venerdì 2 marzo 2012

Batemans XXXB

Sono George e Suzanna Bateman a fondare nel 1874 l'omonimo birrificio a Wainfleet (Lincolnshire), acquistando l'impianto dal birraio Edwin Crowe, prossimo alla pensione. I Batemans non hanno quasi nessuna esperienza nel settore, ed è Edwin, purtroppo cieco, a "guidarli" nei primi passi; non poteva leggere i termometri, ma grazie ad un'eccezionale sensibilità controllava la temperatura del mosto immergendoci il gomito. La storia del birrificio segue quella della maggior parte dei produttori di birra inglesi: grande crescita, apertura di pub, crisi nel periodo della seconda guerra mondiale, rinascita, diffusione dei kegs metallici che affondano le "real ales" in cask, nuova crisi, nascita della CAMRA. Gli anni '80 sono il periodo cruciale per la Bateman's; alcuni membri della famiglia decidono di abbandonare il business e mettono in vendita le loro quote societarie; ci mette quasi due anni, George Bateman, nipote del fondatore, a racimolare i soldi necessari per l'acquisto e ad evitare che il birrificio finisca nella mani di qualche multinazionale interessata più al marchio che allo stabilimento produttivo ed alle persone che vi lavorano. Nel frattempo. al Great British Beer Festival del 1986 la Camra votava birra dell'anno la XXXB. Nel 2007 muore George Bateman; a Stuart a Jaclyn l'onere - e l'onore - di preservare l'azienda di famiglia; il birrificio viene rimodernato, con la costruzione di un accogliente visitor center con cucina. La ricetta della XXXB viene elaborata nel 1979; l'originale prevedeva solamente luppoli Challenger e Golding, in quelle attuale viene aggiunto anche l'americano Liberty. Il colore è ambra, velato, con "tre dita" di schiuma ocra, molto persistente, fine e cremosa. All'aroma, poco pronunciato, sentori di malto, caramello, leggermente tostato, lievi sentori fruttati che richiamano la banana matura. Dominio dei malti anche in bocca, con caramello, toffee, leggera tostatura, frutta. Bitter leggera, scarsamente carbonata, molto secca, a tratti un po’ fastidiosamente astringente. Finisce amara, erbacea, un po’ metallica, con una timida nota di scorza di limone. Una birra discreta che non ci ha entusiasmato affatto; senz’altro la bottiglia non è il suo habitat naturale, e andrebbe bevuta solamente al bancone del pub; avevamo pensato ad una bottiglia poco in forma, ma i commenti trovati su Ratebeer o Beer Advocate hanno un po’ confermato le nostre impressioni. Formato: 50 cl., alc. 4.8%, lotto 1063, scad. 30/04/2012, prezzo 2.01 Euro

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english summary:
Brewery: Bateman’s
, Wainfleet, Lincolnshire, England.
Style: special bitter
Appearance: cloudy amber color with a three fingers creamy off-white head. Aroma: caramel, nutty malt, hints of fruit (banana ?). Mouthfeel: light body, low carbonation, watery texture. Taste: caramel, toffee, dried fruits; very dry, with some unpleasant astringency. Bitter aftertaste, grassy and lightly zesty, with a light metallic flavor. Overall: average bitter, which perhaps should be enjoyed at its best on cask only. Easily drinkable but not very exciting. Bottle: 50 cl., 4.8% ABV, batch 1063, BB 30/April/2012, price 1.75 GBP.

giovedì 1 marzo 2012

BraufactuM Colonia

Non solo stili brassicoli lontani dalla tradizione tedesca, per il progetto BraufactuM (vedete qui), ma anche birre "classiche" come questa Colonia, nome che, almeno per noi italiani, ci fa pensare subito alla città "madre" delle Kölsch. Sarebbero da bere nel classico bicchiere "a cilindretto" chiamato Kölschstange, ma noi abbiamo optato per un Teku che è anche il bicchiere consigliato dalla BraufactuM stessa. Il birraio che ha ideato questa ricetta per BraufactuM è D. Maiwald del quale non abbiamo trovato nessuna notizia in internet; la ricetta prevede malti pils e caramello, mentre l'unico luppolo usato è il Saphir, commercializzato nel 2002 dal centro di ricerca e sviluppo del luppolo di Hüll, in Germania; si tratta di un sostituto molto più resistente ai parassiti ed alle malattie del classico Hallertauer Mittlefrüh. Impeccabile l'aspetto: oro pallido, limpido, schiuma candida, fine e cremosa, poco generosa ma persistente. Aroma altrettanto convincente: fresco, profuma di erba appena tagliata, leggeri sentori di aghi di pino. Delicato ma elegante; in secondo piano emergono sentori fruttati di frutta gialla, pesca, albicocca ananas. Al palato è leggera, mediamente carbonata, "watery" quanto basta; note mielose di malto, ma sopratutto c'è di nuovo la frutta in evidenza, dolce, con richiami precisi all'aroma (albicocca, ananas, polpa d'arancia). A bilanciare c'è una bella nota amaricante erbacea, delicata, che s'intensifica a fine corsa. Bel taglio secco a pulire, lascia un retrogusto un po' troppo sfuggente e corto, amaro, erbaceo con un richiamo fruttato aggrumato. Onestamente non abbiamo bevuto molte Kölsch e ci asteniamo dall'opinare se questa Colonia sia completamente nello stile. Ci ha comunque colpito per l'estrema pulizia e l'eleganza. Molto beverina e dissetante, se dovessimo definirla con una sola parola diremmo: "delicata". In Germania costa circa il triplo di una "normale" Kölsch; avrà futuro, in patria ? Formato: 33 cl., alc. 5.5%, scad. 04/2012, prezzo 3.49 Euro.

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english summary:


Brewery: Braufactum, Frankfurt, Germany. Brewed at ??
Style: Kölsch
Appearance: pale golden with a small creamy white head. Aroma: very nice and elegant smell of freshly cut grass; slightly piney and fruity (apricot, peach, pineapple). Mouthfeel: light body, medium carbonation, watery texture. Taste: starts sweet, with honey and fruits with a nice grassy bitterness to balance. Dry and clean finish, short bitter grassy and slightly zesty aftertaste. Overall: a very clean and drinkable Koelsch. An interesting predominant fruity character is well balance with a very clean bitterness. Tasty, elegant but pricey good stuff. Bottle: 33 cl., 5.5% ABV, BBE 04/2012, price 3.49 Euro.

mercoledì 29 febbraio 2012

Birrificio Via Priula Bacio

Dopo quindici anni di appassionato homebrewing alle spalle, i riflettori si accendono per Giovanni Fumagalli al concorso “Una birra per l’estate” di Piozzo nel 2010; il suo “clone” della birra Gonzo Imperial Poter della Flying Dog si aggiudica infatti il primo premio. Il successo lo spinge a fare il “grande salto” e di affiancare, alla sua regolare attività di farmacista, quella di produttore di birra. Lo seguono nella nuova avventura come soci anche Mauro Zilli, Marco Orfino e Serenella Lancini. Nasce così il birrificio Via Priula di San Pellegrino Terme, Bergamo. In assenza di impianti propri, la produzione delle ricette viene affidata al birrificio BABB di Brescia; l’ottimo feedback ricevuto pare aver definitivamente convinto i soci ad acquistare i propri impianti ed a realizzare un proprio locale, con annessa cucina, che dovrebbe essere inaugurato proprio nella primavera del 2012. Molto bello il logo del birrificio e la grafica di tutte le etichette, illustrate da Stefano Torriani, che si ispirano ad un manifesto di inizio novecento che pubblicizzava l’attività del fotografo e farmacista Ermanno Bonapace, nonno di Giovanni Fumagalli. Chi ha una memoria lunga non ricorderà l'elisir “Bacio” , ma senz’altro, come noi, la “Magnesia San Pellegrino”; i brevetti di questi due prodotti furono depositati proprio da Bonapace. Le birre prodotte sono al momento quattro: una pils, una imperial stout, una “fruit beer” al lampone ed una American Pale Ale chiamata “Bacio”, in onore proprio di quell’elisir prodotto nei primi anni del 1900. Ma oltre alla grafica, le etichette brillano per la chiarezza e la completezza (finalmente!) delle informazioni riportate: ingredienti, valori nutrizionali, istruzioni su conservazione e somministrazione; un caso più unico che raro nel panorama italiano, e non solo. Viene brassata con malti Pale Maris Otter, Cara-Monaco, Cara-Amber, Biscuit; i luppoli utilizzati sono Chinook ed Amarillo. Assaggiamola, dunque: all'aspetto è di colore oro antico / rame, leggermente velato. La schiuma bianca è enorme, fine e pannosa, e ci costringe ad una lunga attesa prima di riuscire a riempire la pinta. L'aroma non è "esplosivo" ma comunque elegante, delicatamente fruttato, con sentori di polpa e scorza di agrumi (pompelmo, lime). In bocca risalta subito una carbonazione elevatissima che, ahinoi, disturba non poco la bevuta; per il resto, sarebbe tutto al posto giusto. Cereali e crosta di pane sono la breve introduzione ad un amaro netto e deciso, ricco di scorza degli stessi agrumi dell'aroma. Leggera e correttamente watery, sarebbe una birra molto beverina non fosse - ci tocca ripeterlo - per l'altissima gasatura di questa bottiglia che volente o nolente ne "sporca" anche un po' la percezione del gusto. Molto secca, chiude senza sorprese con un bell'amaro intenso, erbaceo ed aggrumato. E' un American Pale Ale ben bilanciata ma abbastanza "spinta", dall'amaro molto deciso e che lascia intravedere delle ottime potenzialità; purtroppo come la maggior parte delle birre artigianali italiane non è facilissima da reperire "fuori zona", ma speriamo ugualmente di avere l'occasione di riprovarla presto in una "versione" meno carbonata. Formato: 50 cl., alc. 4.9%, scad. 18/05/2012, prezzo 4.50 Euro.


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english summary:
Brewery: Birrificio Via Priula, San Pellegrino Terme, Bergamo, Italy.
Style: American Pale Ale
Appearance: deep golden color with a huge frothy white head. Aroma: citrusy and zesty (grapefruit, lime). Mouthfeel: light body, high carbonation, watery texture. Taste: intense zesty hoppy bitterness (citrus) on a bready malt and cereals backbone. Very dry. The excessive carbonation of this bottle is very disturbing; bitter zesty aftertaste. Overall: an APA brewed with Chinook and Amarillo hops from a new interesting Italian micro craft brewery. Pretty well done besides the fact that we got an over-carbonated bottle which did not help the perception of all the flavors. Anyway, this seems a very promising brewery, and we hope to taste again this beer soon in better conditions. Bottle: 50 cl., 4.9% ABV, BB 18/May/2012, price 4.50 Euro.

martedì 28 febbraio 2012

Trois Dames IPA

La Brasserie Trois Dames è senz’altro una delle realtà più interessanti nella scena della birra “artigianale” Svizzera. Ha sede a Sainte-Croix, a pochi chilometri dal confine con la Francia. Le tre “Signore” dietro all’origine del nome sono Sylvie, Julie ed Elise, rispettivamente moglie e figlie di Raphaël Mettler, mastro birraio e proprietario. Inizia nel 2002 con i primi timidi esperimenti da homebrewer, che durano circa un anno e mezzo e lo convincono a fare il passo successivo che consiste nell’acquistare un piccolo impianto da 2.5 ettolitri in Germania; nei primi passi lo aiutano un birraio tedesco e l’amico svizzero Freddy Haldemann (della omonima birreria), e le prime produzioni sono naturalmente ispirate alla alla tradizione brassicola tedesca: Kölsch, Dunkel, Helles, Pils, Rauchbier, Weizen. Ma è un viaggio negli USA, nel 2005, a “sconvolgere” il credo brassicolo di Raphaël; nella Yakima Valley rimane “folgorato” dalle potenzialità aromatiche dei luppoli Americani e, al suo ritorno in Svizzera, decide che nulla dev’essere come prima. Sceglie di sospendere l’attività, e di prendersi un anno sabbatico in Canada con la famiglia; prima di imbarcare le valigie sull’aereo fa però in tempo a conoscere Jérôme Rebetez della svizzera Brasserie BFM, un amante dell’invecchiamento in botte che lo convince, prima di partire, a riempire alcune botti con una Imperial IPA e un Lambic e lasciarli lì sino al suo ritorno. In Canada, a cavallo tra il 2006 ed il 2007, Raphaël visita numerosi birrifici e brewpub, non disdegnando qualche puntata oltre il confine settentrionale statunitense. Tornato in Svizzera, nel 2008 rileva una vecchia falegnameria e vi installa un nuovo impianto dalla capacità di circa 15 ettolitri. Se non erriamo, l’attuale produzione è tutta ad alta fermentazione, e sono quindi state quasi completamente eliminate le prime ricette ispirate al Reinheitsgebot. Questa IPA della Trois Dames è stata prodotta per la prima volta nel 2005 e ci ha davvero impressionato, anche se immaginiamo che la ricetta originale abbia subito diverse revisioni. E’ brassata con Chinook, Columbus e Simcoe, e si presenta di color rame, velato. La schiuma, bianca, non è molto generosa ma fine e cremosa, mediamente persistente. Aroma eccezionale, elegante e fine, dolce, ricco di passion fruit, mango, melone, mandarino, lampone. Una macedonia di frutta che vorremmo annusare tutto il giorno. Tutto molto bene anche al palato, con un imbocco di malto biscotto e di frutta che richiama leggermente l’aroma, ma soprattutto ricco di pompelmo. L’amaro non è molto pronunciato ma procede comunque in crescendo, sfociando in un retrogusto ricco di scorza d’agrumi, molto pulito e mediamente persistente. IPA correttamente carbonata, molto facile da bere (corpo medio) e morbida in bocca, fresca, secca, dissetante. Nessun estremismo, nessuna forzatura luppolata, ma solamente un’estrema pulizia ed equilibrio tra dolce frutta tropicale ed amaro. Ottima, unico neo il formato da 33 cl.; finisce troppo presto, ed il rimpianto è di non averne un’altra bottiglia a disposizione. La Svizzera è vicina, sarebbe ora che qualcuno iniziasse ad importarla in Italia con regolarità. Formato: 33 cl., alc. 6.3%, 60 IBU, scad. 12/2012, prezzo 5,37 Euro.

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english summary:
Brewery: Brasserie Trois Dames, Sainte-Croix, Switzerland.

Style: India Pale Ale

Appearance: cloudy copper color with a small creamy white head. Aroma: rich, elegant, luscious tropical fruits, mango, melon, tangerine, raspberries. Something you’d like to sniff all day long. Mouthfeel: medium body, medium carboation, texture is oily. Taste: light sweet tropical fruits and grapefruit bitterness on a biscuity malt backbone. Very clean, balanced and dry, with a moderate zesty bitterness in the long aftertaste. Overall: this is not an extreme IPA with overloads of bitterness, but a rather good example of a very tasty, clean and drinkable beer. The only bad thing is that we only had one bottle in the fridge. Very recommended. Bottle: 33 cl., 6.3% ABV, 60 IBUs, BBE 12/2012, price 5.37 Euro.

lunedì 27 febbraio 2012

Moinette Brune

La Moinette "Brune" viene messa in commercio dalla Brasserie Dupont nel 1986, circa trent'anni dopo la Blonde, che avevamo bevuto in questa occasione. E' di colore rame, opaco, con cappello mediamente persistente di schiuma ocra, fine e cremosa. L'aroma rivela sentori di toffee, frutta secca, una delicata tostatura di malto ed un leggero sentore di cantina. Le stesse sensazioni si ritrovano in bocca, con la componente etilica che però è sorprendentemente in evidenza, al contrario di tutte le altre produzioni Dupont assaggiate sino ad ora, inclusa la natalizia Avec les Bons Voeux. Il gusto è dominato da malto e da toffee, con un'amaro terroso - leggermente rustico - a bilanciare; molto secca, a tratti astringente, chiude con una virata amara dove convivono note terrose e tostate. Una "dubbel" molto carbonata, corretta, dal corpo medio, che però ci ha entusiasmato molto poco. Aroma e gusto molto poco in forma, quasi irriconoscibile l'apporto che i lieviti dovrebbero dare in questo stile brassicolo. Bottiglia proveniente dalla grande distribuzione, con i conseguenti rischi di un trattamento non proprio ideale nei vari passaggi di mano. Da riprovare in un'altra occasione più fortunata. Formato: 75 cl., alc. 8.5%, lotto 10025B, scad. 02/2013, prezzo 5.15 Euro.

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english summary:
Brewery: Brasserie Dupont, Tourpes-Leuze, Belgium.
Style: abbey dubbel

Appearance: hazy dark copper color with a creamy off-white head. Aroma: toffee, dried fruits, caramel, roasted malt, slightly funky. Mouthfeel: medium body, high carbonation, oily texture. Taste: malty, toffee, alcohol; earthy funky bitterness. Very dry to the palate, sometimes astringent; earthy and roasted bitterness in the finish. Overall: kind of a disappointing bottles, which perhaps has suffered some unappropriate handling and storage from supermarkets. No yeast profile, very few emotions. It's a drinkable and good beer, but we had a better memory. We should try it again another time. Bottle: 75 cl., 8.5% ABV, batch 10025B, BBE 02/2013, price 5.15 Euro.

domenica 26 febbraio 2012

Bergquell Kirsch Porter

Ce la siamo un po’ cercata questa volta, ma una “porter alla ciliegia” tedesca non potevamo lasciarcela scappare e la curiosità ha preso il sopravvento sulla ragione. E’ prodotta dalla Bergquell Brauerei Löbau nell’omonima cittadina (Löbau, in Sassonia) che si trova ad est di Dresda, non molto lontana dal punto in cui s’intersecano i confini tra Germania, Polonia e Repubblica Ceca. All’aspetto ricorda molto un cola, di colore marrone con riflessi ambrati; la schiuma è molto persistente, ocra, fine e cremosa. L’etichetta recita che il 90% di questa “bevanda” è composta di birra, mentre il restante 10% è un sciroppo – non esattamente naturale - di ciliegia. Deve trattarsi di un “concentrato”, perché nonostante la piccola percentuale di presenza, è il dolce, stucchevole profumo di ciliegia a caratterizzare l’aroma. Le cose non cambiano in bocca, dove domina un gusto dolciastro, dal sapore artificiale, di ciliegia su una base di birra inesistente (porter ??) , acquosa e scarsamente carbonata. Forse c’è un po’ di caramello, e l’impressione è molto simile a quella di bere una cola (sgassata) alla ciliegia, prodotto effettivamente commercializzato in Germania. A fine bevuta emerge un po’ di amaro, molto poco gradevole, che ricorda la gomma bruciata. Birra (?) molto slegata, con la base acquosa che va in una direzione, scivolando via in un batter d’occhio, e la componente sciropposa che satura ben presto il palato. Il risultato è una sorta di “radler”, ma molto poco riuscito. Inspiegabile la dicitura “porter” dell’etichetta, se non per il colore della bevanda. Per i più masochisti, esiste anche una Erdbeer-Porter (alla fragola); per noi, questa basta ed avanza. Finisce in buona parte nel lavandino. Se la vedete, evitatela. Bottiglia: 50 cl., alc. 4.2%, scad. 28/03/2012, prezzo 0.97 Euro.
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english summary:
Brewery: Bergquell Brauerei Löbau, Löbau, Saxony, Germany.
Style: fruit beer
Appearance: brown cola-alike color with a thick lasting tanned head. Aroma: very sweer cherries, kind of artificial cherry syrup. Mouthfeel: light body, low carbonation, watery texture. Taste: very watery; hints of caramel, sweet cherry syrup. There's some bitterness in the finish, but it's not very pleasant; looks like burnt rubber. Overall: ok, we sort of asked for that by buying this bottle but we were curious. Supposedly this is a fruit beer brewed with 90% porter and 10% cherry syrup. Must be some kind of cherry concentrare because in spite of the low amount, the over sweet cherry taste is dominant. There're no hints of porter, by no means. Really awful, too sweet and undrinkable. We poured half of the bottle into the drain. Just avoid it, if you ever come across it. Bottle: 50 cl., 4.2% ABV,
best before 28/March/2012, price: 0,97 Euro.

sabato 25 febbraio 2012

Lost Abbey Serpents Stout

Tomme Arthur è innegabilmente una delle figure chiave non solo della vivacissima scena brassicola californiana di San Diego, ma di tutta la Craft Beer Revolution Americana. Nato proprio a San Diego, si sposta per motivi di studi in Arizona per ottenere il suo Bachelor of Arts (più o meno equiparabile ad una nostra “laurea breve”) dove inizia ad appassionarsi della birra e dei suoi processi produttivi. Ritornato a San Diego, viene assunto nel marzo del 1996 alla Cervecerias La Cruda, dove apprende il mestiere all’ombra di Troy Hojel; i due sperimentano, creano nuove ricette che ancora oggi sono usate da Tomme; lo stesso anno si guadagnano già una medaglia d’oro al Great American Beer Festival con la “Makanudo Porter”. Era la seconda volta che un birrificio di San Diego otteneva un oro al prestigioso concorso. Nel 1997 però “La Cruda” chiude i battenti, e Tomme va a lavorare per qualche mese ai White Labs di San Diego iniziando a “trafficare” con i lieviti; il suo desiderio è però di ritornare a fare birra, ed all’inizio dell’estate viene assunto come mastro birraio al Pizza Port di Solana Beach, dove rimane sino al 2005. Nel 2006 assieme ai fondatori di Pizza Port, Vince e Gina Marsiglia, ed a Jim Comstock, fonda la Port Brewing / Lost Abbey; mentre la prima prosegue idealmente il percorso iniziato al Pizza Port, con birre “tipicamente” West Coast, la Lost Abbey viene invece a formare il “ramo” più esoterico e mistico del nuovo birrificio. E’ infatti soprattutto con il marchio Lost Abbey che Tomme continua i suoi esperimenti, producendo birre ispirate principalmente alla tradizione Belga, incluse le fermentazioni spontanee e le birre acide, e porta avanti i suoi progetti di affinamento e d’invecchiamento in botte. Continuano a fioccare i premi ed i riconoscimenti, come l’award di “Small Brewery of the Year” ottenuto al "Great American Beer Festival" del 2007 e il “World Champion Small Brewer and Brewery” alla "World Beer Cup" del 2008. Oggi Tomme è affiancato alla Lost Abbey da Mike Rodriguez, precedentemente mastro birrario alla Boulevard Brewing. Questa Serpent’s Stout è una loro produzione stagionale, solitamente messa in commercio all’inizio dell’inverno; e non c’è ovviamente stagione migliore per godersi questa birra massiccia, in poltrona, la sera, senza magari soffermarsi troppo sulla lunga e leggermente farraginosa disquisizione presente sull’etichetta posteriore. Bottiglia edizione 2009. Davvero impressionante la viscosità di questa Imperial Stout nel momento in cui viene versata nel bicchiere, simile ad olio lubrificante per motori, nero pece; quasi assente la schiuma, rimane solo un piccolo pizzo marrone intorno al bicchiere. Aroma ricco di frutta (prugne, uvetta, mirtilli), caffè, malti torrefatti, sentori di cioccolato. Anche in bocca il primo impatto è etilico, riproponendo la stessa frutta che caratterizzava l’aroma; seguono note di liquirizia e un bell’amaro ricco di caffè e di tostatura. L’alcool è sempre presente al palato, avvolgendolo di un morbido calore che non disturba mai la bevuta; è una birra imponente (alc. 11%), dal corpo massiccio, che però non mostra mai i muscoli ma che si lascia bere con sorprendente facilità. In bocca è oleosa, mediamente carbonata e abbastanza secca. Il finale è lineare, con un retrogusto morbido che ripassa in rassegna alcool, liquirizia, caffè, malti tostati e torrefatti. A temperatura ambiente emergono anche delle interessanti note fruttate che s’affacciano timidamente nel territorio dei vini passiti. Una sontuosa Imperial Stout, pulitissima, morbida e rotonda, perfetta come dicevamo per una lenta degustazione in un freddo dopocena invernale. Assolutamente da provare, anche se non è ovviamente una birra economica. Ma va considerato il fatto che già in USA costa tra i 10 ed i 12 dollari. Formato: 75 cl., alc. 11%, lotto 07/09, prezzo 16.25 Euro.

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english summary:
Brewery: Lost Abbey, San Marcos, California, USA
Style: Imperial Stout
Appearance: deep black color with almost no head; there a small brown lacing into the glass. Aroma: rich of fruity esters (plums, raisins, blackberries), coffee, roasted malts, chocolate. Mouthfeel: full body, medium carbonation, oily texture. Very smooth to the palate. Taste: keeps up with aroma; dark fruits, licorice, coffee and roasted malts. 11% ABV is very well hidden; this is a warm and rich Imperial Stout with a good drinkability. Clean and dry. Smooth bitter aftertaste filled with a coffee, roasted malts and licorice. As beer warms up it is showing a light aged-wine fruity character. Overall: a sumptuous winter warmer, powerful yet easily drinkable. Clean, rounded, smooth and tasty; so far one of the best Imperial Stouts we have ever tasted. Bottle: 75 cl., 11% ABV, batch 07/2009, price 16.25 Euro.

venerdì 24 febbraio 2012

Acorn Conquest

L'ex cuoco Dave Hughes fonda con sua moglie Judi la Acorn Brewery nel 2003; nel suo background anche un'esperienza biennale come mastro birraio alla Barnsley Brewery. Siamo a Wombwell, nei dintorni di Barnsley, Yorkshire. Il progetto inizia con un impianto da 10 barili che proviene dal brewpub Forester & Firkin di Stafford. Ad aiutare Dave in sala cottura c'è anche Steve Bunting. Al momento questa "Conquest" non figura tra le birre prodotte sul sito del birrificio, quindi ipotizziamo che si tratti di una birra stagionale o che non sia più prodotta. E' di un bel colore arancio pallido, che la filtrazione rende quasi limpido; schiuma bianca abbastanza fine, cremosa, mediamente persistente. L'aroma è delicato ma elegante e pulito, con sentori di agrumi, soprattutto limone, ma anche più dolci che richiamano il mandarino. Tutto procede bene anche in bocca, dove un rapido imbocco di cereali e crosta di pane fa seguito una "virata" amara che richiama l'aroma, ricca di scorza d'agrumi. Una IPA molto secca, correttamente carbonata, dal copro molto leggero e "watery" al punto giusto. L'amaro è persistente ma non invadente, e sfocia in un bel retrogusto pulito, lungo, dove trovano spazio note erbacee e di scorza di limone. Molto beverina e pulita, ben fatta, è una IPA tradizionalmente inglese che pur non rientrando nella categoria delle session beers (5.7%) si presta tranquillamente ad essere bevuta "serialmente", con grande piacere. L'avevamo colpevolmente dimenticata in cantina per qualche mese di troppo, ma lei si mantenuta in ottima forma. Formato: 50 cl., alc. 5.7%, lotto 2536, scad. 02/2012, prezzo 2.25 Euro.

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English summary:
Brewery: Acorn Brewery, Wombwell, Barnsley, Yorkshire, England
Style: India Pale Ale
Appearance: almost clear orange color with a creamy white head. Aroma: citrusy and zesty, with hints of tangerine. Clean and elegant. Mouthfeel: light body, medium carbonation, watery texture. Taste: bitter and zesty, with a light bready malt backbone. Very dry and bitter finish, leaving a rich long zesty and grassy aftertaste. Overall: an easy drinkable, clean and well done English traditional IPA. The ABV would say this is not a proper session beer, yet you would quickly realize only one pint is not enough. Bottle: 50 cl., 5.7% ABV, batch 2536, BBE 02/2012, price 2.60 GBP.

giovedì 23 febbraio 2012

Neuschwansteiner Castle Cru

E‘ nella mani della famiglia Höss dal 1859, la storica birreria Hirschbräu di Sonthofen, nell’Allgau bavarese. Rinata dopo la distruzione avvenuta a causa dei bombardamenti bellici del 1945, è dal 2008 guidata da Claudia Hoss Stückler; mastro birraio è Jörg Weinberger. Accanto alla classica offerta brassicola bavarese, la Hoss produce anche nel periodo invernale (ad uso celebrativo tipo “champagne”) una birra speciale ad alta fermantazione, che vede l’utilizzo di lieviti trappisti. Viene messa in vendita nell’insolita (per il mercato tedesco) bottiglia da 75 cl., con un tappo di plastica riutilizzabile che non avevamo mai visto prima, e che ci ha costretti ad una laboriosa operazione per poter versare la birra nel bicchiere. Imbottigliata nel 2010, è di colore arancio velato; la schiuma non è molto generosa ma fine e cremosa, color ocra, e svanisce abbastanza rapidamente. I lieviti la fanno effettivamente da padrone all’aroma, regalando una generosa speziatura che convive con sentori di frutta sotto spirito (arancia, albicocca) e zucchero a velo. L’evidente dolcezza viene riproposta anche al palato, dove è però ben bilanciata da una carbonatazione elevata e da una buona secchezza: solida base di malto, biscotto, caramello, spezie da lieviti e ricco bouquet di frutta sotto spirito; l’alcool c’è, ma non è ostacolo alla bevuta che procede abbastanza spedita, considerandone il contenuto in percentuale (10,5). Corpo pieno, retrogusto abboccato, fruttato, caldo ed etilico, morbido. Una buona strong ale che lascia intravedere anche delle potenzialità nell’invecchiamento; pulita, molto dolce ma equilibrata, ha però un rapporto qualità prezzo molto svantaggioso se paragonato con le “originali” belghe. Bottiglia: 75 cl., alc. 10.5%, lotto 1148, scad, sconosciuta, prezzo 12.90 Euro.

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english summary:
Brewery: Privatbrauerei Höss der Hirschbräu, Sonthofen, Bavaria, Germany.
Style: Belgian Strong Ale
Appearance: cloudy orange with a small diminishing creamy off-white head. Aroma: very sweet, lots of yeast spices, candied fruit, icing sugar, alcohol. Mouthfeel: full bodied, high carbonation, oily texture Taste: biscuity malt, caramel, yeast spices, estery fruits, alcohol. Very sweet but somehow balanced with high carbonation, yeast spices and a fairly dry mouthfeel. Aftertaste is alcoholic, warm, fruity. Overall: a solid and clean Belgian strong Ale brewed in Germany. Good drinkability, considering its ABV, very sweet and highly carbonated, can benefit from some aging. Clean, sweet but balanced it is overall a good product but absurdly overpriced if compared to “genuine” Belgian strong ales. Bottle: 75 cl., alc. 10,5%, batch 1148 (2010 edition), price 12.90 Euro.

mercoledì 22 febbraio 2012

Braukultur Usterbräu Original

Non è stato facile assemblare qualche informazione sulla svizzera Braukultur AG. Il sito ufficiale riesce ad essere al tempo stesso molto preciso (sui membri del consiglio di amministrazione) ed abbastanza vago (sugli impianti produttivi); la mancanza di una versione in inglese non aiuta poi il compito. Ad ogni modo, incrociando notizie reperite su diversi siti, crediamo di aver capito che Braukultur nasce nel 2007 con l’intento di promuovere la birra di qualità (“artigianale”) in un mercato dominato dai soliti “noti” produttori industriali. Il mastro birrario è Jörg Bolanz, il progetto parte senza avere impianti produttivi, e le prime birre vengono commissionate alla Aare-Bier, anche se secondo qualcuno sarebbero semplicemente delle rietichettature dei prodotti Aare. Le risorse economiche evidentemente non mancano, visto che Braukultur acquista i marchi Goldküstenbräu e Oberländerbräu, e nel 2009 sigla anche un accordo commerciale la Usterbräu, nell’attesa dell’inaugurazione di propri impianti produttivi che dovrebbe avvenire in Aprile del 2012 a Uetikon am See, sulle rive del lago di Zurigo. Ma veniamo alla sostanza, ossia a questa bottiglia di Usterbräu Original, una tipica Kellerbier non filtrata dal colore oro pallido, nebuloso. La schiuma è generosa, bianca, fine e cremosa, molto persistente. Ottimo l’aroma, fresco, ricco di sentori floreali, cereali e qualche leggera nota di miele, dolce. Molto bene anche in bocca, dove la birra sorprende per l’estrema pulizia; ancora cereali, ma soprattutto fragranti note di crosta di pane, bilanciate da un lento crescendo luppolato erbaceo che s’intensifica a fine corsa, culminando in un finale secco che lascia un bel retrogusto amaro. Correttamente carbonata, leggera e watery come dev’essere, è una birra dove c’è solamente quello che ci dovrebbe essere, nel modo e nel punto giusto. Aroma vivo e pungente, gusto fresco e pulitissimo. Una goduria. Formato: 33 cl., alc.5%, lotto sconosciuto, scad. 15/05/2012, prezzo 1,98 Euro.

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english summary:
Brewery: Braukultur AG (Usterbräu), Uster, Switzerland.
Style: kellerbier / zwickl.
Appearance: hazy pale golden color with a large creamy white head. Aroma: flowery, crisp and fresh cereals, hints of honey. Mouthfeel: light body, medium carbonation, watery texture. Taste: bready malt and cereals are well balanced with a growing grassy hoppy bitterness which leads to a dry and clean finish. Hoppy aftertaste. Overall: a surprisingly simple and very clean german-style “kellerbier”. Very well done, very drinkable, a real treat for your thirst. Very good stuff from Switzerland. Bottle: 33 cl., 5% ABV, BB 15/May/2012, price 1.98 Euro.