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mercoledì 11 dicembre 2013

Weird Beard Five O'clock Shadow

Terzo appuntamento con il birrificio Weird Beard, incontrato per la prima volta qui: situato nel sobborgo londinese di Hanvell, è operativo da Settembre 2012 con una trentina di birre già listate sul database di Ratebeer. Evidente la predilezione del birrificio per i luppoli, soprattutto quelli americani ed esotici, se si passa in rassegna la lista delle birre prodotte sino ad oggi.  Inevitabile quindi la presenza di almeno una American IPA, in questo caso chiamata Five O'clock Shadow: ringrazio un lettore, Dario, che mi fa notare come questa espressione si riferisce a quell'accenno di barba che compare appunto verso la sera sul viso di chi si è raso al mattino; alle cinque del pomeriggio (i più fortunati) finiscono anche il loro giorno di lavoro e possono quindi dirigersi verso il pub preferito a rilassarsi con un bicchiere di birra. Prodotta per la prima volta ad Aprile 2013, con malti Pale, CaraRed e Monaco; per quel che riguarda i luppoli, il birrificio ha dovuto rinunciare ad utilizzare come aveva previsto solamente Citra e Nelson Sauvin (causa scarsa reperibilità) ed ha optato per Summit, Apollo, Citra e Columbus. Bottiglia purtroppo non freschissima (Giugno 2013), con un semestre sulle spalle: quasi un'inezia, se penso ad alcune IPA italiane che hanno scadenze triennali (!). L'etichetta ricalca fedelmente l'azzeccato layout di tutte le altre birre Weird Beard, con le foglie di luppolo ad incorniciarla ed un teschio dagli "occhi di luppolo".
Di un bel color rame, con sfumature arancio, mentre delude un po' la schiuma, grossolana, di dimensioni molto modeste e assai poco persistente. Naso pulito e dolce, tutto sommato ancora decente, con un mix di frutti tropicali (ananas, mango, passion fruit), arancia e pompelmo. Purtroppo ci è capitata una bottiglia quasi piatta, con una buona morbidezza ed un corpo medio; la sensazione palatale è gradevole, ma la quasi assenza di bollicine la rende poco vitale e molto scarica. Il gusto è ben equilibrato tra i malti (biscotto, caramello), frutta tropicale dolce e scorza di pompelmo; c'è meno freschezza rispetto all'aroma, con un la frutta che tende a virare verso la marmellata piuttosto che alla freschezza. Delude un po' anche il finale, dove non c'è l'atteso "morso" amaro dei luppoli ma della leggerissima resina, un po' svanita, e un po' di scorza di pompelmo. Si percepisce una solida struttura ed un buona somiglianza con le  "vere" IPA americane, ma è una bottiglia penalizzata da troppe cose (zero bollicine, poca freschezza, luppoli stanchi) per tentare un paragone diretto.  Rimandata al prossimo assaggio, se mai capiterà.
Formato: 33 cl., alc. 7.3%, lotto 14, imbott. 06/2013, scad. 06/2014, pagata 2.96 Euro (beershop, Inghilterra)

martedì 6 agosto 2013

Weird Beard Mariana Trench

Del giovane birrificio Weird Beard abbiamo già parlato in questa occasione, e quindi non ci resta che passare alla sostanza; tra l’altro ci sembra che da poco sia arrivato anche qualche fusto/bottiglia di questo promettente birrificio londinese anche in Italia. Mariana Trench nasce come una  “Pacific Pale Ale “, avendo come protagonisti i luppolo Pacific Gem e Nelson Sauvin. Tuttavia, la scarsa disponibilità di quest’ultimo ha costretto il birrificio a sostituirlo sin dall’inizio con l’americano Citra; immutati invece i malti: Pale, Vienna, Munich e Cara-Pils. Debutta a Marzo 2013, colore arancio pallido/dorato, schiuma biancastra, fine e cremosa, dalla buona persistenza.  Bel naso elegante e pulito, ricco di pompelmo, mandarino, melone retato e  lychee, che invoglia a portare il bordo del bicchiere subito alla bocca. Nessuna delusione al palato: birra molto morbida, dal corpo leggero e dalla bassa carbonazione ma dall'ottimo "mouthfeel", acquoso quanto necessario e mai sfuggente. Rapido ingresso maltato (pane e qualche nota leggera di biscotto), abbastanza delicato anche il fruttato tropicale che caratterizza la fase centrale della bevuta seguito da una netta accelerata amara ricca di scorza di pompelmo ed arancia amara. C'è complessivamente una bella alternanza ed un bel equilibrio tra dolce ed amaro, con quest'ultimo vero protagonista solamente del retrogusto, quasi equamente diviso tra note "zesty" e di resina, con queste ultime che tendono a prevalere man mano che la birra si scalda. Mariana Trench, ovvero un'ottima American Pale Ale, secca e dissetante, profumata, pulita e facilissima da bere. Birrificio da tenere d'occhio; due birre bevute, entrambe solide e ben fatte, sincere (soprattutto nel tradizionale formato da mezzo litro) e meno ruffiane rispetto a molti altri prodotti che la new wave birraria londinese mette attualmente in circolazione. Formato: 50 cl., alc. 5.3%, lotto 4, imbott. 03/2013, scad. 03/2014, pagata 4.18 Euro (beershop, Inghilterra).

martedì 4 giugno 2013

Weird Beard Miss The Lights IPA

Terza "sosta" del tour virtuale dei nuovi birrifici di Londra; dopo Partizan e Pressure Drop, eccoci bussare al portone di Weird Beard, giovanissimo birrificio aperto a settembre del 2012 da due ex homebrewers, Gregg Irwin e Bryan Spooner. Il successo  delle loro produzioni al London and South East Craft Beer Festival di Novembre 2011 li ha spinti a fare il grande passo nel mondo dei professionisti; inizialmente la loro idea era di mettere casa (ovviamente !) sotto le arcate della linea ferroviaria (come The Kernel e i due birrifici sopra citati), ma alcuni problemi burocratici hanno li hanno costretti, per non perdere tempo, a stabilirsi ad Hanwell, un sobborgo nella cerchia ovest della Greater London. Al momento sono cinque le birre "regolari", una gamma che mostra una chiara propensione per il luppolo (tre IPA, una APA ed un milk coffee stout. Ben curato il sito internet, con un blog molto prolifico ed un'interessante sezione di magliette/felpe. La prima difficoltà che i due (ovviamente barbuti, visto che il nome del birrificio potrebbe tradursi come "barba strana") birrai incontrano è quella della trasposizione delle ricetta da un impianto casalingo da 21 litri ad uno da 10 barili. Ancora un po' insicuri, scelgono di debuttare con una ricetta semplice, una India Pale Ale brassata con due tipi di malto e due tipi di luppolo, aggiunti solamente negli ultimi 20 minuti di bollitura e, successivamente, in dry hopping; l'idea è di chiamarla "Hit The Lights IPA", ovvero la IPA "che viene alla luce". Il risultato finale non è però quello desiderato; potere leggere la storia completa su questa pagina del blog del birrificio. Per riassumere, a causa di un errata installazione dei termometri che controllano la temperatura della fermentazione, questa avviene ad una temperatura più alta del dovuto. Al momento del dry hopping nel fermentatore, l'apertura della "botola" scatenò una violenta fuori uscita di schiuma che colpì in pieno il birraio Gregg. Sino all'ultimo i due birrai sono indecisi sul da farsi, pensano di buttare via la cotta ma, dopo aver assaggiato il risultato finale, privo di off-flavors, decidono che la birra è buona e che vale la pena di metterla ugualmente in commercio, anche se molto più amara di quanto avrebbero voluto. Si tratta quindi di un debutto con una birra "one shot", che per l'occasione viene anche rinominata "Miss The Lights", ovvero il contrario di "Hit the Lights". Ne vengono realizzati 12 caks, 15 key kegs e circa 750 bottiglie; i luppoli utilizzati sono Target ed Aurora. Nella pinta è di colore ramato, opaco; la schiuma, biancastra, è cremosa ma poco persistente. L'aroma reca ancora i "segni" del dry hopping: fresco, forte e pulito, abbastanza elegante: diverse sfumature di agrumi, dall'arancio al pompelmo, al mandarino, con qualche remoto sentore tropicale ed una leggera mineralità. Il gusto batte all'incirca sugli stessi tasti; dopo l'ingresso maltato (biscotto) c'è tanto pompelmo con qualche nota terrosa che conferisce a questa IPA un carattere un po' grezzo, rustico, quasi scorbutico. Il finale, amaro, è un mix abbastanza intenso di pompelmo/resina/vegetale, con quest'ultimo elemento più in evidenza degli altri, ed una leggera nota pepata. Corpo da leggero a medio, carbonazione moderata, IPA intensa e molto profumata, con un carattere rustico che la colloca lontano da certe birre ruffiane ai confini del cocktail di frutta tropicale. Molta sostanza, insomma, forma ancora un po' grezza, ma ottime premesse per un birrificio che non ha neppure acceso la prima candelina. La sorella "Hit the Light" ha nel frattempo finalmente visto la luce, quindi se siete a Londra cercatela e bevetela. Formato: 50 cl., alc. 5.9%, lotto 002, imbott. 02/2013, scad. 02/2014, pagata 4.37 Euro (beershop, Inghilterra).