sabato 15 ottobre 2011

Spaten Oktoberfestbier

La Spaten-Brauerei è uno dei sei birrifici autorizzati a presenziare l’Oktoberfest di Monaco di Baviera, secondo l’antica ordinanza che permetteva appunto la mescita di birra durate i festeggiamenti solamente ai birrifici della città della Baviera. Dal 2002 però il marchio è stato ceduto alla multinazionale InBev, che ha esordito chiudendo dopo poco tempo lo storico impianto di Marsstraße a Monaco causa riduzione di volumi prodotti. Ovviamente anche la Spaten ha una propria Oktoberfestbier. Di colore dorato, limpido, ha un cappello di schiuma pannosa, fine, persistente. Sentori floreali e di pane ne caratterizzano l’aroma. Birra da festa giustamente snella e semplice, ha un corpo abbastanza leggero ed una carbonatazione poco vivace che ne incrementa la bevibilità ma che, abbinata ad una consistenza “watery”, la rende anche un po’ troppo spenta in bocca. Il gusto è dominato dai malti, con note di crosta di pane e miele. C’è un po’ di amaro, a rivitalizzare un po’ il finale ed a caratterizzare il retrogusto assieme ad un leggero calore alcolico. Confrontandola con l’Augustiner Okotberfest, bevuta qualche giorno fa, la Spaten regala una maggiore secchezza che lascia il palato più pulito dopo ogni sorso. Ci è sembrata anche più beverina dell’Augustiner, che dal canto suo offriva però un gusto più intenso e mercato ed una maggiore vitalità (carbonatazione) in bocca. Bisognerebbe forse fare un “blend” delle due birre, per ottenere una migliore Oktoberfestbier. Formato: 50 cl., alc. 5.9%, imbott. il 28/07/2011, scad. 07/2012, prezzo 1.49 €.

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english summary:
Brewery: Spaten-Franziskaner-Bräu (InBev), Munich, Germany.
Appearance: clear golden color with a frothy white head. Aroma: bready malt, flowery hops. Mouthfeel: medium-light body, low carbonation, watery texture. Taste: bready malt, honey. A light bitter grassy hoppy notes in the finish; hint of warm alcohol in the aftertaste. Overall: a simple Oktoberfest bier which is extremely drinkable but also very thin. Not very interesting; just a pleasant thing to drink as you are talking around. Bottle: 50 cl, 5.9% ABV, bottled on 28/07/2011, bb. 07/2012, price 1.49 Eur.

giovedì 13 ottobre 2011

Magic Rock Cannonball

Per una breve introduzione alla Magic Rock Brewery vi rimandiamo qui, quando abbiamo degustato la High Wire. Sul sito del birrificio, e precisamente qui potete invece trovare il diario di “cotta” di questa Cannonball IPA. Si tratta di una India Pale Ale d’estrazione americana, di colore rame velato, con un cappello di schiuma bianca, fine, cremosa, persistente. Elegante naso fruttato (pompelmo, mango e leggera “macedonia” tropicale) con sentori di aghi di pino ed anche una nota rinfrescante che ricorda la menta. Ha un corpo solito, medio-pieno, ed una consistenza oleosa. In bocca la base di malto è molto presente, con note di caramello e toffee; anche l’amaro vegetale è piuttosto intenso e pungente; una IPA che non ha certamente il pregio della beverinità. Anche l’alcool (7.4%) non fa sconti, rincarando la dose. Riesce comunque a rimanere abbastanza secca, lasciando un retrogusto amaro, leggermente pepato, ed una nota d’alcool che riscalda. Birra abbastanza pulita e buona ma troppo muscolosa e monotona; le migliori IPA americane sono ben altra cosa. Formato: 33 cl., alc. 7.4%, batch 2620, scad, 01/2012, prezzo 3.32 Eur.

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english summary:
Brewery: Magic Rock Brewery, Huddersfield, West Yorkshire, England
Appearance: hazy copper color with a creamy white head. Aroma: grapefruit, tropical fruits, piney hops and a fresh minty touch. Mouthfeel: medium-full bodied, medium carbonation, oily texture. Taste: there’s a solid malt profile with caramel, toffee and alcohol. Grassy resinous hops. Bitter resinous aftertaste. Overall: an US-style IPA brewed in England. Alcohol (7.4%) is not hidden at all and drinkability is limited. A 33 cl. bottle will be just fine. It has a clean taste but compared to the best US IPAs this Cannonball still needs some improvements. Bottle: 33 cl., 7.4% ABV, batch 2620, bb. 01/2012, price 2.89 GBP.

Goose Island India Pale Ale

Goose Island è il nome dato ad un’isola artificiale sul fiume che attraversa Chicago. A metà del 1800 fu creato un breve canale parallelo al fiume per l’estrazione di argilla e la produzione di mattoni; per favorire il trasporto fluviale, il canale fu successivamente allargato per permettere il passaggio delle navi da trasporto. Si venne così a creare un’isola di terra tra il naturale corso del fiume Chicago e i due sbocchi (nord e sud) del canale artificiale. L’omonimo birrificio americano prende appunto il nome da questa isola, anche nel 1988, all’inizio della storia, il brewpub aperto da John Hall si chiamava Clybourn. Il birrificio vero e proprio viene inaugurato nel 1995. Da allora una crescita esponenziale dei volumi prodotti tale da costringere al birrificio ad “appaltare” all’esterno la produzione di alcune birre destinate ad alcune zone (vedi Honker's Ale e IPA) per problemi di capacità. A questa crescita ha senz’altro contribuito l’utilizzo come partner distributivo del gigante Anheuser-Busch/InBev, scelta che pare provocò – a suo tempo – l’esclusione dalla American Brewers Association. Ma l’evento che ha “sconvolto” la scena brassicola artigianale americana è accaduto lo scorso Marzo. La InBev diviene infatti proprietaria del 58% della società, con in programma la rapida acquisizione anche del restante 42% nelle mani della Craft Brewers Alliance LLC. Il terremoto successivo è la dipartita dello storico mastro birraio Greg Hall, che lascia azienda di famiglia per un futuro da produttore di sidro: http://virtuecider.com/. L’attuale headbrewer è Brett Porter a capo di un team di 4 persone direttamente coinvolte nella produzione. In un articolo del 2005 Roger Protz definiva la Goose Island IPA come una delle birre più amare del mondo, "grazie ai suoi 55 IBU". In un periodo in cui siamo quasi abituati a mostri luppolati da quasi ed oltre 100 IBU, la sua considerazione oggi fa forse un po’ sorridere. Prodotta con malto Pale, luppoli Styrian, Fuggle, Cascade e Centennial. Tra i tanti premi vinti nella rispettiva categoria; citiamo una medaglia d’oro alla World Beer Cup (2010) e diverse medaglie d’argento al GABF. All’aspetto è di colore arancio, velato, con un piccolo cappello di schiuma leggermente ocra, fine e cremosa. Naso non molto pronunciato, con sentori di pompelmo, limone, pino ed erbacei. Mediamente carbonata, in bocca rivela di aver subito qualche maltrattamento nel viaggio dagli Stati Uniti all’Inghilterra, dove l’abbiamo trovata. Il fruttato donato dai luppoli è un po’ “collassato” e risulta simile ad una marmellata di agrumi; c’è un corpo, medio, di malto caramello. L’amaro arriva a fine corsa, lasciando un retrogusto vegetale, leggermente pepato. Una bottiglia non proprio memorabile, per una birra che viene solitamente valutata piuttosto positivamente. Difficile da giudicarla appropriatamente, in questo caso. Formato 35.5 cl., alc. 5.9%, 55 IBUs, scad. 01/06/2012, prezzo 2.36 €

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english summary:
Brewery: Goose Island, Chicago, Illinois, USA.
Appearance: orange color with a small creamy off-white head. Aroma: light citrus, grapefruit and grassy hops. Mouthfeel: medium body, medium carbonation. Taste: citrus jam, caramel, grassy hops. Dry finish, grassy bitter aftertaste. Overall: a quite “tired” bottle with a fainting hop character. This beer usually gets good rates so we would need to try another one to make a proper review. Bottle: 35.5 cl., 5.9% ABV, 55 IBUs, bb. 01/06/2012, price 2.05 GBP

martedì 11 ottobre 2011

Harveys India Pale Ale

Lewes, Sussex inglese: siamo a poche miglia dalla costa di Brighton o, se preferite, un centinaio di chilometri a sud di Londra. la Harveys Brewery (rigorosamente senza apostrofo prima della "s") è il birrificio più antico del Sussex, con una storia che inizia nel 1790. La famiglia John Harvey ed i successivi discendenti (settima generazione) mantengono ancora il controllo del birrificio anche se oggi il mastro birraio è un “esterno”, Miles Jenner. Molto bello l'edificio, una costruzione in mattoni rossi che risale all'epoca georgiana e costruita dal fondatore John, come riporta Roger Protz nel suo interessante libro "Country Ales and Breweries" (1999); lo potete vedere qui. Nel 1881 i lavori d'ampliamento aggiungono una "classica" torre vittoriana e delle finestre ad arco tondo con una bella impalcatura in legno bianco. La Harveys & Sons oggi è una bella realtà locale che impiega una settantina di persone, controlla circa 48 pubs nel Sussex e svolge anche un’attività come grossista di sidro, vini e liquori. Le loro birre che hanno ottenuto più riconoscimenti sono la Old Ale e la Best Bitter. Noi abbiamo invece degustato una deludente India Pale Ale che è in realta una bitter dalla modesta gradazione alcolica (3.2%). La versione in bottiglia è filtrata e pastorizzata. Di colore ambrato, carico; la schiuma, non molto generosa, è ocra, abbastanza fine e cremosa, mediamente persistente. Naso molto dolce, con sentori metallici, caramello e frutta secca. E' molto beverina grazie ad un corpo snello e ad una consistenza fin troppo acquosa; anche il gusto è poco intenso. Leggero malto tostato, frutta secca, caramello, note metalliche e saponose a fine corsa. La carbonatazione molto bassa la rende ulteriormente priva di vita, in bocca. Retrogusto amaricante, erbaceo ma con sempre un velo di sapone a farci compagnia. Improponibile non solo come IPA, ma anche come bitter, il risultato finale è quasi di una brown ale annacquata, non esente da qualche difetto. Da provare in cask, se proprio vi capita a tiro. Formato: 50 cl, alc. 3.2%, lotto BIN, scad. 06/2012.

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english summary:
Brewery: Harveys, Lewes, Sussex, England.
Appearance: clear deep amber color with a small creamy off-white head. Aroma: nutty malt, caramel, metallic. Mouthfeel: light body, watery texture, low carbonation. Taste: light nutty malt, dried fruits, caramel, metallic. Kind of bitter aftertaste with a soapy touch. Overall: definitely not an IPA, and perhaps not even a decent bitter. The bottled version is filtered and pasteurized. Looks like a bland brown ale. We would not drink this again, bottled. Any better in cask? Who knows. Bottle: 50 cl., 3.2% ABV, batch BIN, bb. 06/2012, price; 1,99 GBP.

domenica 9 ottobre 2011

Moor Somerland Gold

Della Moor Beer Company abbiamo brevemente parlato qui, come introduzione alla (splendida) Revival. Birrificio inglese, nel cuore del Somerset, fondato nel 1996 da Arthur ed Annette Frampton; le birre riscuotono un buon successo ma la limitata capacità produttiva costringe il birrificio a contrattare la produzione ad altri, con un conseguente declino di qualità e di reputazione. I costi derivati dai piani di ampiamento degli impianti non vanno molto d'accordo con il calo delle vendite, e c'è bisogno, nel 2007, di nuova linfa che arriva dagli americani (ma da 10 anni in Inghilterra) Justin e Maryann Hawk. Justin si è formato come birraio a San Francisco e porta alla Moor una bella ventata di novità e ricette che vogliono fondono la tradizione brassicola classica inglese (soprattutto le session beer a bassa gradazione alcolica) con la "craft beer revolution" americana. La Moor Somerland Gold non è proprio una session beer (alc. 5.5%, in bottiglia) e si presenta di colore arancio pallido, velato. La schiuma, bianca, è abbastanza fine e cremosa, con buona persistenza. Aroma piuttosto pronunciato, con un bel fruttato elegante che regala sentori di pesca e di agrumi (mandarino), ma anche vaniglia. Queste ottime premesse sono mantenute solo parzialmente in bocca, dove invece è il malto a dominare, con note di pane e di cereli; rimane qualche lontano accenno di agrumi. Dal corpo medio e mediamente carbonata, termina abbastanza secca e lascia un retrogusto elegante, amaro, erbaceo. Brassata con malto Pale, frumento, luppoli Perle e Hallertauer Northern Brewer. Una golden ale ben fatta e pulita, che si rivela ugualmente beverina. Delude un po' in bocca con un gusto che risulta essere un po' meno intenso dello splendido aroma. Formato: 66 cl., alc. 5.5%, scad. 30/08/2012, prezzo 5.27 €.

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english summary:
Brewery: Moor Beer Company, Langport, Somerset, England.
Appearance: hazy pale orange with a creamy white head. Aroma: beautiful pronounced nose filled with peach and tangerine, hints of vanilla. Mouthfeel: medium bodied with medium carbonation; watery texture. Taste: bready malt, cereals, light citrusy note. Nice and elegant bitter grassy aftertaste. Overall: a golden ale with a sumptuous aroma which builds up too many expectations. Taste is good but less intense than aroma. Despite this, it's a clean and well done beer. Bottle: 66 cl., 5.5% ABV, bb. 30/08/2012, price 4.05 GBP.

sabato 8 ottobre 2011

Old Dairy Sun Top

Microbirrificio nel cuore del Kent inglese, a Cranbrook, la Old Dairy Brewery è attualmente guidata da Ed Wray. Ed risponde ad un annuncio a dicembre del 2009; Mick, il fondatore del birrificio, deve ritornare in Australia dalla propria famiglia ed è alla ricerca di un birraio a cui affidare gli affari. Ed si presenta al birrificio un giorno in cui è prevista una cotta; l’intervista si trasforma in una partecipazione di sei ore alle operazioni in corso che sfocia nell’assunzione. Un passato da microbiologo alle spalle, una lunga militanza da homebrewer ed un diploma in “brewing and distilling” alla Heriot-Watt University. La Sun Top è la produzione estiva del birrificio. Una pale ale prodotta con malto Maris Otter Extra Pale e luppolo Amarillo. L’aspetto non è il suo miglior biglietto da visita; di colore giallo pallido, velato, colpisce per la quasi assenza di schiuma; quel poco che si forma è molto grossolana e svanisce praticamente subito. Naso poco pronunciato, con sentori di scorza di limone, erbacei e di cereali. In bocca è molto leggera e watery, scarsamente carbonata; c'è una leggerissima base di malto (biscotto) ma il gusto è caratterizzato da un amaro leggero ed elegante che regala note di agrumi ed erbacee. Finisce secca, lascia il palato ben pulito e un retrogusto amaro erbaceo con una nota di scorza d'agrumi. La bella etichetta bucolica recita la frase "da bere fino a quando le mucche non tornano a casa"; ed è propria una birra da gustare in pieno sole, accaldati. Semplice e rinfrescante, si fa perdonare un corpo fin troppo esile e "acquoso" con un bel profilo luppolato, agrumato, che lascia un bel ricordo in bocca. Rifermentata in bottiglia. Formato: 50 cl, alc. 3.6%, lotto sconosciuto, scad. 21/01/2012.

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english summary:
Brewery: Old Dairy, Cranbrook, Kent, England.
Appearance: hazy pale yellow color with almost no head. A white foam is quickly dissipating into glass leaving no lace. Aroma: zesty and grassy hops, cereals. Mouthfeel: light body, low carbonation, watery texture. Taste: very light biscuity malt; bitter zest, citrus, grassy hops. Dry finish with a bitter zesty aftertaste. Overall: seasonal brew (summer) from this small kentish brewery. The nice label says "drink it til the cows come home" and it's exactly that. This is a light and simple but refreshing summer ale to quench your thirst under the sun. Bottle (conditioned): 50 cl., 3.6% ABV, bb. 21/01/2012.

venerdì 7 ottobre 2011

Augustiner Oktoberfest Bier

A modo nostro “celebriamo” anche noi l’Oktoberfest 2011, terminata lo scorso weekend al Theresienwiese di Monaco di Baviera. Un megaevento turistico e caotico che dal punto di vista brassicolo ha forse ormai come unica rilevanza la possibilità di assaggiare le stagionali Oktoberfestbieren; oggi le cose sono un po’ cambiate e c’è qualche multinazionale di mezzo, ma secondo la tradizione tedesca la vera Oktoberfestbier può essere prodotta solamente dai birrifici di Monaco, che sono poi anche gli unici a poter partecipare all’Oktoberfest stessa. Il nome non deve trarre in inganno, in quanto in origine (parliamo di circa 500 anni fa) queste birre erano un “residuo” primaverile. I mastri birrai tedeschi non conoscevano molto i batteri ed i microbi, ma avevano imparato con l’esperienza che le birre prodotte durante l’estate diventavano acide ed erano praticamente imbevibili. Le migliori birre restavamo quelle brassate all’incirca dall’inizio dell’autunno alla primavera. Erano quindi soliti rimboccarsi le maniche e produrre grosse quantità di birra nel ultimo periodo “utile”, a Marzo (da qui il nome dello stile brassicolo Märzen), aumentando la quantità di luppolo e la gradazione alcolica per aumentare i loro effetti preservanti nel tempo. La birra veniva poi messa in freddi scantinati o nelle grotte delle vicine alpi che erano state accuratamente riempite di ghiaccio ed di tanto in tanto prelevata per il consumo estivo. Ad Ottobre le temperature consentivano di ricominciare a produrre birra "nuova" e quindi c’era una nuova necessità, quella di svuotare al più presto tutte le botti riempite con la vecchia birra prodotta la primavera precedente per accogliere quella fresca. Quale scusa migliore, quindi, per organizzare una bella Oktoberfest e far “evaporare” tutto il residuo? Ovviamente il progresso tecnologico ha poi cambiato sia le modalità di la produzione di queste Oktoberfestbier che il significato dell’Oktoberfest stessa, il cui inizio generalmente si fa coincidere con il 1810. Per chi volesse approfondire, segnaliamo questo interessante articolo, in inglese. L’Augustiner-Bräu è ovviamente uno dei birrifici che ha il diritto di presenziare l’Oktoberfest, con questa birra celebrativa di un limpido colore dorato. Schiuma bianca, fine, mediamente persistente. Al naso sentori floreali, camomilla, miele, leggermente erbacei. Mediamente carbonata, ha un corpo da medio a leggero ma una texture watery che ne garantisce un’ottima bevibilità. In bocca crosta di pane e miele; non è senz’altro una birra secca, ed il palato rimane sempre un po’ “appiccicoso” e legato dal sorso successivo. Verso fine corsa arriva una leggera nota erbacea amaricante; il retrogusto è di malto, riscaldato da una leggera nota alcolica. E’ davvero una pericolosa birra da fest(a), da bere in grandi quantità senza (quasi) accorgersene. La gradazione alcolica (6%) non è certo quella di una “session beer” e qualche maß di questa Oktoberfest Bier potrebbero far terminare la vostra Oktoberfest prima del previsto. Formato: 50 cl., alc. 6%, lotto 1208011, scad. 04/2012, prezzo 2.60 €.

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english summary:
Brewery: Augustiner-Bräu, Munich, Germany
Appearance: clear golden with a frothy white head. Aroma: flowery and grassy hops, honey, chamomile. Mouthfeel: light-medium body, medium carbonation, watery texture. Taste: bready malt and honey. Light grassy hops in the finish, malty aftertaste with a warm alcohol touch. Overall: Augustiner Oktoberfest beer will leave your palate a bit sticky but can be a drinkable danger. With a 6% ABV this is surely not a session beer, and you can find yourself easily “happy” with a couple of german maß (1 liter big glass). A simple and easy celebrative brew. Bottle: 50 cl., 6% ABV, batch 1208011, bb. 04/2012, price 2.60 €.


giovedì 6 ottobre 2011

Beer Engine Piston Bitter

L’edificio che oggi ospita il microbirrificio e brewpub The Beer Engine fu costruito a metà del 1800; per lungo tempo ha funzionato come albergo della stazione ferroviaria di Newton St Cyres, qualche miglio a nord di Exeter, Inghilterra. Nel 1983 avviene la conversione in brewpub, uno dei più anziani nella regione del Devon. Gli attuali proprietari sono Mike Tutty e sua moglie Jan; Mike faceva il cuoco nell’esercito, e leggiamo sul sito che ha anche cucinato per la Regina d’Inghilterra. Va in pensione nel 1998, e l’anno dopo rileva un pub nella Foresta di Dean (Glouchestershire). Nel 2005 la decisione di vendere il pub e rilevare il Beer Engine, iniziando anche a produrre birra. Gli impianti vengono parzialmente rinnovati, e Ian Sharp viene assunto come mastro birraio a tempo pieno. Il birrificio è nella cantina del brewpub e sono organizzate delle visite guidate. “Aiuta a vendere – dice Mike – la gente vede che la nostra birra è un prodotto vivo, fatto qui e il loro interesse aumenta”. Le gamma di birre è disponibile,in bottiglia ed anche in polypins da 10 e 20 litri che pare, siano molto apprezzati per i matrimoni e le festività natalizie. Molto carina l’etichetta di questa Piston Bitter, rappresentante un po’ lo stereotipo (?) dell’impiegato inglese che alle sei di sera abbandona in tutta fretta bombetta ed ombrello per correre al pub e godersi una pinta di birra. Il nome trae un po’ in inganno; non si tratta di una bitter classica, qui siamo molto vicini alla categoria delle brown ale. Di colore ambrato, carico, velato, con un cappello persistente di schiuma fine e cremosa, color ocra. Naso dolce, con caramello, nocciola, zucchero e sentori vinosi. La carbonatazione è scarsa, il corpo è leggero. L’imbocco rimane dolce, c’è sostanziale corrispondenza con l’aroma: nocciola, melassa, leggere note di frutta rossa. Finale che vira leggermente verso l’amaro, erbaceo e tostato. E’ una birra molto beverina ma un po’ scarsa di gusto; forse la bottiglia non le rende troppa giustizia, sicuramente la morbidezza più accentuata del cask dovrebbe renderla un po’ più interessante. Formato: 50 cl., alc. 4.2%, lotto sconosciuto, scad. 30/11/2011, prezzo 2.70 €.

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english summary:
Brewery: The Beer Engine Pub and Brewery, Newton St Cyres, Exeter, England.
Appearance: deep amber color with a creamy off-white head. Aroma: nutty malt, sugar, winy. Mouthfeel: low carbonation, light body, watery texture. Taste: sweet molasses, nutty malt, red fruits. Finish is slightly roasted and grassy bitter. Overall: not quite a bitter as the name might suggest; this is almost a brown ale. Good drinkability but kind of light taste. Surely on cask this beer should taste smoother and better. Bottle: 50 cl., 4.2% ABV, bb. 30/11/2011, price 2.35 GBP @ Darts Farm Shop, Topsham, Exeter.

martedì 4 ottobre 2011

Gadds No 3

Seconda birra della Ramsgate Brewery degustata, dopo la Black Pearl Oyster Stout di cui abbiamo parlato qui ( ); le dicerie raccontano che Eddie Gadd, birraio alla Ramsgate, all’inizio della sua avventura scegliesse il nome delle birre secondo il numero di pinte che doveva bere per sentirsi “felice”. Ne basterebbero dunque “solamente” tre, di questa pale ale dal contenuto alcolico del 5%; il record spetta invece alla bitter n.7, dalla gradazione più modesta (3.8%). All’aspetto è di color arancio pallido, velato. La schiuma. abbastanza fine, è bianca, e mediamente persistente. Naso fruttato, con arancio e pesca in evidenza; qualche sentore metallico ed erbaceo. Brassata per la prima volta nel 2002, utilizzando solamente il luppolo Goldings; la ricetta dovrebbe essere aver subito qualche variazione, soprattutto nell’aggiunta del luppolo Fuggles, raccolto nel Kent. C’è anche una percentuale di frumento. In bocca è watery e snella, con una carbonatazione sostenuta. La base è di malto (crosta di pane), ma a condurre la danza c’è un bell’amaro erbaceo con una nota molto pronunciata di scorza di limone/pompelmo, che continua anche nel retrogusto. Birra pulita, semplice e molto beverina, rifermentata in bottiglia. Bene così. Formato: 50 cl., alc. 5%, lotto 032304, imbottigliata il 08/06/2011, scad. 08/12/2011, prezzo 2.88 Eur.

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english summary:
Brewery: Ramsgate Brewery, Broadstairs, Kent, England.
Appearance: hazy pale orange with a creamy white head. Aroma: orange, peach, grassy hopes. Light metallic notes. Mouthfeel: light body, lively carbonation, watery texture. Taste: a thin bready malt backbone, with zesty bitter hops. Dry finish, zesty bitter aftertaste. Overall: a simple, clean and massively drinkable English pale ale. Crisp and refreshing. Good. Bottle (conditioned): 50 cl., 5% ABV, batch 032304, bottled on 08/06/2011, bb. 08/12/2011, price 2.50 GBP.

sabato 1 ottobre 2011

Magic Rock High Wire

E’ nata solamente pochi mesi fa a Huddersfield (West Yorkshire, Inghilterra) la Magic Rock Brewery. L’idea è dei fratelli Richard e Jonny Burhouse, gestori del noto beershop online mybrewerytap; da poco terminato un corso di homebrewer, forse non si sentono ancora confidenti delle proprie capacità e coinvolgono nel loro progetto anche Stuart Ross, giovane ma già esperto birraio con esperienze alla Kelham Island, alla Acorn ed alla Crown Brewery. Lo spazio per gli impianti viene ricavato all’interno degli edifici del business di famiglia, una ditta che si occupa di importazione e vendita all’ingrosso di cristalli e pietre naturali; a quest’ultime, appunto, s’ispira il nome “Magic Rock”. La gamma delle birre in produzione riflette l’amore che i tre avventurieri hanno per gli stili e per le generose luppolature americane; troviamo già ad esempio una IPA, Imperial IPA e questa High Wire, una West Coast American Pale Ale. Nel bicchiere è di uno splendido colore dorato, appena velato, con un cappello bianco di schiuma fine e cremosa, molto persistente. Naso davvero elegante e ricco di frutta tropicale (ananas, mango), pompelmo e lychee. Al palato una bella base maltata (crosta di pane) supporta una bella luppolatura erbacea e resinosa, con note fruttate di pompelmo. Texture oleaosa, mediamente carbonata e dal corpo medio, rivela una bella pulizia in bocca ed un gradevole finale secco. Lascia un retrogusto amaro abbastanza lungo, erbaceo, dove ritorna una nota di pompelmo. APA molto beverina e ben fatta, davvero gustosa. Birrificio giovanissimo che promette già davvero molto bene. Formato: 33 cl., 5.5% ABV, lotto 2619. scad. 01/2012, prezzo 3,16 Eur.