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martedì 18 agosto 2015

Birrificio Oldo Belgian Shower

La torrida estate 2015 reclama birre leggere e facili da bere, profumate e con una buona secchezza per dissetarci, rinfrescarci, ed alleviarci dai tormenti delle elevate temperature. È con questi requisiti che viene elaborata la ricetta per una Belgian Ale "estiva" elaborata da Marcello "barone birra" Giuliani e Roberto Maioli in collaborazione con il Summertime Pub Birreria di Igea Marina. La birra viene realizzata presso gli impianti del Birrificio Oldo di Cadelbosco di Sopra (RE), con l'aiuto fondamentale del birraio Francesco Racaniello.  Viene scelto un lievito tipo Saison per garantire una buona attenuazione mentre per la luppolatura ci si affida all'ormai onnipresente Mosaic affiancato dal Citra. 
Il risultato  viene chiamato Belgian Shower, con la divertente etichetta estiva che gioca con il nome della birra e fa qualche innocente rimando all''urofilia; la sua presentazione ufficiale avviene lo scorso 18 luglio ovviamente al Summertime Pub. 
Nel bicchiere si presenta di colore arancio, opalescente, e forma un generoso cappello di bianca schiuma pannosa, dall'ottima persistenza.  La bottiglia è molto fresca e forse al naso la generosa luppolatura sovrasta un po' il contributo del lievito belga. Il bouquet olfattivo è intenso, pulito e ruffiano quanto basta: lime, mandarino e arancia con qualche sentore tropicale di ananas e una fugace suggestione estiva che richiama la fragola e persino (?) l'anguria. Rimane molto in secondo piano la speziatura ed il carattere rustico/saison.
La buona complessità dell'aroma non preclude comunque ad una grandissima facilità di bevuta per una birra che rientra nei confini  (4.2%) della sessionabilità. Anzi, per descriverla mi devo sforzare di rallentare il ritmo di sorsata: i malti (crackers) sono leggeri e la generosa (e necessaria) carbonazione rende vivace l'esuberante carattere fruttato che richiama gli agrumi dell'aroma (arancia e mandarino) aggiungendo il dolce della pesca e una lieve acidità a bilanciare. La delicata speziatura rimane in sottofondo e introduce con garbo l'amaro erbaceo e zesty col quale la bevuta prosegue per poi concludersi con la necessaria secchezza. Birra molto pulita e capace di offrire un'ottima intensità nonostante la gradazione alcolica contenuta. Volendo proprio farle le pulci mi è sembrata in alcuni passaggi un po' sfuggente in bocca, ma è comunque una belgian ale estiva (e non) dal livello molto alto. Dopo la Grannie Hoppie dello scorso anno, un'altra produzione estiva molto ben riuscita e "pensata" dall'appassionato birrofilo (ed ex? publican) Macello Giuliani. In Italia ci sono ormai quasi un migliaio tra birrifici e beer/brewfirm, molti dei quali con (purtroppo) tanta, tantissima strada da fare prima di arrivare ad un livello qualitativo accettabile. E' quindi davvero un peccato che questa Belgian Shower rimanga una one-shot dalla distribuzione piuttosto limitata: il suo livello meriterebbe assolutamente palcoscenici ben più ampi.
Formato: 50 cl., alc. 4.2%, lotto 040-15, scad. 31/03/2016, pagata 4,50 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 30 gennaio 2015

Wild Hops - Kill Me in The Morning Pt. III

Fedele al proverbio “non c'è due senza tre” ecco la terza edizione di Kill Me in The Morning, birra prodotta dal Birrificio Oldo di Cadelbosco (Reggio Emilia) in collaborazione con il beershop Wild Hops di Reggio Emilia. Sei le mani che ci lavorano, come per le precedenti due edizioni: oltre a Francesco Racaniello (birraio di Oldo), ci sono l’homebrewer Raffaele Ferrarini e Giovanni Iotti, proprietario del Wild Hops. Viene presentata lo scorso 8 dicembre  come “l’ultimo capitolo della saga”, e quindi ne deduco che almeno per il momento non sono previste nuove cotte. Stesso lievito (T58), gradazione alcolica (5.5%) a metà strada tra i primi due episodi (5.3 e 5.8%); i malti sono gli stessi della Kill Me I (Pils e Maris Otter) mentre il parterre dei luppoli, oltre a quelli utilizzati per le precedenti edizioni (Perle, EK Goldings,  Apollo e Chinook) vede l’aggiunta del nobile Saaz.   
Nel bicchiere è di color arancio, opalescente, con un discreto cappello di schiuma avorio, a trama fine e cremosa, dalla buona persistenza. L’aroma non è particolarmente intenso ma è abbastanza pulito con predominanza di agrumi ed un contorno fatto di sentori erbacei , di spezie, cereali e biscotto. In bocca assoluto protagonista è il luppolo: leggerissima la base maltata (pane e lieve biscotto), qualche note di polpa d’arancia e poi il palato è catturato da un lungo ed intenso amaro vegetale, lievemente speziato, con qualche sfumatura di scorza d’agrumi. 
Discretamente carbonata, ha una consistenza “tattile” al palato un  po’ pesante che risulta alla fine un po’ in contrasto con il suo voler essere leggera e facile da bere; abbastanza pulita, chiude con una bella secchezza lasciando un lungo ed intenso retrogusto amaro, quasi balsamico, che accompagna per diversi minuti il bevitore.  In questa Belgian Ale dal carattere belga surclassato dalla generosa luppolatura non c’è molto equilibrio e la bevuta si sposta rapidamente sul bordo della spremuta di luppolo, un po’ fuori controllo. Mentre la prima Kill Me In The Morning risultava una Belgian Ale moderna e piacevolmente “hoppy” (echi di De La Senne?), questo episodio conclusivo soddisferà forse i malati (cronici) di luppolo ma lascia un po’ troppo amaro in bocca - è il caso di dirlo -  a chi cerca invece una birra facile da bere in grosse quantità.  Il ritmo di bevuta risulta infatti molto più lento di quello che il contenuto alcolico (5.5%) potrebbe  far sperare ed il palato necessita di qualche pausa defaticante - da luppolo - in più del dovuto per terminare il bicchiere. Ringrazio il beershop Wild Hops Rubiera per avermi dato la bottiglia da assaggiare. 
Formato: 75 cl., alc. 5.5%, lotto AD054, scad. 15/10/2015.  

venerdì 16 gennaio 2015

Miguel Serse Imperial IPA

Arrivato in Italia dal Messico – dove era famoso e rispettato -  il gangsta-rapper Miguel Serse si è stabilito nella tranquilla Campogalliano (comune di 8000 anime in provincia di Modena), diventandone il poco tempo il “monarca” e trasformandola, secondo le sue parole, dalla “monnezza dell'Emilia Romagna, il peggio del peggio” ad un tranquillo luogo dove condurre la propria esistenza. Dichiaratamente e sfacciatamente ricco, Miguel risiede oggi in una lussuosa villa e si circonda di tutto quello che non deve mancare ad un uomo di successo, incluso belle macchine e belle donne. I (tanti) soldi a sua disposizione gli hanno anche permesso di perseguire la sua passione per la musica, pubblicando alcuni singoli che ironizzano (soprattutto) su alcuni rappers italiani che a loro volta tentano di imitare le grandi star americane: se non li avete mai visti, date un’occhiata ai video di "Ho più soldi di te (e non solo di te)"  e di “Ho il Mercedés” dai titoli piuttosto significativi.   
Mi accorgo di essere decisamente fuori dal giro (complice l’età?) in quanto sono venuto a conoscenza di questo personaggio soltanto grazie alla birra. Guardando pochissima TV, non ero ad esempio conoscenza della sua tumultuosa partecipazione ai provini di X-Factor,        nella quale Miguel, dopo essere stato rifiutato, non ha esitato a manifestare il suo disappunto ai giudici della trasmissione, rivendicando in seguito di essere lui la causa della decisione di Morgan di abbandonare lo show ed autoeleggandosi vincitore morale del programma.   
Mi dicono che Serse sia anche un appassionato birrofilo, e cosa succede quando un birrofilo “che ha più soldi di te, e non solo di te” ha voglia di bere un birra?  La va forse a comprare? No, ne commissiona direttamente una cotta. Ecco che una ricetta “segreta” del nonno di Miguel, Carlos Serse, viene realizzata con la collaborazione del Birrificio Oldo di  Cadelbosco di Sopra (RE) e del beershop Wild Hops Rubiera. Non si tratta però di una umile Mexican Lager ma ovviamente di qualcosa d’imperiale”. 
Prodotta in sole 500 bottiglie e da lui presentata con lo slogan “tutto il resto è piscia”,  la Miguel Serse Imperial IPA è andata quasi subito esaurita.  La sua limitata reperibilità le ha credo impedito di scalare le classifiche di Ratebeer e di piazzarsi ovviamente tra le migliori birre al mondo. Ma da quanto leggo sulla pagina ufficiale di Serse, dovrebbe essere già in programma una nuova edizione della birra che sarà distribuita in tutto il mondo ed acquistabile a anche on-line. La situazione richiederebbe quindi di proclamare questa Imperial IPA già come la miglior bevuta del 2015, anche se siamo solo nella terza settimana dell’anno, senza neppure averla bevuta; ma l’obiettività e (l’onestà) del blog ne impongono invece l’assaggio allo scopo di fornirne un’onesta descrizione. 
Etichetta appropriata, con impostazione grafica classica ad incorniciare Miguel Serse nel suo tipico pellicciotto bianco. Nonostante la vicinanza del Messico a San Diego, patria delle migliori Imperial IPA americane, il colore di questa birra non ricorda molto quelle della West Coast:  ambrato, con qualche riflesso ramato, ed una cremosissima e compatta testa di schiuma biancastra, dalla buona persistenza. L’aroma è fresco, pulito ed abbastanza elegante, un dolce bouquet fruttato che si compone di mango e passion fruit, ananas, melone retato. In sottofondo qualche sentori di aghi di pino e, man mano che la birra si scalda, di caramello. Scenario abbastanza diverso in bocca, dove la frutta cede il passo all’amaro:  a parte una leggera presenza di agrumi (pompelmo), la base maltata (biscotto e caramello) è a sostegno della generosa luppolatura che morde subito il palato con note resinose, vegetali e  leggermente pepate. L’alcool c’è e non si nasconde, irrobustendo la bevuta con una discreta sensazione di warming. Il corpo è medio, con una sensazione palatale comunque morbida e gradevole, grazie anche ad una carbonazione modesta. Chiude con una buona secchezza, ed un lungo retrogusto molto intenso e molto amaro (sul limite del raschiante), resinoso, vegetale. 
Una birra pensata da/per Miguel non poteva altro che essere una birra “dura”, dal gusto spiccatamente amaro, senza nessuna concessione ruffiana di (dolce) frutta tropicale.  Il risultato è intenso e pulito, ma anche piuttosto sbilanciato sul versante amaro, con un gusto che alla lunga satura il palato e dal quale ne deriva una bevibilità molto più limitata di quel che il contenuto alcolico (7%) può portare a pensare. Detto questo, potete pensare a questa birra se avete voglia di una spremuta di luppolo il cui amaro vi tenga compagnia anche per qualche ora dopo averla finita.
Miguel Serse ringrazia in etichetta se stesso ed i suoi soldi (ovviamente), oltre al Wild Hops Rubiera; mi associo a quest’ultimo ringraziamento al beershop per avermi dato la birra da assaggiare. 
Formato: 50 cl., alc. 7%, lotto AD053, scad. 23/10/2015.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 15 dicembre 2014

Agrobirrificio Oldo Imperatorskaya

Non è esattamente un debutto sul blog, quello dell'Agrobirrificio Oldo di Cadelbosco Sopra, Reggio Emilia; lo avevamo infatti incontrato, indirettamente, come produttore di alcune birre per conto terzi:  Grannie Hoppie, Kill Me in The Morning I e II.   
Il birrificio agricolo Oldo – di proprietà dei coniugi Andrea e Francesca Soncini - apre i battenti nel 2012 guidato dalla mano del birraio Francesco Racaniello; sono quasi una decina le birre prodotte, con un netta predilezione per le birre "facili", da bere in grande quantità. Per quel che riguarda a bassa fermentazione, segnalo la  Giò, una pils che ottenne il terzo posto a Birra dell’Anno 2014 dietro alle “famose” Grigna e Tipopils nella categoria 1 ” Chiare, basso grado alcolico, “Italian Lager”;  la Speriment Ale (Piano Marshall IPA) è stata invece nominata tra le “birre quotidiane, di grande qualità organolettica che hanno come caratteri principali equilibrio, semplicità e piacevolezza” dalla Guida alle Birre d'Italia 2015 curata da Slowfood.
L’impianto da 500 litri del birrificio si trova in un complesso rurale chiamato la Bregola, in via dell’Oldo; nei campi circostanti viene coltivata una parte dell’orzo utilizzato, che viene poi maltato in Austria; lo spaccio è aperto al pubblico tutti i sabati.   
Tra le produzioni di Oldo che, come detto, prediligono la facilità di bevuta, l’unica eccezione sembra essere rappresentata per il momento dall’imperial stout chiamata Imperatorskaya; ed è proprio con questa   -  complice il freddo –  che iniziamo. 
Purtroppo la bevuta della “imperatrice” non inizia nel migliore dei modi: benvenuto di gushing, birra comunque salvata in extremis grazie al versamento in un paio di bicchieri.  Calmate un po’ le acque, la birra si presenta praticamente nera, con una generosa testa di schiuma nocciola un po’ grossolana ma dalla buona persistenza. L’aroma, dall’intensità dimessa e discretamente pulito, offre sentori di orzo tostato, caffè/moka, mallo di noce, liquirizia. Inizialmente disturbato dalle troppe bollicine, dopo qualche minuto di permanenza nel bicchiere il gusto si risolve in un generale insieme di caffè d’orzo e liquirizia, non particolarmente pulito. 
A bilanciare le tostature c’è una componente zuccherina, quasi caramellata, ma l’insieme risulta un po’ slegato in bocca, con la sensazione che a parole potrei descrivere come “acqua da una parte, gusto della birra dall’altra”. L’alcool è molto nascosto, persino troppo: la bevuta risulta abbastanza agevole, ma da una imperial stout dal contenuto alcolico importante (10%) sentiresti anche il bisogno di un po’ di calore etilico che qui invece latita ed arriva timidissimo solo nel finale, prendendo la forma della prugna sotto spirito. Chiude leggermente astringente (bustina di tè), con una lieve presenza salmastra/salsa di soia. Le motivazioni appena elencate descrivono una bevuta poco soddisfacente, se devo dire la verità; l'intensità è buona ma sono diversi gli aspetti da migliorare (leggi soprattutto pulizia ed eleganza), gushing a parte.
Formato: 33 cl., alc. 10%, IBU 48, lotto ACO 31, scad. 01/2016, pagata 5.00 Euro (beershop, Italia).   

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.    

martedì 14 ottobre 2014

Granny Hoppie

Il circolo Arci  “I Vizi del Pellicano” di Fosfondo, Correggio (Reggio Emilia) offre da molti anni musica dal vivo, concerti, mostre e – ovviamente – la possibilità di mangiare e soprattutto di dissetarsi.  Nel bar del circolo hanno fatto lentamente comparsa le prime birre artigianali, proposte sia alla spina che in bottiglia; il successo riscontrato tra i clienti ha convinto la gestione, nel 2012, a ristrutturare il sottotetto del casolare per creare un pub dedicato alla birra artigianale: “Il Vizietto” quattro spine, una pompa ed un’ampia selezione in bottiglia.  Dietro il bancone la passione e (mi dicono) la competenza di  Marcello “il Barone Birra” Giuliani. Sua è anche l’idea di realizzare, qualche mese fa, una birra in collaborazione con il Birrificio Oldo di Cadelbosco di Sopra (Reggio Emilia). Abbastanza insolita la scelta di orientarsi su di una Cream Ale: in Italia  ce ne sono già diverse, ma non si può certo dire che sia uno tra gli stili maggiormente proposti dai nostri birrifici.  
Vale allora forse la pena spendere due parole in più: si tratta di uno stile “nativo” americano risalente all’epoca anteriore al proibizionismo e che si diffuse soprattutto nel nord e nel mideast degli Stati Uniti per competere con le American Lager. La loro popolarità in Canada, dove il proibizionismo fu meno “feroce”, le consentirono di sopravvivere e di non essere definitivamente abbandonate, pur continuando ad essere prodotte in versioni molto più “blande” e  meno luppolate rispetto alle originali. La craft beer revolution americana ha riportato in vita le Cream Ale pre-proibizioniste, dal carattere più luppolato e dalla gradazione alcolica più sostenuta.   
Impossibile non parlare dell’etichetta di questa birra, chiamata Granny Hoppie e – per quanto mi riguarda – quasi sicura vincitrice del simbolico premio “etichetta dell’anno 2014”.  La “folle” opera è del poliedrico artista reggiano Frankie Magellano. Lascio a voi ogni commento, sappiate solamente che l’etichetta è stata volutamente attaccata sul vetro della bottiglia in modo approssimativo per darle un “look” più invecchiato, “consumato”, che meglio si abbinasse all’anziana bevitrice ritratta.  Splendida l’etichetta ma, lo dico da subito, ottima anche la birra. 
Granny Hoppie quindi, "an hopped cream ale, the original one not for granny"; presente anche un drinker advisory: "granny content".
Di colore oro antico velato, con riflessi color rame; la schiuma che si forma è biancastra, fine e cremosa,  compatta, con una buona persistenza. L’aroma è fresco e pungente, pulito, estivo: passando in sequenza pompelmo, lime, limone, arancio, ananas acerbo. Lasciate che la birra si scaldi un po' e sentirete affiorare sfumature più dolci di lampone e fragola, frutta tropicale, biscotto. Prerogativa di una cream ale è l'essere dissertante e rinfrascante, e questa Granny Hoppie centra il bersaglio. Vivacemente carbonata, ha corpo più medio che leggero ed una spiccata componente watery che fortunatamente ne alleggerisce un po' la bevuta aumentandone la velocità . L'ingresso è leggermente maltato (pane/cereali, biscotto) e poi è un festival di agrumi con qualche nota tropicale più dolce a bilanciare. Il finale è molto secco (forse un pelino astringente) con una bella chiusura amara ricca di zest (pompelmo, lime, limone) e qualche sfumatura erbacea. Davvero una bella session beer estiva molto profumata ed intensa,  ruffiana quanto basta, da bere a ripetizione; la freschezza che ancora conserva le dona quella marcia in più che vorresti sempre trovare in birre di questo tipo, leggere, fragranti, discretamente luppolate. Spero non si tratti di una one-shot, e che venga replicata nel corso della prossima stagione estiva, in modo da prenotarne un cartone. E, nel caso vi foste posti la domanda, la risposta è sì: è una birra che potete anche far bere a vostra nonna.
Granny Hoppie è reperibile (credo) quasi esclusivamente presso il pub Il Vizietto di Coreggio;  trovate ancora qualche bottiglia anche al beershop Wild Hops di Rubiera, dove la birra è stata presentata con un evento apposito all’inizio di Settembre  Per una volta  faccio “pubblicità gratuita”, ma se anche voi siete collezionisti di etichette (diamo per scontato che vi piace la buona birra), direi che vale la pena andare a fare la spesa.    
Formato: 50 cl., alc. 4.6%, lotto AD032, scad. 31/03/2015.

giovedì 7 agosto 2014

Wild Hops - Kill Me in The Morning Pt. II

Secondo episodio della saga "Kill Me in the Morning", birra realizzata al Birrificio Oldo dei Cadelbosco (Reggio Emilia) dal beershop di Reggio Emilia (e filiale a Rubiera) Wild Hops. La prima edizione era stata realizzata pochi mesi fa, a marzo 2014, per festeggiare il secondo compleanno del negozio. La cotta è andata prosciugata abbastanza in fretta e si è  reso necessario metterne in cantiere una seconda. Stessi ideatori (il birraio di Oldo Francesco Racaniello, l’homebrewer Raffaele Ferrarini ed il proprietario di Wild Hops,  Giovanni Iotti), e ricetta leggermente modificata: l'ABV passa da 5.3 a 5.8%, lievito T58, malti Pils, Maris Otter e Carapils, avena ed un parterre di luppoli composto d Apollo, Chinook, Perle ed EK Goldings. Viene presentata il 3 luglio a Birreggio, quando avviene il cambio della guardia con l'ultimo fusto della prima edizione; in etichetta alcune utili istruzioni: "adatta alla donne, meglio se non troppo incinte, e adatta agli uomini, meglio se non troppo alcolizzati". La scena raffigurata in etichetta raffigura di nuovo l'interno del beershop, con una corpulenta bionda che, adagiata su un barile di legno, si lamenta in attesa di essere "ispezionata" da un inquietante ginecologo. Questi, assieme ad un detective, arriva alla conclusione che "questa birra è il modo migliore per iniziare la giornata nello stesso malomodo in cui è finita quella precedente; amara come la vita".
Si presenta di colore arancio opaco; la schiuma è bianca, pannosa, dalla trama fine e dalla lunga persistenza. Bottiglia fresca con un mesetto di "vita" alle spalle, regala fragranti sentori di lime e di limone, banana acerba, spezie (pepe, coriandolo ?), zucchero candito e polpa d'arancia.  Vivacemente carbonata, ha un corpo tra il medio ed il leggero. L'ingresso è dolce, con miele ed arancio candito, albicocca disidratata, crosta di pane e biscotto; la seconda parte della bevuta vira invece decisa in acque amare, con una presenza molto intensa di note erbacee e di scorza di lime e pompelmo. L'intensità mi sembra però sacrificare un po' la facilità di bevuta, tenendo conto del contenuto alcolico non molto elevato (5.8%) di questa Kill Me in the Morning II. In effetti sembra quasi dimostrare molti più "gradi" di quelli che in realtà ha; la presenza in bocca è durevole, ma la scorrevolezza è un po' limitata. Più pulita ed elegante della parte "I", è molto attenuata ed un pelino astringente al palato. Mi sembra quasi una birra "autunnale" più che una rinfrescante, dissetante e luppolata Belgian Ale estiva; dovessi scegliere tra le due versioni, opterei senz'altro per la prima. Credo che in cantiere ci sia già una "terza", forse un epilogo e  forse destinato a riscaldare durante i mesi più freddi dell'anno?
Formato: 33 cl., alc. 5.8%, lotto AD037, scad. 30/05/2015, omaggio del beershop.

mercoledì 2 luglio 2014

Kill Me in The Morning

Il 21 Aprile 2012 viene inaugurato a Reggio Emilia il Wild Hops Beershop;  non è a dire il vero il primo negozio dove si può comprare birra a Reggio, e per par condicio quindi devo citare anche tale “Il Birraio -  Da Carletto birraio maledetto”. Il 10 Novembre 2013 Wild Hops raddoppia con l’inaugurazione di un secondo punto vendita a Rubiera, cittadina ancora in provincia di Reggio Emilia ma ad appena una decina di chilometri dal centro di Modena, città attualmente priva di un vero e proprio beershop, dopo che lo “storico” Maltomania  si è da qualche tempo trasformato in un locale dove bere principalmente birre alla spina, abbandonando le vesti di un classico beershop. Informazioni che interessano principalmente chi abita in quelle zone, mentre per tutti gli altri non resta che parlare di birra. 
A Marzo 2014, infatti il Wild Hops realizza una birra per celebrare il suo secondo compleanno presso il Birrificio Oldo di Cadelbosco (Reggio Emilia); alla creazione lavorano Francesco Racaniello (birraio di Oldo), l’homebrewer Raffaele Ferrarini e Giovanni Iotti, proprietario del Wild Hops. Putroppo l’etichetta della birra si è rovinata staccandola, e mi riesce difficile riportare gli ingredienti utilizzati; si tratta comunque di un “ibrido” che vede l’utilizzo di malti tedeschi ed inglesi (Pils e Maris Otter), orzo, luppoli americani, tedeschi ed inglesi (Chinook, Perle, EK Goldings), lievito belga. La birra, chiamata Kill Me in The Morning, viene presentata il 19 Aprile 2014 nel punto vendita di Reggio Emilia, ed il sabato successivo, il 26, in quello di Rubiera. Molto divertente l’etichetta, che narra la storia di un omicidio avvenuto proprio all’interno del beershop: sul pavimento, la sagoma del cadavere di una donna che ancora regge in mano una bottiglia di birra. Dalla surreale conversazione (in dialetto) riportata in etichetta tra gli investigatori ed il proprietario del beershop si apprende che la ragazza è stata vittima di una birra “pericolosa”; nonostante gli avvertimenti ricevuti, la ragazza si trangugiata una bottiglia dopo l’altra di una irresistibile “bionda” fino a restarne uccisa. 
All’aspetto è di color arancio opaco, e forma una enorme ed esuberante testa di schiuma bianca e pannosa, che obbliga ad un lunga attesa prima di riuscire a completare il “servizio” nel bicchiere. Il naso è abbastanza pulito ed ha una discreta intensità che richiama effettivamente il Belgio: banana acerba e pera, una lievissima pepatura, sentori di arancio e di limone. In bocca c’è una base di pane e di crackers che lascia presto il posto agli agrumi (pompelmo, mandarino, lime). C'è alternanza  tra le note dolci della polpa e quelle più amare della scorza, fino ad un finale secco con una bella progressione amara tra note erbacee e di scorza d’agrumi. E’ leggera e vivacemente carbonata, abbastanza pulita, gradevole e scorrevole, con un aroma volutamente poco modaiolo e lontano da esotismi tropicaleggianti che però - nell'intensità - risulta un po’ sottotono. Il risultato di questo ibrido è in sostanza una Belgian Ale moderna e molto luppolata, facilissima da bere e dal buon potere dissetante e rinfrescante, nonostante risulti un pelino “slegata” in bocca quando la temperatura si alza. 
Un debutto riuscito, una birra molto gradevole che ha già un seguito: qualche mese fa è infatti stata realizzata la Kill Me in The Morning II, sempre presso il Birrificio Oldo, che verrà presentata per la prima volta proprio in questi giorni in occasione della manifestazione Birreggio.
Formato 33 cl., alc. 5.3%, lotto AD014, scad. 31/12/2014, omaggio del beershop.