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martedì 23 luglio 2019

Hanssens Experimental Cassis 2015

Bartholomeus Hanssens, un tempo sindaco di Dworp (diciassette chilometri a sud di Brussels), iniziò a produrre lambic nel 1871 nei locali che ospitavano il birrificio Sint Antonius. Nel 1896 la produzione si trasferì in una casa di campagna nella Vroenenbosstraat a Dworp dove tutt'ora gli Hanssens risiedono. Non troverete però nessun impianto produttivo: fu l'invasione dell'esercito tedesco nel corso della prima guerra mondiale a farli sparire definitivamente. Il rame era un metallo molto prezioso ed utile per l'industria bellica, e tutti i macchinari furono sequestrati. Da allora la produzione non è più ripartita e gli Hanssens hanno iniziato ad acquistare lambic altrove per poi assemblarlo. Secondo quanto riporta il sito lambic.info, i fornitori furono Van Haelen a Beersel (chiuso nel 1957), Van Haelen-Coche a Uccle (chiuso nel 1968), La Fleur d’Or a Brussels (chiuso nel 1969), Timmermans a Itterbeek e  Winderickx a Dworp (chiuso nel 1969); attualmente Hanssens utilizza lambic proveniente da Lindemans, Girardin e Boon. 
Nel corso degli anni il testimone è passato da Bartholomeus al figlio Theo e, nel 1974, al nipote Jean: oggi alla guida c'è Sidy, figlia di Jean, assieme al marito John, che svolgono questo lavoro part -time parallelamente ad altre attività. Pochissimi investimenti, la stessa imbottigliatrice in funzione dal 1954, nessun sito internet; non è questo il Belgio che tutti amiamo? Il venerdì e il sabato potete acquistare le bottiglie direttamente dalla casa degli Hanssens che vi aprono le porte. Secondo quanto riporta Van Den Steen nel libro “Geuze & Kriek: The Secret of Lambic Beer (2012)”  Hanssens fu il primo produttore ad apporre in etichetta le denominazioni protette “Oude Geuze” e “Oude Kriek”.

La birra.
L’aggettivo “Experimental” non tragga in inganno: non si tratta di produzione occasionale o limitata. I due lambic con ribes nero (Experimental Cassis) e lampone (Experimental Raspberry) furono prodotti per la prima volta nel 2009  (dieci casse cadauna) su specifica richiesta dell’importatore americano ed entrarono poi a far parte stabilmente della gamma Janssens. 
Experimental Cassis si presenta con un bellissimo vestito rosso porpora; in superfice si forma un piccolo pizzo di bolle biancastre. A quattro anni dalla messa in bottiglia la componente fruttata è ovviamente scivolata in secondo piano e l’aroma è caratterizzato da aceto di mela, legno e dai classici “profumi” del lambic: in questo caso formaggio, sudore, solvente, un po’ di vomito.  Purtroppo la carbonazione non è particolarmente vivace e la bevuta ne risente perdendo un po’ di vitalità. Un’acidità molto marcata, a tratti tagliente, attraversa questo Experimental Cassis da cima a fondo: limone, lime, frutta aspra, legno e qualche ricordo sbiadito di ribes, accompagnato da una suggestione (o una speranza?) dolce di frutti di bosco. Molto secca, leggermente astringente, termina il suo percorso con una rapida transizione dal lattico all’aceto di mela e un delicato tepore etilico.  Un lambic per palati forti, come molti prodotti Hanssens: ma in questo caso lo sforzo necessario per sopportarne acidità d asprezza non è ricompensato dall’accesso a particolari complessità o profondità:  lasciarla in cantina si è rivelato probabilmente un errore. In una bottiglia fresca avrei perlomeno goduto della sua componente fruttata.
Formato 37,5 cl., alc. 6%, imbott. 03/2015, prezzo indicativo 10.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia/lattina e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 13 settembre 2018

DALLA CANTINA: Oude Mûre Tilquin à l'Ancienne 2015

E’ Pierre Tilquin l’uomo dietro al progetto Gueuzerie Tilquin, assemblatore di lambic che ha debuttato nel 2011 con l’aiuto di altri soci imprenditori come ad esempio Grégory Verhelst del birrificio La Rulles.  Pierre ha una formazione in ingegneria biomedica ma ha poi seguito un corso di Brewing Technology a Lovanio, completandolo con esperienze pratiche presso il birrificio Huyghe e, soprattutto, 3 Fonteinen e Cantillon. Gueuzerie Tilquin è anche il primo assemblatore di lambic della Vallonia, avendo sede a Bierghes a poche centinaia di metri da confine, linguistico e territoriale, con le fiandre.  Tilquin acquista mosto da vari produttori (Boon, Lindemans, Girardin e Cantillon) e lo mette a fermentare e a maturare in botti usate di rovere francese provenienti dalle regioni del Rodano e Bordeaux. La “cantina” è aperta alle visite guidate di gruppi di almeno dieci partecipanti, su prenotazione; il sabato mattina, dalle 10.30 alle 13.00 è invece possibile acquistare direttamente bottiglie in loco. 
Nel 2012 Tilquin ha iniziato a produrre lambic alla frutta utilizzando  le susine e, dopo un paio d’anni, more e uva pinot. La gamma si è ulteriormente allargata nel 2016 con la Experimental Fruit Series, i cui pochi fusti hanno debuttato in alcuni festival europei nell’estate del 2017: cassis, lamponi, ciliegie griotte, prugne mirabelle, mirtilli selvatici, rabarbaro e sambuco.

La birra.
Il secondo lambic alla frutta commercializzato da Tilquin è il Oude Mûre à l'Ancienne; come riporta l’utilissimo sito lambic.info,  il 29 agosto 2014  arrivarono a Tilquin dalla Germania 957 chili di more, varietà Loch Ness (Rubus fruticosus), in parte surgelati. I frutti furono messi in una vasca assieme a 1800 litri di lambic proveniente e, dopo la fermentazione, il risultato fu blendato con altro lambic di due e tre anni d’età. Complessivamente furono prodotti 2700 litri di Oude Mûre con un contenuto di frutta finale del 35%:  1800 bottiglie da 75 centilitri e 3600 da 37.5 che furono messe in vendita per la prima volta durante il weekend del Toer de Geuze 2015, a maggio. A luglio 2016 Tilquin ricevette altri 3000 chili di more fresche dalla Germania: per il secondo lotto di Oude Mûre furono utilizzate tre vasche contenenti ciascuna 1800 litri di lambic e 1000 chili di more.
Dalla cantina andiamo a riesumare proprio una bottiglia del primo lotto prodotto a gennaio 2015: il suo colore è ambrato, piuttosto accesso ed illuminato da riflessi dorati e rossastri, mentre la schiuma biancastra è evanescente. Al naso i “profumi” tipici del lambic (sudore, cantina, “polvere”, pelle di salame) convivono con legno, uva bianca e limone, mela verde, more, aceto di mela; c’è una bella complessità e una sorprendente freschezza ad oltre tre anni dalla messa in bottiglia. Anche al palato questa Oude Mûre si rivela “giovane” e vivace, con una carbonazione ancora piuttosto sostenuta.  Il gusto mostra piena corrispondenza con l’aroma, districandosi tra l’asprezza di limone, uvaspina e mela verde, qualche accenno vinoso e lievi spunti acetici che non arrecano nessun disturbo; la mora, assieme ad altri frutti di bosco/bacche aspre, arriva solo a fine corsa di un percorso che termina con una marcata secchezza capace di rinfrescare e dissetare molto efficacemente.  Alcool  (6.4%)? Non pervenuto. Non mancano le note funky e legnose del lambic, fa capolino qualche ricordo di nocciolo di pesca ma quello che soprattutto non manca in questa bottiglia di Oude Mûre sono le emozioni: una bella complessità che rivela piccole sorprese sorso dopo sorso.
Formato 37,5 cl., alc. 6.4%, imbott. 01/2015, scad. 09/01/2025, prezzo indicativo 10.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio

martedì 10 ottobre 2017

DALLA CANTINA: Cantillon Saint Lamvinus 2013

La prima bottiglia di Saint Lamvinus di Cantillon è datata 1995: se il lambic è da molti considerato l’anello di congiunzione mancante tra il mondo della birra e quello del vino, e in quell’anno Jean-Pierre Van Roy vuole fare un ulteriore passo in avanti verso quest’ultimo, del quale egli è un grande appassionato. Quelle prime bottiglie non furono però prodotte a Bruxelles ma in territorio francese ed esattamente a Saint-Émilion, una delle zone vinicole più pregiate della zona di Bordeaux (Côtes de Bourg); da un’idea di Pascal Delbeck dello Château Belair di Saint-Emilion, un blend di uva Merlot e Cabernet fu aggiunto a lambic di due anni inviato dal Belgio e il risultato fu poi messo a maturare in botti che avevano in precedenza contenuto vino rosso. Nacque così la Saint Lamvinus, nome che unisce tutti e tre i protagonisti:  Saint (Émilion) Lam(bic)vinus(vino in latino). 
Il successo di questo druivenlambic fu immediato e per aumentarne la quantità le operazioni furono trasferite a Bruxelles; le ultime annate sono state tutte realizzate utilizzando uva Merlot, ma in passato ne sono state adoperate altre varietà a bacca nera, a seconda della disponibilità del raccolto. Nel 2001, anno in cui la Saint Lamvinus fu per la prima volta  esportata negli USA, fu un blend di uve Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot; nel 2003 solo uva Cabernet Sauvignon e la maturazione avvenne in botti ex-Porto; nel 2004 ne fu realizzata un’edizione speciale per l’Akkurat di Stoccolma; nel 2005 fu commercializzata per la prima (e ultima?) volta anche in formato 37.5 cl. 
L’uva, priva degli steli, viene aggiunta al lambic di 16-18 mesi in serbatoi d’acciaio per circa  due mesi per l’estrazione dei tannini; la maturazione avviene poi in botti di rovere francese cui segue l’imbottigliamento senza ulteriore miscelazione che solitamente avviene verso la fine di ottobre. Nel 2016 è apparsa sul mercato anche la Saint Lamvinus Grand Cru, un blend di due botti di lambic di tre anni con uve Merlot e una botte di lambic di un anno.

La birra.
Il millesimo 2013 di Saint Lamvinus si presenta nel bicchiere di un acceso color ambrato con riflessi che vanno dal rosa al rosso vermiglio; la schiuma biancastra è tanto esuberante nel nascere quanto rapida nel dissolversi. Al naso ci sono le note “selvagge” e funky tipiche del lambic (legno, polvere, cantina, pelle di salame e legno umido) che viaggiano fianco a fianco a note floreali e profumi aspri di uva e frutti di bosco, qualche accenno dolce di ciliegia. Il bouquet è molto pulito e bilanciato in maniera piuttosto elegante tra le varie componenti. A quattro anni dalla messa in bottiglia le bollicine sono ancora vivaci e contribuiscono a creare una sensazione palatale ancora piuttosto fresca e scattante, molto secca: il gusto è ricco di frutta aspra e ripropone quanto anticipato dall’aroma: soprattutto uva e limone, frutti di bosco, alla cui asprezza si contrappone un velo dolce che ricorda la ciliegia. Molto in sottofondo s’avverte anche qualche lieve spunto acetico che non disturba per nulla una bevuta davvero splendida, appagante, estremamente dissetante e rinfrescante, attraversata da una piacevole acidità lattica. Lasciandola riscaldare la Saint Lamvinus di Cantillon s’arricchisce della complessità delle note rustiche e funky del lambic, soprattutto nel retrolfatto: emerge anche una leggera nota etilica con un lieve tepore a “spingere” la bevuta più in territorio vinoso. Chiude con una delicata nota amaricante di tannini e scorza di limone. 
Grande birra, davvero emozionante, ancora molto in forma, sorprendentemente viva e “fresca e con un potenziale d’invecchiamento ancora enorme, resistenza del tappo permettendo. Prezzo e reperibilità sono i principali ostacoli da affrontare per chi volesse metterne un po'  in cantina; peccato, perché Saint Lamvinus è una birra non difficile da apprezzare anche a chi sta muovendo i primi passi nel mondo delle fermentazioni spontanee. 
Formato: 75 cl., alc. 5%, imbott. 31/10/2013, scad. 01/10/2023, prezzo indicativo 17-20 euro (beershop)

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 1 ottobre 2017

OWA Ume Lambic 2016

OWA, ovvero Europa (O) e Giappone (WA): queste le lettere scelte da Leo Imai, quarantenne nativo di Yokohama, per dare vita alla sua beerfirm nel 2007. Dopo aver lavorato in Giappone al ristorante del birrificio Kirin, nel 2001 Imai si sposta in Scozia per frequentare Brewing and Distilling alla Heriot-Watt University di Edimburgo. Dal 2003 inizia a fare pratica presso alcuni birrifici in Irlanda, Germania e Belgio; è proprio qui che coglie l'occasione di sfruttare la capacità produttiva inutilizzata del birrificio dove sta lavorando per lanciare la sua beerfirm OWA. 
Al centro del progetto c'è l'abbinamento gastronomico, e ogni birra è studiata per accompagnare pietanze giapponesi. Si parte con un birra ambrata chiamata semplicemente Owa alla quale viene affiancata la stout Kuro. Da quanto capisco le ricette vengono studiate su un piccolo impianto che si trova nel comune di Uccle, poco fuori Bruxelles, e vengono poi prodotte su grande scala altrove; attualmente Imai si appoggia agli impianti di Van Den Bossche, ma in passato ha prodotto anche presso De La Senne, De Ranke e St. Feuillien. La stout Kuro è anche proposta in versione barricata in botti di vino rosso con il nome di Grand Cru.  OWA produce poi tre lambic alla frutta, tutti caratterizzati dall'utilizzo di un ingrediente giapponese: il Sakura Lambic, con foglie di ciliegio, lo Yuzu Lambic con scorza dell'omonimo agrume e lo Ume Lambic che andiamo ad assaggiare.

La birra.
Ume è una sorta di prugna giapponese dal gusto più aspro rispetto a quelle europee; Imai utilizza quelli provenienti dalle regione di Wakayama che, oltre ad essere le più pregiate, dovrebbero essere anche quelle meno "allappanti". Con l'ume si produce in Giappone anche un liquore chiamato Umeshyu. Per il primo lotto di circa 2000 bottiglie OWA ha utilizzato lambic di due anni proveniente da Oud Beersel mentre per quelli successivi lambic di un anno di De Troch.
Il millesimo 2016 si presenta nel bicchiere di colore dorato quasi limpido: in superficie si forma una piccola schiuma piuttosto grossolana e molto rapida nel dissiparsi. L'aroma è caratterizzato dall'asprezza del limone e della frutta acerba come mela verde e uva: non ho mai assaggiato l'ume ma effettivamente qualche profumo che ricorda la prugna molto acerba c'è. La componente "funky" del lambic non è particolarmente evidente con gli odori di "cantina", polvere e legno che rimangono molto in secondo piano. Le poche bollicine presenti nella bottiglia non aiutano a dare a questo lambic particolare vitalità: la bevuta è attraversata da un'asprezza piuttosto netta (limone e uva acerba) e da taglienti note lattiche. Man mano che la birra si scalda emergono alcune note legnose e altre - molto meno piacevoli - che ricordano un po' il vomito: la chiusura è molto secca, con una lieve astringenza che rovina un po' l'effetto dissetante e rinfrescante della bevuta.
Il frutto caratterizzante non è particolarmente in evidenza, nel bicchiere ci sono molti spigoli e poca complessità: il confronto con un lambic alla prugna simile, quello prodotto da Tilquin, risulta impietoso, anche per il rapporto qualità prezzo. Mi sembra un prodotto che si può lasciare tranquillamente sullo scaffale e passare oltre.
Formato: 37.5 cl., alc. 5.5%, lotto 2016, scad. 02/2023, prezzo indicativo 12.00 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 18 settembre 2017

Tilquin Oude Quetsche à l'Ancienne avec Prunes de Namur 2015

Era da quindici anni che non nasceva in Belgio un nuovo assemblatore di lambic: nel 1997 era apparsa la Geuzestekerij De Cam e a maggio 2011 tocca alla Gueuzerie Tilquin: al progetto fa capo Pierre Tilquin ma vi partecipano anche altri imprenditori come ad esempio Grégory Verhelst del birrificio La Rulles.  
Pierre ha una formazione in ingegneria biomedica ma ha poi seguito un corso di Brewing Technology a Lovanio, completandolo con esperienze pratiche presso il birrificio Huyghe e, soprattutto, 3 Fonteinen e Cantillon. Gueuzerie Tilquin è anche il primo assemblatore di lambic della Vallonia, avendo sede a Bierghes a poche centinaia di metri da confine, linguistico e territoriale, con le fiandre.  Tilquin acquista mosto da vari produttori (Boon, Lindemans, Girardin e Cantillon) e lo mette a fermentare e a maturare in oltre 200 botti usate di rovere francese provenienti dalle regioni del Rodano e Bordeaux: la sua Oude Gueuze à L'Ancienne prende forma blendando diversi lambic di uno, due e tre anni. Dal 2012 fa parte dell’HORAL (De Hoge Raad voor Ambachtelijke Lambiekbieren);  all’incirca il 75% della produzione viene esportata al di fuori dei confini nazionali, con gli Stati Uniti  (40%) a farla da padrone. Nello stesso anno  Tilquin ha anche iniziato la produzione di lambic alla frutta utilizzando un ingrediente abbastanza insolito: le susine.

La birra.
Il primo lotto di 500 bottiglie di Oude Quetsche à l'Ancienne viene messo in vendita esclusivamente al "birrificio" a febbraio 2012;  l’edizione 2013, composta da 5.000 bottiglie da 75 e 10.000 da 37,5 è commercializzata in concomitanza con il Toer de Geuze e viene distribuita anche in Europa e negli Stati Uniti. Pare che il primo lotto sia stato prodotto con prugne belghe provenienti dalla zona di Namur, mentre per l’edizioni successive siano state usate prugne alsaziane. Successivamente Tilquin ha rimesso in produzione, in quantità più limitate e ad un prezzo maggiore, la Oude Quetsche à l'Ancienne avec Prunes de Namur; la provenienza della materia prima, al contrario della Quetsche normale, è specificata in etichetta. Le due varietà sono abbastanza simili ma, come racconta Tilquin, quelle di Namur sono più piccole e un po’ più aspre di quelle francesi. Le susine, fresche e denocciolate, vengono fatte fermentare in acciaio assieme ad un blend di lambic di un anno; dopo quattro mesi viene aggiunto lambic di due e tre anni fino ad ottenere una concentrazione finale di circa 250 grammi di frutta per ogni litro.  La successiva maturazione in bottiglia dura almeno tre mesi. 
L’edizione 2015 della Oude Quetsche à l'Ancienne avec Prunes de Namur appare di colore arancio con intensi riflessi dorati e in superficie genera un piccola e scomposta schiuma biancastra, piuttosto evanescente. Al naso le note funky del lambic  (pelle di salame, sudore, cantina, carte da gioco vecchie) si mescolano con quelle aspre di limone e prugna e con una lieve sensazione di legno. Al palato è un lambic ancora ben carbonato che regala comunque un mouthfeel morbido e gradevole: a due anni dalla messa in bottiglia la prugna non è più protagonista di una bevuta che vira piuttosto su asprezze citriche (limone e pompelmo) affiancata da una lieve acidità lattica e da un finale leggermente legnoso il cui delicatissimo amaro oscilla tra tannini e scorza d’agrumi.  La bevuta rimane piuttosto educata con gli off-flavors tipici del lambic che rimangono sempre in secondo piano. Il risultato è forse un po’ troppo “scolastico”, se mi passate il termine, con poca profondità e una certa parsimonia di emozioni derivante dall’eccessivo addomesticamento della componente “selvaggia”: ne sarà avvantaggiato il bevitore che sta muovendo i suoi primi passi nell’affascinante mondo delle fermentazioni spontanee. Escludendo la componente soggettiva, questa Quetsche de Namur di Tilquin mi sembra una bevuta godibilissima e perfetta, con la sua secchezza e la sua asprezza, nel rinfrescare e dissetare. 
Formato: 75 cl., alc. 6.4%, lotto 2015, scad. 09/02/2025, pagata 11.70 Euro (drink store, Belgio)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 22 giugno 2017

Cantillon Kriek 2015

Il breve viaggio tra birre e ciliegie si conclude con la kriek di Cantillon, birrificio attivo dal 1900 a Brussels che credo non abbia bisogno di presentazioni. L’unica raccomandazione è quella di non mancare una visita al birrificio (nonchè Musée Bruxellois de la Gueuze) se vi trovate nella capitale belga: un’esperienza al di fuori dal tempo tra impianti, legno, polvere, ragnatele e bottiglie accatastate che vi ripagherà della passeggiata per un quartiere non proprio bello, per dirla in modo gentile.
Negli anni 70 il testimone passò nelle mani di Jean-Pierre Van Roy (sposo di Claude Cantillon) che rilanciò l’azienda riuscendo pian piano a rilevare le quote societarie dagli altri membri della famiglia Cantillon, poco propensi a continuare un'attività (produttore di lambic) che secondo loro non aveva nessun futuro. La domanda di gueuze e lambic era in forte e calo e Jean-Pierre, per restare a galla, iniziò ad ingentilire i propri prodotti con dolcificanti artificiali per renderli più simili ai gusti dei bevitori di allora. Il cambiamento non ottenne l’effetto (economico) sperato e nel 1978 Cantillon ritornò fortunatamente su suoi passi eliminando i dolcificanti e ritornando ad una produzione tradizionale di gueuze e lambic alla frutta. A metà degli anni ’80 l’export verso gli Stati Uniti iniziò a dare un po’ di ossigeno ad un birrificio che aveva operato in perdita per molti anni; a partire dal 1989 il figlio di Jean-Pierre e Claude, Jean, affiancò i genitori apprendendo sul campo il mestiere. Negli anni ’90 Cantillon abbandonò infine i grandi foeders di legno ed iniziò ad effettuare i blend delle annate di lambic e le aggiunte di frutta in tini di acciaio.

La birra.
La kriek di Cantillon viene prodotta aggiungendo le ciliegie Morello intere (200 grammi per litro) ad un blend di lambic; per ovvie esigenze produttiva la frutta fresca viene subito surgelata ed essere utilizzata nel corso dell’anno per produrre diversi lotti di kriek. Le ciliegie vengono messe a macerare per un paio di mesi con lambic di due anni d’età; al momento dell’imbottigliamento viene anche aggiunta una piccola quantità di lambic giovane. Le etichette delle bottiglie destinate al mercato europeo riportano la scritta "100% lambic Bio" assente invece su quelle che vengono esportati negli Stati Uniti: Jean Van Roy dichiara di utilizzare dal 1999 solo materie prime, ciliegie incluse, provenienti da agricoltura biologica ma questi ingredienti non sono stati ancora classificati come biologici dalla USDA, il dipartimento dell'agricoltura degli Stati Uniti.
Il bicchiere si tinge di un intenso colore rosso cremisi sormontato da una cremosa schiuma biancastra, abbastanza compatta ma non molto persistente. Il naso non offre molto e odora un pochino di "tappo":  dimessi profumi funky, di cantina e di polvere, legno, amarena cotta e ribes rosso, il dolce della ciliegia che cerca di emergere quando la kriek si scalda. 
La bevuta è vivacemente carbonata e perfettamente agile, scattante: anche qui la ciliegia è rilegata in secondo piano dalle note lattiche e da quelle aspre del limone. Una kriek spigolosa e ruvida, a tratti tagliente, che necessita di una temperatura piuttosto elevata per far emergere un sottofondo dolce di ciliegia e di fragola.  Qualche spunto acetico e una lieve astringenza legnosa finale limitano ulteriormente la facilità di bevuta di una birra che mantiene comunque un elevato potere rinfrescante e dissetante. Bottiglia che delude un po' per la pochezza di profondità e complessità, sopratutto se penso al ricordo dello stesso millesimo (2015) bevuto a Brussels oltre un anno fa: pieno e ricco di ciliegia, elegante, piacevolmente in equilibrio tra dolce ed aspro, tra frutta e "funky" (che dopo quasi due anni di bottiglia la ciliegia fosse meno in evidenza non è ovviamente una sorpresa). Tappo di sughero bagnato all'esterno e tappo a corona con qualche lieve muffa: l'imputato numero uno per una bottiglia poco in forma potrebbe essere in questo caso il signor sughero?
Formato 37.5 cl., alc. 5%, imbottigliata 18/06/2015, scad. 18/06/2025, pagata 4.80 Euro (birrificio)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 21 giugno 2017

Oud Beersel Oude Kriek Vieille 2014

Dopo quelle di Lindemans e 3 Fonteinen è il momento di assaggiare la Oude Kriek di Oud Beersel e continuare questo breve viaggio tra birra e ciliegie. "Anno 1882” è la scritta che compare sul logo di Oud Beersel: la sua storia inizia quando Henri Vandervelden apre un birrificio nel paese di Beersel, alle porte di Brussels, e finisce nel 2002 quando Danny Draps, pronipote del fondatore, decide di sospendere un'attività ormai poco redditizia e che necessitava di grossi investimenti per poter continuare.  Mentre il mondo del lambic non si capacita per la scomparsa di un altro dei suoi storici produttori, un appassionato decide di darsi da fare. Gert Christians non può credere che presto dovrà rinunciare alla sua abitudine quasi quotidiana di bere una Beersel Oude Geuze ai tavoli del Le Zageman di Brussels e, assieme all'amico Roland De Bus, decide di acquistare il marchio nel 2003 lanciando contemporaneamente la Bersalis Tripel prodotta da Huyge per raccogliere i finanziamenti necessari a rimettere in piedi il birrificio. Nel frattempo il lambic secondo la ricetta di Vandervelden viene prodotto da Frank Boon e portato poi a maturare nelle botti di legno a Beersel, per poi essere riportato da Boon per il blend finale e l'imbottigliamento. Il 16 marzo del 2007 vengono ufficialmente commercializzate le prime Oude Geuze e Oude Kriek di Beersel, mentre pochi mesi dopo Roland De Bus rassegna le dimissioni ma viene prontamente sostituito dal padre di Gert, Jos Christiaens, da poco in pensione. 
Tornando alle kriek, sono attualmente tre quelle prodotte da Oud Beersel se escludiamo le più care commercializzate con il marchio Bzart. Per scegliere cosa versare nel bicchiere è fondamentale prestare attenzione alla presenza dell’aggettivo Oude, ovvero vecchio.  Acquistando la semplice kriek (3.5% ABV), come nel caso di Lindemans, vi troverete nel bicchiere un lambic addolcito con fruttosio ed edulcorante artificiale (Acesulfame K) per il quale vengono utilizzati 200 grammi di ciliegie Morello per litro. Più raro (e pregiato) è invece la solita variante Schaarbeekse Oude Kriek prodotta con le omonime ciliegie raccolte a nord di Brussels, sempre difficili da reperire: il primo lotto di circa 1500 bottiglie  (7.2% ABV) è stato prodotto nel 2016 aggiungendo le ciliegie ad un blend di lambic di 1 e 2 anni e facendolo poi maturare in botti di legno. Di più facile reperibilità anche in numerosi supermercati è invece il classico Beersel Oude Kriek Vieille (6.% ABV) prodotto con 400 grammi di ciliegie Morello per litro che vengono aggiunte al lambic: assaggiamolo.

La birra.
Si presenta all’aspetto di un intenso rosso che oscilla tra il rubino ed il porpora: la schiuma, leggermente macchiata di rosa, è cremosa e compatta e mostra una persistenza davvero notevole, se confrontata a quella delle altre kriek assaggiate nei giorni scorsi. Anche se viene utilizzata una varietà di ciliegia aspra, al naso domina il dolce con una sensazione che ricorda più lo sciroppo che la “pienezza” del frutto maturo: ad affiancarlo ci sono profumi di lampone e mirtilli. La componente funky/rustica è quasi assente ed anche l’asprezza (amarena, ribes rosso) rimane molto in secondo piano: bene la pulizia e intensità degna di nota in una bottiglia che ha oltre due anni di vita. La bevuta inizia dallo stesso dolce di ciliegia per prendere poi rapidamente la strada dell’asprezza delle amarene, del limone e del ribes rosso: anche al palato la componente rustica è quasi assente, privilegiando la frutta. La sensazione palatale è perfetta, con grande scorrevolezza e vivaci bollicine a rendere la bevuta scattante: chiude molto secca con una punta amara di mandorla e scorza di limone. Alcool fantasma, bene la pulizia ma l’eleganza non è al livello della 3 Fonteinen a causa di una ciliegia che ricorda un po’ troppo lo sciroppo. Una kriek accessibile che nella sua asprezza non è mai tagliente e riesce a farsi accettare anche da palati poco avvezzi allo stile: il prezzo e la facile reperibilità in Belgio costituiscono un ulteriore bonus che contribuisce a definire un soddisfacente rapporto qualità-prezzo. Non è l'olimpo ma il livello è comunque alto.
Formato: 37.5 cl., alc-. 6%, lotto 43181, scad. 14/11/2034, pagata 3.35 Euro (supermercato, Belgio).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 19 giugno 2017

3 Fonteinen Oude Kriek 2015

Proseguiamo con le bevute dedicate ad uno dei frutti  protagonisti del mese di giugno, la ciliegia; dopo Kriek Cuvée René di Lindemans e Bloody Mario di Retorto rientriamo in Belgio per stappare un altro lambic alla ciliegia, o kriek che dir si voglia. Spostiamoci a Berseel, comune situato alle porte meridionali di Bruxelles; nel suo passato, come in quello di tanti altri comuni della provincia del Brabante Fiammingo, c’era una lunga tradizione di produttori di Lambi(e)k e di assemblatori di Geuze (Geuzestekerij) che, con il passare degli anni, ha quasi rischiato di scomparire. Tra questi anche 3 Fonteinen, la cui storia avevo cercato di riassumerla in questa occasione: il 3 Fonteinen Cafè fu rilevato da Gaston Debelder nel 1953 ed è questa la data alla quale si fa risalire la prima kriek prodotta aggiungendo ciliegie locali ai lambic acquistati da altri produttori. Notizie certe sulle prime bottiglie provviste di etichetta sembrano risalire agli anni ’90. 
Inizialmente prodotto con le “famose” ciliegie griotte/aspre di Schaerbeek, che si trova a nord della capitale belga, anche la kriek di 3 Fonteinen ha dovuto far fronte alla scarsità di materia prima e sostituirla con una varietà proveniente dalla Polonia. Con le griotte di Schaerbeekse che riesce a reperire ogni tanto 3 Fonteinen commercializza il proprio (e raro) Schaerbeekse Kriek; da notare che nel giardino della nuova sede di Lot, inaugurata a quattro chilometri da Beersel nel settembre 2016, sono stati anche piantati alcuni ciliegi prelevati dal giardino del padre di Gaston Debelder a Schaarbeek. 
La kriek 3 Fonteinen  più facile da reperire rimane la Oude Kriek, prodotta con ciliegie intere, inclusi i noccioli (35%) che vengono aggiunte a lambic giovane e lasciate fermentare e maturare in botti di legno per un periodo che varia da sei a otto mesi prima dell’imbottigliamento. L’affinamento in bottiglia che precede la messa in commercio dura almeno quattro mesi.  Qualche tempo fa sul blog era transitata la Intense Red Oude Kriek: versione prodotta inizialmente per il Toer de Geuze 2013 con una percentuale leggermente superiore (40%) di ciliegie polacche. Per i collezionisti hanno infine particolarmente valore le bottiglie di Oude Kriek nate il 31/03/2009:  sono conosciute tra gli appassionati anche con il nomignolo di “Hot Cherry” in quanto sopravvissute all’incidente del 16/05/2009. Un termostato difettoso aveva fatto innalzare la temperatura della sala di fermentazione da 16 a 60 gradi:  il  danno fu quantificato in circa 200.000 euro tra il lambic ancora contenuto nelle bottiglie bottiglie esplose. Un numero imprecisato di bottiglie di Oude Kriek  riuscì miracolosamente a sopravvivere al disastro.

La birra.
Splendida, intensa e accesa di rosso la Oude Kriek 2015 di 3 Fonteinen forma una bella testa di schiuma rosa, fine e cremosa ma rapida nel dissiparsi. Al naso la ciliegia si sposa alle note “funky” dei lieviti spontanei e dei brettanomiceti del lambic:  le note di sudore e di cuoio sono piuttosto in sottofondo, mentre alla dolcezza del frutto rosso s’affiancano i profumi aspri di amarena, limone, mela acerba.  Al palato scorre senza intoppi e sostenuta da copiose bollicine che la rendono molto vivace e “stimolante”:  asprezza e acidità sono molto ben contrastate dal dolce della ciliegia, piena e rotonda: a tratti si ha quasi l’impressione d’affondare i denti nella polpa del frutto. A rinfrescare il palato ci pensa l’asprezza dell’amarena, del ribes rosso, della mela acerba e del limone, mentre i sapori “funky” del lambic si mantengono sempre in secondo piano in una kriek che mette in mostra una bella eleganza. Nel finale legno, qualche tannino e una lievissima astringenza: l’alcool è inesistente, la bevuta disseta solleticando il palato ad ogni sorso.  Ottima kriek, piuttosto simile alla Intense Red bevuta qualche tempo fa, venduta ad un prezzo maggiorato che secondo me non giustifica la piccola percentuale di ciliegie in più impiegate nella produzione.  Interessante è invece il confronto a distanza con la kriek di Lindemans, quest’ultima molto più aspra e tagliente, meno elegante e più ostica da bere. 
Oude Kriek di 3 Fonteinen, una grande bevuta sia per chi ama il genere che per chi si vuole avvicinarsi: il mio consiglio personale è di berla abbastanza fresca sia per qualche riguarda la temperatura di servizio che l'età anagrafica, in quanto la ciliegia tende ovviamente a scomparire con il tempo.
Formato: 37.5 cl., alc. 5%, imbott. 29/01/2015, scad. 29/01/2020, pagata 6.65 Euro (drink store, Belgio)

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 15 giugno 2017

Lindemans Oude Kriek Cuvée René 2014

Risale al 1822 la fondazione del birrificio Lindemans: in quell’anno Joos Frans Lindemans sposa Françoise Josine Vandersmissen, figlia di un agricoltore, ed entra in possesso della fattoria chiamata Hof ter Kwade Wegen nei pressi di Vlezenbeek, venti chilometri a sud-ovest di Brussels. Notizie storiche riportano una produzione annuale di circa 500 ettolitri destinata per la maggior parte al consumo interno: come in tutte le fattorie a quel tempo la birrificazione avveniva nei mesi invernali quando c’era meno lavoro da fare sui settancinque ettari di terreno di proprietà.  
A Joos Frans succede nel 1865 Joos Frans “Duc”  Lindemans e, nel 1901, Theofiel Martin Lindemans: sotto la sua guida l’azienda riduce progressivamente le attività agricole per concentrarsi maggiormente sulla produzione di lambic e faro che viene venduto a cafè ed a blenders. Nel 1930 il timone passa nelle mani del figlio Emiel Jozef al quale spetta il compito di affrontare le tragedie della seconda guerra mondiale: in quel periodo il birrificio riesce comunque ad effettuare una cotta al mese. Con la sua morte, avvenuta nel 1956, cessano anche le attività agricole e, sotto la guida di René e Nestor, negli anni ’70 Lindemans inizia ad operare come distributore di bevande all’ingrosso.  
La popolarità di lambic e geuze è tutt’altro che in crescita  e si cerca di rimediare al calo della domanda interna iniziando ad esportare:  per conquistare il mercato il birrificio inizia ad addolcire i propri prodotti  per andare incontro alle richieste dei consumatori. Emblematico è il caso della Lindemans Kriek, per la quale le ciliegie grotte di Schaerbeek vengono sostituite da un succo di ciliegia addolcito con un edulcorante artificiale, filtrato e pastorizzato.  I nuovi lambic alla frutta hanno tuttavia grande successo facendo crescere rapidamente l’export che arriva ad assorbire il 70% della produzione grazie alle richieste dei mercati statunitense, francese, tedesco e svizzero.  Nel 1992 terminano i lavori di costruzione del nuovo birrificio che dispone di circa 1200 barili della capacità di 600 litri nei quali far fermentare e maturare il lambic. Per convincere Lindemans a far qualche passo indietro c’è voluto l’intervento dell’importatore americano Merchant du Vin: è lui a convincere René Lindemans del potenziale mercato di gueuze e lambic alla frutta tradizionali e a far produrre nel 1994 il primo lotto della Gueuze Cuvée René.
Dal 2006 Lindemans è gestita dai cugini Dirk e Geert che nel 2013 hanno avviato un nuovo e ambizioso programma di espansione da 15 milioni di euro che dovrebbe raddoppiare la capacità di produrre lambic  portandola a 170.000 ettolitri l’anno

La birra.
E' nel 1961 che Lindemans produce la sua prima kriek: a quel tempo come detto venivano usate le ciliegie griotte di Schaerbeek la cui scarsità ha poi costretto il birrificio a cercare alternative; i primi tentativi del 1973 con delle ciliegie aspre provenienti dalla Scandinavia non furono tuttavia soddisfacenti. A partire dal 1978, complice anche la scarsa domanda del mercato, Lindemans decise di abbandonare l'utilizzo dei frutti e iniziò a produrre una kriek dalla gradazione alcolica molto più ridotta (3.5%) con uno sciroppo di amarene che veniva poi addolcito con acesulfame K, sostituito nel 2012 dalla stevia. Bisognerà attendere sino al 2007 per il ritorno di una vera kriek, prodotta con ciliegie aspre provenienti da vari paesi europei che vengono aggiunte e fatte fermentare in un lambic di almeno sei mesi all’interno di grandi foeders di legno dalla capacità di 10.000 litri; dopo altri sei mesi la kriek viene imbottigliata. La rinascità è ancora una volta dovuta alla domanda del mercato statunitense e il suo nuovo nome Oude Kriek Cuvée René (6.5%) è ovviamente una dedica a quel René Lindemans che nel 2006 aveva ceduto il testimone aziendale al figlio Dirk. Attenzione quindi a non confonderla con la Lindemans Kriek (3.5%); la sua etichetta in stile Art Nouveau è opera dell'americano Charles Finkel, beer writer, artista (Finkel Design), famoso importatore di vino e birra (Merchant du Vin) e fondatore della Pike Brewing Company.

La Oude Kriek Cuvée René che vado a stappare è nata a marzo 2014 ed il suo colore è un ambrato infiammato da intense venature rosso rubino; la schiuma, leggermente sporcata di rosa, è cremosa ma abbastanza scomposta e si dissolve quasi immediatamente. Al naso la componente funky (cantina, sudore) si mescola ai profumi di ciliegie e amarene, ribes rosso, mela e limone; in sottofondo legno e anche qualche accenno d’aceto. L’asprezza annunciata dagli aromi si fa ancora più evidente al palato: è una kriek nella quale le ciliegie aspre non sono affatto dominanti ma condividono la scena con il limone, la mela acerba, il ribes rosso. La bevuta è secchissima, estremamente rinfrescante e dissetante soprattutto se affrontata a temperatura piuttosto bassa ma magari un po’ più alta da quella consigliata dal birrificio (5°): l’asprezza risulterà un po’ più attenuata. 
Lasciandola scaldare emergono legno e un dolce velo di ciliegia ma l’asprezza, accompagnata da qualche lieve spunto acetico, si fa più tagliente e alla lunga mette a dura prova il palato.  Non c’è molta complessità o profondità, non c’è l’eleganza di una kriek di Cantillon o 3 Fonteinen ma  è ugualmente una bevuta piuttosto soddisfacente e ad un prezzo ancora assolutamente accessibile, soprattutto se acquistata nel paese d’origine.
Formato: 75 cl., alc. 6.5%, imbott. 20/03/2014, scad. 20/03/2020, pagata 4,19 Euro (supermercato, Belgio)


NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 30 settembre 2016

3 Fonteinen Intense Red Oude Kriek 2014

2016 ricco di novità per il birrificio 3 Fonteinen, la cui storia avevo cercato di riassumerla in questa occasione. A inizio settembre è infatti stata inaugurata la nuova sede di Molenstraat 47 a Lot, a quattro chilometri circa da Beersel, alle porte meridionali di Bruxelles, in un magazzino degli anni 60 che precedentemente ospitava una fabbrica di gelati e di prodotti caseari e che ha sicuramente meno fascino di quel 3 Fonteinen Café rilevato nel 1953 da Gaston Debelder.  La nuova location ospita la rinascita di quel Lambik-O-droom inaugurato nel 2008 e poi chiuso nel 2012: un locale adiacente al birrificio dove era possibile assaggiare Geuze in abbinamento a piatti della tradizione locale. Ma c‘è dell’altro: negli ampi spazi a disposizione (30.000 metri quadri) verranno pian piano posizionati tutti i foeders e tutte le botti che attualmente 3 Fonteinen conserva in altri tre diversi piccoli magazzini e la linea d’imbottigliamento;  oltre al cafè ci sarà un negozio per fare acquisti e alcune sale per conferenze e incontri. 
A Lot sono anche state anche portate circa 30.000 bottiglie di vari vintage che saranno tenute in una stanza a temperatura controllata visibile dall’interno del cafè: i clienti le potranno bere solamente in loco. Presto saranno inoltre organizzati dei tour guidati nella zona dei foeder, ad un prezzo di circa 15/20 Euro a persona che includerà l’assaggio di alcuni lambic giovani, invecchiati e alla frutta. 
La produzione del mosto rimane ancora a Beersel, ma a Lot è già stata installata una piccola vasca aperta per far inoculare spontaneamente il mosto di Beersel con i lieviti naturalmente presenti nell’aria di Lot, e valutarne le differenze. In ultimo, nel giardino circostante il magazzino sono stati trapiantati alcuni ciliegi Schaarbeek provenienti dal giardino del padre di Gaston Debelder, i cui frutti che saranno presumibilmente utilizzate per la produzione della sempre più ricercata  Schaerbeekse Kriek, anche se in questo caso le ciliegie non saranno esattamente quelle raccolte nella zona di Schaerbeek che si trova a nord della capitale. 
Il nuovo corso 3 Fonteinen approfitta quindi della domanda sempre più elevata di Lambic, soprattutto provenienti dagli Stati Uniti, per fare quel passo in avanti che era nell’aria da alcuni anni: richieste che superano di quasi sette volte la capacità produttiva annuale di 3-4000 ettolitri, bottiglie che purtroppo aumentano di prezzo anno dopo anno e vintage che raggiungono ormai il prezzo di vini importanti.  Ma Debelder preferisce continuare a vedere le cose con occhio romantico: “quello che c’è qui adesso è quello che sognavo da trent’anni. Ora posso dire che i miei sogni si sono avverati”. Ad aiutarlo c’è il fidato Werner van Obberghen ad occuparsi della parte commerciale ed amministrativa ed il discepolo birraio Michael Blancquaert che ha sostituito quasi in toto Armand nella produzione del mosto e nell'attività di blend tra le diverse annate dei Lambic. 
La nuova sede di  3 Fonteinen si trova a breve distanza dalla stazione dei treni di Lot, raggiungibile in circa 20 minuti dalla stazione centrale di Brussels con due treni che partono ogni ora;  per un itinerario più fiabesco noleggiate una bicicletta, passate a bere qualcosa da Cantillon e poi pedalate per una decina di chilometri sulla pista ciclabile che costeggia il canale della Senna: in una mezz’oretta potrete riposarvi ai tavoli del nuovo Lambik-O-droom.

La birra.
Parliamo di Kriek, ovvero lambic alla frutta. 3 Fonteinen ne produce attualmente tre varietà: la tradizionale Oude Kriek, prodotta sin dagli anni ’90 con le ciliegie (provenienza polacca) che vengono macerate assieme ai noccioli nel lambic giovane;  la più rara Schaerbeekse Kriek la cui produzione è limitata alla quantita di ciliegie (griotte) locali che si riescono a reperire da Schaerbeek di anno in anno; l’ultima arrivata, il cui primo lotto è stato commercializzato in occasione della Toer de Geuze 2013, si chiama Intense Red Oude Kriek ed è prodotta aggiungendo (40%) ciliegie polacche intere; inizialmente disponibile solo nel formato 37,5 cl. e,  a partire dal 2015, anche in quello da 75. L’etichetta, che mette in primo piano una golosa ciliegia, si distingue nettamente dalle altre classiche 3 Fonteinen.
Si presenta di un intenso color borgogna, con riflessi rosso rubino; la schiuma rosa che si forma è piuttosto modesta e grossolana, rapida a scomparire dal bicchiere. Il naso è ovviamente dominato dalle ciliegie: si va dal dolce di quella sciroppata ad un'asprezza che ricorda quasi l'amarena, mentre la cornice del quadro aromatico ci completa con note di legno e di cantina. A quasi due anni e mezzo dalla messa in bottiglia la pienezza del frutto (nessuna parvenza di sciroppi, qui) è ancora protagonista anche al palato: dolce ed aspro si scambiano il testimone più volte nel corso della bevuta attraversando ciliegia, amarena, frutti di bosco, mela rossa  e ribes. In sottofondo le note di legno, lievi spunti acetici e un ben finale secco caratterizzato da una lieve acidità lattica e suggestioni di limone. Facilissima da bere, con un elevatissima potere dissetante e rinfrescante e quindi perfetta per i giorni più caldi dell'anno: il carattere selvaggio e rustico del lambic è molto ben  contrapposto all'eleganza e alla fragranza del frutto, in questo caso la signora ciliegia.
Formato: 37.5 cl., alc. 5%, imbott. 02/05/2014, scad. 21/05/2019, prezzo indicativo 13.00/17.00 Euro (beershop).

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 5 agosto 2015

Oud Beersel Framboise 2012

“Anno 1882”, questa è la scritta che compare sul logo di Oud Beersel. E’ la data in cui Henri Vandervelden  inizia a costruire il proprio birrificio nel paese di  Beersel, situato alle porte meridionali di Bruxelles;  Henri sfruttò la sua esperienza maturata presso il birrificio De Kroon, a quel tempo specializzato nella produzione di lambic, dove lavorava nei mesi freddi; nei mesi caldi si occupava invece di raccogliere la frutta in campagna. 
Nel 1922 il testimone passa poi al figlio Egidius e, passati i tumulti della seconda guerra mondiale, a Henri Vandervelden II, figlio del prematuramente scomparso (1953) Egidius. Fortunatamente Henri si era già formato all’Institut National des Industries de Fermentation ed aveva già le idee molto chiare su come guidare il birrificio. Ne espande la capacità produttiva a 50 ettolitri (rimarrà così sino alla chiusura del 2002) e ne cambia il nome in Oud Beersel, con quell’aggettivo “vecchio” (oud)  scelto apposta per sottolineare il carattere tradizionale del suo birrificio e differenziarlo dal “nuovo” che arrivava dalla vicina Bruxelles.  
Nel 1991 per Henri II arriva il momento di andare in pensione ma, a causa dello scarso interesse verso il lambic del figlio Hubert, il birrificio passa in mano al nipote Danny Draps: è il periodo più difficile per Oud Beersel. Non ci sono le risorse per fare gli investimenti e ammodernamenti necessari, ed il futuro dell’azienda è in grosso pericolo. Nel 1996 l'imbottigliatrice del 1938 si rompe e, in assenza di soldi per cambiarla, un primo aiuto viene da Frank Boon (Brouwerij Boon, altro storico produttore di lambic) che inizia ad imbottigliare le bottiglie per Oud Beersel. E’ sempre Boon a "prestare" le ciliegie necessarie alla produzione della Kriek e, nel 1997, a fornire il lambic necessario a “tagliare” quello di Oud Beersel che era divenuto troppo acido a causa di una stagione estiva particolarmente calda.
Il 26 novembre 2002 Danny Draps decide di chiudere Oud Beersel e la taverna annessa 't Brasserie (al suo posto c’è oggi un fioraio), per dedicarsi ad un’altra occupazione. La notizia sorprende prima di tutti proprio Frank Boon, che si sfogherà a posteriori (il 23/10/2004) con una lettera pubblicata sulla Burgundian Babble Belt  verso chi gli rimproverava di non aver aiutato i colleghi: "Ho visitato Oud Beersel per la prima volta nel 1973, era un birrificio particolare, fatto in casa e datato 1968; il lambic di  Vandervelden è molto speciale, abbina l'acido lattico ad un carattere amaro che ricorda quasi quello del luppolo fresco. Era l’unico birrificio a produrlo così e la sua chiusura è una grossa perdita per tutto il mondo del lambic. Quando Vandervelden e Draps mi hanno chiesto un aiuto, io ho cercato di fare il possibile: ho fornito loro pezzi di ricambio, ciliegie, malti e luppoli, ho imbottigliato per loro, ho prodotto lambic per loro. La notizia della chiusura mi colse di sorpresa: avevo fatto per loro un blend di 240 ettolitri  da imbottigliare, e a Beersel ce n’erano altri 300 pronti. Drops mi chiese di acquistare il loro lambic ed usarlo per il mio Oude Geuze Boon, ma rifiutai. Acquistai il suo lambic e le sue etichette e imbottigliai a nome Oud Beersel; feci poi altre quattro produzioni di lambic per blendarlo con quello che era rimasto a Beersel. Il birrificio è ora in vendita per 575.000 Euro, qualcuno è interessato? Chi compra il birrificio avrà anche il marchio Oud Beersel in omaggio. Ancora oggi sto imbottigliando l’ultimo lambic di Oud Beersel, anche se questo rappresenta solo l’1.8% delle mie vendite.  Ho fatto il massimo per aiutarli a sopravvivere e se questo per qualcuno è “non aver fatto nulla”, allora è meglio che smetta completamente."Tocca all'allora settantasettenne Henri Vandervelden mettersi alla ricerca di un possibile acquirente; si moltiplicano gli appelli, l’associazione Zythos raccoglie 4000 firme su una petizione ma è solo grazie “al caso” che la fenice risorge dalla cenere.
Gert Christiaens e Roland De Bus sono amici dai tempi della scuola superiore e s’incontrano regolarmente ai tavoli di Le Zageman di Brussels per bere la Oude Geuze di Beersel, la loro preferita; un giorno il proprietario del locale gli avvisa che le scorte di bottiglie stanno per finire e che il birrificio ha chiuso in attesa di trovare qualcuno disposto a rileverlo. Il progetto iniziale di Gert e Roland era soltanto di aiutare Vandervelden a riaprire, ma lo stato di conservazione degli impianti era deteriorato a tal punto che non sarebbe stato possibile fare altro che ricostruire tutto da capo.
Alla fine del 2005 Christiaens e De Bus acquistano Oud Beersel, lanciando contemporaneamente la Bersalis Tripel prodotta da Huyge per raccogliere i finanziamenti necessari a rimettere in piedi il birrificio.  Nel frattempo il lambic secondo la ricetta di Vandervelden viene prodotto da Frank Boon e portato poi a maturare nelle botti di legno a Beersel, per poi essere riportato da Boon per il blend finale e l'imbottigliamento. Il 16 marzo del 2007 vengono ufficialmente commercializzate le prime Oude Geuze e Oude Kriek di Beersel, mentre pochi mesi dopo Roland De Bus rassegna le dimissioni ma viene prontamente sostituito dal padre di Gert, Jos Christiaens, da poco in pensione.
Negli ultimi anni i prodotti di Oud Beersel hanno riscosso un buon successo permettendo di reperire le risorse finanziare necessarie per continuare la ricostruzione; in attesa di avere un impianto produttivo proprio, il lambic continua ad essere prodotto da Boon per essere poi trasportato a Beersel con un autocisterna dove oggi avviene la fermentazione spontanea. La priorità al momento sembra essere quella di ristrutturare i locali dell’edificio per avere maggior spazio disponibile ove mettere nuove vasche e botti necessarie per la fermentazione, la maturazione e l’assemblaggio finale del lambic. Il ”birrificio” è visitabile tutti i sabati mattina, con la possibilità di fare acquisti in loco.
Dalla produzione Oud Beersel stappo una bottiglia di Framboise, un lambic prodotto con lamponi e, in quantità minore, di ciliegie; è disponibile se non erro solamente nel formato da 37.5 cl.  Riempie il bicchiere di un intenso color rossastro, con sfumature che spaziano dall’ambrato  al dorato; l’effervescente schiuma cremosa è bianca appena macchiata di rosa e scompare piuttosto rapidamente. Il naso è completamente dominato dal profumo dei lamponi maturi, piuttosto dolce e zuccherino; in secondo piano sentori di ciliegia sciroppata e di marmellata di lamponi. Il percorso continua uniforme al palato, con tanto lampone e qualche suggestione di ribes nero; anche il gusto non risparmia dolcezza, ricordando frequentemente la marmellata e la gelatina di lamponi. L’acidità lattica non bilancia la bevuta, alleggerendo dal dolce il palato solo a fine bevuta, con una punta amaricante: il retrogusto è di nuovo di lampone dolce. Personalmente avverto anche la mancanza di una qualche bollicina in più che avrebbe forse aiutato a mitigare ulteriormente il dolce: rimane una birra leggera e molto scorrevole che andrebbe bevuta ad una temperatura bassa (il birrificio indica tra i 2 e gli 8 gradi) se la si vuole utilizzare per rinfrescarsi. E’ un lambic alla frutta piuttosto morbido, che tende però a diventare un po’ troppo dolce man mano che si scalda.
Formato: 37.5 cl., alc. 5%, lotto 2132 12:17:44, scad. 11/05/2016, pagata 3.59 Euro (supermercato, Belgio).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 16 luglio 2015

Cantillon Vigneronne 2013

Negli anni 70 Jean-Pierre Van Roy (sposo di Claude Cantillon) rileva il birrificio dagli altri membri della famiglia Cantillon, poco propensi a continuare un'attività (produrre lambic) che secondo loro non aveva nessun futuro. Tra le prime novità da lui introdotte c’è il ritorno dei lambic “alla frutta”, che erano prodotti regolarmente da Cantillon sino agli anni 30 del secolo scorso prima di essere abbandonati.  
Nel 1973 c’è il ritorno in produzione di una Framboise (lambic ai lamponi),  ora chiamata Rosé de Gambrinus. Ai lamponi fa poi seguito l’uva bianca, riprendendo una tradizione della vallata dell’Yssche, un piccolo corso d’acqua che nasceva nella Foresta di Soignes a sud di Brusseles e attraversava i paesi di Hoeilaart, Overijse e Huldenberg:  in quest’area vi erano molti produttori di quello che era chiamato “druivenlambik”, ovvero un blend di lambic e uva che veniva coltivata in loco. 
Nello stesso anno della Framboise viene prodotto anche il primo Druivenlambik di Cantillon, poi rinominato Vigneronne a partire dal 1987 per sottolineare maggiormente la sua parentela con il vino: l’attuale etichetta, realizzata da Raymond Goffin, è del 1989.  La stella a sei punte è un simbolo alchemico che contiene quattro elementi, rappresentati da triangoli: il fuoco (il bollitore), la terra (i cereali), l’aria (i lieviti spontanei) e l’acqua. 
Nonostante la grande richiesta, la Vigneronne rappresenta attualmente solo il 5% della produzione Cantillon:  ogni anno, tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, una tonnellata di uva bianca matura (moscato, solitamente) viene fatta arrivare dall’Italia. Tutti grappoli vengono “lavorati” a mano, per prelevare gli acini che devono essere pronti per la fine di ottobre, quando inizia la stagione utile (= fresca) per poter produrre il lambic. Il “lambic all’uva” viene poi fatto invecchiare in botti fino al momento dell’imbottigliamento: nelle bottiglie viene messa una piccola quantità di sciroppo ad elevato contenuto zuccherino (analogo al liqueur d'expedition) che sarà responsabile della seconda fermentazione. Bevetela entro i primi dodici mesi dalla produzione se volete sentire soprattutto la frutta (uva): in alternativa potete lasciarla in cantina per un numero potenzialmente infinito di anni ed aprirla quando ne avete voglia.
La fotografia inganna un po', ma Vigneronne è di colore dorato leggermente pallido e velato: in superficie si forma un dito di schiuma bianca che però svanisce molto rapidamente. Il bouquet olfattivo si compone di note lattiche, legnose, di sudore e di cantina che sono bilanciate da quelle più gentili di uva e fiori. Man mano che la temperatura si alza emergono note dolci che ricordano l'albicocca e quasi il marzapane. Il percorso continua in linea retta al palato, riprendendo sopratutto le caratteristiche meno "ostiche" del lambic: evidente il suo carattere vinoso, con l'uva (aspra e dolce) affiancata dalla mela verde. L'acidità (lattica e leggermente acetica) è molto ben controllata, con una pulizia impeccabile ed una secchezza tannica che la rende molto dissetante e rinfrescante, soprattutto se bevuta fresca. Ma la soddisfazione è grande anche lasciandola riscaldare, per far meglio far risaltare la componente vinosa con il leggero ma sorprendente dolce dell'uva matura e dell'albicocca. Leggera e scorrevole, poche bollicine, chiude con una punta amara lattica e qualche suggestione di scorza di limone; una bellissima bevuta, ricca di piacere e di emozioni, elegante senza compromettere il proprio carattere rustico e contadino. 
Suggerirei di provarla anche a chi non ha grossa familiarità con le birre acide: potrebbe essere una introduzione non troppo impegnativa ad un mondo tutto da scoprire. E se vi state domandano qual è l'ispirazione dietro alle birre italiane che ammiccano al mondo del vino, ad alcune grandi birre di Montegioco o Loverbeer, qui avete una probabile risposta, o una possibile certezza.
Formato: 75 cl., alc. 5%, lotto C123, prodotta il 23/10/2013, scad. 12/2023, pagata 13.50 Euro (beershop, Italia). 

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 28 luglio 2013

Cantillon Rosé De Gambrinus

Solitamente quando ospitiamo un birrificio per la prima volta ne facciamo un breve profilo storico, ma nel caso della Brasserie Cantillon dobbiamo fare una doverosa eccezione. Non solo il nome non ha bisogno di nessuna presentazione per gli appassionati di birra, ma ci è impossibile riassumere in poche righe (per i meno esperti) la storia di questo produttore di lambic. Vi invitiamo quindi a googolare, se volete saperne di più.  Noi procediamo rapidamente: attivo dal 1900, anno in cui fu fondato da Jean Cantillon a Bruxelles, in quello che visto dall'esterno non sembra altro che uno dei tanti anonimi garage. Dentro, vi attende un viaggio a ritroso nel tempo che vi riporterà proprio agli inizi del secolo scorso, visto che quasi nulla è cambiato da allora: gli stessi macchinari, le stesse vasche, lo stesso ambiente (polvere, legno, ragnatele e ragni) e la stessa aria che contamina il mosto con lieviti e batteri selvaggi. Negli anni 70 il birrificio passa nelle mani di Jean-Pierre Van Roy (sposo di Claude Cantillon) che riesce con grande fatica a rilevare la proprietà dagli altri membri della famiglia Cantillon, poco propensi a continuare un'attività (produttore di lambic) che secondo loro non aveva nessun futuro. Assolutamente imperdibile la visita guidata al birrificio (nonchè Musée Bruxellois de la Gueuze, se vi trovate a Bruxelles). Oltre a Lambic puro e Gueuze (assemblaggio di due o più lambic di età diversa), Cantillon è anche produttore di lambic "alla frutta," come ad esempio Kriek (aggiunta di ciliegie acidule) e Framboise (lamponi). Proprio a questa seconda categoria appartiene la Rosè de Gambrinus;  le prime tracce di una Framboise si trovano nei documenti dell'archivio Cantillon sin dal 1909; la prima guerra mondiale vide - per ovvie ragioni - la dismissione di qualsiasi birra alla frutta. Mentre le Kriek Cantillon tornarono ad essere prodotte regolarmente a partire dal 1922,  la Framboise venne prodotta saltuariamente solo negli anni trenta, per poi scomparire sino al 1973 quando un amico di Van Roy, Willy Gigounon, si presentò in Rue Gheude con 150 chili di lamponi. Nel frattempo, nell'immaginario dei consumatori, il nome "framboise" era ormai associato a birre dolciastre prodotte con l'aggiunta di aromi artificiali; per differenziare la propria "creatura", Van Roy decide di chiamarla Rosè, dedicandola, piuttosto che a Bacco, al suo alter ego birrario: Gambrinus. Bevuta giovane (entro un anno dall'imbottigliamento, secondo il birrificio), la Rosé De Gambrinus evidenzia tutto il suo potenziale fruttato; lasciandola invecchiare, divengono invece dominanti le tipiche caratteristiche del lambic a discapito dei lamponi. Scegliamo la prima strada, quella che "preferisce" anche Van Roy, è stappiamo una bottiglia del 26 Settembre 2012. Splendido rosso con riflessi ambra, con una generosa testa di schiuma rosa, molto fine ma poco persistente. Aroma fortissimo di lamponi maturi, opulente e dolce, che domina completamente la scena a scapito del lambic. Avvertiamo solo qualche sentore di fragola (giusto per concedere una piccola deviazione) e lattico. Splendida anche in bocca, leggera, frizzante e vivace, quasi sbarazzina: l'inizio è dolce di lampone, con una progressione aspra prima di frutti rossi e poi quasi di limone, per un finale molto secco, acido (lattico) e dissetante. Sotto questa apparenza "rosa" si cela una complessità appena sbocciata (visto la ancora giovane età) che porta per il momento solo qualche sentore terroso e rustico, di cantina. Compagna ideale di un'afosa serata estiva, si beve con impressionante facilità che disseta e rinfresca (decisamente appropriate le temperature consigliate in etichetta, 6-7 gradi).  Può fare da aperitivo ma anche da semplice pausa rinfrescante in qualsiasi momento della giornata. Come detto, lamponi in assoluta evidenza, quasi "troppi": rimandiamo al futuro l'assaggio di una bottiglia con qualche anno in più sulle spalle per scoprire le differenze. Formato: 75 cl., alc. 5%, lotto 26/09/2012, scad. 12/2022, pagata 12.90 Euro (beershop, Italia).