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sabato 10 dicembre 2016

DALLA CANTINA: Struise / Stillwater Outblack 2011

Eccoci ad un altro appuntamento con la rubrica "Dalla Cantinadedicata al vintage, alle birre che hanno superato la loro data di scadenza, a quelle dimenticate in cantina... appunto. Ancora una volta il protagonista è il birrificio belga De Struise, con un altra delle loro robuste Belgian Strong Dark Ales che ben si prestano ad essere conservate per molti anni.
Outblack è una collaborazione datata 2011 con la beerfirm americana Stillwater Artisanal Ales: da notare che a quel tempo anche gli Struise erano una beerfim che produceva presso gli impianti della Deca di Woesten Vleteren. I lavori di ristrutturazione dei locali di una scuola di Oostvleteren a pochi chilometri dall'abbazia di St. Sixtus/Westvleteren stavano per essere terminati e gli impianti produttivi di proprietà stavano per essere finalmente messi in funzione. 
A fine 2010 Urbain Coutteau, Carlo Grootaert e l'americano Brian Strumke si recano alla Deca per produrre la Outblack: come l'etichetta riporta, "ci sono voluti 29 giorni per sviluppare la ricetta, 12 ore per realizzarla, 44 minuti per assaggiare questo gioiello e 2.8 secondi per vedere un sorriso apparire sui nostri volti". La Outblack viene descritta commercialmente come "una Belgian Strong Ale sposata ad uno stile giovane ma molto potente, le Black IPA": difficile dire a cinque anni dalla messa in bottiglia se fosse effettivamente quello il risultato ottenuto. Il giorno successivo della cotta Strumke rimase alla Deca a realizzare la propria strong ale Jaded

La birra.
Non ci sono molte notizie sugli ingredienti utilizzati: in aggiunta a luppolo e malti, l'etichetta cita anche avena, frumento e segale. Nel bicchiere si presenta di color ebano scuro, opaco: forma un discreto cappello di schiuma nocciola cremoso e compatto, dalla buona persistenza. Al naso l'intensità è buona, con un apporto molto positivo dato dal passare del tempo: netti i profumi di vino liquoroso, di porto, liquirizia, uvetta e prugne disidratate, zucchero candido, cuoio/pelle. Con un corpo tra il medio ed il pieno, al palato è morbida ed avvolgente, oleosa, con una carbonazione media. La ricchezza del gusto ricorda in alcuni tratti la Pannepot degli Struise: biscotto, zucchero candito, liquirizia, prugna e uvetta, caramello brunito. Il risultato è simile a quello di un vino liquoroso che scalda ma si sorseggia senza grosse difficoltà; la bevuta dolce è bilanciata da un sorprendente finale quasi rinfrescante, con la generosa luppolatura (di un tempo) che ancora ripulisce bene il palato con una nota amaricante che ricorda il rabarbaro e la china, e il pensiero vola in direzione del barolo chinato. 
La Outblack ha retto piuttosto bene ai cinque anni di cantina virando positivamente nel territorio del  vino marsalato e fortificato; gli aspetti negativi dovuti all'età (cartone bagnato, salsa di soia al naso) sono davvero ridotti ai minimi termini e quasi impercettibili. Il risultato è una birra avvolgente e calda, pulita e potente, solida, perfetta da gustare in tutta tranquillità dopocena. 
Fomato: 33 cl. alc. 10%, lotto 01/01/2011, scad. 01/02/2016, pagata 4.60 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 6 novembre 2015

Stillwater / Brewer's Art Débutante

Aggiungiamo un altro tassello al già ricco elenco di produzioni Stillwater transitate sul blog, beerfirm statunitense guidata dall’instancabile Brian Strumke. Si tratta di Débutante, una Bière de Garde realizzata in collaborazione con il brewpub  Brewer's Art di Baltimora, Maryland, la città natale di Stillwater. Inaugurato nel 1996, fu eletto da alcune riviste “miglior bar di tutti gli Stati Uniti del 2008”. Per stessa ammissione di Strumke, il  Brewer's Art ha avuto un ruolo fondamentale nel diffondere la cultura birraria belga non solo a Baltimora ma in tutti gli Stati Uniti. Il brewpub è invece salito alle cronache per aver ricevuto a marzo 2014 dal cantante Ozzy Osbourne una lettera non esattamente amichevole con la quale lo intimava a cambiare nome e grafica per la propria Strong Ale chiamata Ozzy e poi rinominata, a causa di queste "minacce", Beazly. 
Che Strumke ami la tradizione belga non è certo un segreto: terminato il college nella nativa Baltimora, iniziò una carriera come produttore di musica elettronica passando una buona parte del tempo viaggiando nei locali europei facendo il DJ e, quando in Belgio, familiarizzando con le birre lì prodotte. 
L’interpretazione di Stillwater di una Bière de Garde vede anche l’utilizzo di farro e segale, oltre ad un mix di erbe formato da erica, caprifoglio e issopo. Prima di stappare la bottiglia non resta che citare la solita splendida etichetta  realizzata da Lee Verzosa, amico di Strumke nonché graphic designer e tatuatore.
Nel bicchiere è limpida e di color oro carico, con riflessi ramati; la schiuma bianca è compatta e cremosa, a trama fine, ed ha un'ottima persistenza. L'aroma vede i profumi malati protagonisti: pane, biscotto, croissant e miele sono circondati da sentori dolci di pasticceria, canditi, marmellata d'agrumi, zucchero candito, erbe officinali ed una delicatissima speziatura. 
Un biglietto da visita interessante e molto pulito che introduce una bevuta tuttavia meno intensa delle aspettative: un po'  troppo dimesse le bollicine, corpo medio e una sensazione palatale complessivamente morbida ma poco vivace. Il gusto ripropone in scala minore biscotto, miele, zucchero candito e spezie, note floreali: l'ingresso è quello di una "debuttante" un po' timida che ci mette qualche istante di troppo a mostrare la sua personalità ed un profilo maltato pulito ed ancora fragrante, dolce ma ben attenuato e bilanciato da un finale americane terroso con qualche accenno di erbe officinali. L'alcool (6.5%) è ben nascosto, mentre il retrogusto ritorna in territorio dolce proponendo gradevoli note di miele e di pasticceria. 
Una buona interpretazione di uno stile non molto diffuso (originario di quell'area rurale del nord della Francia  - Pas-De-Calais - che scende poi verso sud sulla linea del confine col Belgio) che la "craft beer revolution" non ha ancora completamente ri-valorizzato: una valida alternativa alle più facilmente reperibili C'hti, Jenlain, La Choulette e Gavroche, di tanto in tanto avvistate anche in qualche supermercato.
Formato: 35.5 cl., alc. 6.5%, lotto 246:16 09:02, pagata 5.40 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 16 agosto 2015

Stillwater Of Love & Regret

Nuovo appuntamento con Stillwater Artisanal, la beerfirm americana di Baltimora nata nel 2010 e guidata da Brian Strumke che negli ultimi mesi ho ospitato più di una volta
Oggi è il turno della saison "Of Love &  Regret", birra che ha inaugurato nel 2011 la Import Series di Stillwater, ovvero collaborazioni con birrai europei prodotte in origine nel nostro continente e poi replicate anche negli Stati Uniti. Per l'occasione Strumke incontra Jef Goetelen della ‘t Hofbrouwerijke di Beerzel, in Belgio; viene realizzata una saison con l'utilizzo di malti tedeschi, frumento e un piccolo "raccolto" di campo che si compone di camomilla, lavanda, erica e tarassaco. Le stesse "spezie" verranno poi utilizzate da Goetelen per realizzare la sua Flower Sour.
"Love & Regret" diventerà qualche anno più tardi, nella primavera del 2012, anche il nome del pub/ristorante di proprietà Stillwater che si trova a Baltimora; tre le 23 spine a disposizione oltre alle birre della casa anche qualche ospite ma, volutamente, nessuna IPA.
Altro non resta che citare la solita bella etichetta di Lee Verzosa, amico di Strumke nonché graphic designer e tatuatore.
Perfettamente dorata, solo leggermente velata, forma un discreto cappello di schiuma biancastra e cremosa, dalla buona persistenza.
Al naso, dopo un benvenuto leggermente speziato (pepe e coriandolo), c'è una piccola festa floreale di lavanda e camomilla; completano il bouquet sentori erbacei e di erbe officinali, miele e, quando la birra si scalda, frutta candita. Con un ottima sensazione palatale è una saison che riesce ad essere morbida pur mantenendo la vivace carbonazione che lo stile prevede; la bevuta parte piuttosto dolce, di miele millefiori e di biscotto, di arancia ed albicocca candita, con qualche richiamo floreale all'aroma (camomilla, lavanda); a bilanciare c'è una bella acidità ed un delicato amaro finale che richiama sensazioni terrose e di erbe officinali. C'è anche una leggera speziatura (scorza d'arancio, pepe, coriandolo) a completare una birra dall'ottima intensità che mantiene un'ottima scorrevolezza e facilità di bevuta. Nonostante l'impiego di fiori ed erbe il risultato è quasi sin troppo elegante e privo di qualsiasi carattere rustico; una saison "da salotto", buona ma un po' avara nel trasmettere emozioni.
Formato: 35.5 cl., alc. 7.2%, lotto 265:15 08:51, pagata 5.40 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 14 luglio 2015

Stillwater Cellar Door

Con la Cellar Door  si  concludono gli assaggi degli esordi di Stillwater Artisanal, beerfirm statunitense fondata da Brian Strumke nel 2010: il riassunto della sua storia lo trovate qui.  Dopo la Stateside Saison, la birra del debutto, arriva Celllar Door che verrà poi seguita a breve dalla Existent. E’ a maggio (2010) che Strumke annuncia sul proprio blog di aver terminato la sua seconda birra, disponibile inizialmente solo in casks e kegs a partire da giugno. Una birra volutamente pensata per i mesi più caldi dell’anno che viene prodotta con frumento e malti chiari tedeschi, lievito saison, luppoli Citra e Sterling e l’aggiunta di salvia bianca.  Le bottiglie non tardano ad arrivare, prima nel formato 75 e più tardi in quello da 35,5: l’etichetta è al solito opera del fidato amico, grafico e tatuatore Lee Verzosa, che per l’occasione realizza un fumante foro di proiettile su quella che potrebbe essere una porta di legno. L’etichetta riporta anche che si tratta di una “Wheat Ale”, e Ratebeer l’incasella tra le birre di frumento (Blanche/Wit); non sapendo la percentuale effettiva di frumento utilizzato, per BeerAdvocate rimane una saison. 
La sostanza parla di una birra dorata e dalla limpidezza un po’ inquietante per quella che vuole essere una “Farmhouse Ale”: da manuale invece la schiuma, bianca, fine e cremosa, dall’ottima persistenza. 
L’aroma è pulito ed elegante, con una discreta intensità composta da banana, miele, zucchero candito, pera, sentori floreali, salvia ed una delicatissima speziatura che richiama il pepe bianco ed il coriandolo. La piacevolezza del bouquet olfattivo è invece lasciata alla soggettività del bevitore: personalmente non impazzisco di gioia quando la banana incontra la salvia.  Detto questo, Cellar Door è una birra ben fatta e pulitissima anche al palato, con un corpo medio ed una discreta carbonazione a renderla vivace senza compromettere una generale sensazione di morbidezza e rotondità. Il gusto corrisponde quasi in pieno all’aroma ed è molto ben bilanciato tra le note di pane e di miele, la banana e la pera, lo zucchero e la frutta candita: l’inizio è dolce ma la chiusura è abbastanza secca con un amaro di buona intensità nel quale sono protagonisti salvia, erbe officinali e qualche leggera nota terrosa.  Birra ben fatta e che si beve con grande facilità, nella quale troverete un carattere elegante e molto poco rustico, nonostante l'utilizzo del termine "farmhouse ale" che tanto va di moda adesso negli Stati Uniti.
Formato: 35.5 cl., alc. 6.6%, lotto 267:14, scad. non riportata, pagata 5.40 Euro (beershop, Italia)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 4 maggio 2015

Stillwater A Saison Darkly

Continuano gli assaggi di Stillwater Artisanal Ales di Baltimora (Maryland, USA), beerfirm che corrisponde a Brian Strumke. Partito nel 2010, Stillwater ha subito realizzato diverse collaborazioni con birrifici europei, grazie al carattere “zingaro” di Strumke, incapace di restare fermo in un luogo e già abituale frequentatore del nostro continente quando, prima di dedicarsi alla birra, lavorava come produttore e come DJ di musica elettronica. 
Queste birre collaborative vennero inizialmente commercializzate nell’ambito della “Stillwater Import Series”  proprio per sottolineare la loro origine extra-statunitense; tra le prime arrivate c’è stata una  dark saison chiamata appunto  'A Saison Darkly', realizzata nell’estate del 2010 in Belgio assieme al birrificio belga Sint Canarus. 
Soli quattordici ettolitri prodotti a quel tempo ed etichettati ancora una volta impeccabilmente da Lee Verzosa, tatuatore, graphic designer ed amico fidato di Brian “Stillwater” Strumke; attualmente la ricetta viene (ri)prodotta in quantità molto più generose presso gli impianti della Two Roads Brewing a Stratford, nel Connecticut, uno dei contoterzisti con cui Stillwater abitualmente. 
L’etichetta recita “Saison” ma alcuni siti la classificano come una Belgian (Dark) Strong Ale:  8% l’ABV dichiarato di questa birra realizzata con l’aggiunta di cinorrodo, ibisco e bacche di schisandra, queste ultime raffigurate anche in etichetta.
Il colore è quell’ebano scuro che s’avvicina tantissimo al nero, impreziosito da nuances rossastre e mogano; perfetta la schiuma beige, compatta e cremosa, dalla trama fine e piuttosto persistente. 
Fedele al motto “ogni uomo dovrebbe conoscere i propri limiti” (cit.  l’ispettore “Dirty” Harry Callahan in “Magnum Force - Una 44 Magnum per l'ispettore Callaghan”) ammetto candidamente di non avere nessuna conoscenza  dell’aroma e del sapore del cinorrodo (il falso frutto della rosa canina) e della schisandra, e quindi non millanterò di aver riconosciuto la presenza di queste bacche all’interno della birra, la cui descrizione da parte mia sarà sicuramente deficitaria. L’aroma offre piuttosto i profumi del caffè e del pane nero tostato, della liquirizia, qualche suggestione di cioccolato, miele,  orzo tostato e terriccio umido.  La bevuta inizia abbastanza tranquilla, senza l’esuberante carbonazione che di solito caratterizza le Saison e con un corpo medio: viene riproposto il percorso olfattivo, con pane nero, liquirizia e caffè, con un’evidente componente terrosa che sfocia in una leggera astringenza finale.  C’è l’acidità dei malti scuri ma anche una leggera sapidità che, leggo a posteriori, “potrebbe” pervenire dalla schisandra. L’alcool è molto ben nascosto (“alla belga”, si potrebbe dire) con una timida avvisaglia che porta tepore solo nel retrogusto; la chiusura è amara, piacevolmente terrosa, con qualche nota di radici, tostature e, mi sembra, di rabarbaro.
Una birra che risulta molto più facile da bere che da descrivere: il risultato è interessante e affascinante, aggettivi che solitamente sui blog si utilizzano per descrivere in modo gentile qualcosa che non vi è piaciuto e/o che non avete compreso. Nulla di più errato, in questo caso: questa A  Saison Darkly è davvero buona e, a posteriori, mi consiglierei di (ri)berla in libertà senza l’obbligo di dover appuntare sul foglio le note di degustazione.
Formato: 35.5 cl., alc. 8%, lotto 210:14 15:34, scadenza non riportata, pagata 4.60 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 19 aprile 2015

Stillwater Stateside Saison

Nuovo appuntamenti con Stillwater, la beerfirm americana che corrisponde al nome di Brian Strumke, la cui storia la trovate qui. Dopo la Why can't IBU, facciamo un passo indietro e ritorniamo alla birra con la quale il marchio ha debuttato, nel gennaio del 2010. La Stateside Saison veniva a quel tempo prodotta presso gli impianti della Dog Brewing a Westminster mentre oggi, grazie all'aumento dei volumi, si è spostato alla Two Roads Brewing Company di Baltimore, sempre nel Maryland. Ne sono anche state  realizzate due versioni alternative, disponibili solamente in cask; una affinata in botti di rovere che hanno ospitato vino Chardonnay e un altra affinata in botte con calendula e bacche di schisandra. 
Restiamo alla versione "base", una saison che si allontana un po' dalla tradizione europea per l'utilizzo di luppoli statunitensi e neozelandesi; la sua bella etichetta è - come molte altre Stillwater - opera di Lee Verzosa, amico di Strumke nonché graphic designer e tatuatore.
All'aspetto è di colore oro carico, quasi limpido: la schiuma, bianca e "croccante", è compatta e cremosa ed ha un'ottima persistenza. L'aroma  offre un benvenuto pulito e davvero invitante: prima le spezie (pepe e coriandolo), poi i fiori e la frutta (mandarino, banana, arancio, pesca, albicocca). In sottofondo ci sono anche i profumi della crosta del pane, qualche tocco di uva e di frutta tropicale; un naso che sprigiona una freschezza lievemente acidula ma anche una leggera rusticità data dalla presenza della paglia e di qualche nota terrosa.
In bocca il carattere rustico viene invece messo da parte per far spazio ad una maggiore eleganza, un po' piaciona, caratterizzata da tanta frutta (pesca, papaya, mango, arancio) che domina su tutto, pur non impedendo di cogliere il contributo dei malti (pane, miele) e la stessa speziatura dell'aroma (pepe e coriandolo). Il dolce fruttato è notevole e va a pregiudicare un po' la scorrevolezza della bevuta, ma è comunque ben bilanciato dall'acidità, da una vivace carbonazione che solletica e pulisce il palato e da un finale amaro abbastanza intenso composto da note erbacee, officinali (timo? alloro?) e scorza di agrumi. Una Saison intensa e molto ben fatta, con la giusta secchezza ed una ottima intensità: mi sembra una buona compagna da sorseggiare a tavola, piuttosto che da bere in quantità seriale, in quanto il suo potere dissetante e rinfrescante, come detto, è un po' limitato dal "fruttone dolce", godibile e gustoso ma un po' ingombrante. 
Formato: 35,5 cl., alc. 6.8%, lotto 301:14 09:29, pagata 5.40 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 11 aprile 2015

Stillwater Why Can't IBU?

Dopo qualche anno ricompare sul blog la beerfirm statunitense Stillwater Artisanal, della quale sono disponibili in Italia in questo periodo diverse birre. La beerfirm corrisponde al nome di Brian Strumke,  uno "zingaro" quasi per natura, e non solo quando fa il birraio, incapace di restare per più di qualche giorno fermo a casa. Terminato il college nella nativa Baltimora, Strumke inizia una carriera come produttore di musica elettronica, passando una buona parte del tempo viaggiando nei locali europei facendo il DJ di musica techno. Nel 2004 interrompe i suoi impegni musicali che lo avevano annoiato e ritorna a Baltimora per lavorare nell'ambito dell'Information Technology, iniziando a sperimentare con l'homebrewing nella propria cucina, con il desiderio di replicare le meravigliose birre da lui scoperte nel corso della sua permanenza "musicale" in Belgio. Utilizza sopratutto lieviti Saison, a suo dire gli unici che gli permettevano di fare birra in casa anche quando le temperature estive erano abbastanza elevate: la sua prima produzione all-grain è una Belgian Dark Ale allo zenzero che iscrive alla Holiday Homebrew Competition organizzata da Samuel Adams, arrivando sul podio e vincendo un viaggio al Great American Beer Festival. Alla National Homebrewing Competition ottiene un primo con un  Cabernet Sauvignon Lambic prodotto in casa.
Le cose si fanno più interessanti quando riesce a far assaggiare una sua birra a Brian Ewing della 12 Percent Imports, che ne rimane impressionato: Brian lavora a stretto contatto con i fratelli Bjergsø (Mikkeller ed Evil Twin), e quindi perché non tentare anche con un birraio zingaro americano ? 
Il debutto di Stillwater avviene nel 2010, dopo sei anni di pentole casalinghe, con la Stateside Saison prodotta presso la Pub Dog Brewing Company di Westminster, Maryland e l'anno successo Ratebeer lo annovera già tra i "Migliori nuovi birrifici nati nel 2010". Impressionante il numero di birre prodotte in soli cinque anni, a cavallo tra Stati Uniti ed Europa, inclusa una collaborazione in Italia con Extraomnes. Strumke è sempre in viaggio, mentre a Baltimora rimane la sorella Brenda ad aiutarlo e ad occuparsi della burocrazia e della parte amministrativa; le bellissime etichetta sono quasi tutte realizzate dall'amico Lee Verzosa, tatuatore e graphic designer. 
In assenza di impianti produttivi, l'attuale ed unica "casa" di Strumke è il pub/ristorante Of Love and Regret di Baltimora, dove potere bere un ampio numero di birre Stillwater e qualche ospite. Tra le 23 tap a disposizione non troverete volutamente nessuna IPA: la cosa più simile che potrete bere è una Belgian Ale abbondantemente luppolata chiamata Why Can't IBU? e realizzata negli impianti della Two Roads Brewing Company a Stratford, Connecticut. Il nome scelto potrebbe un riferimento con un gioco di parola alla omonima canzone dei Cure (Why Can't I Be You?), mentre per apprezzare completamente l'etichetta in 3D avrete bisogno di prendere a prestito gli occhialini del cinema.
Il suo vestito è tra il giallo paglierino e l'arancio pallido, velato: la bianca schiuma è piuttosto generosa, compatta, pannosa, molto persistente. L'aroma presenta un mix pulito e molto ben assemblato di note rustiche e frutta (limone, lime, scorza di mandarino, ananas acerbo), con in sottofondo sentori di fiori bianchi, paglia, cereali e una delicata speziatura donata dal lievito. Ottima intensità, profumi molto invitanti che trovano una degna corrispondenza al palato: corpo medio e vivacemente carbonata, questa Why Can't IBU? scorre con grande velocità senza scendere a compromessi con l'intensità. Su una base semplice di pane e crackers il gusto si sviluppa principalmente in territorio zesty, con abbondanza di scorza di agrumi (lime, limone, mandarino) e qualche nota più dolce di polpa d'arancio ed ananas, spezie (pepe). Pulitissima e molto attenuata, risulta piacevolmente spigolosa e un po' rustica/ruvida/ruspante grazie anche ad un azzeccata carbonazione che ben interagisce con i sapori, diffondendoli ed amplificandoli, risultando così una perfetta birra (estiva e non) rinfrescante e dissetante. Chiude perfettamente secca, lasciando un'elegante scia amara ricca di scorza d'agrumi e qualche sfumatura erbacea: Belgian Ale molto ben fatta, godibilissima e dall'impressionante bevibilità, ricorda molto alcune produzioni Extraomnes, giusto per darvi un punto di riferimento: per la prossima estate non dimenticatevi di lei, sarebbe un vero peccato.
Formato: 35.5 cl., alc. 5.7%, IBU 23, lotto 234:14 14:39, scad. non riportata, pagata 5.40 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 27 febbraio 2013

Migdal Bavel

La Torre di Babele, ovvero Migdal Bavel in ebraico, leggendaria costruzione in mattoni progettata dagli uomini in una pianura del fiume Eufrate con l’intenzione di abbellire la città ed arrivare sino al cielo, (e quindi a Dio) ed acquisire fama.  Narra la Bibbia (Genesi 11, 1-9) che a quel tempo gli uomini parlavano tutti lo stesso linguaggio, ma quando il Signore vide quello che gli uomini stavano costruendo, per punire la loro presunzione, li afflisse con la confusione delle lingue. Incapaci di comunicare tra di loro, gli uomini non riuscirono più a continuare i lavori di costruzione e la torre fu abbandonata. Una metafora sull’importanza cruciale della comunicazione che è anche alla base di una birra; un’idea nata durante la crociera un Mare di Birra 2012, dove a bordo s’incontrano Luigi “Schigi” D’Amelio di Extraomnes e l’americano Brian Strumke, birraio gipsy titolare del marchio Stillwater, da noi già incontrato in questa occasione. La comunicazione tra i due non è stata forse semplicissima per via delle “lingue diverse”ma, complice il “mare di birra,” ecco che la torre di Babele inizia a prendere forma su fondamenta solide: l’amore reciproco per il Belgio e per le Saison. Pinta dopo pinta i due abbozzano l'idea di una collaborazione; Brian, che negli Stati Uniti si è ormai specializzato in birre ispirate al Belgio (o Farmhouse Ales, che dir si voglia), si reca a Marnate, l’avamposto belga in provincia di Varese, dove ha sede Extraomnes, per brassare una “Italian Saison Ale”, come recita la splendida etichetta ispirata al dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio. Una Saison caratterizzata dall’utilizzo di spezie come mirra e pepe di Sichuan che non sono state gettate direttamente nella birra, ma con le quali è stata preparata una specie di “tisana” che è stata poi aggiunta nel whirpool; i luppoli usati sono invece E.K. Goldings (amaro) e Super Styrian (Aurora). Dalla diabolica gradazione alcolica del 6.66%, è di colore oro velato, con una bella “testa” di schiuma bianca, compatta, cremosa, molto persistente. Apre in bellezza con un naso elegante e molto pronunciato: evidente la pepatura, ma c’è anche una diffusa speziatura che fa da contorno a spiccati sentori di agrumi (limone, lime) e floreali. Gradevole il tocco rustico (“funky”, direbbero dall’altra parte dell’oceano) , un po’ leggermente polveroso, leggermente acidulo. Caratteristica di tutte le Extraomnes che abbiamo assaggiato sino ad ora è quella di essere birre molto facili da bere, e Migdal Bavel non fa eccezione: corpo medio-leggero, carbonazione vivace, consistenza watery per permetterle di passare con grande rapidità dal bicchiere allo stomaco. Leggerissima la base maltata (cereali, pane), con un gusto che vira subito verso il pompelmo ed il lime, con un carattere “rustico” e poco accomodante molto più evidente che nell’aroma. Il finale leggermente acidulo la rende molto rinfrescante e dissetante, con un bel taglio secco che pulisce il palato lasciando un retrogusto amaro, un po’ pepato e molto “zesty” (scorza di agrumi). Birra pulita e ben fatta, bilanciata ma vivace, dal gusto intenso e molto facile da bere; siamo ancora in inverno, ma se non volete che l’estate vi colga impreparati ed assetati, iniziate a valutare l'opportunità di rimpinzare il frigo di Migdal Bavel. Formato: 33 cl., alc. 6.66%, lotto 191 12, scad. 01/2014, prezzo 3.80 Euro.

lunedì 10 settembre 2012

Stillwater Existent

Lo ammettiamo, per questa volta siamo stati vittima del fascino dell'etichetta. Ma ad una birra che si chiama "Existent" e con un  Friedrich Nietzsche "seppiato all'infrarosso" proprio non siamo riusciti a resistere. Il produttore è Stillwater Artisanal Ale, ovvero Brian Strumke, l'ennesimo birraio zingaro che, senza impianti, dice di passare la vita perennemente in viaggio a produrre birre in giro per il mondo. Ex musicista e produttore di musica elettronica, nel 2004 cambia lavoro ed entra nell'ambito dell'Information Technology. Ben presto la noia s'affaccia, e Brian decide di mettere il suo estro creativo al servizio della birra. In poco tempo il "portfolio" di Stillwater s'arricchisce di numerose produzioni, che purtroppo hanno esattamente quelle caratteristiche che tutti i detrattori dei "birrai zingari" additano un po' come il "male assoluto": birre occasionali, quasi mai ripetute, piccoli lotti e quindi l'impossibilità di valutare l'effettiva capacità (leggasi "costanza") del birraio stesso. Il culmine lo raggiunge la sua birra chiamata Requisite, produzione da un paio di fusti che hanno potuto bere solamente gli avventori di una serata allo Baltimore Beer Week. Tornando a questa birra, le note in etichetta sono a tema con il nome (Existent): "questa birra rappresenta la nostra filosofia. Cerchiamo con tutte le nostre forze di definirci attraverso la passione e la sincerità, accettando il fatto che non tutti gli aspetti della vita siano spiegabili immediatamente. Per manifestare questa nostra ideologia presentiamo una birra intrigante. Questa è una birra che voi stessi dovete definire. '..e se tenete lo sguardo fisso nell'abisso per molto tempo, l'abisso finirà per guardare voi. (Nietzche)".  Questa Existent viene prodotta presso gli impianti della Dog Brewing Company, nel Maryland. Brian ama definire tutte le sue birre delle "farmhouse ales”, ovvero saison. Definizione che può essere più o meno azzeccata, resta il fatto che questa Existent non è effettivamente una birra facile da catalogare. All’aspetto sembrerebbe un stout, praticamente nera, con un enorme cappello di schiuma pannosa, beige, molto persistente.  Il naso regala sentori di pompelmo, soprattutto dalla schiuma, che si accompagnano ad note affumicate e di cenere, di tostatura e terrose. E’ molto elegante, anche se le diverse componenti del mix tendono a starsene per conto loro, piuttosto che amalgamarsi in un insieme armonico. In bocca c’è una buona corrispondenza con l’aroma, anche se il gusto non è molto pulito ed i primi sorsi ci lasciano perplessi; le cose migliorano un po’ lasciando riposare la birra nel bicchiere per un po’ di tempo. C’è un imbocco fruttato di pompelmo, seguono malto tostato, caffè e leggero cacao per un bel finale amaro che vira verso il terroso ed ha un tocco “rustico”; nel retrogusto spunta una gradevole nota affumicata.  Una birra non facile, abbastanza complessa che si dibatte un po’ tra il ben riuscito e il confusionario. Interessante bevuta, ma alla domanda fondamentale che ogni birrofilo dovrebbe sempre porsi (“la ricomprerei ?”) la risposta sarebbe probabilmente “no”.  Formato 75 cl., alc. 7.4%, lotto e scadenza sconosciuti, prezzo 9.16 Euro ($ 10.99).