La Summer Wine Brewery viene fondata nel 2008 da James Farran, Andy Baker e Meyrick Kirk; il birrificio si trova a Holmfirth, nello Yorkshire, un paese noto agli inglesi soprattutto per essere stata la location di una famosissima sitcomedy, andata in onda per 31 stagioni dal 1973 al 2009, e chiamata Last of the Summer Wine. Il birrificio non si è ovviamente lasciato sfuggire l'occasione scegliendo un nome ispirato alla serie televisiva; nonostante i richiami alla tradizione, Summer Wine è un birrificio "moderno" guidato dal giovane birrario (ha iniziato a dicassette anni) James Farran che, a parte poche eccezioni, sembra più ispirato dalle innovazioni (e dai luppoli) statunitensi che dai classici britannici. Ratebeer elenca ormai quasi un centinaio di birre che sono state prodotte in circa quattro anni. Questa Rouge Red Hop Ale vede ad esempio un'abbondante luppolatura di Centennial e Simcoe. Si presenta di color ambrato velato, con sfumature rossastre; c'è una bella testa di schiuma color ocra, quasi pannosa, molto persistente. L'aroma è pulito ed elegante, sprigiona ancora una buona freschezza: c'è tanta frutta, soprattutto pompelmo, ma anche mandarino, ananas e frutta tropicale. Dal colore della birra ci aspettavamo un ingresso in bocca maltato/caramellato; c'è invece solo un velocissimo passaggio di biscotto, e poi è nuovamente una danza di luppoli, con un crescendo di scorza di pompelmo. Finale abbastanza intenso, con un bel taglio secco leggermene astringente ed un retrogusto, lungo ed appagante, ricco (ancora!) di scorza di pompelmo e di lime. Amber Ale abbastanza atipica, con tanti luppoli e poco malto, ma molto profumata e molto pulita. Facilissima da bere, abbiamo chiuso gli occhi ed abbracciato la licenza stilistica che si è preso il birraio, e ce la siamo proprio goduta. Formato: 33 cl., alc. 5.8%, scad, 30/06/2013.
domenica 10 febbraio 2013
sabato 9 febbraio 2013
Civale Imperiosa
Imperiosa è l'imperial stout del birrificio Civale di Alessandria; prodotta con zucchero di canna grezzo, malti Pilsner, Maris-Otter, Biscuit, CaraMunich, Chocolate, Roasted Barley. I luppoli sono Magnum, E.K.Golding, Cascade e Centennial; negli ultimi due anni ha sempre ottenuto la medaglia d'argento al concorso di Birra dell'Anno nella categoria "birre scure, alto grado alcolico, d'ispirazione angloamericana". Nel 2011 dietro alla Castigamatt del Birrificio Rurale e l'anno scorso dietro la Montinera del Piccolo Birrificio Clandestino. Nel bicchiere è completamente nera; si forma mezzo centimetro di schiuma color nocciola, che svanisce quasi subito. Il naso è chiuso, impiega qualche minuto ad aprirsi: emergono tostature, sentori di mirtilli ma soprattutto caffè (liquido). Discreta la pulizia, scarsa l'intensità. Al palato arriva completamente "piatta", priva di qualsiasi "bollicina"; il corpo è medio. In bocca c'è predominanza di frutta sotto spirito (prugne e mirtilli) con il caffè e le tostature relegate in secondo piano; non c'è l'atteso "crescendo" finale. La birra, già di sé poco viva(ce) per l'assenza totale di carbonazione, si spegne ulteriormente e, invece dell'atteso finale amaro, ricco di caffè/tostature/cioccolato, lascia un retrogusto abboccato di frutta sotto spirito. Difficile giudicare una bottiglia così penalizzata dall'assenza di carbonazione e dall'aroma abbastanza sotto tono. Speriamo di poterla tornare ad assaggiare presto in una forma migliore. Formato: 33 cl., alc. 10%, lotto IM01210, scad. 10/06/2014, prezzo 5.20 Euro (beershop, Italia).
venerdì 8 febbraio 2013
BFM Cuvée Alex le Rouge 2010
Secondo incontro con la Brasserie des Franches Montagnes (BFM), il birrificio svizzero guidato dal birraio Jérôme Rebetez. Il primo incontro-scontro è avvenuto in questa occasione, con una La Meule palesamente infetta; ci abbiamo riprovato con la Cuvée Alex le Rouge Jurassian Imperial Stout, ma anche questa volta ci è andata male. Si apre con un bel gushing, ma fortunatamente il bicchiere è a portata di mano e la "fontana" si scarica nel posto giusto. Purtroppo l'aroma è un trionfo d'aceto, ed anche il gusto non fa eccezione; rimane giusto qualche remota nota di caffè. Non ci resta che descriverne l'aspetto (torbido ebano scuro, enorme schiuma beige, cremosa, molto persistente) prima di offrirla al lavandino. E' prodotta con acqua, malto, luppolo, zucchero di canna, lievito, pepe Serawak, tè russo, vaniglia Bourbon. Ci restano ancora due BFM in cantina, speriamo di riuscire a bere qualcosa di decente prossimamente. Formato: 33 cl., alc. 10.276%, lotto 5 (2010), prezzo 5.70 Euro (food market, Svizzera).
giovedì 7 febbraio 2013
Früh Kölsch
La Cölner Hofbräu P. Josef Früh viene fondata a Colonia nel 1908, in pieno centro storico, a pochi passi dalla cattedrale; il birrificio è ancora oggi di proprietà dei discendenti (quinta generazione) del fondatore Peter Josef Früh. Nello storico edificio centrale, quasi completamente distrutto da un incendio provocato dai bombardamenti aerei del Febbraio 1944, hanno oggi sede gli uffici amministrativi ed un pub - forse il più frequentato a Colonia, aiutato anche dalla posizione - dove potete gustare alla spina l'unica specialità del birrificio. Gli spazi sono progressivamente aumentati, con l'apertura progressiva, nel corso degli anni, di altri piani dell'edificio dedicati alla ristorazione ed alla mescita. La produzione è stata invece trasferita nella periferia Nord di Colonia, un passo necessario per aumentare i volumi e soddisfare tutta la richiesta, che oggi si attesta all'incirca sui 450.000 ettolitri l'anno. La Früh esiste anche in versione analcolica, radler e sprizz (48% di arancia); lasciamo perdere le ultime tre deviazioni e dirigiamo la nostra attenzione sulla creazione originale. All'aspetto è di colore oro pallido, limpido; la schiuma è bianca e cremosa ed ha una buona persistenza. Il naso è abbastanza sottile, con sentori floreali, di agrumi e di paglia. La bottiglia (50 cl.) evapora molto in fretta: corpo leggero, carbonazione medio-bassa. L'imbocco è di pane e cereali, segue una parte centrale con note di agrumi che richiamano l'aroma, si chiude con una nota amaricante erbacea (e leggermente saponosa). Una bottiglia poco fragrante e poco fresca, leggera e delicata, che si spegne un po' a fine corsa in un'acquosità un po' eccessiva. Una discreta bevuta, che ci piacerebbe provare anche direttamente alla fonte, in quel di Colonia. Formato: 50 cl., alc. 4.8%, lotto 20110:32, scad. 16/05/2013, prezzo 0.85 Euro (supermercato, Germania).
mercoledì 6 febbraio 2013
Gulden Draak
Le birre "scure" sono storicamente sempre state la specialità del birrificio belga Van Steenberge; non sorprende quindi che a metà degli anni '90, quando il birrificio decise di concentrarsi sull'esportazioni all'estero, la strong ale Gulden Draak fu scelta come "apripista". Una decisione che fu ripagata dal giudizio datole nel 1998 dall'American Culinary Institute: miglior birra al mondo. Ma il "Dragone d'oro" è soprattutto quella scultura che domina la torre centrale (91 metri d'altezza) della chiesa Sint Niklaas di Gent, nelle Fiandre. Ha la forma di una nave vichinga, con la prua stilizzata a forma di testa di drago; la scultura fu in origine donata nel 1111 dal re di Norvegia Sigrid Magnusson all'imperatore di Costantinopoli e destinata alla sommità della cupola della basilica di Santa Sofia. Un secolo dopo, nel corso della quarta crociata, Baldovino IX, Conte delle Fiandre, durante il saccheggio della odierna Istanbul riportò la statua in Belgio, nel suo piccolo paese natale di Biervliet. Ma i vicini cittadini di Bruges, invidiosi del fatto che un paese così piccolo avesse una statua così bella, se la portarono a casa alla prima occasione (leggi "conflitto"). Gent non fu da meno, ed approfittò della battaglia di Beverhout contro Brugge del 1382 per sottrarre il dragone d'oro ai rivali e collocarlo, in bella vista, in cima alla cattedrale della loro città. La Gulden Draak da bere arriva invece in un'insolita bottiglia plastificata di bianco; fu prodotta per la prima volta all'inizio degli anni '80. E' di colore marrone scuro, con intensi riflessi rosso rubino visibili in controluce; la schiuma, molto persistente e cremosa, è beige chiaro. L'aroma sprigiona profumi di pane nero, melassa, fruit cake, zucchero di canna, frutta candita e spezie. Ha un imbocco meno "massiccio" del previsto (ABV 10,5%), con un corpo medio ed una carbonazione molto sostenuta che tuttavia non le preclude una buona morbidezza palatale. C'è toffee, liquirizia, spezie, ma soprattutto molta frutta (prugne e datteri), con un inizio di bevuta dolce che è bilanciato da una seconda parte più aspra, ricca di note di prugna acerba. E' preludio ad un finale secco e ripulente, seguito da un retrogusto abboccato, morbido, caldo ed etilico (frutta e liquirizia). Strong Ale molto solida con l'alcool nascosto in maniera esemplare; decisamente meglio in bocca che al naso, si rivela una bevuta appagante, ben equilibrata e molto "sostanziosa". Formato: 33 cl., alc. 10.5%, scad. 20/10/2013.
martedì 5 febbraio 2013
Hibu VaiTrà
Secondo assaggio di Hibu, giovane birrificio brianzolo che abbiamo incontrato per la prima volta ad inizio anno con la propria birra Natalizia. VaiTrà è invece il nome dato alla American Pale Ale. E' di un bell'ambrato carico, velato, con un ampio "cappello" di schiuma color ocra, fine, cremosa, discretamente persistente. Il naso non è molto pronunciato ma c'è un buon livello di finezza; si apre con leggeri sentori di aghi di pino, tanto pompelmo, un po' di frutta tropicale dolce. Al palato c'è l'atteso ingresso di caramello, ma è poi il pompelmo (frutta e scorza) a prendere il controllo della situazione. Il corpo, medio, la rende meno leggera del previsto e la bevuta è un po' appesantita da una leggera presenza invasivi dei lieviti che ne sporcano un po' il gusto. Ha comunque una buona morbidezza al palato, con una consistenza watery che viene in soccorso alla "beverinità". Gusto tutto giocato tra caramello e pompelmo, con un finale di scorza di agrumi (pompelmo, ma soprattutto lime) e vegetale. American Pale Ale che rispetta i canoni stabiliti del protocollo ma che, come per la precedente birra di Natale, difetta un po' di personalità e, nel caso di questa bottiglia in particolare, di una pulizia non proprio impeccabile (lieviti). Birrificio di recente apertura, c'è tutto il tempo per lavorare ancora sul prodotto, comunque già di buon livello. Formato: 33 cl., alc. 6.3%, scad. 04/07/2013, prezzo 3.00 Euro (stand birrificio).
lunedì 4 febbraio 2013
Lost Abbey Judgment Day
Di Tomme Arther e di Lost Abbey abbiamo già parlato molto dettagliatamente in questa occasione; dopo la Serpent's Stout, entriamo nel territorio prediletto del marchio Lost Abbey, ovvero il Belgio. Un altro nome biblico (Judgement Day) per una birra che s'ispira alle grandi birre trappiste; sì, non sbagliate se pensate al numero 10 (Rochefort) o al 12 (Westvleteren). La ricetta include malti Two Row, Medium e Dark English Crystal, Special B, Chocolate e frumento; i luppoli sono Challenger ed E.K. Golding. Completano la ricetta il lievito proprietario e l'aggiunta nel mosto di destrosio ed uvetta. Sul retro etichetta, il solito lunghissimo "sermone" scritto da Tomme a corredo della birra; il riferimento è ovviamente al giorno del giudizio, ponendo al lettore/bevitore la domanda fondamentale: "credi che ci sarà un Giorno del Giudizio? Hai mai pensato a cosa starai facendo quando arriveranno i quattro cavalieri dell'apocalisse? Forse starai bevendo questa Quadrupel belga. Ma siccome non abbiamo idea di quando finirà il nostro tempo, ti diamo un semplice consiglio: vivi una vita ispirata. Cerca opportunità in ogni cosa. Sfida te stesso a seguire le tue passioni con costanza, e vivi la vita con motivazione. In modo che quando arriverà il Giorno del Giudizio, te ne andrai sapendo che hai vissuto la tua vita nel modo in cui volevi viverla, e nessuno potrà portarti via quello". Ma la Judgment Day costituisce anche la base per un'altra splendida birra di Lost Abbey: nel mosto vengono aggiunte amarene e poi, dopo la fermentazione, viene messa ad invecchiare in botti di Bourbon per un anno, assieme ad altre amarene ed a Brettanomiceti. Nasce così la Cuvée de Tomme, della quale però parleremo in un'altra occasione. La Judgment Day arriva nel bicchiere di colore marrone/rosso rubino, torbido; si forma un centimetro scarso di schiuma, a bolle grosse, che svanisce immediatamente lasciando solamente un piccolo pizzo sui bordi del bicchiere. Il naso offre subito un caldo benvenuto alcolico, ammorbidito da frutta sotto spirito (uvetta e prugne), leggerissimi sentori di fruit cake e di toffee. Pensando all'ispirazione trappista di questa birra ci aspettavamo un po' più di complessità, ma l''aroma è comunque pulito ed intenso. Non ci sono grosse variazioni in bocca, in un gusto dominato dalla frutta sotto spirito (ancora uvetta e prugne/datteri) con l'alcool che è sempre presente pur non andando mai sopra le righe; ci sembra di avvertire anche qualche nota di vaniglia. Il corpo è pieno, la carbonazione è molto bassa; la birra è morbida in bocca, con una consistenza oleosa. Il finale secco chiude bene il percorso dolce, rimane un retrogusto morbido e caldo, ricco di frutta sotto spirito. Purtroppo sulla bottiglia non è riportato l'anno di produzione di questa Judgment Day; Tomme Arthur la descrive come una birra ideale per essere lasciata in cantina, ma ci sembra che il tempo non abbia fatto molto bene a questo esemplare arrivato in Italia. Birra massiccia ma abbastanza monotematica, quasi priva di carbonazione, priva di quelle caratteristiche aromatiche e gustative che ci si attenderebbe dal lievito di una birra ispirata alle "grandi" trappiste. Rimane molta frutta sotto spirito ed alcool, per una bevuta un po' stanca e solo parzialmente soddisfacente. Formato: 75 cl., alc. 10.5%, lotto e scadenza sconosciuti, prezzo 14.10 Euro (beershop, Italia).
domenica 3 febbraio 2013
Diekirch Grand Cru
Seconda birra lussemburghese dopo la Diekirch Reserve bevuta poche settimane fa; sempre Brasserie de Luxembourg Mousel-Diekirch, con una altro nome "nobile": Grand Cru. E' di un limpido color ambra, con una schiuma a bolle grosse color ocra, discretamente persistente. Al bel colore contribuisce anche il colorante caramello E150, proprio quello che in California compare tra le sostanze potenzialmente cancerogene, al punto che Coca Cola e Pepsi hanno deciso di rimuoverlo dalla ricetta, piuttosto che riportare sull'etichetta dei loro prodotti l'avviso del rischio cancro. Ma torniamo alla birra, dove il naso è abbastanza pronunciato: caramello e toffee, burro, sentori di frutta rossa, soprattutto ciliegia. Aroma forte che però svanisce assieme alla schiuma. Il percorso in bocca è assolutamente coerente, con caramello, toffee ed un fruttato dolce che a tratti ricorda lo sciroppo di ciliegia, ma non quello naturale; a bilanciare una bevuta abbastanza dolce c'è un finale amaro erbaceo non esattamente gradevole, che sconfina in una sensazione di gomma bruciata man mano che la temperatura della birra si alza. Un finale molto poco memorabile per una birra che potete tranquillamente lasciare sullo scaffale dei supermercati del Lussemburgo. Formato: 33 cl., alc. 5.1%, scad. 09/2013, prezzo 0.95 Euro (grande distribuzione, estero).
sabato 2 febbraio 2013
Nøgne Ø / Bridge Road India Saison
Era da un po' che non stappavamo una bottiglia di Nøgne Ø, l'ottimo birrificio norvegese aperto nel 2002 da Kjetil Jikiun; l'avevamo da un po' sulla nostra wishlist e finalmente siamo riusciti ad afferrarla, questa "India Saison", una collaborazione tra Nøgne ed il birrificio australiano Bridge Road, del quale purtroppo non abbiamo ancora assaggiato nulla. Si tratta di una saison prodotta con malto pilsner e frumento maltato, lievito belgian ale ed una luppolatura che viene, ovviamente, dall'Australia: galaxy e stella. La stessa birra viene anche brassata nell'emisfero australe, presso gli impianti della Bridge Road, e commercializzata con un'etichetta leggermente diversa. Prodotta per la prima volta nel 2011, ha un colore arancio pallido, opaco; la schiuma bianca è generosa, fine e quasi pannosa, molto persistente. Ma lo splendido biglietto da visita di questa India Saison è l'aroma: pulitissimo, elegante, ancora pungente, carico di frutta. Moltissimi agrumi, con note aspre che richiamano la scorza del pompelmo, lime e mapo, ed altre più dolci di mandarino e polpa d'arancio; c'è una leggera acidità che ben contrasta con dei sentori più dolci e nascosti di frutta tropicale. All'ingresso in bocca c'è una leggera nota di pane e di cereali, ma il gusto è nuovamente caratterizzato da una massiccia presenza di agrumi, polpa e scorza, che richiamano in toto l'aroma. Molto vivace, dal corpo leggero, con una leggera acidità che la rende molto rinfrescante; la sensazione durante la bevuta è a volte quella di avere nel bicchiere una spremuta d'agrumi (pompelmo e lime), senza molti altri elementi a bilanciare. Chiude ovviamente con una leggera astringenza e con un retrogusto carico di scorza d'agrumi ed una leggera nota pepata. Birra che risulta stupefacente per i primi sorsi, ma che alla lunga batte un po' troppo sul tasto dell'agrume con il rischio saturazione/noia che si fa molto concreto; è pulitissima, e paradossalmente questo ci è sembrato un difetto. Le manca un po' di quel carattere agreste di una "Farmhouse Ale", un po' di quello "sporco" (buono) che le donerebbe un po' di complessità portando qualche variazione alla spremuta di agrumi. Facilissima da bere, acquisto ed assaggio senz'altro consigliato. Formato: 50 cl., alc. 7.5%, 40 IBU, imbottigliata il 29/03/2012, lotto 782, scad. 29/03/2014, prezzo 6.40 Euro (beershop, Italia).
venerdì 1 febbraio 2013
Doppio Malto Old Jack
Del birrificio Doppio Malto di Erba (Como) abbiamo già parlato dettagliatamente in questa occasione; saltiamo quindi il cappello introduttivo e passiamo direttamente all'assaggio della Old Jack, una chocolate stout dall'etichetta retro che si è guadagnata la medaglia d'argento al CIBA del 2008 nella categoria Porter-Stout e quella di bronzo all'International Beer Challenger 2011 nella categoria Old Ale. Ebano scurissimo, ai confini del nero, schiuma beige, fine e cremosa, molto persistente. Si parte molto bene, con un aroma molto pulito e fine: orzo tostato, caffè, mirtilli, cioccolato amaro, qualche leggero sentore di cenere. L'approdo in bocca è abbastanza morbido; non è un classica stout cremosa anglosassone, la consistenza watery assicura una grande facilità di bevuta, il corpo è medio, la carbonazione bassa. Il gusto ricalca le orme dell'aroma, ma non è altrettanto pulito: troviamo caffè, tostature e liquirizia, attraversate da una leggera acidità che pulisce bene il palato ad ogni sorso. Il finale è leggermente astringente, preludio ad un retrogusto che ci riporta ai livelli dell'aroma, con la giusta intensità e pulizia: tostature, caffè, liquirizia. Birra che coniuga molto bene intensità di gusto e facilità di bevuta, senza sacrificare nessuna delle due componenti essenziali che (quasi) ogni birra dovrebbe avere; sicuramente meglio al naso che in bocca, dove una maggiore pulizia la renderebbe meritevole di un ipotetico podio. Formato: 75 cl., alc. 6.3%, IBU 35, lotto 12 4535 (?), scad. 30/07/2013, prezzo 7.00 Euro (stand birrificio).
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