domenica 11 dicembre 2011

Schneider Aventinus Weizen-Eisbock

Specialisti in birre al frumento da oltre duecento anni quelli della Schneider Weisse Brauerei, da quando, nel 1872, Ludwig II rinunciò al diritto esclusivo che riservava solamente ai birrifici posseduti dalla famiglia reale la possibilità di produrre birra di frumento. Il declino nella popolarità di questi tipo di birra, e quindi degli introiti derivanti, spinse il Re a cedere nel 1872 il diritto a Georg I Schneider. La produzione inizia proprio nel cuore di Monaco di Baviera, nell'edificio situato nella strada Tal a pochi passi da Marienplatz, in quell'edificio dove oggi non si produce più birra ma si possono ugualmente degustare i prodotti del birrificio abbinati ad una cucina più che dignitosa. Oggi la produzione si è spostata un po' più lontano, a Kelheim, ma il birrificio è ancora di proprietà della famiglia Schneider. Questa Aventinus Weizen-Eisbock è, a memoria, la prima Eisbock che ci è capitato di assaggiare. Originariamente una specialità della città di Kulmbach, che viene ottenuta solitamente partendo da birre già ad alta gradazione alcolica (Bock o Doppelbock) la cui temperatura viene abbassata drasticamente fino a provocarne la comparsa di cristalli di ghiaccio che vengono poi successivamente eliminati. Il "rimanente" è in parole povere una specie di "concentrato" di sapori ed alcool. Questa Weizen-Eisbock origina infatti dalla già superba Aventinus che abbiamo degustato in questa occasione. Fino agli anni '40, la Aventinus veniva trasportata per la Baveria in contenitori che non consentivano di controllare la temperatura; i rigidi inverni bavaresi ne provocavano spesso la parziale ghiacciatura. Gli avventori parvero però subito gradire questa birra molto intensa, e Hans Peter Drexler, allora mastro birraio alla Schneider, decise di trasformare il problema in opportunità, facendo avvenire la separazione dell'acqua dal resto del liquido direttamente in birrificio per creare appunto questa Eisbock. Servita nel caratteristico bicchiere con manico "opaco", a simulare un effetto "brina", è di un bellissimo color marrone intenso, con riflessi rossastri. Schiuma molto fine e cremosa, quasi indissolubile. Nonostante una temperatura di servizio un po' troppo bassa, l'aroma si rivela ricco di frutta; al primo impatto emerge la banana matura, accompagnata dai caratteristici sentori di coriandolo tipici delle hefeweizen. Una volta riscaldatasi, emergono dolci note di frutti rossi sciroppati e uvetta. Al palato è una birra solida, dal corpo pieno, con una carbonazione molto vivace. Ricchissima in bocca, quasi una (molto) dolce macedonia di frutta sottospirito: albicocca, pesca, uvetta, frutti di bosco, ciliegie, presenti anche sentori più lievi di frutta secca (prugne, dattetri, uvetta) L’alcool è sempre molto presente, a riscaldare tutto il palato, senza mai risultare particolarmente fastidioso; la bevibilità non è certamente il pregio di questa birra, che va piuttosto degustata a piccoli sorsi, sublime in abbinamento con un dolce (idealmente una Sacher) ma anche come dopocena. Retrogusto coerente, morbido, caldo e alcolico, abboccato, sempre ricco di frutta. Eisbock giovane questa, messa in bottiglia l’11 novembre e degustato in data 02 dicembre; la decisa frizzantezza riesce a contenerne la dolcezza, evitandole di diventare troppo stucchevole. Sarebbe interessante metterne in cantina a riposo qualche bottiglia, per vederne l’evoluzione nel tempo. In Italia dovrebbe essere distribuita da Interbrau, ma non è una birra che si trova molto diffusamente. Bevuta direttamente alla Weisses Bräuhaus di Monaco, dove è disponibile solo in bottiglia. L’accoppiata cena con Aventinus e dessert con Aventinus Eisbock si è decisamente fatta sentire, ma ci ha regalato grosse soddisfazioni; la Weisses Bräuhaus è tra le birrerie presenti nel centro storico di Monaco quella che senz’altro ci sentiamo di consigliare maggiormente. Atmosfera non troppo turistica e rumorosa, cibo più che dignitoso; molto affollata, essenziale prenotare, soprattutto nei fine settimana. Davvero un ottimo winter warmer, questa Eisbock. Formato: 33 cl., alc. 12%, lotto 2011 066812, scad. 22/11/2016, prezzo 3.90 euro.

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sabato 10 dicembre 2011

St. Bernardus Pater 6

All'inizio del diciannovesimo secolo l'anticlericalismo spinse la gente della comunità dell'abbazia francese di Catsberg ad "emigrare" oltre il confine belga nel vicino villaggio di Watou, nelle Fiandre Occidentali. Una vecchia fattoria venne quindi trasformata nel "Refuge Notre Dame de St. Bernard” con la produzione di formaggio che rappresentava la maggior fonte di finanziamento per le attività della comunità. Con il tempo la situazione in Francia migliorò, e nel 1934 la comunità decise di rientrare in patria chiudendo il "rifugio" in terra belga. Evarist Deconinck decide allora di rilevare il caseificio, iniziando anche un'opera di rinnovamento ed ampliamento delle strutture produttive. I formaggi sono il primo prodotto ad essere commercializzato con il nome St. Bernardus. La seconda grande opportunità, per Deconinck, arriva poco dopo la seconda guerra mondiale, quando il vicino monastero Trappista di St. Sixtus prende la decisione di interrompere la produzione di birra per la commercializzazione che aveva iniziato nel 1931. Padre De Groote, da trent'anni abate a Westvleteren, mette un freno all'attività brassicola del monastero, che ne stava snaturando la vocazione alla preghiera. La birra continuerà ad essere prodotta ma solo in piccole quantità, esclusivamente per il consumo interno del monastero o per i suoi ospiti. I monaci di St. Sixtus cedono a Deconinck la licenza di produrre e commercializzare le Westvleteren; lo aiutano a costruire un nuovo birrificio, e ne supervisionano la qualità. Il contratto, di durata trentennale, viene firmato nel 1946, con Deconinck che inizia a produrre formaggio la mattina e birra al pomeriggio. La nuova attività si rivela molto più redditizia, al punto che nel 1959 smette di fare formaggi, cendendo il marchio alla St. Bertin di Poperinge, più tardi assorbito dal gruppo Belgomilk. Bernadette Deconinck, figlia di Evarist, e suo marito Guy Claus ridiscutono il contratto nel 1962, che viene esteso per altri trenta anni. Al suo termine, nel 1992, non verrà più rinnovato anche a seguito della decisione dei monasteri Trappisti di riservare la denominazione di Trappistenbier solamente a quelle birre che sono prodotte dentro le mura di un monastero trappista. A Watou non si possono più produrre le Westvleteren, quindi, ma... la storia in comune è troppa per abbassare semplicemente la saracinesca e salutarsi. Le ricette sono note, i monaci di St. Sixtus le hanno supervisionate da quasi mezzo secolo, i lieviti sono lì; ecco allora che nello stesso anno nasce la nuova gamma di birre St. Bernardus, che lenmtamente iniziano ad assumere una personalità sempre più propria, pur mantenendo una certa somiglianza con le sempre difficili da reperire Westvleteren. Tradizione monastica che continua in questa Pater 6, la dubbel del birrificio; di color marrone, tonaca di frate, con riflessi ramati: la schiuma, ocra, è fine e cremosa, persistente. Aroma complesso ed intrigante, con sentori leggermenti aspri di frutti rossi che convivono accanti ad altri più dolci che richiamano l'uvetta e le prugne secche; malto tostato, polvere di cacao, ed una diffusa speziatura profusa dai lieviti utilizzati. Al palato rivela una consistenza leggera che le dona grande bevibilità, sostenuta da un corpo medio e da una carbonazione abbastanza contenuta. Malto tostato, frutta secca, caramello, liquirizia e spezie ne caratterizzano il gusto, con qualche leggerissimo richiamo ai frutti dolci dell'aroma. Bello il finale secco, seguito da un retrogusto caratterizzato da una nota amaricante un po' terrosa e leggermente speziata. Se abbiamo capito bene dalle informazioni reperite in internet, la birra matura in botti di rovere. Dubbel molto buona e bilanciata, sicuramente meglio al naso che in bocca, che si lascia bere molto bene. Esemplare imbottigliato nel 2010, crediamo. In cantina ci aspettano le "sorelle" maggiori. Formato: 33 cl., alc. 6.7%, scad. 22/02/2013, prezzo 2.02 Euro.

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Hopdaemon Skrimshander IPA

La Hopdaemon Brewery viene apera nel 2000 da Tonie Prins (il "demone del luppolo), uno neozelandese ex-homebrewer ormai stabilitosi da qualche tempo nel Kent inglese; lentamente il birrificio si è guadagnato diversi premi e riconoscimenti, soprattutto nei festival locali, nonostante una gamma abbastanza ristretta di birre prodotte, appena cinque. Il nome di questa Skrimshander, se abbiamo investigato bene, dovrebbe risalire al libro di Moby Dick. Gli scrimshanders (scritto con la "C") non sarebbero altro che degli oggetti intagliati dai marinai utilizzando i denti delle balene. All'aspetto è di colore ramato, opaco; la schiuma, ocra, è fine e cremosa, mediamente persistente. Il naso di questa bottiglia ci sorprende un po'; l'aveamo già bevuta la scorsa estate, in loco, e non lo ricordavamo così dolce, mieloso, con sentori fruttati di polpa d'arancio, toffee. Birra leggera, scarsamente carbonata ma piacevolmente morbida in bocca, con una consistenza quasi cremosa. In bocca c'è parecchio malto (caramello, leggermente tostato) con l'amaro che arriva in un secondo momento, caratterizzato da note vegetali e di scorza d'agrumi, leggermente piccante. Finisce secca, con un retrogusto che riflette il percorso intrapreso, amaro, vegetale, citrico. L'etichetta recita IPA ma, giustamente, Ratebeer la classifica come una bitter. Naso insolitamente dolce ed un po' in sofferenza, meglio in bocca dove la questa Skrimshander si risolleva; non ha particolari difetti, ma nemmeno grandi pregi. Formato: 50 cl., alc. 4.5%, scad. 05/05/2012, prezzo 2.12 Euro.

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giovedì 8 dicembre 2011

AleSmith YuleSmith Summer IPA

La AleSmith Brewing Company nasce nel 1995 a San Diego, California; i fondatori sono Skip Virgilio e Ted Newcomb, che la conducono sino al 2002 quando viene acquistata da Peter Zien. Homebrewer dal 1994, ma prima ancora appassionato collezionista brassicolo. Ancora minorenne, in camera sua c’è già una collezione di oltre 300 vuoti di bottiglia; le vacanze preferisce passarle con il padre in Belgio, Germania ed in Inghilterra, indovinate a fare cosa ? Si laurea in legge, promette alla madre di diventare giudice, un giorno, ma non riesce a scrollarsi di dosso il sogno di aprire un birrificio tutto suo. Acquistata la AleSmith, viene aiutato da Tod Fitzsimmons, altro ex-homebrewer al quale viene data in toto la paternità di aver creato una delle flagship beers del birrificio, la Evil Dead Red. Nel frattempo Peter Zien riesce anche a mantenere la promessa fatta alla madre; diventa finalmente giudice, non di un tribunale, ma di concorsi brassicoli. E’ infatti l’unico, nella contea di San Diego, ad avere ottenuto il livello di "Grand Master" al Beer Judge Certification Program. Caratteristica del birrificio, se non sbagliamo, è l’avversione al classico formato da 12 once liquide (35,5 cl.) utilizzato dalla maggioranza dei birrifici americani; le birre AleSmith sono infatti imbottigliate solamente nel più generoso formato da 24 once liquide. La AleSmith viene eletta nel 2008 “"Small Brewing Company and Small Brewing Company Brewer of the Year" al Great American Beer Festival. La Alesmith Yulesmith è una birra prodotta due volte l'anno, in due versioni leggermente diverse; quella estiva, messa in vendita a partire dal quattro Luglio, attualmente si trova al sesto posto della classifica della migliori Imperial IPA di Ratebeer, ottenendo un punteggio di 100/100. Di colore ramato, opaco; la schiuma è cremosa e fine, color ocra, di buona persistenza. Nonstante la birra abbia una viaggio oceanico e quasi un semestre di vita alle spalle, l'aroma è ancora abbastanza fresco, ricco di aghi di pino, frutti tropicali (mango, ananas maturo, passion fruit) e sentori di caramello. E' solida, dal corpo pieno, con una carbonazione media ed una consistenza oleosa; in bocca è morbida, ha una bella base di malto biscotto e caramello, seguita subito da un amaro resinoso pungente e piccante, che però non è mai aggressivo. La gradazione alcolica è sicuramente importante (8.5%) ma è molto ben nascosta al punto che si avverte solo un gradevole calore a fine bevuta. Il percorso nel palato continua con note di frutta tropicale che portano ad un finale secco, pulito, seguito da un retrogusto vegetale ed amaro, fruttato, piacevolmente alcolico. Imperial IPA davvero solida e molto ben fatta; relativamente semplice, ha pochi elementi che entrano in gioco ma ognuno è al posto giusto. Bottiglia ancora abbastanza fresca e godibile, che lascia però solo immaginare la spettacolarità di questa birra appena imbottigliata. Noi ci accontentiamo. Formato: 65 cl., alc. 8.5%, lotto e scadenza sconosciuti, prezzo 15.73 Euro.

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mercoledì 7 dicembre 2011

Thornbridge Jaipur

Nome indiano per – ovviamente – una India Pale Ale brassata dalla Thornbridge. Jaipur, ovvero la città “rosa”, per il colore predominante dei suoi edifici; capitale dell’omonimo distretto, più di tre milioni di abitanti, famosa per il Palazzo dei Venti, un antico osservatorio dal quale le donne di corte potevano osservare la vita della città. La sua splendida facciata in pietra arenaria rosa, è caratterizzata da un migliaio tra finestre e nicchie. Ritornando alla birra, si presenta di colore giallo pallido, velato; la schiuma bianca, molto persistente, è fine e cremosa. Molto elegante e fruttato il naso, con sentori di arancio, mandarino e pesca bianca. Si tratta di una IPA abbastanza snella, che non vuole mostrare i muscoli ma preferisce seguire la strada della facilità di bevuta. Medio-leggero il corpo, corretta la carbonazione, watery la consistenza. In bocca c’è un grande equilibrio e pulizia di tutte le componenti: malto (crosta di pane), agrumi dolci e “sciropposi” bilanciati da note amaricanti di scorza d’agrumi. Molto secca, pulisce bene il palato ed invoglia subito il sorso successivo; finisce lasciando un retrogusto amaro abbastanza delicato, caratterizzato da note vegetali e di scorza di pompelmo. IPA molto ben fatta, pulita, profumata, bilanciata e gustosa. C’è tutto quello che serve. Formato: 50 cl., alc. 5.9%, scad. 03/02/2012, pezzo 4.77 Euro.

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english summary:
Brewery: Thornbridge Brewery, Bakewell, Derbyshire, England:
Appearance: hazy pale yellow with a lasting creamy white head. Aroma: elegant fruity aroma, orange, tangerine, peach. Mouthfeel: medium-light bodied, medium carbonation, watery texture. Taste: very clean and balanced. Bready malt, sweet citrus pulp and bitter zest. Dry to the palate; aftertaste is gently bitter, herbal and citrusy (grapefruit zest). Overall: another very good IPA from Thornbridge. Tasty, clean and, most of all, exceptionally drinkable. Excellent. Bottle: 50 cl., 5.9% ABV, BB 03/02/2012, price 4.15 GBP.

martedì 6 dicembre 2011

Birrificio Rurale Castigamatt


Fu presentata a Febbraio 2011 nel corso della prima Settimana della Birra Artigianale; si tratta della birra prima birra stagionale (invernale) prodotta dall’interessante birrificio Rurale di Certosa di Pavia del quale qualche tempo fa abbiamo apprezzato molto la Terzo Miglio. La Castigamatt si è anche guadagnata, sempre quest’anno, il posto più alto del podio al concorso “Birra dell’Anno” di Unionbirrai, nella categoria “birre scure, alto grado alcolico, di ispirazione angloamericana”. Il birrificio la dichiara una birra “ispirata” alle Black IPA, il che ovviamente non aiuta a fare chiarezza in uno stile brassicolo già intrinsecamente abbastanza controverso. Sostanzialmente non sarebbe quindi una Black IPA, ma solamente un birra che da quello stile prende ispirazione ? Disquisizioni semantiche a parte, apriamo la bottiglia e versiamo nel bicchiere; davvero ottimo l’aspetto, un bell’ebano scurissimo con qualche riflesso granata. La schiuma, nocciola, è compatta, fine e cremosa, molto persistente. Il dry hopping di luppoli americani, effettuato con uno strumento (l’hoptimator) ideato dal birrificio stesso, dà i suoi frutti sull’aroma, regalando bei profumi, molto freschi, di aghi di pino, e scorza d’agrumi, soprattutto pompelmo. E’ una birra con un contenuto alcolico rispettabile (7.5%) e molto ben nascosto, che stupisce in bocca per un corpo abbastanza leggero ed una consistenza watery, che garantisce una grandissima bevibilità. Anche in bocca sono i luppoli a dominare, s’intrecciano note amaricanti (scorza) e più dolci (sciroppose) di agrumi. Un amaro intenso, che non raschia mai, che rimane in territori luppolati e vira (finalmente!) verso i malti tostati e torrefatti solamente a fine corsa, in un retrogusto amaro da tostatura, pulito ma non lunghissimo. La birra in sé è pulita e ben fatta, molto beverina e gustosa, priva di difetti, ma almeno in questa bottiglia sembra difettare ancora un po’ di personalità. Formato: 50 cl., alc. 7.5%, lotto 154, scad. 12/09/2012, prezzo 5.80 Euro.


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english summary:
Brewery: Birrificio Rurale, Certosa di Pavia, Italy.
Appearance: nearly black color with red-brown hues topped by a lasting, solid and creamy off-white head. Aroma: piney and citrusy, very fresh and hoppy. Mouthfeel: medium-light body medium carbonation, watery texture. Taste: it’s again surprisingly hoppy and bitter; zest and some syrupy citrus. There’s not much roasted malt going on here, except for the bitter roasted aftertaste. Overall: supposedly a brew inspired by Black IPAs, this is actually a tasty and very drinkable IPA, but there’s not much “black” in here, except for the color. Well done, but the “black” personality still needs to be better developed to become a very good Cascadian dark ale. Bottle: 50 cl., 7,5% ABV, batch 154, BB 12/09/2012, price 5.80 Euro.

lunedì 5 dicembre 2011

Arundel Sussex Gold

La Arundel Brewery, con sede appena fuori l'omonima storica cittadina del Sussex inglese, rappresenta un importante momento di rinascita di una tradizione brassicola che era defunta da settanta anni. Famosa per il suo bel castello, la cittadina di Arundel vantava a metà del 1800, come ogni altra località inglese numerosi birrifici e ale houses, in un periodo dove era senz'altro più salubre bere birra piuttosto che acqua, soprattutto nelle aree rurali dove gli acquedotti pubblici arrivarono solamente in un secondo tempo. Ma come in quasi ogni altra cittadina inglese, i birrifici hanno iniziato a chiudere uno dopo l'altro, con l'ultimo superstite ad Arundel ad abbassare la saracinesca nel 1922. Settant'anni dopo ecco John Ryan e Stephen Lowson riportare in vita la tradizione brassicola ad Arundel; il birrificio viene poi ceduto ad altri proprietari nel 2004. La gamma offre circa sei birre regolari, più alcune stagionali; meno ampia la scelta in bottiglia, limitata a solamente tre tipi, uno dei quali è questa golden ale denominata Sussex Gold. Nel bicchiere è di un limpido color oro carico quasi ambrato e limpido, che denota l'avvenuta filtrazione; la schiuma è bianca e non molto fine, cremosa, mediamente persistente. E' il malto a caratterizzare l'aroma, con sentori di caramello e toffee, ed una leggera tostatura. Il corpo è leggero come si addice ad una session beer dal contenuto alcolico modesto (4.2%); la carbonazione è bassa, la consistenza è watery ma comunque la birra mantiene una buona morbidezza in bocca che la fa apparire - almeno all'imbocco - meno esile e sfuggente di quanto potrebbe essere. In bocca c'è piena corrispondenza con l'aroma di caramello e malto tostato. Varia un po' il finale, con una nota amaricante di scorza d'agrumi a movimentare un po' le acque. Acqua, appunto, e nel finale ce n'è forse davvero un po' troppa al punto che questa birra scivola via troppo rapidamente. Comunque, il gusto è pulito, ed il suo onesto lavoro di birra da "conversazione" o da "dopo lavoro" lo svolge discretamente bene. Formato: 50 cl., alc. 4.2%, lotto 2011 09:46, scad. 04/2012, prezzo 2.29 Euro.

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english summary:
Brewery: Arundel Brewery, Arundel, West Sussex, England
Appearance: clear deep golden color with a frothy white head. Aroma: toffee, caramel and some roasted malt. Mouthfeel: light body, watery texture, low carbonation. Quite smooth mouthfeel. Taste: nutty malt, caramel, roasted malt. Finish is not very intense and perhaps too much watered. Bitter aftertaste with a light zesty note. Overall: a drinkable and sessionable golden ale with a clean taste. Nothing to get really excited about, but a pleasant beer to drink. Bottle: 50 cl., 4.2% ABV, batch 2011 09:46, BBE 04/2012, price 2.29 Euro.

mercoledì 30 novembre 2011

Sint Canarus Tripel

Piet Meirhaeghe, alias Doctor Canarus, come ama farsi conoscere, è il personaggio che nel 2002 ha dato vita al micro birrificio Sint Canarus. Homebrewer dal 1988, Piet ha anche lavorato al birrificio Riva di Dentergems pur continuando a promuovere e pubblicizzare le proprie birre; una vera passione la sua, che lo portava a birrificare in casa la mattina (molto!) presto prima di recarsi a lavorare. Dal Riva Piet riesce anche ad avere un bollitore desueto, che lo porta da homebrewer a fare delle cotte da ben 200 litri che riscuotono molto gradimento tra gli amici e non solo. Ma l'attività parallela di Piet non piace molto ai suoi datori di lavoro, che dopo cinque anni di collaborazione gli danno l'aut-aut: o la smetti con l'homebrewing, o ti trovi un altro lavoro. La risposta la sapete già. Il birrificio/brewpub Sint Canarus si trova oggi proprio nella piazza centrale di Deinze Gotte; pare che il nome non sia altro che una parodia del motto dei Vigili del Fuoco del vicino paese di Deinze; il loro semper paratus ("sempre pronti") è diventato, nel locale dialetto "sint canarus" ovvero "sempre ubriaco". Al momento la capacità produttiva del birrificio è insufficiente a soddisfare tutte le richieste, al punto da costringere Piet ad appoggiarsi ad altri birrifici (Deca e De Proef) per alcuni prodotti. E' il caso della Tripel, basata ancora sulla stessa ricetta originariamente elaborata nel 2001, che viene brassata negli impianti di De Proef. Bel colore oro antico, appena velato, con un bel cappello di schiuma bianca, molto persistente, fine e cremosa. Naso con sentori fruttati di polpa d'arancio, pesca gialla ed albicocca, leggeri sentori di miele ed una delicata speziatura infusa dai lieviti utilizzati. Molto frizzante in bocca, con un corpo medio ed una consistenza oleosa. Troviamo note di biscotto, frutta sotto spirito (albicocche), ed una discreta presenza di alcool che però non ne limita assolutamente la beverinità. Una leggerissima speziatura da lievito (coriandolo ?) porta al finale abboccato e caldo, con ancora frutta sotto spirito. E' una tripel semplice ma molto pulita e solida, che riscalda mantenendo come punto di forza la facilità di bevuta. Molto bene. Formato: 33 cl., alc. 7.5%, scad. 13/07/2013, prezzo 3 euro.

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martedì 29 novembre 2011

Southern Tier 2xIPA

Da un lato siamo felici di poter degustare in Italia delle birre che fino a pochi anni fa ci saremo solamente sognati; dall'altro ci chiediamo se le IPA Americane siano davvero "importabili"; la risposta è forse sì, se il trasporto avviene con adeguato refrigeramento e se si ha la fortuna di agguantare le birre appena arrivate. Ricordiamo delle splendide bottiglie assaggiate dallo stand dell'American Craft Brewers al Salone del Gusto di Torino, con luppolature aromatiche (quasi) al massimo del loro splendore. Diversa è la situazione delle bottiglie che invece si disperdono per la nostra penisola, magari riposano per qualche mese sugli scaffali di beershop che magari non utilizzano i frigoriferi. La mancanza della data d'imbottigliamento o della scadenza sulla maggioranza delle bottiglie americane non aiuta certo a decidere sull'acquisto. Così, ci troviamo in difficoltà a parlare di questa "due volte IPA" del birrificio americano Southern Tier (Lakewood, NY). Pressochè perfetto l'aspetto, un oro quasi limpido con una persistente schiuma ocra, compatta, fine e cremosa. In una IPA ci aspetteremmo un'esplosione aromatica di luppoli, ed invece in questa bottiglia riusciamo solo ad avvertire leggeri sentori vegetali, dolci note che ricordano la marmellata d'arancia e molto malto ed alcool. Al palato arriva con una buona morbidezza, il corpo (medio) è tutto sommato abbastanza esile se pensiamo allo stile di riferimento. Molto modesta la carbonazione. Anche in bocca è il malto a dominare (pane, caramello, frutta secca), con l'alcool abbastanza in evidenza senza però mai disturbare la bevuta. Luppoli praticamente assenti, se escludiamo il finale amaro, secco e vegetale. Da quello che siamo riusciti a capire sembra trattarsi di una birra pulita ed abbastanza bilanciata, probabilmente un paio di gradini sotto l'intensità delle tipiche "imperial IPA" americane. Per altre considerazioni, necessitiamo di recuperare una bottiglia fresca. Formato: 35.5 cl., alc. 8.2%, lotto e scadenza sconosciuti, prezzo 5.10 Euro.

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lunedì 28 novembre 2011

St. Austell Proper Black

Probabilmente il birrificio più antico della Cornovaglia inglese, la St. Austell Brewery fu fondata nel 1863 da Walter Hicks, che da circa una decina d'anni operava come fornitore di malti per numerose "ale houses" e commerciante di vini e liquori. Molto ricca di avvenimenti la storia della compagnia, sin da subito molto più di un semplice birrificio. Tra i più curiosi episodi storici raccontati dettagliatamente sul sito ufficiale, citiamo la sostituzione di tutti i tappi delle bottiglie avvenuta nel 1930; il birrificio infatti utilizzava la svastica, antico simbolo induista che evocava fortuna e benessere. Nel 1935 l'azienda diviene il distributore esclusivo di Coca Cola per la Cornovaglia. Nel 1970 il birrificio viene sottoposto ad una massiccia ristrutturazione per aumentare la produzione ed essere così in grado di soddisfare la crescente domanda derivante anche dal numero sempre più elevato di turisti che visitano la regione inglese. Nel 1992 viene creato il primo Visitor Center, poi ammodernato ed ampliato nel 2006. In questo secolo di storia la St. Austell è riuscita a rimanere un'azienda ancora gestita dai discendenti di Walter Hicks; oltre cento i pubs di proprietà, la maggior parte dei quali offre anche la possibilità di pernottare. Nonostante la lunga tradizione che si porta sulle spalle il birrificio, l'offerta brassicola accanto a birre classiche offre anche delle piacevoli sorprese moderne. E' il caso di questa Proper Black, una Black IPA prodotta per la prima volta quest'anno come birra "speciale", e probabilmente destinata ad entrare nella produzione regolare del birrificio. Prende il nome dalla Proper Job, l'ottima India Pale Ale della quale abbiamo parlato qui. Se per la "regolare" Proper Job venivano utilizzati malto Maris Otter, luppoli Cascade, Chinook e Willamette, per la versione Black abbiamo Maris Otter, frumento maltato, Roasted Malt e come luppoli Brewer's Gold, Chinook, Centennial e Cascade. Nel bicchiere è nera, con una generosa schiuma beige, fine e cremosa, molto persistente. Ottimo aroma, fresco e pronunciato, con aghi di pino, pompelmo, ananas e polpa d'arancio; più in secondo piano troviamo cacao, malto tostato e caffè. In bocca si presenta abbastanza morbida e rotonda; il corpo è medio, la carbonazione media, consistenza oleosa. Il gusto è meno entusiasmante dell'aroma; caffè e malto tostato in primo piano, con leggere note fruttate di marmellata d'arancia che vorrebbero richiamare l'aroma. L'amaro predominante è quello da tostatura, che va a caratterizzare completamente il retrogusto. Gli elementi "giusti" ci sarebbero quasi tutti, ma in bocca questa bottiglia manca ancora un po' di pulizia per essere davvero ottima. Rimane comunque una Black IPA ben fatta e gustosa, che si lascia bere con estrema facilità. Bottle conditioned, ma incomprensibile la scelta della bottiglia trasparente. Formato: 50 cl., alc. 6%, lotto 11056, scad. 25/02/2012, prezzo 3.34 euro.

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