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mercoledì 8 aprile 2020

Belgio, correva l'anno 2010: Chimay Bleue, Rochefort Trappistes 10, Liefmans Goudenband, Fantôme Saison 2010


Eccoci alla seconda parte dedicata al vintage belga; per chi si fosse perso la prima ecco il link. Oggi assaggiamo altre quattro birre che hanno passato dieci anni in cantina (per i più pignoli) al buio ad una temperatura variabile tra una media di 5-10 gradi in inverno e di 20 in estate, con qualche picco di 25 negli anni più torridi. Ricordo anche che il 90% della birra va bevuta fresca e che sono poche le birre che migliorano con il tempo. Gli effetti dell’ossidazione possono essere piacevoli o spiacevoli e spesso convivono: per quel che mi riguarda a parte rari casi considero l’invecchiamento così lungo una curiosità, non di certo una necessità. Un paio di anni invece su alcuni stili sono invece desiderabili e aiutano a smussare gli angoli e le irrequietezze della gioventù. Ma andiamo oltre e iniziamo a stappare.

Chimay Bleue (9%)
Da questa birra non mi aspettavo molto: nessun pregiudizio, in passato mi era già capitato di bere qualche bottiglia vecchia (anche se non così) ed il risultato era stato poco entusiasmante. E’ tuttavia una birra alla cui sono affezionato: quando la birra artigianale ancora non esisteva la Chimay Blu si teneva in serbo per qualche occasione speciale. Il suo colore è ambrato carico e piuttosto torbido; la schiuma è compatta ma poco persistente. Il naso è piuttosto ossidato e stanco: ciliegione, cartone bagnato, melassa, uvetta, datteri. La sensazione palatale non è invece male: il corpo non è particolarmente scarico e le bollicine sono ancora presenti. Anche il gusto si risolleva un po’: caramello e biscotto rispondono ancora presente, ci sono note liquorose e di vino marsalato, quasi una piacevole apparizione finale d’amaretto. L’alcool è ben dosato, il cartone ed il peso degli anni si fanno sentire ma la bottiglia non è un completo cadavere.  Coefficiente di resistenza all’invecchiamento: 6/10.

Rochefort Trappistes 10 (11,3%)
La sua sorella minore 8 non aveva fatto male e quindi mi aspetto ancora di più dalla “mitica” 10: la sua tonaca di frate è molto torbida, la schiuma cremosa ha una discreta persistenza. L’aroma rincuora: Porto, uvetta, prugna disidratata, frutti di bosco, mela. Non è molto intenso ma riesce già a riscaldare l’animo.  In bocca è ancora solida: carbonazione media, nessun cedimento strutturale e la bevuta è potente, reminiscente di Porto e vino liquoroso accompagnati da biscotto, caramello e frutta sotto spirito. Non è quel capolavoro che mi era capitato d’assaggiare al quinto anno, non c’è quella bellissima suggestione di cioccolato finale ma è ancora una birra che emoziona. Il cartone bagnato appena si sente. Un’alternativa economica ad una bottiglia di Porto? Una Roch 10 di dieci anni. Coefficiente di resistenza all’invecchiamento: 8/10.


Liefmans Goudenband (8%)
Lo ammetto: è la prima volta che bevo la Goudenband e non ho quindi nessun parametro di riferimento con una bottiglia giovane. Una mancanza imperdonabile la mia: quando si parla di Oud Bruin il nome Liefmans è un pezzo di storia fondamentale della tradizione belga. La famiglia fondatrice lo cedette nel 1974 e da quell’anno il birrificio cambiò più volte proprietario l’ultimo dei quali, la Riva di Dentergem, finì in bancarotta nel 2008. Il marchio Liefmans fu rilevato dalla Duvel-Moortgat. Non ho fonti esatte da citare ma per quel che ne so la Goudenband è pastorizzata e non ha quindi molto senso invecchiare una birra che è già “morta” alla nascita. Ma tant’è. Non fosse per la schiuma grossolana ed evanescente si direbbe infatti ancora perfetta: rosso rubino, acceso e luminoso, limpido. L’aroma parla di aceto di mela, tappo di sughero, ribes rosso: chiuso, “polveroso”, poco intenso e poco entusiasmante. Le poche bollicine e l’alcool fantasma la rendono pericolosamente facile da bere: non risulta tuttavia molto rinfrescante a causa della sua dolcezza.  Caramello, tanta ciliegia, prugna e frutti di bosco: per fortuna l’aceto di mela e l’asprezza del ribes seccano un po’ il finale e portano un po’ di equilibrio. Non trovo segni d’ossidazione al palato, probabile conferma di una pastorizzazione che ha quasi reso la birra immune al passaggio del tempo. Nel complesso la bevuta è gradevole ma fredda e plastica: nessuna emozione, nessun palpito. Coefficiente di resistenza all’invecchiamento: ND.

Fantôme Saison 2010 (8%)
La Saison dell’eclettico Dany Prignon non è per definizione una birra da invecchiare: vero, le Saison storicamente erano bières de provision ma si parlava di qualche mese, non certo di anni. Oltre a questo c’è da dire che la costanza produttiva non è mai stata (ultimamente è migliorato, lo ammetto) la caratteristica principale di Fantôme: il rischio è quello di mettere in cantina qualcosa d’imbevibile già in partenza. Mi sono comunque voluto togliere lo sfizio d’invecchiare una Saison dalla gradazione alcolica robusta ed il risultato è stato sorprendente. Nel bicchiere è luminosamente dorata, la schiuma è ancora pannosa e generosa anche se molto rapida nel dissiparsi. Al naso c’è ancora quella speziatura indefinita  (pepe? coriandolo?) del lievito di casa Fantôme accompagnato da pera, arancia, accenni di frutta a pasta gialla e di uva, il tutto in un contesto rustico e ruspante. Le bollicine sono ancora vivaci e il fantasmino bianco scorre in bocca che è un piacere. Miele, frutta a pasta gialle, mela verde, agrumi, uva bianca: si direbbe una Saison nata ieri non fosse per quel carattere vinoso (moscato d’annata?) che fa capolino a più riprese. Chiude secca e un po’ amara (terroso, lattico), lasciando con molti interrogativi chi ha il bicchiere in mano: possibile che dopo dieci anni questa Saison sia ancora così piena di vita?  Un piccolo miracolo, una splendida vecchietta e no. Coefficiente di resistenza all’invecchiamento: 9/10.

Considerazioni finali su queste altre quattro bottiglie: inutile invecchiare Goudenband e Chimay Bleue, per motivazioni diverse, una certezza la Rochefort 10 anche se l’avevo trovata migliore dopo “solo” cinque anni. Gli altri cinque potevo tranquillamente risparmiarglieli. Fantôme è la sorpresa che non t’aspetti: ho provato a metterne via una bottiglia quasi per gioco e il risultato è andato ben oltre le aspettative. La risposta alla domanda meglio fresca o dopo dieci anni è comunque facile: meglio fresca, una Fantôme in stato di grazia che odora di fragole alla panna è un’esperienza che non ha prezzo.

Nel dettaglio (i prezzi si riferiscono al momento dell'acquisto):
Chimay Bleue, 33 cl., alc. 9%, scad. 12/2015, pagata 2,50 € (supermercato)   34
Rochefort Trappistes 10, 33 cl., alc. 11,3%, scad. 26/05/2015, pagata 2,99 € (supermercato) 41
Liefmans Goudenband, 37.5 cl., alc. 8%, scad. 06/2020, pagata 3,19 € (drink store)  38
Fantôme Saison 2010, 75 cl., alc. 8%, scad. 12/2013, pagata 5,70 € (drink store) 42

giovedì 8 settembre 2016

Fantôme Été

Dopo l’inverno (Fantôme Hiver) e la primavera (Fantôme Printemps), eccoci arrivati all’estate secondo Dany Prignon, ovvero Brasserie Fantôme. Queste quattro “Saison d'Erezée”, in onore dell’omonimo paese nei pressi di Soy, dove ha sede il birrificio, vengono realizzate di volta in volta secondo la fantasia di Dany che aggiunge spezie/ingredienti diversi o, dicono i bene informati, semplicemente con quello che trova nei campi vicino a casa. 
Su un impianto da 20 ettolitri, assemblato con pezzi di seconda mano provenienti da altri birrifici belgi (La Chouffe e Du Bocq, ad esempio) Dany si propone di fare una cotta a settimana, intervallando la produzione della birra con il restauro di auto d'epoca, quella che dice essere la sua vera passione. Nemo propheta in patria, come molti "artisti" controversi il signor Fantôme manda lontano dal Belgio il 90% di quello che produce: i beergeeks americani lo adorano, ma non mancano seguaci in Scandinavia o in Brasile. Non ama bere birra: l'assaggia, ma preferisce di gran lunga i drink analcolici.

La birra.
Ne viene quasi da sé che le quattro Saison stagionali pensate da Prignon non hanno  necessariamente una stretta correlazione con il periodo dell’anno a cui sono dedicate, per quel che riguarda gli ingredienti utilizzati. E così l’estate di Fantôme è di un colore che richiama in tutto e per tutto l’autunno: ambrato, con intensi riflessi rossastri; si forma una cremosa schiuma ocra che tuttavia svanisce abbastanza rapidamente senza lasciare nessun pizzo nel bicchiere. 
L’aroma è piuttosto intenso, con profumi floreali che s’intrecciano con quelli aspri di frutti rossi (ribes, amarena, mela); più in sottofondo la componente rustica (legno, terriccio umido) e una leggerissima nota acetica. Assolutamente favorevole alla stagione estiva è il fatto che gli 8 gradi di questa bottiglia siano assolutamente inavvertibili: le mancano solo un po' di bollicine, in quanto la bassa carbonazione le toglie un pochino di vitalità. L'imbocco leggermente biscottato e caramellato è subito incalzato dall'asprezza di frutti rossi, prugna e amarene che lentamente cresce d'intensità e prende il controllo della bevuta, rendendola molto secca e e rinfrescante. Spezie ed amaro non pervenuti, c'è qualche lieve accenno acetico che tuttavia non disturba affatto persino chi, come me, non lo ama. Non è dorata, non è solare ma svolge ugualmente il suo compito di portare refrigerio nella stagione più calda dell'anno per la quale è (forse) stata pensata. Non è neppure la Fantôme più riuscita che mi sia capitato d'assaggiare, e nemmeno quella più emozionante: una sorta di prezzo che stiamo forse pagando in cambio di quella costanza produttiva che, da sempre cruccio del birrificio belga, sembra ormai essere stata raggiunta.
Formato: 75 cl., alc. 8%. lotto BJU14, scad. 12/2017, prezzo indicativo 10.00 Euro (beershop).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 27 maggio 2016

Fantôme Saison (2014 - Lotto AB N14)

Non è certo famosa per la sua costanza produttiva  la Brasserie Fantôme fondata nel 1988 dall'eclettico Dany Prignon; gli appassionati per anni si sono barcamenati tra capolavori e catastrofi, bottiglie in stato di grazia, esplosive o imbevibili. Negli ultimi tempi mi pare che la produzione Fantôme si sia un po' stabilizzata portano l'asticella ad un punto medio-alto dove non ci sono più disastri ma neppure indimenticabili capolavori; che questo sia un bene o un male, a voi deciderlo.
Tutto è possibile nel mondo di un birraio che ammette di non amare particolarmente la birra e di non berla quasi mai e che tuttavia proviene dall'homebrewing, avendo iniziato a replicare alcune ricette dei nonni, agricoltori che si producevano anche la birra come avveniva in molte fattorie belghe. Il birrificio, nato quasi per gioco assieme al padre pensionato "che aveva troppo tempo libero", si trova in un edificio rurale che risale al 1830; qui  Dany fa ancora tutto quasi da solo, a volte aiutato da alcuni amici. Due, a volte tre cotte a settimana e poi il resto del tempo ad occuparsi della parte commerciale, della famiglia e del suo hobby di restauratore di auto d'epoca. I locali dove avviene la produzione sono in stridente contrasto con la rigorosa pulizia che a volte incontriamo nei birrifici moderni, ma anche questo contribuisce a formare il carattere delle sue birre, prodotte su un vecchio impianto proveniente da La Chouffe che per un po' di tempo non ha funzionato a dovere creando, forse, quei capolavori e quelle catastrofi. 
I birrofili statunitensi lo adorano, le sue birre non sono mai sufficienti a soddisfare tutta la domanda ma Prignon non ha nessuna intenzione di indebitarsi per espandersi: per lui la birra è "semplicità nella vita" e anche se non gli dispiacerebbe fare più soldi  confessa che non sacrificherebbe gli amici e il tempo libero per aumentare il propio conto in banca.
La creatività, croce e delizia di Fantôme; da buon (birraio) belga Dany non rivelerà mai quello che ha utilizzato, e anche se vi dicesse qualcosa non avrete mai la certezza della verità: vi capiterà di bere birre con lo stesso nome ma incredibilmente diverse. Poco importa, magari al momento dell'imbottigliamento erano le uniche etichette disponibili e sono state utilizzate quelle anche se la birra prodotta era un'altra. Per lo meno negli ultimi anni sulle etichette delle Fantôme sono apparsi anche lotto e anno, informazione che in passato era spesso inesistente ma che ora può aiutare il consumatore a ricercare un lotto ben riuscito o evitare l'acquisto di uno disastroso.

La birra.
La classica Saison di Fantôme, unica birra ad essere prodotta tutto l'anno. Anno 2014, lotto AB N14. Il suo vestito colorato di arancio e di oro, velato ma ugualmente brillante: la schiuma che si forma è piuttosto modesta e un po' grossolana, dissipandosi alquanto rapidamente. Al naso non c'è purtroppo l'epifania delle migliori Fantôme, quella suggestione di "fragole con la panna": ci sono invece profumi floreali che vengono subito avvolti da quelli meno gentili dei brettanomiceti. Acido lattico, polvere, cantina, il legno del tappo di sughero; in sottofondo anche una leggerissima punta di aceto di mela. L'inizio non è dei migliori, neppure per quel che riguarda intensità e pulizia. Al palato sento la mancanza di bollicine: stiamo parlando di una Saison che dovrebbe essere ruspante e vivace, ma qui la carbonazione è troppo bassa. Il gusto è indubbiamente migliore dell'aroma: è (anche se non dovrebbe esserlo) una Saison brettata e quindi la componente acida è ben in evidenza. Il lattico e il lievissimo acetico sono affiancati dall'asprezza dell'uva: l'alcool (8%) è nascosto in maniera surreale  e la bevibilità ne trae ovviamente beneficio, la chiusura molto attenuata si porta dietro una punta amara di yogurt "scaduto". C'è una patina dolce fruttata che attraversa in modo trasversale l'intera bevuta, difficile descriverla se non appellandosi in parte alla polpa dell'arancio. Non è la migliore Saison di Fantôme che ho bevuto, è diventata una "sour ale" ma guardandola in questa ottica trova un suo perché: rustica, un po' sgangherata, eppure piacevole, rinfrescante e dissetante nella sua acidità, nella sua asprezza e nella sua secchezza reminiscente di vino bianco. Sicuramente il birraio non "la voleva fare così" ma a Dany Prignon possiamo perdonare questo e altro: per confronto ecco invece le impressioni di una bottiglia bevuta nel 2011. 
Formato: 75 cl., alc. 8%, lotto AB N 14, scad. 12/2018, 7.60 Euro (drink store, Italia)

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 24 dicembre 2015

Fantôme de Noël

A cinque anni di distanza dal primo disastroso incontro, faccio un secondo tentativo con la birra natalizia del birrificio Fantôme, estrosa e controversa creatura del birraio Dany Prignon, che non ha mai fatto della costanza produttiva il suo punto di forza. Ultimamente le cose sembrano essere un po' migliorate ed è da qualche anno che non mi capita di dissetare il lavandino con una bottiglia di Fantôme.
Aperto nell'aprile del 1988, dopo quasi trent'anni d'attività Fantôme si trova ancora nello stesso casolare della campagna di Soy, Ardenne valloni, dove  Dany e suo padre installarono un piccolo impianto di produzione dismesso dalla Brasserie D’Achouffe. Nonostante la fama di "culto" conquistata soprattutto negli Stati Uniti grazie all'incontro con l'importatore Shelton Brothers, Prignon non ha nessuna intenzione di cambiare: "alla mia età non è che uno pensa di sviluppare ancora di più la propria attività o di fare investimenti su attrezzature, sarebbe da sciocchi. Sono felice della mia tranquillità, della serenità conquistata con sacrifici e lavoro duro". 
Passiamo alla Noël, la birra dal contenuto alcolico più elevato (10%) tra quelle prodotte da  Fantôme. Completo restyling dell'etichetta rispetto a quella bevuta anni fa, e birra che si presenta nel bicchiere di color ambrato opaco, con intensi riflessi rossastri; la schiuma è perfettamente compatta e cremosa, color crema e dalla lunghissima persistenza. L'aroma, pulito, è un interessante e complesso intreccio di profumi che vanno dalla ciliegia,  allo zucchero candito (o forse filato), dalla lieve asprezza dei frutti rossi a quell'impressione di "fragole con la panna" che è il marchio di fabbrica delle migliori Fantôme; e poi prugna ed un ricco bouquet di spezie che include zenzero, cardamomo, forse noce moscata.
Vivace al palato, la natalizia di Fantôme scorre piuttosto bene nonostante l'elevata gradazione alcolica: l'aiutano un corpo medio ed una vivace carbonizzazione. Il gusto parte sul versante dolce (biscotto, caramello, zucchero candito, miele) per poi virare bruscamente nella seconda parte della bevuta: le spezie prendono il sopravvento con un'intensità davvero notevole, nonostante siano passati due anni dalla messa in bottiglia. Zenzero, pepe, noce moscata e ginepro rapidamente esondano e s'affiancano alle note amaricanti di erbe officinali e medicinali, rendendo la birra molto sbilanciata e - almeno nel mio caso - difficile da bere. L'alcool rimane ben nascosto mettendo la testa fuori dal guscio solo nel retrogusto prendendo a braccetto il pepe per portare un po' di tepore nell'inverno. Ma sono le spezie, e non certo la componente etilica, a far si che sia necessaria una sosta più lunga del previsto tra un sorso e l'altro: una bottiglia molto poco bilanciata, che si finisce con molta, troppa fatica.
Formato: 75 cl., alc. 10%, lotto dm13, scad. 12/2016.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 17 aprile 2015

Fantôme Dark White

Aprire una Fantôme è sempre un’esperienza: l’estroso e imprevedibile  birraio Dany Prignon fa si che ogni birra, anche se porta lo stesso nome, può essere completamente diversa dall'altra. In teoria dovresti sapere cosa c’è nella bottiglia, ma quando la versi nel bicchiere ti potresti accorgere che è completamente diversa, magari anche nel colore, da quella che avevi bevuto poche settimane prima. Alcune bottiglie, soprattutto se le acquistate direttamente in Belgio, non riportano lotto di produzione, data di scadenza e neppure la gradazione alcolica:  la costanza produttiva non è certamente il punto forte di questo birrificio belga, le cui produzioni spesso oscillano tra il capolavoro ed il disastro. Ultimamente, devo riconoscerlo, i disastri sono pochi. 
Prendiamo ad esempio questa bottiglia di Dark White, che rappresenta in tutto e per tutto quanto ho appena scritto: nessuna informazione in etichetta su alcool, lotto e scadenza; mi affido a Ratebeer che mi conduce alla BBB Dark White, etichetta praticamente uguale non fosse per l’assenza delle tre consonanti. Ne dichiara un ABV del 4.5%, e subito mi pento di averla dimenticata in cantina per qualche mese, in quanto non sembra certamente una birra da invecchiamento. Approfitto allora di una di queste insolitamente calde giornate primaverili per aprirla e rimediare alla colpa: mi aspetto un birra leggera, rinfrescante, probabilmente acidula e più o meno bruttata. 
Il suo nome (Bianco Scuro) si  traduce in una birra che nel bicchiere appare intensamente ambrata ed opaca, con qualche riflesso ramato; la schiuma ocra è molto generosa e cremosa, compatta, molto persistente. L’aroma è dolce, fatta eccezione per una leggera punta di lattico, ed ha una buona intensità fatta di biscotto e toffee, zucchero caramellato e  quel “fragole con la panna” che è un po’ il marchio di fabbrica delle migliori Fantôme. Impossibile invece credere al palato che questa sia una “session beer”  dall’ABV del 4.5%:  ormai sono in ballo e me la gioco, accusando un po’ il colpo a fine bottiglia. A posteriori trovo su un sito di un importatore brasiliano che la Dark White avrebbe un ABV del 10%: ipotesi plausibile.  Il gusto offre caramello, uvetta,  prugna sotto spirito e zucchero candito per un inizio piuttosto dolce che viene poi miracolosamente bilanciato da una perfetta acidità e da una nota quasi impercettibile di mandorla amara. L’alcool non si avverte più del dovuto, e la bevuta procede con una velocità abbastanza pericolosa:  quando la birra si scalda emerge qualche nota vinosa, e nel retrogusto anche un lieve torrefatto che sia porta dietro una suggestione di cioccolato, il tutto accompagnato da un tiepido e morbido alcool warming, enfatizzato dal pepe, la cui presenza si era peraltro  già fatta sentire in modo meno evidente per tutta la bevuta. Questa Dark White risulta in verità un po’ più complessa da decifrare, benché piuttosto pulita in bocca: mi sono affidato a dei descrittori “familiari” che non le rendono completa giustizia e non coprono tutto il suo intricato percorso gustativo. Non è la migliore Fantome che ho bevuto, ma il risultato è comunque molto godibile.
Formato: 75 cl., alc. 10% ?, lotto e scadenza non riportati, pagata 7.60 Euro (beershop, Belgio).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 26 gennaio 2015

Fantôme Hiver

Fantôme Printemps, Fantôme d'Eté, Fantôme Automne e Fantôme Hiver sono le quattro birre che l’estroso birraio Dany Prignon, Brasserie Fantôme, dedica alle stagioni dell’anno. Queste “Saison d'Erezée”, in onore dell’omonimo paese nei pressi di Soy, dove ha sede il birrificio, vengono realizzate di volta in volta secondo la fantasia di Dany o, dicono i maligni, semplicemente con quello che trova nei campi vicino a casa. Chi beve con regolarità Fantôme sa benissimo che questa è una caratteristica tipica non solo di queste birre  "stagionali" ma quasi di ogni altro prodotto Fantôme: di nuovo i maligni dicono che Prignon imbottigli qualsiasi cosa produca senza far troppa attenzione alle etichette che ha a disposizione. 
Potreste così trovare nella bottiglia una birra che è in verità un’altra; fino a poco tempo fa il birrificio non indicava in etichetta neppure il lotto di produzione, mentre nelle ultime Fantome che ho acquistato è per lo meno presente questa indicazione, utilissima nel caso vi sia capitata una bottiglia in particolare “stato di grazia” e desiderate riacquistarla.  Per tornare alle birre dedicate alle stagioni, si noti che la gradazione alcolica (8%) è identica per tutte e quattro, sia che ci sia la necessità di riscaldare o rinfrescare chi beve, e che la gradazione è la stessa della Fantôme Saison, nonché della Chocolat (non pensate ad una birra scura, però) e alla Brise-BonBons!. Volete malignare e insinuare che si tratti sostanzialmente delle stessa birra, alla quale Dany aggiunge ogni volta qualche ingrediente segreto buttandolo nel “pentolone”?   
La Fantôme Hiver si presenta di color arancio opaco, con una bella testa di schiuma biancastra, compatta e quasi pannosa, molto persistente. Al naso c’è una netta presenza di acido lattico, formaggio e sudore, nonché qualche nota ancora meno gradevole che farebbe venir quasi in mente lo stallatico; dopo qualche minuto la birra si apre, sorprendendoti, ed affiorano come per incanto sentori di fiori bianchi, legno umido, arancio, persino di pasticceria! Un po’ meno spiazzante il gusto, dove attorno alla sempre presente acidità lattica gira un piccolo mondo fatto di biscotto,  uva bianca, mela verde, polpa d’arancio, un accenno di miele; l’alcool è molto ben nascosto, e tutto sommato si crea un buon equilibrio tra tutte le diverse componenti.  Chiude leggermente amara, con un mix di yogurt, erbe officinali e nocciolo di pesca. Gradevole in bocca, mediamente carbonata e corpo medio, questa bottiglia di Hiver appare un po’ confusa e ci sarebbe da stupirsi del contrario, quando si parla di Fantome; ma quella che sembrerebbe un birra con parecchi difetti risulta alla fine una buona e soddisfacente bevuta, anche se questa volta  non avviene quel piccolo miracolo - di emozioni – che a volte Dany Prignon riesce a mettere in una bottiglia. 
Formato: 75 cl., alc. 8%, lotto BJ13, scad. 12/2016, pagata 7.60 Euro  
 
NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio. E visto che parliamo di Fanrtome, prendete questo "disclaimer" MOLTO sul serio.

domenica 29 giugno 2014

Fantôme de Tous les D'iâpes

"Diavoli rossi" è il soprannome che viene dato alla nazionale di calcio belga;  dopo l'ultima apparizione nei mondiali di Corea del 2002, dove vennero eliminati dal Brasile, i diavoletti hanno passato un decennio davvero… all'inferno, mancando la qualificazione alla fase finale dei mondiali del 2006 e del 2010. Guidati dall'attuale allenatore Marc Wilmots, il Belgio è riuscito a staccare il biglietto per i mondiali che si stanno disputando in questi giorni in Brasile ed è risalito all'undicesima posizione del ranking Fifa. E mentre l'Italia ha già fatto le valige ed è tornata a casa mesta e mogia, i belgi hanno fatto il pieno di vittorie nelle prime tre gare del girone eliminatorio, anche se sconfiggendo avversari dai nomi poco altisonanti come Corea del Sud, Russia e Algeria. Altro che il temibile Costarica!
Eliminata l'Italia, ogni appassionato birrofilo dovrebbe per lo meno simpatizzare con i Belgio..  ma anche con la Germania e con l'Inghilterra, e con gli Stati Uniti e… ?
Per festeggiare il ritorno dei Diavoli Rossi alla fase finale dei Mondiali, il fantasioso Dany Prignon della Brasserie Fantôme ha realizzato una birra celebrativa chiamata "De Tous les D'iâpes" (qualcuno ha idea di che cosa voglia dire?).
Da Dany sarebbe anche stato lecito aspettarsi una birra completamente rossa (visto che già ne produce una verde), ma invece il bicchiere si riempie di un normale colo arancio, opalescente; la schiuma, bianca, è cremosa e abbastanza fine, ma non molto persistente. Il naso apre con un bouquet difficilmente identificabile (almeno per me) di erbe aromatiche, sentori floreali, e delle note dolci di frutta gialla che si mescolano - man mano che la birra si scalda - a quelle più aspre del limone dell'acido lattico. L'aroma è piacevolmente rustico, anche se non c'è molta armonia tra le varie componenti. In bocca è gradevole, il corpo è medio, con una presenza molto bassa di bollicine. In bocca è predominante l'aspro del limone e della mela verde, con qualche note di frutta gialla a bilanciare; trovano spazio anche il mandarino, qualche nota erbacea ed un'evidente acidità lattica. Il risultato è una birra molto rinfrescante e dissetante, con l'alcool (8%) nascosto in una maniera impressionante. Chiude secca, con una lieve nota acetica ed un po' di amaro che ricorda lo yogurt rancido. 
Se le birre di Fantôme si rivelano di solito un viaggio in paradiso o all'inferno, in questo caso la fermata è stata il purgatorio. Bottiglia che ha molte caratteristiche di una classica Fantôme, ma che non convince completamente nel suo insieme e che non fa gridare "al piccolo miracolo" come avviene per alcune bottiglie di Dany; forse ancora troppo giovane (ma era difficile non aprirla durante i Mondiali), forse semplicemente riuscita meno bene, al momento è un assieme di elementi che si prendono un po' a spintoni l'uno con l'altro, nell'attesa di trovare (se mai accadrà), un loro equilibrio.
Formato: 75 cl., alc. 8%, lotto BCF14, scad. 12/2018, pagata 8,90 Euro (beershop, Belgio).

sabato 21 giugno 2014

Fantôme - Hill Farmstead 5 Sciences Beer

Nel novembre 2012 Shaun Hill del birrificio americano Hill Farmstead (Vermont) fa un breve tour brassicolo del Belgio che non lo porta solamente alla Brasserie de Blaugies, dove viene realizzata la birra collaborativa La Vermontoise, della quale vi ho parlato il mese scorso. Assieme ad alcuni compagni di viaggio, passano in rassegna anche Brasserie de la Senne, Drie Fonteinen, il cafè In De Vrede, De Dolle, Brasserie Thiriez,  Brasserie Dupont e Brasserie Fantôme.
Anche la visita a Dany Prignon, come quella a De Blaugies, è l'occasione per una birra collaborativa; le foto di quella giornata mostrano dei sacchetti di ibisco, ed i birrai impegnati in una rapida spesa al supermercato per l'acquisto di limoni e di qualche altro agrume con il quale viene poi realizzato uno sciroppo.
Da quanto ne so, dopo il primo lotto prodotto nel 2012 la birra è stata replicata almeno un'altra volta, suppongo, dal solo Dany Prignon e - suppongo di nuovo - alla maniera di Dany Prignon. Basta leggere un po' le impressioni di chi le ha bevute per rendersi conto che sembra trattarsi di due birre molto diverse tra di loro; il che è tutto perfettamente normale, per quel che riguarda gli "standard" (o meglio, i "non standard") di Fantôme. Non conosco invece le produzioni di Hill Farmestead, uno dei birrifici attualmente più in voga negli Stati Uniti, che hanno una distribuzione molto limitata anche in madre patria.
Cinque "scienziati", dunque, ovvero i quattro individui che hanno lavorato a questa birra, più il fotografo che immortalava la giornata con delle belle fotografie. E' di colore arancio velato con riflessi dorati, mentre la schiuma generosa schiuma che si forma è abbastanza fine e cremosa, bianca, dalla buona persistenza. L'aroma è interessante e pulito, intenso, con un alternanza di sentori (uva spina, limone), lattici e note più dolci di polpa d'arancio e, sembra, di pesca. A completare il bouquet c'è anche qualche sfumatura floreale e "funky" - per dirla all'americana - o "rustica", alla nostrana. Molto, molto gradevole in bocca: corpo medio, giusta quantità di bollicine, tanto scorrevole quanto morbida. Al palato  c'è una bella base maltata di pane e di brioche, con un inizio dolce, quasi mieloso, che viene subito "lavato via" da una netta acidità lattica e da un'asprezza di uva acerba e di limone, a loro volta contrastate da note nuovamente dolci di pesca e di polpa d'arancia. Molto rinfrescante e dissetante, chiude secca ed aspra con una lieve nota amaricante di yogurt un po' rancido; man mano che la birra raggiunge la temperatura ambiente emerge maggiormente il suo carattere dolce e "vinoso", con una decisa attenuazione dell'acidità.
Al di là della collaborazione, questa "5 Sciences Beer" sembra in tutto e per tutto una tipica Fantôme, con tutti i pregi ed i difetti; di Hill Farmstead ne dicono un gran bene in America, ma non ho esperienze a proposito. Il risultato, benché strano, nel suo insieme funziona: birra piacevolmente rustica, pulita e disordinata al tempo stesso, con tanti elementi apparentemente in contrasto l'uno con l'altro che però alla fine si mettono insieme nella composizione di una bottiglia gustosa, rinfrescante e dissetante. Non vale tuttavia il (caro) prezzo della collaborazione (negli USA la bottiglia da 75 cl., viaggia intorno ai 25 dollari); meglio stapparsi allora una classica Fantôme Saison.
Formato: 75 cl., alc. 6.5%, lotto e scadenza non riportati, pagata 12,97 Euro (beershop, Belgio).

sabato 7 giugno 2014

Fantôme Printemps


La primavera è ormai agli sgoccioli, l'estate è alle porte e prima di entrare nel periodo più caldo dell'anno è bene dare fondo alle ultime birre dedicate alla primavera. La Brasserie Fantôme dell'eclettico ed imprevedibile Dany Prignon dedica una birra ad ogni stagione dell'anno: Fantôme Hiver, Fantôme Printemps, Fantôme d'Eté e Fantôme Automne, più ovviamente l'immancabile Noel.  La serie di queste saison dedicate alle stagione venne chiamata inizialmente Saison d'Erezée (Erezée è un piccolo paese nei pressi del birrificio) più il nome della stagione; ogni anno, e ad ogni stagione, Prignon crea una Saison diversa secondo il suo "estro", o semplicemente con quello che trova nei campi vicino a casa, dicono i "maligni". Birre quindi diverse di anno in anno e di stagione in stagione; chi beve con regolarità Fantôme sa benissimo che questa è una caratteristica tipica non solo di queste birre  "stagionali" ma quasi di ogni altro prodotto Fantôme: quasi impossibile trovarne due perfettamente uguali.
Eccomi di fronte ad una Fantôme Printemps del 2013, che si presenta di un vivace color arancio, velato, con una bella schiuma compatta e croccante, cremosa ed abbastanza fine, dalla buona persistenza. 
La primavera è la stagione in cui si risveglia la natura, è la stagione dei profumi, dei fiori e delle erbe fresche, e questa Printemps ne è il giusto tributo. Non tanto per i fiori, ma per i netti sentori erbacei di origano e rosmarino, circondati da una delicata speziatura (pepe e coriandolo) e da agrumi come arancio e mandarino; a completare un bouquet intenso ed interessante, pulito e discretamente complesso, cìè una lieve nota rustica (paglia) e qualche nota di acido lattico. L'etichetta dice che il contenuto alcolico è 8%, ma in bocca non si avverte praticamente nessuna traccia di alcool: birra scorrevole, piacevolmente carbonata ma morbida, dal corpo medio. Il gusto è altrettanto piacevole come l'aroma, ma procede in senso inverso: il benvenuto non è dato dalle erbe, ma piuttosto da una nota di biscotto e una bella macedonia di frutti gialli (pesca ed albicocca) ed arancio. L'inizio è dolce, ma viene subito equilibrato da una lieve acidità e, soprattutto, da un finale secco ed amaro dove ritornano l'origano ed il rosmarino, oltre ad un generale amaro "erbaceo". E' intensa e pulita, rinfrescante e dissetante, facilissima da bere, profumata e "verde" come la primavera. Le manca solo il colore, ma il verde Dany Prignon la ha riservato per un'altra sua birra, che ovviamente non c'entra nulla con la primavera.
Formato: 75 cl., alc. 8%, lotto AJ 13, scad. 12/2018, pagata 7.60 Euro (beershop, Belgio).

mercoledì 23 aprile 2014

Fantôme Santé 16!

Ogni anno, in Agosto, presso la Brasserie Fantôme a Soy si tiene il Goeddoelweekend, ovvero una due giorni a scopo benefico organizzata con l'aiuto degli Heikantse Bierliefhebbers (un gruppo di entusiasti birrofili belgi) che ha lo scopo di raccogliere fondi da devolvere poi a diverse associazioni. Nel weekend a Soy ci sono gruppi musicali, grandi barbecue e vengono organizzate visite in bicicletta ed a piedi ad alcuni produttori di cioccolato e di formaggio. L'occasione, per i birrofili, è però quella di poter assaggiare una birra che ogni anno il birrificio di Dany Prignon produce appositamente per l'evento, ed i cui profitti derivati dalla vendita andranno interamente devoluti in beneficenza. Così accade dal 1997, da quando la prima "Santè" (questo il nome della birra) è stata prodotta, sino ad arrivare alla numero diciassette, edizione 2013. Se avete voglia di partecipare all'edizione di quest'anno, tenetevi liberi ed organizzatevi per il weekend di ferragosto 2014. 
Io faccio qualche passo indietro e ritorno alla Santè 16, creata in occasione del Goeddoelweekend 2012, tenutosi  tra l'11 ed il 12 Agosto ed organizzato, oltre che dai già citati Heikantse Bierliefhebbers, anche dai De Leuvense Biertherapeuten e dagli De Aarschotse Bierwegers. Il ricavato dalla manifestazione viene devoluto all'associazione Siddartha di Baal (Tremelo).  Dany Prignon è solitamente restio a rivelare quello che mette in pentola, ma per l'occasione dichiara addirittura in etichetta la semplice lista degli ingredienti: acqua, malto Pale Ale, zucchero di canna candito, caramello, lievito e luppolo Columbia.
L'apertura della bottiglia avviene, come per ogni Fantôme, con cautela e con qualche preghiera che tutto vada bene: l'esito è positivo, non c'è nessuna "fontana" di birra anche se un po' di schiuma tende ugualmente a fuori uscire dal collo dopo aver parzialmente versato la birra. La Santé 16! si presenta di color arancio opaco, con piccole particelle di lievito in sospensione che vengono trasportate dalla vivace carbonazione: la schiuma nel bicchiere è molto abbondante, la trama non è particolarmente fine ma ha comunque un'ottima persistenza. Il naso, dopo due anni, è ancora molto pronunciato: la speziatura (sopratutto pepe) è addirittura esuberante all'inizio, ma quando la schiuma inizia a dissolversi ecco emergere dei gradevoli sentori floreali (camomilla), di arancio, pera e di frutti a pasta gialla (pesca ed albicocca), con qualche sfumatura di caramello. In bocca il percorso gustativo si rivela molto ben costruito e dall'ottima intensità: l'inizio è dolce con note di biscotto e di caramello, seguito da note di pesca ed albicocca sciroppata. Ma c'è subito una bella acidità a bilanciare, ad alleggerire ed a velocizzare la bevuta, fino ad un finale amaricante un po' terroso e con qualche nota di mandorla amara. Vivacemente carbonata ma gradevole e quasi "morbida" al palato, ha un corpo medio; il finale non è molto secco, e la bocca rimane un po' "impastata" di dolce a fine corsa, ma è comunque una sensazione gradevole, caratterizzata da un lieve warming etilico, una prima avvisaglia del fatto che nel bicchiere abbiamo una birra molto facile da bere ma con la gradazione alcolica (7%) ben oltre la soglia della "session beer". Pulita ed intensa, è una birra molto ben fatta e soddisfacente che, nella sua "normalità", risulta molto atipica per un birrificio come Fantôme che, tra paradiso ed inferno brassicolo, alterna spesso capolavori ad altre birre praticamente imbevibili. Per una volta, quindi, ci accontentiamo e godiamo a pieno di questa Santé 16, ben fatta e anormalmente normale.
Formato: 75 cl., alc. 7%, lotto 2012, scad, 08/2014, pagata 13,17 Euro (beershop, Belgio).

sabato 23 marzo 2013

Fantôme Brise-BonBons!

Brise-BonBons è una produzione stagionale/occasionale di Dany Prignon/Brasserie Fantôme.  Brise-BonBons, letteralmente “il rompiballe”, è una birra intenzionalmente “troppo amara per piacere a tutti” che Dany dedica a tutti quei “sapientoni, fanfaroni e tuttologi che si autoproclamano esperti di tutto e che pensano di sapere fare tutto meglio di te". Stappare una Fantôme è sempre un rischio, la costanza qualitativa non è certo la qualità principale del birrificio e non si sa mai a che cosa si può andare in contro. All'aspetto tutto "tranquillo"; colore oro, quasi limpido, abbonadante schiuma bianca, fine, cremosa e persistente. Al naso c'è una netta acidità lattica, sentori di yogurt, sudore, sughero, pietra umida, quasi muschio, leggero solvente.  Anche al palato tanto acido lattico, sentori aspri di uva, legno bagnato, sughero; il corpo è medio-leggero, con una carbonazione molto contenuta.  La marcata asprezza la rende molto rinfrescante e dissetante, ma il lattico tende un po' a coprire quasi tutto, incluso il finale leggermente amaro, con un sensazione analoga a quella di uno yogurt o di una mozzarella "scaduta" da diverse settimane. L'alcool è molto ben nascosto, ma della birra luppolata che doveva essere è rimasta ben poca cosa; tra paradiso ed inferno, stavolta ci è toccato il "purgatorio" di Fantôme. Birra infetta, non impossibile da bere, ma neppure particolarmente gradevole. Formato: 75 cl., alc. 8%, lotto e scadenza sconosciuti, prezzo 4.25 Euro (beershop, Belgio).

mercoledì 16 gennaio 2013

Fantôme Chocolat

Ritorniamo dopo qualche tempo a stappare una bottiglia dell'estrosa   Brasserie Fantôme (a Soy, Belgio) capitanata dal "pazzo" (in senso buono, ovviamente) Dany Prignon. Birrificio non molto amato in patria, (quasi) adorato negli Stati Uniti, si caratterizza per produzioni estrose/geniali che possono alternativamente diventare capolavori o disastri da versare nel lavandino; inutile chiedere spiegazioni a Dany, il birraio vi risponderà con la nota omertà belga di mettere nel fermentatore quello che ha a disposizione sottomano, senza neppure ricordarsi che cosa ed in quali quantità. E' così assolutamente normale, nell'universo Fantôme, acquistare una birra chiamata Chocolat e scoprirla di colore dorato, torbido, con una bianchissima e generosa "testa" di schiuma, molto persistente. Pensavate a qualcosa simile ad una stout, ricca di tostature e cioccolato fondente ? Niente di più errato; il naso di QUESTA Chocolat ricorda quello di una gueuze: sentori di sudore, legno (sughero), polvere di cantina, stantio, quasi ragnatele, formaggio, netto acido lattico. A chi ha poca familiarità con le fermentazioni spontanee potrebbe sembrare già dall'aroma una birra impossibile da bere, ma è proprio in bocca che avviene invece un piccolo miracolo. Non c'è ovviamente nessuna traccia di cioccolata, piuttosto una carbonazione decisa ma molto gradevole con un corpo medio-leggero che la porta nel territorio degli champagne, non fosse per l'opalescenza del colore e l'assenza di perlage. Caratterizzata da una marcata acidità, molto rinfrescante e dissetante, richiama per pochi brevi istanti l'aroma all'imbocco (sudore) per poi evolvere in eleganti note aspre di uva, frutta secca, mandorla e legno. Bevuta molto piacevole e facile (ABV 8% assolutamente inavvertibile) che termina con un taglio finale molto asciutto e ripulente, che permette di assaporare in pieno il retrogusto amaro con nocciolo di pesca, frutta secca e scorza di limone. Una splendida creatura (vivente, è quasi il caso di dirlo) partorita da Dany, in grandissimo spolvero anche oltre la data di scadenza riportata. Una birra che toglie la seta, ma con una buona struttura che la rende perfettamente idonea ad abbinamenti gastronomici, non fosse che non sarete (quasi) mai certi di trovarne un'altra bottiglia identica. Formato: 75 cl., alc. 8%, lotto B, scad. 07/2012, prezzo 4.25 Euro.

sabato 28 maggio 2011

Fantôme Saison

Incrocio di dita obbligatorio all’apertura di una bottiglia dell’incostante genio di Dany Prignon e della sua Brasserie Fantôme; sembra andare tutto bene, il tappo a sughero scoppietta, dal collo della bottiglia non esce nessun odore anomalo. Via nel bicchiere, bel color oro, leggermente velato con un cappello di schiuma bianca, fine e cremosa che svanisce abbastanza in fretta. Una birra che sorprende per l’evoluzione che ha al mutare della temperatura. All’inizio il naso è dolce, mieloso, con una leggera speziatura e agrumi; riscaldandosi (siamo intorno ai i 15°) emergono sentori leggerementi acidi, polverosi, di legno, di cantina, di frutta tostata. In bocca è dapprima fruttata, soprattutto pera e pesca, con una marcata sensazione di salato che accompagna la bevuta; riscaldandosi questa Fantôme intraprende un percorso che la porta in territori vinosi con legno e frutta tostata (soprattutto nocciola). L’alcool (8%) praticamente inesistente, il corpo abbastanza leggero, una marcata acidità ed un secchezza vinosa la rendono molto beverina. Lascia un retrogusto caldo, vinoso, leggermente pepato e legnoso. Splendida creazione, unica, estremamente complessa ed interessante. Se solo Dany fosse più costante nelle sue produzioni, ci sarebbe da recarsi in Belgio a comprarne qualche cassa da mettere in cantina. Formato 75 cl., alc. 8%, lotto AF (?), scad. 12/2012, prezzo 9.50 €.

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english summary:
Brasserie Fantôme, Soy, Belgium.
Beautiful hazy golden color with a creamy white head quickly vanishing. Sweet fruity nose (citrus) with honey and a light spiciness. When temperature rises (round 15°C), aroma becomes slightly acidic and evolves into basement dust, and dried fruits. Taste is fruity at first (peach and pear) with a remarkable salty note. Getting warmer, we get a nice woodiness and dried fruitiness which makes it quite similar to a good white wine. Alcohol (8%) is amazingly hidden; a medium-light body and a dry mouthfeel make this brew exceptionally drinkable. A warm winey, woody and spicy aftertaste follows. A very interesting. complex and unique beer. Unfortunately this brewery is well known for a certain lack in consistency. But if you’re lucky enough to get a very nice bottle such as this one, you’ll be almost in heaven. 75 cl. bottle, 8% ABV, batch AF (?), bb. 12/2012, 9.50

martedì 28 dicembre 2010

Fantome de Noel (2008)

Guidato dall'imprevedibile e creativo Dany Prignon, la Brasserie Fantôme è probabilmente uno dei birrifici belgi più controversi. Agli altissimi apprezzamenti ottenuti su siti come Ratebeer fanno da contraltare critiche spietate su bottiglie definite come intrugli di ingredienti andati a male. Gli apprezzamenti vengono soprattutto dagli Stati Uniti, uno dei principali clienti del birrificio, al punto da far sospettare che Prignon dedichi forse maggior riguardo produttivo ai lotti destinati oltre oceano. Un birrificio da amare o odiare. Abbiamo degustato una Fantôme de Noël edizione 2008. L'impatto visivo non è dei migliori, un torbido marrone, praticamente assente la schiuma; quella poca che si forma, beige, a bolle grosse, sparisce quasi immediatamente. Il naso è spiccatamente di vino invecchiato (sul punto di divenire liquoroso, per intenderci), con sentori di frutta sotto spirito, lieviti, e malto tostato. In bocca è decisamente acida ed astringente; l'impressione è quasi di avere in bocca un fetta di limone che non lascia spazio a niente altro. Non ha retrogusto. L'importante gradazione alcolica (10%) è inavvertibile, ma a questo punto la beverinità è utile solo al lavandino. Bottiglia decisamente malconcia, nessuna presenza di spezie o di alcool. 75 cl., 8,75€.

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english summary:
2008 edition of Fantôme de Noël from one of Belgium's most controversial brewery which alternates brewing masterpieces and messing bottles. Murky brown with a very small fluffy beige head which immediately dissipates. Aroma is of aged (or "old", shall we say?) wine with some fruits, yeast and roasted malt. Taste is completely tart and astringent; feels like tasting a lemon and nothing else. No aftertaste. High ABV (10%) is unexistent, such a drinkable bottle... for the sink. No spices or alcohol presence, just a very bad bottle. 75 cl., 8,75€.