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venerdì 5 giugno 2020

Extraomnes Sabrage


Extraomnes Sabrage, ovvero un elogio al Sabro, nuova varietà di luppolo commercializzata a partire dalla primavera del 2018 dagli americani della Hop Breeding Company, Yakima Valley. Fu il risultato di un lungo lavoro iniziato nel 2004 quando Jason Perrault, titolare della Hop Breeding ricevette una piantina femmina da Chuck Zimmerman, uno dei più importanti ed influenti coltivatori di luppolo degli Stati Uniti. Si trattava di una varietà proveniente dal New Mexico che Perrault piantò nel giardino di casa dove crescevano anche altre varietà: “non avevo mai visto niente del genere – ricorda – aveva un forte odore di marijuana e anche le sue foglie sembravano identiche a quelle della cannabis. Fioriva molto tardi e dovetti circoscrivere l’area del giardino in cui l’avevo piantata perché si stava espandendo ovunque”. 
Nell’agosto del 2004 la pianta era ancora in fase di fioritura ricettiva all’impollinazione: Jason recuperò tutto il polline di altre piante che aveva a disposizione, lo mescolò e lasciò che il vento facesse il suo lavoro. Nacquero un centinaia di nuove piante da un padre “sconosciuto”, in quanto ottenute da questa impollinazione aperta.   Perrault fu impressionato dal profumi dei coni di luppolo delle nuove piante e ne consegnò un po’ a Karl Vanevehoven, proprietario della Yakima Chief Hopunion e prolifico homebrewer: spesso è lui il primo ad utilizzare le nuove varietà sperimentali di Perrault e, se i risultati sono soddisfacenti, la coltivazione va avanti.  Quella nuova varietà era identificata dal numero 0406363074 ma  Vanevehoven la ribattezzò con il nome Ron Mexico, più facile da ricordare. 
Alla National Homebrewers Conference di San Diego del 2015 Perrault, Vanevehoven e Vinnie Cilurzo della Russian River tennero un seminario di presentazione di questa nuova varietà di luppolo rinominata con il codice sperimentale HBC-438: l’idea era di farla testare anche a molti produttori casalinghi prima di iniziare a coltivarla su grande scala. E per dare loro un primo assaggio del luppolo Russian River produsse anche una birra single hop chiamata Ron Mexico. L’HBC-438 viene poi utilizzato da molti birrifici e, dopo tre anni di vita sperimentale, nell’aprile del 2018 ottiene finalmente il nome ufficiale di Sabro: la descrizione ufficiale parla di “netti profumi di mandarino, cocco, frutti tropicali, cedro e menta”. Dopo il grande successo ottenuto da Citra e Mosaic, la Hop Breeding Company punta ora forte su questa nuova varietà di luppolo.

La birra.
E il Sabro è ovviamente il protagonista dell’ultima nata in casa Extraomnes, una vigorosa “Hopped Saison” (8.8%) che è arrivata proprio nel bel mezzo dell’emergenza Covid-19. Non so se l’idea fosse di distribuirla solo in fusto e la chiusura di pub e locali abbia costretto il birrificio di Marnate a rivedere le proprie intenzioni. Fatto sta che la Sabrage è finita in una lattina nuda e priva di etichetta in quanto non è stato possibile realizzarla: sono presenti solo le indicazioni previste dalla legge. Ha debuttato il 21 aprile “a domicilio”:  chi abitava in provincia di Milano e Varese poteva farsela recapitare direttamente utilizzando il nuovo servizio “Extraomnes a Casa Tua”, esteso poi a tutta Italia dalla settimana successiva. 
Il suo colore vibra tra l’arancio ed il dorato, la candida schiuma è pannosa e compatta: mandarino, lime, cedro, melone e frutta tropicale compongono un cesto di frutta accompagnato da una delicata speziatura e da un carattere rustico à la Dupont, per intenderci. Personalmente non ho avvertito il cocco  ma ammetto che la mia sensibilità verso questo frutto è piuttosto bassa. Al palato è vivacemente carbonata e scorre benissimo: caratteristiche che concorrono a mascherarne ulteriormente la gradazione alcolica. Incontriamo frutta candita, qualche goccia di miele, albicocca, agrumi e melone, un finale secco caratterizzato dall’amaro zesty e terroso, in pieno DNA Extraomnes.  Nel rispetto della miglior tradizione belga è solo a fine corsa, quando ormai è troppo tardi, che s’avverte qualche avvisaglia dell’alcool.  Pulita, rustica ma con un fruttato un po’ ruffiano che ti fa l’occhiolino, piacevolmente rinfrescante: l’arma ideale se volete farvi del male nelle calde serate d’estate.  La saison che De Dolle non ha mai prodotto? Forse si sarebbe potuta chiamare proprio Sabrage.
Formato 44 cl., alc. 8.8%, lotto 112 20, scad.  04/2021, prezzo indicativo 5.00-7.00 euro  (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

mercoledì 25 marzo 2020

Extraomnes Wit

Belgian Ale, Dubbel, Tripel, Quadrupel, Saison: tra gli stili più popolari della tradizione belga l’unico che ancora mancava in casa Extramones era quello delle blanche o delle witbier, se preferite il fiammingo. Un’assenza che viene colmata nel 2018 quando Luigi D’Amelio, deus-ex-machina del birrificio di Marnate, annuncia al sito Agrodolce: “ho sempre detto che non l’avrei mai fatta, perché è una tipologia che non mi piace. Di solito la propongono nei pub ai clienti, spesso di genere femminile, a cui non piace l’amaro. L’ho sempre considerata l’anello di congiunzione con l’aranciata: troppo ruffiana per me e poi non amo particolarmente il frumento. Beh, ho deciso di produrla anche io, per due motivi: primo perché ora abbiamo il nostro locale e dobbiamo venire incontro a tutti e poi perché la vivo un po’ come una sfida”. 
La Wit di Extraomnes debutta in estate in un’interpretazione piuttosto singolare: frumento e coriandolo, elementi classici dello stile, sono presenti ma nella ricetta ci finiscono anche degli agrumi mediterranei (arancia, mandarino e limone) a rafforzare quel carattere solare, dissetante e rinfrescante che una blanche/wit deve obbligatoriamente avere.  Dopo aver debuttato in fusto la Wit è stata la protagonista della lattina numero tre di casa Extraomnes, dopo Iconic e Guld: c’è voluto oltre un anno (ottobre 2019) e anche una nuova veste grafica astratta, completamente rivisitata rispetto a quella originale.

La birra.
Il bicchiere si tinge di giallo paglierino opalescente, in controluce appare anche qualche riflesso verdognolo: la schiuma è candida, abbastanza fine ed ha buona ritenzione. Al naso un leggero panificato/cereale viene subito sovrastato da un tourbillon di spezie, fiori e frutta: il coriandolo dovrebbe essere l’unica spezia “ufficiale” ma il lievito regala anche suggestioni di zenzero, cardamomo, noce moscata. La banana, delizia o (per me) croce di ogni Blanche/Wit è qui rintanata in un angolo: sul palcoscenico brillano arancia, mandarino, cedro, limone. Il naso è pulitissimo e molto espressivo: un giorno mediterraneo di pieno sole nel bicchiere. Al palato la trovo abbastanza più corposa di una tipica Wit belga: le bollicine sono comunque vivaci e la scorrevolezza è ottima. Il gusto ricalca l’aroma ponendo però in primo piano gli agrumi e rilegando in secondo piano cereali, spezie e banana. Il risultato, si potrebbe dire, è una “not ordinary Wit”, intensa e molto fruttata, con un finale secco e amarognolo di breve durata ma di buona intensità, zesty e terroso, che non t’aspetteresti di trovare in uno  stile che spesso produce birre blande e anonime che si spengono in evanescenti finali acquosi. Non è la prima Wit ben luppolata italiana: mi viene in mente l’altrettanto ottima Bere Nice di EastSide, ad esempio. 
Dietro ad un’apparente semplicità c’è una bella complessità che si lascia decifrare senza sforzi: la Wit di Extraomnes è già pronta per la prossima estate.
Formato 44 cl., alc. 5%, lotto 275/19, scad. 02/10/2020, prezzo indicativo 6,00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 10 gennaio 2020

Extraomnes Iconic

Credo che in pochi se lo sarebbero aspettato: le lattine di Extraomnes, birrificio che ha da sempre sposato la tradizione del Belgio, paese che privilegia le bottiglie lasciando il formato lattina quasi esclusivamente ai prodotti industriali. Sorprendendo un po’ tutti a luglio del 2019 il birrificio di Marnate ha pubblicato sulla propria pagina Facebook le immagini di due lattine formato 44 centilitri, ovvero quello che in Europa sta ormai diventando lo standard per le birre artigianali: dentro al contenitore ci finiscono Guld, saison alla frutta, e una nuova american Pale Ale chiamata Iconic.  Volendo essere precisi bisogna però ricordare l’antefatto Schandaal, quadrupel con aggiunta di biscotti Speculoos macinati che era stata realizzata nell’ottobre del 2018 assieme al birrificio Canediguerra: per questa birra si era scelto il formato lattina da 33 centilitri. 
Come segnala il sempre preciso blog Malto Gradimento le lattine vengono prodotte in contropressione e quindi le birre non sono rifermentate: è questa la grande differenza rispetto alla linea classica Extraomnes che continuerà ad essere commercializzata nelle classiche bottiglie. Lo scorso ottobre è poi arrivata la lattina numero tre che contiene la Wit.

La birra.
“Siamo veramente orgogliosi di come siamo riusciti ad utilizzare un nuovo contenitore, affrontare un nuovo metodo produttivo e sperimentare uno stile che non era nel nostro DNA, in così poco tempo”: con queste parole Extraomnes presentava le prime lattine sui social network. Il “tradimento” nei confronti della tradizione belga si consuma con Iconic, un’American Pale Ale caratterizzata da luppoli Citra e Simcoe, usati anche in dry hopping: non si tratta tuttavia della prima birra “americana” in casa Extraomnes. I più attenti ricorderanno che nell’estate del 2015 aveva debuttato la Yanqui.  “Volevamo solo dimostrare che possiamo fare la migliore APA italiana”, aveva provocatoriamente dichiarato a quel tempo Luigi Schigi D’Amelio: di quella Yanqui (5.5%) la Iconic riprende in parte la luppolatura (Citra e Simcoe) e abbassa leggermente l’alcool portandolo a 4.8%. 
Nel bicchiere è perfettamente dorata ed è sormontata da una candida schiuma compatta e cremosa dall’ottima persistenza. E’ leggermente velata, ma se siete amanti dell’effetto “haze” non dovete far altro che agitare la lattina e rimpinguare il bicchiere: avrete una birra torbida (quasi) come quei succhi di frutta che vanno di moda oggi. Il naso è una splendida festa tropicale nella quale sono protagonisti mango e ananas, affiancati da arancia, pompelmo, pesca e qualche nota vegetale; pulizia e finezza sono a livelli con capita spesso d’incontrare. Magari ricordate una di quelle birre che sbandierano l’utilizzo di XXX grammi di luppolo al litro in dry-hopping e che vengono vendute ad oltre venti euro al litro? Annusando questa lattina vi accorgerete di quanta materia prima sia spesso inutilmente sprecata. Al palato è leggera, mediamente carbonata e scorre con la velocità che ogni session beer dovrebbe sempre avere: pane, crackers, un bel intermezzo dolce tropicale anticipa un finale amaro caratterizzato da note zesty e terrose che, alla faccia degli Stati Uniti, fa quasi l’occhiolino al Belgio moderno, quello di Zest e Blond, tanto per giocare in casa. La chiusura perfettamente secca e pulita rispetta pienamente il DNA di Extraomnes: Iconic è una session beer perfetta, definita e pulitissima, semplice ma dalla grande intensità a fonte di un contenuto alcolico piuttosto contenuto. Una birra che va solamente bevuta – riprendendo lo slogan della casa -  ma che si beve con enorme soddisfazione.
Formato 44 cl., alc. 4.8%, lotto 297-19, scad. 25/10/2020, prezzo indicativo 5.00-6.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa lattina e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 26 novembre 2018

DALLA CANTINA: Extraomnes Quadrupel 2018 vs 2013


Sembra ieri ma sono già passati otto anni. Correva l’anno 2010 e debuttava uno dei birrifici italiani più attesi al varco: Extraomnes capitanato dal sanguigno Luigi “Schigi” D'Amelio. Blond, Saison, Bruin e Tripel  le birre scelte per iniziare un percorso che vide, per le festività natalizie dello stesso anno, l’arrivo della Kerst “qui pensiamo di fermarci per un bel po’, ci concentreremo per migliorare sempre di più queste piuttosto che ad allungare la lista delle referenze”. Così dichiarava D’Amelio in un intervista a Cronache di Birra, ma a pochi mesi di distanza, nella primavera del 2011, fu presentata all’Italian Beer Festival di Milano una birra destinata a diventare in poco tempo uno dei grandi successi del birrificio di Marnate, Varese:  la Zest. Nello stesso anno arrivarono anche la imperial stout al caffè Donker e, a Natale, la prima Kerst Reserva. 
Facciamo ora un salto in avanti nel tempo, tralasciamo altre novità arrivando al 2013 quando il birrificio festeggiava la cotta numero 200. Le celebrazioni per la numero cento erano state affidate alla Hond.erd, ma questa volta a Marnate decisero di fare le cose più in grande andando a colmare un importante vuoto nella gamma di un birrificio che si rispecchia nella tradizione belga: quella delle grandi Belgian Strong Dark Ales, o Quadrupel che dir si voglia. Una birra celebrativa ma non solo, come riportava a suo tempo il blog Varesenews: “vogliamo che la Quadrupel entri nella produzione standard; ovviamente aspettiamo il responso del mercato ma da questa birra ci attendiamo molto”.  Così è stato oggi la Quadrupel è una presenza fissa anche alle spine dei due locali di Extraomnes:  il Bier & Cibo a  Castellanza (Varese) e l’ultimo nato a Savona.

La birra.
Come ogni Quadrupel che si rispetti anche quella di Extraomnes  dovrebbe essere una buona candidata per passare del tempo in cantina. Mesi, anni? A voi la decisione e la scelta di correre il rischio che ogni invecchiamento porta inevitabilmente con sé.  Ho voluto oggi mettere a confronto una delle prime bottiglie prodotte nel 2013 con una nata all’inizio di quest’anno. 
Partiamo con la Quadrupel 2018 (9.3%) che si presenta vestita con la classica tonaca di frate (cappuccino, per i pignoli) la cui torbidità è illuminata da bagliori rossastri; la schiuma non è particolarmente generosa ma è cremosa, compatta ed ha una discreta ritenzione. Il naso è ricco, dolce, piacevolmente complesso: uvetta e datteri, prugna,  pera, miele e biscotto, caramello e zucchero candito, qualche accenno di pasticceria, una delicata speziatura infusa dal lievito trappista. La bevuta è perfettamente coerente con l’aroma anche se risulta un po’ meno definita e seducente:   il dolce è ben attenuato e bilanciato da un lieve amaro finale nel quale convivono note di frutta secca a guscio e delicate tostature, il congedo è un morbido e caldo ricordo etilico di frutta sotto spirito. Gran bel naso, interessante e complesso,  bevuta che forse non mantiene tutte le aspettative ma che rimane di ottimo livello. Alcool abbastanza ben gestito ma piuttosto evidente in alcuni passaggi.

La Quadrupel 2013 è visivamente più torbida della 2018  ed è sporcata da piccolissime particelle di lievito in sospensione; la schiuma  fa molta fatica a formarsi e si dissolve molto rapidamente. Dopo cinque anni in cantina l’aroma non regala piacevoli note ossidative che portano alla mente vini marsalati e liquorosi: scomparse le spezie, sono protagonisti gli esteri fruttati (prugna, uvetta, fico), lo zucchero candito e il caramello. Il naso è gradevole ma per eleganza ed ampiezza dello spettro aromatico la mia preferenza va alla bottiglia più giovane. Al palato la birra risulta molto morbida e tutti gli elementi molto ben amalgamati tra di loro; l’alcool è meno in evidenza ma la bevuta è ancora potente e vigorosa. Dominano prugna e uvetta ma numerose sono le suggestioni di vino fortificato e liquorose; anche in questa bottiglia il dolce è molto ben attenuato e bilanciato da leggere tostature ed è un piacere abbandonarsi alla lunga scia etilica che accompagna ogni sorso. Questa “vecchietta” di cinque anni è ancora in ottima forma anche se più mansueta rispetto alla giovane nipote: ogni spigolo è stato smussato e per quel che mi riguarda vince il confronto. E’ davvero un piacere passare una serata assieme a lei, come ad ascoltare il racconto dei nonni su di un tempo che non c’è più ma che sembra essere sempre più affascinante di quello in cui viviamo oggi.
Il verdetto? Lasciate qualche anno in cantina questa Quadrupel e lei saprà ricompensarvi.
Nel dettaglio:
Quadrupel 2018, 33 cl., alc. 9,3%, lotto 015 18, scad. 01/01/2020 
Quadrupel 2013, 33 cl., alc. 9,3%, lotto 136 13, scad. 31/05/2016
Prezzo indicativo 4.00-5.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 7 giugno 2018

Extraomnes Z

La lettera Z in questo caso non è quella di Zorro ma di Zuur, ovvero “acido” in fiammingo. Questo il nome scelto da Extraomnes per una imponente (12.3%) Sour Ale con aggiunta di albicocche; un frutto che si aggiunge a ciliegia, mango e pesca,  già utilizzati dal birrificio di Marnate per produrre rispettivamente Bloed, Guld e Mad Peach.  Il birrificio la descrive come una “gently sour con un finale che ricorda la settima tromba”; nei negozi arriva a febbraio del 2016. 
Secondo l’Apocalisse (8:6-21) “la prima tromba causa grandine e fuoco che distruggono buona parte della vegetazione mondiale,  la seconda e la terza tromba portano una massa simile ad una grande montagna ardente che finisce in mare, nei laghi e nei fiumi, causando la morte di un terzo delle creature viventi marine;  la quarta tromba causa l’oscuramento del sole e della luna, la quinta provoca l’arrivo di cavallette e la sesta chiama un esercito demoniaco che uccide un terzo dell’umanità. La settima tromba chiama i sette angeli con le sette coppe dell’ira di Dio: il primo la versa sulla terra provocando una dolorosa ulcera agli uomini, la seconda coppa causa la morte di ogni creatura marina, la terza trasforma i fiumi in sangue, la quarta viene versata sul sole che inizia a bruciare gli uomini col suo calore, la quinta porta le tenebre, la sesta provoca il prosciugamento dell’Eufrate e il raduno delle truppe dell’Anticristo per la battaglia di Armageddon.  Il settimo angelo versa il contenuto della sua coppa nell’aria, provocando un catastrofico terremoto capace di far scomparire ogni isola e ogni montagna, seguito da una pioggia di enormi chicchi di grandine da 40 chili l’uno. “È fatto” è l’espressione con cui si annuncia il compimento dell’ira di Dio sopra coloro che hanno rifiutato la croce".

La birra.
Nel bicchiere (la settima coppa?) Z si presenta di un color arancio piuttosto carico, con riflessi ambrati; più che di schiuma sarebbe corretto parlare di una serie di bolle grossolane che si formano in superfice e svaniscono rapidamente.  Il frutto disegnato in etichetta è assoluto protagonista in un aroma ancora intenso: albicocca candita e marmellata d’albicocca vengono affiancati da profumi floreali e altre suggestioni fruttate che sembrano richiamare pesca nettarina, forse fragola. Leggo alchechengi tra le note  descrittive del birrificio e lo trovo subito; c’è una velata presenza di solvente che tuttavia viene subito messo in secondo piano dalla frutta.   Al palato è morbida e gradevole, anche se qualche bollicina in più le avrebbe sicuramente donato un po’ più di vitalità. La bevuta è abbastanza monotematica (albicocca) ma non per questo noiosa: è interessante sentir passare in rassegna tutte le diverse sfumature del frutto, dall’asprezza dell’acerbità al dolce del candito, della marmellata e della frutta cotta.  Ma ci sono anche suggestioni di frutti di bosco, alchechengi e vinose. E’ una birra potente ma inizialmente agile, snella e fresca, piacevolmente aspra ma bilanciata da una controparte dolce; nel finale, molto secco e leggermente astringente, c’è un’improvvisa vampata etilica a ricordare il contenuto alcolico impresso in etichetta. L’albicocca, questa volta sotto spirito, è protagonista del caldo e lungo retrogusto. 
Non immune da imprecisioni, che comunque le conferiscono un nonsoché di rustico, la Z di Extraomnes è un’interessante e piacevole divagazione sul tema albicocca: sorprendentemente rinfrescante, se bevuta fresca, rincuorante se lasciata raggiungere la temperatura ambiente. In cantina da due anni, sta ancora benissimo e sembra aver voglia di continuare. 
Formato 33 cl., alc. 12.3%, lotto 007 16, scad. 02/04/2016, prezzo indicativo 5.00-6.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 26 gennaio 2018

DALLA CANTINA: Extraomnes Weltanschauung (2013)

Primo appuntamento del 2018 con la rubrica “dalla cantina”, dedicata al vintage, alle birre che hanno diversi anni di vita alle spalle.  Facciamo un salto indietro al 2013, anno in cui il birrificio di Marnate fa debuttare alcune novità che contribuiranno a far poi vincere il premio di birraio dell’anno a Luigi D’Amelio:  Bloed, Hopbloem, Wallonië e Quadrupel. A queste quattro birre se ne aggiunse una molto più particolare e dal nome “criptico”:  Weltanschauung, una poderosa oud bruin che è stata invecchiata per venti mesi in barrique che avevano precedentemente ospitato vino rosso. Solamente un migliaio circa le bottiglie prodotte. 
Weltanschauung è un termine tedesco  (visione, intuizione [Anschauung] del mondo [Welt]). che può essere vagamente tradotto in italiano come “concezione della vita, del mondo; modo in cui singoli individui o gruppi sociali considerano l’esistenza e i fini del mondo e la posizione dell’uomo in esso; per lo più riferita a pensatori, scrittori, artisti, in quanto essa sia esplicitamente o implicitamente espressa nella loro opera”. In questo caso potremmo quindi considerare la birra come “la visione del mondo” del birraio che l’ha creata:  in etichetta l’occhio della provvidenza vi ricorda che ogni azione e pensiero di voi che avete il bicchiere in mano sono osservati da Dio o dal Grande Architetto dell’Universo.

La birra.
Ho distrattamente dimenticato di assaggiarla “fresca”, a pochi mesi dall’imbottigliamento, e ho finito per dimenticarne qualche bottiglia in cantina. Alcune opinioni lette in internet di recente sembravano suggerire che la Weltanschauung non fosse invecchiata molto bene e così, prima di arrivare al punto di non ritorno, ne ho recuperata una bottiglia. 
Nel bicchiere è di un ambrato abbastanza torbido ma illuminato da venature color rubino: non si forma una vera e propria schiuma ma una serie di bolle biancastre, un po’ grossolane, si ammassano attorno alle pareti del bicchiere. Al naso c’è una componente acetica (mela) che risulta tuttavia ancora delicata, affiancata da profumi di frutti rossi aspri come  amarena cotta, prugna acerba; gli anni passati in bottiglia hanno apportato note ossidative che in questo caso si sono fortunatamente limitate ad apportate tonalità dolci che richiamano vini marsalati. In secondo piano appaiono di tanto intanto profumi di legno e di ciliegia, polpa ma anche nocciolo. A livello tattile la birra è ancora vigorosa e presente, sostenuta da una decisa gradazione alcolica (10%) che riscalda e potenzia ogni sorso: le poche bollicine rimaste (ignoro quante ne avesse da giovane) non le donano tuttavia molta vitalità ma contribuiscono a spingerla ulteriormente in quel territorio vinoso dove il gusto si instrada rapidamente. Anche al palato ci sono dolci note marsalate che hanno il compito di bilanciare la componente aspra e (lievemente) acetica: il gusto ricalca con buona corrispondenza l’aroma e sfocia in un finale secco e vinoso, impreziosito da note di legno e da un gradevole calore etilico che fa sentire la sua presenza senza mai esagerare. 
A quasi cinque anni di vita la Weltanschauung mi sembra ancora in forma ed è capace di regalare belle emozioni: i segni del tempo ci sono ma in questo caso sono quelli positivi, ovvero il marsalato; questa componente è ancora in divenire e potrebbe ulteriormente evolvere nei prossimi anni, occupando maggior spazio sul palcoscenico. Il condizionale è ovviamente d’obbligo, non vi sono mai certezze nell’invecchiamento di una birra.
Formato 33 cl., alc. 10%, lotto 235/13, scad. 31/08/2023, pagata 4.70 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 22 dicembre 2017

Extraomnes Kerst 2014

L’unica birra italiana del Natale 2017 sul blog è la Kerst di Extraomnes, una birra che in verità mancava da un po’ di anni: l’avevamo incontrata per la prima volta all’inizio del 2012 con una bottiglia prodotta alla fine del 2010, ovvero un anno di vita.  Quest’anno andiamo un po’ più a ritroso stappando una bottiglia del 2014, che di anni in cantina ne ha ovviamente passati tre. 
“A Natale siamo tutti più buoni”, dicono a Marnate, dove ha sede Extraomnes “e anche la nostra Kerst vorrebbe esserlo, ma non riesce a togliersi di dosso l’istinto naturale a far del male. Attenzione, dunque”. Le prime avvisaglie di una birra “pericolosa” sono rappresentate da quell’iscrizione in fiammingo che compare sul guinzaglio del cirneco dell'Etna: “ik haat BC”, ovvero “odio BC”. Una dedica che Luigi “Schigi” D’Amelio fece a Bruno Carilli del Birrificio Toccalmatto, in un periodo in cui i due non andavano evidentemente molto d’accordo, soprattutto a causa di qualche battibecco su internet.  La pace tra i due birrai fu poi sugellata dalla birra collaborativa Tainted Love che realizzarono qualche mese dopo. 
E’ difficile pensare alla Kerst di Extraomnes senza evocare il fantasma della birra di Natale per eccellenza, ovvero la Stille Nacht prodotta da Kris Herteleer del birrificio De Dolle, una delle muse ispiratrici di Luigi D’Amelio: anche se la gradazione alcolica è differente (10,1% per l’italiana e 12% per la belga) nel bicchiere ci sono molti elementi in comune ed tutte e due possono essere considerate “birre da invecchiamento”. 
Entrambe vengono poi “glorificate” dalle rispettive edizioni barricate o “Reserva”: abbastanza agevole l’acquisto della Kerst, più complicato quello della Stille Nacht che è ufficialmente ancora ferma al millesimo 2010. Per assaggiare altre annate, da bottiglie misteriose o direttamente dalla botte, recatevi in pellegrinaggio ad Esen e implorate la clemenza del “dio” Kris Herteleer.

La birra.
Imbottigliata a marzo del 2014, questa Kerst di Extraomnes colora il bicchiere di un arancio piuttosto acceso e forma un mediocre cappello di schiuma color ocra, non molto compatta e dalla modesta persistenza; c’è anche una discreta flocculazione. L’aroma è poco intenso e rimane abbastanza guardingo; ci  vuole un po’ per sentire emergere profumi di frutta martorana, zucchero a velo, canditi e biscotto, il tutto inebriato da una buona componente etilica. Al palato non ci sono molte bollicine e la bevuta procede in linea retta riproponendo biscotto e frutta candita, con il dolce ben contrastato da una bella acidità. Il tempo passato in cantina le sembra però aver fatto più male che bene. Non ci sono ovviamente più le esuberanze della gioventù ma manca il fascino della vecchiaia: il finale, perfettamente attenuato come da copione, è purtroppo accompagnato da una marcata ossidazione che rovina un po’ la festa portando nel bicchiere molto cartone bagnato. L’alcool riscalda ogni sorso senza mai andare troppe le righe, riscaldando con garbo ad ogni sorso. La bevuta è un po’ monocorde e ha il fiato corto, pur risultando ugualmente godibile; una birra in netta parabola discendente che conserva ancora il cuore ma ha già perso la bellezza. L'appuntamento è al prossimo Natale con qualche altra annata.
Formato 33 cl., alc. 10,1%, lotto 077 14, scad. 31/03/2016, 4.50 euro (prezzo 2014, beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 2 agosto 2017

Extraomnes Speciaal

La novità Extraomnes dell'estate 2017 è stata presentata a fine maggio con poche parole che non dicono nulla su quello che c'è all'interno del fusto o della bottiglia: "l'estate porta sempre con se grandi aspettative e dolori da lenire. Una birra per chi si strugge ascoltando Bruno Martino di Odio l'estate, per chi vuole staccare il cervello dal resto del corpo per qualche minuto o per una stagione. Ingredienti, stile e tutto il resto sono accessori".  
Qualche indizio lo si può trovare sulla pagina Facebook del birrificio, sulla quale qualche mese prima erano state postate alcune fotografie di cartoni di luppoli appena arrivati dagli Stati Uniti: Nugget, Crystal e Azacca. E proprio quest’ultimo sarebbe stato utilizzato per un abbondante dry-hopping di questa nuova birra chiamata Speciaal che utilizza anche, se non erro, lievito Vermont Ale. 
Azacca, precedentemente conosciuto con il nome sperimentale di  ADHA 483 è un luppolo che è stato commercializzato nel 2013 ad opera della American Dwarf Hop Association; deve il suo nome al dio haitiano dell’agricoltura e discende direttamente dalla varietà di luppolo Toyomidori. Tra i suoi “progenitori” ci sarebbero anche il Summit e il Northern Brewer. E’ noto per le sue ottime qualità aromatiche che richiamano gli agrumi e i frutti tropicali, e quindi particolarmente adatto per l’utilizzo in late e/o dry-hopping.

La birra.
Il suo colore è un bell’arancio pallido, velato, sul quale si genera una generosa testa di schiuma bianca, compatta e cremosa, dall’ottima persistenza. Bottiglia con circa un mese e mezzo di vita sulle spalle e naso molto fresco e molto pulito che regala pompelmo, cedro e mandarino, qualche sensazione tropicale di ananas, una delicata speziatura (zenzero?), erbe officinali e persino suggestioni “dank”. Corpo snello (crackers, pane) e vivaci bollicine a solleticare il palato con una bevuta che ripropone molti agrumi con eleganti orpelli tropicali, uno “schema” Extraomnes ben consolidato e di successo (Blond, Zest); il finale ha invece intensità molto maggiore rispetto alle due birre appena citate, nella quale al pompelmo s’affiancano note terrose e vegetali, di erbe officinali. Secca e molto scorrevole, la Speciaal  è una vigorosa session beer molto ben fatta e un ottimo antidoto al caldo estivo: per il mio gusto personale trovo l’amaro un pelino eccessivo, con il ritmo di sorsata che, benchè sempre elevato, risulta inferiore a quello di Blond e Zest.
Formato 33 cl., alc. 4.5%, lotto 165 17, scad. 12/2018, prezzo indicativo 4.00-4.50 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 26 marzo 2017

Extraomnes Guld

Arriva nel mezzo dell'estate 2015 la saison al mango di Extraomnes chiamata Guld; una birra che Luigi "Schigi" D'Amelio aveva in cantiere da un po' ma che è stata rimandata - sembra - a causa della morte improvvisa del cantante Pino Mango, avvenuta nel dicembre 2014. Sembra anche che in origine dovesse chiamarsi Goud, "oro" in fiammingo, nome poi mutato in Guld.  
Nella stessa estate vengono anche lanciate l'american pale ale Yanqui e la Egocentrique, versione barricata della  Ciuski  (maturata per tre mesi in botti ex-whiskey Laphroaig)  belgian ale aromatizzata allo zenzero le cui sole ottocento bottiglie prodotte vengono esaurite in pochi giorni.
Da allora non so se la ricetta della Guld sia stata leggermente modificata: sui vari siti di beer-rating viene ancora chiamata "saison al mango", ma l'etichetta della bottiglia tra le mie mani dichiara l'utilizzo di una "purea concentrata di frutta tropicale (ananas, mango, passion fruit e guava)".

La birra.
All'aspetto è di colore arancio pallido, opalescente, e forma un buon cappello di schiuma bianca e cremosa, un po' grossolana ma dalla buona persistenza. L'intensità dell'aroma non è molto elevata ma c'è un ottimo livello di pulizia che permette d'apprezzare il carattere rustico del lievito saison affiancato da ananas, mango, passion fruit, agrumi; in sottofondo s'avvertono anche i profumi di crackers, crosta di pane. 
Al naso la frutta non è la caratteristica dominante, probabilmente anche a causa dei dieci mesi passati dall'imbottigliamento, ma al palato le cosa sono molto diverse. La base maltata è piuttosto leggera e la bevuta vira subito su di un fruttato piuttosto intenso e ricco di passion fruit e mango, protagonista della parte centrale della bevuta. Dal tropicale si passa agli agrumi, con un finale molto secco, zesty e terroso, tipico di molte produzioni Extraomnes. L'elevata carbonazione rende la bevuta molto vivace, scongiurando qualsiasi rischio di "effetto succo di frutta": la birra scorre veloce con un elevatissimo potere rinfrescante e dissetante. Mente l'aroma è abbastanza bilanciato, al gusto la frutta va ben oltre la semplice aromatizzazione e domina la bevuta: comunque si faccia, difficile mettere d'accordo tutti, quelli che pensano che ne sia troppa e quelli che invece ne vorrebbero di più. Per il mio gusto personale al palato trovo la "componente saison" un po' troppo offuscata dalla frutta, con il risultato di una birra buona, pulita e godibile che tuttavia, terminato il bicchiere, non mi invoglia a chiederne un secondo. Un divertissement  che non aggiunge molto al portfolio alla gamma Extraomnes, una birra forse superflua ma capisco anche che non si può vivere solo di Blond e Zest. O forse sì?
Formato: 33 cl., alc. 6.5%, lotto 137 16, scad. 30/11/2017, prezzo indicativo 4.00/5.00 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 10 febbraio 2017

Extraomnes Synesthesia

Sinesteṡìa, dal greco syn-aisthanéstahai, ovvero “percepire insieme, sentire insieme”; con questo termine il linguaggio medico indica quel “fenomeno psichico consistente nell’insorgenza di una sensazione (auditiva, visiva, ecc.) in concomitanza con una percezione di natura sensoriale diversa e, più in particolare, nell’insorgenza di una immagine visiva in seguito a uno stimolo generalmente acustico (audizione colorata), ma anche tattile, dolorifico, termico". 
Le forme sinestesiche sono state ampiamente investigate in campo artistico: pensate a suoni che suscitano immagini colorate, colori che suscitano suoni, quadri in cui è dipinta gente che mangia e che possono suscitare sensazioni di profumi o di sapori in chi li guarda. Ma è forse la  letteratura il campo prediletto della sinestesia: “la si può rintracciare con sensazioni olfattive in Huysmans o in Oscar Wilde, con sensazioni gustative in Collodi o in Proust, con sensazioni tattili in Joyce o in Marinetti… oppure incontrarla come cronaca nelle Vite del Vasari quando riferisce di certi banchetti fatti dagli artisti del Cinquecento”  (cfr. Lamberto Pignotti, I sensi delle arti: sinestesie e interazioni estetiche, Ed. Dedalo, 1993). 
A novembre 2015 il birrificio Extraomnes annuncia l’arrivo di una nuova birra chiamata proprio Synesthesia e capace, secondo quanto dichiarato, di provocare “un coacervo di sensazioni multiple”. Si tratta di una versione della Donker, l’imperial stout al caffè della casa, invecchiata in pièces Borgogne (228 litri) che hanno contenuto Barolo. 
Non solo sinestesia ma anche Gestalt, filone della psicologia che ha intensamente studiato i fenomeni percettivi e le illusione ottiche: guardando con attenzione le linee disegnate in etichetta si vede emergere, quasi in rilevo, la sagoma del cirneco dell'Etna, simbolo del birrificio di Marnate.

La birra.
Nel bicchiere è di colore ebano scuro, opaco, e forma una discreta testa di schiuma cremosa e compatta, dalla buona persistenza. Al naso sono netti i profumi della birra "base", la Donker: gli impianti di Extraomnes si trovano all'interno della El Mundo Spa, torrefattori di caffè dal 1967, e l'utilizzo di questo ingrediente non poteva che essere esemplare. Elegantissimi i profumi di caffè in chicchi, accompagnati da note di cuoio e terrose, orzo tostato, accenni di cioccolato amaro; il passaggio in botte regala note vinose e di legno, sorprendendo con degli sprazzi di ciliegia e frutta rossa che fanno di tanto in tanto capolino. Al palato c'è qualche bollicina in eccesso, ma basta aver un po' di pazienza per ottenere una birra più morbida che non pretende di essere ingombrante. Caffè, tostature e caramello bruciato iniziano il percorso "tradizionale" di una imperial stout che continua con cuoio, liquirizia e terra prima di virare improvvisamene in territorio vinoso, sostenuto da una gradazione alcolica importante che nella seconda parte della bevuta si mostra in tutta la sua pienezza (12.3%). La chiusura tannica è piuttosto secca, passa quasi inosservato un accenno d'astringenza ed ecco che ci si tuffa in un lungo retrogusto vinoso caldo ed etilico, nel quale l'imperial stout è definitivamente scomparsa. Pensate ad un pranzo capovolto: s'inizia dal caffè per terminare con il vino. Grande eleganza olfattiva e pulizia per quel che riguarda il caffè, grande intensità nel gusto: birra complessa da scoprire sorso dopo sorso e da sorseggiare in tutta tranquillità scandagliando forme sinestesiche.
Formato: 33 cl., alc. 12.3%, lotto 316 15, scad. 30/11/2017, prezzo indicativo 6.00 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 27 dicembre 2016

Extraomnes Kerst Reserva 2016

Proseguiamo con le bevute di Natale 2016, ne mancano ancora due all'appello; il "gran finale" inizia con il ritorno della Kerst Reserva 2016, versione barricata della birra natalizia del birrificio di Marnate (Varese) che ha da qualche settimana inaugurato il suo locale Bier & Cibo a Castellanza dove poter mangiare ad assaggiare anche qualche birra disponibile solo in loco. 
Ho detto "ritorno" perché la Kerst Reserva mancava ufficialmente dal 2013; negli ultimi due anni infatti le botti utilizzate per l'invecchiamento non avevano reso quanto sperato ed il birrificio ha preferito non farla uscire: "lei è un po' il nostro "monfortino" e se non siamo certi che sia una grande annata, la blocchiamo". Questo quanto ha pubblicato sulla propria pagina Facebook il birrificio lo scorso 17 novembre, data in cui è stato dato l'annuncio dell'uscita dell'edizione 2016.
Ricapitoliamo brevemente le precedenti: la Kerst Reserva 2011 (13%) ha riposato per nove mesi in botti che avevano contenuto la Barbera d’Alba di Elio Altare; la 2012 (10%) nove mesi in botti ex Barbera delle Langhe; la 2013 (12%) ha invece passato circa sette mesi in botti di Barolo di Dogliani. Per il millesimo 2016 (10.5%) sono state utilizzate botti di Chianti Classico provenienti dall’azienda Castello di Fonterutoli;  come sempre la ricetta prevede l'utilizzo in bollitura uno zucchero candito fatto con succo concentrato di mela biologica. Dopo l'interessante confronto tra 2011 e 2013 di tre anni fa, è il momento di assaggiare la Kerst Reserva 2016.

La birra.
Nonostante quello che appare dalle fotografie, nel bicchiere arriva di color arancio carico con venature che spaziano dal dorato all'ambrato; quel poco di schiuma biancastra che si forma è un po' scomposta e abbastanza rapida nel dissiparsi. Al naso il carattere vinoso è evidentissimo: l'asprezza dell'uva e dei frutti rossi viene bilanciata dal dolce dello zucchero caramellato, dell'uvetta e della mela caramellata, mentre il legno in sottofondo impreziosisce di tanto in tanto un bouquet olfattivo pulito ed elegante ma dall'intensità solo discreta. Il dialogo tra dolce ed aspro è il tema conduttore di una bevuta emozionante che sembra svelare nuovi particolari dopo ogni sorso: se con i primi il palato avverte sopratutto la presenza del vino e dell'asprezza dei frutti rossi, man mano che la birra si scalda e si apre è il dolce dei canditi e della mela caramellata a farsi notare sempre di più. Ma le sorprese non sono finite: l'alcool, molto ben dosato, evolve in un bel calore fruttato reminiscente di vini liquorosi: uvetta, prugna che si diffondono anche nel lungo retrogusto, caldo e morbido, di frutta sotto spirito. 
Rileggendo gli appunti di bevuta delle precedenti  Kerst Reserva mi sembra che nell'edizione 2016 il carattere vinoso sia molto più in evidenza; c'è indubbiamente qualche spigolo di gioventù da limare, ma le emozioni già non mancano e, quando ne trovi nel bicchiere, è sempre una festa. O un epifania, visto che siamo nel periodo appropriato.
Formato: 33 cl., alc. 10.5%, lotto 299 16, scad. 10/2021, prezzo indicativo 6.50-8.00 Euro (beershop).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 29 settembre 2016

Extraomnes Hond.erd Adha 529

Nuovo episodio della saga Hond.erd di Extraomnes, birra nata nel 2012 per festeggiare  la centesima cotta del birrificio ma poi rimasta in produzione diventando di fatto un di terreno di gioco sul quale sperimentare ogni volta un nuovo diverso luppolo. Se la prima cotta celebrativa prevedeva  l’uso di Saaz e Cascade, la replica del 2013 ha visto protagonista il solo Hallertauer Mittelfrüh; sono poi arrivate le versioni a base di Chinook, Simcoe, Cascade, Mosaic, Brewer’s Gold, Mandarina Bavaria e Citra, bevuta non molto tempo fa
L’ultima arrivata vede come protagonista il luppolo americano chiamato Adha-529, una varietà ancora sperimentale prodotta dalla  American Dwarf Hop Association con sede a Moxee, Contea di Yakima, Stato di Washington: questo luppolo, reso disponibile all’inizio del 2014, ha come “genitori” femminili Nugget e Zeus.

La birra.
Ricetta semplicissima, perché “less is more”: se non erro lievito saison, malto 100% pils e ovviamente luppolo. 
Nel bicchiere è di color paglierino velato, sormontata da una generosa e bianchissima testa di schiuma cremosa ma un po’ scomposta, dalla discreta persistenza. Il naso non è l’esplosione di frutta di altre Hond.erd  (Citra, Brewers Gold) ma una grande pulizia ed eleganza permettono di scoprire un bouquet piuttosto  complesso nel quale si esprimono tutte le materie prime utilizzate: malti (crackers e cereali), lievito (esteri fruttati, una delicata nota rustica, paglia) e ovviamente luppolo. 
Interessante il profilo di questo Adha-529 che apporta agrumi (limone, lime) e più in secondo piano ricordi di menta e di tè verde. Vivace e scorrevolissima in bocca, la Hond.erd  stuzzica il palato con abbondanti bollicine e lo rinfresca con una secchezza esemplare; il gusto rispecchia in buona parte l’aroma nella delicata presenza del malto (crackers), seguito da un un velo dolce (miele, polpa d’agrumi) a  supportare la generosa luppolatura. Si chiude con una bella intensità amara composta da note zesty, erbacee (o tè verde?) e terrose, mentre nel retrogusto appare di nuovo una suggestione di menta che accentua ulteriormente il carattere rinfrescante di questa birra.  Ci sono meno agrumi che nelle altre versioni di Hond.erd, ma il risultato finale è abbastanza simile: massima  facilità di bevuta, rispettati gli elevati standard di pulizia Extraomnes, freschezza e fragranza ancora presenti a cinque mesi dall’imbottigliamento. Estate, sete ed Hond.erd vanno d’amore e d’accordo.
Formato: 33 cl., alc. 4.2%, lotto 117 16, scad. 31/10/2017, prezzo indicativo 3.30/4.00 Euro (beershop)

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 21 maggio 2016

Extraomnes Hond.erd Citra

Honderd, ovvero "cento" in fiammingo ma anche "hond (cane) .erd", l'animale protagonista dell'identità visiva di Extraomnes. Birra che nasce come “one shot”  nel 2012 per festeggiare  la centesima cotta del birrificio, ma che è poi rimasta in produzione quasi permanente diventando di fatto un di terreno di gioco sul quale sperimentare diverse luppolature, spesso “single hop”. 
La prima cotta celebrativa vedeva l’uso di Saaz e Cascade, la replica del 2013 il solo Hallertauer Mittelfrüh; sono poi arrivate le versioni a base di Chinook, Simcoe, Cascade, Mosaic, Brewer’s Gold, Mandarina Bavaria e l’ultima nata realizzata con Citra, luppolo americano sviluppato dalla  Hop Breeding Company e rilasciato commercialmente nel 2007: i suoi “genitori” sono Hallertau Mittelfrüh, US Tettnang, Brewer's Gold e  East Kent Golding. Da notare come il Citra sia già assoluto protagonista di un’altra birra Extraomnes successo, ovvero la Zest.

La birra.
Ricetta semplicissima, perché “less is more”: lievito saison, malto 100% pils (se non erro) e Citra. Imbottigliata ad inizio ottobre 2015, si presenta nel bicchiere di colore paglierino piuttosto velato e genera una generosa testa di schiuma bianca, cremosa e compatta, dalla lunga persistenza. 
L’aroma, coerente con il nome del luppolo utilizzato, porta gli agrumi in trionfo: lime, cedro, mandarino e limone, avvolti da leggeri sentori floreali. Domina la scorza, ma c’è anche una leggera componente dolce che richiama la polpa o, se preferite, immaginate di mettere un po’ di zucchero sulla scorza stessa. Ineccepibile il livello di pulizia ed eleganza, nulla da dire neppure sulla sensazione palatale: birra leggera, che scorre a velocità pericolosa con una notevole vivacità che la sostenuta carbonazione le conferisce. Il malto è leggerissimo (crackers) e lascia che siano lievito e luppoli a dominare la scena: c'è un tocco dolce che richiama la polpa d'arancio e il mandarino, rapida introduzione ad una bevuta tutta giocata sulla scorza, a coprire quasi per intero l'intera famiglia dei Citrus: pompelmo, arancio, cedro, limone e lime. Il lievito saison le dona una leggera nota ruspante, ma bisogna volontariamente rallentare la velocità di bevuta per accorgersene: il finale è molto secco e lascia una scia amara intensa ed elegante nella quale, nel dominio "zesty", trovano spazio anche note erbacee e terrose. 
Session beer pulitissima, elegante e, soprattutto, dall'ottima intensità: questa variazione "Citra" della Hond.erd non si discosta molto dalle altre da me provate e non si allontana troppo neppure dalla sorella maggiore "Zest": poco male, perché è questo il terreno di gioco sul quale Extraomnes si esprime al meglio. Tanti agrumi, tanta secchezza, facilità di bevuta e un immenso potere rinfrescante e dissetante: una birra che tocca corde che mi stanno molto a cuore, e quindi non posso che soccombere.
Formato: 33 cl., alc. 4.2%, lotto 279 15, scad. 30/04/2017, 3.30 Euro (foodstore, Italia)

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 18 aprile 2016

Extraomnes Defunkt!!!

Hanno sempre un loro fascino gli ultimi viaggi compiuti da navi, aerei o treni prima della loro dismissione: con le dovute proporzioni, anche in ambito birrario c’è sicuramente un po’ di emozione da parte di ogni birraio che deve salutare il proprio impianto che si appresta ad essere sostituito  da – come spesso accade  – uno più grande. 
Una delle principali caratteristiche del mondo della birra artigianale è la costante ricerca di novità che sembra di gran lunga prevalere rispetto alla fidelizzazione: ci sono birrifici che hanno innescato questa “moda” sfornando ogni anno decine di nuove birre diverse ed altri che si sono necessariamente dovuti adeguare. Collaborazioni, celebrazioni, one-shot e birre stagionali invadono il mercato con frequenza sempre più elevata: non sorprende quindi che anche la dismissione del proprio impianto produttivo diventi un’occasione per omaggiarlo con un  ultimo “inchino” che prende la forma di una nuova birra.  Nel 2015 ad esempio il Birrificio Toccalmatto ha detto addio al suo impianto storico (sul quale sono nate Zona Cesarini e Re Hop, tra le altre) realizzando la saison alla segale “The Final Countdown”. 
Lo scorso gennaio è toccato invece ad Extraomnes salutare l’impianto che ha sfornato molte delle birre che hanno contribuito a costruire la reputazione ed il successo del birrificio di Marnate.  Defunkt!!!  è il nome scelto per una Imperial (Milk) Stout realizzata con arancia candita, zenzero candito e vaniglia in baccelli: il birrificio la definisce come “un cappuccino di quasi 10 gradi, con spolverata di cacao, vaniglia ed un tocco di agrume a ricordare un cornetto con la marmellata di arancia messo lì di fianco”.

La birra.
Nel bicchiere è nera e forma un piccola testa di schiuma color cappuccino, un po’ grossolana e di breve persistenza. Al naso emergono soprattutto i profumi di vaniglia, zenzero e caffè latte, mentre in sottofondo quelli del cioccolato al latte e delle tostature. L’intensità non è particolarmente intensa e nel complesso anche pulizia ed eleganza potrebbero essere migliori. Molto bene invece la sensazione palatale, che riesce a coniugare perfettamente la componente morbida e cremosa con una buona scorrevolezza: le bollicine sono poche e il corpo medio è meno ingombrante del previsto se si considera l’importante gradazione alcolica. Al palato la buona corrispondenza con l’aroma (caffè latte, vaniglia, cioccolato al latte) s’arricchisce di liquirizia, arancia candita e frutta sotto spirito. L’alcool è molto ben nascosto, la bevuta prosegue dolce e calda sino all’arrivo di una grande ondata di zenzero che ripulisce ed asciuga completamente il palato in un finale leggermente piccante e  - difficile pensarlo per una birra da quasi dieci gradi - rinfrescante.  Svanito lo zenzero, dopo qualche istante affiora un morbido retrogusto di vaniglia, cioccolato al latte, arancia ed orzo tostato, irrobustito da un morbido tepore etilico.  
Defunkt!!!  è una imperial stout abbastanza atipica: immaginate di fare colazione con cappuccino e una fetta di  Gingerbread Loaf, e immaginate di avere tutto questo in un bicchiere. E’ sicuramente ben fatta e godibile (a condizione che vi piaccia lo zenzero) ma al di là delle preferenze personali io non vi trovo la stessa pulizia ed eleganza degli elevati standard Extraomnes.
Formato: 33 cl., alc. 9.9%, lotto 14 16, scad. 01/01/2019, 5.50 Euro (beershop, Italia)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 19 settembre 2015

Extraomnes Bloed

Arriva a fine 2013 la prima birra "alla frutta" di Extraomnes: Bloed, ovvero "sangue" in fiammingo, questo il nome scelto per una birra realizzata, tra l'altro, con malto di segale,  lievito saison  e l'aggiunta del 22% di ciliegie provenienti dalla Valpolicella. Una one-shot che non è stata più ripetuta, affinata per circa quattro mesi in barriques usate per un totale di circa 700 bottiglie prodotte. 
Il suo colore, molto bello, ricorda effettivamente il sangue o se preferite è rosso rubino, con sgargianti sfumature ambrate ed arancio; la schiuma bianca, leggermente macchiata di rosa, è un po' grossolana e svanisce piuttosto rapidamente. L'aroma, oltre alle ovvie ciliegie, è espressione dei lieviti selvaggi naturalmente presenti sulla buccia del frutto che, ad un anno e mezzo dall'imbottigliamento, si fanno più evidenti: il suo profilo "funky" regala note di cantina, di sudore, qualche sentore di formaggio e di acido lattico, accompagnate dall'asprezza di frutto rossi acerbi (ribes),  uva, legno bagnato e una leggerissima speziatura.  La bevuta inizia piuttosto aspra (frutti rossi, acido lattico) per poi essere rapidamente bilanciata dalle note zuccherine e dolci di ciliegia, fragola e frutti di bosco (more, lamponi), uva matura. Accanto alla frutta convivono le note funky/rustiche, legnose ed una lieve componente acetica, mai fastidiosa, che si avverte quando la birra si scalda; l'alcool (7.7%) è molto ben nascosto con un'ottima secchezza finale ed una lieve nota amaricante lattica che la fanno alla fine risultare dissetante e rinfrescante. 
Il corpo è medio con una carbonazione piuttosto contenuta, mentre la sensazione palatale è morbida con un'ottima scorrevolezza.  
Il risultato, piuttosto interessante, conduce a tratti in territorio vinoso (pensate ad un rosé) e, con le dovute, proporzioni, nel mondo delle fermentazione spontanee  e dei lambic alla frutta (kriek).  La discreta complessità non preclude assolutamente la facilità di bevuta e, sebbene in bocca non ci sia l'eleganza e la pulizia di una (cito a caso) kriek di Cantillon o Drie Fonteinen, anche la Bloed si ritaglia il suo spazio con discrezione.   
Probabile  che qualche bottiglia in giro si trovi ancora; non ho idea se verrà mai nuovamente prodotta, nel caso potrebbe anche valer la pena dimenticarne qualcuna in cantina per poter seguire nel corso del tempo il lavoro dei lieviti selvaggi portati in dote dalle ciliegie. 
Formato: 33 cl., alc. 7.7%, lotto 326 13, scad. 30/11/2016, pagata 7.00 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 1 agosto 2015

Extraomnes Yanqui

Estate ricca di novità in casa Extraomnes, come segnala il blog  Malto Gradimento: ben tre le proposte, a partire dalla Egocentrique, versione barricata della  Ciuski  (maturata per tre mesi in botti ex-whiskey Laphroaig) per proseguire con la Goud, una saison aromatizzata al mango. Ma la “sfida” più interessante è probabilmente vedere il birrificio di Marnate, da sempre legato alla tradizione belga, cimentarsi con una classica American Pale Ale; le viene affibbiato il nome “Yanqui”, un adattamento in lingua spagnola del termine inglese “Yankee”. 
Le origini della parola anglosassone sono incerte: le ipotesi più accreditate fanno riferimento alla vasta colonia olandese presente nel diciassettesimo secolo  in quella regione che oggi corrisponde al New England.  Tra i nomi propri più in voga a quel tempo tra gli olandesi vi erano Jan (Giovanni) e Kees (Cornelio), spesso usatoi contemporaneamente; Yankee non sarebbe altro che la “storpiatura” del nome Jan Kees. Nei paesi del Sud America la parola Yanqui viene anche utilizzata con accezione dispregiativa nelle manifestazioni di anti-americanismo e di ribellione all’imperialismo americano: la troverete con discreta frequenza nei discorsi ufficiali dell’ex-presidente venezuelano Hugo Chávez, del boliviano Evo Morales, del nicaraguense Daniel Ortega, dell’ecuadoriano Rafael Correa e ovviamente di Fidel Castro. 
La birra in questione viene invece semplicemente annunciata da Luigi “Schigi” D’Amelio con “con grande modestia”:  “volevamo solo dimostrare che possiamo fare la migliore APA italiana”.
Ricetta molto semplice, malto 100% Pilsner, lievito American Ale e una luppolatura che, almeno per l’aroma, mescola un classico come il Simcoe con i più “moderni” Citra ed Equinox.
 Il suo colore ė dorato con riflessi arancio, opalescente: nel bicchiere si forma un cremoso cappello di schiuma bianca, compatta e molto persistente. Tanta frutta al naso, sono in evidenza soprattutto gli agrumi (cedro, mandarino, lime) affiancati da frutta tropicale (ananas, melone), qualche suggestione di fragola ed un tocco di aghi di pino; bene l'intensità, ottima pulizia e freschezza che riflette i nemmeno due mesi passati dall'imbottigliamento. Il gusto ripropone in buona parte l'aroma: in principio c'è il dolce della frutta tropicale ma sono soprattutto gli agrumi (pompelmo e lime) a caratterizzare una bevuta il cui amaro s'intensifica progressivamente sfociando in un finale "zesty", leggermente resinoso e pepato. Il corpo leggero e la consistenza watery facilitano la grande scorrevolezza, mentre il DNA Extraomnes (birre snelle, secche e agrumate) garantisce un ottimo potere dissetante e rinfrescante; le note meno positive riguardano invece una carbonazione troppo elevata che necsssita di essere fatta stemperare con un po' di pazienza. 
E riguardo alla provocatoria affermazione di Extraomnes, ė questa la miglior APA italiana? Rispondere di no implicherebbe anche fare i nomi di quelle birre che sarebbero "migliori".   Yanqui è un' American Pale Ale intensa e molto ben fatta, pulita ma forse non ancora completamente definita in bocca: un po' più di tropicale in evidenza e la scalata alla mia personale classifica di gradimento potrebbe cominciare.
Format: 33 cl., alc. 5.5%, lotto 159 15, scad. 31/12/2016, pagata 4.00€ (beershop, Italia). 
NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 26 maggio 2015

Extraomnes Chien Andalou

Il 6 giugno del 1929 viene presentato per la prima volta presso Lo Studio Des Ursolines di Parigi il cortometraggio Un Chien Andalou, debutto alla regia dello spagnolo Luis Buñuel; nella capitale francese André Breton aveva pubblicato qualche anno prima (1924) il Manifesto del Surrealismo, e a tutti gli effetti Un Chien Andalou si può considerare il primo film surrealista della storia. 
All’origine del film ci sono i sogni fatti da Luis Buñuel  (un rasoio che recide un occhio) e  Salvador Dalí (una mano piena di formiche) in una notte a Figueres; il film viene realizzato in tre settimane (una per la sceneggiatura, due per le riprese) con i soldi prestati dalla madre di   Buñuel e con l’aiuto di amici e fidanzate impiegati come attori La stesura avviene con il metodo della “scrittura automatica” del surrealismo, per aprire volutamente le porte all’irrazionale senza utilizzare nessuna logica o significato. Le immagini di Un Chien Andalou sono state tuttavia interpretate sotto i più diversi punti di vista: chi vede nella scena del taglio dell’occhio una metafora del lavoro del regista (“vedere” e “tagliare”), chi il desiderio di tagliare l’occhio dello spettatore per “fargli vedere un mondo completamente diverso” e chi, in una visione psicanalitica, evoca la solita angoscia di castrazione (occhi come simbolo dei testicoli). 
Nel nonsense di un'opera surrealista - a quasi novant’anni di distanza -  immaginate la trasformazione di un occhio tagliato in una birra da bere: il film di Buñuel e la celebre scena, vengono infatti scelti dal forum  "Il Barbiere della Birra" come punto di partenza per realizzare una birra. L’idea trova poi la collaborazione di Luigi 'Schigi" D'Amelio del birrificio Extraomnes: se il cane (chien) è il simbolo dl birrificio di Marnate, una tagliente lametta da barba è quello del forum.  Quest'ultimo è la continuazione (o involuzione?) delle vecchie esperienze del newsgroup di it.hobby.birra  (spulciando negli archivi troverete anche interventi di coloro che oggi sono divenuti affermati birrai: Campari, Loverier, Di Vincenzo...) e poi del forum di MoBi; il  “Barbiere della Birra” è un non-luogo virtuale dove appassionati di vecchia e nuova data discutono di birra, senza risparmiare qualche “rasoiata” o critica, quando è necessaria…. e  anche quando forse non lo è. 
Un manipolo di utenti partecipa alla cotta che viene realizzata il 20 dicembre 2014 presso il birrificio Extraomnes  con l'aiuto del birraio Luigi Schigi D'Amelio; la ricetta era stata precedentemente elaborata nell’apposita sezione “segreta” del forum, (quasi) seguendo il principio della “scrittura automatica” surrealista: proposte, controproposte, aberrazioni ed insulti che avevano fatto nascere una “Belgian Quintupel” di 22.4° Plato e prodotta con l’utilizzo di miele, zucchero candito scuro, uvetta Corinto e Sultanina, mandorle, nocciole e vaniglia. 
Fatta la birra, per l’etichetta viene organizzato un concorso pubblico: illustratori, grafici e disegnatori sono invitati ad inviare la propria proposta che deve contenere cane (Cirneco dell'Etna), rasoio/lametta e taglio dell’occhio. Ad insindacabile giudizio degli utenti del forum, tra le quasi cinquanta bozze pervenute viene scelta l’etichetta della giovane grafica romana  Eleonora De Martini, con qualche strascico polemico in pieno “Barbiere-style”. Alla vincitrice il premio di  24 bottiglie di Chien Andalou ed  un posto in prima fila all'evento di presentazione al “Ma che siete venuti a fà” di Trastevere il 07 Marzo 2015. 
Chien Andalou, provocatoriamente definita quintupel,  è una Belgian Strong Ale la cui importante gradazione alcolica (11%) l’avvicina pericolosamente a sua maestà Rochefort 10. Il suo vestito è di color marrone piuttosto scuro, con qualche riflesso più chiaro che richiama la tonaca del frate; la schiuma beige è impeccabilmente fine e cremosa, dall’ottima persistenza. L’aroma, pulito ed elegante, è piuttosto ricco e complesso: uvetta e miele, caramello, biscotto, mandorle, sentori di prugna e di vaniglia, lievissima pera; la componente etilica richiama quasi un babà al rum. In bocca il corpo è meno consistente del previsto, tendente al medio anziché al pieno: le bollicine sono poche, con una sensazione generale di morbidezza. Passano in rassegna biscotto e miele, mandorla, zucchero caramellato, uvetta, prugna, datteri. Impressionante il modo in cui l’alcool è nascosto e anche la secchezza che riesce a stemperare il dolce di questa birra; all’inizio si ha quasi l’impressione di una lieve astringenza, che scompare però col passare dei minuti. Il conto arriva solo a fine bottiglia, quando  gli 11 gradi in percentuale si fanno sentire:  sontuoso il retrogusto, morbido, con un’avvolgente calore etilico di frutta sotto spirito che non va mai oltre le righe. La pulizia è encomiabile ed i quasi sei mesi in bottiglia hanno già iniziato ad ammorbidire  le irrequietezze della giovane età: una Quadrupel molto, molto ben fatta che obbliga a recarsi in alcune selezionate località del Belgio, se la si vuole proprio paragonare a qualcosa. E' da gustarsi con calma dopocena, magari accompagnata dal solito cioccolato fondente. E, come per l'ineguagliabile Rochefort 10, è quasi obbligatorio metterne qualche bottiglia in cantina, per vedere come sarà "da grande". 
Formato: 33 cl., alc. 11%, lotto 022 15, scad. 31/01/2018, pagata 5.30 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 2 marzo 2015

Extraomnes Ciuski


Doraemon è un personaggio creato dall’artista Fujiko Fujio, alias il duo giapponese Hiroshi Fujimoto e Motoo Abiko; nato come Manga nel 1969, ha ottenuto successo in Italia come cartone animato, in una serie televisiva trasmessa in Giappone dal 1973 al 2005.  Doraemon esordisce in Italia a novembre del 1983 su Rai2, con nomi dei personaggi diversi dagli originali, ad eccezione di Doraemon: Nobita fu ad esempio rinominato Guglia e  Shizuka diventò Susy. La seconda serie, datata 2003, fu invece trasmessa da Italia Uno mantenendo i nomi originali dei personaggi originali.  Il successo di Doraemon ha poi generato molti film, gadgests, peluche e videogiochi, oltre ad un musical; nel 2008 è stato proclamato “ambasciatore degli anime nel mondo” dal Ministro degli Esteri giapponese, per promuovere la cultura del fumetto giapponese in tutto il mondo
Nel 2014 è arrivato infine il primo film in 3D, mentre i vecchi episodi di Doraemon continuano ad essere trasmessi sui canali del digitale terrestre.
Per chi non conoscesse Doraemon (il nome significa più o meno “randagio”), riassumo: si tratta di un gatto-robot arrivato dal  ventiduesimo per aiutare Nobita, un ragazzino di dieci anni, ad andare bene a scuola e a sopravvivere nei confronti dei bulli del quartiere. Il gatto possiede una sorta di tasca “quadrimensionale”, chiamata “gattapone” , dalla quale estrae dei gadget  futuristici chiamati “ciuski”: grazie a questi dispositivi Nobita riesce a risolvere i propri problemi o a vendicarsi dei torti subiti dai suoi amici/nemici. Ma quasi sempre egli si spinge sempre oltre il limite, utilizzando in modo inopportuno i “ciuski” e finendo col ritrovarsi in situazioni ancora peggiori di quelle che intendeva risolvere: sarà come al solito Doraemon a tirarlo fuori dai guai e ad impartirgli la “lezione di vita” con la quale ogni episodio si conclude. Un esempio di alcuni Ciuski (o Ciusky) ? La Dokodemo, una porta magica che permette di viaggiare ovunque, semplicemente attraversandola; il Copter, un cappello-elica che fa volare,  il mantello dell'invisibilità,  la Borsa Cercatutto, per recuperare qualsiasi oggetto, il Pane Memorizzante (una fetta di pane che, se appoggiata sui libri di scuola e subito dopo mangiata, permette di memorizzare la lezione) e gli Adesivi Amorevoli che fanno apparire belli anche i lati negativi di una persona.
E proprio ai Ciuski è “dedicata“ la birra allo zenzero che Extraomnes presenta al Bere Buona Birra di Milano a fine Ottobre 2014; come riporta il blog di Malto Gradimento, l’idea per questa birra sono state alcune belle esperienze dell’estate 2014 per il birraio Luigi “Schigi”, peraltro appassionato spettatore di Doraemon: il GBBF di Londra, con l’assaggio di molte birre allo zenzero, e la passione per il cocktail  “Ginzen” inventato dal “Rita” di Milano, una sorta di moijto in cui la menta viene sostituita con lo zenzero, una spezia usata in diverse birre natalizie della tradizione belga, alla quale il birrificio Extraomnes da sempre s’ispira.
Nel bicchiere arriva di color oro pallido, velato, con un inappuntabile cappello di schiuma bianca, fine, compatta e cremosa, molto persistente. Al naso, pulito, leggermente rustico ed intenso, spiccano gli agrumi (lime, limone, mandarino), la speziatura del lievito (tipo saison ? provo a indovinare) ed il dolce della polpa d'arancia; lo zenzero ovviamente c'è, ma non è assolutamente in primo piano. In bocca è vivacemente carbonata, leggera e la bevuta procede agile e veloce nella stessa direzione imboccata dall'aroma: soprattutto agrumi, con scorza e dolce polpa di mandarino e arancio che si bilanciano a vicenda, su una base di crosta di pane e crackers. C'è ancora qualche nota dolce di pesca primae della chiusura spiccatamente "zesty" ed un po' erbacea, dove emerge lo zenzero, leggermente piccante ma soprattutto molto rinfrescante. Potrei scrivere che c'è tanto Belgio nel bicchiere, ma preferisco invece dire che c'è tanta Extraomnes: quegli standard di pulizia e di facilità di bevuta (nella propria interpretazione della tradizione belga) ai quali il birrificio di Marnate ci ha ormai abituato: qui ritroverete echi di Hopbloem, Zest, Wallonië, delle quali la Ciuski - pur non rappresentando un'assoluta novità - ne è una riuscitissima variazione. L'uso dello zenzero è delicato, quasi parsimonioso, senza arrivare a caratterizzare la birra ma costituendone solamente una piacevole sfumatura, anche per chi (come me) non lo ama particolarmente.
Febbraio non è senza dubbio il suo mese ideale, ma se cercate un "ciuski", un qualcosa di magico per far improvvisamente scomparire caldo e sete nei mesi più caldi dell'anno, ecco a voi una super-rinfrescante  Belgian Ale allo zenzero.
Formato: 33 cl., alc. 4.9%, lotto 353 14, scad. 31/07/2016, pagata 3.50 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.