Visualizzazione post con etichetta Brasserie Dupont. Mostra tutti i post
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martedì 12 novembre 2019

Dupont / Allagash Brewer's Bridge

Dovremmo iniziare a preoccuparci? A Tourpes, dove è attiva dal 1950 la Brasserie Dupont, la tradizione è sempre stata considerata sacra e sessant’anni d’attività sono trascorsi con relativa tranquillità e con un nucleo di birre storiche (Moinette Blonde, Saison, Redor Pils) al quale ne sono sporadicamente state aggiunte altre. One-shot, collaborazioni? Concetti sconosciuti sino al 2016 quando il birraio Olivier Dedeycker ha aperto le porte e cedute alle lusinghe di Tomme Arthur del birrificio americano Lost Abbey per realizzare Deux Amis, una sorta di Saison Dupont arricchita da luppoli americani. 
Chi si aspettava una svolta nella filosofia commerciale Dupont è tuttavia rimasto deluso: quell’episodio rimase un caso isolato e Dedeycker continuò a fare quello che aveva sempre fatto: da allora le uniche novità sono state le solite edizioni annuali della Cuvée Dry Hopping della Saison Dupont e la Hirond' Ale #1.0,  saison monoluppolo (Savinjski Golding belga, per l’occasione) prodotta con malto d’orzo e di segale.  Quell’#1.0 lasciava presagire che si potesse trattare della prima birra di una serie e così è stato: nei primi mesi del 2019 Rob Tod e Jason Perkins, rispettivamente fondatore e headbrewer di Allagash Brewing Company (Maine, USA) sono saliti su di un aereo e sono andati a trovare Dedecker. La scelta non è ovviamente stata casuale: il birrificio Allagash, attivo dal 1995, fu uno dei primi ambasciatori “artigianali” della tradizione brassicola belga negli Stati Uniti. 
Il risultato dell’incontro può sembrare banale ma, si sa, in Belgio non amano molto correre rischi: la Hirond' Ale #2.0, alias Brewer's Bridge, è dunque una saison caratterizzata dal magico lievito Dupont, malto d’orzo, segale, avena e il luppolo americano per eccellenza: sua maestà Cascade. La birra viene messa in vendita a partire ovviamente, visto che si chiama Hirond (rondine), dalla scorsa primavera: fusti e bottiglie da 33 centilitri in Europa con l’aggiunta del formato 75 cl. e tappo in sughero per il mercato statunitense.

La birra.
Alla vista sarebbe quasi impossibile distinguerla da una Saison Dupont: colore solare, tra l’arancio e il dorato, leggermente velato e sormontato da una generosa schiuma biancastra, compatta e cremosa, dalla lunghissima persistenza. In verità al naso non c’è traccia di Cascade: i profumi sono terrosi e leggermente erbacei, ci sono pepe bianco, zucchero candito, accenni di frutta candita e soprattutto quel rustico mix banana-limone-funky  tipico del lievito Dupont. Ruspante e vivacemente carbonata, la Brewer's Bridge nasconde benissimo l’alcool e si beve con pericolosa facilità.  E il luppolo non è protagonista neppure al palato, dove c’è piuttosto una solida impalcatura maltata che regala soprattutto note biscottate e di pasticceria, il terroso e il pepato della segale: la componente fruttata (canditi) è ridotta ai minimi termini, il finale è secco con una coda amara, erbacea e terrosa, di moderata intensità. Tutta la bevuta è attraversata da una rinfrescante acidità, perché dopotutto le Saison erano sì birre prodotte in inverno ma destinate a rifocillare e rinfrescare i braccianti agricoli in estate.  
Concludo con le stesse considerazioni fatte a suo tempo per la Hirond’Ale 1.0:  è un'aggiunta necessaria al catalogo del birrificio di Tourpes?  Probabilmente no, ma berla è comunque piacevole e questo basta e avanza, a patto che siate disposti a spendere quasi il doppio rispetto ad una Saison Dupont normale per una “spolveratina” di Cascade che personalmente non ho neppure avvertito. Su questo punto si poteva osare  (e qui mi tocca ripetere quanto detto a proposito della Deux Amis) di più ma ciò sarebbe poco compatibile con la tradizione belga.
Formato 33 cl., alc. 6.1%, lotto 19095A, scad. 01/03/2021, prezzo indicativo 3.50 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 26 dicembre 2018

DALLA CANTINA: Dupont Avec les Bons Voeux 2012

Poche birre di Natale, quest'anno: ho deciso di stapparne (e parlarne) giusto un paio. La prima di queste due è un classico nonché un graditissimo ritorno: della Avec les Bons Voeux della Brasserie Dupont ve ne avevo già parlato nel 2013.  Non è notoriamente una birra da invecchiamento ma ho provato a sfidare la sorte dimenticando qualche bottiglia in cantina affidandola al tempo.
Questa Belgian Strong Ale nacque nel 1970 quando Marc Rosier, figlio del fondatore Louis Dupont, decise di produrre una birra speciale da regalare ai migliori clienti in occasione delle festività natalizie; un semplice augurio che è poi diventato il nome: "con gli auguri della Brasserie Dupont". Per soddisfare la domanda dei clienti stessi, desiderosi di berla ben più di una volta l'anno, nel 1996 la Dupont decise di iniziare a commercializzarla con regolarità. 
Dal 2002 alla guida del birrificio c'è Olivier Dedeycker, nipote di quella Sylvia Rosier che nel 1945 ricevette dallo zio Louis Dupont il timone della Brasserie. Anche la Bons Voeux dopo essere stata imbottigliata viene messa a maturare per sei-otto settimane coricata di lato. Un dettaglio che alla Dupont hanno studiato a lungo: "sembra una piccolezza - dice Dedecker - ma se non lo facciamo otteniamo una birra completamente diversa. L'impatto sul gusto è davvero notevole".

La birra.
I sei anni passati in cantina hanno visto evaporare una piccolissima parte dei 75 centilitri dal tappo di sughero. Poco male, perché il suo aspetto è ancora quello di una giovincella. 
Schiuma generosa, cremosa e compatta, ottima persistenza, livrea che luminosamente oscilla tra il dorato e l'arancio. Al naso spiccano la frutta candita e la marmellata d'arancia, non ci sono spezie ma c'è un'inattesa freschezza floreale. Emergono piacevoli accenni di pasticceria, una leggera ossidazione le ha donato raffinati ricordi di vino moscato: l'immagine di un panettone al moscato si compone quasi per magia. Le bollicine sono meno esuberanti che un tempo e la Bons Voeux è vivacemente morbida, se mi passate il controsenso: scende con la classica pericolosità (9.5% l'alcool) della scuola belga. Biscotto e miele, canditi e pasticceria formano un gusto dolce e intenso, meno vinoso dell'aroma ma ugualmente soddisfacente. Una perfetta attenuazione e una leggera acidità bilanciano il dolce, il percorso si chiude con un amaro leggermente terroso, un delicato tepore etilico ed un ritorno, festoso più che mai, di frutta candita. E' davvero troppo facile perdersi in questo bicchiere di Dupont e trovarsi al tappeto: semplicità, pulizia e precisione nell'esecuzione si portano dietro anche qualche emozione. Bottiglia che dà l'impressione di poter restare ancora qualche anno in cantina, rapporto qualità prezzo quasi senza eguali. Con gli auguri della Brasserie Dupont, ovviamente. 
Formato 75 cl., alc. 9.5%, lotto 12105C, scad. 05/2017, prezzo indicativo 6.50-10.00 euro (beershop).

venerdì 4 maggio 2018

Dupont Hirond' Ale #1.0

Alla Brasserie Dupont non seguono certamente la moda delle “one shot”, delle “collaboration”  e non sfornano novità in continuazione. A Tourpes, dove il birrificio è attivo dal 1950, la tradizione è una cosa seria e il birraio Olivier Dedeycker, che lo guida dal 2002, fa pochissime eccezioni. 
Nel 2016 è stata aggiunta alla gamma Moinette l’anello mancante tra la Blonde e la Brune, ovvero l’ Ambrée; nello stesso anno c’è stata l’interessante collaborazione con Tomme Arthur del birrificio americano Lost Abbey, una saison nel quale il lievito Dupont s’accompagna a luppoli americani. Nel 2017 è arrivata la Oelegems Titsenbier, fino ad allora una semplice ri-etichettatura della Moinette Biologique: pare che la ricetta sia stata leggermente modificata e ora la Titsenbier è una birra a sé.  
Lo scorso febbraio è ha debuttato la Hirond' Ale #1.0, con quell’hashtag che rappresenta un’inattesa concessione alla modernità e, probabilmente, sta ad indicare che ci saranno in futuro altre Hirond’ Ale. Tecnicamente si tratta di una saison che prevede l’utilizzo di malto d’orzo e di segale e, per quel che riguarda il luppolo, solamente Savinjski Golding raccolto in Belgio: a tutto il resto ci pensa, come al solito, il magico lievito Dupont.

La birra.
Hirond, ovvero la rondine: una birra che la Brasserie dedica a quegli uccelli che da decenni occupano alcuni degli edifici dove si trova il birrificio.
Il suo colore è un dorato piuttosto carico con sfumature ambrate, leggermente velato: impeccabilmente cremosa e compatta è invece la schiuma, generosa e dall'ottima persistenza. L'aroma è molto pulito, rustico ed elegante al tempo stesso: il lievito Dupont è in primo piano, con le sue caratteristiche note speziate e ruspanti che richiamano la campagna dell'Hainaut, lievi accenni di banana. Ci sono profumi di pane e di biscotto, di croissant e frutta secca a guscio mentre è probabilmente la segale a donarle un carattere terroso. Al palato è vivace e scattante, come una saison dev'essere: copiose bollicine, grande scorrevolezza: il gusto segue con buona corrispondenza l'aroma, riproponendo note biscottate, una componente fruttata in cui convivono banana, pera e arancia, frutta secca, un ruspante e ruvido finale erbaceo e terroso, con un amaro di buona intensità e una delicata speziatura. La chiusura è lievemente astringente ma il palato si ritrova meno secco del previsto, con un retrogusto dolce di biscotto zuccherato. 
Grande pulizia e gran lavoro del lievito Dupont in una saison autentica e sincera, rustica. Se anche voi vi state chiedendo: è un'aggiunta necessaria al catalogo del birrificio di Tourpes?  Probabilmente no, ma berla soddisfa e dopo tutto questo è quello che conta.
Formato 33 cl., alc. 5.7%, lotto 17497A, scad. 01/12/2019

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 2 aprile 2017

Moinette Biologique

Da sempre la best seller della Brasserie Dupont, la strong ale Moinette, prodotta ininterrottamente dal 1955, viene affiancata nel 1990 da una sua "sorella" biologica; in contemporanea, il birrificio di Tourpes (Belgio) lancia sul mercato anche la Saison Dupont Biologique.
Sino al 1980 la Moinette era commercializzata con il nome di Abbaye de Moinette; ci sono varie ipotesi sull'origine di questo nome. Il riferimento monastico (Moine in francese significa infatti "monaco") poteva essere visto soltanto come un modo per sfruttare la popolarità delle Tripel d'abbazia, ma il birrificio si trova effettivamente su di un terreno un tempo di proprietà di un monastero.
Quella zona paludosa era chiamata Pays de Moinette, a sua volta derivante dall'antica parola francese moëne che significava fango. E nel paese di Tourpes un tempo esistevano un mulino ed una fattoria (Cense de la Moinette) entrambi di proprietà degli antenati dei Dupont.
Per completare l'elenco dei nomi, negli Stati Uniti tutte le birre biologiche Dupont vengono commercializzate con il nome di Forêt: la Forêt Blanche sostituisce la Blanche Du Hainaut Biologique, mentre la Moinette Biologique diventa la Dupont Forêt. L'unica birra "inedita" a marchio Forêt è la Libre, una Saison senza glutine.

La birra.
Nel bicchiere si presenta di colore dorato, con una leggera velatura ed una cremosa testa di schiuma bianca, fine e compatta, dall'ottima persistenza. Al naso zucchero candito, biscotto, un accenno di miele, spezie, frutta candita, scorza d'arancia: l'intensità non è particolarmente elevata, ma c'è grande pulizia. La bevuta è sostenuta da vivaci bollicine ed è molto gradevole al palato: il corpo è medio, l'alcool (7.5%) è ben nascosto ed i 25 centilitri di questa bottiglietta evaporano dal bicchiere con sorprendente velocità. Il gusto segue pedissequamente l'aroma, riproponendo il dolce di miele, biscotto, zucchero candito, frutta sciroppata e frutta candita, il tutto accompagnato da un delicatissimo tepore etilico. Il lievito di casa Dupont aggiunge una delicata speziatura che suggerisce il coriandolo, ma soprattutto riesce ad attenuare perfettamente tutto il dolce; un breve tocco terroso amaricante finale pulisce definitivamente il palato e lascia emergere un bel retrogusto delicatamente etilico e dolce di canditi e frutta sotto spirito.
Se volete provarla anche voi, la potete trovare sul negozio Iperdrink.it che ringrazio per avermi inviato una bottiglia da assaggiare: il consiglio è ovviamente di optare per una da 75 cl.
Formato: 25 cl., alc. 7.5%, lotto 14131A, scad. 06/2017.


NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 1 marzo 2017

Saison Dupont Cuvée Dry Hopping 2016

Sta diventando ormai un appuntamento annuale fisso quello del blog con la versione Cuvée Dry Hopping della Saison Dupont; variante di un classico realizzata ogni anno selezionando una diversa varietà di fiori di luppolo (no pellets) utilizzati per il dry-hopping.  A dirla tutta, quella che sembra una novità non è però altro che un ritorno al passato; come riporta infatti Yvan de Baets nel suo saggio sulle Saison contenuto nel libro Farmhouse Ales, Culture and Craftmanship in the Belgian Tradition, la Saison Dupont "normale" sino al 1960 veniva sempre dry-hoppata. 
Tutto è iniziato nel 2010 quando 250 fusti e circa 500 bottiglie magnum  di Cuvée Dry Hopping vengono destinate ai migliori clienti del mercato domestico; l’esperimento ebbe successo e venne ripetuto ogni anno  in quantità sempre maggiori, sotto le pressanti richieste del mercato statunitense che la richiedeva a gran voce. 
Nel 2013 è nata la versione con il luppolo l'alsaziano Triskel, mentre nel 2014 è stata la volta del Challenger, coltivato in Belgio;  lo scorso anno ho avuto la fortuna di bere a pochi mesi dall’imbottigliamento la versione 2015 che ha utilizzato il luppolo inglese Minstrel. 
La Saison Dupont Cuvée Dry Hopping 2016 è arrivata lo scorso maggio; purtroppo mi tocca assaggiarla a dieci mesi dalla nascita, condizione non ideale per apprezzare gli effetti del dry-hopping. Il luppolo scelto dal birraio Olivier Dedeycker è il Brewers Gold, del quale mantengo ancora uno straordinario ricordo per come è stato utilizzato in questa Golden Ale di Crouch Vale. La varietà scelta da  Dedeycker non è però inglese ma tedesca: secondo quanto ci dice il birraio, il dry-hopping dovrebbe intensificare i profumi fruttati, soprattutto quelli di agrumi e “frutti bianchi”. 

La birra. 
Il suo colore è dorato, leggermente velato e sormontato da un impeccabile e generoso cappello di schiuma bianca, cremosa e compatta, "croccante", dall'ottima persistenza. All'aroma il tipico carattere rustico del lievito Dupont che richiama la paglia e il fieno, il granaio, la campagna assolata; una delicata speziatura lega assieme profumi floreali, di limone e scorza d'arancia, accenni di banana. Naso pulitissimo, splendida introduzione ad una bevuta che al palato si rivela altrettanto perfetta: vivacemente carbonata, scorre a velocità record solleticando ad ogni sorso il palato, dissetandolo e rinfrescandolo. Pane, un tocco di miele, agrumi e frutta a pasta gialla, accenni di canditi e banana formano una saison intensa che chiude bilanciata da una leggera acidità e da un amaro di buona intensità dove convivono note terrose e di scorza d'agrumi. Alcool ben nascosto, mirabilmente in equilibrio tra l'elegante ed il rustico: la bevibilità è ovviamente quella "assassina" della Saison Dupont, idem per quel che riguarda secchezza e capacità di rinfrescare e dissetare chi se la trova nel bicchiere. Il Brewer's Gold tedesco aggiunge forse un po' più di agrumi alla Saison Dupont regolare, ma sono già passati dieci mesi dalla sua messa in bottiglia: difficile farsi un idea veritiera dell'apporto di quel dry-hopping. Rimane comunque un'ottima occasione per tornare a bere uno splendido classico senza tempo o, per quel che mi riguarda, la birra che mi porterei su di un isola deserta. Bottiglia in ottima forma, rapporto qualità prezzo senza rivali, soprattutto se l'acquistate in Belgio.
Formato: 37.5 cl., alc. 6.5%, lotto 1620A, scad. 07/2019, prezzo indicativo 3.50-4.50 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 19 ottobre 2016

Dupont / Lost Abbey Deux Amis

Tomme Arthur e Olivier Dedeycker, o se preferite The Lost Abbey (San Marcos, California) e Brasserie Dupont (Tourpes, Belgio): diventano “due amici” grazie ad una birra fatta assieme. E’ l’importatore americano del birrificio belga, Total Beverage Solution, a contattare alcuni birrifici americani per sondare il loro interesse a realizzare una birra collaborativa con Dupont; la scelta di Lost Abbey non è ovviamente casuale.  Tomme ama la tradizione belga e con il marchio Lost Abbey di Port Brewing si è cimentato più volte, con eccellenti risultati, in questo ambito; la Saison Dupont è una delle sue birre preferite, ed Arthur non fa mistero di utilizzare un ceppo di lievito di “derivazione” Dupont per la realizzazione delle sue birre Red Barn Ale e Carnevale
A Dedeycker viene così presentata una lista di birrifici d’oltreoceano interessati al progetto e la sua scelta cade proprio su Arthur, amante del Belgio e, soprattutto, estimatore e conoscitore dei prodotti Dupont. I due si scambiano alcune email nelle quali abbozzano un’idea di birra: ci si accorda di utilizzare la ricetta della Saison Dupont, con il suo lievito ed il suo malto (100% pils) e di sostituire i luppoli europei con varietà americane, con le quali Dedeycker non ha mai lavorato in vita sua.  Tommee spedisce i luppoli selezionati in Belgio, rivelandone le varietà a Dedeycker solo nel momento in cui aprono assieme le scatole nel giorno della cotta, che avviene a gennaio 2016 a Tourpes:  i protagonisti sono Amarillo, Simcoe e Mosaic, affiancati dal tedesco Hallertauer Magnum. 
La birra viene commercializzata all’inizio dell’estate, con la pubblicazione di un bel video  e di un sito internet dedicato. Per l’occasione Dedeycker si reca anche per la prima volta nella sua vita negli Stati Uniti per fare un piccolo tour promozionale di tre giorni assieme ad Arthur in alcuni locali selezionati tra San Diego e Los Angeles; l’occasione è buona anche per visitare molti birrifici californiani e per far entrare in contatto la (quasi) immutabile tradizione di Dupont con la scoppiettante scena della craft beer statunitense. 

La birra.
Lo splendido lievito Dupont ed i migliori luppoli americani selezionati da Arthur: qual è il risultato dell'incontro? Il colore è dorato con qualche riflesso arancio pallido, velato; da manuale la schiuma: bianchissima e generosa, cremosa e compatta, fine, dalla lunga persistenza. Al naso è il lievito Dupont a rubare la scena, con il suo carattere rustico (fieno, paglia, terra, granaio) e leggermente pepato che prende il sopravvento rispetto agli agrumi (cedro, limone) dei luppoli americani; il bouquet olfattivo, fresco e pulitissimo, si completa con note terrose, di banana e fiori bianchi. Mouthfeel perfetto, come ogni saison dovrebbe essere: vivaci bollicine, corpo medio, scorrevolezza da record per una birra da bere ad oltranza. Il malto (pane, accenni di miele) supporta il carattere fruttato di questa Saison che mette in evidenza frutti a pasta gialla ed agrumi senza disdegnare qualche remota suggestione di frutta tropicale e di canditi. L'alcool (7%) è di fatto impercettibile, la secchezza e la pulizia sono encomiabili: il percorso si chiude con un amaro di buona intensità, sicuramente superiore a quello della Dupont standard (che di per sé è già una Saison piuttosto amara) nel quale convivono note terrose e di scorza d'agrumi. 
Il risultato ottenuto dai due amici è senz'altro di livello ed ineccepibile: un'ottima Saison i cui settantacinque centilitri si affrontano in solitudine senza sforzo e con enorme soddisfazione. Pur non sapendo che cosa aspettarmi, avevo comunque grandi aspettative dall'incontro di questi due grandi nomi; benché ottima, la Deux Amix alla fine altro non è che una leggera divagazione sul tema Saison Dupont (e avercene di birre così, sia chiaro). Tomme Arthur ama il Belgio e Dedeycker è portavoce di una tradizione che cerca di restare fedele a sé stessa nel tempo; Arthur dagli USA guarda alla tradizione belga come fonte d'ispirazione e come punto d'arrivo per molte sue birre. Ovvio che dall'incontro uscisse vincitore il Belgio con il lievito Dupont, oggetto del desiderio di Arthur più di quanto lo siano i migliori luppoli americani per  Dedeycker.
Formato: 75 cl., alc. 7%, lotto 16075A, scad. 03/2018, prezzo indicativo 6.00/8.00 Euro (beershop).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 15 settembre 2016

Dupont L’Aubéole d’Estinnes

Estinnes, comuna belga di 7500 abitanti circa nella provincia vallona dell’Hainaut, a 15 chilometri da Mons. Non ci sono alberghi e ostelli ma potete tuttavia visitare il Museo della Vita Rurale che vi permette di fare un salto a ritroso in un tempo che ormai non esiste più:  ritmi scanditi dai rumori delle pale dei mulini ad acqua, dal lavoro nei campi, da nicchie scavate nei muri sui quali sono spesso dipinte immagini della Vergine. Un sentiero lastricato vi conduce nel cortile del Grand Moulin costruito nel 1814 dalla famiglia Wanderpepen e oggi ancora di proprietà di René: accanto al mulino i resti di quel birrificio che a partire dal 1988 produceva la Vieille Des Estinnes, una birra rimasta nella memoria degli abitanti del luogo anche ad anni di distanza dalla sua scomparsa, presumibilmente dopo la seconda guerra mondiale. 
A Estinnes-au-Mont si tiene a settembre di ogni anno la Fête Médiévale e tra i partecipanti si discuteva di quanto sarebbe stato bello accompagnare i festeggiamenti con quella che era un tempo la birra del paese; gli abitanti volevano che la sua rinascita fosse affidata ad un produttore locale, e lo sguardo si rivolse cinquanta chilometri a nord in direzione Tourpes, dove ha sede la Brasserie Dupont. Non fu affatto semplice convincere Dupont a produrre la Vieille Des Estinnes; i primi approcci terminarono con delle porte chiuse in faccia, ma grazie alla perseveranza e ai fondi raccolti da Danny Merlevede  e Jeanne-Marie Nolf ecco che alla Festa Medievale del 2008 fu finalmente possibile presentare la Vieille Des Estinnes. Le prime versioni recano un’etichetta raffigurante il Grand Moulin e la (ingannevole) scritta Brasserie Wanderpepen: inutile per gli appassionati cercare di reperire informazioni su questo birrificio che in realtà non esiste più. 
A partire dal 2011, se non erro, la Vieille Des Estinnes cambia nome e diventa L’Aubéole d’Estinnes:  la nuova etichetta verde realizzata da Maud Desnos include lo stemma della famiglia Merlevede (risalente al 1560) e due elementi che rappresentano di fatto un passaggio temporale, dalla ruota del mulino ad acqua alle pale del parco eolico di Estinnes.  Purtroppo Danny Merlevede è deceduto nel 2013, ma la moglie Jeanne-Marie Nolf continua a portare avanti l’ “Aubéole”,  neologismo che racchiude in sé la fusione tra la ruota ad acqua (Aubé) e il dio del vento Eolo.

La birra.
Nonostante l’etichetta la presenti come bière ambrée,  L’Aubéole d’Estinnes si presenta nel bicchiere velata e di colore dorato, sormontato da un cappello di bianca schiuma un po' scomposta che ha comunque una buona persistenza. Al naso si riconosce subito l'apporto del lievito Dupont, con quel suo carattere rustico che accompagna la delicatissima speziatura (pepe, coriandolo), le note erbacee, di polpa d'arancia e di banana. Fresco, gradevolmente acidulo e pulito, preludio ad un mouthfeel perfetto, con una sostenuta carbonazione a rendere la bevuta scorrevole e vivace. I malti sono lievi, con un delicato tappeto di pane e miele ad introdurre un gusto che ha buona corrispondenza con l'aroma: arancia, accenni di frutta gialla e una delicata nota pepata che introduce il finale che brilla di un'amaro rustico, terroso, erbaceo. E' qui che l'alcool (7.5%) mette per la prima volta la testa fuori dal guscio. Volendola incasellare nella categoria delle Saison, si mostra un po' meno attenuata della Dupont e mette in evidenza un amaro un po' più pronunciato: ne mantiene quasi la stessa incredibile bevibilità e gli stessi elevati standard di pulizia ed equilibrio.  E' questa la sincerità - scevra di artifici o ruffianerie - che vorresti sempre trovarti nel bicchiere quando ordini una saison: non aggiunge probabilmente nulla a quanto già conosciamo di Dupont, ma più che un problema in questo caso si tratta di un'opportunità.
Formato:  75 cl., alc. 7.5%, lotto 15384A, scad. 01/12/2018, prezzo indicativo 4.50-6.00 Euro (Belgio)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 6 ottobre 2015

Saison Dupont Cuvée Dry Hopping 2015

Lo dichiaro subito apertamente: mi è difficile essere imparziale quando si tratta di Saison Dupont. E’ una birra che amo e che berrei ogni giorno e in ogni stagione, prima, durante o dopo un pasto. E’ una birra che dietro ad una straordinaria facilità di bevuta rivela una bella complessità di profumi e sapori ed ha un elevatissimo rapporto qualità prezzo (soprattutto se riuscite ad acquistarla nei posti “giusti”). 
Nel 2010 Olivier Dedeycker, direttore e birraio della Brasserie Dupont, annuncia una novità che è in realtà un ritorno al passato; una versione di Saison con dry-hopping, come la Dupont era solita produrre sino agli anni ’60.  La prima edizione – riservata al mercato domestico e ai “migliori” clienti  - consiste in 250 fusti e 500 bottiglie magnum; negli anni successivi si ripete la produzione, una volta l’anno, in quantità sempre maggiori. Ogni anno Dedeycker seleziona una diversa varietà di luppolo i cui fiori (no pellets) vengono utilizzati per il dry-hopping.  Nel 2013 fu utilizzato l'alsaziano Triskel, mentre nel 2014 è stata la volta del Challenger, coltivato in Belgio: fu proprio questa versione che riuscii ad assaggiare qualche mese fa, purtroppo dopo quasi un anno dalla sua messa in bottiglia, un lasso di tempo non certo ottimale per apprezzare l’apporto del dry-hopping. 
Questa volta sono stato più fortunato e a distanza di qualche mese posso già stappare l’edizione 2015, messa in vendita lo scorso luglio; il luppolo scelto è l’inglese Minstrel, una varietà ottenuta dalla Charles Faram &  Co Ltd incrociando (se le informazioni  che ho trovato in internet sono corrette) Cascade e Sovereign; il produttore sul proprio sito utilizza descrittori come “Herbal, Orange, Spiced Berries”.
Il suo colore è il tipico arancio con riflessi dorati, opalescente: la testa di schiuma è perfettamente bianca e compatta, cremosa ed ha una lunga persistenza. Pulizia ed eleganza spalancano le porte di un "naso" ricco di sentori floreali ed erbacei, pane e crackers, una delicata punta di pepe bianco e di banana, scorza di limone, polpa e scorza d'arancia; a completamente il carattere rustico di paglia, terriccio umido, qualche traccia di sughero. Il "mouthfeel" è una sorta di manuale di come dovrebbe essere una saison: corpo "quasi" medio, vivaci bollicine che tuttavia non le precludono di risultare comunque morbida, massima scorrevolezza. In bocca c'è tutto lo splendore di una classica Saison Dupont: pane, crackers, un tocco di miele, il dolce fruttato di arancia, albicocca e pesca, la delicata speziatura (pepe) che corre a braccetto con le bollicine. E' solo a fine corsa che noto qualche divergenza tra questa Cuvée Dry Hopping 2015 ed una classica Saison: è l'amaro ad essere un po' più intenso e marcato del solito, con le classiche note erbacee, terrose e leggermente "zesty" che fanno qualche sconfinamento in territorio resinoso. Inutile ricordare come l'alcool sia ben nascosto in una saison dalla scorrevolezza impressionante e dalla bevibilità "assassina". Birra pulitissima ed intensa, superbamente bilanciata tra dolce, amaro, una lieve acidità ed una perfetta attenuazione che la rende un indispensabile strumento per rinfrescarsi e dissetarsi. Bottiglia in splendida forma di Cuvée Dry Hopping che si mantiene piuttosto fedele alla "madre", costituendone di fatto una leggera variazione probabilmente non necessaria, se non che costruisce di fatto una scusa (come se ce ne fosse bisogno) per stappare e bersi un'altra Dupont. Alleluia! 
Formato: 37.5 cl., alc. 6.5%, lotto 15215A 10:07:55, scad 07/2018, pagata 1,60 Euro (drink store, Belgio).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 30 settembre 2015

Dupont Triomfbier Vooruit

Nel diciannovesimo secolo la città belga di Gand/Ghent era un importante polo industriale, dominato dall'industria tessile; i lavoratori erano spesso sottoposti a massacranti turni di dodici ore per poi ritornare a dormire in degradati alloggi privi di ogni forma d'igiene. Edward Anseele nel 1880 fondò la cooperativa sociale Vooruit: si trattava inizialmente di un panificio dove gli associati potevano acquistare il pane ricevendo in cambio, nel corso dell'anno, una parte del ricavato sottoforma di buono spesa da poter utilizzare per altri acquisti di prodotti della cooperativa. Ben presto oltre al pane arrivò il caffè, il vestiario, una biblioteca, un bar e una sala dove potersi incontrare, dando così inizio al primo circolo "socialista" di Gand. I benefici per gli associati furono sempre maggiori; chi non poteva lavorare per malattia avevano gratis pane e assistenza medica, i membri più anziani ricevevano una piccola pensione basata sul volume dei loro acquisti presso la cooperativa.
Ma Anseele si spinse oltre: visto che le condizioni di lavoro nelle fabbriche di Gand erano pessime, fondò lui stesso un mulino, un birrificio e uno zuccherificio assumendo personale retribuendolo in modo migliore; nel 1913 la cooperativa fondò anche una banca. La necessità di ampliare i locali portò all'acquisto di un terreno nel centro di Gand dove fu poi costruito nel 1913 l'edificio che oggi ospita il centro culturale Vooruit; il palazzo sopravvisse alle due guerre mondiali in quanto sequestrato dai tedeschi che lo trasformarono in una sorta di dormitorio per i propri soldati. Nel 1946 la cooperativa rientrò in possesso dei locali, ma con il passare degli anni il Vooruit entrò in crisi; gli operai iniziavano a migliorare il proprio livello di vita e preferivano quindi spendere i propri soldi in altri luoghi più attraenti. Il cinema ed i concerti che si tenevano nella sala spettacoli non erano più redditizi ed il palazzo necessitava di profondi interventi di restauro per i quali non c'erano le risorse comiche; negli anni '70 l'unico luogo ad essere ancora aperto era il bar, ma gli incassi non bastavano a coprire le spese. Un gruppo di giovani ottenne l'uso della sala concerti negli anni '80, sul cui palco si esibirono molti artisti locali; lavoratori volontari s'incaricarono di ripulire i locali dagli escrementi e dalle carcasse di piccioni che si erano accumulati nel corso del tempo. Qualche anno dopo l'edificio ebbe il riconoscimento di "monumento nazionale" e furono finalmente stanziati i fondi necessari per il restauro, portato a termine nell'anno 2000. Al Vooruit si esibirono, tra gli altri,  i Nirvana, Sinéad O’Connor e  the Red Hot Chili Peppers; furono organizzate mostre, dibattiti, eventi culturali. Oggi al Kunstencentrum Vooruit lavorano circa un centinaio di persone che accolgono oltre trecentomila visitatori l'anno.
Nel 2013 il centro decide di celebrare il suo centenario riportando in vita una delle birre che un tempo venivano prodotte dal birrificio "sociale": è la Triomfbier, la cui realizzazione viene affidata alla Brasserie Dupont. Gli ingredienti sono tutti biologici, con una piccola percentuale di malto torbato.
All'aspetto è di color ambrato chiaro, opaco, con una schiuma biancastra cremosa un po' scomposta e non molto persistente. Il naso è pulito e discretamente intenso, con il lievito di casa Dupont ben in evidenza: una leggera speziatura dalla quale emerge soprattutto il pepe, gli esteri fruttati (arancia, albicocca), le note maltate di biscotto; l'affumicatura è davvero leggera e si avverte solo quando la birra si scalda. La carbonazione è belga, tipicamente vivace, con un corpo medio-leggero e la grandissima scorrevolezza di tutte le birre Dupont. L'affumicato è molto delicato anche in bocca, dove c'è una fragrante base maltata (biscotto e miele) seguita dal dolce della pesca, dell'albicocca e dell'arancia; l'intensità scende un po' troppo bruscamente nel finale terroso ed erbaceo, piuttosto corto e "macchiato" da un breve passaggio acquoso che di fatto "spegne" la birra, forse volutamente, per permettere alle note di torba di fare una veloce apparizione nel retrogusto. Equilibrio e pulizia non mancano, l'alcool è ovviamente impercettibile e l'affumicatura ben convive con il carattere belga, un connubio che mi aveva fatto un po' dubitare a priori. Si tratta tuttavia di una convivenza da "separati in casa", nel senso che l'affumicato si percepisce solamente nel momento in cui gli altri profumi e sapori vengono a spegnersi.
Formato: 75 cl., alc. 6%, lotto 17276A 09:57:48, scad. 10/2016, pagata 3.10 Euro (drink store, Belgio).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 1 marzo 2015

Saison Dupont Cuvée Dry Hopping 2014

A gennaio 2010 la Brasserie Dupont, non particolarmente avvezza a sfornare novità, annuncia l'arrivo della Saison Dupont Cuvée Dry Hopping: in aprile ne vengono realizzati 250 fusti e circa 500 bottiglie (magnum) che destinate esclusivamente al mercato domestico, ai migliori clienti.
L'esperimento ha successo e viene ripetuto ogni anno,  in quantità sempre maggiore, consentendone anche a partire dal 2013, l'esportazione nel mercato che la richiedeva a gran voce, quello statunitense.
Il dry hopping avviene con i fiori di luppolo (no pellets) che ogni anno vengono selezionati dal birraio Olivier Dedeycker; nel 2013 fu utilizzato l'alsaziano Triskel, mentre nel 2014 è stata la volta del Challenger, coltivato in Belgio.
A dirla tutta, quella che sembra una novità non è però altro che un ritorno al passato; come riporta infatti Yvan de Baets nel suo saggio sulle Saison contenuto nel libro Farmhouse Ales, Culture and Craftmanship in the Belgian Tradition, la Saison Dupont "normale" sino al 1960 veniva dry-hoppata.
La voglia di assaggiarla era tanta, purtroppo sono riuscito a recuperare un po' in ritardo la versione 2014, che è "uscita" più o meno un anno fa: e dodici mesi di vita in bottiglia non sono esattamente il massimo per apprezzare gli effetti del dry-hopping; l'etichetta è quella a "scacchi" gialli e bianchi che viene normalmente utilizzata per la Saison Dupont esportata negli Stati Uniti.
Si presenta di colore dorato, velato, con una generosissima testa di schiuma bianca, pannosa, molto persistente. Il naso è leggermente speziato e floreale,  con sentori di crosta di pane, erba tagliata di fresco, scorza d'agrumi, arancio, paglia e fiori secchi; molto pulito, è discretamente intenso ma manca di quel "marchio di fabbrica " della Saison Dupont classica, ovvero il formaggio brie.
Corpo medio-leggero in bocca, molto vivacemente carbonata (forse un pelino troppo, anche per una Saison), "bevibilità assassina" tipica della Dupont. Al palato pane e crackers, polpa d'arancio un tocco di miele e di pesca; gradevolmente rustica e impeccabilmente bilanciata con una leggera acidità, ha un finale amaro, erbaceo, leggermente "zesty" e speziato, terroso.
In tutto e per tutto una Saison Dupont, questa Cuvée Dry Hopping è una leggera (ma non proprio necessaria) variazione di una birra pressoché perfetta di suo; apprezzabile solo in piccola parte il dry-hopping di Challenger dopo (purtroppo) un anno di bottiglia, con un lieve carattere erbaceo/speziato che personalmente mi ha ricordato alla lontana quello di un luppolo "nobile".
Formato: 37.5 cl., alc. 6.5%, lotto 14043C, scad. 03/2017, pagata 3.34 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 12 novembre 2014

Saison Dupont vs. Extraomnes Saison

L’idea non è originalissima, lo ammetto. Al Villaggio della Birra 2010, l'allora appena nata Saison di Extraomnes era stata attaccata con perfidia proprio a fianco della Saison Dupont Dry Hopping, L’anno scorso, in Aprile, al Bere Buona Birra di Milano fu organizzato un nuovo “scontro” tre Belgio ed Italia in occasione della presentazione della Wallonie. La tentazione era però troppo forte per non replicare una “sfida” simile, mettendo a confronto quella che è la mia saison preferita (Dupont) con quella del birrificio italiano dal DNA più belga di chiunque altro: una sfida giocosa, visto che si tratta due birre che già all’origine hanno delle marcate differenze. Alcool più contenuto (6.5%), 100% malto Pilsner, luppoli EK Goldings e Styrian Goldings e lo splendido lievito della casa per la belga, secondo quando riporta il libro di “Farmhouse Ales” di Phil Markowski;  6.9% per Extraomnes, che oltre a malto (100% Pilsner ?) e luppoli (Saaz e Stiryan Goldings ?), utilizza anche una percentuale di segale e di  zucchero candito Riuscirà la giovane saison italiana (nata nel 2010) a tenere testa ad una delle saison più apprezzate al mondo, prodotta invece dagli anni trenta del secolo scorso ?
Anche se la foto non rende grossa giustizia, sono entrambe di colore dorato carico, ma la Dupont è leggermente più chiara della Extraomnes che invece vira un po’ verso l’arancio. Grosse differenze invece se parliamo di schiuma; quella della Dupont è quella che ti aspetti quando versi una Saison: un po’ esuberante, generosa, bianca e compatta, quasi pannosa, molto persistente. Delude un po’ quella italiana:  biancastra, è di dimensioni abbastanza modeste e si dissolve piuttosto rapidamente.
Al naso la Dupont apre con quello che è un po’ il suo marchio di fabbrica, quei lievi profumi che ricordano il formaggio Brie, seguite da note aspre di limone e banana acerba; poi fiori bianchi, pera, arancio, sughero, una leggera nota pepata ad una gradevolissima rusticità che odora di paglia, di campagna, di fieno. Extraomnes ribatte con minore intensità ma eguale pulizia:  anche qui fiori bianchi, lievi sentori di banana e limone,  qualche accenno zuccherino, di frutta a pasta gialla ed un carattere rustico non molto diversa (sughero a parte)  dalla collega belga, che si traduce anche qui con le immagini  dei campi estivi  pieno di balle di fieno ad essiccare sotto al sole.
Nessuna sorpresa al momento di bere la belga:  vivacemente carbonata, scorre velocissima in bocca con la facilità di una session beer, anche se i gradi sono 6.5%: il corpo medio-leggero. Altissima la velocità di scorrimento anche della Extraomnes, nonostante il corpo leggermente più ingombrante,  e stessa bevibilità da “session”: molto sottotono invece le bollicine, come la piccola schiuma aveva fatto intuire, con il risultato di una birra più morbida e meno "ruspante".  
In bocca la Dupont si rivela in formissima, era davvero da tempo che non mi capitava una bottiglia in questo stato di grazia:  pane e cereali s’accompagnano alle note di arancio e di frutti a pasta gialla, il dolce (appena accennato) del miele è bilanciato da una lieve acidità, c’è una lieve speziatura indefinibile, alla belga: chiude splendidamente secca, con un bel finale amaro, rustico (o funky, in beergeekese), terroso, erbaceo, leggermente zesty. Splendida, una delle migliori bevute del 2014.
Extraomnes mette in campo una “formazione” simile: pane, agrumi e frutta a pasta gialla, qualche leggera traccia di miele e di zucchero candito. La bevuta è un po' meno secca rispetto alla Dupont, con un finale che è però più amaro della sorella belga, ed una minor presenza di scorza d'agrumi rispetto alla componente erbacea e terrosa.
Da italiano, mi tocca purtroppo constatare che la sorte ha portato al confronto una bottiglia di Extraomnes che non mi è sembrata proprio al massimo della forma, con la conseguente vittoria del Belgio: ma, con una Saison Dupont così, sarebbe stato impossibile spuntarla quasi per chiunque. E' invece un po' meno netto il "verdetto" se si ha la pazienza di lasciare per (un bel) po' le birre nel bicchiere: l'alzarsi della temperatura ed il trascorrere del tempo portano via alla Dupont quella freschezza e quella vitalità che erano state le sue armi vincenti. Resiste invece meglio la Extraomnes, forse grazie al corpo un po' più sostenuto ed alla maggiore gradazione alcolica.
Entrambe le birre si trovano abbastanza facilmente (la Dupont anche in molti supermercati) ed hanno un prezzo abbastanza contenuto: fate anche voi la prova e, qualunque sia per voi la vincitrice, sarà comunque una soddisfacente bevuta.

In dettaglio:
Saison Dupont  - formato : 75 cl., alc. 6,5%, lotto 13317A, scad. 11/2016,
Extraomnes Saison  - formato : 33 cl., alc. 6,9%, lotto 113 14, scad. 31/10/15  

lunedì 23 dicembre 2013

Dupont Avec les Bons Voeux 2010

Nel 1970 la Brasserie Dupont decide di omaggiare alcuni dei suoi migliori clienti con una birra natalizia, dalla forte gradazione alcolica: la birra non ha un nome vero e proprio, ma reca semplicemente la scritta "Avec les bons vœux de la Brasserie Dupont", ovvero "con gli auguri della Brasserie Dupont". La birra ottenne un grande successo tra i clienti, e convinse il birraio Marc Rosier a commercializzarla regolarmente (a partire dal 1996, secondo quanto riporta Michael Jackson nel suo Great Beers of Belgium) utilizzando proprio quell'augurio come nome della birra. E' la Dupont dalla gradazione alcolica più alta (9.5%), oggi disponibile nei formati da 37.5, 75 cl. ed in fusto. Pare sia molto difficile trovare un accordo sulla categoria stilistica d'appartenenza: l'abbiamo trovata definita come saison (invernale), triple, strong ale ed anche barley wine.
Edizione 2010 (come marchiato sul tappo di sughero) quella che andiamo ad aprire; shelf life di cinque anni ma, dal confronto con esemplari più giovani, non sembra essere una di quelle birre che migliorano con il passare degli anni. Nel bicchiere si presenta di un bel color dorato carico velato, con sfumature arancio; generosa la schiuma, biancastra, fine e cremosa e dalla discreta persistenza. L'aroma non è particolarmente pronunciato, appare un po' stanco ed ha ovviamente perso il vigore e la speziatura della gioventù: c'è una lieve nota rustica , un po' terrosa e di cantina (polverosa), ma soprattutto miele d'arancio, albicocca disidratata e frutta candita (pesca, arancio). 
In bocca stupisce subito per il modo in cui l'alcool viene nascosto; davvero impossibile scommettere sugli oltre 9 gradi dichiarati in etichetta. Il corpo è medio, discreta la carbonazione per un risultato finale molto gradevole e morbido in bocca. Troviamo note di crosta di pane, di miele, di frutta gialla (pesca ed albicocca) e di arancia; la dolcezza è molto ben bilanciata da una lieve acidità (lattica) che riesce a rendere la Bon Vœux molto scorrevole e quasi rinfrescante, al palato. Porta in dote una pulizia ed un equilibrio pressoché da manuale, ed è solamente alla fine, nel retrogusto ricco di frutta sotto spirito, che l'alcool si manifesta con un morbido tepore. Birra da manuale, gustosa e solida, che non dovrebbe mai mancare ad ogni Natale e che sparisce dal bicchiere con facilità presentando il conto al bevitore quando è ormai troppo tardi. Ma è doveroso anche citare questo interessante abbinamento sponsorizzato da Schigi: pasta e fagioli.
Formato: 75 cl., alc. 9.5%, lotto 102376 15:46, scad. 11/2015, pagata 5.44 Euro (beershop, Italia).

lunedì 27 febbraio 2012

Moinette Brune

La Moinette "Brune" viene messa in commercio dalla Brasserie Dupont nel 1986, circa trent'anni dopo la Blonde, che avevamo bevuto in questa occasione. E' di colore rame, opaco, con cappello mediamente persistente di schiuma ocra, fine e cremosa. L'aroma rivela sentori di toffee, frutta secca, una delicata tostatura di malto ed un leggero sentore di cantina. Le stesse sensazioni si ritrovano in bocca, con la componente etilica che però è sorprendentemente in evidenza, al contrario di tutte le altre produzioni Dupont assaggiate sino ad ora, inclusa la natalizia Avec les Bons Voeux. Il gusto è dominato da malto e da toffee, con un'amaro terroso - leggermente rustico - a bilanciare; molto secca, a tratti astringente, chiude con una virata amara dove convivono note terrose e tostate. Una "dubbel" molto carbonata, corretta, dal corpo medio, che però ci ha entusiasmato molto poco. Aroma e gusto molto poco in forma, quasi irriconoscibile l'apporto che i lieviti dovrebbero dare in questo stile brassicolo. Bottiglia proveniente dalla grande distribuzione, con i conseguenti rischi di un trattamento non proprio ideale nei vari passaggi di mano. Da riprovare in un'altra occasione più fortunata. Formato: 75 cl., alc. 8.5%, lotto 10025B, scad. 02/2013, prezzo 5.15 Euro.

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english summary:
Brewery: Brasserie Dupont, Tourpes-Leuze, Belgium.
Style: abbey dubbel

Appearance: hazy dark copper color with a creamy off-white head. Aroma: toffee, dried fruits, caramel, roasted malt, slightly funky. Mouthfeel: medium body, high carbonation, oily texture. Taste: malty, toffee, alcohol; earthy funky bitterness. Very dry to the palate, sometimes astringent; earthy and roasted bitterness in the finish. Overall: kind of a disappointing bottles, which perhaps has suffered some unappropriate handling and storage from supermarkets. No yeast profile, very few emotions. It's a drinkable and good beer, but we had a better memory. We should try it again another time. Bottle: 75 cl., 8.5% ABV, batch 10025B, BBE 02/2013, price 5.15 Euro.

lunedì 5 settembre 2011

Saison Dupont

Per alcuni è “la madre” di tutte le saison; bevuta innumerevoli volte, ci siamo accorti di non averle ancora dedicato un post e quindi siamo corsi ai ripari. Viene brassata in inverno, e lasciata poi maturare in attesa dell'estate; la produzione inizia intorno al 1930, con una gradazione alcolica inferiore al 4.5%; una birra leggera e dissetante, nata appositamente per il rinfresco estivo dei lavoratori delle campagne dell'Hainaut. E' solo dopo il 1950 che la sua gradazione alcolica sale a 6.5%, senza però assolutamente intaccarne la facilità di bevuta che la rende un'ottima "session beer" fuori regola. E' di color arancio pallido, velato, con un generoso cappello di schiuma compatta, fine e cremosa, molto persistente, leggermente giallastra. Il primo impatto è con sentori di scorza di limone, di sughero/legno, di "cantina"; seguono note più fruttate e dolci di pesca, di polpa d'arancio affiancate da una leggerissima acidità. Abbiamo già accennato alla sua eccezionale bevibilità; al palato c'è un bell'equilibrio di frutta e di spezie, tutta opera dello splendido lievito Dupont, in quanto non ci sono spezie aggiunte in questa Saison. Una leggera acidità le rende fresca e rinfrescante; termina con una virata amara ed erbacea, secca, che lascia il palato pulito e già avido di un ulteriore sorso. Una leggera nota di cantina e di sughero ritorna nel retrogusto, brevemente, per chiudere il cerchio gustativo e ricominciare da capo. In bottiglia è disponibile in formato da 33 e 75 cl., con quest'ultimo indiscutibilmente da preferirsi, anche in solitudine. Nemo propheta in patria, dove la Dupont più apprezzata (venduta) è la Moinette Blonde. La Saison "trionfa" invece all'estero; in Italia è probabilmente la birra con il migliore rapporto qualità-prezzo reperibile oggi nei supermercati.  Bottiglia da 75 cl., alc. 6.5%, lotto 10154A, scad. 07/2013, prezzo 4,65 €.

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english summary:
Brewery: Brasserie Dupont, Tourpes, Belgium
Appearance: cloudy pale orange with a long lasting big creamy white head. Aroma: lemon zest, wood and dust at first; once foam has collapsed there’s a lot of peach and orange pulp. Slightly acid. Mouthfeel: light medium bodied, perfectly carbonated. Taste: beautifully balanced between spices and fruits. As no spices were added in this brew, all the work is being done by amazing Dupont yeast. A light acidity makes it a very refreshing beer. Finish is dry and filled with clean hoppy bitterness. Hints of wood/cork and dust in the aftertaste. Overall: many think this is the “mother” of the “saison” style. It’s indeed an amazing beer which is a must. It comes both in 33 and 75 cl. bottle, but with such a great drinkability we strongly recommend the latter. Bottle 75 cl., 6.5% ABV, batch 10154A, bb. 07/2013, price 4.65 €.

mercoledì 13 luglio 2011

Dupont Blanche Du Hainaut Biologique

La Blanche Du Hainaut non è certamente la birra che ha reso famosa la Brasserie Dupont e, dobbiamo ammetterlo, nemmeno tra le migliori blanche che abbiamo bevuto fin'ora. Colpa forse di una bottiglia che è rimasta per un po' troppo tempo in cantina in attesa della stagione estiva. Prodotta con ingredienti esclusivamente biologici, a partire dai malti d'orzo e di frumento, ai luppoli, sino al coriandolo ed alla scorza d'arancio. All'aspetto è di colore oro pallido, leggermente velato; la schiuma, enorme, è fine e cremosa, bianca, molto persistente. Al naso troviamo sentori di banana, arancio, ed una leggera speziatura (coriandolo). In bocca risulta molto vivace, con una carbonatazione elevata ed un corpo leggero che la rendono molto beverina. Purtroppo abbiamo riscontrato una presenza predominante e troppo invadente di banana a coprire un po' tutto. L'impressione è quasi di una weizen bavarese. Il finale è secco, manca praticamente di retrogusto, ed al palato perdurano ancora le note di banana. Una leggera acidità la rende rinfrescante, ma questa bottiglia non ci ha convinto. Cercheremo di riassaggiarla, più fresca, alla prima occasione. Formato: 25 cl., alc. 5.5%, lotto 10090A, scad. 03/2012, prezzo 2.50 €.

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english summary:
Brewery: Brasserie Dupont, Belgium.
Appearance: hazy golden color topped with a huge creamy white head. Aroma: banana/wheaty, orange and some spices (coriander). Mouthfeel: light body, lively carbonation. Taste: dominated by banana, which makes this closer to a German hefeweizen rather than a Belgian blanche/witbier. Nice refreshing light acidity. Finish is dry, but there’s more of sweet banana even in the aftertaste. Overall: a disappointing beer from a brewery which usually delivers very nice products. This bottle stood maybe for too long time in our cellar waiting for the hot summer days. We’ll give it another try as soon as possible. Bottle: 25 cl., 5.5% ABV, batch 10090A, bb. 03/2012, price 2.50 €

sabato 25 giugno 2011

Moinette Blonde

Prodotta dalla Brasserie Dupont per la prima volta nel 1955, con il nome Abbaye de la Moinette, accorciato poi semplicemente in Moinette nel 1980. Bel colore dorato pallido, velato, con una schiuma bianca, compatta, fine e cremosa, molto persistente. Naso dolce e ricco di frutta sotto spirito (albicocche, pesche), zucchero, canditi, e leggera speziatura donata dai lieviti. Il corpo è robusto, ma la gradazione alcolica (8.5%) molto ben mimetizzata e la texture acquosa la rendono molto facile (e pericolosa) da bere. Nella nostra bottiglia (prodotta nel 2009, crediamo) i luppoli erano quasi completamente svaniti ed in bocca riscontriamo una corrispondenza quasi totale con l’aroma, con l’aggiunta di note mielose. Morbida, pulita, molto dolce ma caratterizzata da un finale secco che fortunatamente pulisce bene il palato. Lascia un retrogusto abboccato e fruttato, con l’alcool ancora ben mimetizzato e che arriva a scaldare solamente la faringe. Questa bottiglia si è rivelata sostanzialmente un “dolcione”, probabilmente esemplari più giovani risultano meglio equilibrati dall’azione dei luppoli. Formato 33 cl., alc. 8.5%, IBU 35, lotto LO09187A, scad. 10/2012, prezzo 2.40 €.

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english summary: soon