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lunedì 7 marzo 2016

Uerige DoppelSticke

Risalgono al 1862 le prime notizie riguardanti la produzione di birra all’interno dell’edificio del diciassettesimo secolo di Berger Strasse 1, nel centro storico (Altstadt) di Düsseldorf; è Wilhelm Cürten ad acquistare il “Bergische Hof’, un birraio burbero e spesso di cattivo umore al punto da guadagnarsi il soprannome di “Uerige”, che nel dialetto locale significa appunto “lo scorbutico, il brontolone”.
Il testimone passò (1886) nella mani del figlio Max poi prematuramente scomparso nel 1902 a soli quarantun anni: sua  moglie diede prima in gestione e poi vendette il birrificio al birraio Jean Keller – un altro burbero – che lo guidò sino al 1934 per poi affittarlo a Jakob Lotz. Nel 1937 la Uerige viene acquistata da Rudolf Arnold – già birraio a Coblenza – al quale spettò il compito della ricostruzione dopo i gravissimi danneggiamenti del 1943 e 1944 causati dai bombardamenti aerei:  assieme ai suoi dipendenti (cameriere, cuochi e birrai che erano sopravvissuti alla guerra) iniziò un duro lavoro terminato nel 1949 e proseguito poi con la costruzione di un edificio annesso terminato nel 1951. Rudi Arnolf fu uno dei più longevi proprietari di Uerige, famoso  anche per essersi opposto all’innalzamento delle tasse su liquori e superalcolici smettendo di servirli e affiggendo dei cartelli di protesta che – mi dicono – sono ancora oggi visibili sulle pareti del ristorante. 
Nel 1974 vengono inaugurati i nuovi impianti produttivi e, proprio nell’anno del suo ottantacinquesimo compleanno, Rudolf inizia a cercare  il suo successore:  il prescelto è Josef Schnitzler, figlio dei proprietari di un altro storico e famoso birrificio di Düsseldorf, i “concorrenti” della Brauerei Schumacher, gestita dalla sorella Gertrud.  Assieme alla moglie Christa, il birraio Josef Schnitzler prende possesso di Uerige il 1 gennaio del 1976, in un passaggio di consegne molto “chiaccherato”; la famiglia Schnitzler ne detiene ancora oggi la proprietà, con il testimone passato nel 1999 nelle mani di Michael. 
Düsseldorf è la città della “Altbier”, con quel prefisso “Alt” che sta a significare “vecchio”:  è una birra prodotta con lievito ad alta fermentazione (che viene però fatto "lavorare" a bassa temperatura), antecedente all’isolamento dei ceppi a bassa fermentazione, e che ha poi “stoicamente” resistito alla colonizzazione operata da  lager, pils, bock, etc etc.  La Altbier più famosa ma anche quella da evitare è la Diebels, ma se andate nel centro storico di Düsseldorf troverete ancora piccoli produttori capaci di regalare grandi soddisfazioni, come raccontato in questo reportage del blog Berebirra. 
Dalla Altbier facciamo un passo in avanti in direzione della “Sticke”, nome che nel dialetto locale significa “segreto”:  si dice che questa birra sia nata da un errore commesso in un tempo non ben precisato dal birraio di Uerige nel preparare la classica “Alt”.  Ebbe la mano troppo pesante ed aggiunse una quantità esagerata di malti e luppolo, riuscendo però a realizzare una birra molto gradita a quei pochi che riuscirono ad assaggiarla. Furono proprio questi fortunati ad iniziare questo segreto passaparola su di una birra che veniva ogni tanto ripetuta per il piacere di quei pochi che ne conoscevano l’esistenza. Oggi la Uerige Sticke non è più un segreto, ma un evento molto pubblicizzato che si tiene due volte l’anno, ovvero il terzo martedì di ottobre e di gennaio, quando viene servita direttamente dalle botti di legno.  Semplificando, si potrebbe concludere che la Sticke sia per una Alt l’equivalente di una Bock o di una Maerzen/Oktoberfest per una Helles. 
Nel 2005, sembra su richiesta del mercato americano, Uerige lancia sul mercato la DoppelSticke: 8.5% di contenuto alcolico e disponibilità nel corso dei mesi invernali, nella caratteristica bottiglia dal lungo collo e con tappo meccanico. La ricetta dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) prevedere malti Pilsner, Roasted e Caramello, luppoli Hallertau Perle, Hallertauer Spalter e  Spalt Spalter.
Nel bicchiere si presenta di color ambrato piuttosto carico, con bei riflessi ramati e rossastri ma anche molte particelle di lievito in sospensione, nonostante la cura nel versarla; la schiuma beige chiaro è cremosa e compatta, ed ha un'ottima persistenza. L'aroma è esuberante ma lascia per strada eleganza e finezza: è uno sciroppo dolce e zuccherino, ricco di ciliegia e prugna, con un sottofondo di biscotto e pane nero. Sicuramente meglio il primo sorso, nel quale questa DoppelSticke regala un corpo medio e una carbonazione molto delicata che la fa risultare oleosa e morbida. L'alcool non si nasconde e a mio parere mostra assai più del valore dichiarato (8.5%): viene a mancare la proverbiale facilità di bevuta della tradizione tedesca che caratterizza anche le Doppelbock, categoria stilistica alla quale si potrebbe vagamente far riferimento, con tutte le limitazioni dal caso. Ne risulta che la birra si sorseggia con gusto ma piuttosto lentamente, in un insieme di sapori che richiamano l'aroma nella ciliegia e nella prugna, nel pane nero e nel biscotto: all'elenco aggiungo caramello e melassa, liquirizia, uvetta. Nonostante la spiccata dolcezza sciropposa, l'eccellente attenuazione riesce a non renderla stucchevole, aiutata dalla chiusura amaricante che ricorda il pane nero tostato, la frutta secca ed il terroso; anche l'alcool contribuisce ad "asciugare" un po' il dolce regalando un retrogusto caldo che abbraccia melassa, uvetta e frutta sotto spirito in un accenno di vino liquoroso.  Un buona compagna per i mesi più freddi dell'anno, ma anche una delle bevute tedesche "più impegnative" che mi è capitato di fare.
Formato: 33 cl., alc. 8.5%, IBU 75, lotto 14715, scad. 05/2016, 3.45 Euro (beershop, Germania).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 12 settembre 2015

Giesinger Craftiges Doppel-Alt

Terzo appuntamento con il microbirrificio di Monaco di Baviera Giesinger Bräu, presentatovi in questa occasione; nato nel 2006 nel garage di un condominio del quartiere di Giesing, il birrificio fondato dagli ex-homebrewers Steffen Marx e Tobias Weber si è trasferito da qualche mese in un nuovo edificio in Martin-Luther-Straße dove oltre ai nuovi e più capienti impianti ha trovato posto una vera e propria "stube" con Biergarten annesso dove poter mangiare e bere. Se capitate a Monaco, vale senz'altro la pena fare una piccola deviazione in periferia per bere qualcosa di migliore rispetto alla classica offerta  industriale delle sei sorelle (Augustiner, Hacker Pschorr, Hofbräu, Lowenbräu, Paulaner e Spaten-Franziskaner) che controllano quasi ogni locale.
Dopo due classici della tradizione bavarese, una maibock ed una helles, vediamo come se la cava oggi Giesinger con uno stile che, pur essendo tedesco, non è certamente tipico della loro regione. Si tratta di una Altbier, una birra che potete normalmente bere molto più a nord, a Düsseldorf, ma che troverete con difficoltà altrove. Per chi non la conosce, ricordo brevemente che si tratta di un'alta fermentazione  scura precedente all'invenzione delle Lager; sino a quel momento, a Düsseldorf era semplicemente chiamata "birra" La popolarità delle lager a bassa fermentazione ha reso in seguito necessario darle un nome che potesse distinguerla, ed ecco che a partire dal diciannovesimo secolo la birra di Düsseldorf diventa "Altbier", dove il suffisso "alt" significa "vecchio", in questo caso precedente all'invenzione delle Lager. 
Giesinger ne realizza una versione "pompata" (Doppel), raggiungendo un ABV del 7% e trasformando di fatto l'Altbier in una Doppelsticke; la  ricetta prevede malti Pilsner, Caramel e tostati ed una luppolatura di Hallertauer Tradition.
Si presenta di color tonaca di frate con riflessi ramati ed una finissima testa di schiuma beige chiaro, compatta, cremosa, dall'ottima persistenza. L'aroma è pulito ed ha una buona intensità che regala i profumi della mollica del pane nero, del pane tostato, dei cereali e del caramello, con qualche lieve sentore di prugna. La bevuta inizia con la giusta morbidezza fatta di poche bollicine e un corpo medio, con la tipica scorrevolezza tedesca che viene perfettamente preservata. Al palato c'è una sostanziale corrispondenza con l'aroma: l'inizio è dolce, al pane nero s'affiancano caramello e prugna sciroppata che vengono poi molto ben bilanciati dalle tostature del pane e dell'orzo. L'ottimo livello di pulizia permette di apprezzare il delicato tepore etilico che accompagna ogni sorso, mentre dopo la chiusura amaricante di frutta secca il palato rimane piacevolmente avvolto dalla frutta sotto spirito (uvetta, prugna). Un'altra bella prova di questo microbirrificio di Monaco di Baviera, un pelino meno convincente di quelle (Maibock ed Helles) assaggiate qualche tempo fa ma sempre di livello qualitativo abbastanza elevato. Stona invece un po' il prezzo, decisamente elevato rispetto alla media tedesca.
Formato: 33 cl., alc. 7%, lotto 1, scad. 01/2016, pagata 3.07 Euro (beershop, Germania)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 30 marzo 2012

Duckstein Original

Ha un passato che risale al sedicesimo secolo, il nome Duckstein, quando veniva prodotta a Königslutter am Elm con l'acqua del fiume Lutter; a quel tempo era una birra di frumento, dolce, di colore giallo paglierino, che si diceva aver effetti terapeutici. La vicinanza dell'Elba, il grande fiume navigabile che attraversa quasi tutta la Germania, la fece arrivare anche a Lipsia, Amburgo, Berlino ed in Olanda. Si dice anche che ne facesse gran uso Federico Guglielmo I di Prussia (diciottesimo secolo), fino all'inesorabile declino che fu provocato dalle birre che arrivavano dall'Inghilterra e dalle lager domestiche. Nel 1987 il birrificio di Lipsia Feldschlößchen fa risuscitare il nome Duckstein, offrendo una birra chiamata "Ducksteiner" nel circuito dell'alta ristorazione. Nasce però un contenzioso con la Brauerei Lübzer che già usava un nome simile; il problema legale viene risolto con la forza dalla Holsten-Brauerei AG, proprietaria della Feldschlößchen; acquista anche il birrificio Lübzer e vi mantiene la produzione della Duckstein. In un primo periodo le etichette mantengono un legame con l'antica città di Königslutter, ma dal 2011 un nuovo logo con una "D" stilizzata, che appare anche sulla bottiglia serigrafata, ha interrotto qualsiasi riferimento al nobile passato. Rimane la Ducksteinfest, un festival culturale che si tiene ogni estate a Königslutter e che viene sponsorizzato dalla Holsten, che dal 2004 è di proprietà della Carlsberg. Molto curato e professionale il sito Duckstein.de, dove potete passare in rassegna tutta la gamma; tanta cura nei dettagli, inclusa l'elegante bottiglia, ha però un costo che si riversa direttamente sul consumatore. Questa Duckstein Original non ha ovviamente niente a che vedere con la birra di frumento un tempo prodotta a Königslutter. E' di un bel colore ambra, limpidissimo, con una schiuma leggermente "sporca", fine e cremosa. Sia Ratebeer che Beer Advocate la classificano come una Altbier. L'aroma è molto dolce ma poco pronunciato; melassa, toffee, leggero diacetile, una discreta mineralità ferrosa e qualcosa che ci ha ricordato l'amaretto. Il gusto non alza certamente il livello; troviamo tanta acqua, nella quale annega un po' di caramello e di tostatura. A chiudere c'è una timida nota amaricante terrosa, poco gradevole. La bocca rimane poco pulita e abbastanza appiccicosa (diacetile). Una bottiglia - forse poco in forma - che ci ha dato l'impressione di un innocuo prodotto industriale, molto povero di gusto e venduto ad un prezzo doppio rispetto alle normali birre tedesche. In queste condizioni, meglio l'acqua. Formato: 50 cl., alc. 4.9%, lotto 621712v, scad. 05/2012, prezzo 2.07 Euro.