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domenica 6 novembre 2016

Hoppebräu PX

Di Hoppebräu vi avevo già parlato qualche anno fa, in occasione della Vogelwuid IPA; il progetto è di Markus Hoppe è un giovane birraio tedesco nato a Waakirchen, a pochi chilometri di distanza dal lago Tegernsee, nella Baviera meridionale; dopo l'apprendistato presso Maxlrainer inizia a lavorare per Joh Albrecht, produttore d'impianti, come responsabile per l'installazione e l'avviamento dell'impianto della Flying Dodo Brewing Company, all'isola di Mauritius. Ritornato in Germania nel 2013, Markus apre la Hoppebräu: le ricette vengono sperimentate e messe a punto su di un piccolo impianto nel garage della propria casa, per poi essere realizzate su "grande" scala presso altri birrifici, che tuttavia non vengono resi noti.
Oltre alla Vogelwuid IPA, la gamma Hoppebräu si completa con la Fuchsteufelswuid Imperial IPA, l'amber ale Wuidsau, la Vienna Wuida Hund e la Pale Ale Wuide Hehna Session IPA; l'ultima nata è la imperial stout  PX, invecchiata in botti di Pedro Ximénez; viene rilasciata a novembre 2015 giusto in tempo per riscaldare i bevitori nel corso delle festività natalizie. Solo 1400 bottiglie prodotte nel formato da 25 centilitri; curiosamente, immagino per evitare problemi legali derivanti dall'uso del nome del vitigno/vino spagnolo, in etichetta viene riportato il nome Petro Ximenenz

La birra.
Quasi nera, lascia intravedere nel bicchiere sfumature di colore ebano scuro; la schiuma è piuttosto modesta e grossolana, molto rapida nel dissiparsi all'interno del bicchiere. Al naso risulta subito una forte "botta" etilica che quasi spaventa chi avvicina le narici al bordo del bicchiere: pian piano emergono note di legno e di carne, cuoio, un'accenno affumicato e una netta ossidazione (cartone bagnato). Uno scenario tutt'altro che invitante ad anticipare un gusto che non migliora di molto la situazione: tanto, troppo alcool a rendere difficoltoso persino il sorseggiare, con i venticinque centilitri di birra che sembrano non finire mai. L'elevata componente etilica non è affatto supportata dal corpo e dalla complessità dei sapori: c'è sopratutto liquirizia, qualche ricordo lontano di tostature, caffè e, ancora più remoto, di sherry e legno. L'ossidazione regala una netta astringenza finale, la gola quasi brucia d'alcool, nella bevuta sembra a tratti emergere un accenno di salmastro: poca birra, quasi un distillato di liquirizia. Al di là del discutibile passaggio in botte,  quello che qui mancano sono le fondamenta, ovvero la birra di partenza. 
Formato: 25 cl., alc. 11.4%, IBU 42, lotto 623/1400, imbottigliata 21/11/2015, 8.00 Euro (beershop, Germania)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 14 giugno 2014

Hoppebräu Vogel Wuid IPA

Markus Hoppe è un giovane tedesco nato a Waakirchen, a pochi chilometri di distanza dal lago Tegernsee, nella Baviera meridionale; terminata la scuola superiore decide di apprendere il mestiere del birraio. Entra come apprendista/studente a Maxlrainer, dove viene seguito per tre anni dall'esperto birraio Josef Kronast. Nel 2012, alla scadenza del periodo a Maxlrainer, rieceve l'offerta da parte di un birrificio scozzese; ha le valigie quasi pronte ma il suo maestro Josef gli consiglia piuttosto di accettare l'offerta della Joh Albrecht, produttore ed installatore di impianti per la birra. Alla Albrecht sono sempre alla ricerca di talentuosi birrai da mandare in giro per il mondo a seguire la fase di avviamento degli impianti che vengono installati. Oltretutto, l'opportunità che gli viene offerta non è di quelle che capitano tutti i giorni: c'è Oscar Olsen, appassionato birrofilo nonché proprietario di due ristoranti sull'isola di Mauritius tra i quali, e lo imparo ora, il Lambic Mauritius, cafè, ristorante e beershop (ecco il motivo che cercavo per andarci in vacanza!). Oscar vuole aprire un microbirrificio, ed il compito di Markus Hoppe è quello di seguirlo nei primi mesi successivi all'installazione. A fine Gennaio (2012), Markus è già su di un aereo di linea, destinazione Mauritius, ad assumere un lavoro che immagino molti neo-birrai vorrebbero avere. L'inizio è abbastanza duro, nonostante abbia a disposizione una casa con piscina e giardino a due minuti dalla spiaggia: sono settanta ore di lavoro alla settimana per far nascere, sulle colline di Port-Louis, la Flying Dodo Brewing Company (e quale altro animale poteva essere scelto?). Dopo qualche tempo le ore di lavoro scendono da settanta a cinquanta, e Markus ha anche il tempo di godersi un po' il mare e le spiagge dell'isola.
Nel 2013, terminata la missione esotica, Markus ritorna in Germania per inaugurare invece il proprio microbirrificio, la Hoppebräu, che trova sede nel garage della propria abitazione. Già nel 2010 Markus aveva realizzato alcune produzioni ("feci una Märzen nel garage dei miei genitori, e venne incredibilmente bene; ma subito dopo realizzai una Helles che era imbevibile" ricorda) che erano state distribuite ad amici e conoscenti.
Solo tre le birre prodotte al momento, un'American Pale Ale (Wuida Hund), una imperial stout invecchiata in botti di whisky e di vino rosso) ed una India Pale Ale chiamata Vogel Wuid.
La luppolatura prevede Magnum, Amarillo, Cascade e Mandarina Bavaria, mentre l'etichetta è realizzata da Laura Wolf; bel colore "west  coast", tra il dorato e l'arancio, velato, con un'impeccabile "testa" di schiuma compatta, fine e cremosa, dalla buona persistenza. L'aroma purtroppo non è un manifesto di freschezza, anche se pulito: un po' di pompelmo, qualche nota di pino, marmellata d'agrumi. Intensità davvero bassa, molto lontana dal livello che vorresti trovare in una IPA. Lo scenario non è molto diverso neppure in bocca: luppoli abbastanza dimessi, il gusto passa dall'ingresso maltato ad un lieve fruttato tropicale, per un crescendo amaro che passa dal pompelmo alla resina. Neppure il gusto è fragrante, ma non c'è eccesso di "marmellata"; è l'amaro a non essere particolarmente convincente, a dispetto di 85 IBU dichiarati e di una base di malto tutt'altro che massiccia. Scorrevole e morbida al palato, corpo medio, corretta quantità di bollicine; detto questo, ci sarebbero tutti gli elementi giusti per una buona American IPA, c'è una buona pulizia, ma è una bottiglia che viene troppo penalizzata dal trascorrere del tempo. Sarebbe da riprovare in condizioni più idonee.
Formato: 33 cl., alc. 6.5%, IBU 85, scad. 16/09/2014, pagata 3,03 Euro  (beershop, Germania).