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giovedì 19 novembre 2020

DALLA CANTINA: Cantillon Iris 2014

Iris, dea greca raffigurata come una fanciulla dotata di piedi veloci e grandi ali dorate, personificazione dell’arcobaleno e messaggera degli dei; la dea accompagnava sovente i defunti ai Campi Elisi e  da questa leggenda si diffuse l’abitudine dei greci di posare sulle tombe dei familiari dei fiori viola, dalle sfumature cromatiche simili all’arcobaleno. Il fiore iris secondo la mitologia greca rappresenta la speranza, la notizia positiva, il buon auspicio per il futuro e la possibilità di attraversare un periodo positivo dopo tante difficoltà.
Non è stata quindi causale la scelta fatta nel 1998 da Jean-Pierre Van Roy,  a quel tempo ancora al timone della Brasserie Cantillon, di chiamare una birra con questo nome prima di passare il testimone al figlio Jean. Il birrificio arrivava da un ventennio molto difficile, era riuscito a saldare i propri debiti solo nei primi anni ’90 e aveva ripreso ad investire. Come ci spiega Kuaska in un articolo per Fermento Birra: “per festeggiare i primi vent’anni di vita del Musée Bruxellois de la Gueuze volle presentare una birra originale che legasse il passato al futuro. Provava una forte nostalgia per una birra che aveva amato sin da ragazzo, la birra che incarnava lo spirito di Bruxelles, la sempre rimpianta Spéciale che vide la luce nella birreria fondata da Léon Aerts nel 1897 e chiusa nel 1963.  Nacque così una birra nuova che nella mente di Jean-Pierre doveva non solo ricordare, ma in un certo modo riprodurre la Spéciale Aerts, sempre seguendo la filosofia Cantillon della fermentazione spontanea. Ecco allora arrivare una birra inedita a fermentazione spontanea ma con l’utilizzo di solo malto Pale, senza nemmeno un grammo di frumento, con l’aggiunta di 50% di luppolo (Hallertau) fresco e di 50% di luppolo vecchio di tre anni (suranné).”
Il primo lotto di Iris fu prodotto nel 1996 e dopo due anni d’invecchiamento in legno venne luppolato a freddo per due settimane mediante un sacco di lino pieno di luppolo Saaz fresco. Al momento dell’imbottigliamento venne poi aggiunto liqueur d’éxpédition.  Ancora Kuaska: “la novità fu il ricorso al dry hopping con luppolo fresco (poi ribadito da Jean, a partire dalla Cuvée des Champions), che dona un ficcante retrogusto amaro, anticipando una tendenza e un cambiamento nel gusto del consumatore belga che si sarebbero in seguito rivelati travolgenti”.
Un secondo lotto di Iris fu prodotto nel 1998 e messo poi in vendita nel 2000: da allora è stata sempre prodotta una volta all’anno con un’etichetta che non è mai cambiata e che richiama i fiori che crescono nei prati di Brussels. Iris è anche l’unico prodotto Cantillon che non può essere chiamato lambic in quanto non rispetta il Regio Decreto del 31 marzo 1993 il quale stabilisce che per produrre lambic bisogna usare almeno il 30% di frumento non maltato.

La birra. 

I tappi di sughero non sono mai stati il punto di forza della maison Cantillon e anche questa bottiglia di Iris 2014 non fa eccezione. Nel corso degli anni un po’ di liquido è traspirato ed ha arrugginito l’interno del tappo metallico; il sughero si è poi spezzato al momento dell’apertura ma sono fortunatamente riuscito ad estrarre anche il pezzo rimato nel collo senza dover farlo cadere all’interno. Nonostante sia rimasta per cinque anni in cantina in posizione verticale, su tutto il fianco interno della bottiglia c’è un evidente striscia tipica degli invecchiamenti in posizione orizzontale.  
Il suo colore è un bell’ambrato, un po’ scarico e acceso da riflessi oro e arancio: la schiuma è cremosa, compatta ed ha ottima ritenzione. Al naso le note funky del lambic (cantina, muffa, legno) convivono con qualche accenno d’aceto di mela, note aspre di uva e limone: in secondo piano arrivano come per magia dolci ricordi di frutti di bosco, vino marsalato, suggestioni di zucchero a velo, forse vaniglia. A cinque anni dall’imbottigliamento è ancora vivacemente carbonata e vivace: il mouthfeel è ottimo, morbido, privo di quelle irrequietezze dei lambic, soprattutto giovani. La bevuta si snoda tra note vinose (dolci ed aspre), funky e legnose, limone, ricordi di aceto balsamico; nel finale, molto secco, arrivano note lattiche e s’avverte ancora netto – dopo più di un lustro - l’apporto amaricante del luppolo. Del resto stiamo parlando della Cantillon più luppolata. 
Bevuta complessa, intensa, ancora scattante e soprattutto non priva di emozioni, quelle che qualche sbuffo acetico qua e là non riesce a compromettere. In ultimo non posso esimermi dalle solite considerazioni sul prezzo, visto che parliamo di Cantillon.  Era il 2015 e la pagai neppure sette euro in Rue Ghede 56; in Italia le ultime bottiglie arrivate costavano dai 25 ai 30 euro; sul mercato secondario una bottiglia di Iris 2014 viene attualmente valutata intorno agli 80 euro.
Formato 75 cl., alc. 6%, IBU 45, lotto 11/2014, pagata 6,80 € (birrificio)  

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 6 aprile 2020

Belgio, correva l'anno 2010: Rochefort Trappistes 8, St. Bernardus Abt 12, Struise Pannepot 2010, Cantillon Gueuze


Premessa: il 90% della birra va bevuta fresca ma se proprio volete provare a metterne qualcuna in cantina la tradizione belga è quella che forse meglio si presta agli esperimenti. Dark Strong Ales e Gueuze/Lambic possono regalare belle soddisfazioni anche dopo molti anni: alcune migliorano, altre diventano semplicemente diverse e non necessariamente più buone. Personalmente preferisco queste due categorie di birre con qualche anno sulle spalle ma sono gusti personali. Gli invecchiamenti più estremi meritano invece un discorso a parte: non c’è nessuna birra che meriti dieci anni d’attesa per poter essere bevuta al culmine del potenziale. Io la vedo come un gioco, un esperimento, un soddisfare la propria curiosità. 
Avevo in mente da un po’ di tempo stappare qualche birra belga dopo dieci anni dalla messa in bottiglia. L’emergenza Coronavirus ha reso un po’ più difficile accedere alla birra fresca e ho quindi sfruttato l’occasione per alleggerire un po’ la cantina. Ecco la prima parte del racconto delle bevute; visto che le birre “fresche” sono già comparse sul blog in altre occasioni mi limiterò alle note di degustazione rimandandovi al link originale per le informazioni più generali sulla birra stessa. Tutte le birre sono state conservate al buio ad una temperatura variabile tra una media di 5-10 gradi in inverno e di 20 in estate, con qualche picco di 25 negli anni più torridi.

Rochefort Trappistes 8 2010 (9.2%)
L’aspetto è molto bello per la sua età: tonaca di frate, riflessi rubino, schiuma ancora generosa, spumeggiante e compatta. Al naso sono svanite le spezie tipiche del lievito di casa Rochefort e dominano gli esteri fruttati, in verità un po’ sparati e molto sciropposi: mela, ciliegia, persino fragola e frutti di bosco. Al palato è ancora ben carbonata e non ci sono grossi cedimenti di corpo. La bevuta è molto più bilanciata rispetto all’aroma: biscotto, caramello, uvetta, datteri e ciliegia, bei richiami di Porto e, nel finale, di frutta secca a guscio. Qualche nota cartonata non rovina una birra che è invecchiata con dignità, soprattutto in bocca, e che si beve con piacere: l’alcool è ben nascosto e si fa sentire solo nel finale. Qui l'avevo bevuta dopo "solo" tre anni e m'aveva fatto un'ottima impressione.
Coefficiente di resistenza all’invecchiamento: 7/10.


St. Bernardus Abt 12 2010 (10%)
La più trappista tra le non trappiste (LINK) sembra essersi schiarita col tempo: ambrata, torbida, schiuma ancora sorprendentemente generosa e compatta. Tra le varie componenti il naso è quello che è invecchiato peggio: mela, pera, frutta secca, sciroppone di ciliegia, qualche nota di polvere/sughero gentilmente donatale dal tappo. Le bollicine sono ancora ben presenti ma il corpo mostra qualche segno di cedimento: caramello, uvetta, frutta secca e ciliegia disegnano una bevuta molto più equilibrata rispetto al l’aroma. L’ossidazione le ha portato dei piacevoli spunti di vino liquoroso ma anche un’astringenza finale cartonata poco gradevole: per fortuna si riprende in fretta con un piacevole retrogusto di prugna e uvetta sotto spirito. L’età non sembra averle donato molta saggezza/complessità: i tratti positivi e negativi si equivalgono anche se il naso è quello che ha “sofferto” di più. A quattro anni mi sembrava molto meglio.
Coefficiente di resistenza all’invecchiamento: 6/10. 

Struise Pannepot (10%)
L’etichetta indica il millesimo 2010 ma credo sia stata commercializzata l’anno successivo. Avrà quindi nove o dieci anni? Poco importa, i millesimi in casa Struise vanno sempre presi con le molle. Visivamente è quella che ha sofferto maggiormente: poca schiuma che scompare quasi subito, color ebano scuro. Ma che bel naso! Porto, marsala, melassa, frutti di bosco, prugna disidratata, marmellata di more, accenni di cioccolato. In bocca non ci sono grossi cedimenti: è ancora morbida, ben carbonata, dal corpo medio. Il gusto ricalca l’aroma con buona precisione: è una birra ricca di note marsalate e di vino fortificato, calda ed avvolgente. Annoto una lieve astringenza finale (bustina di tè/cartone) ma è un dettaglio che non rovina una bella festa. Sono forse gli Struise che oggi purtroppo non ci sono più e che procedono tra alti e bassi: difficile chiedere ad una Pannepot d’invecchiare e di emozionare meglio. Qui il confronto con un vintage di sei anni,
Coefficiente di resistenza all’invecchiamento: 8/10. 

Cantillon Gueuze 2010 (5%)
Quella che prevedevo essere la miglior bottiglia di questo lotto non ha deluso le aspettative. La Gueuze 100% Lambic Bio "base" di Cantillon si veste come una giovincella: oro antico, leggermente velato e schiuma generosa e compatta, dalla buona persistenza. Legno, polvere, cantina, pelle di salame, uvaspina, mela verde, limone, accenni di ananas e frutta a pasta gialla, qualche sbuffo acetico. Serve altro? Sfido chiunque ad indovinarne l’età in un assaggio alla cieca: bollicine ancora vivaci, corpo medio, nessun cedimento. La bevuta ricalca fedelmente l’aroma: la parte sour è sostenuta da un bel sottofondo dolce di ananas e frutta a pasta gialla, la componente acetica è fortunatamente molto contenuta. Chiude secca, funky e legnosa, con un delicato e morbido warming etilico: emozionante, profonda, complessa ma semplice da bere.
Coefficiente di resistenza all’invecchiamento: 9/10. 

Riassumendo: benissimo Cantillon, piacevole sorpresa Struise, niente di ché Rochefort e St. Bernardus. Tutte tranne forse Cantillon hanno già superato il loro picco e avrei potuto/dovuto berle qualche anno prima. Ma non è una grossa scoperta dire che gueuze e lambic giocano un campionato a parte: se sia valsa la pena aspettarla dieci anni, piuttosto che cinque, è una domanda alla quale non ho risposta.

Nel dettaglio (i prezzi si riferiscono al momento dell’acquisto)
Rochefort Trappistes 8, 33 cl., alc. 9,2%, scad. 22/07/2015, pagata 2.89 € (supermercato)
St. Bernardus Abt 12, 75 cl., alc. 10,5%, scad. 06/2015, pagata 5,60 € (drink store)
Struise Pannepot 2010, 33 cl., alc. 10%, lotto A, scad. 02/2016, pagata 3,20 € (beershop)
Cantillon Gueuze, alc. 5%, 75 cl., lotto  17/03/2010, scad. 12/2030, pagata 7,90 € (drink store)

venerdì 13 settembre 2019

Lindemans Oude Gueuze Cuvée René Special Blend 2010

Risale al 1822 la fondazione del birrificio Lindemans: in quell’anno Joos Frans Lindemans sposa Françoise Josine Vandersmissen, figlia di un agricoltore, ed entra in possesso della fattoria chiamata Hof ter Kwade Wegen nei pressi di Vlezenbeek, venti chilometri a sud-ovest di Brussels. Notizie storiche riportano una produzione annuale di circa 500 ettolitri destinata per la maggior parte al consumo interno: come in tutte le fattorie a quel tempo la birrificazione avveniva nei mesi invernali quando c’era meno lavoro da fare sui settacinque ettari di terreno di proprietà.  A Joos Frans succede nel 1865 Joos Frans “Duc”  Lindemans e, nel 1901, Theofiel Martin Lindemans: sotto la sua guida l’azienda riduce progressivamente le attività agricole per concentrarsi maggiormente sulla produzione di lambic e faro che viene venduto a cafè ed a blenders. Nel 1930 il timone passa nelle mani del figlio Emiel Jozef al quale spetta il compito di affrontare le tragedie della seconda guerra mondiale: in quel periodo il birrificio riesce comunque ad effettuare una cotta al mese. 
Con la sua morte, avvenuta nel 1956, cessano anche le attività agricole e, sotto la guida di René e Nestor, negli anni ’70 Lindemans inizia ad operare come distributore di bevande all’ingrosso. La popolarità di lambic e geuze è tutt’altro che in crescita  e si cerca di rimediare al calo della domanda interna iniziando ad esportare:  per conquistare il mercato il birrificio inizia ad addolcire i propri prodotti  per andare incontro alle richieste dei consumatori. Emblematico è il caso della Lindemans Kriek, per la quale le ciliegie grotte di Schaerbeek vengono sostituite da un succo di ciliegia addolcito con un edulcorante artificiale, filtrato e pastorizzato. I nuovi lambic alla frutta riscuotono tuttavia grande successo facendo crescere l’export che arriva ad assorbire il 70% della produzione grazie alle richieste dei mercati statunitense, francese, tedesco e svizzero.  Nel 1992 terminano i lavori di costruzione del nuovo birrificio che dispone di circa 1200 barili della capacità di 600 litri nei quali far fermentare e maturare il lambic. 
Per convincere Lindemans a far qualche passo indietro c’è voluto l’intervento dell’importatore americano Merchant du Vin: è lui a convincere René Lindemans del potenziale mercato di gueuze e lambic alla frutta tradizionali e a far produrre nel 1994 il primo lotto della Gueuze Cuvée René.  Dal 2006 Lindemans è gestita dai cugini Dirk e Geert che nel 2013 hanno avviato un nuovo e ambizioso programma di espansione da 15 milioni di euro. 
Lindemans fa parte di H.O.R.A.L. (Alto Consiglio del Lambic Artigianale) che ha come scopo di salvaguardare la tradizione e l’autenticità del prodotto. Peccato che il lambic “autentico” sia solamente una piccola parte della produzione Lindemans: quello che viene etichettato come Gueuze è in realtà una versione pastorizzata, addolcita con la Stevia e fermentata in acciaio con i chips di legno in sostituzione delle botti.  Consiglio per i meno esperti? Lasciate perdere tutta quella produzione Lindemans che non abbia in etichetta la parola “Cuvée René”: sono solo queste le bottiglie che dovreste bere.

La birra.
Nell’aprile del 2015 Lindemans ha terminato il suo piano d’espansione inaugurando un nuovo magazzino di stoccaggio capace di contenere circa 170,000 ettolitri. I festeggiamenti sono culminati con la presentazione della Cuvée René Special Blend 2010, versione speciale della Oude Geuze Cuvée René assemblata con diversi lambic prodotti nel 2010 e imbottigliata nel 2014. Ne sono state prodotte 15.000 bottiglie da 75 centilitri. 
Bella etichetta serigrafata, disegnata da Charles Finkel,  bicchiere leggermente velato e colorato di oro antico: la schiuma biancastra è generosa e compatta ma alquanto spumeggiante e quindi rapida a scomparire. Gentilmente funky/rustico, questo Cuvée René Special Blend affianca al legno e alla cantina/sudore profumi più accessibili di limone e lime, mela verde, accenni di frutta a pasta gialla. Chiudete gli occhi e le parole “la gueuze è lo champagne del Belgio” vi si riveleranno nel pieno del loro significato.  Vibrante, vivace, spumeggiante (mi ripeto): a cinque anni dalla messa in bottiglia René sembra ancora un giovincello per il palato. La bevuta non raggiunge particolari vette espressive ma è di tutto rispetto: frutta a pasta gialla, ananas, accenni di frutta candita contrastano l’asprezza degli agrumi, mentre nel finale si è trasportati in cantina in compagnia di legno, vino, polvere. Un lievissimo tocco acetico non disturba una bevuta educata, quasi morbida e per questo accessibile anche a chi non ama le gueuze più dure e ruspanti. 
Il lambic aumenta di prezzo anno dopo anno? Diventa sempre più difficile reperire Cantillon e 3 Fonteinen? Questa bottiglia ma soprattutto la Cuvée René “normale” rappresentano un’alternativa dal rapporto prezzo assolutamente favorevole,
Formato 75 cl., alc. 6%, imbott. 06/2014, scad. 12/2024, pagata 9.45 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 23 luglio 2019

Hanssens Experimental Cassis 2015

Bartholomeus Hanssens, un tempo sindaco di Dworp (diciassette chilometri a sud di Brussels), iniziò a produrre lambic nel 1871 nei locali che ospitavano il birrificio Sint Antonius. Nel 1896 la produzione si trasferì in una casa di campagna nella Vroenenbosstraat a Dworp dove tutt'ora gli Hanssens risiedono. Non troverete però nessun impianto produttivo: fu l'invasione dell'esercito tedesco nel corso della prima guerra mondiale a farli sparire definitivamente. Il rame era un metallo molto prezioso ed utile per l'industria bellica, e tutti i macchinari furono sequestrati. Da allora la produzione non è più ripartita e gli Hanssens hanno iniziato ad acquistare lambic altrove per poi assemblarlo. Secondo quanto riporta il sito lambic.info, i fornitori furono Van Haelen a Beersel (chiuso nel 1957), Van Haelen-Coche a Uccle (chiuso nel 1968), La Fleur d’Or a Brussels (chiuso nel 1969), Timmermans a Itterbeek e  Winderickx a Dworp (chiuso nel 1969); attualmente Hanssens utilizza lambic proveniente da Lindemans, Girardin e Boon. 
Nel corso degli anni il testimone è passato da Bartholomeus al figlio Theo e, nel 1974, al nipote Jean: oggi alla guida c'è Sidy, figlia di Jean, assieme al marito John, che svolgono questo lavoro part -time parallelamente ad altre attività. Pochissimi investimenti, la stessa imbottigliatrice in funzione dal 1954, nessun sito internet; non è questo il Belgio che tutti amiamo? Il venerdì e il sabato potete acquistare le bottiglie direttamente dalla casa degli Hanssens che vi aprono le porte. Secondo quanto riporta Van Den Steen nel libro “Geuze & Kriek: The Secret of Lambic Beer (2012)”  Hanssens fu il primo produttore ad apporre in etichetta le denominazioni protette “Oude Geuze” e “Oude Kriek”.

La birra.
L’aggettivo “Experimental” non tragga in inganno: non si tratta di produzione occasionale o limitata. I due lambic con ribes nero (Experimental Cassis) e lampone (Experimental Raspberry) furono prodotti per la prima volta nel 2009  (dieci casse cadauna) su specifica richiesta dell’importatore americano ed entrarono poi a far parte stabilmente della gamma Janssens. 
Experimental Cassis si presenta con un bellissimo vestito rosso porpora; in superfice si forma un piccolo pizzo di bolle biancastre. A quattro anni dalla messa in bottiglia la componente fruttata è ovviamente scivolata in secondo piano e l’aroma è caratterizzato da aceto di mela, legno e dai classici “profumi” del lambic: in questo caso formaggio, sudore, solvente, un po’ di vomito.  Purtroppo la carbonazione non è particolarmente vivace e la bevuta ne risente perdendo un po’ di vitalità. Un’acidità molto marcata, a tratti tagliente, attraversa questo Experimental Cassis da cima a fondo: limone, lime, frutta aspra, legno e qualche ricordo sbiadito di ribes, accompagnato da una suggestione (o una speranza?) dolce di frutti di bosco. Molto secca, leggermente astringente, termina il suo percorso con una rapida transizione dal lattico all’aceto di mela e un delicato tepore etilico.  Un lambic per palati forti, come molti prodotti Hanssens: ma in questo caso lo sforzo necessario per sopportarne acidità d asprezza non è ricompensato dall’accesso a particolari complessità o profondità:  lasciarla in cantina si è rivelato probabilmente un errore. In una bottiglia fresca avrei perlomeno goduto della sua componente fruttata.
Formato 37,5 cl., alc. 6%, imbott. 03/2015, prezzo indicativo 10.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia/lattina e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 26 giugno 2019

DALLA CANTINA: HORALs Oude Geuze Mega Blend 2013

Il nome completo è Hoge Raad voor Ambachtelijke Lambikbieren, ma è più facile ricordarlo con l’acronimo H.O.R.A.L. Nel 1997  Armand Debelder di 3 Fonteinen riuscì a convincere altri produttori di lambic a formare un “Alto Consiglio del Lambic Artigianale”: Frank Boon, De Cam (a quel tempo in mano a Willem Van Herreweghen), De Troch, Lindemans e Timmermans. Lo scopo dell’associazione era quello di salvaguardare una tradizione che era  in lento e costante declino, promuovendone il consumo e proteggendone l’autenticità. 
Uno dei primi successi dell’associazione fu il conferimento del marchio TSG (Specialità Tradizionale Garantita) da parte della Comunità Europea: il riconoscimento avvenne nello stesso anno della fondazione dell’associazione anche se le pratiche erano state iniziate da Boon due anni prima. “Contrariamente ad altri riconoscimenti europei (DOP e IGP), il marchio STG garantisce solo la ricetta tipica o il metodo di produzione tradizionale (inteso nel senso che deve esistere da almeno 30 anni) di un determinato prodotto, ma senza un vincolo di appartenenza territoriale: ciò significa che il prodotto STG può essere preparato in un qualsiasi paese dell'Unione europea, a patto che la produzione rispetti il relativo disciplinare e sia certificata da un organismo di controllo accreditato”. 
Nell’ottobre dello stesso anno H.O.R.A.L. organizzò anche il primo Toer de Geuze, evento con cadenza biennale nel corso del quale i produttori e assemblatori dell’associazione aprono le porte delle loro cantine ai visitatori;  per l’occasione viene anche realizzato il Mega Blend,  Oude Geuze assemblata con il contributo di tutti i membri.  Negli anni seguenti anche Oud Beersel, Girardin, Hanssens, Mort Subite e Tilquin  si sono uniti all’associazione; dal 2015 la presidenza è passata da Armand Debelder e Frank Boon; nel 2018 3 Fonteinen e Girardin hanno abbandonato H.O.R.A.L. 
Tutto bene, quindi ? Non proprio. Sette dei nove membri dell’associazione vendono infatti regolarmente una o più birre (per cinque di loro si arriva al 50% della gamma) che non rientrano nel disciplinare STG, sia per il metodo di produzione che per gli ingredienti usati: mi riferisco a fermentazioni spontanee che non sono tali, all’utilizzo di edulcoranti o sciroppi di frutta,  pastorizzazione e filtrazione, fermentazioni in acciaio e chips di legno al posto delle botti. 
Sotto lo stesso ombrello, quello che dovrebbe preservare il metodo tradizionale, vi sono quindi anche produttori che utilizzano “scorciatoie” per ridurre i costi e massimizzare i profitti: le stesse scorciatoie che stavano portando, anni fa, alla scomparsa del vero lambic. E’ principalmente questo il motivo per il quale il produttore di lambic più famoso, Cantillon, non ha mai voluto prendere parte all’associazione: Jean Van Roy riconosce l’utilità dell’associazione H.O.R.A.L. ma non intende sedersi allo stesso tavolo con coloro che producono una percentuale a volte irrisoria (1%) di vero lambic tradizionale.

La birra.
Prodotta in occasione del nono Toer de Geuze, l’Oude Geuze Mega Blend 2013 venne assemblato con lambic giovani e vecchi di tre anni provenienti da 3 Fonteinen, Boon, De Cam, De Troch, Hanssens, Lindemans, Oud Beersel, Tilquin e Timmermans. L’imbottigliamento è avvenuto nell’ottobre del 2012 presso la Brouwerij Boon.
Dopo quasi sette anni il Mega Blend ha un ottimo aspetto: la schiuma è cremosa e compatta ed ha una buona persistenza, il colore è un luminoso oro carico, leggermente velato. Le classiche note  funky del lambic "stagionato" (cantina, legno, polvere, pelle di salame o vecchie carte da gioco, sudore) sono affiancate da una sorprendente freschezza fruttata: limone, ananas, uva, arancia candita, spunti vinosi. Un bouquet pulito, complesso, emozionante. Ancora perfettamente carbonata, la bevuta è molto morbida e non mi riferisco solamente alla sensazione tattile: c'è un bel carattere vinoso, che emerge soprattutto quando la temperatura si alza, c'è l'asprezza del pompelmo e del limone, dell'uva acerba. L'acidità lattica è piuttosto contenuta e quella butirrica (vomito, in parole povere) è fortunatamente appena percepibile. Il finale è secco con un lieve amaro caratterizzato da note legnose, zesty e terrose. Fresca, ancora giovane, dal grande potere rinfrescante e dissetante: l'alcool (7%) emerge solo se si lascia scaldare la bottiglia.
Splendido naso, complesso ed emozionante al quale fa seguito una bevuta di profondità e complessità inferiore ma ugualmente molto soddisfacente. In questo caso la scelta di tenerla qualche anno in cantina ha pagato: e l'impressione è che potesse ulteriormente migliorare.
Formato 75 cl., alc. 7%, bottiglia n. 26913, lotto 2303, scad.  29/10/2032, prezzo indicativo 13,00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia/lattina e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

giovedì 13 settembre 2018

DALLA CANTINA: Oude Mûre Tilquin à l'Ancienne 2015

E’ Pierre Tilquin l’uomo dietro al progetto Gueuzerie Tilquin, assemblatore di lambic che ha debuttato nel 2011 con l’aiuto di altri soci imprenditori come ad esempio Grégory Verhelst del birrificio La Rulles.  Pierre ha una formazione in ingegneria biomedica ma ha poi seguito un corso di Brewing Technology a Lovanio, completandolo con esperienze pratiche presso il birrificio Huyghe e, soprattutto, 3 Fonteinen e Cantillon. Gueuzerie Tilquin è anche il primo assemblatore di lambic della Vallonia, avendo sede a Bierghes a poche centinaia di metri da confine, linguistico e territoriale, con le fiandre.  Tilquin acquista mosto da vari produttori (Boon, Lindemans, Girardin e Cantillon) e lo mette a fermentare e a maturare in botti usate di rovere francese provenienti dalle regioni del Rodano e Bordeaux. La “cantina” è aperta alle visite guidate di gruppi di almeno dieci partecipanti, su prenotazione; il sabato mattina, dalle 10.30 alle 13.00 è invece possibile acquistare direttamente bottiglie in loco. 
Nel 2012 Tilquin ha iniziato a produrre lambic alla frutta utilizzando  le susine e, dopo un paio d’anni, more e uva pinot. La gamma si è ulteriormente allargata nel 2016 con la Experimental Fruit Series, i cui pochi fusti hanno debuttato in alcuni festival europei nell’estate del 2017: cassis, lamponi, ciliegie griotte, prugne mirabelle, mirtilli selvatici, rabarbaro e sambuco.

La birra.
Il secondo lambic alla frutta commercializzato da Tilquin è il Oude Mûre à l'Ancienne; come riporta l’utilissimo sito lambic.info,  il 29 agosto 2014  arrivarono a Tilquin dalla Germania 957 chili di more, varietà Loch Ness (Rubus fruticosus), in parte surgelati. I frutti furono messi in una vasca assieme a 1800 litri di lambic proveniente e, dopo la fermentazione, il risultato fu blendato con altro lambic di due e tre anni d’età. Complessivamente furono prodotti 2700 litri di Oude Mûre con un contenuto di frutta finale del 35%:  1800 bottiglie da 75 centilitri e 3600 da 37.5 che furono messe in vendita per la prima volta durante il weekend del Toer de Geuze 2015, a maggio. A luglio 2016 Tilquin ricevette altri 3000 chili di more fresche dalla Germania: per il secondo lotto di Oude Mûre furono utilizzate tre vasche contenenti ciascuna 1800 litri di lambic e 1000 chili di more.
Dalla cantina andiamo a riesumare proprio una bottiglia del primo lotto prodotto a gennaio 2015: il suo colore è ambrato, piuttosto accesso ed illuminato da riflessi dorati e rossastri, mentre la schiuma biancastra è evanescente. Al naso i “profumi” tipici del lambic (sudore, cantina, “polvere”, pelle di salame) convivono con legno, uva bianca e limone, mela verde, more, aceto di mela; c’è una bella complessità e una sorprendente freschezza ad oltre tre anni dalla messa in bottiglia. Anche al palato questa Oude Mûre si rivela “giovane” e vivace, con una carbonazione ancora piuttosto sostenuta.  Il gusto mostra piena corrispondenza con l’aroma, districandosi tra l’asprezza di limone, uvaspina e mela verde, qualche accenno vinoso e lievi spunti acetici che non arrecano nessun disturbo; la mora, assieme ad altri frutti di bosco/bacche aspre, arriva solo a fine corsa di un percorso che termina con una marcata secchezza capace di rinfrescare e dissetare molto efficacemente.  Alcool  (6.4%)? Non pervenuto. Non mancano le note funky e legnose del lambic, fa capolino qualche ricordo di nocciolo di pesca ma quello che soprattutto non manca in questa bottiglia di Oude Mûre sono le emozioni: una bella complessità che rivela piccole sorprese sorso dopo sorso.
Formato 37,5 cl., alc. 6.4%, imbott. 01/2015, scad. 09/01/2025, prezzo indicativo 10.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

martedì 10 ottobre 2017

DALLA CANTINA: Cantillon Saint Lamvinus 2013

La prima bottiglia di Saint Lamvinus di Cantillon è datata 1995: se il lambic è da molti considerato l’anello di congiunzione mancante tra il mondo della birra e quello del vino, e in quell’anno Jean-Pierre Van Roy vuole fare un ulteriore passo in avanti verso quest’ultimo, del quale egli è un grande appassionato. Quelle prime bottiglie non furono però prodotte a Bruxelles ma in territorio francese ed esattamente a Saint-Émilion, una delle zone vinicole più pregiate della zona di Bordeaux (Côtes de Bourg); da un’idea di Pascal Delbeck dello Château Belair di Saint-Emilion, un blend di uva Merlot e Cabernet fu aggiunto a lambic di due anni inviato dal Belgio e il risultato fu poi messo a maturare in botti che avevano in precedenza contenuto vino rosso. Nacque così la Saint Lamvinus, nome che unisce tutti e tre i protagonisti:  Saint (Émilion) Lam(bic)vinus(vino in latino). 
Il successo di questo druivenlambic fu immediato e per aumentarne la quantità le operazioni furono trasferite a Bruxelles; le ultime annate sono state tutte realizzate utilizzando uva Merlot, ma in passato ne sono state adoperate altre varietà a bacca nera, a seconda della disponibilità del raccolto. Nel 2001, anno in cui la Saint Lamvinus fu per la prima volta  esportata negli USA, fu un blend di uve Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot; nel 2003 solo uva Cabernet Sauvignon e la maturazione avvenne in botti ex-Porto; nel 2004 ne fu realizzata un’edizione speciale per l’Akkurat di Stoccolma; nel 2005 fu commercializzata per la prima (e ultima?) volta anche in formato 37.5 cl. 
L’uva, priva degli steli, viene aggiunta al lambic di 16-18 mesi in serbatoi d’acciaio per circa  due mesi per l’estrazione dei tannini; la maturazione avviene poi in botti di rovere francese cui segue l’imbottigliamento senza ulteriore miscelazione che solitamente avviene verso la fine di ottobre. Nel 2016 è apparsa sul mercato anche la Saint Lamvinus Grand Cru, un blend di due botti di lambic di tre anni con uve Merlot e una botte di lambic di un anno.

La birra.
Il millesimo 2013 di Saint Lamvinus si presenta nel bicchiere di un acceso color ambrato con riflessi che vanno dal rosa al rosso vermiglio; la schiuma biancastra è tanto esuberante nel nascere quanto rapida nel dissolversi. Al naso ci sono le note “selvagge” e funky tipiche del lambic (legno, polvere, cantina, pelle di salame e legno umido) che viaggiano fianco a fianco a note floreali e profumi aspri di uva e frutti di bosco, qualche accenno dolce di ciliegia. Il bouquet è molto pulito e bilanciato in maniera piuttosto elegante tra le varie componenti. A quattro anni dalla messa in bottiglia le bollicine sono ancora vivaci e contribuiscono a creare una sensazione palatale ancora piuttosto fresca e scattante, molto secca: il gusto è ricco di frutta aspra e ripropone quanto anticipato dall’aroma: soprattutto uva e limone, frutti di bosco, alla cui asprezza si contrappone un velo dolce che ricorda la ciliegia. Molto in sottofondo s’avverte anche qualche lieve spunto acetico che non disturba per nulla una bevuta davvero splendida, appagante, estremamente dissetante e rinfrescante, attraversata da una piacevole acidità lattica. Lasciandola riscaldare la Saint Lamvinus di Cantillon s’arricchisce della complessità delle note rustiche e funky del lambic, soprattutto nel retrolfatto: emerge anche una leggera nota etilica con un lieve tepore a “spingere” la bevuta più in territorio vinoso. Chiude con una delicata nota amaricante di tannini e scorza di limone. 
Grande birra, davvero emozionante, ancora molto in forma, sorprendentemente viva e “fresca e con un potenziale d’invecchiamento ancora enorme, resistenza del tappo permettendo. Prezzo e reperibilità sono i principali ostacoli da affrontare per chi volesse metterne un po'  in cantina; peccato, perché Saint Lamvinus è una birra non difficile da apprezzare anche a chi sta muovendo i primi passi nel mondo delle fermentazioni spontanee. 
Formato: 75 cl., alc. 5%, imbott. 31/10/2013, scad. 01/10/2023, prezzo indicativo 17-20 euro (beershop)

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 18 settembre 2017

Tilquin Oude Quetsche à l'Ancienne avec Prunes de Namur 2015

Era da quindici anni che non nasceva in Belgio un nuovo assemblatore di lambic: nel 1997 era apparsa la Geuzestekerij De Cam e a maggio 2011 tocca alla Gueuzerie Tilquin: al progetto fa capo Pierre Tilquin ma vi partecipano anche altri imprenditori come ad esempio Grégory Verhelst del birrificio La Rulles.  
Pierre ha una formazione in ingegneria biomedica ma ha poi seguito un corso di Brewing Technology a Lovanio, completandolo con esperienze pratiche presso il birrificio Huyghe e, soprattutto, 3 Fonteinen e Cantillon. Gueuzerie Tilquin è anche il primo assemblatore di lambic della Vallonia, avendo sede a Bierghes a poche centinaia di metri da confine, linguistico e territoriale, con le fiandre.  Tilquin acquista mosto da vari produttori (Boon, Lindemans, Girardin e Cantillon) e lo mette a fermentare e a maturare in oltre 200 botti usate di rovere francese provenienti dalle regioni del Rodano e Bordeaux: la sua Oude Gueuze à L'Ancienne prende forma blendando diversi lambic di uno, due e tre anni. Dal 2012 fa parte dell’HORAL (De Hoge Raad voor Ambachtelijke Lambiekbieren);  all’incirca il 75% della produzione viene esportata al di fuori dei confini nazionali, con gli Stati Uniti  (40%) a farla da padrone. Nello stesso anno  Tilquin ha anche iniziato la produzione di lambic alla frutta utilizzando un ingrediente abbastanza insolito: le susine.

La birra.
Il primo lotto di 500 bottiglie di Oude Quetsche à l'Ancienne viene messo in vendita esclusivamente al "birrificio" a febbraio 2012;  l’edizione 2013, composta da 5.000 bottiglie da 75 e 10.000 da 37,5 è commercializzata in concomitanza con il Toer de Geuze e viene distribuita anche in Europa e negli Stati Uniti. Pare che il primo lotto sia stato prodotto con prugne belghe provenienti dalla zona di Namur, mentre per l’edizioni successive siano state usate prugne alsaziane. Successivamente Tilquin ha rimesso in produzione, in quantità più limitate e ad un prezzo maggiore, la Oude Quetsche à l'Ancienne avec Prunes de Namur; la provenienza della materia prima, al contrario della Quetsche normale, è specificata in etichetta. Le due varietà sono abbastanza simili ma, come racconta Tilquin, quelle di Namur sono più piccole e un po’ più aspre di quelle francesi. Le susine, fresche e denocciolate, vengono fatte fermentare in acciaio assieme ad un blend di lambic di un anno; dopo quattro mesi viene aggiunto lambic di due e tre anni fino ad ottenere una concentrazione finale di circa 250 grammi di frutta per ogni litro.  La successiva maturazione in bottiglia dura almeno tre mesi. 
L’edizione 2015 della Oude Quetsche à l'Ancienne avec Prunes de Namur appare di colore arancio con intensi riflessi dorati e in superficie genera un piccola e scomposta schiuma biancastra, piuttosto evanescente. Al naso le note funky del lambic  (pelle di salame, sudore, cantina, carte da gioco vecchie) si mescolano con quelle aspre di limone e prugna e con una lieve sensazione di legno. Al palato è un lambic ancora ben carbonato che regala comunque un mouthfeel morbido e gradevole: a due anni dalla messa in bottiglia la prugna non è più protagonista di una bevuta che vira piuttosto su asprezze citriche (limone e pompelmo) affiancata da una lieve acidità lattica e da un finale leggermente legnoso il cui delicatissimo amaro oscilla tra tannini e scorza d’agrumi.  La bevuta rimane piuttosto educata con gli off-flavors tipici del lambic che rimangono sempre in secondo piano. Il risultato è forse un po’ troppo “scolastico”, se mi passate il termine, con poca profondità e una certa parsimonia di emozioni derivante dall’eccessivo addomesticamento della componente “selvaggia”: ne sarà avvantaggiato il bevitore che sta muovendo i suoi primi passi nell’affascinante mondo delle fermentazioni spontanee. Escludendo la componente soggettiva, questa Quetsche de Namur di Tilquin mi sembra una bevuta godibilissima e perfetta, con la sua secchezza e la sua asprezza, nel rinfrescare e dissetare. 
Formato: 75 cl., alc. 6.4%, lotto 2015, scad. 09/02/2025, pagata 11.70 Euro (drink store, Belgio)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 22 giugno 2017

Cantillon Kriek 2015

Il breve viaggio tra birre e ciliegie si conclude con la kriek di Cantillon, birrificio attivo dal 1900 a Brussels che credo non abbia bisogno di presentazioni. L’unica raccomandazione è quella di non mancare una visita al birrificio (nonchè Musée Bruxellois de la Gueuze) se vi trovate nella capitale belga: un’esperienza al di fuori dal tempo tra impianti, legno, polvere, ragnatele e bottiglie accatastate che vi ripagherà della passeggiata per un quartiere non proprio bello, per dirla in modo gentile.
Negli anni 70 il testimone passò nelle mani di Jean-Pierre Van Roy (sposo di Claude Cantillon) che rilanciò l’azienda riuscendo pian piano a rilevare le quote societarie dagli altri membri della famiglia Cantillon, poco propensi a continuare un'attività (produttore di lambic) che secondo loro non aveva nessun futuro. La domanda di gueuze e lambic era in forte e calo e Jean-Pierre, per restare a galla, iniziò ad ingentilire i propri prodotti con dolcificanti artificiali per renderli più simili ai gusti dei bevitori di allora. Il cambiamento non ottenne l’effetto (economico) sperato e nel 1978 Cantillon ritornò fortunatamente su suoi passi eliminando i dolcificanti e ritornando ad una produzione tradizionale di gueuze e lambic alla frutta. A metà degli anni ’80 l’export verso gli Stati Uniti iniziò a dare un po’ di ossigeno ad un birrificio che aveva operato in perdita per molti anni; a partire dal 1989 il figlio di Jean-Pierre e Claude, Jean, affiancò i genitori apprendendo sul campo il mestiere. Negli anni ’90 Cantillon abbandonò infine i grandi foeders di legno ed iniziò ad effettuare i blend delle annate di lambic e le aggiunte di frutta in tini di acciaio.

La birra.
La kriek di Cantillon viene prodotta aggiungendo le ciliegie Morello intere (200 grammi per litro) ad un blend di lambic; per ovvie esigenze produttiva la frutta fresca viene subito surgelata ed essere utilizzata nel corso dell’anno per produrre diversi lotti di kriek. Le ciliegie vengono messe a macerare per un paio di mesi con lambic di due anni d’età; al momento dell’imbottigliamento viene anche aggiunta una piccola quantità di lambic giovane. Le etichette delle bottiglie destinate al mercato europeo riportano la scritta "100% lambic Bio" assente invece su quelle che vengono esportati negli Stati Uniti: Jean Van Roy dichiara di utilizzare dal 1999 solo materie prime, ciliegie incluse, provenienti da agricoltura biologica ma questi ingredienti non sono stati ancora classificati come biologici dalla USDA, il dipartimento dell'agricoltura degli Stati Uniti.
Il bicchiere si tinge di un intenso colore rosso cremisi sormontato da una cremosa schiuma biancastra, abbastanza compatta ma non molto persistente. Il naso non offre molto e odora un pochino di "tappo":  dimessi profumi funky, di cantina e di polvere, legno, amarena cotta e ribes rosso, il dolce della ciliegia che cerca di emergere quando la kriek si scalda. 
La bevuta è vivacemente carbonata e perfettamente agile, scattante: anche qui la ciliegia è rilegata in secondo piano dalle note lattiche e da quelle aspre del limone. Una kriek spigolosa e ruvida, a tratti tagliente, che necessita di una temperatura piuttosto elevata per far emergere un sottofondo dolce di ciliegia e di fragola.  Qualche spunto acetico e una lieve astringenza legnosa finale limitano ulteriormente la facilità di bevuta di una birra che mantiene comunque un elevato potere rinfrescante e dissetante. Bottiglia che delude un po' per la pochezza di profondità e complessità, sopratutto se penso al ricordo dello stesso millesimo (2015) bevuto a Brussels oltre un anno fa: pieno e ricco di ciliegia, elegante, piacevolmente in equilibrio tra dolce ed aspro, tra frutta e "funky" (che dopo quasi due anni di bottiglia la ciliegia fosse meno in evidenza non è ovviamente una sorpresa). Tappo di sughero bagnato all'esterno e tappo a corona con qualche lieve muffa: l'imputato numero uno per una bottiglia poco in forma potrebbe essere in questo caso il signor sughero?
Formato 37.5 cl., alc. 5%, imbottigliata 18/06/2015, scad. 18/06/2025, pagata 4.80 Euro (birrificio)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 21 giugno 2017

Oud Beersel Oude Kriek Vieille 2014

Dopo quelle di Lindemans e 3 Fonteinen è il momento di assaggiare la Oude Kriek di Oud Beersel e continuare questo breve viaggio tra birra e ciliegie. "Anno 1882” è la scritta che compare sul logo di Oud Beersel: la sua storia inizia quando Henri Vandervelden apre un birrificio nel paese di Beersel, alle porte di Brussels, e finisce nel 2002 quando Danny Draps, pronipote del fondatore, decide di sospendere un'attività ormai poco redditizia e che necessitava di grossi investimenti per poter continuare.  Mentre il mondo del lambic non si capacita per la scomparsa di un altro dei suoi storici produttori, un appassionato decide di darsi da fare. Gert Christians non può credere che presto dovrà rinunciare alla sua abitudine quasi quotidiana di bere una Beersel Oude Geuze ai tavoli del Le Zageman di Brussels e, assieme all'amico Roland De Bus, decide di acquistare il marchio nel 2003 lanciando contemporaneamente la Bersalis Tripel prodotta da Huyge per raccogliere i finanziamenti necessari a rimettere in piedi il birrificio. Nel frattempo il lambic secondo la ricetta di Vandervelden viene prodotto da Frank Boon e portato poi a maturare nelle botti di legno a Beersel, per poi essere riportato da Boon per il blend finale e l'imbottigliamento. Il 16 marzo del 2007 vengono ufficialmente commercializzate le prime Oude Geuze e Oude Kriek di Beersel, mentre pochi mesi dopo Roland De Bus rassegna le dimissioni ma viene prontamente sostituito dal padre di Gert, Jos Christiaens, da poco in pensione. 
Tornando alle kriek, sono attualmente tre quelle prodotte da Oud Beersel se escludiamo le più care commercializzate con il marchio Bzart. Per scegliere cosa versare nel bicchiere è fondamentale prestare attenzione alla presenza dell’aggettivo Oude, ovvero vecchio.  Acquistando la semplice kriek (3.5% ABV), come nel caso di Lindemans, vi troverete nel bicchiere un lambic addolcito con fruttosio ed edulcorante artificiale (Acesulfame K) per il quale vengono utilizzati 200 grammi di ciliegie Morello per litro. Più raro (e pregiato) è invece la solita variante Schaarbeekse Oude Kriek prodotta con le omonime ciliegie raccolte a nord di Brussels, sempre difficili da reperire: il primo lotto di circa 1500 bottiglie  (7.2% ABV) è stato prodotto nel 2016 aggiungendo le ciliegie ad un blend di lambic di 1 e 2 anni e facendolo poi maturare in botti di legno. Di più facile reperibilità anche in numerosi supermercati è invece il classico Beersel Oude Kriek Vieille (6.% ABV) prodotto con 400 grammi di ciliegie Morello per litro che vengono aggiunte al lambic: assaggiamolo.

La birra.
Si presenta all’aspetto di un intenso rosso che oscilla tra il rubino ed il porpora: la schiuma, leggermente macchiata di rosa, è cremosa e compatta e mostra una persistenza davvero notevole, se confrontata a quella delle altre kriek assaggiate nei giorni scorsi. Anche se viene utilizzata una varietà di ciliegia aspra, al naso domina il dolce con una sensazione che ricorda più lo sciroppo che la “pienezza” del frutto maturo: ad affiancarlo ci sono profumi di lampone e mirtilli. La componente funky/rustica è quasi assente ed anche l’asprezza (amarena, ribes rosso) rimane molto in secondo piano: bene la pulizia e intensità degna di nota in una bottiglia che ha oltre due anni di vita. La bevuta inizia dallo stesso dolce di ciliegia per prendere poi rapidamente la strada dell’asprezza delle amarene, del limone e del ribes rosso: anche al palato la componente rustica è quasi assente, privilegiando la frutta. La sensazione palatale è perfetta, con grande scorrevolezza e vivaci bollicine a rendere la bevuta scattante: chiude molto secca con una punta amara di mandorla e scorza di limone. Alcool fantasma, bene la pulizia ma l’eleganza non è al livello della 3 Fonteinen a causa di una ciliegia che ricorda un po’ troppo lo sciroppo. Una kriek accessibile che nella sua asprezza non è mai tagliente e riesce a farsi accettare anche da palati poco avvezzi allo stile: il prezzo e la facile reperibilità in Belgio costituiscono un ulteriore bonus che contribuisce a definire un soddisfacente rapporto qualità-prezzo. Non è l'olimpo ma il livello è comunque alto.
Formato: 37.5 cl., alc-. 6%, lotto 43181, scad. 14/11/2034, pagata 3.35 Euro (supermercato, Belgio).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 19 giugno 2017

3 Fonteinen Oude Kriek 2015

Proseguiamo con le bevute dedicate ad uno dei frutti  protagonisti del mese di giugno, la ciliegia; dopo Kriek Cuvée René di Lindemans e Bloody Mario di Retorto rientriamo in Belgio per stappare un altro lambic alla ciliegia, o kriek che dir si voglia. Spostiamoci a Berseel, comune situato alle porte meridionali di Bruxelles; nel suo passato, come in quello di tanti altri comuni della provincia del Brabante Fiammingo, c’era una lunga tradizione di produttori di Lambi(e)k e di assemblatori di Geuze (Geuzestekerij) che, con il passare degli anni, ha quasi rischiato di scomparire. Tra questi anche 3 Fonteinen, la cui storia avevo cercato di riassumerla in questa occasione: il 3 Fonteinen Cafè fu rilevato da Gaston Debelder nel 1953 ed è questa la data alla quale si fa risalire la prima kriek prodotta aggiungendo ciliegie locali ai lambic acquistati da altri produttori. Notizie certe sulle prime bottiglie provviste di etichetta sembrano risalire agli anni ’90. 
Inizialmente prodotto con le “famose” ciliegie griotte/aspre di Schaerbeek, che si trova a nord della capitale belga, anche la kriek di 3 Fonteinen ha dovuto far fronte alla scarsità di materia prima e sostituirla con una varietà proveniente dalla Polonia. Con le griotte di Schaerbeekse che riesce a reperire ogni tanto 3 Fonteinen commercializza il proprio (e raro) Schaerbeekse Kriek; da notare che nel giardino della nuova sede di Lot, inaugurata a quattro chilometri da Beersel nel settembre 2016, sono stati anche piantati alcuni ciliegi prelevati dal giardino del padre di Gaston Debelder a Schaarbeek. 
La kriek 3 Fonteinen  più facile da reperire rimane la Oude Kriek, prodotta con ciliegie intere, inclusi i noccioli (35%) che vengono aggiunte a lambic giovane e lasciate fermentare e maturare in botti di legno per un periodo che varia da sei a otto mesi prima dell’imbottigliamento. L’affinamento in bottiglia che precede la messa in commercio dura almeno quattro mesi.  Qualche tempo fa sul blog era transitata la Intense Red Oude Kriek: versione prodotta inizialmente per il Toer de Geuze 2013 con una percentuale leggermente superiore (40%) di ciliegie polacche. Per i collezionisti hanno infine particolarmente valore le bottiglie di Oude Kriek nate il 31/03/2009:  sono conosciute tra gli appassionati anche con il nomignolo di “Hot Cherry” in quanto sopravvissute all’incidente del 16/05/2009. Un termostato difettoso aveva fatto innalzare la temperatura della sala di fermentazione da 16 a 60 gradi:  il  danno fu quantificato in circa 200.000 euro tra il lambic ancora contenuto nelle bottiglie bottiglie esplose. Un numero imprecisato di bottiglie di Oude Kriek  riuscì miracolosamente a sopravvivere al disastro.

La birra.
Splendida, intensa e accesa di rosso la Oude Kriek 2015 di 3 Fonteinen forma una bella testa di schiuma rosa, fine e cremosa ma rapida nel dissiparsi. Al naso la ciliegia si sposa alle note “funky” dei lieviti spontanei e dei brettanomiceti del lambic:  le note di sudore e di cuoio sono piuttosto in sottofondo, mentre alla dolcezza del frutto rosso s’affiancano i profumi aspri di amarena, limone, mela acerba.  Al palato scorre senza intoppi e sostenuta da copiose bollicine che la rendono molto vivace e “stimolante”:  asprezza e acidità sono molto ben contrastate dal dolce della ciliegia, piena e rotonda: a tratti si ha quasi l’impressione d’affondare i denti nella polpa del frutto. A rinfrescare il palato ci pensa l’asprezza dell’amarena, del ribes rosso, della mela acerba e del limone, mentre i sapori “funky” del lambic si mantengono sempre in secondo piano in una kriek che mette in mostra una bella eleganza. Nel finale legno, qualche tannino e una lievissima astringenza: l’alcool è inesistente, la bevuta disseta solleticando il palato ad ogni sorso.  Ottima kriek, piuttosto simile alla Intense Red bevuta qualche tempo fa, venduta ad un prezzo maggiorato che secondo me non giustifica la piccola percentuale di ciliegie in più impiegate nella produzione.  Interessante è invece il confronto a distanza con la kriek di Lindemans, quest’ultima molto più aspra e tagliente, meno elegante e più ostica da bere. 
Oude Kriek di 3 Fonteinen, una grande bevuta sia per chi ama il genere che per chi si vuole avvicinarsi: il mio consiglio personale è di berla abbastanza fresca sia per qualche riguarda la temperatura di servizio che l'età anagrafica, in quanto la ciliegia tende ovviamente a scomparire con il tempo.
Formato: 37.5 cl., alc. 5%, imbott. 29/01/2015, scad. 29/01/2020, pagata 6.65 Euro (drink store, Belgio)

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 15 giugno 2017

Lindemans Oude Kriek Cuvée René 2014

Risale al 1822 la fondazione del birrificio Lindemans: in quell’anno Joos Frans Lindemans sposa Françoise Josine Vandersmissen, figlia di un agricoltore, ed entra in possesso della fattoria chiamata Hof ter Kwade Wegen nei pressi di Vlezenbeek, venti chilometri a sud-ovest di Brussels. Notizie storiche riportano una produzione annuale di circa 500 ettolitri destinata per la maggior parte al consumo interno: come in tutte le fattorie a quel tempo la birrificazione avveniva nei mesi invernali quando c’era meno lavoro da fare sui settancinque ettari di terreno di proprietà.  
A Joos Frans succede nel 1865 Joos Frans “Duc”  Lindemans e, nel 1901, Theofiel Martin Lindemans: sotto la sua guida l’azienda riduce progressivamente le attività agricole per concentrarsi maggiormente sulla produzione di lambic e faro che viene venduto a cafè ed a blenders. Nel 1930 il timone passa nelle mani del figlio Emiel Jozef al quale spetta il compito di affrontare le tragedie della seconda guerra mondiale: in quel periodo il birrificio riesce comunque ad effettuare una cotta al mese. Con la sua morte, avvenuta nel 1956, cessano anche le attività agricole e, sotto la guida di René e Nestor, negli anni ’70 Lindemans inizia ad operare come distributore di bevande all’ingrosso.  
La popolarità di lambic e geuze è tutt’altro che in crescita  e si cerca di rimediare al calo della domanda interna iniziando ad esportare:  per conquistare il mercato il birrificio inizia ad addolcire i propri prodotti  per andare incontro alle richieste dei consumatori. Emblematico è il caso della Lindemans Kriek, per la quale le ciliegie grotte di Schaerbeek vengono sostituite da un succo di ciliegia addolcito con un edulcorante artificiale, filtrato e pastorizzato.  I nuovi lambic alla frutta hanno tuttavia grande successo facendo crescere rapidamente l’export che arriva ad assorbire il 70% della produzione grazie alle richieste dei mercati statunitense, francese, tedesco e svizzero.  Nel 1992 terminano i lavori di costruzione del nuovo birrificio che dispone di circa 1200 barili della capacità di 600 litri nei quali far fermentare e maturare il lambic. Per convincere Lindemans a far qualche passo indietro c’è voluto l’intervento dell’importatore americano Merchant du Vin: è lui a convincere René Lindemans del potenziale mercato di gueuze e lambic alla frutta tradizionali e a far produrre nel 1994 il primo lotto della Gueuze Cuvée René.
Dal 2006 Lindemans è gestita dai cugini Dirk e Geert che nel 2013 hanno avviato un nuovo e ambizioso programma di espansione da 15 milioni di euro che dovrebbe raddoppiare la capacità di produrre lambic  portandola a 170.000 ettolitri l’anno

La birra.
E' nel 1961 che Lindemans produce la sua prima kriek: a quel tempo come detto venivano usate le ciliegie griotte di Schaerbeek la cui scarsità ha poi costretto il birrificio a cercare alternative; i primi tentativi del 1973 con delle ciliegie aspre provenienti dalla Scandinavia non furono tuttavia soddisfacenti. A partire dal 1978, complice anche la scarsa domanda del mercato, Lindemans decise di abbandonare l'utilizzo dei frutti e iniziò a produrre una kriek dalla gradazione alcolica molto più ridotta (3.5%) con uno sciroppo di amarene che veniva poi addolcito con acesulfame K, sostituito nel 2012 dalla stevia. Bisognerà attendere sino al 2007 per il ritorno di una vera kriek, prodotta con ciliegie aspre provenienti da vari paesi europei che vengono aggiunte e fatte fermentare in un lambic di almeno sei mesi all’interno di grandi foeders di legno dalla capacità di 10.000 litri; dopo altri sei mesi la kriek viene imbottigliata. La rinascità è ancora una volta dovuta alla domanda del mercato statunitense e il suo nuovo nome Oude Kriek Cuvée René (6.5%) è ovviamente una dedica a quel René Lindemans che nel 2006 aveva ceduto il testimone aziendale al figlio Dirk. Attenzione quindi a non confonderla con la Lindemans Kriek (3.5%); la sua etichetta in stile Art Nouveau è opera dell'americano Charles Finkel, beer writer, artista (Finkel Design), famoso importatore di vino e birra (Merchant du Vin) e fondatore della Pike Brewing Company.

La Oude Kriek Cuvée René che vado a stappare è nata a marzo 2014 ed il suo colore è un ambrato infiammato da intense venature rosso rubino; la schiuma, leggermente sporcata di rosa, è cremosa ma abbastanza scomposta e si dissolve quasi immediatamente. Al naso la componente funky (cantina, sudore) si mescola ai profumi di ciliegie e amarene, ribes rosso, mela e limone; in sottofondo legno e anche qualche accenno d’aceto. L’asprezza annunciata dagli aromi si fa ancora più evidente al palato: è una kriek nella quale le ciliegie aspre non sono affatto dominanti ma condividono la scena con il limone, la mela acerba, il ribes rosso. La bevuta è secchissima, estremamente rinfrescante e dissetante soprattutto se affrontata a temperatura piuttosto bassa ma magari un po’ più alta da quella consigliata dal birrificio (5°): l’asprezza risulterà un po’ più attenuata. 
Lasciandola scaldare emergono legno e un dolce velo di ciliegia ma l’asprezza, accompagnata da qualche lieve spunto acetico, si fa più tagliente e alla lunga mette a dura prova il palato.  Non c’è molta complessità o profondità, non c’è l’eleganza di una kriek di Cantillon o 3 Fonteinen ma  è ugualmente una bevuta piuttosto soddisfacente e ad un prezzo ancora assolutamente accessibile, soprattutto se acquistata nel paese d’origine.
Formato: 75 cl., alc. 6.5%, imbott. 20/03/2014, scad. 20/03/2020, pagata 4,19 Euro (supermercato, Belgio)


NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 30 settembre 2016

3 Fonteinen Intense Red Oude Kriek 2014

2016 ricco di novità per il birrificio 3 Fonteinen, la cui storia avevo cercato di riassumerla in questa occasione. A inizio settembre è infatti stata inaugurata la nuova sede di Molenstraat 47 a Lot, a quattro chilometri circa da Beersel, alle porte meridionali di Bruxelles, in un magazzino degli anni 60 che precedentemente ospitava una fabbrica di gelati e di prodotti caseari e che ha sicuramente meno fascino di quel 3 Fonteinen Café rilevato nel 1953 da Gaston Debelder.  La nuova location ospita la rinascita di quel Lambik-O-droom inaugurato nel 2008 e poi chiuso nel 2012: un locale adiacente al birrificio dove era possibile assaggiare Geuze in abbinamento a piatti della tradizione locale. Ma c‘è dell’altro: negli ampi spazi a disposizione (30.000 metri quadri) verranno pian piano posizionati tutti i foeders e tutte le botti che attualmente 3 Fonteinen conserva in altri tre diversi piccoli magazzini e la linea d’imbottigliamento;  oltre al cafè ci sarà un negozio per fare acquisti e alcune sale per conferenze e incontri. 
A Lot sono anche state anche portate circa 30.000 bottiglie di vari vintage che saranno tenute in una stanza a temperatura controllata visibile dall’interno del cafè: i clienti le potranno bere solamente in loco. Presto saranno inoltre organizzati dei tour guidati nella zona dei foeder, ad un prezzo di circa 15/20 Euro a persona che includerà l’assaggio di alcuni lambic giovani, invecchiati e alla frutta. 
La produzione del mosto rimane ancora a Beersel, ma a Lot è già stata installata una piccola vasca aperta per far inoculare spontaneamente il mosto di Beersel con i lieviti naturalmente presenti nell’aria di Lot, e valutarne le differenze. In ultimo, nel giardino circostante il magazzino sono stati trapiantati alcuni ciliegi Schaarbeek provenienti dal giardino del padre di Gaston Debelder, i cui frutti che saranno presumibilmente utilizzate per la produzione della sempre più ricercata  Schaerbeekse Kriek, anche se in questo caso le ciliegie non saranno esattamente quelle raccolte nella zona di Schaerbeek che si trova a nord della capitale. 
Il nuovo corso 3 Fonteinen approfitta quindi della domanda sempre più elevata di Lambic, soprattutto provenienti dagli Stati Uniti, per fare quel passo in avanti che era nell’aria da alcuni anni: richieste che superano di quasi sette volte la capacità produttiva annuale di 3-4000 ettolitri, bottiglie che purtroppo aumentano di prezzo anno dopo anno e vintage che raggiungono ormai il prezzo di vini importanti.  Ma Debelder preferisce continuare a vedere le cose con occhio romantico: “quello che c’è qui adesso è quello che sognavo da trent’anni. Ora posso dire che i miei sogni si sono avverati”. Ad aiutarlo c’è il fidato Werner van Obberghen ad occuparsi della parte commerciale ed amministrativa ed il discepolo birraio Michael Blancquaert che ha sostituito quasi in toto Armand nella produzione del mosto e nell'attività di blend tra le diverse annate dei Lambic. 
La nuova sede di  3 Fonteinen si trova a breve distanza dalla stazione dei treni di Lot, raggiungibile in circa 20 minuti dalla stazione centrale di Brussels con due treni che partono ogni ora;  per un itinerario più fiabesco noleggiate una bicicletta, passate a bere qualcosa da Cantillon e poi pedalate per una decina di chilometri sulla pista ciclabile che costeggia il canale della Senna: in una mezz’oretta potrete riposarvi ai tavoli del nuovo Lambik-O-droom.

La birra.
Parliamo di Kriek, ovvero lambic alla frutta. 3 Fonteinen ne produce attualmente tre varietà: la tradizionale Oude Kriek, prodotta sin dagli anni ’90 con le ciliegie (provenienza polacca) che vengono macerate assieme ai noccioli nel lambic giovane;  la più rara Schaerbeekse Kriek la cui produzione è limitata alla quantita di ciliegie (griotte) locali che si riescono a reperire da Schaerbeek di anno in anno; l’ultima arrivata, il cui primo lotto è stato commercializzato in occasione della Toer de Geuze 2013, si chiama Intense Red Oude Kriek ed è prodotta aggiungendo (40%) ciliegie polacche intere; inizialmente disponibile solo nel formato 37,5 cl. e,  a partire dal 2015, anche in quello da 75. L’etichetta, che mette in primo piano una golosa ciliegia, si distingue nettamente dalle altre classiche 3 Fonteinen.
Si presenta di un intenso color borgogna, con riflessi rosso rubino; la schiuma rosa che si forma è piuttosto modesta e grossolana, rapida a scomparire dal bicchiere. Il naso è ovviamente dominato dalle ciliegie: si va dal dolce di quella sciroppata ad un'asprezza che ricorda quasi l'amarena, mentre la cornice del quadro aromatico ci completa con note di legno e di cantina. A quasi due anni e mezzo dalla messa in bottiglia la pienezza del frutto (nessuna parvenza di sciroppi, qui) è ancora protagonista anche al palato: dolce ed aspro si scambiano il testimone più volte nel corso della bevuta attraversando ciliegia, amarena, frutti di bosco, mela rossa  e ribes. In sottofondo le note di legno, lievi spunti acetici e un ben finale secco caratterizzato da una lieve acidità lattica e suggestioni di limone. Facilissima da bere, con un elevatissima potere dissetante e rinfrescante e quindi perfetta per i giorni più caldi dell'anno: il carattere selvaggio e rustico del lambic è molto ben  contrapposto all'eleganza e alla fragranza del frutto, in questo caso la signora ciliegia.
Formato: 37.5 cl., alc. 5%, imbott. 02/05/2014, scad. 21/05/2019, prezzo indicativo 13.00/17.00 Euro (beershop).

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 19 ottobre 2014

Hanssens Oude Gueuze

Bartholomeus Hanssens, un tempo sindaco di Dworp (diciassette chilometri a sud di Brussels), iniziò a produrre lambic nel 1871 nei locali che un tempo ospitavano il birrificio Sint Antonius. A partire dal 1896, la produzione avviene in una casa di campagna nella Vroenenbosstraat a Dworp, dove tutt'ora gli Hanssens risiedono. Non troverete però nessun impianto produttivo: fu l'invasione dell'esercito tedesco nel corso della prima guerra mondiale a farli sparire definitivamente. Il rame era un metallo molto prezioso ed utile per l'industria bellica, e tutti i macchinari furono sequestrati. Da allora la produzione non è più ripartita ma gli Hanssens hanno continuato ad assemblare il lambic altrui, quello di Boon, Girardin e Lindemans. 
Nel corso degli anni il testimone è passato da Bartholomeus a Theo e poi, nel 1974, a Jean: oggi alla guida c'è Sidy, figlia di Jean, assieme al marito John, che svolgono questo lavoro "part -time" parallelamente ad altre attività. Pochissimi investimenti, la stessa imbottigliatrice in funzione dal 1954, nessun sito internet; il venerdì e il sabato potete acquistare le bottiglie direttamente dalla casa degli Hanssens che vi aprono le porte. 
Ecco allora una bottiglia di Hanssens Oude Gueuze, gentilmente inviatomi da Iperdrink.it   Assolutamente classica l'etichetta, che racchiude con un'immagine tutte le parole scritte sino ad ora.
E' di colore oro carico, velato, e forma un bel cappello di schiuma bianca, compatta e "croccante", cremosa e dalla buona persistenza. Al naso emergono sentori di legno umido e di cantina, mela verde acerba, uva bianca ma l'aroma è soprattutto netto l'acido lattico e l'asprezza di limone, lime e qualche  traccia di pompelmo. Man mano che la birra si scalda emergono anche le tradizionali "puzze": sudore, polvere, animale. Il gusto è decisamente acido (lattico) con una marcata a sprezzo di ribes bianco, cedro e limone, uva: non c'è spazio per molto altro, se non per qualche leggerissima traccia acetica. Il finale è molto secco e quasi tagliente, aspro, dissetante e molto rinfrescante. Corpo tra il medio ed il leggero, carbonazione media per una sensazione palatale gradevole. Bottiglia che mostra ancora l'asprezza e l'irruenza della giovane età; volendo fare un confronto con il Gueuze di 3 Fonteinen bevuto qualche settimana fa, quello di Hanssens appare meno complesso e meno strutturato. Il consiglio è quindi quello di acquistare qualche bottiglia, lasciarle un po' in cantina e divertirsi ad aprirle anno dopo anno.
Formato: 37.5 cl., alc. 6%, lotto Y, scad. 07/08/2032 (fiammingo) o 07/08/2034 (francese). La potete acquistare qui: www.iperdrink.it
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sabato 20 settembre 2014

3 Fonteinen Oude Geuze 2013

Berseel è un comune belga situato alle porte meridionali di Bruxelles; nel suo passato, come in quello di tanti altri comuni della provincia del Brabante Fiammingo, c’era una lunga tradizione di produttori di Lambi(e)k e di assemblatori di Geuze (Geuzestekerij) che, con il passare degli anni, ha quasi rischiato di scomparire. A Berseel sono infatti rimasti oggi solamente Oud Beersel  (chiuso nek 2003 e riaperto nel 2005 dopo un cambio di proprietà) e 3 Fonteinen. La storia di 3 Fonteinen inizia nel 1953, quando Gaston Debelder acquista il 3 Fonteinen Café, di proprietà di Tisjke e Maree Potter.  La formazione di Gaston avviene grazie ai consigli dell’amico Jan-Baptist Vanderlinden, uno dei migliori assemblatori di Gueuze e – mi pare – sindaco di Berseel, ma anche a quelli (come racconta Kuaska in questo splendido articolo) dello scrittore Herman Teirlinck, il padre della moderna letteratura in lingua fiamminga, che aveva eletto il 3 Fonteinen come sede del suo club artistico/letterario De Mijol. “Fu lui che, più che consigliare, impose al suo carissimo amico Gaston, miracolosamente scampato ai campi di sterminio nazisti ma talmente debilitato da non riuscire più a nutrirsi, di sforzarsi a bere una gueuze al giorno, facendogli tornare l’appetito e salvandogli di fatto la vita. (…) Gaston divenne ben presto famoso per il suo “naso”, cioè quella sensibilità che ogni assemblatore di lambic può avere come dote naturale (come nel suo caso) o che può acquisire e incrementare con una costante applicazione”. 
Gaston Debelder ebbe due figli, Guido ed Armand: il primo scelse la strada della ristorazione, prendendosi in gestione la cucina del cafè, mentre Armand ricevette alla fine degli anni ‘80 l’onerosissimo testimone dal padre. E’ Michael Jackson a raccontare un emozionante aneddoto quando, nel 1993,  Armand riceve il suo primo premio dalla  De Objectieve Bierproevers: “fu la prima volta che vidi mio padre piangere” dirà Armand.  Sino alla fine degli anni ’90 Gaston affianca Armand nel difficilissimo compito di assemblatore di Gueuze; nel 1998  l’amico e  birraio  Willem Van Herreweghen installa a 3 Fonteinen un piccolo impianto, proveniente dalla Jupiler, dove era utilizzato per produrre dei lotti pilota. E’ una piccola rivoluzione ed il primo passo che porta 3 Fonteinen a non essere più solo un assemblatore di lambic acquistati altrove, ma anche un  produttore vero e proprio. 
Nel giugno del 2008 viene inaugurato il LambikOdroom  un locale adiacente al ristorante, gestito da Guido, dove è possibile degustare Geuze in abbinamento a prodotti del territorio, ma l’aria di festa dura giusto un anno, perché nel 2009 avviene una catastrofe: il 16 maggio, a causa di un termostato guasto, Armand scopre che la temperatura della sala di fermentazione è passata da 16 a 60 gradi. Il risultato, quantificabile in oltre 200.000 euro di danni, parla di quasi cinquantamila litri di  lambic da buttare via: in parole povere, ciò significa anche l'impossibilità per i prossimi tre anni di utilizzare il proprio lambic per l'assemblaggio del geuze, che viene appunto realizzato mettendo assieme lambic di uno, due e tre anni. 
La bancarotta viene evitata con la vendita dell'impianto appena installato; una piccola parte di quel lambic viene distillato (Eau de Vie van Oude Geuze) e venduto con l'apposito scopo di racimolare fondi per la ripartenza. Da un amico americano arriva invece il suggerimento di immettere sul mercato delle edizioni limitate assemblate con i lambic degli anni precedenti, da vendere ad un prezzo più elevato; nel 2010 arrivano quattro speciali blend, diciassettemila bottiglie dedicate alle quattro stagioni e vendute in un'elegante confezione: Lente, Zomer, Herfst  e Winter. L'idea è di vendere le bottiglie solamente al proprio spaccio/cafè, al prezzo di 24 Euro, per evitare speculazioni da parte dei rivenditori; la realtà sarà come sempre un po' diversa. Risistemata la situazione finanziaria di 3 Fonteinen, Armand prende la decisione di chiudere nell'aprile 2012 il LambikOdroom; la cattiva notizia viene fortunatamente subito bilanciata da una buona: verrà installato un nuovo birrificio, più capiente del precedente, con una conseguente riorganizzazione di tutti gli spazi. Il nuovo impianto, che verrà inaugurato a marzo 2013, consente a 3 Fonteinen di riprendere la produzione di lambic in proprio da utilizzare negli assemblaggi assieme a quello regolarmente acquistato da Girardin, Boon and Lindemans.
Riassunta in poche righe la storia di 3 Fonteinen, è il momento di bere. Le birre acide sono ultimamente diventate molto di moda, importando (in maniera minore, ma crescente) anche in Italia quell'hype che sta attualmente caratterizzando la scena statunitense. Basti pensare al nome  scelto (Lambiczoon) da un locale milanese che ha aperto nel 2013; la "moda" e l'aumento della richiesta si riflettono in una maggiore reperibilità di prodotto ma anche, purtroppo, in un aumento dei prezzi: cito su tutti l'esempio Cantillon. Il mio messaggio è principalmente rivolto ai neofiti, che magari sentono per la prima volta parlare di lambic, di geuze, di "sour", di birre acide e di fermentazioni spontanee: non sono birre facili.  Troverete forse accessibili i lambic alla frutta  (Kriek, Framboise, Peche, Vigneronne) ma nella maggior parte dei casi avrete a che fare con degli odori (profumi!) e dei sapori ai quali non siete abituati: ricordo ancora la mia prima reazione tutt'altro che felice dopo aver bevuto il primo sorso di una geuze. Il mio consiglio è questo: prima di spendere soldi in esosi vintage, o in costose birre acide importate dagli Stati Uniti, fatevi una discreta esperienza con alcuni lambic/gueze "di base" che potete trovare a dei prezzi ragionevoli. 
Un'ottima introduzione a questo "mondo" delle birre acide è senz'altro l'Oude Geuze di 3 Fonteinen; ringrazio Iperdrink.it per avermi inviato da assaggiare una bottiglia dell'anno 2013.
Il birrificio pone la scadenza a dieci anni, ma potete tranquillamente dimenticarvi una geuze in cantina (ricordatevi di riporla in orizzontale) anche più a lungo. Questo "esemplare" ancora piuttosto giovane si presenta di color dorato, torbido, con una bella testa di schiuma bianca, cremosa e croccante, non molto persistente. L'aroma riflette ancora l'irrequietezza della giovane età: mela verde, limone, uva spina, fiori bianchi danno il benvenuto. Ma dopo qualche istante ecco arrivare i classici profumi di una geuze: sudore, sentori di animale, di calzino sudato, polvere, legno, formaggio.  Il corpo è tra il medio ed il leggero, con un elevata quantità di bollicine ed una piacevole acquosità: al gusto è netto l'acido l'attico, con qualche sfumatura acetica. Troviamo una lieve base di crackers ma soprattutto aspre note di uva bianca, cedro e limone, con una gradevole "anima" dolce, abbastanza nascosta, che mi ha ricordato l'ananas. Grande secchezza, buona capacità dissetante e rinfrescante e, ovviamente, interessante potenziale per abbinamenti gastronomici. Rustica, con un lieve carattere vinoso ancora in divenire, chiude aspra con una punta amara di yogurt e di legno: geuze giovane che regala però già una bella complessità e delle splendide sensazioni.  Il consiglio è ovviamente quello di reperire qualche bottiglia e di metterle in cantina, assaggiandole di tanto in tanto per assaporare con grande soddisfazione gli effetti del passare del tempo. E ricordo sempre con piacere le parole di Tim Webb e Joris Pattyn sul libro 100 Belgian Beers to Try Before You Die: "se c'è scritto 3 Fonteinen in etichetta, compratela!".  
Formato: 37.5 cl., alc. 6%, imbottigliata 17/10/2013, scad. 17/10/2023 (la potete acquistare qui: www.iperdrink.it )