domenica 3 giugno 2012

Sudwerk Gold Miner

Terza degustazione "firmata" Sudwerk, interessante birrificio Svizzero di Pfäffikon guidato dalla mano americana di Gerry Farrel ( link approfondimento ). Si tratta questa volta di una Golden Ale "California Style", recita l'etichetta, dedicata a John Sutter, un pioniere svizzero che scoprì la miniera d'oro di Sutter's Mill in California. Questa Gold Miner si presenta di color oro antico, velato, con una modesta quantità di schiuma, abbastanza fine e cremosa, di media persistenza. I profumi sono abbastanza leggeri ma tutto sommato eleganti, netta predominanza di agrumi, soprattutto di polpa, dolce, arancio e pompelmo rosa. Massima leggerezza in bocca ed una consistenza acquosa sono il biglietto da visita per una birra che vuole essere bevuta con grande facilità ed in grande quantità: dopo un rapido ingresso di malto (biscotto), c'è un leggero richiamo alla polpa d'agrumi dell'aroma ed un amaro elegante di scorza d'agrumi ed erbaceo a bilanciare. Molto secca, ripulisce molto bene il palato ad ogni sorso e si congeda con un retrogusto abbastanza corto, amaro di scorza di limone (e, ci sembra, una leggera nota saponosa). L'intenzione del birrario era quella di fare una birra dal basso contenuto alcolico (4.8%) ma ricca di aromi e gusto; intento riuscito solo per metà. E' una birra pulita e bilanciata, godibile, ma a tratti  ci ha ricordato quasi più una golden ale inglese che una American Pale Ale; l'impegnativa dicitura "California Style" in etichetta la obbliga a difficili paragoni con capolavori come la Firestone Walker Pale 31, dai quali esce irrimediabilmente con le ossa rotte. Comunque, nel panorama brassicolo svizzero dominato da noiosi e blandi seguaci industriali del Reinheitsgebot è una boccata di'aria fresca benedetta. Formato: 50 cl., alc. 4.8%, scad. 05/10/2012, prezzo 2.89 Euro.

sabato 2 giugno 2012

Birra del Borgo Perle ai Porci

Viene presentata a Giugno 2011 all'Open Beer Festival di Roma, e dal 2012 entra "ufficialmente" nella gamma "Le Bizzarre" di Birra del Borgo, 12 birre stagionali, rilasciate una ogni mese. Si tratta di una Oyster Stout, ovvero una Stout brassata con aggiunta di ostriche. L'abbinamento tra mollusco/ostrica e birra "nera"  può apparire strano solamente a parole o ai meno esperti, ma è invece un "classico" che sembra risalire al 1700; il primo tentativo di aggiungere direttamente le ostriche al mosto dovrebbe essere datato 1929, ad opera di un birrificio neo zelandese. Ma Leonardo Di Vincenzo, geniale mastro birrario di Birra del Borgo, non si è accontentato di replicare una semplice Oyster Stout; nel mosto, oltre a decine di chili di ostriche arrivate direttamente dalla Bretagna ed aggiunti, guscio incluso, per circa 30 minuti durante la bollitura, c'è finito anche qualche chilo di telline del Litorale Romano Presidio Slow Food. Vi consigliano di dare un'occhiata ai video che raccontano l'interessante gestazione della ricetta e l'ingegnoso meccanismo che ha consentito di introdurre i gusci nel bollitore (parte 1 e parte 2). Il risultato finale è una stout prodotta con l'1,8% di ostriche e l'1% di telline. Nel bicchiere è praticamente nera, con una schiuma molto persistente color beige, fine, cremosa. Il naso è abbastanza semplice ma molto pulito e raffinato; caffè in grani ed eleganti tostature dei malti. Lo stesso scenario si riprpone anche in bocca, con la stessa pulizia ed eleganza; è una stout dal corpo medio, scarsamente carbonata, dotata di una grande morbidezza, quasi cremosa, al palato. La parte finale della bevuta vede l'emergere, abbastanza netta, di una nota salmastra che s'interseca, quasi alla perfezione, in quei pochi istanti che separano la chiusura, secca, dal retrogusto amaro che ripropone di nuovo caffè, tostature e salmastro. Birra dal contenuto alcolico contenuto (5.5%) ma caratterizzata da una grande ricchezza e pulizia di gusto. Non la siamo riusciti ad abbinare nè ad ostriche nè a molluschi ma, anche da sola, è un gran bel bere. Formato: 75 cl., alc. 5.5%, lotto LS 16/12, scad. 02/2014, prezzo 11.00 Euro.

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english summary:
"Birra del Borgo" brewery and headbrewer Leonardo Di Vincenzo perhaps need no introduction, being amongst the pioneers of Italian craft brewery revolution, and their beers being exported almost worldwide. Established in year 2005, the brewery is based in a small village in the province of Rieti (Lazio region). "Perle ai Porci"  (Pearls for Pigs) is an oyster stout brewed with oysters (1,8%) from Brittany and italian cockles (1%). It pours a nearly pitch black color with a long lasting creamy tanned head. The nose is rich of coffee beans and elegant roasted malts. The taste is creamy and smooth, medium bodied, with more coffee and roasted malts. Just before the dry finish, there's a pleasant salty (brackish) quality which comes through and lingers on in the bitter aftertaste. A very clean and tasty stout which we definitely recommend.
 In details:
Birra del Borgo, Borgorose, Rieti (Lazio), Italy ( www.birradelborgo.it )
Bottle: 75 cl., 5.5% ABV, batch LS 16/12, BBE 02/2014, price 11.00 Euro.

venerdì 1 giugno 2012

Beer Here Hopfix

Per qualche notizia ulteriore sul  progetto Beer Here vi rimandiamo a questo nostro post, nel frattempo noi stappiamo una bottiglia di Hopfix che, leggiamo, Christian Skovdal Andersen ha elaborato sulle "ceneri" di una delle sue birre più apprezzate quando lavorava alla Ølfabrikken, la Rug IPA. "Rug" in danese significa segale, presente anche in questa Hopfix dalla divertente etichetta che scherza sul rischio della dipendenza da luppolo, pianta botanicamente correlata alla cannabis. Nell'attesa di ricevere testimonianze da qualche fumatore di fiori (o coni..) di luppolo, noi ci accontentiamo di questa birra. Beer Here è un birrificio senza impianti; la Hopfix è stata quindi prodotta in origine presso la Brewdog, in Scozia. Su iniziativa del beershop Domus Birrae di Roma è avvenuta la "replica" in Italia, questa volta presso gli impianti del birrificio Brewfist di Codogno (Lodi). Di color rame, velato, forma un cappello non molto grande di schiuma color ocra, fine e cremosa, mediamente persistente.  L'aroma è fine, ricco di frutta dolce matura; ananas, mango, pompelmo e polpa d'arancia, melone. L'ingresso in bocca è abbastanza morbido: carbonazione moderata, corpo medio, consistenza oleosa; ci sono subito note di biscotto e richiami di frutta tropicale al centro della lingua, con un amaro resinoso che morde subito ai fianchi. Il crescendo d'amaro è costante e culmina in un bel finale secco, seguito da un lungo retrogusto resinoso leggermente piccante. Con un ottimo livello di pulizia, questa Hopfix si lascia bere davvero facilmente pur dispensando amaro in dosi abbastanza elevate. Unica "pecca" in questa bottiglia è l'aroma che tende un po' troppo al "dolce" ed al "fruttato maturo", mancando un po' di fragranza; un tributo al quale siamo ormai un po' abituati a causa dell'impossibilità da parte dei vari beershop di conservare le birre costantemente refrigerate. Comunque, una IPA che ci sentiamo senz'altro di consigliare a tutti. Formato: 33 cl., alc. 6.5%, lotto 2022, scad. 30/01/2013, prezzo 3.70 Euro.

giovedì 31 maggio 2012

Vecchia Orsa Saison

L’avevamo assaggiata un paio di anni fa, la Saison del birrificio Vecchia Orsa, ed ammettiamo che non ci aveva fatto una grande impressione. Non sappiamo se nel frattempo la ricetta sia stata profondamente modificata, o se ci era capitata solamente una bottiglia poco in forma. Fatto sta che l’abbiamo riassaggiata e questa volta ci ha fatto una impressione piuttosto positiva. Solo il colore è rimasto uguale, arancio velato, opaco, sormontato da un discreto cappello di schiuma bianca, fine e cremosa. Il naso è leggermente acidulo, con una piacevole rusticità ed un bel bouquet dato da sentori citrici (arancia) e spezie da lievito, con coriandolo in evidenza. In bocca sorprende un po’ per una carbonazione abbastanza contenuta per lo stile (ed effettivamente ne avremmo gradito un pelino in più); acquosa quanto basta la consistenza, per assicurare una grande facilità di bevuta, il corpo è da medio a leggero.  Al palato quasi completa corrispondenza con il naso; una leggera acidità rinfrescante, polpa d’agrumi, spezie, il tutto ben bilanciato da un amaro erbaceo con una punta di scorza d’agrumi. Il finale forse è un pochino troppo veloce, con l’amaro che si dissolve molto rapidamente senza spingere troppo sul pedale. Nel complesso ci è comunque sembrata una Saison molto interessante, rinfrescante e dissetante, che si lascia bere con estrema facilità e piacevolezza. Volendo fare qualche appunto, secondo noi manca ancora un po’ di pulizia (naso e bocca) e con un finale un pochino più persistente potrebbe davvero diventare una grande Saison. Comunque, vince il primo premio al concorso  "Birra dell'anno" 2012 nella categoria "Birre speziate”. Rinnoviamo i complimenti al birrificio e porgiamo loro la nostra solidarietà per i recenti eventi sismici che hanno colpito la nostra regione mettendoli in grossa difficoltà rendendo quasi inagibile la vecchia casa di campagna dove si trovano gli impianti; secondo le ultime notizie il birrificio ha deciso di sospendere definitivamente la produzione per cercare di accellerare il più possibile il trasloco presso la nuova sede che era invece previsto per l'autunno. Non crediamo vi siano rimaste a magazzino bottiglie di Saison, ma se volete aiutare il birrificio fate un salto nei dintorni di Crevalcore (Bo) ed acquistate qualche cartone delle loro birre. Formato:  75 cl., alc. 5.5%, 23 IBU, lotto 10 (01/2012), scad. 09/2012, prezzo 6.00 Euro. 

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english summary:
"Vecchia Orsa" ("Old Bear") is a microbrewery located in a small farmhouse in the province of Bologna, established in year 2008. The two headbrewers are Enrico Govoni and Roberto Poppi, producing a range of six top fermented beers. Their "Saison" won gold medal at 2012 Italian "Beer of the Year" contest, category "spiced ales".  It pours a cloudy pale orange color with  a creamy white head.  There's a pleasant  refreshing light acidity in the aroma, with an interesting funky touch, citrus and yeast spices (mostly coriander).  The taste delivers pretty much the same, until a moderate bitter grassy finish. Overall this is an easy drinkable belgian-style saison, with a refreshing light acidity and light-medium bodied. With some minor tuning (cleaning) it could become a very good saison.
In details: 
 Vecchia Orsa, Crevalcore, Bologna, Italy ( www.fattoriabilita.it/microbirrificio.html ). 
Bottle: 75 cl., 5,5% ABV, 23 IBUs, batch 10 (01/2012), BBE 09/2012, price 6.00 Euro.

mercoledì 30 maggio 2012

BraufactuM Marzus

Interpretazione di una classica Märzen da parte del beerfirma  tedesco “Braufactum”; la ricetta è firmata, in etichetta, da Marc Rauschmann, uno dei fondatori del progetto (link ). Ricordiamo brevemente che le Märzen in origine erano prodotte a tarda primavera, nell’ultimo periodo utile per birrificare prima del caldo estivo; venivano successivamente lasciate maturare e riposare nelle fresche grotte/cantine in attesa di essere consumate in autunno, stagione che coincideva con molte celebrazioni, soprattutto in Germania, dove la più nota è l’Oktoberfest.  Meraviglioso l’aspetto, di color ambra/rosso rubino con un cappello molto persistente di schiuma color ocra, fine e cremosa. Aroma molto dolce, ricco di caramello e frutta secca, che ritroviamo anche in bocca assieme a note di biscotto e toffee. Quello che colpisce in questa Marzus è l’estrema pulizia, sia al naso che al palato, con assenza assoluta di qualsiasi manifestazione di burro/diacetile. Molto morbida in bocca, con una consistenza oleosa, un corpo medio ed una carbonazione contenuta. Chiude con un retrogusto amaro sorprendentemente intenso per lo stile (il luppolo utilizzato è l’Hercules), dove troviamo un po’ di tostatura, frutta secca e note erbacee ma, soprattutto, una gradevole nota etilica che riscalda e che la rende davvero ottimale per i mesi autunnali.  Buona interpretazione dello stile, una birra che si beve con grande facilità pur offrendo un intenso profilo maltato ed un amaro un po’ fuori gli standard bavaresi. Una grande morbidezza e rotondità al palato la rende decisamente un gradino sopra la maggioranza di Märzen un po’ troppo leggerine e sfuggenti che spesso vengono prodotte in Germania. Chiudiamo sottolineando il solito “problema” prezzo che affligge l’elitaria gamma di Braufactum; in un supermercato tedesco costa quasi cinque volte di più di una qualsiasi Märzen. Sopravviverà ?  Formato: 33 cl., alc. 5.5%, scad. 31/03/2013, prezzo. 4.74 Euro.

martedì 29 maggio 2012

Höss Doppel-Hirsch

Si trova nel cuore dell’Allgäu (Baviera), precisamente a Sonthofen, la Privatbrauerei Höss der Hirschbräu; una storia pluricentenaria alle spalle, e molti marchi a caratterizzarne l’offerta brassicola. Dalla Neuschwansteiner ( provata in questa occasione ), Holzar e Hirsch, della quale andiamo a degustare la “Doppel-Hirsch – Allgäuer Doppelbock”; bottiglia con tappo meccanico, divertente etichetta che gioca con il nome dello stile brassicolo: invece della classica immagine del “doppio caprone” (Doppelbock) qui troviamo un doppio cervo (Hirsch) che si collega appunto al nome del birrificio. Ha un bel colore marrone con riflessi rossicci; la schiuma ha buona persistenza, è fine e cremosa, leggermente ocra. Il naso non è molto entusiasmante ma “regala” ugualmente sentori di pane nero di segale e – più leggeri - di frutta sotto spirito (prugne) e frutta secca. Birra molto gradevole in bocca, caratterizzata da una discreta morbidezza, un corpo medio ed una corretta carbonazione. Al palato domina ovviamente il malto in un gusto che si distanzia poco dall’aroma: pane nero, toffee, frutta sotto spirito (soprattutto prugne) culminano in un bel finale secco seguito da un retrogusto abboccato, caldo, leggermente etilico. Una Doppelbock dove l’alcool (7.2%) è molto ben nascosto e che si lascia bere con una grande facilità, sacrificando però a tratti l’intensità dei sapori soprattutto a fine corsa, dove la birra tende a scivolare via un po’ troppo in fretta. Rimane comunque una birra gustosa, dall’ottimo rapporto qualità prezzo. Formato: 50 cl., alc. 7.2%, lotto H244, scad. 01/09/2012, prezzo 1.24 €.

lunedì 28 maggio 2012

Amiata Rye'ccomi

"Rye'ccomi", gioco di parole tra Rye (segale, in inglese) ed "rieccomi" che celebra il ritorno in Italia di Mike Murphy, birraio americano "espatriato" (come si auto definisce sul suo blog, Expat Brewer)  in Italia alla fine degli anni novanta. Nel 2003, quando la scena artigianale italiana era ancora un embrione, Mike era birraio alla Romebrewing che realizzava birre per il primo brewpub della capitale, lo Starbees. Tra una cotta e l'altra, dispensava consigli a tanti giovani appassionati homebrewer come Leonardo Di Vincenzo (Birra Del Borgo). Lasciata la nostra penisola, Mike diviene mastro birraio alla danese Gourmetbryggeriet senza però dimenticarsi di aiutare altri due giovani homebrewer locali:  Mikkel Borg Bjergsø (Mikkeller) e Christian Skovdal Andersen (prima Ølfabrikken, oggi Beer Here). Vi consigliamo di approfondire il profilo di Mike leggendo una bella intervista su Cronache di Birra del 2008 (a suo tempo non fu commentata da nessuno!) e un pittoresco profilo scritto da Manuele Colonna qualche mese fa. Mike ritorna in Italia, dicevamo, per collaborare con il birrificio Amiata dei fratelli Cerullo e realizzarre questa India Pale Ale brassata, tra l'alto, con fiocchi d'orzo e segale, luppoli "in dosi elevate" di Amarillo e Simcoe. All'aspetto è di colore arancio pallido, opaco; molto generosa la schiuma, leggermente "sporca", quasi pannosa e molto, molto persistente. Impressionante il naso, per pulizia, eleganza e freschezza, completamente dominato dagli agrumi; sentori netti e pungenti di scorza di pompelmo, limone e mandarino. Imbottigliata a metà marzo, si tratta di una birra con pochi mesi di vita alla spalle e quindi con i luppoli ancora al massimo del loro potenziale aromatico. E' una "spremuta" di agrumi anche in bocca, dove il gusto è subito contraddistinto dalla polpa (quindi più dolce) di pompelmo ed arancio; a bilanciare c'è l'amaro della scorza degli stessi frutti. IPA molto leggera, dalla grande beverinità, con una carbonazione molto sostenuta ed una secchezza marcata, molto rinfrescante e leggermente astringente.  C'è pompelmo, pompelmo ed ancora pompelmo al palato, fino ad un retrogusto amaro caratterizzato, ovviamente, dalla scorza di pompelmo e da note leggermente erbacee. Birra profumata e dissetante, dall'impressionane beverinità, sembra perfetta per la stagione estiva ormai alle porte. In un certo senso "estrema" e volutamente sbilanciata, può sembrare a qualcuno una "spremuta di pompelmo" ma, credeteci, è un gran bel bere. Formato: 33 cl., alc. 6.2%, 90 IBU, lotto AOB01-12 imbottigliato il 15/03/2012, scad. 15/12/2012, prezzo 4.50 Euro.


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english summary: 
Collaboration brew between Italian brewery Birra Amiata and American “expatriate” brewer Mike Murphy who’s now living in Europe since a decade. “Rye’ccomi” is a word play with English “rye” and Italian “rieccomi” (which means “here I am again”, celebrating Mike’s return to Italy). Hopped with huge amount of Simcoe and Amarillo, pours a hazy pale orange color with a rocky, long lasting and slightly off-white head. The nose is really impressive: sharp and clean citrus, zest, especially grapefruit, tangerine and lemon. There’re possibly even more citrus in the taste, both sweet pulp and bitter zest. With a light body and a lively carbonation, this IPA has a great drinkability with a dry finish and a bitter zesty aftertaste. A real thirst-quenching treat, a perfect drink for the summer. Not exactly balanced, if you like grapefruit juice you should really check this one out.
In details: 
Birra Amiata, Arcidosso, Grosseto (Tuscany) (www.birra-amiata.it )
Bottle: 33 cl., 6,2% ABV, 90 IBUs, batch AOB01-12, bottled on 15/March/2012, BB 15/12/2012m price 4.50 Euro
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domenica 27 maggio 2012

Guinness Special Export

Guinness, un nome che non ha certo bisogno di presentazioni e che con il tempo è divenuto, per i meno "esperti", a coincidere con la definizione dello stile "stout"; ci è capitato più di una volta, parlando con qualche addetto allo stand di microbirrifici italiani, di sentir definire la propria birra "scura" come "una tipo Guinness". Le cose sono comunque molto cambiate da quel 1759 in cui Arthur Guinness acquistò la St. James Gate Brewery di Dublino. Nel 1886 il figlio Edward vende il 65% delle quote societarie alla borsa di Londra, e dal 1997 il marchio è controllato dalla Diageo, formatasi dalla fusione tra Guinness e Grand Metropolitan (società inglese che controlla hotel, pub, casino e centri vacanze). Immenso il portafoglio di marchi gestito dalla Diageo che, sino al 2000, controllava anche il colosso fast food caduto in disgrazia Burger King; tra i più famosi, citiamo la vodka più venduta al mondo (Smirnoff), il whisky più venduto al mondo (Johnnie Walker), il liquore più venduto al mondo (Baileys), la tequila Josè Cuervo e il 34% di partecipazione societaria in Moët Henness (cfr. lo champagne Moët & Chandon). Se ancora non siete virtualmente ubriachi, in ambito strettamente brassicolo abbiamo Harp e Kilkenny, tra i brand più famosi. Curioso lo studio che fu fatto qualche anno fa dall'americana Food Technologies, alla ricerca di una risposta alla domanda che si sono posti migliaia di estimatori della più venduta stout al mondo. La Guinness più buona è quella che si beve in Irlanda ? Una ricerca abbastanza divertente che fu anche ripresa a suo tempo da Cronache di Birra.  Mai ci saremmo attentati di acquistare in Italia una lattina o una bottiglia di Guinness, ma, incuriositi dal punteggio (97) dato dai raters su Ratebeer, abbiamo prelevato presso la grande distribuzione una bottiglia di Special Export. Secondo Wikipedia fu prodotta su licenza da John Martin (Belgio) per la prima volta nel 1912; nel 1930 fu la prima varietà di Guinness ad essere pastorizzata. L'aspetto è rassicurante: marrone scurissimo, schiuma color cappuccino, fine, pannosa, affonda lentamente e silenziosamente al centro del bicchiere. L'aroma è quasi assente; a fatica riusciamo a captare qualche sentore di mirtilli. Al palato le cose peggiorano: in evidenza c'è l'alcool, a sovrastare quasi completamente la tostatura dei malti; non c'è traccia di caffè e, soprattutto, non c'è pulizia. Nel finale emerge un po' di frutta sotto spirito, prima di un retrogusto amaro molto sgradevole e ricco di gomma bruciata. Il corpo è medio, c'è una morbidezza tutto sommato discreta (anche siamo lontani dall'idea di "cremosità") ma è davvero l'unica cosa positiva che siamo riusciti a tirare fuori da questa bottiglia, che si finisce davvero con grossa fatica. Maltrattamento subito dalla grande distribuzione?  Per confermarlo, provatela anche voi; noi abbiamo già "dato". Formato: 33 cl., alc. 8%, lotto 1085BE019, scad. 25/09/2012, prezzo 1.59 Euro.

sabato 26 maggio 2012

The Kernel India Pale Ale Black

Alla Kernel Brewery di Londra ( che abbiamo presentato in questa occasione ) continuano a sfornare nuove birre, la maggior parte delle quali prodotte  occasionalmente o solamente una volta. La pagina di Ratebeer conta già un numero impressionante di etichette per un birrificio che, ricordiamo, ha aperto ad inizio 2010. Non stupisce tanto che tra le birre prodotte ci sia anche una Black India Pale Ale, quanto il fatto che ce ne siano addirittura sei (!) che immaginiamo si differenzino tra loro per il mix di luppoli utilizzati. Noi abbiamo a disposizione "solamente" una bottiglia della "prima" cotta, semplicemente chiamata "India Pale Ale Black"; sontuoso l'aspetto, ebano scurissimo con riflessi rubino. La schiuma beige è "croccante", fine e cremosa, molto persistente. Al naso c'è la solita eleganza e pulizia che ha contraddistinto tutte le Kernel assaggiate sino ad ora. Freschi aghi di pino, pompelmo (sia polpa che scorza), in secondo piano frutti tropicali (melone giallo, ananas), sentori di tostatura ed una leggerissima nota di caffè che emerge quando la birra si scalda. Grandi soddisfazioni anche al palato, dove questa Black IPA arriva molto morbida e rotonda, correttamente carbonata, dal corpo medio; c'è biscotto, una leggerissima tostatura seguita da un netto richiamo fruttato dell'aroma (melone e pompelmo) che si percepisce soprattutto al centro della lingua. Ai lati vi è invece un amaro molto pulito ricco di scorza di pompelmo e resina, con una velocissima nota di caffè che arriva proprio a fine corsa. Molto secca, dotata di un'impressionante beverinità, lascia un retrogusto amaro con scorza di pompelmo, leggera tostatura ed una sottile nota di caffè. Gran bella (buona) IPA, "black" soprattutto nel colore, profumatissima e molto pulita in bocca, gustosa e bilanciata, da bere in quantità industriali. Rinnoviamo il consiglio per chiunque transiti da Londra, visto l'irreperibilità di questi prodotti in Italia: se vedete una qualsiasi bottiglia con scritto The Kernel in etichetta, non esitate a metterla in valigia. Difficilmente ne resterete delusi.  Formato: 33 cl., alc. 6.9%, scad. 18/05/2013, prezzo 4.03 Euro.

venerdì 25 maggio 2012

Zimella Dorata

Dopo le discrete "Amaranto" e "Carbone", torniamo a parlare del Birrficio Zimella di Bagno (Reggio Emilia); questa volta tocca alla "Dorata", che come il nome suggerisce rientra nella categoria delle golden ales. Il colore tiene mantiene effettivamente le promesse; oro carico,  velato, con la schiuma che non abbonda ma è abbastanza fine e cremosa, mediamente persistente. L'aroma non spicca per la pulizia e l'eleganza; avvertiamo sentori di mela, un leggero floreale, tanto lievito.  Le cose peggiorano in bocca dove, almeno in questa bottiglia,  regna la confusione e la mancanza di pulizia; il corpo è medio, c'è una base di malto ma i lieviti tendono a coprire qualsiasi sapore. A peggiorare la situazione, nella seconda parte della bevuta, arriva un amaro vegetale abbastanza intenso (nonostante i soli 26 IBU dichiarati in etichetta) ma molto poco gradevole che a tratti "ospita" un po' di gomma bruciata e che caratterizza anche il retrogusto. Dispiace parlare male di un prodotto, ma onestamente non siamo proprio riusciti a capire che cosa questa "Dorata" voleva essere: belga? inglese? Non riesce neppure ad essere beverina come vorrebbe; nonostante una consistenza watery, i lieviti la rendono davvero molto "pesante" da deglutire. Finisce per buona parte nel lavandino. Formato: 50 cl., alc. 4.5%,  IBU 26, scad. 13/10/2012.

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english summary:
"Zimella" is a microbrewery located within the Farm Zimella near the rural city of Bagno (Reggio Emilia). The brewery is looking forward to brew a beer using only malt and hops cultivated in the farm. The barley is being cultivated since 2011, meanwhile the first hop plants are still in an experimental phase. This beer is called "Dorata" (Golden) but unfortunately we were not able to tell if it's a belgian or english style golden ale. A very confused and unclean beer, indeed. Besides a nice golden color with a white head, aroma is very light and yeasty, with hints of flowers and apples. More yeast and confusion in the taste, finishing with a very unpleasant grassy bitterns with hints of burned rubber. 
In details
Birra Zimella, Bagno, Reggio Emilia  ( www.birrazimella.com )
Bottle: 50 cl., 4,5% ABV, 26 IBUs, BB 13/oct/2012.