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domenica 18 marzo 2018

DALLA CANTINA: Dieu du Ciel Solstice d'Hiver 2012

Un nuovo appuntamento con il vintage è l'occasione per ritrovare il birrificio canadese Dieu du Ciel, attivo dal 1988 a Montreal; lo fondarono Jean-François Gravel, Patricia Lirette e Stéphane Ostiguy, compagni di studi (microbiologia). "Dieu De Ciel!" sarebbe stata l’esclamazione di Jean-François dopo aver assaggiato la sua prima birra fatta in casa. Patricia Lirette lasciò la società nel 2006, rimpiazzata (anche nell’azionariato) dal birraio Luc Boivin, esperienza decennale alla Les Brasseurs du Nord.  
Boivin e la moglie Isabelle Charbonneau formarono la Dieu Du Ciel Microbrewery Inc., un primo passo del necessario processo di espansione visto che la produzione nei modesti locali del  brewpub di Montreal non poteva più essere incrementata e non c'era neppure lo spazio per installare una linea d’imbottigliamento. Venne trovato un nuovo edificio (16.000 metri quadri) a St. Jerome, 60 chilometri a nord di Montreal, vicino a casa di Luc ed Isabelle,  inaugurato nel 2007 con un potenziale produttivo di 3500 hl. Nello stesso anno vennero finalmente distribuite le prime bottiglie, mentre nel 2008, attiguo al nuovo birrificio, fu inaugurato un brewpub-fotocopia di quello di Montreal; attualmente gli impianti di St. Jerome producono circa 13000 ettolitri. Nel 2010 Bouvin ha lasciato Dieu Du Ciel per fondare in Quebec la Microbrasserie des Beaux Prés. 

La birra.
Nasce nel dicembre 1998 il barley wine Solstice d'Hiver ed ancora oggi viene commercializzato una volta all'anno in quello stesso mese, nell'ambito della Moumentum Series che racchiude le dodici birre stagionali di Dieu Du Ciel. La splendida etichetta è realizzata da Yannick Brosseau, da sempre collaboratore del birrificio.
Vediamo come ha resistito nel tempo questa Solstice d'Hiver anno 2012 che si presenta di un bel color ambrato piuttosto carico ed arricchito da intense venture rossastre; la schiuma non è molto generosa ma rivela compattezza e persistenza. L'aroma è intenso ma mostra già tutti i segni del tempo; l'ossidazione (cartone) è evidente ma non pregiudica un naso gradevole e ricco di prugna cotta, uvetta, mela al forno, vino marsalato, melassa, forse ciliegia. Al palato la birra ha ancora una buona presenza e non mostra particolari cedimenti: il mouthfeel è ancora piacevole. L'aroma è tuttavia l'unica cosa che vale la pena di descrivere, perché non sono proprio riuscito a berlo questo barley wine. Il gusto è infatti praticamente assente, se se eccettua un remoto ricordo degli stessi elementi protagonisti dell'aroma: la bevuta è praticamente un bicchiere d'alcool che si conclude in modo sgradevole con note medicinali che s'affiancano all'amaro di ortaggi come indivia, cicoria, radicchio. Un paio di sorsi e non resta che versarla nel lavandino. Invecchiare la birra equivale a gioie e dolori e in questo caso avrei fatto meglio a stappare questa bottiglia qualche anno fa.
Formato 34,1 cl., alc. 10.2%, lotto 10/2012, pagata 6.00 euro (beershop)

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 10 maggio 2017

Dieu du Ciel Grande Noirceur

Nella storia canadese con La Grande Noirceur (il grande buio) ci si riferisce a quel periodo dal 1945 al 1960 in cui il Quebec era in mano ad un governo cattolico e conservatore capitanato da Maurice Duplessis.  Il leader si oppose a quel processo di centralizzazione che si stava sviluppando in Canada difendendo l’autonomia amministrativa e fiscale del Quebec; promosse lo sviluppo delle zone rurali e delle attività agricole in opposizione alla modernizzazione delle grandi città che si stava diffondendo nel resto del Canada; usò il pugno di ferro con la maggior parte dei sindacati, emanò la Paddock Law con la quale chiunque era sospettato di propaganda comunista poteva essere incarcerato. Il grande buio portò un rallentamento dello sviluppo economico e culturale, creò una società controllata dall’oscurantismo della chiesa cattolica e dominata dalla corruzione di un governo che nascondeva quanto più possibile alla popolazione. 
Ma allo stesso tempo Duplessis creò più di 100.000 posti di lavoro, portò l’elettricità nelle zone più rurali del Quebec e adottò la bandiera fiordaliso che ancora oggi rappresenta lo stato canadese. Alla sua morte, avvenuta nel settembre del 1959, fece seguito il periodo della Quiet Revolution ad opera del governo liberale guidato da Jean Lesage: il governo sostituì la chiesa cattolica nella gestione delle strutture sanitarie e scolastiche, promuovendo massicci investimenti nelle infrastrutture grazie alla creazione di nuove imprese pubbliche. 

La birra.
Il birrificio canadese Dieu du Ciel, del quale vi avevo parlato dettagliatamente in questa occasione, dedica alla Grande Noirceur – ovviamente – una imperial stout sulla cui bella etichetta, disegnata come sempre da Yannick Brosseau, capeggia l’inquietante ritratto di Maurice Duplessis impegnato a “sottomettere” il popolo del Quebec.  La birra fa parte della gamma “Momentum”  che comprende una serie di dodici birre prodotte per un mese all’anno; questa imperial stout vide per la prima volta la luce a marzo del 2004, mentre la bottiglia in questione è stata commercializzata lo scorso novembre 2016. 
Nera, ancora più del buio, forma una bella testa di schiuma cremosa e compatta, dalla buona persistenza.  Tostature, caffè e qualche nota di cioccolato fondente vanno a formare un aroma che non sorprende né per intensità che per eleganza, pur mostrando un buon livello di pulizia. Di ben altra pasta si rivela invece la bevuta: Grande Noirceur è un’imperial stout dura che insiste senza tregua sul torrefatto che è solo parzialmente bilanciato dal sottofondo di caramello; caffè, liquirizia e qualche accenno di cioccolato accompagnano le intense tostature, il cui amaro viene ulteriormente amplificato dalle note resinose dei luppoli che non lasciano nessuno spiraglio di luce. Il tutto è sostenuto da un buon tenore alcolico che si fa sentire riscaldando ogni sorsata; annoto poche bollicine, un corpo tra il medio ed il pieno ed una morbidezza/cremosità un po’ timida donata dall’utilizzo d'avena. 
Imperial Stout nera nel nome, nel colore e nella sostanza, ben fatta, pulita, potente e destinata a chi ama queste interpretazioni dello stile, ovvero birre come la Yeti di Great Divide; se invece preferite imperial stout più bilanciate Dieu du Ciel ha pronta per voi la splendida Péché Mortel.

Formatro: 34,1 cl.l alc. 9%, imbott. 13/10/2016, prezzo indicativo 5,00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 4 giugno 2016

Dieu du Ciel L'Herbe à Détourne

E' sempre un piacere stappare una bottiglia di Dieu du Ciel, birrificio canadese già ospitato sul blog con grande soddisfazione. Sono Jean-François Gravel, Patricia Lirette e Stéphane Ostiguy, compagni di studi (microbiologia), a fondarlo nel 1998 a Montreal; dei tre è Jean-François ad essere stato contagiato dalla passione per l'homebrewing dal padrino e dai libri di Charles Papazian. L'inaugurazione avviene nell'agosto del 1988, quando un ex-ristorante russo all’angolo di Rue Laurier e Rue Clark viene convertito in brewpub: "Dieu De Ciel!" sarebbe stata l’esclamazione di Jean-François dopo aver assaggiato la sua prima birra prodotta in casa.  Patricia Lirette lasciò la società nel 2006, rimpiazzata (anche nell’azionariato) dal birraio Luc Boivin, esperienza decennale alla Les Brasseurs du Nord. 
Boivin e la moglie Isabelle Charbonneau formarono la Dieu Du Ciel Microbrewery Inc., un primo passo del  necessario processo di espansione visto che la produzione nei modesti locali del  brewpub di Montreal non poteva più essere incrementata e non c'era neppure lo spazio per installare una linea d’imbottigliamento.
Venne trovato un nuovo edificio (16.000 metri quadri) a St. Jerome, 60 chilometri a nord di Montreal, vicino a casa di Luc ed Isabelle,  inaugurato nel 2007 con un potenziale produttivo di 3500 hl. Nello stesso anno vennero finalmente distribuite le prime bottiglie, mentre nel 2008, attiguo al nuovo birrificio, fu inaugurato un brewpub-fotocopia di quello di Montreal; attualmente gli impianti di St. Jerome producono circa 13000 ettolitri. Nel 2010 Bouvin ha lasciato Dieu Du Ciel per fondare in Quebec la Microbrasserie des Beaux Prés. 

La birra.
L'Herbe à Détourne è una produzione stagionale di Dieu Du Ciel, commercializzata per la prima volta nel maggio 2010 e da allora disponibile una volta l'anno, solitamente in primavera. Si tratta di una "new world Triple", il che significa che ad una classica Tripel belga viene aggiunta un'abbondante luppolatura di Citra. Secondo una (a me sconosciuta) leggenda, l'herbe à détourne sarebbe una pianta capace di far perdere il senso d'orientamento a chiunque la calpesti. La splendida etichetta realizzata da Yannick Brousseau, fido collaboratore del birrificio, cerca di comunicare con immagini quanto appena esposto, raffigurando un uomo con gli occhi coperti dalle ramificazioni della pianta.
Nel bicchiere si presenta di color arancio, piuttosto velato, con una cremosa testa di schiuma bianca, compatta e molto persistente. L'aroma è uno splendido biglietto da visita nel quale c'è una convivenza molto ben riuscita tra gli esteri fruttati (banana), le spezie (pepe) del lievito e la generosa luppolatura che elargisce fresche e fragranti profumi di pompelmo, arancia, mango, passion fruit e melone cantalupo. In sottofondo si scorgono tracce di una classica Tripel con lo zucchero candito e la scorza d'arancia candita. Il mouthfeel è quello classico belga; corpo medio, carbonazione vivace, birra dalla gradazione alcolica importante (10.2%) che tuttavia scorre senza grossi intoppi. La bevuta segue abbastanza fedelmente l'aroma, con una partenza ricca di frutta tropicale (ananas, mango, passion fruit) sostenuta dalla base maltata di pane, miele e biscotto; il gusto rispetta maggiormente i canoni stilistici di una Tripel, con una buona presenza di canditi e di zucchero a velo. L'amaro è praticamente impercettibile, sono l'acidità del frumento e la componente etilica ad asciugare il dolce mantenendo un ottimo equilibrio. L'alcool, è lui l'unico cruccio di questa birra: entra in scena con prepotenza a 3/4 della bevuta togliendo a questa birra quella "beviblità assassina" tipica delle migliori Tripel belghe: riscalda molto, sopratutto nel finale, facendo perdere qualche punto a quella che rimane comunque un'ottima birra, rispettosa degli elevatissimi standard di pulizia e di eleganza che ho trovato in tutte le produzioni Dieu Du Ciel. 
Formato: 34,1 cl., alc. 10.2%, lotto 17 12:14, imbott. 04/02//2016, 5.00 Euro (beershop, Italia).

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 4 dicembre 2014

Dieu du Ciel Aphrodisiaque

Occasione sempre lieta, quella di stappare una Dieu De Ciel!, birrificio canadese che vi ho presentato in questa occasione.  Sino ad ora, due bottiglie e due grandi birre: Peche Mortel e Moralitè.    E per confermare il detto “non c’è due senza tre”, ecco l’altrettanto splendida Aphrodisiaque, una (strong) stout che viene prodotta da maggio 2003 con l’aggiunta di cacao biologico e di baccelli di vaniglia. Uno sguardo al beer rating?  Seconda miglior stout al mondo per Ratebeer, dietro alla Beer Geek Breakfast di Mikkeller, e seconda miglior American Stout al mondo per BeerAdvocate, dietro alla (a me sconosciuta) Double Shot della Tree House Brewing Company, Massachusetts, USA. 
Prima di passare a bere, vale la pena soffemarsi qualche istante sulla splendida etichetta, disegnata dall’artista Yannick Brosseau. I suoi lavori si ispirano alla mitologia e ad alcuni pittori del surrealismo-pop americano come Mark Ryden, Audrey Kawasaki  e Nicoletta Ceccoli-Marieke. Sulle etichette vengono spesso raffigurate la divinità di un pantheon immaginario, seguendo l’ispirazione che nasce dal nome della birra. Ovvio quindi dedicare l’etichetta di questa stout ad Afrodite, dea greca dell’amore, della bellezza e dell’arte, figlia di Zeus e Dione (secondo Omero) o, secondo Esiodo, nata dal membro di Urano evirato e gettato poi nel mare dal figlio Crono. 
Una spiga di grano in bocca, “vestita” solamente da un ciondolo che ricorda una fava di cacao: la bellezza di Afrodite è spesso collegata al concetto di armonia e perfezione delle forma, e questa birra non vi si allontana di molto. 
Sensualmente nera, ricoperta da una cremosa coltre di schiuma beige, soffice ma compatta, molto persistente. Al naso il richiamo dell’orzo tostato e del caffè in grani, del cioccolato amaro e della vaniglia; più in sottofondo sentori che ricordano il tabacco ed il cuoio. L’aspetto è del tutto simile a quello di una robusta imperial stout, ma questa Aphrodisiaque di alcool ne contiene solo il 6.5%: la sensazione palatale e l’intensità del gusto sono altrettanto paragonabili a quelle di una imperial stout, fatta eccezione per la ovvia minor presenza dell’alcool. Poco carbonata, morbida e cremosa in bocca, corpo medio, stupisce per l’elevata intensità di caffè, vaniglia e cioccolato amaro: la bevuta è a tratti quasi “polverosa”, quasi a simulare la presenza del caffè macinato e del cacao in polvere. Arriva anche qualche leggerissima nota di prugna disidratata e di tabacco, ed un finale che vede la predominanza dell’acidità e dell’amaro del caffè, assieme ad una leggera luppolatura resinosa  che aiuta a ripulire il palato, lasciando una scia di cioccolato amaro, vaniglia e tabacco. 
Pulitissima, è una birra molto amara ed intensa che si lascia bere senza nessuna difficolta: ma sarebbe un peccato non sorseggiarla con calma, lasciandola scaldare per assaporare tutte le diverse sfumature di gusto ed aroma che cambiano con l’alzarsi della temperatura. Ne esistono anche delle  - buonissime, mi dicono -  versioni  affinate (Élevée En Barriques, in francese è quasi più bello)  in botti che hanno ospitato bourbon e rum,  che qui in Italia probabilmente non vedremo mai. Accontentiamoci di questa, e l’invito per voi è di uscire a comprarla finché si trova. 
Formato: 34,1 cl., alc. 6.5%, imbottigliata 06/2014, pagata 5.50 Euro (beershop, Italia).

venerdì 10 ottobre 2014

Dieu du Ciel / The Alchemist Moralité

Sono di recente riapparse in Italia le produzioni della Brasserie Dieu De Ciel!, che mancavano da qualche anno sugli scaffali dei beershop.  Consiglio a tutti di non perdere l’occasione di assaggiare le birre di questo ottimo produttore, tra l’altro presente anche alla recente edizione di EurHop 2014. Lo avevo presentato in questa occasione, giusto un anno fa, con la sontuosa imperial stout Péché Mortel che avevo però acquistato qualche anno prima. Con grande sorpresa questa volta sono arrivate in Italia anche bottiglie di Moralité, un American IPA prodotta per la prima volta ad aprile 2012 con la collaborazione di John Kimmich del birrificio americano The Alchemist. Sono circa 200 i chilometri che separano Montreal, Canada, dal Vermont dove ha sede uno dei “most wanted” birrifici americani.  L’hype che circonda The Alchemist è – al solito -  “colpa” dei siti di  beer rating.   BeerAdvocate ha infatti proclamato la loro Heady Topper come la migliore Imperial/Double IPA al mondo. La limitata capacità produttiva di The Alchemist e la scarsa distribuzione hanno poi contribuito a creare quell’alone di “mito” che oggi rende una lattina di Heady Topper un’ottima pedina di scambio nel beer-trading ed un ottimo investimento per il mercato nero. Ma lasciamo da parte le pratiche “illegali” in favore di quella moralità alla quale inneggia questa American IPA canadese. Il suo nome dovrebbe infatti riferirsi alla “Morality Squad” canadese, un ramo della polizia fondato a Toronto alla fine del diciannovesimo secolo per combattere ed estirpare tutto ciò che era considerato vizio: gioco d’azzardo, prostituzione, contrabbando di alcool, droga.   
Moralitè viene prodotta sulla falsa riga di Focal Banger, la IPA di The Alchemist, e prevede una ricetta esclusivamente di malto Pale e una luppolatura di Simcoe, Citra e Centennial. L’etichetta è la solita splendida opera realizzata da Yannick Brosseau, insostituibile collaboratore di Dieu du Ciel!. Di solito non sono particolarmente incline all’acquisto di IPA che provengono dall’altra parte dell’oceano, ma la data di produzione abbastanza recente (agosto 2014), le temperature esterne non particolarmente elevate di quest'estate ed il fatto che era appena arrivata nel beershop mi ha convinto all’acquisto.  Per fortuna, devo aggiungere.   
Il colore è quasi quello di una IPA west coast, anche se siamo a 4700 chilometri di distanza da San Diego: oro con riflessi arancio, velato ed un impeccabile cappello di schiuma bianca, fine e compatta, cremosa, molto persistente. Aroma pulitissimo, ed ancora sorprendentemente fresco: è una macedonia di frutta appena preparata che comprende pompelmo, lime e limone, melone, ananas, mango. In sottofondo qualche sfumature di aghi di pino: i profumi sono eleganti piuttosto che opulenti, raffinati.  Praticamente perfetta la sensazione palatale: corpo medio, morbida e scorrevole al tempo stesso, giusta quantità di bollicine. In bocca finalmente (ri)trovo una IPA che mi ricorda la West Coast e che sono sempre più difficili da trovare altrove, dove c’è ormai la tendenza ad addolcire, ad abbondare nella frutta (tropicale) e, soprattutto, nell’elenco dei malti utilizzati, finendo sempre con il “caramellizzare” un po’ la bevuta. Questa Moralitè è un esempio perfetto di come “less is more”: 100% malto Pale, un palcoscenico sul quale poter far brillare la luppolatura che regala freschissime note di  agrumi (pompelmo, arancio, lime) qualche sfumatura dolce di frutta tropicale a bilanciare e finalmente una degna conclusione amara (che riesce ad essere intensa senza raschiare o asfaltare il palato) di scorza d’agrumi e di resina. Alcool (6.9%) impercettibile, grande bevibilità, equilibrio e pulizia impeccabile: il risultato è una A-IPA profumata ma soprattutto molto fragrante e fresca, condicio sine qua non per berla, e – cosa ormai non più scontata anche per lo stile  - amara.  Un piccolo miracolo inatteso che è arrivato dal Canada in ottime condizioni:  se la volete provare, correte a comprarla e bevetela il più in fretta possibile. 
Formato: 34,1 cl., alc. 6.9% , lotto 08/2014, pagata 6.00 Euro (beershop, Italia).

domenica 10 novembre 2013

Dieu du Ciel Péché Mortel

Arriva finalmente anche il Canada sulle pagine del blog, una nazione che inevitabilmente è stata contagiata dalla vicina Craft Beer Revolution americana e che, di riflesso, sta sfornando dei prodotti molto interessanti, sebbene in numero molto più modesto rispetto ai colleghi a stelle e strisce. Tra i birrifici più apprezzati c’è senza dubbio la Brasserie Dieu De Ciel!; ci affidiamo inevitabilmente ai siti di rating, dove il birrificio è praticamente “da sempre” in cima alla classifica  canadese e stabilmente nella Top 25 dei migliori birrifici al mondo (tredicesimo posto nel 2013).  Questo micro birrificio viene aperto nel 1998 da Jean-François Gravel, Patricia Lirette e Stéphane Ostiguy, compagni di studi (microbiologia) ma è Jean-François ad apprendere la passione dell’homebrewing dal padrino e dai libri di Papazian. Ad agosto 1998 un ex-ristorante russo all’angolo di Rue Laurier e Rue Clark viene convertito in brewpub: Dieu De Ciel!  sarebbe stata l’esclamazione (equvalente a "Oh My God!") che Jean-François disse dopo aver assaggiato la sua prima birra prodotta in casa.  Patricia lascia la società nel 2006, rimpiazzata (anche nell’azionariato) dal birraio Luc Boivin, esperienza decennale alla Les Brasseurs du Nord. Luc e la moglie Isabelle Charbonneau diventano “titolari” del processo di espansione ormai necessario, visto che la produzione nei modesti locali del  brewpub di Montreal non più essere incrementata e non c’è neppure lo spazio per installare una linea d’imbottigliamento, una necessità ormai improrogabile. Viene così trovato un nuovo edificio (16.000 metri quadri) a St. Jerome, 60 chilometri a nord di Montreal, vicino a casa di Luc ed Isabelle, che viene inaugurato nel 2007 e che permette di arrivare a 3500 hl/anno. Nello stesso anno vengono finalmente distribuite le prime bottiglie, mentre nel 2008, attiguo al nuovo birrificio, viene aperto un (brew)pub, analogo a quello di Montreal. Nel rapido riassunto della storia di questo birrificio canadese non va omessa la figura di  Yannick Brosseau, autore di tutte le bellissime etichette. 
Dieu De Ciel! (il punto esclamativo sarebbe obbligatorio) debutta sul blog “col botto”. Ricorriamo ancora al beer-rating per redigere il biglietto da visita di questa Péché Mortel (il peccato mortale), una Imperial Stout brassata con caffè che dal 2009 ad oggi Ratebeer proclama ogni anno come la miglior birra canadese. Stesso scenario su Beer Advocate: miglior birra canadese e, nella sua categoria, ottava miglior Imperial Stout al mondo. Arriva nell’insolito formato da 341 ml., ed è nera (quasi) come la pece; la schiuma, di colore beige scuro,  è molto fine e cremosa, con buona persistenza.  L’aroma offre sentori di caffè, alcool (bourbon), Christmas cake (tortino natalizio di frutta candita) e cioccolato amaro; più in sottofondo qualche nota di vaniglia ed una leggera affumicatura. Massiccia in bocca, dal corpo pieno, con una carbonazione modesta; la consistenza è sul versante oleoso, con una cremosità appena accennata.  “Dieu De Ciel!” è quello che viene da esclamare al primo sorso; birra intensissima, che prosegue sui binari tracciati dall’aroma in un elogio della semplicità. Pochi elementi in gioco, pulizia esemplare, nessun estremismo ma tanta cura nei dettagli. Caffè e tostature sono la parte amara, intensa e priva di bruciature, parzialmente stemperata dal dolce del tortino di frutta e da note di prugna disidratata. L’alcool c'è (9.5%) e regala un morbidissimo calore etilico che accompagna tutta la bevuta, sottovoce, senza mai imporsi.  Il finale ha un preambolo leggermente acidulo di caffè, prima del lungo ultimo abbraccio, amaro ed etilico, morbido e caldo, estremamente appagante. Compagna ideale di un dopocena di un semestre (autunno-inverno), è tutto sommato facile da bere ma sarebbe un vero peccato (mortale) non sorseggiarla con molta calma, gustandola sorso dopo sorso. Ogni tanto si trova anche in Italia, quindi tenete gli occhi aperti e non fatevela scappare.  
Formato: 34,1 cl., alc. 9.5%, lotto 06/2011, scad. 03/2018, pagata 6,90 Euro (beershop, Italia)