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lunedì 20 luglio 2020

Alder Beer Co.: Imbiss, Dorf & Deltacolt



Torniamo a parlare di Alder Beer Co., il birrificio inaugurato da Marco Valeriani a Seregno nell’ottobre del 2019: qualche mese fa avevamo passato in rassegna tre birre luppolate di stampo anglosassone mentre oggi assaggiamo altre tre birre nella quale sono invece i malti a guidare le danze. Le prime due si rifanno ala tradizione tedesca, coerentemente con quello che aveva annunciato Valeriani spiegando il nome Alder: “una parola inglese  che sembra un po’ tedesca e rispecchia le due filosofie produttive del birrificio: Lager e IPA, mondo tedesco e mondo anglofono”. 

La schwarzbier Imbiss (5.3%) ha debutatto lo scorso 9 aprile credo esclusivamente in lattina, visto che l’emergenza Covid-19 aveva chiuso tutti i locali ai quali sarebbero stati destinati eventuali fusti; è prodotta con malti tedeschi pils, Monaco e torrefatti, lievito lager e luppoli Mittelfruh, Tradition e Select.  Di color mogano forma una bella testa di schiuma cremosa e compatta: al naso emergono profumi di pumpernickel, pane nero, accenni di caffè e torrefatto, suggestioni di cioccolato e qualche estero fruttato. Al palato c’è grande scorrevolezza come vuole la tradizione tedesca anche se personalmente credo che un pochino di corpo in più non le farebbe male.  Accenni di caramello e cola, pane nero e cereali danno il via ad una bevuta che s’intensifica solo nel finale con l’arrivo dell’amaro del torrefatto e del cioccolato. Pulita e fragrante, Imbiss è una schwarzbier facile da bere alla quale tuttavia mi sembri manchi ancora un pochino d’intensità e carattere.

Dorf  (7%) è invece una bock “chiara” che ha anch’essa debuttato in pieno lockdown con una ricetta che prevede malti pils e speciali tedeschi, luppoli Saphir e Select, ceppo di lievito lager. Il suo color oro antico è leggermente velato, la schiuma è impeccabilmente cremosa e compatta, anche se la foto potrebbe ingannare. Pane, miele millefiori, accenni di biscotto e frutta secca compongono un aroma semplice, pulito e della buona intensità per lo stile: prefazione ad una bevuta delicatamente carbonata che si muove sullo stesso percorso senza deviazioni.  Dolce ma ben attenuata, riscalda il palato con un delicato alcool warming che ben sposa le note conclusive di panificato/cereale e frutta secca a guscio: bock elegante e morbida ma non priva di un leggero carattere rustico e ruspante a renderla vivace ed interessante. Per me è una birra molto ben riuscita.

Deltacolt (5.9%) è invece una delle quattro birre (Lewis Keller Pils, Rockfield IPA e Gretna APA) con le quali Alder aveva debuttato: una milk stout nella quale lattosio e fiocchi d’avena hanno il compito di garantire cremosità e morbidezza. Si presenta di color ebano scuro e con profumi di caffè, orzo tostato, pane nero, accenni di cioccolato e di latte/panna:  è l’odore della colazione, non molto intenso ma piuttosto pulito. Il mouthfeel è effettivamente cremoso ma ci sono un po' troppo bollicine, anche se fini, a disturbarlo.  Caffè e torrefatto sono i protagonisti di una stout ben bilanciata nella quale è  la dolcezza della panna (effetto lattosio) a contrastare le tostature. Un delicato tepore etilico avvolge poi il cioccolato in una bel finale che lascia felici e soddisfatti: intensità e facilità di bevuta vanno in questo caso a braccetto e nonostante qualche piccola imprecisione da limare questa lattina di Deltacolt è una milk stout di livello già alto.

Nel dettaglio:
Imbiss, 40 cl., alc. 5.3%, imbott. 07/04/2020, scad.  07/10/2020, prezzo indicativo 5.00 €
Dorf, 40 cl., alc. 7.0%, imbott. 20/04/2020, scad. 20/10/2020, prezzo indicativo 6.00 €
Deltacolt, 40 cl., als. 5.9%,  imbott. 01/04/2020, scad. 01/10/2020, prezzo indicativo 6.00 €

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

lunedì 20 gennaio 2020

Boia Fauss Lingera & Boia Fauss Sansa Cunisiun


Microbirrificio Boia Fauss e Ristoro Pensavo Peggio: l’originalità e l’eccentricità di certo non mancano a Diego Morengo e Ivan Castagno, soci che nel 2014 hanno inaugurato un piccolo brewpub ad Alba, capitale piemontese del tartufo e terra di grandi vini. Ma eccentricità ed estrosità non sono limitati alle parole; basta fare un salto nella piccola locanda/ristoro collegata agli impianti di produzione e dare un’occhiata agli arredamenti, alla mobilia e agli oggetti che adornano le pareti. 
Morengo è il birraio, figlio di un contadino che faceva il vino in casa, e che ha scoperto di avere una passione per la birra durante il servizio militare: i successivi quindici anni che hanno preceduto  l’accensione degli impianti sono passati a ritmo di cotte casalinghe, corsi per approfondire le proprie tecniche e la gestione di un locale dove la birra non veniva ancora prodotta ma solamente servita. Con i soldi ricavati dalla vendita di quest’attività Morengo si è recato in Germania, nel Baden-Württemberg, ad apprendere le ultime nozioni necessarie e prendere in eredità un impianto di seconda mano da cinque ettolitri che oggi ne produce circa duecento all’anno: la tradizione tedesca la fa ovviamente da padrone ma tra le etichette c’è anche qualche interferenza anglosassone. E In parallelo procede l’attività della piccola azienda agricola di proprietà chiamata Cascina Steilot, fornitrice del 95% dell’orzo che viene poi maltato ed utilizzato dal brewpub. 
Per i meno esperti di piemontese ricordo che Bòja Fàuss  (“boia falso”) è un’imprecazione dialettale che esprime stupore e rabbia: sulla sua origine ci sono due scuole di pensiero. Un’escamotage per evitare di bestemmiare il nome di Dio o un riferimento al periodo delle esecuzioni capitali in piazza, quando il boia azionava la ghigliottina. La gente non amava il boia e il fatto che si guadagnasse da vivere decapitando le persone, e dunque lo disprezzava dandogli del “falso”.  Ma l’uso del dialetto piemontese non si ferma qui: anche le birre, come stiamo per vedere, parlano rigorosamente locale.

Le birre.
Lingera“accattone, individuo poco lungimirante, che vive di espedienti. La lingera (indistintamente maschio o femmina), si manifesta sotto molte forme accomunate dalla poca lungimiranza: dallo squallido imprenditorino che trascorre le giornate girovagando di locale in locale incurante dell’azienda che va a rotoli, alla donna dai facili costumi”. 
Questo il nome dato alla Pils  (4.9%) della casa “in stile tedesco, foresta nera”: immagino sia  la ricetta che Morengo ha perfezionato nel corso della sua formazione in Baden-Württemberg. Nel bicchiere è di color giallo quasi paglierino, la candida schiuma è cremosa e molto compatta. L’aroma è fragrante, piuttosto pulito, fresco: miele millefiori, pane e crackers, delicati profumi erbacei e floreali anticipano una birra leggera e facilissima da bere, rispettosa della tradizione tedesca. Correttamente carbonata, la pils di Boia Fauss è una bevuta altrettanto fragrante nel suo panificato, nei dettagli di crackers e miele e nel suo finale abbastanza secco caratterizzato da tonalità erbacee delicate ed educate. Bella sorpresa questa Lingera: una pils semplice, dalla buona intensità che riesce ad abbinare pulizia ad un lieve carattere rustico. Ottima.

Sansa Cunisiun è un’altra espressone piemontese che significa “senza cognizione, essere giudizio” e che nel bicchiere si traduce in una bock ambrata dalla robusta gradazione alcolica (6.7%) e dalla schiuma compatta e perfettamente cremosa. Miele, frutta secca, biscotto, caramello e qualche nota floreale danno forma ad un’aroma pulito e abbastanza intenso. La sensazione palatale è però questa volta un po’ troppo pesante, dal punto di vista tattile, e non del tutto conforme alla scuola tedesca: l’alcool è comunque ben nascosto. La bevuta è meno pulita e meno precisa rispetto all’aroma: miele, biscotto e caramello danno forma ad una bock dolce e bilanciata da un amaro delicato di frutta secca e da qualche eccesso di cereale che disturba un po' quello che sarebbe un morbido finale abboccato. Tocca però annotare qualche leggero calo di tensione e  qualche passaggio un po’ troppo slegato: nulla di grave, intendiamoci. Non raggiunge l'ottimo livello della pils ma è comunque una buona bevuta. 
Da quanto ne so Boia Fauss non distribuisce in giro le proprie birre ma al brewpub potete farvi preparare qualche litro di birra per l’asporto in bottiglia con tappo meccanico, l'antesignana del growler.

Nel dettaglio:
Lingera, formato 100 cl., alc. 4.9%
Sansa Cunisiun, formato 100 cl., alc. 6.7%

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa lattina e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 27 febbraio 2019

Welde Bourbon Barrel Bock

Nel 1752 Carl Theodor di Baviera concedeva a Heinrich Joos la licenza di produrre birra a Schwetzingen,  oggi parte del Baden-Württemberg. Per l’occasione Joos fece costruire un edificio in Mannheimer Straße nel quale trovava spazio anche un piccolo birrificio. Nel 1846 secolo la “gasthaus” fu acquistata da Heinrich e Anna Seitz che la ristrutturarono rinominandola Grünes Laub; a loro succedette il figlio Georg, morto prematuramente nel 1885. Nel 1888 la vedova Barbara convogliò a nozze col  birraio Johann Welde, il cui cognome è ancora oggi nel nome del birrificio: Weldebräu. Alla sua morte, nel 1917, l’azienda passò nella mani della figlia Elisabeth che sposò il giovane mastro birraio Hans Hirsch; il loro unico figlio maschio morì nel corso della seconda guerra mondiale e fu ancora una volta una donna a ricevere il testimone. Bärbel Welde, sposata con  Wilhelm Spielmann: fu lui a decidere la costruzione del nuovo birrificio a Plankstadt, visto che non era più possibile aumentare la produzione nella vecchia sede di Schwetzingen. 
Nel 1981 il piccolo brewpub di città venne quindi trasformato nella moderna Weldebräu, guidata dal figlio Hans Spielmann: oggi sono circa 100.000 gli ettolitri prodotti ogni anno.  In sala cottura c’è al momento il birraro Stephan Dück, mentre la parte commerciale e strategica è affidata al Max Spielmann, diplomato biersommelier con alla spalle una breve esperienza in Heineken. Alle birre della tradizione anche Weldebräu come molti altri birrifici tedeschi affianca una linea “craft” della quale al momento fanno parte la Welde Craft Pepper Pils (pils con pepe rosa),  Welde Craft Pale Ale, Welde Craft Citra Helles, Welde IPA, Badisch Gose con sale e coriandolo e una Bourbon Barrel Bock che ha catturato la mia attenzione.

La birra.
La Bourbon Barrel Bock di Weldebräu è in realtà un blend proveniente da tre botti (bourbon, rum e tequila) nella quale la birra ha riposato per tre mesi. E’ di un bel color oro antico e forma una generosa testa di schiuma, cremosa e compatta, dall’ottima persistenza. Al naso non c’è purtroppo molto e i profumi vanno cercati col lanternino:  biscotto, pane, un ricordo di miele, qualche traccia di legno. Non è esattamente quello che t’aspetteresti da una birra che nata da un blend di tre botti contenente distillati. Fortunatamente le cose vanno un po’ meglio al palato: il passaggio in botte ha giocoforza tolto alla bock quelle che dovrebbero essere le sue caratteristiche principali, ovvero fragranza e freschezza, ma tale assenza dovrebbe essere "compensata" dai benefici del Barrel Aged.  Pane, biscotto e miele sono comunque presenti ma l’apporto delle botti è timido e si fa attendere sino alla fine del percorso, quando emerge una nota etilica piuttosto evidente che evoca soprattutto la tequila: delle altre due botti, e mi riferisco in particolare a quella ex-bourbon che dà il nome alla birra, onestamente non avverto la presenza. La bevuta è comunque gradevole, pulita e bilanciata ma il risultato lascia un po’ di delusione soprattutto per la mancanza di profondità, spessore e complessità. Sarebbe legittimo pretendere un po’ di più di un lieve sapore di tequila in una bock. 
Formato 33 cl., alc. 6.5%, IBU 28, scad. 28/08/2019, prezzo indicativo 3.00  Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 12 aprile 2017

Stiegl Stieglbock 2016

Fondato a Salisburgo nel 1492 come Bräuhaus an der Gstätten, finì in seguito per assumere il nome con il quale lo chiamava abitualmente la gente: Das Haus Bey der Stiegen, ovvero “la casa vicino agli scalini”, con riferimento ad una piccola serie di gradini che si trovavano adiacenti all’edificio. Abbreviato il nome in Stiegl, nel 1863 il birrificio traslocò nel quartiere periferico di Maxglan sotto la guida del nuovo proprietario Josef Schreiner che promosse un ambizioso piano di espansione. Una decina di anni dopo (1875) il birrificio venne distrutto da un grosso incendio e ricostruito in pochi mesi: chi non si riprese dalla tragedia fu Schreiner, deceduto nel 1880. L’attuale proprietaria di Stiegl, la famiglia Huemer-Kiener, è scesa in campo nel 1887 ed ha sapientemente guidato il birrificio attraverso i momenti difficili delle due guerre mondiali.  
Nel 1912 a Salisburgo erano operativi ben 174 produttori di birra dei quali Stiegl era il maggiore, con il record di 130.000 ettolitri raggiunto nel 1914: il consumo pro-capite per ogni cittadino era stimato intorno ai 200 litri all’anno. La prima guerra mondiale bloccò di fatto una produzione che riuscì a ripartire piuttosto lentamente solamente nel 1920 a causa della scarsità delle materie prime. Le confische e i danni provocati dal secondo conflitto misero di nuovo in ginocchio un’azienda che nel 1946 fu in grado di produrre solamente 67.000 litri di una birra molto leggera (2.5%);  ci vollero oltre due anni (e l’aiuto delle materie prime importate dai militari americani) per poter spillare una birra “normale” a Salisburgo. Ma è solamente negli anni ’60 che Stiegl riesce a ritornare ai volumi prodotti prima delle due guerre. Nel 2005 viene inaugurato il nuovo birrificio a Salisburgo che oggi dà lavoro a circa 600 persone.

La birra.
Appuntamento fisso del mese di dicembre è quello con la Stieglbock, una birra dedicata ai mesi più freddi dell’anno e relative festività; la presentazione avviene solitamente a Salisburgo nel corso della Stieglbockbier-Festes, un evento benefico che ha lo scopo di raccogliere fondi e destinarli a diverse iniziative. La bock viene prodotta in agosto e poi lasciata maturare sino a dicembre. 
Nel bicchiere è perfettamente limpida e di un intenso colore dorato; la biancastra schiuma è cremosa e compatta ed ha un’ottima persistenza. Al naso biscotto e pane, qualche nota di miele e di frutta secca, un accenno burroso: fragranza e finezza non sono proprio di casa ma tutto sommato i profumi sono dignitosi nella loro sufficienza, anche se di intensità piuttosto modesta. Bene invece la sensazione palatale: è una birra che sostiene il suo contenuto alcolico (7%) con un corpo medio ed una consistenza morbida senza nessuna deriva acquosa. Il gusto segue fedelmente l’aroma mettendo però in campo una maggiore intensità: biscotto un po’ burroso, crosta di pane, accenni di caramello e miele formano un carattere dolce ben riscaldato da una delicata presenza etilica che accompagna tutta la bevuta, chiusa da un brevissimo passaggio di mandorla amara. 
Devo ammettere che quello che c’è nel bicchiere non è affatto male se contestualizzato come prodotto da un birrificio industriale: non c’è fragranza e non regala nessuna emozione, ma è una birra comunque priva di difetti, discretamente intensa e che costa poco più di 2 euro al litro. Direi che ci si può accontentare, se capita nel bicchiere. 
Formato:  50 cl., alc. 7%, lotto 16 L271A1 H, scad. 27/03/2017, pagata 1,18 Euro (supermercato, Austria).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 4 aprile 2016

Rittmayer: Hallerndorfer Landbier Hell & Hallerndorfer Heller Bock

Ancora un doppio appuntamento con il birrificio Rittmayer di Hallendorf, venti chilometri a sud di Bamberga, Franconia, già incontrato in diverse occasioni.  Il birrificio guidato da George Rittmayer divide le sue produzioni in una linea "classica" e in una "kraft", ed eccone altri due esemplari a confronto.
Partiamo dalla Hallerndorfer Landbier Hell, una Helles perfettamente limpida e dorata, sormontata da un impeccabile cappello di schiuma bianca e cremosa, compatta e dalla trama fine, dalla lunghissima persistenza. L'aroma è pulito e presenta i classici profumi di pane e miele millefiori, cereali, affiancati da lievi accenni erbacei e di fiori di campo. Il gusto non presenta sorprese mantenendo un'ottima corrispondenza con l'aroma: leggera e discretamente fragrante la parte maltata (pane, cereali), le bollicine sono contenute e favoriscono uno scorrimento veloce senza nessun impedimento. Il livello di pulizia è molto elevato, la bevuta è dolce e bilanciatissima: nel finale c'è persino un accenno d'amaro erbaceo, la cui presenza è maggiormente avvertibile rispetto agli standard di una qualsiasi Helles che potreste bere a Monaco: la Franconia dal punto di vista amministrativo non esiste ed è solo una parte della  Baviera, ma non gridatelo se andate a Bamberga. Potrebbero non essere molto felici del confronto, sopratutto quelli del Fränkischer Bund che dal 1990 reclamano l'indipendenza amministrativa e politica di quest'area dai confini geografici non esattamente definiti. La Landbier Hell di Rittmayer è un'ottima compagna da Biergarten o per le calde serate estive, quando magari non avete voglia d'immergervi negli scenari autunnali evocati da una classica "rauchbier" di Bamberga.

Viene invece proposta nel formato 33 centilitri la Heller Bock, scelta forse dettata dal più elevato tenore alcolico (6.8%) che ne suggerisce un consumo più moderato. Per molti le Heller(s) Bock sono considerate un sinonimo delle Maibock: una birra per il periodo di transizione dall'inverno all'estate che conclude il tempo delle birre forti (Starkbierzeit) inaugurato con l'arrivo delle prime Bock ambrate di novembre. Le Maibock, ovvero le "Bock del mese di maggio", vengono invece prodotte con malti chiari e sono solitamente abbastanza luppolate, per un finale che intende quasi rinfrescare ed alleggerire una birra che ancora porta un po' di calore nelle fresche serata primaverili. La Heller Bock di Rittmayer è quindi dorata e limpida, anch'essa sormontata da una solida "testa" di schiuma bianca, compatta e cremosa, dall'ottima persistenza. L'aroma parla di fiori, miele millefiori, pane e cerali ed un accenno biscottato; al palato il corpo risulta ovviamente più sostenuto rispetto alla Helles, con una sensazione complessivamente morbida facilitata da una carbonazione moderata. Gli stessi elementi (pane, biscotto e miele) ritornano al palato a costruire un profilo maltato abbastanza fragrante e fortificato da un diffuso e soffice tepore etilico. La bevuta è pulita e dolce ma perfettamente bilanciata come vuole la scuola tedesca da un finale corto e leggermente amaricante tra l'erbaceo ed il terroso. La bevibilità è ovviamente minore della Helles, il profilo maltato è intenso e molto gradevole, mentre convince meno la parte amara, un po' in debito d'eleganza.
In entrambi i casi due birre ben fatte che, senza reclamare particolare attenzione, sono pronte ad accompagnarvi nel corso di una serata. 
Nel dettaglio:
Hallerndorfer Landbier Hel, formato 50 cl., IBU 33, alc. 4.9%, lotto 11:21 P, scad. 17/05/2016.
Hallerndorfer Heller Bock, formato 33 cl., alc. 6.8%, lotto 20:26 A, scad. 20/10/2016.


NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 3 ottobre 2014

Reutberger Josefi-Bock

Il monastero di Reutberg si trova nei dintorni di Sachsenkam, Baviera, quaranta chilometri a sud di Monaco e ad una decina di chilometri dalla bella Bad Tolz. Qui, nel 1618, la contessa Anna di Pienzenau fece costruire il monastero per tener fede ad un voto fatto; nel 1677 le suore che lo abitano chiedono ed ottengono dalla casa regnante il privilegio di poter produrre birra.  La storia racconta che il monastero produceva molta più birra di quanta ne utilizzasse per il proprio consumo interno e divenne presto un popolare punto di ritrovo per viandanti, soldati e poveri che potevano dissetarsi (e ubriacarsi) con pochi spiccioli; nel 1786 i produttori di vino e di birra della vicina Bad Tolz accusarono il monastero di abuso della licenza “imperiale” (e quindi di “concorrenza sleale”) in quanto somministravano dalla mattina alla sera birra ad un prezzo molto basso. La produzione venne sospesa. Per avere altre notizie sul monastero bisogna arrivare alla fine della secolarizzazione quando, nel 1835, ritorna di proprietà al clero; terminati i lavori di ristrutturazione che includono anche la costruzione di una taverna all’esterno delle mura, riprende la produzione di birra.  Nel 1901, per far fronte all’aumento di domanda, si rende necessario l’ampliamento degli impianti di produzione che vengono anche spostati nei locali dove si trovano tutt’oggi; le prime bottiglie vengono prodotte nel 1913, mentre nel 1924 viene ufficialmente costituita la cooperativa Reutberg Brauerei che, progressivamente, arriva ad annoverare oltre un centinaio di agricoltori locali.  Nel 1968 inizia la produzione di bibite non alcoliche, mentre oggi i soci della cooperativa sono oltre duemila.
L’offerta brassicola non presenta nessuna sorpresa ed è fedelissima alla tradizione bavarese: Weisse, Dunkel, Helles, Bock, Pils, Marzen e una birra natalizia. L’autunno è arrivato ed è con piacere che si può pensare di bere qualcosa di più riscaldante di una fresca e dissetante Weizen o Helles. Ma questa Josefi Bock non è esattamente una birra autunnale, visto che viene presentata tutti gli anni nel mese di marzo nel corso della tradizionale Josefifest, in onore di del patrono del monastero, San Giuseppe. E’ al grido in dialetto baverse di O’ zapft ist che viene infatti stappato il primo barile di Josefi Bock, prodotta a settembre dell’anno precedente dal birraio Michael Pichler e lasciata poi a maturare per un periodo che varia dai tre ai cinque mesi.  

Etichetta classica, ma assolutamente autoesplicativa: caprone, stemma della Baviera, boccale in ceramica, alpi e monastero sullo sfondo, ovvero quando le parole sono superflue. Birra di colore ambrato, limpido: schiuma biancastra, compatta, abbastanza fine e cremosa, molto persistente. L'aroma offre un discreto ma pulito benvenuto, dolce e zuccherino, fatto di sentori di pane e di brioche, caramello, uvetta. Praticamente perfetto il mouthfeel, che coniuga assieme scorrevolezza e morbidezza, nessuna traccia acquosa, corpo medio e una moderata quantità di bollicine. La tradizione tedesca non annovera certo termini quali "sorpresa" e "fantasia", ed il gusto di questa Josefi-Bock è ideale continuazione dell'aroma: dolce, forse un pochino troppo, con note di miele e di pane imburrato (mettiamoci anche un po' di zucchero sopra), uvetta, caramello. La pulizia è impeccabile, quasi "noiosa", con una timidissima nota amaricante finale di mandorla che però non riesce a portare quell'equilibrio anch'esso tipico della tradizione tedesca. Meglio aspettare che la birra raggiunga la temperatura ambiente, lasciare che l'alcool tiri un po' fuori la testa dal suo nascondiglio e porti un po' di calore a lenire un po' la dolcezza di questa birra. Il risultato non è comunque stucchevole o appiccicoso, la bevuta è soddisfacente, il ricordo che lascia di sé è (un po' troppo) dolce ma, per quanto costa in Germania, il perdono è concesso. 
Formato: 50 cl., alc. 6.9%, lotto 4056, scad. 03/2015, pagata 1.58 Euro (beershop, Germania)

mercoledì 16 luglio 2014

Schweinsbräu Maibock

Il primo incontro con il birrificio Schweinsbräu, avvenuto qualche anno fa, non era proprio stato memorabile; Schweinsbräu è il ramo "brassicolo" di Herrmannsdorfer Landwerkstätten, azienda agricola che si trova nei dintorni di Glonn e fondata nel lontano 1897 dall'allora macellaio Karl Schweisfurth. Dalla prima piccola macelleria di Herten (Westfalia), l'azienda è cresciuta sino a diventare, negli anni 80 del secolo scorso, una delle più moderne ed automatizzate macellerie di maiale al ritmo di 20.000 esemplari a settimana.  Ma proprio all'apice del successo, i figli ed i nipoti del fondatore Ludwig iniziarono a mettere in discussione i valori e l'etica di un'azienda che era ormai impegnata solamente ad abbassare i costi di produzione ed a massimizzare il profitto, senza che vi fosse più nessun interesse per l'artigianalità. Si decise allora per un drastico cambiamento: basta con gli allevamenti intensivi, con animali chiusi nelle stalle e carni insapori, basta con le riunioni commerciali. Era il momento di trasformare l'azienda in una più piccola entità agricola, sostenibile, ecologica. Oggi la Herrmannsdorfer, che ha trovato sede a Glonn, in Baviera, coordina una rete di circa settanta agricoltori, allevatori e produttori di pane e latticini rigorosamente biologici. E tra le varie attività c'è anche quella brassicola. 
Dopo un periodo in cui tutte le birre erano prodotte presso la Riedenburger, a Glonn è stato finalmente ultimato un piccolo impianto che, oltre a rifornire l'attiguo ristorante, consente anche la produzione di una Maibock e di una Doppelbock "biologiche" poi distribuite anche in bottiglia, mentre Helles, Dunkles e Weizen continuano ed essere prodotte alla Riedenburger. Il piccolo impianto a vista vi dà il benvenuto al primo piano, proprio all'ingresso del ristorante guidato dallo chef Thomas Thielemann che presenta una rivisitazione in chiave moderna della classica cucina bavarese a prezzi, purtroppo, decisamente più elevati della media.
Ho invece riscontrato un netto miglioramento nella qualità della birra; ecco una Maibock, prodotta con orzo e luppolo da coltivazione biologica e dall'etichetta discutibile: a voi giudicare se di buon o cattivo gusto. Il ritratto del maiale, caratteristica di tutte le birre della Schweinsbräu (Schwein - maiale) è l'animale che vi dà anche il benvenuto quando arrivate al quartier generale di Glonn. In alcuni recinti, diversi suini - per la gioia dei bambini - mangiano e si rotolano tra paglia e fango. 
Questa Maibock si presenta di un bel color ambrato carico, con riflessi ramati. La schiuma è compatta e "croccante", cremosa e dal colore che richiama per l'appunto la crema, molto persistente. Al naso, leggermente zuccherino, a tratti quasi "glassato", ci sono diverse sfumature maltate che vanno dalla crosta di pane alla fetta biscottata, dal biscotto al burro al pane di segale, con qualche lieve nota di caramello. Il gusto è inizialmente un fedele specchio dei profumi (pane e biscotto), per poi virare sul fruttato dell'uvetta e della prugna; completano il quadro delle lievi note di caramello e di tostato. C'è un buon livello di pulizia, un gusto dolce che non è mai stucchevole, e solo qualche lieve imperfezione in un finale americante (mandorla) che presenta qualche leggera nota di cartone bagnato, a voler essere pignoli. Il corpo è medio, le carbonazione è purtroppo quasi assente: la birra risulta morbida e gradevole ma un po' troppo piatta. Rimane da segnalare una lieve presenza, del tutto accettabile, di diacetile, per una maibock intensa, fragrante e pulita, molto godibile e facile da bere.
Formato: 50 cl., alc. 6.8%, scad. 24/10/2014, pagata 1,54 Euro (supermercato, Germania).

mercoledì 21 maggio 2014

Giesinger Maibock

Monaco di Baviera è principalmente nota per le famose “sei sorelle” industriali (Augustiner, Hacker Pschorr, Hofbräu, Lowenbräu, Paulaner e Spaten-Franziskaner)  che hanno il monopolio non solo dell’Oktoberfest ma anche della quasi totalità dei locali della città; eppure anche in una delle regioni più tradizionali della Germania qualcosa si sta (molto) lentamente muovendo. Sino ad ora, se non erro, l’unica alternativa negli immediati dintorni del centro città era il piccolo brewpub Forschungsbrauerei  nel quartiere di Perlach. Da qualche tempo il birrificio bavarese Camba Bavaria ha aperto la propria Munich Tap House; non si tratta di un brewpub ma di un bar poco lontano dalla stazione ferroviaria di München Ost  (zona est) con un’ampia scelta di birre che vanno ben oltre i confini delle sei sorelle e si spinge sino agli Stati Uniti con delle chicche (date un’occhiata alla lista sul sito) davvero interessanti, se effettivamente disponibili. Ma se ci limitiamo ai produttori, l’unica novità è presentata dalla  Giesinger Bräu, anche nota come Das Bierlaboratorium. 
La storia inizia dall’homebrewing per poi passare alla forma di un microbirrificio che trova sede in un garage doppio nella strada Birkenau n. 5  del quartiere di Giesing (da qui ovviamente il nome GiesingER) di Monaco dove, a partire dal 2006,  Steffen Marx e Tobias Weber iniziano a produrre “strane” birre che contengono frutta e spezie. Ben presto il nome inizia a circolare tra i bevitori di Monaco, la domanda aumenta e le birre “particolari” vengono affiancate da più tradizionali helles e weizen. Nel 2007 sono già 300 gli ettolitri prodotti e venduti, che arrivano a quota 1000 nel 2011; si rende necessaria una piccola espansione, che consiste nell’allargarsi in altri tre garage “doppi” adiacenti dove trovano posto il magazzino ed altri fermentatori. Nel 2013 viene intrapreso un piano di espansione molto più ambizioso, con l’acquisto di una porzione di un fabbricato nella vicina Martin- Luther -Straße e l’installazione di nuovi impianti che garantiranno una capacità di circa 5000 ettolitri l’anno. I lavori sono già iniziati da tempo e dovrebbero concludersi proprio in questo periodo. In questa pagina potete vedere un rendering di come sarà la nuova Giesinger Bräu, dove sarà possibile anche mangiare (45 posti a sedere e, in estate, anche una sorta di terrazzo- Biergarten); e, se siete interessati a finanziare, ecco il link per il crowdfunding. La gamma prodotta da Giesinger è tipicamente tedesca, con helles, weizen, dunkel, marzen e diverse produzioni stagionali, tutte non filtrate e non pastorizzate. Ratebeer elenca anche una serie di produzioni meno classiche, come ad esempio una IPA, una  Kaffee Weizen  ed una Weizenbock speziata con rosmarino e zenzero. Siamo in Maggio e, giustamente, una delle produzioni stagionali del birrificio è una Maibock, uno stile non molto diffuso e che sostanzialmente rappresenta di solito una leggera variazione delle più comuni Bock: più chiare di colore, più secche e con una presenza di luppolo più evidente rispetto alle Bock.
Una bottiglia quindi molto fresca, imbottigliata in aprile e con una data di scadenza molto breve (fine Maggio) resa evidentemente possibile da un mercato locale (le birre si trovano solo a Monaco, sia allo spaccio del birrificio che in alcuni locali e Getranke shop) che ne assorbe in brevissimo tempo tutta la limitata produzione. Chi segue questo blog regolarmente avrà notato – ad esempio nel post di ieri – quali benefici porta riuscire a bere una birra freschissima; si tira spesso in ballo la freschezza quando si parla di birre luppolate, ma lo stesso discorso si deve applicare anche a birre – come questa – che hanno un profilo prevalentemente maltato. 
La  Giesinger Maibock è di colore ambrato, velato, con una schiuma biancastra e cremosa dalla trama abbastanza fine, con una discreta persistenza. Al naso, molto pulito, a parte i sentori di caramello, frutta secca e (lievissimi) di mela, sembra di essere entrati in una panetteria: fragranti profumi di biscotto, pane tostato e  crackers. Anche in bocca c’è una gran bella pulizia,  e si ritrovano le stesse note di crackers e di pane, di biscotto al burro, caramello e, in secondo piano, miele e uvetta. Il corpo è medio, con una presenza molto contenuta di bollciine e un compromesso molto ben riuscito tra morbidezza palatale e scorrevolezza. Il finale è molto più secco di quello che il gusto – dolce – poteva far intendere, con una discreta presenza di mandorla amara, una lieve tostatura ed un timido warming etilico. 
Ratebeer (ah, sempre lui!) le riserva un impietoso punteggio di 19/100, anche se i rating risalgono al periodo 2008-2011 (forse quando il birrificio era ancora in rodaggio); se c’era bisogno di un’ulteriore prova del fatto che il sito di rating va preso con molta cautela, questa ne è una. Perché questa è una buona (Mai)bock, pulita e fragrante come non capita spesso di riuscire a bere, elogio dell’equilibrio e della facilità di bevuta tipica della tradizione tedesca. La primavera inoltrata di Monaco non raggiunge certo le temperature italiane, ed una Maibock è quello che ci vuole per avere un po’ di tepore nelle fresche serate primaverili, senza mettere mano all’artiglieria pesante chiamata “doppelbock”. 
Formato: 50 cl., alc. 6.2%, scad. 29/05/2014, pagata 1.60 Euro (beershop, Germania).

venerdì 19 aprile 2013

Birrificio Italiano Bibock

Dopo Tipopils ed Amber Shock, incontriamo oggi la Bibock del Birrificio Italiano; in produzione da novembre 1997, prodotta con malti Pilsner, Caramel e Monaco, luppoli Hallertauer Magnum ed Hallertauer Hersbrücker. E’  un’interpretazione delle classiche “bock” di tradizione tedesca, anche se si fa un po’ notare in etichetta l’assenza dell’immancabile “caprone” che invece troneggia su quasi tutte le bock prodotte in Germania.  Nel bicchiere è di un bel colore ambrato carico, velato, e forma un bel “cappello” di schiuma “croccante”, color ocra, cremosa e molto persistente. L’aroma è un po’ “sporcato” dal lievito, ma emergono un po' in secondo piano, sentori di miele, agrumi (chinotto e scorza e frutta secca. Molto meglio in bocca, dove il percorso inizia con note di toffee, seguite da frutta (albicocca e chinotto); c’è anche qualche nota di burro. Anche questa, come le altre produzioni assaggiati del Birrificio Italiano, è caratterizzata da una grande facilità di bevuta che però non penalizza mai l’intensità del gusto. Bel finale secco, con una chiusura amaricante di mandorla amara e di chinotto ed un debole ma avvertibile calore etilico. Corpo medio, carbonazione bassa, in un’interpretazione di bock che ci ha soddisfatti. Formato: 33 cl., alc. 6.2%, lotto 149, scad. 13/06/2013, prezzo 4.50 Euro  (food store, Italia)

mercoledì 18 aprile 2012

Härle's Böckle

Siamo nel cuore dell'Allgäu, in Germania, tra Memmingen e Kempten, dove ha sede la Brauerei Clemens Härle, fondata nel 1897 da - ovviamente - Clemens Härle; tradizione che ancora continua oggi sotto la guida di Gottfried Härle,
ed una trentina di dipendenti. 29.000 ettolitri prodotti ogni anno, con la "helles" e la "weizen" a fare da padrone. Una decina le birre che compongono la gamma, brassate dal mastro birraio Bernhard Walberer, con alcuni soft drinks ad integrazione, come avviene per molti birrifici tedeschi. Eravamo in Germania in inverno ed ovviamente abbiamo optato, tra l'offerta, per la "bock", con l'immancabile caprone in etichetta. Si presenta davvero in modo sublime, di un bel color ambrato molto carico, rossastro; la schiuma, "croccante", è ocra, fine e quasi pannosa, molto persistente. Se l'aspetto ci aveva entusiasmato, l'aroma ci riporta con i piedi per terra; molto poco pronunciato, leggero caramello, pane nero di segale, qualche sentore terroso. L'altalena continua questa volta verso l'alto; ottimo l'ingresso in bocca, morbido, per una birra dal corpo medio e poco carbonata che si mostra in entrata rotonda ed avvolgente. C'è un bel profilo di malto, molto pulito, dove distinguiamo note di biscotto, caramello, tostatura, ci sembra di percepire anche una punta di liquirizia. Ottima bevibilità ed equilibrio che portano in fretta al finale secco, seguito da un retrogusto abboccato non molto lungo ma caldo ed appagante. Una "bock" corretta, che non brilla di freschezza ma che riesce ugualmente a convincere grazie ad una bella morbidezza al palato; l'alcool è ben nascosto a garantire una grande facilità di bevuta che a tratti però sacrifica un po' l'intensità del gusto. La risposta alla domanda fondamentale "la ricompreremmo?" è in questo caso un sì. Formato: 33 cl., alc. 6.7%, scad. 05/05/2012, prezzo 1.15 Euro.

mercoledì 11 gennaio 2012

Mohren Bockbier

La Mohrenbrauerei August Huber è il più antico birrificio del Vorarlberg, regione all’estremità occidentale dell’Austria stretta tra i confini con Svizzera e Germania che “sfocia” nel Bodensee (Lago di Costanza). Risale al 1834 la presenza di un birrificio a Dornbirn, dove ha tutt’ora sede la Mohrenbrauerei. Come altri birrifici tedeschi/austriaci, l’azienda produce anche bevande analcoliche ed opera come importatore/distributore di birre e vini esteri. Questa bock è di un bel colore oro antico, limpido; la schiuma è bianca, fine, cremosa, ed ha una buona persistenza. Al naso, poco pronunciato, crosta di pane, leggero burro, e sentori di miele. Il corpo è medio, con una consistenza oleosa; mediamente carbonata, in bocca ha una corrispondenza quasi totale con l’aroma. Al gusto domina il malto, crosta di pane, un po’ di burro; c’è una buona presenza etilica che tende ad irrobustire la birra scaldando leggermente il palato, senza però mai disturbare la bevuta. Dolce ma sostanzialmente secca, nel finale si concede una nota un po’ amara erbacea a chiudere, prima di lasciare un caldo retrogusto abboccato di malto. Tutto sommato corretta, con un leggero eccesso di burro nell’aroma; mantiene una buona bevibilità secondo la tradizione tedesco/austriaca, ma non regala un gusto particolarmente intenso. Shelf-life dichiarata: sei mesi. Discreta. Formato: 33 cl., alc. 7%, scad. 02/04/2012, prezzo 1.14 Euro.

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english summary:
Brewery: Mohren Brau, Dornbirn, Austria. Style: heller bock.
Appearance: clear deep golden color with a creamy white head. Aroma: bready malt, light butter, honey. Mouthfeel: medium body, medium carbonation, oily texture. Taste: bready malt and buttery; there’s a subtle alcohol presence warming it up. Sweet but dry, ends with a light hoppy bitter note. Aftertaste is malty, ethylic and warm. Overall: a pretty decent bock with a good drinkability but average taste. Bottle: 33 cl., 7% ABV, BB 02/04/2012, price 1.14 Euro.

sabato 15 gennaio 2011

Monsteiner Steinbock

Ci spostiamo in Svizzera, per una bock invernale molto poco memorabile brassata dalla Biervision Monstein. Di colore ambrato, versa un enorme quantità di schiuma bianca e pannosa che colma il bicchiere. Aroma di malto, caramello, burro e sentori erbacei. Corpo leggero, bassa carbonatazione. Gusto abbastanza scarso, un po' di malto e note erbacee a fine corsa. Breve retrogusto abboccato, un po' acquoso che sembra avere troppa fretta di scomparire. Bottiglia da 33 cl., ABV 6.5%, 2.16 €

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english summary:
An average and not so interesting Swiss
bock. Amber color with a huge frothy white head. Malt, caramel, butter and grass in the nose. Light bodied with flat carbonation. Light taste of malt and some hoppy grass in the finish. Short and slightly bitter grassy aftertaste which disappears very quickly. 33 cl. bottle, 6.5% ABV, 2.16 €

lunedì 27 dicembre 2010

San Biagio Noel

Non si tratta della seconda birra "monastica" italiana, dopo la Cascinazza della quale abbiamo parlato non molto tempo fa, ma solamente di una gamma di birre di "ispirazione monasta" prodotte dalla Azienda Agricola Monastero di San Biagio. Il Monastero di San Biagio si trova nel parco del Subasio, nei pressi di Nocera Umbra. Da informazioni un po' frammentarie recuperate in internet ci pare di capire che, oltre al microbirrificio, la struttura ospita un agriturismo con ristorante ed un relais con 16 camere ricavate dalle vecchie celle dei monaci. Ritornando alla birra, la gamma si compone di quattro 4 birre annuali più una stagionale, la Noel, appunto. Immaginiamo che l'ispirazione venga soprattutto dai monasteri tedeschi visto che tutte le birre, tranne una, sono a bassa fermentazione, inclusa la Verbum che, nel sito, viene definita una weizen a bassa (sic!) fermentazione. Concediamo l'attenuante dell'orrore di stampa. La Noel - non sappiamo se sia ad alta o bassa fermentazione - si presenta di colore ambrato, con riflessi ramati, leggermente velato. E' una natalizia prodotta senza l'utilizzo di spezie. La schiuma è poco generosa, beige, e svanisce abbastanza velocemente senza lasciare nessun pizzo nel bicchiere. Anche l'aroma è poco pronunciato, con qualche difettuccio poco gradevole e lieviti in evidenza. Birra troppo giovane? Il corpo è leggero, la carbonatazione media. In bocca risaltano malto tostato, caramello, sentori erbacei amaricanti, un po' di alcool, e di nuovo lieviti. Corto retrogusto, abboccato. Ci sembra una bock abbastanza mediocre, con qualche difettuccio da sistemare per renderla almeno decente visto il prezzo (10 €) alla quale viene venduta. Bottiglia da 75 cl., ABV 7%.

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Christmas brew from microbrewery and farmhouse San Biagio. Amber/copper color with a small off-white head quickly vanishing without any lacing. Light and unpleasant yeasty nose with some flaws. Light bodied with medium carbonation. Taste is of roasted malt, caramel, some bitter grass, alcohol and some yeast. Short slightly sweet aftertaste. Mediocre Christmas beer - looks similar to an average bock - which definitely needs improving. 75 cl. bottle, ABV 7%, 10€.

lunedì 10 maggio 2010

Birra Leo Benedictus

Non abbiamo trovato molte notizie in Internet sulla Birra Leo. Dall’imprescindibile risorsa microbirrifici.org apprendiamo che è attivo dal 2008 a Lavagna (GE) un impianto produttivo con possibilità, nella bella stagione, di degustare anche alcune specialità gastronomiche tedesche. E la Germania è senz’alto il punto di riferimento della formazione brassicola del mastro birraio Fabrizio Leo, avendo là maturato sia esperienze pratiche che didattiche. Benedictus è una “maibock”, ossia una bock che viene prodotta in Germania nel mese di maggio per festeggiare l’arrivo della bella stagione. Di colore dorato velato, forma una bianca schiuma pannosa di media persistenza. L’aroma, dolce, è decisamente attraente e fresco, con malto e note floreali. Corpo e carbonatazione medi. Dolce anche al palato, con malto e sentori di miele, pane. Molto beverina, termina con un finale leggermente amaro che ben equilibra il tutto, ed un curioso retrogusto dolce ed un po’ frizzante che rimane sulla lingua. Gradazione alcolica 6.5%. La bottiglia da 50 cl. che abbiamo degustato ci ha davvero dato l’impressione di un prodotto fresco, brassato da poco, che ancora conservava intatta tutta la fragranza (olfattiva e gustativa) dei malti. Praticamente un pezzo di Baviera in Liguria. Promossa ma con un prezzo non proprio tedesco (5 €!)


Sito: www.fabrizioleo.it

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english summary:
Maibock (quite unusual style for an italian brewery) which pours a cloudy golden yellow with a good white head. Flavour is sweet of fresh malt with some floral notes. Medium body and carbonation. Flavor is of sweet malt with some notes of honey and bread. Very drinkable, has a hoppy finish which balances well its sweet side. Nice sweet malty aftertaste with some “bubbles” on the tongue. Nice and very fresh. A piece of Germany in Italy.