Visualizzazione post con etichetta Caulier. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Caulier. Mostra tutti i post

lunedì 8 febbraio 2016

Caulier 28 Brett 2013

Una storia tormentata e complicata, quella della Brasserie Caulier; ve ne avevo già parlato un paio di anni fa, senza riuscire a fare completamente chiarezza su di un nome “diviso” a metà. Ci riprovo. 
Effettivamente sembra che tutto sia iniziato nel 1842 con la fondazione di un birrificio da parte di Edmond Caulier che in seguito consolidò  il proprio business acquistandone almeno altri due per poi riunirli in un unico marchio: alla sua morte, nel 1893, i suoi figli fondarono la società Caulier Frères registrando due anni dopo il marchio Brasserie Caulier. Il ventesimo secolo vide altre “incorporazioni” che portarono alla formazione della  Brasserie de Ghlin, dichiarata fallita negli anni ’70. Il governo belga, per preservare i posti di lavoro, raggiunse un accordo con altri due produttori (Piedboeuf e Artois) per mantenere operativa la Ghlin ove rimase in produzione una sola birra a marchio Caulier e soprattutto la Jupiler di Piedboeuf. Nel 1993 il birrificio fu devinitivamente chiuso. Nello stesso anno Charles Caulier, discendente di Edmond, fonda la società di distribuzione bevande “Maison Caulier” commissionando una birra presso un altro birrificio, in attesa che dagli impianti di proprietà della nuova Brasserie Caulier a Péruwelz esca finalmente nel 1995 la prima  “Vieille Bon-Secours”.  
Se ho composto bene i tasselli del puzzle, abbiamo quindi oggi un birrificio (Brasserie Caulier) di proprietà della famiglia Caulier che non detiene i diritti del marchio “Caulier” e che quindi produce birre con altri nomi  (Bon Secours, ad esempio); da quanto leggo la situazione finanziaria è di nuovo abbastanza traballante.  Il marchio Caulier  (e della Maison Caulier) è invece passato nelle mani della Caulier Developpement, che agisce oggi come beerfirm appoggiandosi al solito De Proef. 
E’ qui che infatti viene prodotta tutta la gamma moderna “Caulier 28” (Stout, White, Pale Ale, Tripel, Brett) e  la “Caulier Tradition“ (Brune, Blonde, 1842, Extra): da qualche anno la Caulier Developpement ha intensificato la promozione commerciale nel nostro paese, partecipando a diversi eventi e manifestazioni. E, last but not least, lo scorso 14 gennaio in via Flaminia a Roma è stata inaugurata la Brasserie 28 Caulier. 
Una delle ultime nate in casa “Caulier 28” è la “Brett”, birra che arriva sul mercato a fine 2013 e che non lascia molti dubbi sulla sua origine: il riferimento è ovviamente sua maestà Orval. Si veste d'ambrato piuttosto carico e limpido, con venature rossastre; la generosa schiuma ocra è abbastanza compatta, cremosa e molto persistente. Al naso è evidente il lattico, affiancato dalle note selvagge e "funky" terrose e di sudore; c'è l'aspro del limone e della mela acerba, una lieve nota di solvente e il dolce di toffee e caramello. Le bollicine sono ovviamente molto vivaci, il corpo è medio, la birra risulta un po' spigolosa ma comunque piacevole al palato. Il gusto si sposta maggiormente sul versante dolce, con caramello, biscotto, zucchero e frutta candita a predominare buona parte della bevuta, poi bilanciata dall'acidità lattica che si ritaglia il suo spazio senza manie di protagonismo. Chiude amara, terrosa e lattica, con un po' di solvente ed un lieve tepore etilico, unica manifestazione di un ABV abbastanza significativo (7.5%). A due anni dalla messa in bottiglia i brettanomiceti fanno sentire la loro presenza, soprattuto all'aroma; ci sono effettivamente ricordi di una Orval un po' "stagionata", c'è la struttura di base ma mancano cuore ed anima della trappista e, soprattutto, la sua bevibilità "killer", con un risultato è discreto ma un po' freddo ed avaro di emozioni.
Formato: 33 cl., alc. 7.5%, IBU 30, lotto 2013, scad. 19/02/2016, 2.10 Euro (foodstore, Belgio)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 8 novembre 2013

Bon Secours Brune

Storia complessa (e tormentata) da riassumere quella della Brasserie Caulier, ne girano diverse versioni. Secondo alcuni (inclusa la Good Beer Guide Belgium) l’anno zero sarebbe il 1933, quando l’ex minatore Charles Caulier fonda una società che si occupa della distribuzione di birra; nel 1980 la terza generazione di eredi si sposta a Péruwelz, iniziando anche a commercializzare una birra a proprio nome (La vieille Bon-Secours) che viene in un primo periodo prodotta presso altri birrifici. E’ solo nel 1994 che la Brasserie Caulier mette in funzione il proprio impianto, inaugurato con la prima cotta del 04 Maggio 1995. Diverso è invece quello che viene riportato sul sito “ufficiale”  (spiegherò poi il perché delle virgolette), secondo il quale le radici affondano invece nel lontano 1842. Nel 2007 il birrificio guidato da Roger Caulier si trova a fronteggiare un’insormontabile crisi economica che ne provoca la chiusura nel 2008;  il nome/marchio, da quanto se ne sa,  viene invece rilevato da una banca/finanziaria che lo mantiene in vita spostando però la produzione altrove. Il condizionale è d’obbligo, visto che non ho trovato fonti certe e visto che le etichette continuano a riportare che la birra è prodotta da “Brasserie Caulier, Péruwelz". Dicevo, “virgolette” necessarie perché al momento abbiamo due siti internet: www.brasseriecaulier.com, ancora in costruzione, che mostra il marchio della gamma “Bon Secours”; www.caulier.be  (Caulier Development) è invece operativo ma nelle sue pagine si parla chiaramente di  un “brand“, di un “marchio”, piuttosto che di un birrificio, e la linea Bon Secours, della quale parliamo oggi, non è minimamente contemplata. Non sono riuscito ancora a scoprire che cosa differenzi i due siti, ed anche gli autori della già citata Good Beer Guide Belgium, aggiornata al 2009 (quindi a chiusura birrificio già avvenuta), ammettono di non avere le idee molto chiare a proposito, gettando molti dubbi sul futuro delle Bon Secours. 
Oltre le parole c'è invece la sostanza, ovvero Bon Secours Brune, una Abbey Dubbel (secondo Ratebeer) o una Belgian Strong Dark Ale secondo altri. Una birra che oggi esiste ancora e viene prodotta, ma che non è più quella di una volta. Ne trovate un simpatico epitaffio sul blog di BereBirra.  Le birre degli Struise, prima di essere prodotte alla Deca, erano realizzate alla Brasserie Caulier;  leggo che la (famosa ed ottima) Pannepot utilizzava infatti lo stesso ceppo di lievito della Bon Secours Brune, un lievito molto caratterizzante, fruttato e speziato. Purtroppo non ho avuto occasione di provare la Bon Secours Brune di un tempo, e non è molto di conforto la consolazione che proviene da quella che viene prodotta attualmente. L’aspetto è ottimo ed invitante, marrone scurissimo con splendidi riflessi rubino; schiuma beige chiaro, generosa e compatta, molto persistente.  L'aroma è forte, con un bel mix di frutti e spezie gradevole ma abbastanza difficile da sezionare: avverto sentori aspri di frutta rossa, prugna acerba, uva e più dolci che a tratti ricordano quasi la fragola. In sottofondo, liquirizia.  In bocca è vivacemente carbonata (forse un po' troppo), corpo medio, con una buona scorrevolezza: troviamo toffee, frutta (questa volta dolce, come prugna ed uvetta) per un percorso che vira delicatamente verso l'amaro in una leggera tostatura ed in una nota di liquirizia. Chiude leggermente astringente, lasciando tuttavia il palato un po' appiccicoso; retrogusto coerente, con note di tostatura e liquirizia. L'alcool è molto ben nascosto, gli elementi in gioco sono diversi ma la loro somma porta ad un risultato solamente discreto, un po' spigoloso e non esattamente memorabile. Chi avesse ricordi migliori della Bon Secours Brune che fu, li condivida.
Formato: 33 cl., alc. 8%, lotto B, scad. 10/2015, pagata 1.39 Euro (supermercato, Belgio).