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venerdì 1 dicembre 2017

Lost Abbey Box Set: Track #8 (Number of the Beast)

Dell’ambizioso ed esoso Box Set del birrificio Lost Abbey ne avevamo già parlato in questa occasione: dodici birre ispirate da canzoni rock che parlano di paradiso e inferno, al ritmo di una per ogni mese del 2012, disponibili a fine anno anche in un lussuosa confezione contenente – per restare in tema musicale – anche una “birra bonus-track” e un depliant informativo a forma di vinile.  Le dodici birre vennero suddivise in tre sezioni. La prima, chiamata “Re-masters”, include nuove versioni barricate di alcuni classici di Lost Abbey; la sezione “Re-mixes” raggruppa i blend creati con altre birre Lost Abbey, mentre  le nuove birre create appositamente per questo progetto fanno parte della “Fresh Tracks”.  
Questo l’ordine delle birre uscite, a partire dal 21 gennaio 2012:  Track #01 – Runnin' With The Devil: parte della Frash Tracks e ispirata all’omonimo brani dei Van Halen) è una brown ale invecchiata tre mesi in botti di vino rosso con aggiunta di uve Cabernet Sauvignon e brettanomiceti.  Track #02 – Stairway to Heaven: ovviamente l’accompagnamento musicale sono i Led Zeppelin; la birra (Remixed Tracks) è un blend di Angel’s Share (60%), Cuvée de Tomme (20%) con aggiunta di pesche; per bilanciarne la dolcezza il blend si completa con  la Project X (20%), una birra a fermentazione selvaggia.  Track #03 – Hell's Bells: entrano in scena gli AC/DC per un blend acido (Remixed Tracks) di Mellow Yellow e Phunky Duck.  Track #04 – Sympathy for the Devil: Rolling Stones e blend (Remixed Tracks) di due botti di  Veritas 009 (sour ale) e due di Hot Rocks (stein/dunkel) invecchiata in botti di vino rosso con i brettanomiceti naturalmente presenti in esse.  Track #05 – Shout at the Devil: arrivano i Motley Crüe ad accompagnare la bevuta di un altro blend acido (Remixed Tracks) di Poppy e Framboise de Amorosa con ulteriore aggiunta di frutta e successiva maturazione in botti di quercia.  Track #06 – Highway to Hell: ritornano gli AC/DC per una birra nuova (Fresh Tracks) che consiste però in un blend di Serpent's Stout invecchiata in botti di brandy e di Angel’s Share (vintage 2009, botti di bourbon).  Track #07 – The Devil Inside: dal rock si passa a qualcosa di più leggero (INXS) per una versione (Remixed Track) di Veritas 006 prodotta con aggiunta di lamponi, ciliegie e scorza di mandarino. Track #08 – Number of the Beast: alla festa potevano mancare gli Iron Maiden? Tra le Fresh Tracks, ecco la Judgment Day che viene invecchiata in botti di bourbon con aggiunta di cannella e pepperoncino.  Track #09 – Knockin' on Heaven's Door: in teoria si dovrebbe chiamare in causa Bob Dylan, ma Tomme Arthur afferma di amare la cover dei Guns N'Roses. La Remixed Track è una versione “potenziata” della Cuvée de Tomme con aggiunta di ribes e brettanomiceti.  Track #10 – Bat out of Hell: arrivano i Meatloaf  ed una (Fresh Track) Serpent's Stout invecchiata in botti di bourbon con aggiunta di caffè e cacao poco prima della messa in bottiglia.  Track #11 – The Devil Went Down to Georgia: la (a me sconosciuta) Charlie Daniels Band suona una Remixed Track che consiste nella Angel’s Share invecchiata nove mesi in botti di Heaven Hill whiskey con aggiunta di pesche fresche e brettanomiceti.  Track #12 – Heaven and Hell: la chiusura è affidata ai Black Sabbath e ad una birra acida realizzata con un blend della Avant Garde, di una nuova Sour Brown Ale e della Gift ofthe Magi invecchiata in botti di rovere.  La bonus Track #13 (Message in a Bottle) che chiude la serie a dicembre 2012 vede scendere in campo i Police: si tratta di un barley wine invecchiato in botti di cognac con aggiunta di amarene e scorza d’arancia. 

La birra.
Number of the Beast, terzo album in studio per gli Iron Maiden, pubblicato nel 1982. E’ lui ad ispirare la Track numero 8 di Lost Abbey che, dopo la prima ed “esclusiva” edizione dell’agosto 2012, viene replicata anche a gennaio 2015. In concreto si tratta della quadrupel Judgement Day invecchiata in botti di ex-bourbon con aggiunta di cannella e peperoncino chili. La ricetta della Judgment Day dovrebbe includere malti Two Row, Medium e Dark English Crystal, Special B, Chocolate e  frumento; luppoli sono Challenger ed E.K. Golding.  Completano la ricetta il lievito proprietario e l'aggiunta nel mosto di destrosio ed uvetta. 
Nel bicchiere si presenta di un color ambrato carico e piuttosto torbido sul quale si forma un piccolo cappello di schiuma abbastanza grossolana e rapida nel dissolversi. L’aroma è intenso, caldo e avvolgente, ricco di bourbon e uvetta, prugna e ciliegia, frutti di bosco, vino fortificato; in sottofondo il peperoncino e qualche remota nota di cannella. Che si tratti di una “Quadrupel/Belgian Strong Dark Ale on steroids” è evidente dal primo sorso: siamo ben lontani dal mouthfeel di una Rochefort 10, per intenderci. La Track 8 è molto più viscosa e morbida, il suo passaggio accarezza e riscalda il palato con caramello e tanta uvetta, prugna e datteri, porto, bourbon: l’alcool è sempre ben presente ma non arriva mai a dare fastidio, asciuga il dolce e regala un lunghissimo retrogusto di bourbon e uvetta sotto spirito al termine del quale si manifesta anche il calore del peperoncino. 
Non è un mostro di complessità e di eleganza  ma è comunque una gran bella bevuta questa versione barricata della Judgment Day: potente, appagante, un po’ monotematica ma comunque una piacevolissima compagna che vi riscalderà sorso dopo sorso dal freddo dell’inverno. Il prezzo dello spettacolo è però piuttosto elevato e non del tutto giustificato.
Formato: 37,5 cl.,  alc. 13.7%, lotto 2015, prezzo indicativo 18.00-20.00 Euro (beershop).

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 7 febbraio 2017

Lost Abbey Box Set: Track #10 (Bat out of Hell)

A fine 2011 il birrificio californiano The Lost Abbey annuncia l’arrivo di un’ambiziosa serie di birre ispirate da canzoni rock che parlano di paradiso ed inferno. Ogni mese del 2012 vedrà l’uscita di una nuova birra (o “traccia”, visto il parallelismo con un LP / CD) in edizione limitata a 350 esemplari; per evitare la speculazioni e le rivendite a prezzi maggiorati in internet, le bottiglie saranno disponibili solo per il consumo all’interno della tasting room del birrificio, al costo di 15 dollari l’una, formato da 375 ml. I collezionisti potranno portarsi a casa le bottiglie vuote ma – annuncia Arthur –  saranno prese misure per evitare che possano essere riempite e poi vendute come falsi! 
A fine 2012, terminata la serie, sarà anche disponibile un lussuoso Ultimate Box Set contenente tutte e 12 le birre, una “tredicesima bonus track”, e un depliant informativo a forma di vinile. Potete vedere il contenuto in questa pagina. Nonostante l’esorbitante costo del box (450 dollari!)  le prenotazioni superano di gran lunga la capacità produttiva del birrificio che si vede costretto a rinunciare alla messa in vendita del cofanetto presso la tasting room prevista per fine anno. I 45 cofanetti disponibili saranno sorteggiati solamente tra quelli che li avevano prenotati; da notare che per prenotare il cofanetto era obbligatorio anche acquistare tutti i mesi almeno una bottiglia singola. 
Ma passiamo alla sostanza: le dodici birre sono suddivise in tre “sezioni”, anch’esse ispirate alla musica. La prima, chiamata “Re-masters”, include nuove versioni barricate di alcuni classici di Lost Abbey; la sezione “Re-mixes” riguarda invece dei blend creati con altre birre Lost Abbery, mentre  le nuove birre create appositamente per questo progetto fanno invece parte della “Fresh Tracks”. Questo l’ordine delle birre uscite, a partire dal 21 gennaio 2012: 
Track #01 – Runnin' With The Devil: parte della Frash Tracks e ispirata all’omonimo brani dei Van Halen) è una brown ale invecchiata tre mesi in botti di vino rosso con aggiunta di uve Cabernet Sauvignon e brettanomiceti. 
Track #02 – Stairway to Heaven: ovviamente l’accompagnamento musicale sono i Led Zeppelin; la birra (Remixed Tracks) è un blend di Angel’s Share (60%), Cuvée de Tomme (20%) con aggiunta di pesche; per bilanciarne la dolcezza il blend si completa con  la Project X (20%), una birra a fermentazione selvaggia. 
Track #03 – Hell's Bells: entrano in scena gli AC/DC per un blend acido (Remixed Tracks) di Mellow Yellow e Phunky Duck. 
Track #04 – Sympathy for the Devil: Rolling Stones e blend (Remixed Tracks) di due botti di  Veritas 009 (sour ale) e due di Hot Rocks (stein/dunkel) invecchiata in botti di vino rosso con i brettanomiceti naturalmente presenti in esse. 
Track #05 – Shout at the Devil: arrivano i Motley Crüe ad accompagnare la bevuta di un altro blend acido (Remixed Tracks) di Poppy e Framboise de Amorosa con ulteriore aggiunta di frutta e successiva maturazione in botti di quercia. 
Track #06 – Highway to Hell: ritornano gli AC/DC per una birra nuova (Fresh Tracks) che consiste però in un blend di Serpent's Stout invecchiata in botti di brandy e di Angel’s Share (vintage 2009, botti di bourbon). 
Track #07 – The Devil Inside: dal rock si passa a qualcosa di più leggero (INXS) per una versione (Remixed Track) di Veritas 006 prodotta con aggiunta di lamponi, ciliegie e scorza di mandarino 
Track #08 – Number of the Beast: alla festa potevano mancare gli Iron Maiden?  Tra le Fresh Tracks, ecco la Judgment Day che viene invecchiata in botti di bourbon con aggiunta di cannella e pepperoncino. 
Track #09 – Knockin' on Heaven's Door: in teoria si dovrebbe chiamare in causa Bob Dylan, ma Tomme Arthur afferma di amare la cover dei Guns N'Roses. La Remixed Track è una versione “potenziata” della Cuvée de Tomme con aggiunta di ribes e brettanomiceti. 
Track #10 – Bat out of Hell: arrivano i Meatloaf  ed una (Fresh Track) Serpent's Stout invecchiata in botti di bourbon con aggiunta di caffè e cacao poco prima della messa in bottiglia. 
Track #11 – The Devil Went Down to Georgia: la (a me sconosciuta) Charlie Daniels Band suona una Remixed Track che consiste nella Angel’s Share invecchiata nove mesi in botti di Heaven Hill whiskey con aggiunta di pesche fresche e brettanomiceti. 
Track #12 – Heaven and Hell: la chiusura è affidata ai Black Sabbath e ad una birra acida realizzata con un blend della Avant Garde, di una nuova Sour Brown Ale e della Gift ofthe Magi invecchiata in botti di rovere. 
La bonus Track #13 (Message in a Bottle), che chiude la serie a dicembre 2012, vede scendere in campo i Police: si tratta di un barley wine inedito invecchiato in botti di cognac con aggiunta di amarene e scorza d’arancia. 
Se qualcuno di voi fosse interessato all’acquisto di un Box Set, divertitevi a spulciare il sito Mybeercellar: i prezzi oscillano tra i 500 e gli 850 dollari, spese di spedizione escluse.

La birra.
Nel gennaio 2015 Lost Abbey decide di tornare a produrre alcune delle “canzoni” che avevano composto il famoso box set del 2012. La Track 10 -  Bat out of Hell è una di queste; l’idea originale fu del birraio Mike Rodriguez, desideroso di realizzare una versione della Serpent’s Stout con aggiunta di caffè e cacao per il San Diego Strong Ale Festival del 2011. Per il box set la birra venne invecchiata in quattro botti di bourbon con aggiunta, poco prima della messa in bottiglia, di quasi otto chili di caffè Ryan Brothers e due di granella di cacao TCHO. 
Per l’edizione 2015 il birrificio dichiara che le birre base sono la Serpent’s Stout e la Older Viscosity, un’american strong ale invecchiata sei mesi in botti di bourbon Heaven Hill. Non ho quindi ben chiaro se dentro alla bottiglia ci sia un blend di Serpent’s Stout (barricata per l’occasione) e di Older Viscosity (già barricata di suo) o se si tratti di un “semplice” blend di una normale Serpent’s Stout e Older Viscosity. 
L’edizione 2015 si presenta nel bicchiere minacciosa e densa quasi come olio motore, alla vista: nera, forma una buona testa di schiuma  cremosa, abbastanza compatta e dalla discreta persistenza, se si considera il passaggio in botte ed il tenore alcolico (13.5%). L’aroma è potente ma a due anni dalla messa in bottiglia caffè e cacao sono ovviamente molto meno in evidenza: c’è molto bourbon, affiancato da profumi di legno e di vaniglia, cocco tostato, prugna disidratata e, in secondo piano, caffè e cacao. L’intensità aromatica è notevole mentre le birra, al palato, si rivela essere meno densa del previsto: il corpo è tra il medio ed il pieno, con poche bollicine ed una consistenza oleosa che rimane ben lontana dalla soglia di masticabilità. Il bourbon domina anche al palato assieme al dolce dell’uvetta, con legno e vaniglia in sottofondo ad impreziosire una bevuta molto potente che s’instrada verso l’amaro del caffè (e della liquirizia) solo nel finale. L’alcool è indubbiamente presente ma non brucia: la birra si sorseggia lentamente ma senza troppi sforzi; legno e vaniglia fanno capolino anche al palato prima del lunghissimo finale, caldo ed avvolgente, morbido e marcatamente etilico. 
Imperial stout molto potente ma non particolarmente complessa nella quale, a due anni dalla messa in bottiglia, la componente caffè/cacao è decisamente sopraffatta dal bourbon. La birra è piuttosto cara, in Europa siamo in media oltre i 50 euro al litro e, onestamente non credo che il viaggio valga il costo del biglietto, per lo meno adesso: forse lo valeva due anni fa. Il livello è indubbiamente alto, ma non altissimo.
Formato: 37.5 cl., alc. 13.5%,  lotto 2015, prezzo indicativo 18.00/22.00 Euro

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 19 ottobre 2016

Dupont / Lost Abbey Deux Amis

Tomme Arthur e Olivier Dedeycker, o se preferite The Lost Abbey (San Marcos, California) e Brasserie Dupont (Tourpes, Belgio): diventano “due amici” grazie ad una birra fatta assieme. E’ l’importatore americano del birrificio belga, Total Beverage Solution, a contattare alcuni birrifici americani per sondare il loro interesse a realizzare una birra collaborativa con Dupont; la scelta di Lost Abbey non è ovviamente casuale.  Tomme ama la tradizione belga e con il marchio Lost Abbey di Port Brewing si è cimentato più volte, con eccellenti risultati, in questo ambito; la Saison Dupont è una delle sue birre preferite, ed Arthur non fa mistero di utilizzare un ceppo di lievito di “derivazione” Dupont per la realizzazione delle sue birre Red Barn Ale e Carnevale
A Dedeycker viene così presentata una lista di birrifici d’oltreoceano interessati al progetto e la sua scelta cade proprio su Arthur, amante del Belgio e, soprattutto, estimatore e conoscitore dei prodotti Dupont. I due si scambiano alcune email nelle quali abbozzano un’idea di birra: ci si accorda di utilizzare la ricetta della Saison Dupont, con il suo lievito ed il suo malto (100% pils) e di sostituire i luppoli europei con varietà americane, con le quali Dedeycker non ha mai lavorato in vita sua.  Tommee spedisce i luppoli selezionati in Belgio, rivelandone le varietà a Dedeycker solo nel momento in cui aprono assieme le scatole nel giorno della cotta, che avviene a gennaio 2016 a Tourpes:  i protagonisti sono Amarillo, Simcoe e Mosaic, affiancati dal tedesco Hallertauer Magnum. 
La birra viene commercializzata all’inizio dell’estate, con la pubblicazione di un bel video  e di un sito internet dedicato. Per l’occasione Dedeycker si reca anche per la prima volta nella sua vita negli Stati Uniti per fare un piccolo tour promozionale di tre giorni assieme ad Arthur in alcuni locali selezionati tra San Diego e Los Angeles; l’occasione è buona anche per visitare molti birrifici californiani e per far entrare in contatto la (quasi) immutabile tradizione di Dupont con la scoppiettante scena della craft beer statunitense. 

La birra.
Lo splendido lievito Dupont ed i migliori luppoli americani selezionati da Arthur: qual è il risultato dell'incontro? Il colore è dorato con qualche riflesso arancio pallido, velato; da manuale la schiuma: bianchissima e generosa, cremosa e compatta, fine, dalla lunga persistenza. Al naso è il lievito Dupont a rubare la scena, con il suo carattere rustico (fieno, paglia, terra, granaio) e leggermente pepato che prende il sopravvento rispetto agli agrumi (cedro, limone) dei luppoli americani; il bouquet olfattivo, fresco e pulitissimo, si completa con note terrose, di banana e fiori bianchi. Mouthfeel perfetto, come ogni saison dovrebbe essere: vivaci bollicine, corpo medio, scorrevolezza da record per una birra da bere ad oltranza. Il malto (pane, accenni di miele) supporta il carattere fruttato di questa Saison che mette in evidenza frutti a pasta gialla ed agrumi senza disdegnare qualche remota suggestione di frutta tropicale e di canditi. L'alcool (7%) è di fatto impercettibile, la secchezza e la pulizia sono encomiabili: il percorso si chiude con un amaro di buona intensità, sicuramente superiore a quello della Dupont standard (che di per sé è già una Saison piuttosto amara) nel quale convivono note terrose e di scorza d'agrumi. 
Il risultato ottenuto dai due amici è senz'altro di livello ed ineccepibile: un'ottima Saison i cui settantacinque centilitri si affrontano in solitudine senza sforzo e con enorme soddisfazione. Pur non sapendo che cosa aspettarmi, avevo comunque grandi aspettative dall'incontro di questi due grandi nomi; benché ottima, la Deux Amix alla fine altro non è che una leggera divagazione sul tema Saison Dupont (e avercene di birre così, sia chiaro). Tomme Arthur ama il Belgio e Dedeycker è portavoce di una tradizione che cerca di restare fedele a sé stessa nel tempo; Arthur dagli USA guarda alla tradizione belga come fonte d'ispirazione e come punto d'arrivo per molte sue birre. Ovvio che dall'incontro uscisse vincitore il Belgio con il lievito Dupont, oggetto del desiderio di Arthur più di quanto lo siano i migliori luppoli americani per  Dedeycker.
Formato: 75 cl., alc. 7%, lotto 16075A, scad. 03/2018, prezzo indicativo 6.00/8.00 Euro (beershop).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 27 maggio 2015

Lost Abbey Saints Devotion


Nel 2006 Lost Abbey è tra i primi birrifici americani, se non il primo, ad offrire un programma di “membership”:  pagando una determinata quota, vi viene garantito l’invio a casa di un determinato numero di birre nel corso dell’anno.  Iscrivendosi al “Patron Saints Club”, avrete la certezza di bere le creazioni “in stile belga” di Lost Abbey (che a quel tempo aveva una distribuzione molto meno importante di quella attuale) senza doverle cercare in giro e, soprattutto, senza rischiare di restare senza. La quota di sottoscrizione comprende solo il costo delle birre, alle quali vengono poi aggiunti i costi di spedizioni ogni volta che questa avviene, indicativamente un paio di volte al mese. 
Qualche mese dopo viene lanciato un secondo club, chiamato “Patron Sinners”, dedicato alle birre più rare, a quelle acide o affinate in botte; si tratta di birre che, a quel tempo, erano prodotte in quantità davvero limitata e spesso non venivano neppure distribuite al di fuori del birrificio, in quanto andavano esaurite poche ore dopo la messa in vendita.  Con l’apertura di questo “club” Lost Abbey vuole dare l’opportunità di berle anche a chi non è in grado di presentarsi di persona a San Marcos; al tempo stesso il denaro raccolto “in anticipo” dalle sottoscrizioni aiuta a finanziare lo sviluppo del programma di affinamento in legno, ovvero l’acquisto di un numero maggiore di botti. La sottoscrizione al club garantiva inoltre la possibilità di acquistare merchandising esclusivo, i biglietti per alcune serate di degustazione riservate ai soci ed alcune birre ad edizioni limitata, come ad esempio Isabelle Proximus 
Giusto per darvi un’idea, i costi iniziali erano di 160 dollari per il Patron Saints (200 membri) e di 235 per il Sinner Club, che ha ospitato, nelle diverse annate, birre del calibro di Red Poppy, Duck Duck Gooze , Deliverance , Framboise Amorosa, Cable Car, Yellow Bus e Angel Share Grand Cru.  Una volta raggiunto il numero massimo di iscritti, eravate inseriti nella lista d’attesa per l’anno successivo che, da quanto leggo, contava 400-500 persone. 
I due club vengono però inaspettatamente chiusi nel 2011; a quanto pare la loro gestione stava diventando troppo complicata e stressante per il ridotto staff del birrificio. Sui forum di Ratebeer ed BeerAdvocate si possono leggere le frustrazioni dei clienti:  lunghi ritardi nelle spedizioni (soprattutto per le barricate, che non erano ancora pronte), difficoltà nel contattare qualcuno del birrificio per chiedere informazioni e, soprattutto, il fatto che a volte queste birre “esclusive” si trovavano in qualche festival o, peggio ancora, in qualche Whole Foods. Alcune birre, come la Mother of All Beers (poi divenuta Judgment Day) ebbero una richiesta dal mercato talmente elevata che non furono inviate ai membri come promesso ma sostituite da qualcos’altro. 
La motivazione di Tomme Arthur è invece un po’ diversa, e chiama in causa soprattutto la difficoltà nel districarsi nel complicato labirinto delle leggi dei diversi stati americani per quel che riguarda la legalità dello spedire direttamente la birra al cliente finale da parte di chi la produce. Inoltre, Arthur vuole avere maggior flessibilità nella produzione delle birre acide e sugli affinamenti in botte senza dover necessariamente essere obbligato a produrre una determinata quantità di una specifica birra per soddisfare il programma dei propri affiliati. La capacità produttiva di Lost Abbey era già parecchio sottodimensionata, al punto che fu chiesto l’aiuto di Vinnie Cilurzo di Russian River per produrre ed imbottigliare la quantità destinata al club della Cuvee de Tomme e della Synergy.
Nel 2008, tra le offerte del Patron Saints Club c’è una versione “brettata” della Devotion, la Belgian Ale di casa Lost Abbey; la birra viene poi riproposta nel 2012, dopo la fine dei club, guadagnandosi la medaglia d’oro al Great American Beer Festival nella categoria 70  “Belgian and French-Style Ale”. Nel 2013 ottiene l’argento alla San Diego International Beer Competition (Hybrid Belgian-Style Ale), entrando così stabilmente in produzione anche per cavalcare la moda del “brett”, ormai dilagante negli Stati Uniti. La versione brettata della Devotion diventa quindi la Saint’s Devotion (etichetta differente) o, come nella bottiglia capitata a me, semplicemente Devotion Ale Saint’s Edition.
Si presenta di un bel color dorato, leggermente velato e sovrastato da un generoso cappello di schiuma avorio, quasi pannosa, dall'ottima persistenza. L'aroma offre un elegante e pulito bouquet che si compone di fiori bianchi, lime e limone, pepe bianco; più in sottofondo i sentori lattici dei brettnomiceti (molto lievi, in verità), ananas, miele, banana e una nota rustica di paglia. Il gusto è un po' meno sfaccettato dell'aroma ma, nella sua relativa semplicità, offre grandissima soddisfazione. Pulitissimo e molto ben bilanciato tra la crosta di pane, il miele, il dolce della polpa d'arancio e della pesca gialla e una rinfrescante acidità. Rappresenta indubbiamente più l'eleganza di un salotto borghese che la rustica campagna raffigurata in etichetta, ma non è una colpa, anzi: molto dissetante e secca, chiude con amaro erbaceo e 'zesty', con una punta di lattico. Corpo medio e bollicine vivaci quanto basta, bevibilità a livelli elevatissimi: il carattere brett forse emerge un po' poco, ma è un vezzo che le si perdona senza nessun rimpianto.
Formato: 75 cl., alc. 6.66%, lotto non riportato, pagata 10.07 Euro (beershop, Belgio).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 1 aprile 2015

Lost Abbey Red Barn Ale

Nuovo appuntamento on il birrificio californiano The Lost Abbey, la “costola” di Port Brewing nata nel 2006 e guidata dal birraio Tomme Arthur: birre ispirate principalmente alla tradizione belga, incluse le fermentazioni spontanee e le birre acide, affinamenti ed invecchiamenti in botte.  A Lost Abbey Tomme è affiancato dal birrario Mike Rodriguez, arrivato nel 2009 da Kansas City dove aveva lavorato per sei anni alla Boulevard Brewing Co. 
La Red Barn Ale nasce dall’amore di Tomme Arthur verso le saison belghe, in particolare la Dupont; la sua etichetta raffigura un fienile in piena campagna, quei luoghi della Vallonia, nella regione dall'Hainaut belga, un tempo caratterizzati  - come tanti altri - dal duro lavoro nei campi duranti i mesi estivi.  In quel periodo non era ancora stata inventata la refrigerazione e le alte temperature non consentivano di fare la birra che, più salubre dell’acqua spesso fonte di pericolose malattie,  i braccianti agricoli bevevano per dissetarsi e rinfrescarsi. I birrai/contadini belgi le preparavano allora per tempo, alla fine dell’inverno, con un grado alcolico abbastanza sostenuto (rispetto a quello che allora era considerata la norma) ed una abbondante luppolatura per consentire a queste birre di "sopravvivere"  sino al termine della stagione calda.  
La Saison di Lost Abbey viene  biene delicatamente speziata con zenzero biologico, scorze d’arancia, pepe nero e “Grandi del Paradiso” (Pepe Melegueta); la ricetta dovrebbe inoltre comprendere malto Two-row, fiocchi di frumento e d’avena, destrosio, luppoli Phoenix e Tettnanger tedesco. 
Nonostante quello che sembra dalla fotografia, si presenta di colore oro un po' pallido e leggermente velato: la bianca schiuma, molto generosa, è abbastanza compatta e pannosa, con un’ottima persistenza. Al naso spicca subito una gradevole nota pepata e speziata (lieve zenzero), seguita da quelle floreali, di pera, banana, albicocca e arancia; più in secondo piano i sentori di miele, di paglia, di erba tagliata con una leggera componente rustica e lievemente acidula data dal frumento.  Il palato viene subito avvolto da una vivace e gradevole carbonazione, che aiuta a diffondere la crosta di pane, il miele d’arancia, l’albicocca e la pesca gialla; la bevuta è dolce e poi magistralmente bilanciata da un bel finale caratterizzato da un’acidità rinfrescante e da una chiusura amaricante abbastanza intensa, nella quale troviamo note erbacee, di scorza d’arancia e di erbe officinali, oltre ad una suggestione di zenzero. Il corpo è medio, e la sensazione tattile al palato non è sicuramente leggera come quella di molte saison belghe, che presentano una componente “watery”  un po’ più pronunciata:  la bevibilità di questa Red Barn Ale, seppur molto alta, è quindi un po’ limitata dalla sua stessa intensità. Poco male: rallentando un po’ il ritmo ci si concentra meglio e si riesce ad apprezzare il suo carattere leggermente rustico, a tratti un po’ ruvido,  nel quale non viene mai a mancare un’impeccabile pulizia. 
La Saison di Lost Abbey cerca di mantenere fedeltà alla tradizione europea, senza cadere nella tentazione di caratterizzarla marcatamente con qualche luppolo americano; il risultato è ben riuscito e lascia soddisfatti, tranne che per il rapporto qualità-prezzo: negli Stati Uniti la bottiglia da 75 cl. viene venduta in media 9 dollari, in Belgio una Saison di uguale formato ne costa esattamente la metà.
Formato: 75 cl., alc. 6.7%, imbott. 03/06/2014, pagata 9,89 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 3 marzo 2015

Lost Abbey Cuvée de Tomme 2011

Cuvée de Tomme, una birra in un nome:  il blend, la sapiente ed armonica  “miscela” che il birraio Tomme Arthur della californiana Lost Abbey / Port Brewing realizza ogni anno, ed una delle sue creazioni più rappresentative ed emozionanti.
Nasce nel  1999, con l’ispirazione che viene dalle birre acide delle Fiandre Occidentali del Belgio, un nome su tutti: Rodenbach.
Viene portata fuori concorso, ancora a nome Pizza Port, come birra sperimentale al Great American  Beer Festival dello stesso anno, e a partire da quello successivo inizia a collezionare medaglie:  argento nel 2000 e 2001  (Category: 10 Experimental Beer), oro nel 2003 (Category: 55 Belgian-Style Strong Specialty Ale), bronzo nel 2004, oro nel 2007 (Wood- and Barrel-Aged Sour Beer).
L’idea iniziale di Tomme è di affinarla in botti che hanno ospitato vino, ma la mancanza di disponibilità lo indirizza verso il Bourbon.
La base di partenza è la Judgment Day, la strong ale di Lost Abbey che s’ispira alle grandi trappiste, Rochefort e Westvleteren; malti Two Row, Medium e Dark English Crystal, Special B, Chocolate e  frumento,  luppoli Challenger ed E.K. Golding, uvetta, destrosio; nel mosto vengono aggiunte anche le visciole. La birra viene poi lasciata almeno un anno in botti che hanno ospitato bourbon, brandy e vino rosso nella quale vengono aggiunte altre visciole e brettanomiceti; terminato l’affinamento, avviene il blend dalle diverse botti e nasce la Cuvée de Tomme.
L'intero processo produttivo è raffigurato nella surreale etichetta: il legno delle botti, le visciole spremute all'interno di una clessidra, a simboleggiare il trascorrere del tempo; gli "orologi molli", quasi copia&incollati dal dipinto La Persistenza della Memoria di Salvador Dalì, che per alcuni simboleggiano "l'elasticità del tempo della memoria", contrapposta a quella rigida del tempo meccanico. Per Dalì, era invece solamente la trasposizione di un sogno.
All’aspetto è di un torbido color tonaca di frate, con riflessi ambrati; manca la schiuma, con qualche leggera bolla che si forma in superficie. L’aroma è davvero raffinatissimo: le delicate note di bourbon s’affiancano a quelle di porto; c’è il dolce dello zucchero caramellato, dell’uvetta, prugna, mora e ciliegia sciroppata, e c’è (in quantità nettamente minore) l’aspro delle amarene, dei mirtilli rossi ed una nota di legno. Se i profumi sono “familiari” e possono far pensare ad una strong ale o ad un barley wine molto ben invecchiato e dolce, in bocca la sorpresa è grande:  spicca la componente “sour”, ricca di frutti rossi (ribes, mirtillo) e di amarena cotta, con note acetiche, a tratti anche balsamiche. L’aspro è molto ben marcato, ma è prima accompagnato da un leggero sottofondo di caramello, biscotto e di uvetta, e poi incredibilmente asciugato dall’alcool del bourbon; man mano che la birra raggiunge la temperatura ambiente emerge maggiormente la componente dolce, vinosa/liquorosa, rispetto a quella aspra. Completano il bouquet leggere nuances di vaniglia, legno e lattico, ed un finale dall’asciuttezza leggermente tannica; lunghissimo e praticamente perfetto il retrogusto, morbido e caldo di distillato (bourbon), legno e amarena sotto spirito.
Una birra straordinaria, delicatamente massiccia ed invecchiata molto bene in cantina, che regala un complesso percorso gustativo ricco di sensazioni e – soprattutto – di emozioni, da assaporare lentamente nel corso di una serata. Attualmente qualche bottiglia si trova anche in Italia, a caro prezzo (comunque  inferiore a quello di una Xyauyù), ma non è che negli Stati Uniti la regalino. Un piccolo grande regalo che potete/dovete farvi, almeno una volta nella vita.
Formato: 37.5 cl., alc 11%, anno 2011, pagata 13,33 Euro (foodstore, USA).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 26 febbraio 2015

Lost Abbey Carnevale

Carnevale Ale è la birra con la quale Lost Abbey di Tomme Arthur  vuole celebrare l’arrivo della Quaresima e della Pasqua; viene solitamente presentata verso la fine di febbraio  con un party (Carnevale di Lost Abbey Masquerade) al quale dovrete ovviamente presentarvi mascherati, se volete entrare senza pagare. Per tutti gli altri, il biglietto costava 15 dollari, comprensivo di un buffet e di musica dal vivo.   
L’edizione 2015, che si è tenuto lo scorso sabato scorso 21 febbraio, dalle 19 alle 23,  è invece stata la prima completamente a pagamento; per 30 dollari  (massima capienza 200 persone) vi veniva dato un bicchiere serigrafato, una bottiglia di Carnevale Ale, il buffet preparato da Grill Fella’s  e due assaggi da 30 cl. di alcune delle birre presenti alla serata:  Track 8, Track 10,  Brandy Angel’s Share e Bourbon Barrel-Aged Santa’s Little Helper. La Cuvee de Tomme e la Framboise de Amorosa erano invece da pagare separatamente.   
Carnevale Ale arriva sul blog proprio quando il carnevale 2015 si è da poco concluso: si tratta di una Saison / Farmhouse Ale che viene abbastanza generosamente luppolata con Amarillo e Simcoe; prodotta per la prima volta nel 2008, a partire dall’anno successivo vede anche l’utilizzo di brettanomiceti.  
L’etichetta mette per un attimo da parte il classico “misticismo” del birrificio di San Marcos (California) per rifarsi un po’ al tipico cliché carnevalesco: maschere e, sullo sfondo, un canale ed una gondola che ci riporta a Venezia. Se volete il video esplicativo di Tomme Arthur, andate qui. 
La bottiglia in questione è chiaramente l’edizione 2014, con un anno di cantina che ha dato tempo ai brettanomiceti di svilupparsi e di far sentire maggiormente la propria presenza. 
Classico aspetto nel bicchiere, colore oro velato con riflessi arancio ed una generosa testa di schiuma bianca e pannosa, molto persistente. L’aroma, pulito ed abbastanza intenso, dà il benvenuto con la delicata speziatura del lievito, che regala una leggera nota pepata, seguita da sentori di arancio e mandarino; in sottofondo leggera presenza di frutta tropicale, banana e brettanomiceti (lattico). Al palato, come sensazione tattile,  la trovo un po’ meno scorrevole del previsto: il corpo è medio, con una vivace carbonatazione che le dona una bella vivacità. Molto gradevole la bevuta, pulitissima, che si compone di pane e biscotto, arancio, pesca e albicocca, qualche nota di miele, zucchero candito ed una  lieve speziatura. La marcata dolcezza iniziale è tuttavia ben bilanciata da una leggera acidità e da un finale amaro, tra l’erbaceo ed il terroso, preludio ad un retrogusto di frutta gialla dove c'è anche un timido warming etilico.  
Una Saison solida e molto ben fatta, intensa e facile da bere, che rispetta piuttosto fedelmente la tradizione belga senza eccedere con i luppoli americani; brettanomiceti molto più evidenti al naso che in bocca, dove tuttavia contribuiscono dando quella necessaria acidità a snellire una birra che altrimenti sarebbe risultata un po' troppo dolce.
Un paio di appunti devo però ugualmente farli: innanzitutto, quel "Lo Carnevale" (sic) sul retroetichetta non si può proprio sopportare. E, tra gli abbinamenti gastronomici consigliati sul sito di Lost Abbey c'è l'abominevole formaggio Cambozola: possibile che non era possibile sceglierne uno meno "tarocco" ?
Formato: 75 cl., alc. 6.5%, lotto 2014, pagata 10,07 Euro (beershop, Belgio).

martedì 18 marzo 2014

Lost Abbey The Angel's Share

The Angel's Share,  ovvero “la porzione degli angeli”, ovvero quella  parte di liquido che evapora anno dopo anno nelle botti dove il distillato sta invecchiando;  il nome è stato utilizzato dal birrificio californiano The Lost Abbey per un English-style Barley Wine (o di una Old Ale, secondo diverse classificazioni) che venne prodotto per la prima volta bel 2006. La birra matura per almeno sei mesi in botti di quercia che – a volte - hanno anche ospitato bourbon o brandy, a seconda delle annate.  The Angel's Share è anche la base che viene utilizzata per il blend (assieme alla Serpent’s Stout  di “Deliverance”, una birra di cui abbiamo parlato (con poche soddisfazioni e tanta delusione) non molto tempo fa.   Il millesimo viene riportato con una  piccola scritta al laser su collo della bottiglia, che tende però, col tempo, a scomparire o a diventare quasi illeggibile, come nel caso di questa bottiglia. Disponibile inizialmente solo nel generoso (e forse eccessivo) formato da 75 cl., dal 2008 viene venduta solo in quello da 37,5. Ringrazio un lettore (Indastria) il quale mi fa notare che a il formato delle bottiglie attualmente usate è iniziato solo nel 2010, mentre in precedenza erano usata delle bottiglie da 375 simili "a fiaschetta". Considerando che la Angel's Share 2010 aveva un ABV di solo 11,5%, quella che vado a stappare dovrebbe essere stata prodotta nel 2011 o, meno probabilmente, nel 2012.
Si presenta di color tonaca di frate / marrone scuro, torbido, senza formare nessuna schiuma o pizzo nel bicchiere.  Anche l’aroma porta il segno di diversi anni sulle spalle: l’ossidazione è netta, ma tutto sommato l’aroma è ancora gradevole soprattutto lasciando per un po’ la birra nel bicchiere:  sentori di legno, di cuoio, caramello, prugna disidratata e uvetta, per un risultato che richiama senza molti dubbi l’aroma di un Porto (Tawny). In bocca è calda e morbida, completamente piatta, con un corpo medio ed una consistenza oleosa; l’alcool è ben in evidenza, riscalda tutta la bevuta ed aumenta d’intensità nel finale, regalando delle note che richiamano un bourbon (rimane il dubbio se questa birra sia stata invecchiata in botti di bourbon)  e che si alternano a quelle di vino ossidato (prugna, ciliegia, uvetta, fico); nel finale sembra quasi esserci una nota di cioccolato (suggestione?).  Il suo massimo splendore lo ha chiaramente già raggiunto e superato, e questa bottiglia di Angel’s Share è una vecchietta sulla via del declino che offre comunque delle interessanti sfumature da a cogliere in uno scenario decisamente ossidato e non particolarmente vigoroso.  Rimane una decisa presenza etilica che però non va mai sopra le righe, facendo sì che The Angel's Share si possa sorseggiare in tutta tranquillità dopocena. Certo, a saperlo, andava aperta e bevuta qualche anno prima, anche perché non sono molte le occasioni in cui capita a tiro ed il prezzo non è certamente basso.
Formato: 37,5 cl.,  alc. 12.5%,  anno 2008, pagata 15.99 dollari (beershop, USA)

venerdì 21 febbraio 2014

Lost Abbey Deliverance 2011

Se n’è già parlato in questa occasione, del ramo di Pizza Port messo in piedi nel 2006 da Tomme Arthur, fino ad allora mastro birraio a Solana Beach; con il marchio The Lost Abbey Tomme coltiva i suoi esperimenti, producendo birre ispirate principalmente alla tradizione belga, incluse fermentazioni spontanee e birre acide, e porta avanti i suoi progetti di affinamento e d’invecchiamento in botte.   
Deliverance, ovvero "liberazione",  rappresenta la battaglia tra il bene e il male, con un blend di due birre ben riuscite: si tratta della Serpent’s Stout, una imperial stout che per l’occasione viene invecchiata in botti di bourbon, e della Angels Share, un (english style) barley wine prodotto una volta l’anno ed invecchiato in botti di brandy. Una “battaglia” che si dovrebbe svolgere tra torreffatto, cioccolato e liquirizia della Imperial Stout e caramello, uvetta e fichi della Angels Share. Nelle etichetta - impregnata del misticismo che contraddistingue il birrificio - si parla di Apocalisse e di Armageddon, di dannazione e di salvezza, di liberazione dal male e di voglia di cadere in tentazione e peccare; il giorno del giudizio è arrivato e non c'è più tempo per redimersi, per cambiare e guadagnarsi il posto in Paradiso. Tomme Arthur invita ad unirsi a lui nel rilassarsi e nell'attendere l'arrivo di coloro che verranno a prenderci l'anima; la Librazione (Deliverance) che lui offre è questa birra: non vi salverà dalle grinfie di Satana, ma almeno potrete godere del piacere di peccare.
Il blend di birre non è però sempre ben riuscito, visto che sono numerose le lamentele di chi ha trovato più di una bottiglia infetta o malandata di The Angel's Share e, ovviamente, anche di Deliverance. Il birrificio ha sempre dichiarato di effettuare rigorosi controlli (e ci mancherebbe!) prima su ogni botte, poi nella vasca dove viene effettuato il blend, e quindi al momento dell'imbottigliamento, prelevando campioni all'inizio, a metà ed alla fine di ogni lotto. Le birre, per evitare ogni possibile contaminazione, vengono inoltre imbottigliate in una linea diversa da quella utilizzata dalle birre acide che Lost Abbey produce. Fatto sta che i casi di bottiglie infette o piatte, prive di carbonazione, sono numerosi e in diversi casi il birrificio ha accettato di ricompensare gli sfortunati clienti inviando altre birre in sostituzione. Stiamo parlando di una birra piuttosto cara, non so se sia mai arrivata sugli scaffali in Italia ma negli Stati Uniti - dove la birra di solito non costa come in Italia - il suo prezzo è intorno ai 35 Euro al litro. In sostanza, la Deliverance di Lost Abbey è una birra splendida quando è a posto, ma c'è anche il rischio (non so quanto elevato) che vi possa capitare una bottiglia da lavandinare. Sarà dunque inferno o paradiso, la bottiglia che mi accingo a stappare? 
Vintage 2011 stampato al laser sul collo della bottiglia, quasi illeggibile; il colore è marrone scurissimo, impenetrabile, praticamente nero; non c'è schiuma (il che non deve allarmare, stiamo parlando di una birra molto alcolica, 12.5%) ma si forma comunque un piccolo pizzo color nocciola al bordo del bicchiere. Il primo profumo è quello dell'alcool (bourbon o brandy che sia), poi segue legno, qualche remota traccia di caffè, ma c'è davvero molto poco. In bocca è completamente piatta, viscosa, dal corpo medio: il gusto è salmastro, salsa di soya, legno, bourbon, qualche accenno di caffè. L'alcool è abbastanza ben nascosto, la birra tutto sommato si riesce a bere ma è ben lontana dall'essere buona. Del blend tra una imperial stout ed un barley wine è rimasta solo la prima, ed invecchiata abbastanza male. Tra il Bene ed il Male ha (ovviamente, citando la Legge di Murphy) vinto quest'ultimo: male per il palato, e male per il portafoglio. Sono quasi tentato di mandare una mail al birrificio, non sia mai che decidono di inviare anche qui qualcosa in sostituzione. In cantina riposa intanto una bottiglia di The Angel's Share dello stesso anno. Saranno di nuovo le tenebre ? 
Formato: 37.5 cl., alc. 12.5%, vintage 2011.

venerdì 2 agosto 2013

Lost Abbey Mo Betta Bretta

Nel 2004 al Pizza Port di Solana Beach (California) Tomme Arthur (Lost Abbey) e Peter Bouckaert (New Belgium Brewing Co., Colorado) realizzano una  American Wild Ale birra collaborativa fermentata solo con Brettanomiceti; la ricetta include anche malti 2 Row, Carapils, Munich e fiocchi d’avena, mentre il luppolo utilizzato è il tedesco Magnum.  In Aprile del 2012, forse un po’ per cavalcare la moda del “Brett” che sta iniziando a diffondersi negli Stati Uniti, i due birrai si ritrovano assieme per replicare la birra, questa volta presso gli impianti di Lost Abbey. Commercializzata a metà Giugno 2012, raffigura in etichetta dei simpatici rospi il cui suono origina l’onomatopea che è il nome di questa birra.   All’epoca i primi commenti di chi l’ha bevuta furono un po’ freddini, principalmente per il fatto che non vi trovavano una grossa presenza di quelle caratteristiche tipiche dei brettanomiceti.  L’abbiamo quindi lasciata per quasi un anno in cantina, lasciando a lavorare i lieviti selvaggi. Concludiamo quindi questa piccola rassegna di birre “acide” ( a parte la breve parentesi IPA di ieri) con questa Mo Betta Bretta.  Colore arancio pallido, velato, con una bella testa di schiuma bianca, fine e cremosa, dalla discreta persistenza.  Aroma ricco di esteri fruttati, ancora molto forte (ad un anno di distanza dall’imbottigliamento) e molto pulito, praticamente una macedonia: arancio, pesca, albicocca, pera e mela verde, banana acerba, ananas. Manca però totalmente quella componente “funky” (o rustica) che ci attendevamo da una birra “100% Brett”. La sensazione al palato è invece fantastica:  morbida, rotonda, dal corpo e carbonatazione nella media. Il percorso del gusto si mantiene sugli stessi binari dell’aroma: imbocco di biscotto, ritorno di arancio e pesca dolce, con un leggerissima acidità che ne stempera la dolcezza ed agevola la bevuta.  Non esemplare la chiusura, dove manca un po’ di secchezza ed il palato non rimane molto asciutto. E’ molto pulita e ben fatta, ma il risultato è una (intensa) Belgian Ale piuttosto che di una Wild Ale, visto la completa assenza di qualsiasi nota brettata. In conclusione, delude chi l’aveva comprata aspettandosi una bevuta “funky” e come semplice Belgian Ale non ha esattamente un buon rapporto qualità prezzo, neppure negli Stati Uniti.  Formato: 37,5 cl., alc. 6.3%, lotto 2012, pagata 7.08 Euro (foodstore, USA).

lunedì 4 febbraio 2013

Lost Abbey Judgment Day

Di Tomme Arther e di Lost Abbey abbiamo già parlato molto dettagliatamente in questa occasione; dopo la Serpent's Stout, entriamo nel territorio prediletto del marchio Lost Abbey, ovvero il Belgio. Un altro nome biblico (Judgement Day) per una birra che s'ispira alle grandi birre trappiste; sì, non sbagliate se pensate al numero 10 (Rochefort) o al 12 (Westvleteren). La ricetta include malti Two Row, Medium e Dark English Crystal, Special B, Chocolate e  frumento; i luppoli sono Challenger ed E.K. Golding. Completano la ricetta il lievito proprietario e l'aggiunta nel mosto di destrosio ed uvetta. Sul retro etichetta, il solito lunghissimo "sermone" scritto da Tomme a corredo della birra; il riferimento è ovviamente al giorno del giudizio, ponendo al lettore/bevitore la domanda fondamentale: "credi che ci sarà un Giorno del Giudizio? Hai mai pensato a cosa starai facendo quando arriveranno i quattro cavalieri dell'apocalisse? Forse starai bevendo questa Quadrupel belga. Ma siccome non abbiamo idea di quando finirà il nostro tempo, ti diamo un semplice consiglio: vivi una vita ispirata. Cerca opportunità in ogni cosa. Sfida te stesso a seguire le tue passioni con costanza, e vivi la vita con motivazione. In modo che quando arriverà il Giorno del Giudizio, te ne andrai sapendo che hai vissuto la tua vita nel modo in cui volevi viverla, e nessuno potrà portarti via quello".  Ma la Judgment Day costituisce anche la base per un'altra splendida birra di Lost Abbey: nel mosto vengono aggiunte amarene e poi, dopo la fermentazione, viene messa ad invecchiare in botti di Bourbon per un anno, assieme ad altre amarene ed a Brettanomiceti. Nasce così la Cuvée de Tomme, della quale però parleremo in un'altra occasione.  La Judgment Day arriva nel bicchiere di colore marrone/rosso rubino, torbido; si forma un centimetro scarso di schiuma, a bolle grosse, che svanisce immediatamente lasciando solamente un piccolo pizzo sui bordi del bicchiere. Il naso offre subito un caldo benvenuto alcolico, ammorbidito da frutta sotto spirito (uvetta e prugne), leggerissimi sentori di fruit cake e di toffee. Pensando all'ispirazione trappista di questa birra ci aspettavamo un po' più di complessità, ma l''aroma è comunque pulito ed intenso. Non ci sono grosse variazioni in bocca, in un gusto dominato dalla frutta sotto spirito (ancora uvetta e prugne/datteri) con l'alcool che è sempre presente pur non andando mai sopra le righe; ci sembra di avvertire anche qualche nota di vaniglia. Il corpo è pieno, la carbonazione è molto bassa; la birra è morbida in bocca, con una consistenza oleosa. Il finale secco chiude bene il percorso dolce, rimane un retrogusto morbido e caldo, ricco di frutta sotto spirito. Purtroppo sulla bottiglia non è riportato l'anno di produzione di questa Judgment Day; Tomme Arthur la descrive come una birra ideale per essere lasciata in cantina, ma ci sembra che il tempo non abbia fatto molto bene a questo esemplare arrivato in Italia. Birra massiccia ma abbastanza monotematica,  quasi priva di carbonazione, priva di quelle caratteristiche aromatiche e gustative che ci si attenderebbe dal lievito di una birra ispirata alle "grandi" trappiste. Rimane molta frutta sotto spirito ed alcool, per una bevuta un po' stanca e solo parzialmente soddisfacente. Formato: 75 cl., alc. 10.5%, lotto e scadenza sconosciuti, prezzo 14.10 Euro (beershop, Italia).

sabato 25 febbraio 2012

Lost Abbey Serpents Stout

Tomme Arthur è innegabilmente una delle figure chiave non solo della vivacissima scena brassicola californiana di San Diego, ma di tutta la Craft Beer Revolution Americana. Nato proprio a San Diego, si sposta per motivi di studi in Arizona per ottenere il suo Bachelor of Arts (più o meno equiparabile ad una nostra “laurea breve”) dove inizia ad appassionarsi della birra e dei suoi processi produttivi. Ritornato a San Diego, viene assunto nel marzo del 1996 alla Cervecerias La Cruda, dove apprende il mestiere all’ombra di Troy Hojel; i due sperimentano, creano nuove ricette che ancora oggi sono usate da Tomme; lo stesso anno si guadagnano già una medaglia d’oro al Great American Beer Festival con la “Makanudo Porter”. Era la seconda volta che un birrificio di San Diego otteneva un oro al prestigioso concorso. Nel 1997 però “La Cruda” chiude i battenti, e Tomme va a lavorare per qualche mese ai White Labs di San Diego iniziando a “trafficare” con i lieviti; il suo desiderio è però di ritornare a fare birra, ed all’inizio dell’estate viene assunto come mastro birraio al Pizza Port di Solana Beach, dove rimane sino al 2005. Nel 2006 assieme ai fondatori di Pizza Port, Vince e Gina Marsiglia, ed a Jim Comstock, fonda la Port Brewing / Lost Abbey; mentre la prima prosegue idealmente il percorso iniziato al Pizza Port, con birre “tipicamente” West Coast, la Lost Abbey viene invece a formare il “ramo” più esoterico e mistico del nuovo birrificio. E’ infatti soprattutto con il marchio Lost Abbey che Tomme continua i suoi esperimenti, producendo birre ispirate principalmente alla tradizione Belga, incluse le fermentazioni spontanee e le birre acide, e porta avanti i suoi progetti di affinamento e d’invecchiamento in botte. Continuano a fioccare i premi ed i riconoscimenti, come l’award di “Small Brewery of the Year” ottenuto al "Great American Beer Festival" del 2007 e il “World Champion Small Brewer and Brewery” alla "World Beer Cup" del 2008. Oggi Tomme è affiancato alla Lost Abbey da Mike Rodriguez, precedentemente mastro birrario alla Boulevard Brewing. Questa Serpent’s Stout è una loro produzione stagionale, solitamente messa in commercio all’inizio dell’inverno; e non c’è ovviamente stagione migliore per godersi questa birra massiccia, in poltrona, la sera, senza magari soffermarsi troppo sulla lunga e leggermente farraginosa disquisizione presente sull’etichetta posteriore. Bottiglia edizione 2009. Davvero impressionante la viscosità di questa Imperial Stout nel momento in cui viene versata nel bicchiere, simile ad olio lubrificante per motori, nero pece; quasi assente la schiuma, rimane solo un piccolo pizzo marrone intorno al bicchiere. Aroma ricco di frutta (prugne, uvetta, mirtilli), caffè, malti torrefatti, sentori di cioccolato. Anche in bocca il primo impatto è etilico, riproponendo la stessa frutta che caratterizzava l’aroma; seguono note di liquirizia e un bell’amaro ricco di caffè e di tostatura. L’alcool è sempre presente al palato, avvolgendolo di un morbido calore che non disturba mai la bevuta; è una birra imponente (alc. 11%), dal corpo massiccio, che però non mostra mai i muscoli ma che si lascia bere con sorprendente facilità. In bocca è oleosa, mediamente carbonata e abbastanza secca. Il finale è lineare, con un retrogusto morbido che ripassa in rassegna alcool, liquirizia, caffè, malti tostati e torrefatti. A temperatura ambiente emergono anche delle interessanti note fruttate che s’affacciano timidamente nel territorio dei vini passiti. Una sontuosa Imperial Stout, pulitissima, morbida e rotonda, perfetta come dicevamo per una lenta degustazione in un freddo dopocena invernale. Assolutamente da provare, anche se non è ovviamente una birra economica. Ma va considerato il fatto che già in USA costa tra i 10 ed i 12 dollari. Formato: 75 cl., alc. 11%, lotto 07/09, prezzo 16.25 Euro.

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english summary:
Brewery: Lost Abbey, San Marcos, California, USA
Style: Imperial Stout
Appearance: deep black color with almost no head; there a small brown lacing into the glass. Aroma: rich of fruity esters (plums, raisins, blackberries), coffee, roasted malts, chocolate. Mouthfeel: full body, medium carbonation, oily texture. Very smooth to the palate. Taste: keeps up with aroma; dark fruits, licorice, coffee and roasted malts. 11% ABV is very well hidden; this is a warm and rich Imperial Stout with a good drinkability. Clean and dry. Smooth bitter aftertaste filled with a coffee, roasted malts and licorice. As beer warms up it is showing a light aged-wine fruity character. Overall: a sumptuous winter warmer, powerful yet easily drinkable. Clean, rounded, smooth and tasty; so far one of the best Imperial Stouts we have ever tasted. Bottle: 75 cl., 11% ABV, batch 07/2009, price 16.25 Euro.