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lunedì 16 settembre 2019

Central Waters Rye Barrel Chocolate Porter

Central Waters Brewing Company non è un nome nuovo ai lettori del blog: lo trovate qui.   Il birrificio nasce nel 1997 a Junction City, duecento chilometri a nord ovest di Milwaukee, Wisconsin: lo fondano gli amici Mike McElwain e Jerome Ebel  adattando un vecchio impianto di un caseificio in uno stabile che nel 1920 ospitava un concessionario della mitica Ford Model A.  I soldi a disposizione erano pochi e il fai-da-te era la parola d’ordine: l’impianto fu assemblato dai soci fondatori, inclusi collegamenti idraulici ed elettrici, e le birre venivano auto-distribuite nel Wisconsin.  Paul Graham era  a quel tempo ancora un homebrewer e venne inizialmente chiamato a dare una mano part-time in birrificio, ma dopo sei mesi era già lui a gestire tutta la fase produttiva.  Per crescere c’era però bisogno di finanziamenti: ottenuto credito dalle banche, nel 2003  Paul Graham e il socio Anello Mollica rilevano il birrificio dai due fondatori. 
Nel 2007 avviene il trasloco nella location attuale di Amherst dove viene messo in funzione un nuovo impianto dalla capacità di 17 ettolitri barili che nel 2016 è stato sostituito con uno da 60; attualmente la produzione è di circa 18.000 ettolitri l’anno.   Il mutuo viene ripagato grazie alle vendite delle birre “quotidiane” (la più venduta è la Mudpuppy Porter), ma la novità principale introdotta da Graham è l’inizio degli invecchiamenti in botte; oggi le birre barricate racchiuse nella gamma “Brewer’s Reserve” hanno raggiunto il 35% della produzione e aumentato i margini di profitto. “Era il 2001, io e Paul stavamo bevendo alcune birre alla taproom di un altro birrificio  - ricorda Anellodove aggiungevano un goccio di Jack Daniels nelle loro stout: pensammo subito di poter fare anche noi qualcosa del genere ma senza mettere direttamente il bourbon nella birra". Central Waters è attualmente uno dei birrifici americani (dopo Goose Island, New Holland, Firestone Walker e Founders) che possiede il maggior numero di botti usate; nel 2010 il magazzino ne ospitava circa 1000, numero salito ad oltre 5000 dopo l’espansione del 2014: “dietro ad ogni nostra nuova birra invecchiata in botte c’è un lavoro di almeno due anni;  in alcuni casi ci vogliono anche cinque anni prima che la birra sia pronta per avere un’etichetta ed essere distribuita sugli scaffali”. 
Le botti hanno anche contribuito a creare un po’ di “hype” attorno al nome Central Waters, cosa che negli Stati Uniti non deve mai mancare. Ogni anno, alla fine di gennaio, centinaia di persone sfidano il freddo del Wisconsin  per accaparrarsi qualche bottiglia della birra con la quale il birrificio festeggia il proprio compleanno, solitamente una imperial stout invecchiata in botti ex bourbon. Nel 2016 è andata esaurita in poche ore la Ardea Insignis, una imperial stout invecchiata per tre anni in botti che avevano ospitato per 25 anni bourbon: la potete ancora trovare sul mercato secondario alla modica cifra di 300 dollari.  I duemila biglietti per accedere alla festa del ventunesimo compleanno di Central Waters che si è tenuta alla fine dello scorso gennaio sono stati venduti online nel giro di qualche minuto. Per 15 dollari vi veniva garantito l’accesso al birrificio, la possibilità di acquistare sino a sei bottiglie della birra-anniversario e vi venivano offerte due birre alla taproom.

La birra.
Rye Barrel Chocolate Porter, è tutto incluso nel nome: imperial porter prodotta con fave di cacao (e avena) e invecchiata in botti che avevano in precedenza contenuto whiskey di segale. Il contenuto alcolico varia a seconda dei lotti di produzione: non è indicato in etichetta ma questa edizione 2019, arrivata a gennaio, dovrebbe toccare quota 12.69%. 
Il suo colore è ebano scuro, la schiuma abbastanza generosa e compatta ma non molto persistente. Legno, bourbon, frutta sotto spirito: l’aroma è dominato da questi tre elementi che rilegano molto in sottofondo il cacao e il torrefatto della porter. C’è anche qualche delicato accenno alla vaniglia. Appartenete a coloro che pensano ci sia differenza tra Porter e Stout?  Poco importa: l’esperienza americana mi ha insegnato che generalmente per i birrai americani una Imperial Porter ha un corpo più leggero  (ed un carattere molto meno torrefatto) rispetto ad una Stout. L’interpretazione di Central Waters non fa eccezione. Le poche bollicine e l’avena rendono questa Rye Barrel Chocolate Porter morbida al palato ma in una birra scura che supera il 12% gradirei trovare un po’ di corpo in più. Il passaggio in botte caratterizza anche il gusto, rilegando nuovamente in secondo piano la porter: è comunque un “barrel-aged” pulito e piuttosto elegante che, pur non raggiungendo particolari vette espressive, regala una bella bevuta. Bourbon e frutta sotto spirito, legno, torrefatto e qualche accenno di cioccolato nel finale: l’alcool scalda ogni momento, ma non brucia.   C’è tutto quello di cui avete bisogno per passare una bella serata, sorseggiandola con calma e con un buon rapporto qualità prezzo.
Formato 35,5 cl., alc. 12,65%, lotto 2019, prezzo indicativo 7.00-8.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 15 giugno 2018

Central Waters Brewer's Reserve Bourbon Barrel Stout

Del birrificio del Wisconsin Central Waters avevamo rapidamente parlato in questa occasione:  Rift IPA e Satin Solitude Imperial Stout le due birre assaggiate. Il birrificio nasce nel 1997 a Junction City, duecento chilometri a nord ovest di Milwaukee: lo fondano gli amici Mike McElwain e Jerome Ebel  adattando un vecchio impianto di un caseificio in uno stabile che nel 1920 ospitava un concessionario della mitica Ford Model A.  I soldi a disposizione erano pochi e il fai-da-te”era la parola d’ordine: l’impianto fu assemblato dai soci fondatori, inclusi collegamenti idraulici ed elettrici, e le birre venivano auto-distribuite nel Wisconsin. 
Paul Graham era  a quel tempo ancora un homebrewer e venne inizialmente chiamato a dare una mano part-time in birrificio, ma dopo sei mesi era già lui a gestire tutta la fase produttiva.  Per crescere c’era però bisogno di finanziamenti: ottenuto credito dalle banche, nel 2003  Paul Graham e il socio Anello Mollica rilevano il birrificio dai due fondatori. Nel 2007 avviene il trasloco nella location attuale di Amherst dove viene messo in funzione un nuovo impianto dalla capacità di 17 ettolitri barili che nel 2016 è stato sostituito con uno da 60; attualmente la produzione è di circa 18.000 ettolitri l’anno.   
Il mutuo viene ripagato grazie alle vendite delle birre “quotidiane” (la più venduta è la Mudpuppy Porter), ma la novità principale introdotta da Graham è l’inizio degli invecchiamenti in botte; oggi le birre barricate racchiuse nella gamma “Brewer’s Reserve” hanno raggiunto il 30% della produzione e aumentato i margini di profitto. “Le prime due botti usate – ricorda Graham – le acquistammo con 25 dollari. Consegnammo una busta con 50 dollari ad un autista di camion diretto in Kentucky che passava di qua per caso e lui ci portò le botti. Oggi per comprarne una ce ne vogliono 190”! Central Waters è attualmente uno dei birrifici americani, dietro a  Goose Island, New Holland, Firestone Walker e Founders, che possiede il maggior numero di botti usate. 
Le botti hanno anche contribuito a creare un po’ di “hype” attorno al nome Central Waters, cosa che negli Stati Uniti non deve mai mancare. Ogni anno, alla fine di gennaio, centinaia di persone sfidano il freddo del Wisconsin  per accaparrarsi qualche bottiglia della birra con la quale il birrificio festeggia il proprio compleanno, solitamente una imperial stout invecchiata in botti ex bourbon. Nel 2016 è andata esaurita in poche ore la Ardea Insignis, una imperial stout invecchiata per tre anni in botti che avevano ospitato per 25 anni bourbon: la potete ancora trovare sul mercato secondario alla modica cifra di 300 dollari.

La birra.
Se non capitate nel periodo in cui vengono messe in vendita, ovvero nei mesi più freddi dell’anno, può diventare abbastanza difficile reperire negli Stati Uniti una delle imperial stout invecchiate in botti di bourbon di Central Waters. Per fortuna qualcuna è inaspettatamente arrivata anche dalle nostre parti nei mesi scorsi.  Parliamo della Brewer's Reserve Bourbon Barrel Stout che il birrificio del Winsconsin mette in vendita una volta l’anno, nel caso specifico a novembre 2017. 
Si veste di un bell’ebano scuro e forma una piccola testa di schiuma cremosa e compatta che ha una discreta persistenza. Al naso pulizia ed eleganza non mancano e il bouquet olfattivo è notevole: il bourbon traina un carico di uvetta e prugna, fruit cake, frutti di bosco. In secondo piano ci sono note di vaniglia e cocco, accenni di cioccolato, legno.  La gradazione alcolica non è riportata in etichetta ma dovrebbe corrispondere al 10.5%: a supportarla c’è tuttavia un mouthfeel abbastanza leggero che avvantaggia la scorrevolezza ma lascia qualche rimpianto per quel che riguarda la densità. E’ questo l’unico appunto che mi sento di fare ad una imperial stout molto ben eseguita, pulita e intensa, nella quale il gusto risulta tuttavia un po’ meno profondo e complesso rispetto all’aroma. Del “nero” di una stout in verità non ci sono molte tracce e la bevuta è marcata dal calore del bourbon e  della frutta sotto spirito: ciliegia, prugna, uvetta. Ad asciugare il dolce ci pensa la componente etilica e un finale abbastanza secco nel quale emerge una netta nota legnosa. Sul taccuino bisogna annotare anche la vaniglia e, in fondo in fondo, un ricordo di cioccolato. 
E’ un po’ leggerina di corpo ma è una imperial stout molto ben fatta e raffinata questa Brewer's Reserve Bourbon Barrel Stout di Central Waters: perfetta per i  gelidi inverni del Midwest americano.
Formato 35.5 cl., alc. 10.5% (?), IBU 48, lotto 29017, prezzo indicativo 7.00-8.00 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 1 settembre 2017

Wisconsin: Pearl Street Me, Myself & IPA, Lakefront IPA, Central Waters Rift IPA & Satin Solitude Imperial Stout

Wisconsin, ventitreesimo stato americano per superficie e ventesimo per popolazione: uno stato dalla grande tradizione agricola, i cui confini occidentali ed orientali sono rappresentati dal Grande Fiume, il Mississippi, e dal lago Michigan: è soprannominato America's Dairyland, ovvero "la terra dei caseifici".  Per quel che riguarda la birra a Milwaukee, la più grande città dello stato, ha sede la Miller Brewing Company, il secondo più grande produttore americano la cui proprietà è passata nelle mani di gruppi come Philip Morris e SAB Miller. Nell'ottobre 2016 quest'ultimo è stato acquistato da AB-InBev e il marchio Miller è stato uno di quelli "sacrificati" sull'altare dell'antitrust: il gruppo Molson Coors lo ha rilevato per 12 miliardi di dollari. 
Fortunatamente in Wisconsin ci sono anche 138 birrifici artigianali (quattordicesimo stato americano) per una produzione totale di circa 1.150.000 ettolitri: non sono molti quelli che vengono importati in Europa (a memoria ricordo solo O'so) e la maggior parte di essi ha una distribuzione soprattutto locale o opera solamente come brewpub. Emblematico il caso di New Glarus, uno dei birrifici del Wisconsin più apprezzati dai beergeeks, che distribuisce solamente all'interno del proprio stato. 
Il beer hunting in uno stato grande poco più della metà (169.639 km²) del territorio italiano nel quale vivono solamente sei milioni di persone è quindi tanto affascinante quanto carente d'informazioni. Prima di avventurarsi è sempre doveroso informarsi sulle leggi relative alla vendita e al consumo di alcool, diverse in ogni stato americano: il Wisconsin non annovera nessuna "dry county" ma la vendita di birra (da asporto) è consentita solamente dalle sei del mattino alle nove di sera, mentre i bar hanno l'obbligo di chiudere entro le due di notte e, nel weekend, entro le due e mezza. 

Partiamo dalla Pearl Street Brewery, birrificio che si trova a La Crosse, una piccola ma graziosa (per gli standard americani) cittadina adagiata sulle rive del Mississippi e quindi sul confine con il Minnesota. Viene fondato nel 1999 da padre e figlio, Tony e Joe Katchever, aiutati oggi dall’head brewer Jordan e da un team che comprende una decina di persone; l’attività parte in un seminterrato delle centralissima Pearl Street per poi continuare oggi nei più periferici ma ampi locali di St Andrew Street. In quasi vent’anni di attività il birrificio ha realizzato una cinquantina di birre e distribuisce solamente nel proprio stato; difficile resistere alla tentazione di bere finalmente IPA americane fresche, addirittura nella loro città d’origine, e quindi dalla loro gamma scelgo una freschissima Me, Myself & IPA. 
Siamo nel Midwest, quindi ben lontani dalle bombe luppolate della West Coast e dai succhi di frutta del New England; riesce difficile elaborare una definizione precisa di Midwest IPA ma direi che di solito potete aspettarvi una birra nella quale i luppoli guidano la bevuta ma anche la componente maltata è ben presente, con il risultato che spesso coincide con una IPA molto bilanciata che non tende a saturare il palato con tonnellate di amaro.  La Me, Myself And IPA di Pearl Street (non confondetelo con l’omonimo birrificio di Buffalo) è di colore dorato carico e presenta un aroma pulito anche se poco intenso: aghi di pino e note terrose, quasi di muschio, accompagnano il caramello anticipando quello che sarà poi la bevuta. Al palato appare anche qualche nota biscottata e di pompelmo, prima di un finale amaro, di buona intensità, nella quale le note pungenti di resina affiancano quelle terrose. Bottiglia con meno di un mese di vita sulle spalle, fresca e pulita, che regala buone soddisfazioni: IPA piuttosto muscolosa per il contenuto alcolico effettivo (6.5%) che, come accade quasi sempre per le birre del Wisconsin, non viene dichiarato in etichetta. 

Dalle rive del Mississippi spostiamoci ora quelle del lago Michigan, a Milwaukee, dove dal 1987 ha sede Lakefront Brewery, uno dei microbirrifici più longevi del Wisconsin fondato dai fratelli Russ e Jim Klisch. Per dodici anni 2000 il birrificio ha operato all’interno di un ex-panificio utilizzando un impianto, incluso la linea d’imbottigliamento, assemblato personalmente da Russ utilizzando componenti di seconda mano; nel 2000 è avvenuto il trasloco, con conseguente cambio d’impianto produttivo, all’interno di un dismesso edificio del 1908  che un tempo ospitava la centrale elettrica, alimentata a carbone, della Milwaukee Electric Railway Company. Oltre che in tutto il Midwest, Lakefront distribuisce anche sulle coste degli Stati Uniti, dalla Florida alla California. La IPA di  Lakefront viene prodotta con Cascade e Chinook  e si presenta di colore oro antico con riflessi ramati; il naso non brilla né per pulizia né per intensità ma permette comunque d’individuare i profumi terriccio umido, di biscotto e pane tostato. La sensazione palatale è un po’ debole per una IPA dal buon contenuto alcolico (6.6%) che propone un percorso gustativo coerente con l’aroma: biscotto e caramello, accenni di tostato, marmellata d’agrumi prima di un finale amaro abbastanza corto nel quale convivono note vegetali, terrose e una delicata tostatura. IPA prodotta con luppoli americani che ricorda molto l’Inghilterra, quella "tradizionale", nel risultato finale: intensità e pulizia non sono tuttavia encomiabili e alla fine la bevuta lascia un po’ insoddisfatti. 

Altro birrificio con vent’anni di storia alle spalle è Central Waters, aperto nel 1997 a Junction City, duecento chilometri a nord ovest di Milwaukee: lo fondano gli amici Mike McElwain e Jerome Ebel  adattando un vecchio impianto di un caseificio in uno stabile che nel 1920 ospitava un concessionario di automobili Ford. Dopo tre anni il birrificio fu rilevato dal birraio e dipendente Paul Graham che ancora oggi lo guida assieme ad Anello Mollica; nel 2007 è avvenuto il trasloco nella location attuale di Amherst dove è in funzione un impianto dalla capacità di 15 barili. 
Impossibile reperire alcune delle imperial stout invecchiate in botti di bourbon che rappresentano, almeno secondo i beer-raters, il meglio di Central Waters: sono birre stagionali per i mesi più freddi dell’anno che spariscono ovviamente subito dagli scaffali. Eccone invece due prodotte tutto l’anno. La IPA della casa si chiama Rift, in omaggio alla Grande Fossa Tettonica del Kenia (Great Rift Valley) nella quale vivono almeno cinque specie diverse di aironi, animale presente su tutte le etichette del birrificio; i luppoli utilizzati sono Simcoe, Citra ed Amarillo.  Il bicchiere si veste di color dorato carico e l’aroma regala profumi di aghi di pino, mango, papaia e melone, pompelmo; l’intensità non è molto elevata ma la pulizia è quella giusta. La sensazione palatale è morbida e molto gradevole a supporto di una bevuta molto bilanciata nella quale convivono note biscottate e di frutta tropicale prima di un finale amaro, di media intensità, caratterizzato da note prevalentemente resinose. Una IPA che manca forse un po’ di carattere ma che evidenzia fragranza e ottima pulizia, risultando facilissima da bere. 
Le cose vanno un pochino meno bene quando nel bicchiere si versa l'imperial stout chiamata Satin Solitude. Dal contenuto alcolico “moderato” (7.5%) e di colore ebano scurissimo,  si presenta con un ottimo aspetto e con un naso altrettanto invitante e pulitissimo: pane nero, orzo tostato, caffè e mirtillo, una spolverata di cenere. L’inizio è promettente ma in bocca questa imperial stout risulta un po’ troppo leggera e sfuggente, anche se capisco le intenzioni del birrificio di realizzare una birra intensa ma non impegnativa da bere. I sapori sono molto meno puliti e definiti degli aromi, con una generale sensazione di torrefatto supportata dal dolce del caramello; nel finale le tostature s’intensificano ma la birra perde ulteriormente eleganza, concludendo il suo percorso con un immaginario tuffo in una tazza di caffelatte ben zuccherato. Nel complesso discreta, si perde un po’ per strada dopo un inizio (aroma) molto convincente: peccato.

Nel dettaglio
Pearl Street Brewery Me Myself & IPA, 35.5 cl., alc. 6.5%, imbott. 07/2017, prezzo 1,58 $
Lakefront Brewery IPA, 35.5 cl., alc. 6.6%, scad. 18/11/2017, prezzo 1,58 $
Central Waters Rift, 35.5 cl., alc. 6.5%, lotto 413113?, scad 4/12/2017?, prezzo 1,58 $
Central Waters Satin Solitude, 35.5 cl., alc. 7.5%, lotto e scadenza non riportati, prezzo 1,58 $