, formando una solidissima e cremosa schiuma color nocciola, molto persistente. Aspetto splendido e aroma che risponde con un'opulenza fatta di fruit cake, cioccolato al latte, caramello, caffè e cenere, vaniglia, una leggerissima nota di salsa di soia; l'alcool ricorda il rum, completando un aroma dolce che anticipa quella sorta di dessert liquido in procinto di avvolgere il palato. Poche bollicine, corpo tra il medio ed il pieno, morbidezza ed una buona scorrevolezza per un'imperial stout che marca ABV 11%. Cioccolato al latte, orzo  tostato, liquirizia, caffè, toffee vanno a comporre un gusto davvero molto intenso con l'alcool che dà il suo contributo senza bruciare chi beve. Al palato è ancora più elegante che al naso e chiude sontuosa nel suo equilibrio fatto di caffè, cioccolato amaro e una bella e calda scia etilica; l'impressione complessiva è una sorta di tiramisù liquido, biscotti e caffè leggermente inzuppati nel liquore, qualche frammento di cioccolata. 
Davvero una splendida imperial stout, ricchissima e ben bilanciata tra dolce ed amaro, che consiglio senza dubbio a chi  - come me - ama questa interpretazione dello stile; chi invece preferisce intense tostature e abbondanza di  caffè forse la troverà un po' troppo dolce. Ordinatela a fine pasto in sostituzione del dessert e sorseggiatela con tutta calma: andrete a letto felici, soddisfatti e con la pancia piena.
Formato: 35.5 cl., alc. 11%, IBU 39, lotto 5394-6, imbott. 20/03/2014.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 11 aprile 2011

Dark Horse Crooked Tree IPA

Dark Horse Brewing Company, in attività dal 1997 a Marshall, Michigan, USA sotto la guida del proprietario e mastro birraio Aaron Morse. Crooked Tree è una India Pale Ale di ccolore ambrato velato. La schiuma è bianca, non troppo generosa, cremosa e persistente. Al naso eleganti aromi di pino e pompelmo, con sentori di caramello in sottofondo. In bocca risulta molto pulita ed equilibrata, con un bel tappeto di malti (biscotto e caramello) ch fa da supporto alle note più erbacee e resinose dei luppoli. Anche qualche nota amara di pompelmo torna a far capolino. Dal corpo medio, ha un finale secco seguito da un retrogusto abbastanza morbido, amaro, che prosegue nella direzione vegetale/resinosa. IPA ben fatta, semplice, pulita, buona e molto godibile. Bottiglia da 355 ml., alc. 6%, prezzo 5.50 €.

____________ english summary:
Dark Horse Brewing Company, Marshall, Michigan, USA. Pours a nice copper/amber color in the glass with a small creamy white head. Fine aroma with pine and grapefruit notes, some caramel in the background. Taste is very clean and balanced: on a biscuit and caramel backbone lots of bitter grassy resinous hops. Some more grapefruit as well. Medium bodied with a smooth bitter grassy and resinous aftertaste. Very good American IPA, simple, tasty and pretty good. 355 ml., 6% ABV, 5.50 €