Visualizzazione post con etichetta Brouwerij Van Honsebrouck. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Brouwerij Van Honsebrouck. Mostra tutti i post

giovedì 28 novembre 2019

Kasteel Donker

Dalla sua fondazione, nella prima metà del 1800, la Brouwerij Van Honsebrouck è ancora nelle mani dell'omonima famiglia fondatrice, anche se è solo dal 1950, con l'arrivo di Luc Van Honsebrouck, che il birrificio assume il nome attuale. Un cambio al timone che si rivela fondamentale per il successo e per il futuro del birrificio: Luc decide di terminare la produzione di anonime lager per dedicarsi al lambic, dotandosi di foeders nei quali far maturare il mosto acquistato dai produttori del Pajottenland. Il successo della linea St. Louis (Gueuze e lambic alla frutta) portò Van Honsebrouck a diventare il secondo maggior produttore di lambic "addolcito" del Belgio, dietro a Belle-Vue; il mosto viene oggi prodotto internamente e fermenta spontaneamente in vasche aperte; il birrificio continua ad etichettare i suoi prodotti come gueuze e lambic nonostante si trovi ben al di fuori dei confini del Pajottenland. La gamma di Van Honsebrouck si completa con i marchi Bacchus (una  Oud Bruin  prodotta dal 1950), Brigand e Kasteel; queste ultime vennero lanciate verso la fine degli anni '80 per celebrare l'acquisto del castello della città di Ingelmunster, le cui cantine vengono ancora usate per la maturazione di alcune birre. Sebbene l'edificio attuale risalga al 1700, nello stesso sito esisteva prima un'abbazia e poi, a partire dal 1400, un castello con annesso birrificio. 
Un paio di anni fa vi avevo parlato della Cuvée du Château, potente Belgian Strong Ale che Van Honsebrouck mette in vendita una volta all’anno: una birra ispirata dall’assaggio di alcuni esemplari di Kasteel Donker che riposavano da una decina d’anni nelle cantine del birrificio. L’idea è di offrire ai clienti una birra già invecchiata senza obbligarli a fare cantina: come venga esattamente prodotta la Cuvée du Château non ci è dato sapere. La parola cuvée dovrebbe far pensare ad blend di birra fresca a birra vecchia: condizionale d’obbligo.

La birra.
Facciamo un passo indietro e stappiamo invece una bottiglia di Kasteel Donker che ho tenuto in cantina per quattro anni. Belga, scura e dal contenuto alcolico importante (11%): in teoria possiede tutte le caratteristiche necessarie per poter invecchiare bene. La sua tonaca di frate (cappuccino) è ancora piuttosto luminosa, la schiuma cremosa è invece di dimensioni abbastanza modeste e si dissolve abbastanza rapidamente. Uvetta, datteri, ciliegia, mela verde, frutta secca a guscio e soprattutto pera danno forma ad un naso intenso ma poco raffinato. Corpo medio, bollicine ancora abbastanza vivaci, ottima facilità di bevuta, quasi pericolosa: è una Strong Ale che non tradisce la tradizione belga. La bevuta è molto dolce, svolge buona parte del suo percorso sul baratro della stucchevolezza ma, benchè priva di amaro, viene salvata da un’ottima attenuazione. Fortunatamente la pera si fa da parte lasciando il palcoscenico a melassa, uvetta, ciliegia sciroppata, frutti di bosco e prugna disidratata. L’alcool c’è ma si mostra in maniera molto minore rispetto a quanto dichiarato. 
Non è particolarmente memorabile questa Kasteel Donker: birra importante ma non caratterizzata da adeguata profondità e complessità, e mi riferisco soprattutto all’espressività di sua maestà il lievito. Rispetto alla Cuvée du Château bevuta qualche anno fa è comunque un passo in avanti.
Formato 33 cl., alc. 11%, lotto KAD00506G, scad. 05/2020, pagata 1,75 euro

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 5 novembre 2016

Kasteel Cuvée du Chateau 2012

Dalla sua fondazione, nella prima metà del 1800, la Brouwerij Van Honsebrouck è ancora nelle mani dell'omonima famiglia fondatrice, anche se è solo dal 1950, con l'arrivo di Luc Van Honsebrouck, che il birrificio assume il nome attuale. Un cambio al timone che si rivela fondamentale per il successo e per il futuro del birrificio: Luc decide di terminare la produzione di anonime lager per dedicarsi alla produzione di lambic, dotandosi di foeders nei quali far maturare il mosto acquistato da produttori del Pajottenland. Il successo della linea St. Louis (Gueuze e lambic alla frutta) portò Van Honsebrouck a diventare il secondo maggior produttore di lambic "addolcito" del Belgio, dietro a Belle-Vue; il mosto viene oggi prodotto internamente e fermenta spontaneamente in vasche aperte; il birrificio continua ad etichettare i suoi prodotti come gueuze e lambic nonostante si trovi ben al di fuori dei confini del Pajottenland.
La gamma di Van Honsebrouck si completa con i marchi Bacchus (una  Oud Bruin  prodotta dal 1950), Brigand e Kasteel; queste ultime vennero lanciate verso la fine degli ani '80 per celebrare l'acquisto del castello della città di Ingelmunster, le cui cantine vengono ancora usate per la maturazione di alcune birre. Sebbene l'edificio attuale risalga al 1700, nello stesso sito esisteva prima un'abbazia e poi, a partire dal 1400, un castello con annesso birrificio.

La birra.
Cuvée du Château, massiccia (11%) belgian strong ale o quadrupel, come la definisce il birrificio, che prende ispirazione dalle cantine sotterranee del castello di Ingelmunster di proprietà della famiglia Van Honsebrouck; in quei locali dopo dieci anni d'invecchiamento le bottiglie della Kasteel Donker (altra strong ale da 11%) iniziavano a mostrare i segni del tempo regalando note di vino liquoroso. Al birraio Hans Mehuys venne l'idea di realizzare una birra che presentasse quelle caratteristiche senza dover attendere tutto quel tempo; nacque così la Cuvée du Château il cui aroma e gusto - promettono alla Van Honsebrouck - sono gli stessi di una Kasteel Donker invecchiata.
Millesimo 2012 in etichetta, quattro anni passati in cantina e colore (tonaca di fata, molto torbido) che ricorda effettivamente quello di una birra invecchiata: poca schiuma, un po' grossolana e abbastanza rapida nel dissolversi. Al naso caramello, biscotto, uvetta e prugna, il tutto ben imbevuto nell'alcool; ci sono le note ossidate di vino liquoroso ma anche quello molto meno gradevoli di cartone bagnato. Intensità piuttosto dimessa, aroma tutt'altro che entusiasmante. Uno scenario non molto differente si presenta al palato: il corpo è medio, la carbonazione non è particolarmente alta e la bevuta procede un po' slegata con una consistenza oleosa nella quale trovano posto biscotto e caramello, uvetta e prugna, zucchero candito; il dolce è davvero imponente ma viene ben contrasto dall'alcol, sempre presente nel corso della bevuta, che riesce ad asciugarlo. Nel finale c'è una netta astringenza mentre al gusto l'ossidazione porta più effetti negativi (cartone bagnato) che positivi (vino liquoroso); una birra con l'alcool piuttosto in evidenza che si sorseggia con calma ma senza adeguata soddisfazione. Al di là che il birrificio dichiari di aver fatto una birra che volutamente presenta le caratteristiche di una birra invecchiata, direi che i quattro anni trascorsi dalla messa in bottiglia non le hanno assolutamente giovato e che andava bevuta prima.
Formato: 33 cl., alc. 11%, lotto KACU606A15:38, scad. 06/2017, pagata 1.48 Euro (supermercato, Belgio).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 28 ottobre 2012

Brigand Belgian Ale

Dalla sua fondazione, nella prima metà del 1800, la Brouwerij Van Honsebrouck è ancora nelle mani dell'omonima famiglia fondatrice, anche se è solo dal 1950, con l'arrivo di Luc Van Honsebrouck, che il birrificio assume il nome attuale. Un cambio al timone che si rivela fondamentale per il successo e per il futuro del birrificio: Luc decide di terminare la produzione di anonime lager per dedicarsi al lambic ed al kriek (a marchio St. Louis) fino a diventare, nel 1970, il secondo maggior produttore belga di geuze. Nel 1986 gli affari vanno così bene che la famiglia può permettersi lo sfizio di acquistare il castello della cittadina natia, Ingelmunster; sebbene l'edificio attuale risalga al 1700, nello stesso sito esisteva prima un'abbazia e poi, a partire dal 1400, un castello con annesso birrificio. Tre anni dopo viene lanciata sul mercato una nuova gamma di birre (Kasteel) quasi a celebrare l'acquisizione dell'imponente immobile, le cui cantine vengono ancora usate per la maturazione dei fusti: della Kasteel Tripel ne abbiamo parlato in questa occasione.  Nel 2009 Xavier Van Honsebrouck prende le redini del birrificio, inaugurando la quinta generazioni di eredi del fondatore Amandus. E' invece nata nel 1980 la Brigand, lanciata per venire incontro alla crescente domanda del mercato per birre chiare e dalla forte gradazione alcolica.  L'etichetta, rinnovata nel corso degli anni, non è certamente un bel biglietto da visita e fa un po' rimpiangere quella degli esordi; meglio allora versarla nel bicchiere, nel quale si presenta di color arancio pallido, leggermente velato. La schiuma è appena "sporca", fine, cremosa ed ha buona persistenza. La ricetta dovrebbe prevedere malti Pilsener e Pale Ale, frumento, luppolo Saaz (anche in dry-hopping). Al naso troviamo leggerissimi sentori floreali, frutta sotto spirito, spezie da lievito (soprattutto pepe); aroma pulito ma abbastanza "stanco" e privo di vitalità. Decisamente meglio in bocca, dove arriva con un corpo medio ed una carbonazione vivace; il gusto è dolce di biscotto, zucchero di canna, albicocca sotto spirito. Una buona secchezza porta il necessario equilibrio prima del finale abboccato, caldo, etilico, ricco di frutta sotto spirito. Parte in sordina, con un aroma spento e poco entusiasmante, ma questa Brigand si riscatta con un gusto semplice ma molto pulito e dalla buona intensità. Alcool (9%) che si tiene molto ben nascosto sino alla fine, per apparire soltanto a chiusura del percorso, regalando un bel finale caldo, morbido ed appagante. Bottiglia non in forma ottimale, che forse ha un po' patito le pene della grande distribuzione; sarebbe da riprovare, ma anche così è una discreta bevuta. Formato: 33 cl., alc. 9%, lotto BRBR0324B08:54, scad. 03/2013, prezzo 2.29 Euro.

domenica 6 febbraio 2011

Kasteel Tripel

Gli 11 gradi alcolici in bella evidenza sull’etichetta vorrebbero essere il biglietto da visita di questa tripel della Brouwerij Van Honsebrouck. Il colore è un bel giallo oro, limpido, con un bianco cappello di schiuma fine, cremosa e con buona persistenza. Il naso è dolce ma poco pronunciato con malto, spezie da lievito, frutta sotto spirito (pesche, polpa d’arancio), miele. In bocca ritroviamo gli stessi elementi presenti nell’aroma, con l’alcool che si fa sempre più evidente man mano che la temperatura della birra si alza. Ci ha regalato il meglio di sé a fine corsa, lasciando il palato secco ed avvolgendolo di un gradevole retrogusto morbido ed avvolgente, caldo, condito da qualche nota di frutta e caramello e con l’alcool che finalmente fa sentire tutta la sua presenza. Il corpo medio ed una carbonatazione abbastanza elevata la rendono molto più bevibile di quanto ci si aspetti. Una tripel che parte un po’ in sordina con un aroma scarso, migliora in bocca e chiude in bellezza. Bottiglia da 33 cl., ABV 11%, scadenza 04/2012.

________________
english summary:
Clear golden color with a creamy and solid white head. Light aroma of malt, yeast spices, fruit (peaches, oranges) and alcohol in the nose. Taste is pretty much similar, with alcohol getting stronger as the beer warms up. Gives the best in the finish, with a dry, smooth, warm and alcoholic aftertaste which brings some caramel and fruits as well. A medium body and a lively carbonation make this belgia
Tripel more drinkable than its ABV (11%). 33 cl. bottle.