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mercoledì 9 maggio 2018

Magic Rock / Dry & Bitter Smallvoice

Hops Not Hate (luppoli, non odio) è un’iniziativa a scopo benefico lanciata a maggio 2017 nel corso della Mikkeller Beer Celebration Copenhagen  da Søren Parker Wagner, titolare del  Fermentoren di Copenhagen, della beerfirm Dry & Bitter e relativi progetti collegati (qui la storia complicata). 
Un idea abbastanza semplice: un birrificio vende una birra ad un distributore che la vende ad un bar o a un beershop. Ciascuno di loro s’impegna a donare il 50% dei ricavi  in beneficienza:  il 25% ad un’organizzazione locale, che si trovi entro i 30 km di distanza, ed il 25% ad un’organizzazione globale. Ogni anello della catena distributiva s’impegna a farlo e il consumatore finale, quando vede il logo di “Hops not Hate” sulle etichette o sulle spine, sa che bevendo quella birra sta aiutando diverse associazioni benefiche. 
Ventiquattro i birrifici che hanno aderito subito all’iniziativa che ha debuttato con una collaborazione tra Dry & Bitter e Cloudwater, una IPA chiamata Compassion ovviamente presentata in anteprima al Fermentoren: il 50% dei profitti sono poi stati devoluti alle vittime dell'incendio alla Grenfell Tower. Sul sito di Hops Not Hate potete trovare nel dettaglio la storia del progetto e le modalità per prendervi parte. 
Alla fine del 2017, nell’ambito di questa inziativa, il birrificio inglese Magic Rock e i danesi di Dry & Bitter si sono riuniti per realizzare una Session IPA chiamata Smallvoice, ovvero la “vocina” della propria coscienza.  La birra è stata poi presentata ufficialmente il 19 gennaio 2018 presso la taproom di Magic Rock nel corso di un Tap Takeover di Dry & Bitter che ha visto come ospite anche Søren Parker Wagner.

La birra.
Malti d’orzo Golden Promise e Acidulato, malto di segale e d’avena, maltodestrine, luppoli T90 Mosaic, Citra, Simcoe, Ekuanot nel whirpool,  Cryo Hops™ Mosaic, Citra, Simcoe e Ekuanot in dry-hopping; lievito London Ale II.  
Questa la ricetta di una Session IPA (4.3%) che si presenta opalescente, di colore dorato, con schiuma bianca cremosa e un po' scomposta, dalla buona persistenza. L'aroma ha una discreta intensità, è pulito e abbastanza elegante: mango, pompelmo, arancia e mandarino si dividono il palcoscenico in parti quasi eguali. A quattro mesi dalla messa in lattina la freschezza è ancora discreta e nel complesso il naso è piuttosto gradevole. Ottima è invece la sensazione palatale: una session beer morbida e dall'ottima presenza che si mostra senz'altro più grande di quello che è. La scorrevolezza rimane elevata. Smallvoice è una Session IPA intelligente, costruita con garbo, preservando per quanto possibile l'equilibrio tra gli elementi che la compongono. Non è una inutile spremuta di luppolo senza il supporto dei malti: qui pane e crackers sono ben percepibili e subito incalzati dal dolce del mango e dell'ananas, dell'arancia e del mandarino. Il finale è delicatamente amaro, con note erbacee e zesty, la chiusura ha quella secchezza necessaria a creare dipendenza ed aumentare la frequenza dei sorsi. Ben fatta, semplice ma intensa, pulita e profumata:  questa Smallvoice di Magic Rock e Dry & Bitter cede un po' di freschezza a causa dell'età anagrafica ma è ancora una bevuta perfettamente godibile e soddisfacente.
Formato 44 cl., alc. 4.3%, lotto 1599, scad. 04/07/2018 

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 12 novembre 2017

Magic Rock / Modern Times Timequake

Nel 1997 lo scrittore Kurt Vonnegut immaginò un cronosisma (timequake, in lingua orginale): un terremoto temporale che il 13 febbraio 2001 colpisce l'universo, in crisi di autostima, riportando la terra ed i suoi abitanti dieci anni indietro. E' in teoria una grande occasione per rivivere il passato ed evitare di ripetere gli errori fatti: ma gli esseri umani non riesco a fare altro che rifare le stesse azioni, pronunciare le stesse parole, scontare le stesse pene. Terminato il decennio provocato dal cronosisma il tempo riprende a scorre ma l'umanità piomba in uno sconforto ancora più grande, essendosi ormai abituata a vivere in assenza di libero arbitrio. 
All'ultimo romanzo di Vonnegut il birrificio inglese Magic Rock e quello californiano Modern Times probabilmente vogliono dedicare il frutto della loro collaborazione: una (New England) Session IPA alla segale che  viene realizzata alla metà dello scorso settembre quando Andrew Schwartz, birraio di Magic Rock, arriva nello Yorkshire. A dirla tutta l'idea non è proprio originalissima, visto che un paio di mesi prima Modern Times aveva realizzato un'altra NE-Session IPA alla segale in Arizona assieme al birrificio Pedal House. La ricetta della collaborazione anglo-americana prevede malti Acidulated, Golden Promise, segale e avena, lievito WYeast 1318 London Ale III, luppoli Mosaic (Cryo), Amarillo (Cryo), Citra (Cryo), Motueka e HBC 438.

La birra.
Nel bicchiere si presenta di colore arancio opalescente e forma un bel cappello di schiuma cremosa e compatta, dalla buona persistenza. Al naso c'è una buona intensità e il solito cocktail di frutta tropicale che questa volta include papaia e mango, ananas, pesca, arancia; in secondo piano, ma non troppo, ci sono note vegetali e quel dank che ricorda un po' la marijuana. Al palato è davvero impressionante l'intensità dei sapori a fronte di un ABV (4.5%) abbastanza contenuto: è una Session IPA nella quale l'impalcatura dei malti, benché impercettibile al sapore, riesce a sorreggere la massiccia luppolatua (whirpool e dry-hopping) che le conferisce un carattere spiccatamente tropicale e succoso. Pesca, mango, ananas e papaia guidano le danze accompagnate da arancia e pompelmo zuccherato: la chiusura è secca con un amaro resinoso e dank piuttosto corto e di moderata intensità, quasi delicato. La sensazione palatale è morbida, nonostante la presenza della segale, e sorprendentemente ricca per una session beer. E' leggermente sacrificata la facilità di bevuta e  viene quasi spontaneo sorseggiare questo succo di frutta anziché procedere a grandi sorsi, ottenendo tuttavia lo stresso effetto dissetante e rinfrescante. Livello molto alto per questa collaborazione tra Magic Rock e Modern Times: pulizia ed eleganza, spesso estranee a queste interpretazioni New England/juicy qui sono presenti in quantità soddisfacente.
Formato: 50 cl., alc. 4.5%, lotto 1520, scad. 08/04/2018.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 17 luglio 2017

Magic Rock Common Grounds

Debutta a novembre 2015, con colpevole ritardo, la prima birra al caffè del birrificio inglese Magic Rock; un progetto che si trascinava da molto tempo ma che non si era mai realizzato per diversi motivi, soprattutto per la mancanza di un partner adatto  per la materia prima. Alla fine il birrificio di Huddersfield ha optato per i vicini di casa (10 km) della torrefazione Dark Woods. 
Risale alla primavera del 2015 la prima collaborazione tra le due aziende, quando quasi in contemporanea Magic Rock porta una versione al caffè della Cannonball IPA (Coffee Spiked) al Copenhagen Beer Festival e Dark Woods presenta al London Coffee Festival un’analoga versione della pale ale High Wire, entrambe con aggiunta di caffè keniano. Pochi mesi dopo è già ora di lavorare alla ricetta di una porter al caffè che Magic Rock intende far entrare in produzione regolare: l’idea non è tuttavia quella di realizzare la “solita” birra ricca di tostature ma di far emergere, grazie ad un mix di diversi caffè, elementi come cioccolato, toffee, marshmallow, vaniglia e frutta secca. 
Il nome Common Grounds Triple Coffee Porter, non si riferisce quindi al contenuto alcolico ma alle fasi di utilizzo del caffè: nel mash è stato infatti adoperato un blend di chicchi provenienti da Brasile, India ed Etiopia; nel whirpool un blend di caffè Kotowa Natural e Panam Finca Lerida Natural di Panama. Nella fase di maturazione della birra sono infine stati aggiunti chicchi di caffè etiope Yirgacheffe e di Maraba III dal Ruanda. Queste sette diverse tipologie di caffè sono affiancata da altrettante varietà di malto.

La birra.
Nel bicchiere è quasi nera e forma una cremosa e compatta testa di schiuma dalla buona persistenza. Il naso è un'ode al caffè in tutte le sue forme: chicco, macinato e liquido. Molto in secondo piano ci sono lievi tostature, frutti di bosco, qualche accenno di vaniglia. L'aroma è pulitissimo e molto elegante anche se si poteva cercare un maggior equilibrio tra gli elementi in gioco. La sensazione palatale è un po' il punto dolente di questa porter: nonostante le intenzioni del birrificio di realizzare una birra "masticabile ma morbida", questa Common Grounds risulta invece abbastanza leggera al palato e, in alcuni passaggi, un po' sfuggente. Il gusto non mantiene le aspettative create dall'aroma e  nel replicarne  l'ottimo livello di pulizia ha qualche calo d'intensità con una lievi sconfinamenti nell'acquoso. Un leggero fondo dolce di caramello, liquirizia e vaniglia sostengono una bevuta ricca di caffè e bilanciata con una chiusura timidamente amara di tostature. Come al naso, anche al palato il caffè domina ritrovandosi spesso da solo e non adeguatamente accompagnato da altri elementi, tostature in primis. Rimane comunque una buona porter al caffè che cerca di svincolarsi dal classico canovaccio caffè/tostato e che forse, proprio per questo, appare un po' incompiuta. 
Formato 33 cl., alc. 5.4%, lotto 1331, scad. 22/02/2018, prezzo indicativo 4.00-4.50 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 16 marzo 2017

Magic Rock Inhaler

Ritorna sul blog il birrificio inglese Magic Rock, del quale vi avevo già parlato in queste occasioni e che nel 2015  ha finalmente trovato una nuova casa nel sobborgo di Birkby (Huddersfield, West Yorkshire): i nuovi impianti  (10.000 hl/anno con possibilità di arrivare sino a 70.000) hanno finalmente permesso di ampliare la distribuzione che, a parte qualche rara bottiglia, era avvenuta esclusivamente tramite fusti. La scelta è caduta sulle (modaiole) lattine che sono cominciate ad arrivare anche nel nostro paese con un rinnovamento alle già belle etichette delle bottiglie d’esordio: la parte grafica è da sempre curata dal designer Richard Norgate, che dopo aver legato l’identità visiva di Magic Rock al mondo del circo si è ultimamente dedicato a disegnare simpatici piccoli mostri. 
Juicy è l’aggettivo più di moda tra i beergeeks ed anche Stuart Ross, head brewer di Magic Rock, non si sottrae alla sfida: se la “juicy” finisce poi in una lattina e se il birraio ha vinto un premio per la sua barba (sic!), l’hype aumenta esponenzialmente. 
Inhaler è la Pale Ale (o Session IPA, secondo Ratebeer) che debutta a marzo 2016 in fusto ed il mese successivo in lattina. Non si tratta esattamente di una birra che cerca di imitare le New England IPA ma vuole enfatizzare il carattere “fruttato” e succoso conferito dal late e dry-hopping: l’ispirazione – ammette Ross – è venuta dalle produzioni di un altro birrificio inglese molto in voga, Cloudwater:  “è innegabile che il nostro birrificio si sia inizialmente ispirato alle IPA della West Coast, più amare e limpide all’aspetto. Ma dopo aver bevuto alcune IPA americane e inglesi torbide e poco amare ed aver collaborato con il birrificio Other Half  di Brooklyn, devo dire che anche noi ci sentiamo ispirati da questa nuova tendenza che ha preso piede nell’ultimo anno".

La birra.
Malti Crystal T50, Golden Promise e Imperial, luppoli Amarillo, Citra, Equinox, Galaxy, Mosaic e Simcoe: a questi ingredienti il compito di realizzare una Pale Ale sessionabile (4.5%) e “juicy”.  Nel bicchiere è di color arancio carico piuttosto opalescente e forma una testa di schiuma biancastra un po’ grossolana ma dalla buona persistenza. La frutta che domina l’aroma è piuttosto dolce, zuccherina, matura: mango, passion fruit, ananas, melone, pompelmo rosa. L’intensità è buona mentre pulizia ed eleganza, come sovente accade per queste birre che mirano al “juicy”, hanno ampi margini di miglioramento. Il corpo è medio-leggero, con poche bollicine e quella ottima scorrevolezza che ogni session beer deve avere: non ci sono aspirazioni di cremosità. Al palato c’è davvero una notevole intensità ma anche qui la finezza non è di casa: dominano gli stessi frutti dell’aroma che lasciano giusto intravedere la base maltata (biscotto); l’amaro è di modesta intensità, si muove sulle coordinate erba/vegetale/resina ma finisce per “raschiare” un po’ in gola. Il risultato?  Interpretate l’aggettivo “juicy” in senso lato: nessuno sguardo al New England ma piuttosto una session beer davvero molto intensa ma un po’ rozza. Se siete disposti a sacrificare l’eleganza in favore del carattere “succoso”, questa è per voi. Per il resto la gamma Magic Rock offre molte altre alternative che valorizzano quello che qui è stato sacrificato: Ringmaster (3.9%) e High Wire (5.5%)
Formato: 33 cl., alc. 4.5%, lotto illeggibile, scad. 21/06/2017, prezzo indicativo 4.00/4.50 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 26 ottobre 2016

Magic Rock Dark Arts

Nuovo appuntamento con il birrificio inglese Magic Rock, fondato nel 2011 da Richard e Jonny Burhouse con l’aiuto del birraio Stuart Ross. Dagli esordi in un modesto edificio all’interno del business di famiglia (importazione e vendita all’ingrosso di cristalli e pietre naturali), il birrificio ha finalmente trovato nel 2015 una nuova casa nel sobborgo di Birkby: i nuovi impianti  (10.000 hl/anno con possibilità di arrivare sino a 70.000) hanno anche permesso di ampliare la distribuzione che, a parte qualche bottiglia nell’anno degli esordi, era stata fatta esclusivamente tramite fusti. La scelta è caduta sulle (modaiole) lattine che sono cominciate ad arrivare anche nel nostro paese con un rinnovamento alle già belle etichette delle bottiglie d’esordio: la parte grafica è da sempre curata dal designer Richard Norgate, che dopo aver legato l’identità visiva di Magic Rock al mondo del circo si è ultimamente dedicato a disegnare simpatici piccoli mostri. 
Per assaggiare tutta la gamma del birrificio potete recarvi  alla Magic Rock Tap, dove troverete nove spine,  due casks, e qualche produzione occasionale o stagionali disponibile anche in bottiglia; per il merchandising provate il loro shop on line.

La birra.
“La nostra stout vi porterà dal lato oscuro”: con questa citazione di Star Warsiana memoria Magic Rock annuncia nel 2011 Dark Arts, prodotta con malti Black, Brown, Chocolate e Golden Promise, avena, luppoli Herkules, Magnum e Target. Praticamente nera, forma un elegante e generoso cappello di schiuma color cappuccino, cremosa e abbastanza compatta, dalla buona persistenza. Il naso è semplice ma efficace, pulitissimo, privo di fronzoli, elegante: caffè (grani e macinato), tostature, caramello un po’ bruciato, suggestioni di mirtillo.  L’avena e le poche bollicine le donano al palato una discreta morbidezza, la facilità di bevuta è ottima per un  ABV (6%) ben lontano dalla soglia di sessionabilità.  Perfettamente corrispondente all’aroma, il gusto non è da meno per semplicità e pulizia e mira dritto al sodo: la partita è tutta giocata da caffè e tostature che vengono sostenute dal caramello, mentre in sottofondo si possono scorgere note di liquirizia e di frutti di bosco.  L’alcool non è pervenuto, la chiusura è secca, senza un briciolo di astringenza, ed appaga con l’amaro del caffè e delle tostature. 
I sottotitoli sulla lattina recitano “Surreal Stout”, ma in verità non c’è niente di strano in questa lattina, ma tanta qualità, precisione e pulizia: un'altra vittoria del “less is more”, in barba a tutte quelle birre stravaganti che affollano sempre di più gli scaffali dei beershop.
Formato: 33 cl., alc. 6%, lotto 1183 09971 ?, scad. 21/07/2017, prezzo indicativo 4.00/4.50 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 3 giugno 2016

Magic Rock High Wire Grapefruit

Avevo incontrato Magic Rock per la prima volta nell'estate del 2011, a pochi mesi dal suo debutto, mentre mi trovavo in vacanza in Inghilterra. Il birrificio viene fondato da Richard e Jonny Burhouse, proprietari del beershop Mybrewerytap, a Huddersfield (West Yorkshire); i due fratelli, a quel tempo homebrewer novelli, si sono da subito fatti aiutare dal birraio Stuart Ross (Kelham Island, Acorn e Crown Brewery tra le sue esperienze). Gli impianti sono stati inizialmente posizionati all'interno degli edifici del business di famiglia, una ditta che si occupa di importazione e vendita all’ingrosso di cristalli e pietre naturali; a quest’ultime, appunto, s’ispira il nome “Magic Rock”.
Da quell'estate il birrificio ha svolto un lento ma costante percorso di crescita rinunciando quasi alle bottiglie per concentrarsi solamente sui fusti, che assorbivano in pieno la ridotta capacità produttiva; lo scorso anno è stata inaugurata la nuova sede di Birkby, un sobborgo di Huddersfield, che ha aumentato la capacità a 10.000 ettolitri con la possibilità di arrivare a 70.000 già nel corso del 2016. E' stata anche aperta la Magic Rock Tap, dove potete trovare nove spine e due casks, e soprattutto sono arrivate le lattine, formato scelto per le birre che vengono prodotte tutto l'anno; le produzioni occasionali e stagionali vengono invece vendute in bottiglia.

La birra.
Magic Rock debuttò nel 2011 con due birre ispirate dalla craft beer revolution americana: High Wire e Cannonbal. La stessa ispirazione credo sia anche alla base della versione "grapefruit" della High Wire: impossibile non pensare alla Grapefruit Sculpin di Ballast Point, uno dei primi - se non il primo - esempi commerciali di birra generosamente luppolata alla frutta. La ricetta della High Wire Grapefruit è la medesima della birra base alla quale viene poi aggiunto il pompelmo: malti Acidulato, Golden Promise, Monaco e Vienna, luppoli Cascade, Centennial, Chinook, Citra, Columbus e Magnum.
All'aspetto è dorata e velata con qualche venatura arancio; la schiuma bianca è fine e compatta, cremosa, con un'ottima persistenza. Se avevate dubbi su come sia un'American Pale Ale al pompelmo, l'aroma ve li toglie subito: il frutto domina in lungo e in largo, fresco e fragrante, lasciando molto in sottofondo qualche sentore di ananas e di mandarino. Non c'è davvero altro, l'aromatizzazione è molto pulita e "naturale", ma effettivamente potrebbe lasciare un po' spiazzato chi è alla prime esperienze di birre alla frutta e si trova sotto il naso una spremuta di pompelmo. In bocca c'è innanzitutto una sensazione palatale perfetta: corpo medio, la giusta quantità di bollicine e una grande scorrevolezza che va a braccetto con una consistenza morbida e molto gradevole. I malti forniscono un supporto piuttosto leggero (crackers) ma funzionale a sorreggere il pompelmo che diventa subito protagonista anche del gusto; a bilanciare c'è il dolce della frutta tropicale (ananas e mango), mentre il finale spinge l'acceleratore dell'amaro con una chiusura ricca di resina e di scorza d'agrumi. Non è un Radler ma la caratterizzazione al pompelmo è piuttosto evidente anche al gusto, benché in maniera minore rispetto all'aroma. L'inizio della bevuta fa molto succo-di-frutta, ma progressivamente ritorna in territori più familiari alla nozione di birra, se mi passate la semplificazione, senza rinunciare ad una piccola dose di ruffianeria; il risultato è comunque una birra pulitissima, fresca e fragrante, molto secca e quindi dall'elevato potere rinfrescante e dissetante, che si candida ad essere una delle protagoniste dell'estate ormai alle porte.  
Formato: 33 cl., alc. 5.5%, lotto e scadenza illeggibili, 4.00 Euro (beershop, Italia)

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 29 ottobre 2014

Lervig / Magic Rock Farmhouse IPA

Nell’ottobre del 2013 Stuart J. Ross, birraio di Magic Rock vola in Norvegia, a Stavanger, per realizzare una birra assieme a Mike Murphy, birraio di Lervig Aktiebryggeri. I due si erano conosciuti all’Haand Festival che viene organizzato ogni anno, in maggio, dalla Haandbryggeriet: la birra collaborativa viene realizzata presso gli impianti della Lervig, molto più capienti (dieci volte) di quelli di Magic Rock. Il risultato, che viene annunciato a gennaio 2014,  non è a dire il vero molto originale: si tratta di una Farmhouse-IPA, che in questo caso indica una India Pale Ale rifermentata con brettanomiceti. Si cavalca insomma una delle tendenze attualmente più di moda tra i birrifici "artigianali" esteri, mentre in Italia ci sono ancora pochissimi esempi. A dire il vero l’etichetta parla di “belgian yeasts and brettanomyces”; per la fermentazione primaria è stato infatti utilizzato un blend di lieviti belgi, mentre i luppoli dovrebbero essere Chinook, Centennial e Citra. Una parte della cotta è poi finita in botti di Chardonnay ed è stata commercializzata con il nome di Rustique.  Per una breve intervista ai birrai, andate qui. 
Si presenta di color arancio pallido opaco, con riflessi dorati ed un cappello di schiuma biancastra, un po’ grossolana e non molto persistente. L’aroma è ancora abbastanza fresco (bottiglia di giugno?) ed offre una gradevole complessità fatta di agrumi (lime, cedro, pompelmo) e cereali che vengono affiancati da sentori più rustici di cantina e polvere, fieno, formaggio. 
Un bell’equilibrio non facile da trovare in queste birre ibride: una IPA andrebbe bevuta fresca, i brettanomiceti hanno bisogno di tempo per emergere. Il rischio è che la maggior parte delle volte questo “contrasto” si risolva in modo poco soddisfacente:  bevendola fresca, non sentirete l’apporto dei  “bretta”; bevendola dopo molti mesi, l’aroma dell’abbondante luppolatura invecchiata potrebbe non risultare molto gradevole anche se abbinato ai “famelici” lieviti selvaggi. Bene anche in bocca: corpo tra il medio ed il leggero e vivace carbonazione per una birra scorrevole che si beve con buona facilità: è una birra molto secca e ricca di lime, limone e pompelmo, con qualche lieve nota dolce data dai malti (pane, cereali) e dalla polpa dell'arancio. La chiusura è molto pulita, con un bel finale amaro molto zesty che non fa però mancare qualche lieve rustica sfumatura terrosa. In bocca risulta quindi un po' meno interessante che al naso, facendo quasi dimenticare la parola "farmhouse" dell'etichetta, non fosse per la grande attenuazione che ricorda qualche Saison belga. Si tratta comunque si tratta di una IPA pulita e rinfrescante, ruffiana quanto basta e molto ben fatta che scorre via dal bicchiere molto velocemente senza richiedere nessuna sforzo. Promossa a pieni voti, senza indugi.
Formato: 33 cl., alc. 6%, lotto KL 12:38, scad. 24/06/2016, pagata 4.50 Euro (beershop, Italia).

giovedì 13 ottobre 2011

Magic Rock Cannonball

Per una breve introduzione alla Magic Rock Brewery vi rimandiamo qui, quando abbiamo degustato la High Wire. Sul sito del birrificio, e precisamente qui potete invece trovare il diario di “cotta” di questa Cannonball IPA. Si tratta di una India Pale Ale d’estrazione americana, di colore rame velato, con un cappello di schiuma bianca, fine, cremosa, persistente. Elegante naso fruttato (pompelmo, mango e leggera “macedonia” tropicale) con sentori di aghi di pino ed anche una nota rinfrescante che ricorda la menta. Ha un corpo solito, medio-pieno, ed una consistenza oleosa. In bocca la base di malto è molto presente, con note di caramello e toffee; anche l’amaro vegetale è piuttosto intenso e pungente; una IPA che non ha certamente il pregio della beverinità. Anche l’alcool (7.4%) non fa sconti, rincarando la dose. Riesce comunque a rimanere abbastanza secca, lasciando un retrogusto amaro, leggermente pepato, ed una nota d’alcool che riscalda. Birra abbastanza pulita e buona ma troppo muscolosa e monotona; le migliori IPA americane sono ben altra cosa. Formato: 33 cl., alc. 7.4%, batch 2620, scad, 01/2012, prezzo 3.32 Eur.

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english summary:
Brewery: Magic Rock Brewery, Huddersfield, West Yorkshire, England
Appearance: hazy copper color with a creamy white head. Aroma: grapefruit, tropical fruits, piney hops and a fresh minty touch. Mouthfeel: medium-full bodied, medium carbonation, oily texture. Taste: there’s a solid malt profile with caramel, toffee and alcohol. Grassy resinous hops. Bitter resinous aftertaste. Overall: an US-style IPA brewed in England. Alcohol (7.4%) is not hidden at all and drinkability is limited. A 33 cl. bottle will be just fine. It has a clean taste but compared to the best US IPAs this Cannonball still needs some improvements. Bottle: 33 cl., 7.4% ABV, batch 2620, bb. 01/2012, price 2.89 GBP.

sabato 1 ottobre 2011

Magic Rock High Wire

E’ nata solamente pochi mesi fa a Huddersfield (West Yorkshire, Inghilterra) la Magic Rock Brewery. L’idea è dei fratelli Richard e Jonny Burhouse, gestori del noto beershop online mybrewerytap; da poco terminato un corso di homebrewer, forse non si sentono ancora confidenti delle proprie capacità e coinvolgono nel loro progetto anche Stuart Ross, giovane ma già esperto birraio con esperienze alla Kelham Island, alla Acorn ed alla Crown Brewery. Lo spazio per gli impianti viene ricavato all’interno degli edifici del business di famiglia, una ditta che si occupa di importazione e vendita all’ingrosso di cristalli e pietre naturali; a quest’ultime, appunto, s’ispira il nome “Magic Rock”. La gamma delle birre in produzione riflette l’amore che i tre avventurieri hanno per gli stili e per le generose luppolature americane; troviamo già ad esempio una IPA, Imperial IPA e questa High Wire, una West Coast American Pale Ale. Nel bicchiere è di uno splendido colore dorato, appena velato, con un cappello bianco di schiuma fine e cremosa, molto persistente. Naso davvero elegante e ricco di frutta tropicale (ananas, mango), pompelmo e lychee. Al palato una bella base maltata (crosta di pane) supporta una bella luppolatura erbacea e resinosa, con note fruttate di pompelmo. Texture oleaosa, mediamente carbonata e dal corpo medio, rivela una bella pulizia in bocca ed un gradevole finale secco. Lascia un retrogusto amaro abbastanza lungo, erbaceo, dove ritorna una nota di pompelmo. APA molto beverina e ben fatta, davvero gustosa. Birrificio giovanissimo che promette già davvero molto bene. Formato: 33 cl., 5.5% ABV, lotto 2619. scad. 01/2012, prezzo 3,16 Eur.