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martedì 28 aprile 2020

LoverBeer Nebiulin-a 2016


Del birrificio LoverBeer aperto a Marentino (To) nel 2009 da Valter Loverier vi ho parlato in più di un occasione e vi rimando a questo link se volete passare in rassegna tutte le birre che sono transitate sulle pagine del blog in questi anni. Passiamo subito alla sostanza, ovvero a quella Nebiulin-a che Loverier definisce una Sour Aged Fruit Ale: “volevo creare una birra che fosse un tributo alla birra del Belgio che amo di più: la geuze. Dopo aver collezionato tre annate di una base che amo definire Biére du Lambic ho pensato di “sposarla” con la frutta delle colline intorno a La Morra che servono per creare il prestigioso nettare del Piemonte”. 
Quello che trovate in ogni bottiglia è dunque un blend di tre annate diverse di una birra che fermenta in legno mediante inoculo di batteri lattici e lieviti selvaggi, tra cui brettanomiceti, al quale viene poi aggiunta uva Nebbiolo proveniente dall’Azienda Agricola Monfalletto di La Morra (Cuneo), di proprietà dal 1340 della famiglia Cordero di Montezemolo. L’azienda possiede attualmente 51 ettari di superficie vitata nel cuore delle Langhe che utilizza per produrre Barolo, Barbera, Nebbiolo, Dolcetto, Arneis e Chardonnay. 
Da quanto ho capito la prima edizione della Nebiulin-a è datata 2013 ma fu quasi  tutta destinata all’esportazione; a giugno del 2014 sono arrivate le prime bottiglie e i fusti anche sul territorio italiano. Il Belgio e le Langhe s'incontrano idealmente su di un'etichetta che ritrae la Grand Place d Bruxelles e il piccolo borgo collinare di La Morra sullo sfondo.



La birra.
Andiamo ad assaggiare una bottiglia di Nebiulin-a 2016: il millesimo si riferisce all'annata in cui è stata aggiunta l'uva al blend assemblato con birra prodotta negli anni 2013, 2014 e 2015. 
Si veste di un bel color ramato impreziosito da riflessi rosè e dorati; le poche bolle che si formano in superficie svaniscono alquanto rapidamente. All'aroma convivono con successo le note funky (legno, cantina, pelle di salame) con quelle fruttate di marasca, lampone, limone, qualche accenno di fragola e di ananas. Al palato ci sono pochissime bollicine: un elemento che purtroppo penalizza notevolmente la bevuta rendendola poco viva e meno fresca di quanto potrebbe essere. Con meno profondità, intensità e definizione si tenta di replicare il riuscito equilibrio aromatico: note lattiche, aspre (limone, marasca), lampone e un finale nel quale appaiono caldi accenni vinosi e di legno, ma la chiusura potrebbe essere ancora più secca.  Nel complesso è una buona bevuta che dà il meglio di sé nel profilo aromatico: una birra il cui elaborato processo produttivo si protrae per tre anni ed ha quindi un prezzo di vendita piuttosto elevato, sopra i quaranta euro al litro. Quando il biglietto è di primissima fascia si hanno elevate aspettative che in questo caso non vengono completamente soddisfatte. Tocca ripetere il classico "bene ma non benissimo".
Formato 37,5 cl., alc. 7.2%, lotto PNEB05-0217, scad. 12/2025, prezzo indicativo 15,00-17,00 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questo esemplare e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 18 giugno 2019

LoverBeer Tre Ban 2016

L’estate è alle porte e le birre acide sono un alleato prezioso per difendersi dal caldo. Tra i birrifici in Italia che meglio si cimentano nello stile vi è senza dubbio Loverbeer, già ospitato sul blog in più di una occasione. A fondarlo Valter Loverier, ex tecnico progettista di un’azienda di telecomunicazioni con hobby per i rally e l’homebrewing. Per nostra fortuna è stato quest’ultimo a trasformarsi in professione. Sin dai giorni dell’homebrewing l’interesse di Valter sono i lieviti selvaggi e le fermentazioni spontanee: il suo primo esperimento è la BeerBrugna, ispirata dalle Kriek belghe e prodotta con un inoculo di lieviti (tra cui brettanomyces), batteri lattici  e l’aggiunta in macerazione di susine damaschine. La birra piace a Lorenzo “Kuaska” Dabove che nel 2005, in occasione del Brassin Public di Cantillon la porta con sé facendola assaggiare a Jean Van Roy, che gradisce. L’amicizia con Kuaska lo porta anche a contatto con Tomme Athur di Lost Abbey e Vinnie Ciliurzo di Russian River, finché  gli incoraggiamenti e gli apprezzamenti ricevuti lo convincono nel 2008 a lasciare il vecchio lavoro per aprire del proprio birrificio a Marentino, con fermentatori in legno di rovere e una bella batteria di barriques.  
Lo scorso anno Loverbeer ha quindi festeggiato il suo decimo compleanno e, per l’occasione, si è “regalato” due novità entrambe caratterizzate dal Cognac, distillato di vino bianco francese. La prima fu la Beerbera Riserva Bergnac, versione speciale della Beerbera (birra a fermentazione spontanea in legno che utilizza i lieviti naturalmente presenti sulle bucce degli acini di uva Barbera pigiata e diraspata) lasciata poi a maturare per sei mesi in botti di rovere e per altri dodici mesi in botti ex-Cognac. La seconda è invece chiamata Tre Ban.

La birra.
Tre Ban, anzi quattro… come i moschettieri: brettanomiceti, lactobacillus, pediococchi e saccaromiceti, sono questi lieviti selvaggi i protagonisti di una birra a fermentazione spontanea che viene poi lasciata maturare per 24 mesi in botti provenienti dalla regione del Cognac. Il millesimo riportato in etichetta (2016) si riferisce appunto al momento del travaso in queste botti. 
Il suo vestito è un bel color ambrato impreziosito da riflessi dorati e rossastri; in superficie si forma una piccola patina di schiuma che si dissolve molto rapidamente. Al naso emergono profumi di cantina e polvere, legno, cuoio, frutti aspri e acerbi (mela verde, uva), limone: c’è una bella componente vinosa e una nota acetica (mela) che fortunatamente non risulta fastidiosa. Purtroppo al palato ci sono poche bollicine e la bevuta viene privata di una buona dose di vitalità: la lieve dolcezza della frutta rossa sciroppata (soprattutto ciliegia) è l’unica divagazione di un gusto caratterizzato dall’aspro della frutta acerba e da delicati contrappunti acetici e lattici. Il passaggio in botte emerge soprattutto nel finale, quando legno e distillato contribuiscono ad un finale molto secco, dissetante, rinfrescante. Rustica e funky ma non priva di una certa eleganza, Tre Ban è una birra interessante e molto piacevole che tuttavia non riesce a raggiungere quei vertici espressivi (ed emotivi) toccati da altre birre a marchio Loverbeer. E quando il prezzo da pagare è di fascia alta, è giusto pretendere di più.
Formato 37,5 cl., alc. 6%, lotto PTBA01-0318, scad. 12/2025, prezzo indicativo 9,50-10,00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia/lattina e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

venerdì 22 giugno 2018

LoverBeer For Fan 2014

Uva (BeerBera e D’uvaBeer), visciole (Saison De L'ouvrier Griotta), susine (BeerBrugna) e albicocche:  questa fruit beer di Loverbeer è un non celato tributo alla celebre Fou’ Foune di Cantillon. Un lambic alla frutta che fu chiamato con il soprannome (Foufoune) di François Daronnat, il coltivatore che aveva fornito le albicocche a  Jean Van Roy.  Il collegamento non è casuale: sin dai giorni dell’homebrewing l’interesse di Valter Loverier sono stati i lieviti selvaggi e le fermentazioni spontanee. Il suo primo esperimento fu quella  che oggi è chiamata BeerBrugna, una birra ispirata dai lambic alla frutta che impressionò al primo assaggio  Lorenzo “Kuaska” Dabove al punto che decise  di portarne una bottiglia al Brassin Public di Cantillon del 2005 per farla assaggiare proprio a Jean Van Roy che, dicono, l’apprezzò molto. 
La For Fan viene di Loverbeer fermenta per opera di  un inoculo di batteri lattici e lieviti selvaggi (tra cui brettanomyces); matura poi per dodici mesi in barriques con aggiunta di albicocche (tonda di Costigliole Saluzzo) fresche in macerazione in estate.  Il frutto viene prodotto “nella parte collinare dei comuni di Busca, Piasco, Verzuolo, Manta, Saluzzo e in tutto il territorio di Costigliole Saluzzo dove la varietà ammonta a circa 2500 tonnellate ed interessa una superficie coltivata di circa 250 ettari; si hanno cenni storici della sua coltivazione risalenti fin dagli inizi dell'800”.

La birra.
L’etichetta ricorda un po’ quella della BeerBrugna e Saison De L'ouvrier Griotta:  monaco e contadino sino intenti a raccogliere i frutti dall’albero. La produzione di For Fan è di circa 2000 litri all’anno. 
Il millesimo 2014 è di colore arancio piuttosto carico ma alquanto opaco: la piccola schiuma che si forma è abbastanza rapida a scomparire. Al naso convivono i tipici odori dei lieviti selvaggi (sudore, cuoio, cantina) con i profumi aspri dell’albicocca acerba, dell’uvaspina e del limone; in sottofondo qualche nota legnosa e anche una leggera presenza di solvente che tuttavia non crea particolari fastidi. Lo stesso scenario viene riproposto al palato, in una bevuta che non fa del pulito e della finezza le sue caratteristiche principali ma le rimpiazza con un carattere rustico e “sincero”.  L’asprezza di albicocca, limone, uva e frutti rossi garantiscono un elevato potere rinfrescante e dissetante, mentre un sottofondo dolce chiama in causa l’albicocca matura e la frutta a pasta gialla.  La bevuta è agile e semplice ma nel bicchiere c’è una bella complessità che include le caratteristiche tipiche del lambic (sudore, pelle di salame, cuoio), legno, acidità lattica e un accenno acetico. Si chiude in maniera molto secca con una punta amaricante terrosa e lattica.  L’alcool (7%) è praticamente inesistente e la For Fan di Loverbeer si potrebbe anche bere ad alta velocità, ma è meglio gustarsela con calma per apprezzare le sue evoluzioni nel tempo in cui rimane nel bicchiere. Non ho colpevolmente accennato alle emozioni, ma quando nel bicchiere c’è Loverbeer  io lo dò per scontato.
Formato 37.5 cl., alc. 7%, lotto PFAN02-0915, scad. 01/12/2023, prezzo indicativo  8.00 – 9.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 15 settembre 2017

DALLA CANTINA: LoverBeer BeerBrugna 2010


Il birrificio Loverbeer è già transitato più volte sulle pagine del blog ma oggi facciamo un salto indietro nel tempo parlando di quella che se non erro è stata la birra dell’esordio per Valter Loverier, ex tecnico progettista di un’azienda di telecomunicazioni con l’hobby per i rally e l’homebrewing.  Sin dall’epoca delle produzioni casalinghe l’interesse di Valter sono i lieviti selvaggi e le fermentazioni spontanee: il suo primo esperimento è ispirato dalle Kriek belghe: “quando assaggiai la prima Kriek mi venne subito l'idea di realizzare una birra che utilizzasse, con la stessa tecnica, un frutto fortemente legato al mio territorio. La scelta è caduta sul Ramassin della Valle Bronda (presidio Slow Food), una piccola susina damaschina dal profumo unico aggiunta ad una base in grado di supportare una fermentazione così complessa”. 
La birra piacque a Lorenzo “Kuaska” Dabove che nel 2005, in occasione del Brassin Public di Cantillon la portò con sé facendola assaggiare a Jean Van Roy, il quale apprezzò molto;  che gradisce. L’amicizia con Kuaska lo portò a conoscere Tomme Athur (Lost Abbey) e Vinnie Ciliurzo ( Russian River),  gli incoraggiamenti e gli apprezzamenti ricevuti lo convinsero a lasciare il vecchio lavoro per aprire il proprio birrificio a Marentino, con fermentatori in legno di rovere e una bella batteria di barriques.  Era il 2008  e oggi Loverbeer è diventato uno dei protagonisti della cosiddetta “birra artigianale” italiana: le sue birre, certamente non facili per un “novizio” e dal costo impegnativo, vengono esportate in molti paesi, Stati Uniti inclusi.


La birra.
Sono circa 5000 i litri di BeerBrugna che vengono prodotti ogni anno; la sua fermentazione avviene con inoculo di batteri lattici e lieviti, tra cui brettanomiceti, mentre la maturazione avviene in barrique per dodici mesi con aggiunta di susine damaschine (Ramassin) fresche. Per apprezzare al massimo il frutto è ovviamente meglio stappare una bottiglia giovane; oggi vado controcorrente e dalla cantina ne recupero invece una prodotta nel 2010 e poi messa in vendita l'anno successivo.
Il suo colore è un ambrato opaco con sfumature ramate, mente la grossolana schiuma biancastra si dissolve molto rapidamente. L'intensità dell'aroma dopo sei anni dalla messa in bottiglia è davvero sorprendente: la susina è ancora piena e "netta", accompagnata da profumi di ciliegia, mela e lavanda. Semplice, pulito e sopratutto incredibilmente "fresco".  E' solo al palato che si avverte il passaggio del tempo, con la birra che in alcuni passaggi risulta un po' slegata. La carbonazione è piuttosto bassa, ma anche se poco vivace, questa Beerbrugna regala un'ottima e intensa bevuta ricca di prugna matura, more e lamponi; alla loro dolcezza si contrappone l'aspro del ribes, dell'uvaspina, della prugna acerba e del limone. Anche in bocca c'è una fresca sensazione floreale, mentre nel finale spunta qualche accenno di vino e di legno. Bevuta secca, molto dissetante e rinfrescante, con un'acidità non troppo spinta e comunque sempre spalleggiata da una dolce controparte: l'alcool non è pervenuto, il carattere funky dei brettanomiceti è quasi completamente sopraffatto dalla frutta. Non c'è forse una grande profondità ma c'è pulizia, eleganza e, soprattutto, emozione. E una freschezza davvero sconvolgente per questa "signora" che ha ormai sette anni.
Formato: 75 cl., alc. 6.2%, lotto PBGN02-0411, scad. 12/2015, pagata 15,40 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 20 giugno 2017

LoverBeer Saison De L'Ouvrier Griotta 2015

Continuiamo il breve viaggio tra birra e ciliegia e rientriamo nei confini nazionali per far virtualmente visita a Loverbeer, creatura alla quale  Valter Loverier ha dato vita (sarebbe il caso di dirlo, visto l’utilizzo di lieviti spontanei) nel 2009 a Marentino (TO). Ritorniamo a parlare della Farmhouse Ale  della casa, quella Saison De L'Ouvrier,  ovvero “del lavoratore”, di quei contadini  (valloni) per i quali queste birre (saison) un tempo rappresentavano un’imprescindibile forma di sostentamento durante il duro lavoro estivo nei campi, molto più salubre dell’acqua spesso portatrice di malattie: ma “Louvrier” pare anche essere il cognome originale della famiglia di Valter, proveniente dalla regione del Calvados e poi mutato in Loverier una volta giunti in Piemonte.  
La birra viene prodotta con i lieviti selvaggi isolati dalla BeerBera, una sour ale prodotta con il 20% di mosto di uva Barbera che fermenta spontaneamente con i microrganismi  presenti sulla buccia dell’uva stessa. La ricetta prevede anche  una percentuale di frumento non maltato ed un dry-hopping di East Kent Goldings; la maturazione avviene poi in botte di legno. La Saison De L'Ouvrier rappresenta anche la base per sperimentare con quattro ingredienti: un frutto (la ciliegia), un vegetale (il cardo), un erba (timo serpillo) e un fiore (violetta). 
La Saison De L'Ouvrier Griotta viene prodotta con le omonime ciliegie acide (o visciole) di Pecetto e Trofarello; i frutti vengono aggiunti interi alla birra nel corso di una fermentazione e successiva maturazione in tini di rovere che dura per circa sei mesi. In un anno ne vengono mediamente prodotti duemila litri.

La birra.
Il suo colore riflette quello del frutto che le dà il nome: accesa di rosso opaco, forma un discreto cappello di schiuma macchiata di rosa che si dissolve molto rapidamente. Il naso di questo millesimo 2015 non brilla per intensità: accenni rustici e di acido lattico affiancano deboli profumi di amarena e ribes rosso senza tuttavia far venire l’acquolina in bocca a chi ha le narici sul bordo del bicchiere. Fortunatamente la bevuta si rivela di tutt’altro livello: sostenuta da un delicato tappeto dolce di ciliegia, la bevuta regala soprattutto l’asprezza dell’amarena, del ribes rosso, della mela acerba e del limone. Qualche bollicina in più la renderebbe senz’altro più rustica e vivace al palato, ma è un vezzo che le si perdona facilmente: chiude con un brevissimo accenno amaricante (mandorla, lattico) regalando una bevuta di grande secchezza, rinfrescante e dissetante. Alcool (6%) fantasma, retrogusto corto ed aspro di frutti rossi e palato già pronto ad accogliere un altro sorso; bottiglia penalizzata da un naso un po’ debole ma che subito si riscatta in bocca trasportando idealmente il bevitore sui campi popolati da ciliegi. Nel bicchiere c’è la frutta, c’è la campagna circostante e c’è il sole che splende alto nel cielo.
Formato: 37.5 cl., alc. 6%, lotto PGRI02-0715, scad. 12/2022, prezzo indicativo  8.00-10.00 Euro (beershop)

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 5 settembre 2016

LoverBeer Saison De L'Ouvrier Cardosa 2015

Un po’ di tempo fa vi avevo parlato della Saison De L'Ouvrier, ottima saison prodotta con i lieviti selvaggi isolati dalla BeerBera, una sour ale prodotta con il 20% di mosto di uva Barbera e che  fermenta spontaneamente con i microrganismi  presenti sulla buccia dell’uva stessa. La ricetta prevede anche  una percentuale di frumento non maltato ed un dry-hopping di East Kent Goldings; la maturazione avviene poi in botte di legno. La birra è stata poi utilizzata da Valter Loverier come base per la realizzazione di quattro varianti, utilizzando un fiore (Saison de L'Ouvrier Violetta), un frutto (Saison de L'Ouvrier Griotta) e due piante  (Saison de L'Ouvrier Cardosa e Saison de L'Ouvrier Serpilla). 
Prima di assaggiare proprio quest’ultima versione mi soffermiamo per qualche istante sul suo nome: Saison de l'Ouvrier, ovvero “del lavoratore”, in francese, ovvero di quei contadini  (valloni) per i quali queste birre (saison) rappresentavano un’imprescindibile forma di sostentamento durante il duro lavoro estivo nei campi.  Ma “Louvrier” pare anche essere il cognome originale della famiglia di Valter, proveniente dalla regione del Calvados e poi mutato in Loverier una volta giunti in Piemonte. 
Come detto, la Saison de L'Ouvrier Cardosa viene prodotta con il 2% di cardo bianco avorio di Adenzano, zona che grazie alle caratteristiche dei terreni (sciolti e leggermente alcalini) risulta ideale per la coltivazione di questa pianta la cui lunghezza va dai 50 ai 120 centimetri e la cui raccolta viene ancora fatta interamente a mano dalla metà di agosto fin verso le prime gelate.

La birra.
Uno sguardo alla bella etichetta prima di versare la birra in un bicchere che si tinge di un color dorato tendente all’arancio, velato e sormontato da una bianchissima testa di schiuma, in verità un po’ scomposta, che mantiene comunque una lunga persistenza. Naso pulitissimo e contraddistinto dall’eleganza tipica delle birre di Valter Loverier: le note lattiche sono affiancate da una delicatissima speziatura, da profumi floreali e suggestioni fruttate che richiamano l’ananas e gli agrumi. In sottofondo note legnose e “funky”, rustiche, di cantina. Sensazione palatale perfetta: birra scorrevolissima, vivacemente carbonata che rinfresca sin dal primo sorso grazie alla sua acidità lattica, all’asprezza del limone, della mela verde e dell’uva spina. A sostenere l’acidità un delicato tappeto dolce di frutta gialla e di reminiscenze tropicali, con una chiusura nella quale s’avverte, delicata ed elegante, la nota vegetale amaricante del cardo accompagnata da quelle lattiche e zesty. La sua struttura è (ovviamente) piuttosto simile a quella della Saison de L'Ouvrier “base”, e come la sorella riesce raggiungere elevati livelli di pulizia e raffinatezza senza tuttavia perdere di vista le sue radici rustiche; birra secchissima, perfetta per i mesi più caldi dell’anno.  
L’unica nota dolente riguarda il costo: non è una birra economica da bere tutti i giorni, anche se il suo prezzo è allineato a birre simili che vengono prodotte anche in altre parti del mondo.
Formato: 37.5 cl.,alc. 5.8%, lotto PCAR01-0415, scad. 12/2019, prezzo indicativo (beershop) 8.50/9.50 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 2 aprile 2015

LoverBeer D'uvaBeer 2011

Nel 2011 avvenne il mio primo incontro con le birre di Valter Loverier, in arte Loverbeer: ex tecnico progettista di un’azienda di telecomunicazioni, con l’hobby per i rally e l’homebrewing. Per nostra fortuna è stato quest’ultimo a trasformarsi in professione. Sin dai giorni dell’homebrewing l’interesse di Valter sono i lieviti selvaggi e le fermentazioni spontanee: il suo primo esperimento è la BeerBrugna, ispirata dalle Kriek belghe e prodotta con un inoculo di lieviti (tra cui brettanomyces), batteri lattici  e l’aggiunta in macerazione di susine damaschine. La birra piace a Lorenzo “Kuaska” Dabove che nel 2005, in occasione del Brassin Public di Cantillon la porta con sé facendola assaggiare a Jean Van Roy, che gradisce. L’amicizia con Kuaska lo porta anche a contatto con Tomme Athur di Lost Abbey e Vinnie Ciliurzo di Russian River, finché  gli incoraggiamenti e gli apprezzamenti ricevuti lo convincono nel 2008 a lasciare il vecchio lavoro per aprire del proprio birrificio a Marentino, con fermentatori in legno di rovere e una bella batteria di barriques. 
In questi sette anni Loverbeer è diventato indubbiamente uno dei protagonisti della cosiddetta “birra artigianale” italiana: le sue birre, certamente non facili per un “novizio” e dal costo impegnativo, vengono esportate in molti paesi, Stati Uniti inclusi. 
Il birrificio si trova in pieno territorio vinicolo: a pochi chilometri c'è il Monferrato, terra di grandi vitigni, solo per citarne alcuni: Grignolino, Freisa, Dolcetto e Barbera: una tentazione irresistibile quella di utilizzare l’uva nella birra che si realizza in un primo momento con la  Beerbera, una birra a fermentazione spontanea in legno (utilizza i lieviti naturalmente presenti sulle bucce degli acini) grazie all'aggiunta di uva Barbera pigiata e diraspata, nessun lievito aggiunto.  Il secondo esperimento vede protagonista l’uva Freisa, altro vitigno a bacca rossa, il cui mosto viene aggiunto a quello di birra: in questo caso vi è anche l’inoculo di un lievito, un saccaromiceto in grado di aggredire, oltre che il mosto di birra, anche quello di uva. La diversità rispetto alla Beerbera è spiegata anche dell’etichetta, come fa notare Andrea Turco: "lì il monaco suggeriva l’uso dell’orzo per produrre la birra e il contadino proponeva l’aggiunta di uva.; qui invece il contadino, che ha apprezzato i risultati dal cereale, propone quest’ultimo e il monaco, anche lui sorpreso dalla resa, suggerisce l’uso dell’uva.” 
Nasce così la D'uvaBeer, presentata per la prima volta al Salone del Gusto del 2010: bottiglia millesimo 2011, e birra che arriva nel bicchiere di uno splendido color ambrato carico, movimentato da sfumature che vanno dal dorato al rosso intenso;  forma un generoso ma effervescente cappello di schiuma ocra, che svanisce molto rapidamente. L'aroma è piuttosto legnoso, con i classici sentori "selvaggi" dei lambic: cantina, sudore, polvere, una punta di lattico. Troviamo anche, in tono minore,  la presenza di uva, ribes (bianco e rosso), limone, aceto di mele. Assolutamente splendida in bocca, con corpo medio e una frizzantezza che, ad occhi chiusi, vi farebbe dubitare di quello che avete nel bicchiere; birra o champagne? La facilità di bevuta è elevatissima, senza tuttavia rinunciare a lasciare il segno della sua presenza con una bella rotondità al palato. Una nota legnosa accompagna anche quasi tutta la bevuta, con le note aspre di frutti rossi, di ribes, di lampone acerbo e uva e la lieve acidità lattica che sono bilanciate da un sottofondo dolce, appena zuccherino, con rimandi alla mela rossa, che lascia leggermente il palato avvolto da una patina dolce. La gradazione alcolica (8%) è nascosta in maniera impressionante, regalando solamente un bellissimo e morbido tepore a fine corsa, degna conclusione di ogni sorsata. E' leggermente acetica in bocca , senza che ciò provochi nessun fastidio. 
Una birra straordinaria, sicuramente più difficile descrivere che da bere, complessa ma accessibile anche per chi non ha una grande familiarità con le birre acide;  si spinge con decisione in territorio vinoso, con tutti i rischi che ciò comporta: elegante e raffinatissima, vince la sfida. E' invecchiata davvero molto bene, senza nessun avvisaglia di cedimento,  e mostra la potenzialità di poter resistere ancora per chissà quanti anni. Purtroppo il suo costo non è dei più economici ed un eventuale scorta in cantina comporterebbe un investimento non da poco, e allora meglio accontentarsi di berla una volta ogni tanto.
Formato: 33 cl., alc. 8%, lotto PDUV04-0911, scad. 12/2015, pagata 6.90 Euro (foodstore, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 26 novembre 2014

LoverBeer Saison De L'Ouvrier 2014

Mentre negli Stati Uniti le Saison o cosiddette Farmhouse Ales (spesso acide ed invecchiate in botti) stanno rappresentando uno degli stili più in crescita e più di moda (cfr. la birra di ieri) , in Italia gli esempi si contano davvero sulle dite di una mano. Forse si ripeterà quanto accaduto con le IPA, importeremo la tendenza e tra qualche anno avremo anche noi di che scegliere? Difficile dirlo, le competenze necessarie e gli strumenti per realizzare una buona saison con lieviti selvaggi e maturate in botte sono indubbiamente molto più elevate di quelle che servono per produrre una IPA.
Nel nostro paese, difficile pensare al binomio birra-legno senza fare immediatamente il nome di Loverbeer, la creatura alla cui Valter Loverier ha dato vita (sarebbe il caso di dirlo, visto l’utilizzo di lieviti spontanei) nel 2009  Un percorso segnato soprattutto dall’utilizzo del mosto d’uva che visto spuntare proprio nel 2014 alcune novità. E’ arrivata, finalmente, anche una Saison o Farmhouse ale: l’interpretazione di Loverbeer è quella  à l'ancienne, a quando queste birre venivano prodotte in Vallonia nei mesi freddi per essere poi consumate nei mesi più caldi, quando le elevate temperature (e la mancanza di refrigerazione) non consentivano di fare la birra. Le Saison, dal tenore alcolico più alto della norma e dall’abbondante luppolatura riuscivano in qualche modo a sopravvivere e ad essere consumate nelle pause del lavoro nei campi. La pulizia che c’era allora nelle fattorie era molto diversa da quella di (quasi tutti - precisazione doverosa) i birrifici odierni: facile ipotizzare che spesso le birre fossero soggette ad infezioni e risultassero acide. 
Dal contadino passiamo all’operaio, al lavoratore: “l’ouvrier”, in francese, che mi dicono essere anche il cognome originale della famiglia Loverier, proveniente dalla regione del Calvados. Una volta giunti in Piemonte, il cognome è poi mutato in Loverier. Mi piace citare questo bell’articolo in cui si dice che le birre di Walter  Loverier “parlano di lui e per lui”:  non fa eccezione questa Sour Farmhouse Ale, chiamata appunto  Saison De L'Ouvrier. 
Viene prodotta con i lieviti selvaggi isolati dalla BeerBera, una sour ale prodotta con il 20% di mosto di uva Barbera e che  fermenta spontaneamente con i microrganismi  presenti sulla buccia dell’uva stessa. La ricetta prevede anche  una percentuale di frumento non maltato ed un dry-hopping di East Kent Goldings; la maturazione avviene poi in botte di legno.  Questa Saison verrà poi utilizzata come “base” per produrne altre quattro, utilizzando un fiore, un frutto ed un vegetale; la prima, già in commercio, si chiama Saison de L'Ouvrier Serpilla e vede l'aggiunta di Timo Serpillo. 
Il debutto ufficiale avviene a Roma lo scorso 31 maggio in contemporanea al Ma Che Siete Venuti a Fa’ ed al Bir& Fud, con la presenza di Valter Loverier.   
Davvero molto bella la minimale etichetta, che raffigura all’interno di quattro nicchie lo scorrere del tempo attraverso l’alternarsi delle stagioni e delle fasi solari (alba, culmine, tramonto, crepuscolo). Colore dorato o “solare”, se preferite, leggermente velato e sovrastato da una nuvola “croccante” di schiuma bianchissima, compatta e cremosa, dalla buona persistenza. Il naso è splendido, ricco di (bianche) sensazioni floreali, aspro di agrumi (cedro, limone), di uva spina, mela acerba e acido lattico; a contorno ci sono lievi sentori legnosi e funky, selvaggi, di sudore, di muffa, di cantina. In bocca è evidente l’acidità, ma si tratta comunque di una “sour ale” accessibile anche a chi non ha grande amore o familiarità per le birre acide: l’asprezza degli agrumi, dell’uva e della mela acerba sono ammorbidite da sfumature dolci di pane e – ancora più delicate -  di frutti gialli. Scorre veloce in bocca, con una elevatissima capacità dissetante e rinfrescante, pochissime bollicine, corpo leggero ma nessun accenno di acquosità o sfuggevolezza. Finisce piacevolmente rustica e morbidamente legnosa, con una punta amara di lattico. Saison raffinata ed elegantissima, aspra ma dal cuore quasi dolce: si colloca idealmente nel bicchiere durante i mesi più caldi,  è una compagna ideale anche per qualsiasi altra delle quattro stagioni raffigurate in etichetta. 
Non è una birra economica da bere tutti i giorni,  ma il suo prezzo è allineato a birre simili che vengono prodotte anche in altre parti del mondo: per una volta, non ci possiamo lamentare dei prezzi italiani.
Formato: 37.5 cl.,alc. 5.8%, lotto PSA101-0414, scad. 12/2018, pagata 8.50 Euro (foodstore, Italia)

martedì 25 febbraio 2014

LoverBeer Dama Brun-a 2010

Per una volta iniziamo con le parole del birraio stesso, ovvero Valter Loverier alias Loverbeer: "Brun-a vuol dire Bruna ovviamente, ma è una parola piemontese e si pronuncia la u come la u in francese e una breve pausa prima della a”.  Ma Dam-a Bruna, come il nome suggerisce, è anche e soprattutto un omaggio alle Oud Bruin fiamminghe, una birra (la cui base di partenza è pressoché la stessa utilizzata anche per produrre la Madamin, un’altra birra acida di Loverbeer) che fermenta in tini di rovere e viene poi messa a maturare per dodici mesi in grandi barrique; con l’avvicinarsi dell’estate e dei primi caldi viene addizionata di zucchero caramellato e lactobacillus. Il primo lotto del 2010 viene messo in vendita per la prima volta nel 2011. 
Nel bicchiere è ambrata ed abbastanza torbida, con intensi riflessi rossastri; la schiuma è assente, si formano solamente alcune bolle grosse biancastre che svaniscono alquanto rapidamente lasciando un lieve pizzo sulle pareti del bicchiere. Al naso c’è un bel mix di sentori aciduli (lattici), aspri (uva, ribes, amarena) e dolci: ciliegia, caramello, lievi note di uva passa che evocano quasi un vino liquoroso. A temperatura ambiente emerge anche una piacevole nota di legno umido. 
Quasi piatta e leggera, al palato si muove sullo stesso percorso: dopo un imbocco pungente e fresco, lattico, l’acidità va a sfumare lasciando il posto a note più dolci e fruttate di uva passa e ciliegia. Il finale è di nuovo acidulo, con un tocco di legno, una lievissima nota amaricante di mandorla amara e, nel retrogusto, di nuovo un accenno di vino liquoroso. E' una splendida bevuta tutto giocata sul contrasto e sull'alternanza tra dolce ed acido, che in una sorta di contrappunto musicale, crea un'armonica composizione contrapponendo ad ogni elemento un altro; elementi che peraltro risulterebbero ugualmente godibilissimi e soddisfacenti anche in maniera indipendente. E la bella ad austera etichetta sembra proprio trasportarci nel tredicesimo secolo, periodo in cui si fa storicamente risalire la diffusione della pratica contrappuntistica. 
Formato: 37.5 cl., alc. 6.5%, lotto PDBR 02-0711, scad. 12/16, pagata 7.50 Euro (food store, Italia).

martedì 14 gennaio 2014

LoverBeer A Renna Glüh 2012

Facile pensare al Natale ed immaginarsi una tazza (o bicchiere) calda di vin brûlé; meno facile pensare invece ad una birra calda, soprattutto per chi sta muovendo i primi passi nell’affascinante universo della birra.  Inutile tornare a scrivere quanto non sia già stato scritto in maniera molto approfondita, e vi rimando quindi a questo interessante articolo di Alberto Laschi per chi  volesse meglio approfondire l’argomento. Non è rimasto molto della tradizione della birra calda di Natale; l’esempio commercialmente più facilmente reperibile rimane tutt’oggi la Glühkriek della Liefmans, storico birrificio belga fondato nel 1679,  fallito ed acquisito nel 2008 dalla Duvel Moortgat.  Cercando, tuttavia, qualcosa ancora si trova, sia nella tradizione belga che in altri paesi europei; in Italia ne ho trovato tracce da uno dei pionieri del movimento “artigianale”, il Birrificio Italiano di Agostino Arioli, che una decina di anni fa proponeva, nel periodo invernale, una versione "calda" della Prima.  Non sono a conoscenza di altri esempi in suolo italico al di fuori della A Renna Glüh, una creazione del birrificio Loverbeer di Valter Loverier. La base di partenza è l’acida D’uvaBeer alla cui ricetta, che già prevede il 20% di mosto d’uva, sono state aggiunte le spezie. L’etichetta non ne riporta l’elenco esatto, ma dovrebbero essere (sempre secondo il sopracitato articolo di Laschi)  cannella, chiodi di garofano, anice stellato e scorze d’arancia dolce. La A Renna Glüh può essere quindi bevuta sia alla temperatura consigliata in etichetta (8-12 gradi) che riscaldandola a circa 70° gradi. Quale migliore occasione per “smezzare” una generosa bottiglia da 75 cl.  e provare entrambe le opportunità.  
L’etichetta del collo bottiglia indica il millesimo di produzione (2012); molto intenso il colore, un ambrato rossastro con una vivacissima e spumeggiante schiuma biancastra, molto generosa ma altrettanto evanescente.  Il naso è aspro (lattico) con note di frutta acerba ma soprattutto di spezie: chiodi di garofano, noce moscata, anice sono le più evidenti, ma sono sicuro che chiunque abbia un’approfondita conoscenza delle spezie si divertirebbe ad assaporare i profumi di questa birrra.  Snella, leggera e vicace in bocca, acida (lattico) con abbondanza di uva e prugna acerba; ritroviamo anche al gusto le spezie dell’aroma, per una bevuta facile molto secca, anche se l’ABV dichiarato in etichetta è l’8%, che vede un finale quasi rinfrescante (considerando che si tratta di una birra natalizia!) nel quale ho trovato – forse suggestionato - delle note di cumino.
Passiamo invece alla versione calda, che potete ottenere sia riscaldando la bottiglia a bagno maria che versando direttamente la birra in un pentolino sul fornello. Bicchiere fumante in mano, e spezie ancora più in evidenza rispetto alla temperatura di cantina. Quasi invadenti i profumi di cannella, chiodi di garofano e noce moscata che s’accaparrano la scena. Scompaiono quasi del tutto le bollicine al palato, ed il corpo sembra essere leggermente più robusto; le note lattiche non sono più presenti nell’aroma, ed anche in bocca sono solo lievemente percepibili.  Non che la birra sia diventata dolce, ma senz’altro calda è molto meno aspra.  Il gusto è ricchissimo di spezie, cannella e chiodi di garofano, ad occhi chiusi si è idealmente trasportati all’aperto, in una fredda giornata d’inverno, magari nella piazza di un mercatino natalizio, con una tazza calda di vin brulè in mano. Quasi un peccato berla in casa, dove la temperatura non permette di godere appieno dell’effetto riscaldante.
Formato: 75 cl., alc. 8%, lotto PGLU02-0612, scad. 12/2015, pagata 10.80 Euro (food store, Italia).

giovedì 10 ottobre 2013

LoverBeer Marche'l Re 2010

Periodo poco fortunato per le Imperial Stout italiane che stappiamo in questi giorni autunnali; dopo la sfortunata Imperial di Maltus Faber di qualche giorno fa, ecco un altro incontro sfortunato con la Marchè'l Re del (solitamente) ottimo birrificio piemontese Loverbeer guidato da Valter Loverier. Ma procediamo con ordine, con la spiegazione dell'inusuale nome che vi viene data da Valter stesso: "Marchè'l Re è un gioco di carte piemontese e il suo significato è "segnare (marcare) il re". Nei locali dove ancora oggi si gioca non è raro vedere che la consumazione è il caffè con fernet. Questa birra si ispira a quel sapore".  Base di partenza è l'altra imperial stout di Loverbeer, l'ottima Papëssa (vedi qui) che viene messa in barrique per dodici mesi con l'aggiunta di spezie; oltre a queste, la ricetta cita tra gli ingredienti malto d'orzo, luppolo, zucchero, avena, caffè (0,3%) e china calissaia (0,1%). Si autodefinisce una IICSS, ossia un'Italian Imperial Coffee Spiced Stout. Edizione 2010. Non è senz'altro l'aspetto il punto di forza di questa birra; marrone scurissimo molto torbido, quasi "paludoso", niente schiuma e nessun pizzo ai bordi del bicchiere. Al naso un mix di profumi abbastanza insolito: più che cuoio ci viene da pensare all'odore di pelle artificiale, china, salsa di soia, alcool, qualche remotissimo sentore di caffè e legnoso. In bocca si presenta completamente piatta, con un corpo medio-leggero. 
Nettissimo il profilo salmastro, con salsa di soia a sostituire caffè e tostature. A metà bevuta appare qualche nota acetica ed aspra (frutti rossi), mentre il finale è di nuovo salmastro e molto astringente. Birra molto slegata, priva di retrogusto, che ci limitamo solamente a descrivere. Davvero difficile finire la bottiglia; alla prossima occasione, se mai capiterà.
Formato: 37.5 cl., alc. 8,5%. lotto PMER 02-1111, scad. 12/2016, pagata 7.50 Euro (foodstore, Italia).

mercoledì 21 novembre 2012

LoverBeer Papessa

Papessa è la Imperial Stout “gentile” (alc. 7%, quasi un’inezia rispetto alle Imperial Americane o Scandinave, che “viaggiano” solitamente in doppia cifra, dal 10% in su) del birrificio Loverbeer che abbiamo incontrato per la prima volta in questa occasione.  Il nome Papessa deriva dalla seconda carta dei tarocchi, dei quali ammettiamo la nostra più completa ignoranza; se volete saperne di più, vi rimandiamo a queste due interessanti pagine: link e link. L’aspetto è impressionante, sontuoso, magnifico: ebano scurissimo, ampia schiuma color caffè, fine e cremosa, molto persistente. Immaginate quasi di avere davanti un caffè in una tazza di vetro gigante. L’aroma si apre con leggeri sentori vinosi che richiamano i frutti di bosco (soprattutto mirtilli), seguiti da profumi netti di orzo tostato, caffè e cacao amaro. Naso essenziale, elegante, molto pulito. In bocca (corpo medio) il percorso prosegue sullo stesso binario: tostature molto eleganti, orzo, caffè e cioccolato amaro, chiudendosi proprio come era iniziato, con una leggerissima nota acidula di frutti di bosco. Lunghissimo ed intenso il retrogusto, ricco di caffè e cioccolato amaro. Birra che si potrebbe riassumere in tre parole: essenziale, intensa, pulita.  Ha una buona viscosità che la rende molto gradevole e morbida al palato; la bottiglia che abbiamo degustato era tuttavia un po’ troppo gassata, rendendo questa Papessa un po’ meno “da divano” di quello che potrebbe essere. Alcool quasi impercettibile, per una grande facilità di bevuta; forse avremmo gradito un maggior tepore etilico, soprattutto nel retrogusto, a riscaldare le serate invernali. Ottima birra, bravo Valter; ovvio e forse scontato l’abbinamento con un dessert al cioccolato, ma non per questo da scartare, anzi ! Formato: 33 cl., alc. 7%, lotto PPA02-0510, scad. 12/2013, prezzo 6.20 Euro.

martedì 28 giugno 2011

LoverBeer BeerBera 2009

LoverBeer, ovvero Valter Loverier ovvero uno tra i birrai più interessanti nel panorama italiano. Anche lui inizia dall'homebrewing, nel 2002, per compiere poi il grande salto nel mondo dei professionisti nel 2009. Il birrificio, con sede a Marentino, in Piemonte, in pieno territorio vinicolo, intende mantenere le radici saldamente ancorate al proprio territorio. Inevitabilmente lo sguardo di Valter si volge ad est; a pochi chilometri c'è il Monferrato, terra di grandi vitigni, solo per citarne alcuni: Grignolino, Freisa, Dolcetto e, per questo caso specifico, la Barbera. Dal Barbera alla Beerbera il passo è morfologicamente semplice ed intuitivo; più complicato è invece controllare tutti gli elementi che entrano in gioco nella pratica brassicola. Valter utilizza un 20% di mosto d'uva barbera, zucchero, malto e luppoli. Nessun lievito; il Belgio ci insegna quali meraviglie possono nascere dalle fermentazioni spontanee e quindi la Beerbera finisce a maturare - ovviamente - in botti di legno. Il risultato è sorprendente. A partire dallo splendido color rame, dai riflessi rubini, appena velato. La schiuma è bianca, fine, e sparisce subito senza lasciare nessun ricordo. Poco male, perchè il naso è già ebbro di sentori legnosi e di "cantina", seguiti da note più aspre di frutti rossa (ribes), uva, prugne acerbe, ed una discreta mineralità. In bocca è molto carbonata ma estramamente leggera, i gradi alcolici sono 8 ma sembrano la metà. Al gusto c'è un leggero corpo di malto, a ricordarci che sempre di birra si tratta, e la stessa frutta dell'aroma, aspra. Molto rinfrescante, caratterizzata da una elevata secchezza che pulisce perfettamente il palato. Lascia un retrogusto intenso, fruttato, con leggere note legnose. Estremamente pulita in bocca, la Beerbera si pone ai confini della birra ovvero al punto d'incontro tra birra e vino. Molto convincente. Non costasse così tanto, bisognerebbe acquistarne una cassa da mettere in cantina e riassaggiarla nel corso degli anni per studiarne l'evoluzione. Formato: 37.5 cl., alc. 8%, lotto PBB01-1209, scad. 12/2012, prezzo 6.50 €.

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english summary: soon