giovedì 7 settembre 2017

Ichnusa Non Filtrata

Il 2017 celebra il cinquantesimo compleanno del birrificio di Assemini, Sardegna, inaugurato nel 1967: sino ad allora la birra Ichnusa era stata prodotta nello stabilimento di Cagliari costruito nel 1912 da Amsicora Capra. Ichnusa assunse una rilevanza al di fuori dei confini regionali solo dopo la seconda guerra mondiale, arrivando ai 400.000 ettolitri del 1981; cinque anni dopo fu acquistata da Heineken che qualche anno prima aveva messo le mani anche sulla Dreher di Trieste. La multinazionale si trovò proprietaria di due siti produttivi in Sardegna: ad Assemini quello Ichnusa, a Macomer quello Dreher: come purtroppo avviene in questi casi, il piano di razionalizzazione e di contenimento dei costi portò alla chiusura del secondo. 
Lo stabilimento di Assemini rimane oggi il più antico birrificio in Sardegna e si estende su un’area di circa 160.000 metri quadrati, nel quale lavorano un’ottantina di dipendenti. Seicentomila gli ettolitri prodotti ogni anno (al ritmo di 45.000 bottiglie ogni ora), il 10% dei quali viene esportato. 
Il cinquantesimo compleanno viene celebrato con l’arrivo di una nuova birra, la Ichnusa Non Filtrata, che viene presentata alla stampa lo scorso maggio; se non erro si tratta della prima birra “non filtrata” commercializzata in Italia nel portafoglio dei marchi Heineken, se si esclude la weiss Moretti La Bianca. Google mi informa che dal 2010 in Romania la multinazionale vende la Ciuc Premium Nefiltrat.  
Ichnusa Non Filtrata viene descritta come “a bassa fermentazione, 100% puro malto d’orzo.  La ricetta utilizza malto d’orzo chiaro e malto d’orzo caramello (...). A renderla unica l’assenza del trattamento di filtrazione: a fine processo, invece di essere filtrata, viene lasciata decantare naturalmente nei tini di fermentazione. È una birra che raccoglie la migliore tradizione birraria. Sono i piccoli e sapienti gesti del mastro birraio a scandirne il processo produttivo, che termina con la gettata finale di luppolo, fatta a mano come un tempo e che regala a Ichnusa Non Filtrata quel suo aroma inconfondibile. L’esclusività di Ichnusa Non Filtrata è sottolineata anche dalla sua bottiglia: una forma unica che esprime la storia del marchio, lo spirito selvaggio e puro della sua terra di origine. Diversa nel gusto e nella forma rispetto a tutte le birre presenti sul mercato”.
Per la cronaca, sul retro dell’etichetta c’è una foto di gruppo di tutti i dipendenti dello stabilimento.

La birra.
Un anno fa l’Ichnusa “normale” era risultata la peggiore nel corso di un confronto con altre birre industriali come Wührer, Dreher, Forst Premium, Poretti e Menabrea: a suo (parziale) discapito si trattava di una bottiglia purtroppo pesantemente condizionata dal cosiddetto “effetto luce”.  Ichnusa Non Filtrata è venduta ad un prezzo superiore rispetto alla versione normale: la differenza può ovviamente variare leggermente a seconda del luogo d’acquisto ma per quel che mi riguarda, nello stesso supermercato, la differenza al litro era del 27% (2,58 anziché 2,03 €). 
Il suo colore è dorato e inizialmente solo leggermente velato ma, se arrivate a vuotare tutta la bottiglia nel bicchiere, la birra risulta quasi opalescente: la schiuma è impeccabilmente bianca e cremosa, fine e compatta ed ha un’ottima persistenza. Al naso cereali e mollica di pane, qualche accenno di mela verde e di fiori, qualche lieve puzzetta da “colpo di luce” e anche un velo di diacetile, che ritornerà anche al palato, in quantità davvero minima. L’etichetta dichiara solamente l’utilizzo di malto d’orzo ma assaggiandola “senza saperl”, oltre al cereale e al dolce della mollica di pane e del miele, avrei scommesso anche sulla presenza di mais; l’intensità dei sapori è discreta e tutto sommato accettabile per un prodotto industriale, mentre nel finale c’è una breve nota amaricante abbastanza sgraziata che chiama in causa più la gomma bruciata che l’erbaceo. E' il luppolo gettato a mano? La bevuta non è particolarmente secca e lascia sempre una leggera patina dolciastra ad avvolgere il palato: si tratta di un prodotto pastorizzato, quindi “morto”, dal quale non è ovviamente lecito attendersi fragranza e freschezza. 
Devo tuttavia ammettere che in quanto industriale non l’ho trovata così sgradevole, soprattutto se affrontata quando ancora fredda di frigo: indubbiamente migliore della Ichnusa “normale” ma anche più intensa e meno terribile di altre lager industriali. Insomma, se non avete proprio voglia di bere acqua e neppure una spremuta di mais tipo Peroni, questa Ichnusa Non Filtrata potrebbe essere una opzione.  Ma il consiglio è ovviamente di aumentare di un po’ il budget a disposizione e cercare in qualche beershop una kellerbier tedesca, alternativa più economica alle artigianali italiane. 
Formato: 50 cl., alc. 5%, lotto 7146380V B, scad. 01/02/2018, pagata 1,29 Euro (supermercato)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

15 commenti:

  1. Si beve, però...meglio la Lowenbrau Oktoberfest che ho bevuto poco fa! :-)

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  2. Sono d'accordo... meglio delle solite birre industriali ma a lungo rimane un po' stucchevole.. l'ho già abbandonata in favore di una semplice weiss.

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  3. La Ich non filtrata,se si esagera fa a diarrea.
    Brutto da scrivere,ma è la verità.
    Più se ne parla e più si riscontrano effetti spiacevoli anche tra soggetti che non soffrono di particolari intolleranze alimentari.
    Birra buona ma da bere con moderazione,o forse andrebbe rivisto qualcosa nella ricetta.

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    1. Più che altro gonfia tantissimo..diciamo che non bisogna abbondare. Sicuramente più bevibile rispetto alle altre industriali, ma se si esagera...effetti indesiderati descritti da Elfo..

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  4. Hola yo estoy en Cerdeña y me llevo una caja me a gustado

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    1. È già il quarto giorno che la beviamo senza sosta alla media di una bottiglia ogni 5 minuti (siamo tre assetati).la trovo gradevole e spartana come i sardi.parere decisamente positivo

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  6. Raha io concordo con quello sopra ne bevo talmente tanta cheora ho la cagarella .. ora ho smesso da una settimana .
    Se riniziando mi torna la cagarella prendero provvedimenti..peró é ottima ed é un orgoglio Italiano secondo me

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  7. Come si dice dalle mie parti =la pasa gio che l è un piasè =

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  8. ho provato con interesse e in futuro alle Weiss tedesche non me la farò mancare...amo ancora più la Sardegna.

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  9. Birra molto buona.Complimenti ai produttori!!!

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  10. È decisamente una delle migliori birre industrali in commercio.
    Ovviamente sarebbe ridicolo volerva paragonare con una birra artigianale, ma si tratta comunque di un prodotto notevole nella sua fascia.

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  11. Sono gastroresecata ed è una birra che riesco a bere perché non gasata e lascia un retrogusto gradevole in bocca a differenza di altre

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