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mercoledì 5 ottobre 2016

L’artigianale al discount: NYC India Pale Ale vs Lucilla La IPA vs Target Postina IPA vs Italian Pale Ale

Sempre più di frequente è possibile trovare anche sugli scaffali dei discount, oltre a quelli dei supermercati, birre che vanno oltre la classica offerta industriale e che si collocano in quel cosiddetto settore "artigianale". Attenzione, l’aggettivo artigianale non è sinonimo di buono e la sfida del discount è proprio questa: è possibile offrire ai consumatori qualcosa da bere di qualità ad un prezzo nettamente inferiore al quello delle “esose birre artigianali”?
Indiscusso protagonista di questa piccola invasione artigianale nei discount italici è il gruppo Target 2000 di Riccione (RN), da oltre quindici anni attivo come distributore presso i canali della GDO; le birre commercializzate da Target 2000 sono tutte prodotte presso gli stabilimenti Amarcord di Apecchio (PU). Il focus è soprattutto su quello stile che la "rivoluzione della birra artigianale" ha maggiormente portato sugli scudi: India Pale Ale. Ne vengono attualmente distribuite cinque: Italian Pale Ale, la prima nata, è stata di recente affiancata da NYC India Pale Ale, Postina IPA, Lucilla La IPA e la ultima nata Brewmaster's Choice IPA, che non sono riuscito a reperire.  Tutte vengono vendute in differenti catene di discount, evitando la convivenza sullo stesso scaffale, allo stesso prezzo (1,49 Euro per la 33 cl. netto di promozioni); fa eccezione solamente Lucilla la IPA, disponibile nel formato 50 e ad un prezzo leggermente più conveniente (3,38 Euro/litro anziché 4,52 Euro).
La domanda che viene quasi spontaneo farsi è: si tratta della stessa birra alla quale viene solamente cambiata l’etichetta? In assenza di informazioni certe, ho provato ad assaggiare quattro di loro contemporaneamente e alla cieca. 

La prima che capita nel bicchiere è la Italian Pale Ale (6.1%), di colore dorato carico, leggermente velata, e con un cappello di schiuma biancastra cremosa e compatta, dalla discreta persistenza. Leggero diacetile al naso, profumi floreali e di marmellata d’agrumi che cercano di farsi strada in un conteso di pulizia tutt’altro che eccellente, poco invitante e leggermente ossidato. Al palato il dolce del miele e della marmellata d’agrumi hanno il compito di bilanciare l’amaro, erbaceo e terroso, che conclude la bevuta in modo poco elegante: non resta che annotare un po’ di diacetile e di gomma bruciata in una IPA che si chiude amara, sgraziata e accompagnata da delicato tepore etilico. Meglio berla fredda, appena tirata fuori dal frigorifero, per limitare l’effetto di questi off-flavors e garantirsi un po’ di refrigerio.

Nel secondo bicchiere scopro esserci Lucilla La IPA (5.7%); un marchio - Lucilla - che fu il primo a comparire nei discount con "La Rossa" e "La Bionda". Lucilla non è insensibile alle mode ed eccola in versione IPA: il suo dorato si sembra leggermente più carico rispetto all'Italian Pale Ale, mentre sull'aroma sarebbe meglio sorvolare. Ossidazioni, diacetile e nonostante la bottiglia di vetro scuro c'è anche qualche puzzetta da colpo di luce. Le cose non sono molto diverse in bocca, dove tra il diacetile e il dolce del miele si fa strada un amaro molto sgraziato, terroso ed erbaceo, che non si fa mancare un po' di plastica bruciata. Palato sempre avvolto da un patina dolciastra che ne annulla qualsiasi velleità rinfrescante: da bere rigorosamente ghiacciata, ma a terminare il bicchiere è un'impresa dalla quale desisto dopo un paio di sorsi.

Il terzo assaggio è la NYC India Pale Ale (5.8%), per l'esattezza trattasi di una bottiglia dello stesso lotto già descritto lo scorso giugno. Il naso si muove sullo stesso canovaccio della Italian Pale Ale, ma risulta nel complesso più pulito e - finalmente! - privo di difetti: note floreali e marmellata d'agrumi formano un bouquet semplice ma tutto sommato accettabile. La bevuta, la cui intensità è modesta tanto quanto l'aroma, usa il dolce del miele, del caramello e della marmellata d'arancia per bilanciare un amaro che in verità non morde e, proprio per questo, risulta molto più tollerabile rispetto a quanto riscontrato negli altri bicchieri. Minore l'amaro, minori gli effetti collaterali che tuttavia a galla quando la birra s'avvicina alla temperatura ambiente; una filo di diacetile non manca neppure qui, seppur ampiamente tollerabile. Birra che mi sembra sostanzialmente identica a quella del primo bicchiere, ovvero la Italian Pale Ale.

La breve "orizzontale" si chiude con la Postina IPA (5.7%), all'aspetto perfettamente uguale a quanto contenuto nel bicchiere numero uno e numero tre. Il naso, poco intenso, ripropone quasi fedelmente quello della NYC IPA che a sua volta assomigliava moltissimo a quello della Italian Pale Ale. Gli stessi elementi si trovano al palato: miele, un tocco caramellato, marmellata d'agrumi a contrastare un amaro terroso ed sempre sgraziato in un contesto dalla bassa intensità. Lieve diacetile e gomma bruciata, in piccola quantità, rispondono presenti all'appello.

Si tratta dunque della stessa identica bevanda (cit.)? Mi sembrerebbe di sì, ma in assenza di dati certi lungi da me affermarlo con sicurezza. Ci sono lievi differenze nel contenuto alcolico ed altre organolettiche dovute ai diversi lotti produttivi e, probabilmente, alle modalità di conservazione: benchè birre progettate per resistere ad eventuali maltrattamenti della grande distribuzione discount, non sono ovviamente indistruttibili. L'unica che è risultata davvero inferiore alle altre è stata Lucilla La IPA: lotto sfortunato o bottiglia mal conservata poco importa, la birra è risultata davvero compromessa. Per tutte vale la stessa considerazione: costano molto meno rispetto ad altre birre artigianali ma la sufficienza non la raggiungono, soprattuto se le bevete da sole, prestando attenzione a quanto c'è nel bicchiere. Se invece le abbinate ad una pizza in compagnia di amici o a una vivace grigliata possono risultare un'alternativa accettabile ad un'anonima lager industriale o a una delle tante birre crafty, a patto che vi ricordiate di berle ben fredde e a patto v'interessi più divertirvi e chiacchierare anziché discernere di quello che che state bevendo. Altrimenti è difficile che vi venga voglia di fare il bis.

Nel dettaglio: 
Italian Pale Ale, 33 cl., alc. 6,1%, lotto LO491602, scad. 18/05/2017, 1.49 Euro
NYC India Pale, 33 cl.,  alc.  5,8%, lotto LO501602, scad. 19/05/2017,  1.49 Euro
Lucilla La IPA, 50 cl., alc. 5,7%, lotto L175160, scad. 23/09/2017, 1.69 Euro
Postina IPA, 33 cl., alc. 5,7%, lotto L1731602, scad. 21/09/2017,  1.49 Euro

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 23 giugno 2016

L'artigianale al discount: NYC India Pale Ale

Di tanto in tanto torno ad occuparmi della “birra artigianale” che si trova sempre più di frequenta anche sugli scaffali dei discount, a dei prezzi finalmente interessanti e lontani da quelli esosi ai quali siamo purtroppo abituati quando si parla di “birra artigianale”. La domanda però è sempre la stessa: si può bere bene spendendo il giusto? 
Una possibile risposta cerca di darla Target 2000, società per azioni con sede a Riccione che dal 2000 fornisce birre e altre bevande analcoliche alla grande distribuzione;  della società fa anche parte Amarcord, birrificio  “artigianale” con sede operativa ad Apecchio (PU), che produce molti dei marchi distribuiti. 
Se non erro Target 2000 è stata la prima a proporre birre artigianali anche presso i discount: da molti anni sono disponibili in alcuni discount le birre Lucilla (Bionda, Bianca e Rossa) mentre più di recente sono arrivate (in altri discount) le Arcana (Golden e Red)  e le due Italian  (Pale Ale e Amber). Dedicata ai supermercati (no discount)  è invece la linea Bad Brewer, che con un lieve sovrapprezzo offre sicuramente una migliore qualità, almeno per quello che sono riuscito a provare
Ma l’offerta di Target è molto più ampia: ci sono le Tosca e le Contessa (nomi non proprio originali, vedi birrifici San Michele e Amiata) a altre tre IPA, visto che la moda del luppolo non è affatto tramontata: Lucilla La IPA, Postina IPA, NYC India Pale Ale. Non ho ancora avvistato le prime due, mentre grazie alla segnalazione un lettore del blog, Angelo, sono riuscito a recuperare una bottiglia di NYC India Pale Ale, distribuita presso una catena di discount ancora diversa rispetto a quella di Lucilla e Arcana/Italian. Molto carina l’etichetta, sebbene non riveli  dove (Amarcord) la birra viene prodotta, ma il contenuto? Se poi vi chiedete perché New York City, ecco quanto afferma il distributore: "lo stile cosmopolita per eccellenza,  l' INDIA PALE ALE, dalla città cosmopolita per eccellenza: NYC. Da qui un giallissimo taxi, e il motto "On radio call: Beer": una birra italiana da gustare quando la sete chiama."


La birra.
Bella nel bicchiere, di colore oro carico con venature arancio e una compatta testa di schiuma bianca e cremosa, dall’ottima persistenza. L’aroma non brilla per intensità e freschezza/fragranza, ma è sostanzialmente pulito e privo di difetti: sentori floreali, una leggera presenza di agrumi che richiama più la marmellata che il frutto fresco. Neppure il gusto è un manifesto d'intensità, ricalcando in buona parte l'aroma: miele e un tocco di caramello introducono il dolce-ma-non-troppo della marmellata d'arancia per poi arrivare abbastanza rapidamente alla conclusione amara. Il livello anche qui è medio-basso, giusto un "colpetto" resinoso, vegetale e terroso e poi riemerge il dolce: intendiamoci, in sé non è di certo una birra dolce, ma non ha neppure quel livello d'amaro che t'aspetteresti in una IPA. La sua secchezza è ben lontano dall'essere esemplare, con il palato avvolto dopo ogni sorso da una patina dolce che riduce di molto il potere rinfrescante di questa IPA: tutto sommato bene la sensazione palatale, con un corpo tra il medio ed il leggero e una carbonazione delicata, e tutto sommato non è neppure un male che l'intensità sei sapori sia modesta. Finezza e grazia non sono di casa, basta farla scaldare un po' per aumentare il tasso d'amaro e veder apparire le prime poco gradevoli avvisaglie di gomma bruciacchiata. 
Una birra che si beve ma che - se devo esprimere un giudizio - si ferma al di sotto della sufficienza, sopratutto se la bevete da sola e fuori pasto: costa relativamente poco, intorno ai 4 euro/litro, ma non offre particolari soddisfazioni pur restando ampiamente preferibile ad una qualsiasi lager industriale presente sugli scaffali della grande distribuzione, o alla IPA "crafty" di Poretti.
Mi sembrerebbe leggermente meglio della Italian Pale Ale prodotta dallo stesso birrificio per lo stesso distributore, anche se le ultime bottiglie di quest'ultima le ho trovate migliori rispetto a quelle assaggiate un paio di anni fa. Il livello è comunque più o meno quello: valutatene l'acquisto se volete qualcosa da bere ad una grigliata tra le chiacchiere degli amici senza fare troppa attenzione a quello che vi mettono nel bicchiere: con meno di venti euro ve ne portate via una dozzina. 
Formato: 33 cl., alc. 5.8%, IBU 40, lotto 501602, scad. 19/05/2017, prezzo 1,48 Euro

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 30 ottobre 2015

L'Artigianale al discount: Cask 65 Bruna & Arcana Red Ale

Di tanto in tanto mi piace ritornare sull’argomento “la birra artigianale al discount”, due concetti teoricamente contrapposti;  “birra artigianale” è stata infatti "inventata" con in mente target ambiziosi: ristorazione, esperienze gourmet, enoteche, eleganti bottiglie da 75 cl. che inizialmente ricordavano quelle del vino o dello champagne, prezzi elevati (anche per) caratterizzare e posizionare un prodotto in fascia “premium”. Solo in tempi più recenti, dopo lo scarso successo nell’ambito della ristorazione, la “birra artigianale” ha preferito rivolgersi ai suoi canali “tradizionali”, ovvero la birreria, il pub, il bar e il beershop, rimpiazzando o almeno affiancando il formato 75 con quello da 33. I prezzi non sono diminuiti, ma questa è un’altra storia. 
E’ curioso come un prodotto come la  “birra artigianale”  sia pian piano entrato anche nelle cerchie dei supermercati “discount”, dove difficilmente i prodotti “premium” trovano collocazione e dove la gente si reca soprattutto per comprare “quello che costa poco”. Ma è allora possibile trovare una “birra artigianale italiana”  (e sottolineo “italiana”, perché in altri paesi il problema non si pone) che sia buona e che costi poco?  Al momento la risposta sembrerebbe essere più no che sì: queste sono almeno state le mie impressioni derivanti da questo e questo assaggio.   Facciamo oggi un terzo tentativo con due birre che ho di recente avvistato per la prima volta sugli scaffali del discount. 
La prima è la Arcana Red Ale, commissionata dalla Target 2000 di Riccione e, sebbene non sia indicato in etichetta, prodotta dal birrificio Amarcord di Apecchio (PU): una “rossa” che va ad accompagnare la già esistente “bionda” Golden Ale, assaggiata lo scorso anno. Piuttosto bella nel bicchiere, ambrata, velata con venature ramate; la schiuma ocra è compatta e cremosa, con un’ottima persistenza. L’ idillio dura però poco: al naso un discreto diacetile e qualche sentore metallico mettono un po’ in ombra i sentori di toffee e di frutta secca (o “nutty", per dirla all’anglosassone). C’è quasi una suggestione di ciliegia e, quando la birra si scalda, di mela.  La pulizia non brilla neppure al gusto, ma nel complesso l’inizio della bevuta è accettabile, riproponendo biscotto, toffee, frutta secca e anche un lieve diacetile; abbastanza sgraziata è invece la chiusura, con un amaro tra il terroso e l’erbaceo poco elegante, leggermente astringente e lievemente bruciacchiato (gomma).  Indubbiamente un po’ migliore della sua sorella “bionda” , è un’ambrata dal vago carattere inglese non certo memorabile ma neppure imbevibile; l’avessi trovata al bancone del bar/pub a 5 Euro mi sarei probabilmente inca**ato,  ma la bottiglia di mezzo litro a  1,79 Euro  fa socchiudere gli occhi sui difetti e può essere un’opzione per bere qualcosa che ha un po’ più gusto di una blanda industriale senza dover arrivare ai soliti prezzi della “birra artigianale” italiana. In due parole, “quasi sufficiente”.
Più arduo il compito che deve affrontare la birra Cask 65 Bruna, prodotta dal birrificio cuneese Della Granda  per la linea “Mastri Birrai Italiani”  de “La Cantinetta” di un altro noto discount italiano: qui si entra in territorio Belga, dove il lievito è più che mai protagonista. Sorvolerei sulle trionfanti note descrittive del volantino pubblicitario (“Viaggio fra sapori autentici, tra tradizione ed innovazione, alla scoperta delle birre dei migliori Mastri Birrai Italiani” con “l’obiettivo di presentare una birra genuina e di altissima qualità, ad un costo contenuto rispetto ad altre dalle medesime caratteristiche”) per passare subito alla sostanza , non prima di ricordare i luppoli utilizzati: Spalter Select, Saaz, Magnum.  
Anche per questa birra il meglio arriva dagli occhi: ambrata e velata, bei riflessi rossastri e ramati, schiuma ocra, cremosa e compatta ma poco persistente. L'aroma è quasi inesistente, ma quel poco che c'è è dominato dall'acetaldeide (mela verde) e, impegnandosi, si può scorgere qualche sentore zuccherino e di caramello. Le cose vanno solo un pochino meglio al palato, ma non c'è nulla di cui essere contenti: biscotto, caramello, mela e pera vanno a comporre un gusto poco pulito, poco intenso che si rivela essere una sorta di amalgama di elementi privi di qualsiasi eleganza e fragranza. La chiusura di mandorla amara e nocciolo di pesca è piuttosto leggera, la birra slegata e un po' tropo watery, un pelino astringente, dove anche nel gusto c'è un po' troppa mela a far capolino; il retrogusto è piuttosto corto e la Cask 65 si congeda molto rapidamente con caramello e un lieve tepore etilico. Birra alquanto modesta che, onestamente, ho fatto piuttosto fatica a finire; alla fondamentale domanda "la ricompreresti?" la mia risposta sarebbe senz'altro di no. E questo a prescindere dal prezzo che, solo lui, mi riporta idealmente in un qualche supermercato belga. Si conclude anche questa terza puntata del "viaggio" tra le artigianali dei discount senza grosse lodi e con tanta mediocrità che sembra voler dire: volete bere bene? Lasciate perdere il discount.
Nel dettaglio:
Arcana Red Ale, formato 50 cl., alc. 6.7%, lotto 2091501, scad. 28/10/2016, pagata 1.79 Euro (3.58/litro)
Cask 65 Bruna, formato 75 cl., alc. 6.5%, lotto 4153/4, scad. 08/2017, pagata 3.49 Euro (4.65/litro)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 28 giugno 2014

L'Artigianale al discount: Arcana Golden Ale, Italian Amber Ale, IPA Italian Pale Ale

Oggi sarò un po' più lungo del solito, e non sarà una semplice "bevuta", ma tre.
La cosiddetta “birra artigianale”  è cara ? Se al bancone di un bar o al tavolo di una birreria il prezzo di una “pinta d’artigianale” e di una “industriale” sono abbastanza simili,  la differenza del prezzo in bottiglia, che sia negozio o supermercato, è davvero evidente. La “fantozziana”  Peroni ghiacciata da 66 cl. viaggia alla media (grande distribuzione) di 2 euro al litro e dintorni;  i supermercati offrono sempre più spesso anche una piccola selezione di “artigianali", e nella migliore delle ipotesi ve la caverete con 7-8  Euro al litro. Ma il prezzo col quale dovrete normalmente fare i conti per l’acquisto di “birra artigianale”, tra beershop, enoteche e rivenditori vari, nella maggioranza delle ipotesi, è tra i 10 ed i 15 Euro al litro, con qualche escursione verso i 20 Euro ed oltre per alcune birre “speciali” o particolarmente elaborate. 
Nessuno si sogna di paragonare il gusto di un’artigianale ben fatta (perché può capitarvi di pagare 7-10 Euro anche per una bottiglia di “porcheria artigianale”, sia chiaro) con quello di un’industriale filtrata, pastorizzata e sempre uguale a se stessa.  E credo che tutti siano disposti a pagare “di più” per bere un prodotto di qualità. Resta da capire se la differenza (x4, x5, x6 etc etc)  sia giustificata o no.  C’è chi sostiene di si  e c’è chi sostiene di no: del resto, se negli ultimi anni sono spuntati birrifici e beerfirm come funghi (oltre 700, al momento) e se anche diverse aziende vinicole o distributrici di bevande hanno commissionato a qualche birrificio una birra artigianale da vendere poi con il proprio nome, evidentemente è una fetta di mercato che  “tira” e nella quale ci sono buoni margini di profitto e buone prospettive di ulteriore crescita, tanto che alcuni microbirrifici  si sono già ingranditi ed altri si stanno ingrandendo. Chiariamo subito che io sto parlando del prezzo che paga il consumatore finale; può darsi che gran parte della fetta di margine se la mangino distributori e rivenditori, ed i produttori debbano accontentarsi delle briciole: non ho dati in mano per lanciare "accuse" o proclami. Al tempo stesso si parla da tempo di "birra artigianale" come di una "bolla" destinata presto ad esplodere e a portarsi via i meno meritevoli o i meno bravi a vendersi: può darsi, ma ciò non è ancora successo.
E’ da quando m’interesso di  “birra artigianale” che sento dire che i prezzi sono destinati a scendere, grazie all’aumento dei volumi di produzione, ai gruppi di acquisto che i microbirrifici avrebbero formato, all’ammortamento degli investimenti iniziali. Non mi pare che ciò sia ancora accaduto; anzi, sono arrivate le birre “one shot”, le collaborative e le barricate, che hanno spesso fatto alzare l’asticella del prezzo - e dei margini ? - ancora un po’. E lo Stato Italiano ha fatto la sua parte, con IVA  ed accise: ma questa è un'altra storia.
Siamo in estate, e immaginate di dover fare una grigliata all’aperto con alcuni amici, magari guardando assieme una partita dei mondiali di calcio, anche se la  Nazionale ha già fatto le valigie. Immaginate di voler accompagnare il tutto con della buona birra, dissetante e facile da bere. Diciamo che per l’occasione vi servirebbero una dozzina di “trentatrè centilitri”.  Al costo medio di 4,00 Euro a bottiglia, vi servono praticamente 50 Euro per dodici “artigianali”, gustose, profumate, dissetanti: l’esborso economico è notevole, direi quasi insostenibile.  Orientatevi su 12 bottiglie o lattine industriali, o da “discount”, e ve la cavate con meno di una decina di euro. Possibile quindi che non ci siano alternative all'industriale ghiacciata et similia   per queste occasioni, o da mettere nel frigo portatile per una giornata al mare o in montagna? La “birra artigianale” a causa del suo costo rimane rilegata ad una forma di bevuta "molto" responsabile, che consiste nel potersi concedere al massimo un paio di bottigliette nel corso di una serata?
Da qualche tempo sono apparse in un noto discount (tedesco), alcune bottiglie di "birra artigianale", commissionate dalla Target 2000 di Riccione (rappresentante e distributore di birre per la GDO) e prodotte dal birrificio Amarcord di Apecchio (PU). Non è una novità: da diversi anni Target 2000 distribuisce in altri discount la gamma Lucilla (La Bionda e La Rossa), anche questa etichettata come "birra artigianale". Ma c'è un'importante differenza: mentre le Lucilla sono una generica "bionda" ed una "rossa", stavolta si fa chiaramente riferimento a degli stili, a delle conoscenze che solo chi ha un certo livello di conoscenza/cultura birraria può cogliere. In etichetta non si fa solo riferimento al colore dei capelli di una ragazza chiamata Lucilla, ma si parla di "Golden Ale",  "Amber Ale, "Pale Ale"; ammetto serenamente che non sarei stato in grado di capire queste etichette una decina di anni fa, e mi sarei sicuramente orientato all'acquisto di una semplice "bionda".  Ciò non toglie che anche chi di birra non sa nulla arrivi ad acquistarle casualmente, magari perché gli piace l'etichetta (mai sottovalutare l'influenza dell'aspetto estetico); ma chi l'ha commercializzata ha chiaramente voluto indirizzarsi per lo meno ad un "bevitore erectus", che abbia una minima cultura birraria.
Ma la cosa più interessante, di queste tre birre, è senza dubbio il prezzo: siamo intorno ai 4.50 Euro al litro.. non alla bottiglia da 33 cl. ! Prezzo basso e birra artigianale buona, servirebbero 18 Euro per comprare la dozzina di bottiglie di cui sopra. E' finalmente possibile sdoganare la "birra buona" (artigianale) e renderla un prodotto anche "popolare" da bere in grandi quantità senza doversi prosciugare il portafoglio e senza doverla far ruotare nei Teku? Vediamo allora come sono queste tre birre "artigianali" del discount.
La Golden Ale (5.8%) si chiama Arcana ed è dorata e limpida; bella la "testa" di schiuma che forma, bianca e cremosa, anche se poco persistente. L'aroma è abbastanza dimesso: qualche lieve sentore di miele, pane e di agrumi, diacetile. Lo stesso scenario viene riproposto anche in bocca: poca intensità, note di pane e di crackers, miele, qualche ricordo di agrumi, una lievissima nota metallica ma soprattutto una netta presenza di diacetile che "imburra" tutto il palato lasciandolo abbastanza appiccicoso. Finisce abboccato, con una presenza amaricante quasi impercettibile; è leggera e dalla carbonazione medio-bassa, ma purtroppo delude in quella che dovrebbe essere una delle sue caratteristiche principali, citando le linee guida del BJCP  ("drinkability is a critical component of the style") o del Camra. Non riesce né a  dissetare, né a rinfrescare, lasciando la bocca impastata dopo ogni sorso. Meglio berla abbastanza fredda (5-6°) per limitare un po' l'effetto diacetile. Peccato.
Passiamo alla Italian Amber Ale (5.2%), che fa un ulteriore passo in avanti verso chi "conosce" la birra; nel retro etichetta sono infatti riportati gli ingredienti. Malti Pilsner, Caramel Dark, Aromatic e Chocolate; luppoli Magnum, Willamette e Centennial, con dry-hopping di Galaxy e Cascade. Il colore è ambrato, anch'esso limpido, e la schiuma biancastra, abbastanza fine e cremosa, ha una discreta persistenza. Il naso evidenzia una notevole sstanchezza, con profumi molto poco freschi: caramello, marmellata d'agrumi, qualche nota metallica. Ovviamente anche in bocca questa Amber Ale è tutt'altro che fragrante, ma c'è invece una buona intensità; caramello, marmellata d'agrumi, un po' di metallo, qualche nota di biscotto e terrosa. Anche qui diacetile, ma abbastanza lieve e tutto sommato sopportabile, con un finale poco secco ma un retrogusto amaro abbastanza intenso (anche se non particolarmente elegante) tra il vegetale ed il terroso. Il corpo è tra il medio ed il leggero, poche bollicine, consistenza acquosa ma la bevuta risulta un po' pesante. Gli elementi giusti ci sarebbero, la birra ti fa persino fare il ruttino al "Cascade", ma la poca fragranza ne penalizza la bevuta.
Chiudo con la IPA, volutamente ambigua: si tratta di una IPA italiana, o di una Pale Ale Italiana?  Pilsner, Vienna e Caramel Dark i malti; Magnum, Chinook, Centennial ed Ahtanum i luppoli, con lo stesso dry-hopping (Cascade e Galaxy) della "Amber". Dorata e limpida, bene la schiuma: fine e cremosa, dalla buona persistenza. Discreta intensità al naso (marmellata di agrumi, pompelmo, frutti di bosco rossi, resina) ma molta poca freschezza. L'ingresso in bocca non è molto pulito; il gusto parla di marmellata d'agrumi, lieve caramello, biscotto al burro, con un'accelerazione amara che a metà bevuta porta resina e pompelmo.  L'intensità è buona, latita invece l'eleganza ed il lungo finale amaro risulta alla fine abbastanza sgraziato e poco gradevole. Poco secca, lieve presenza di metallico e di diacetile, ha corpo e carbonazione media, ma risulta anche lei un po' "pesante" in bocca come la sorella ambrata.
Sono tre birre abbastanza stanche, bel lontane dall'essere fragranti e profumate; non è impressa la data d'imbottigliamento, quindi non conosco la loro "età".  E può anche darsi che ci sia la colpa di uno stoccaggio non proprio ottimale, magari a temperature elevate, che ha dato il colpo di grazia a delle birre molto più luppolate (e quindi più delicate) di quelle che normalmente i discount tengono in magazzino. Bisognerebbe aver l'occasione di provarle appena imbottigliata, per fare la controprova. Dopo tutto, trovo la loro (non) freschezza non molto diversa da molte birre luppolate che vengono importate dagli Stati Uniti, arrivano sugli scaffali italiani spesso bollite e stanche, e vengono vendute a tutt'altro prezzo. Il confronto con una birra "artigianale/di qualità", fresca ed in forma, è invece ancora improponibile.
Il prezzo (discount) rimane la loro vera attrattiva, che potrebbe far passare sopra anche ai loro difetti; se le trovassi per lo meno "fresche", credo che non avrei alcun dubbio nel ripetere l'acquisto per le occasioni in cui ho bisogno di acquistare 6-7 birre da bere senza fronzoli e senza svuotare il portafoglio.
Personalmente "voglio già bene" a queste birre, e spero che col tempo si riescano a migliorare dal punto di vista qualitativo per poter dare ai birrofili italiani quello che ancora manca e che è invece possibile in moltissimi altri paesi. Riuscissero poi anche a  portarle dentro ad una lattina, sarebbe perfetto.
C'è bisogno della "confezione da sei" a 10-12 Euro, da portare in spiaggia o alle grigliate senza dover spendere 25-20 Euro; vanno bene tutte le altre "artigianali", vanno bene le birra al mosto d'uva e le barricate, ma c'è (soprattutto) bisogno di qualche birra "da battaglia" che non deve necessariamente essere un blanda lattina di birra industriale. E se a Bolzano ci riescono già, possibile che in tutto il resto d'Italia rimanga ancora un'utopia?
Arcana: formato 50 cl., alc. 5.8%, lotto 1071402, scad. 17/07/2015, pagata 1,79 Euro
Italian Amber Ale: formato 33 cl., alc. 5.2%, IBU 30, lotto 1191401, scad. 29/05/2015, pagata 1.49 Euro
Italian Pale Ale: formato 33 cl., alc. 6.1%, IBU 40, lotto 1201401, scad. 01/08/2015, pagata 1,49 Euro
Tutte al discount, Italia.

martedì 1 ottobre 2013

Amarcord AMA Mora

Dopo la Bruna, assaggiata in questa occasione, ecco un'altra delle tre rappresentanti della linea AMA di Amarcord, realizzata in collaborazione con Garrett Oliver di Brooklyn Brewery. Il birrificio la descrive come una birra ad alta fermentazione realizzata con un blend di Caffè Pascucci (Rimini) e zucchero di canna Demerara del Malawi. Tra gli ingredienti vi sono malti Crisp Pale, Crystal, Chocolate e luppolo Willamette. Tralasciamo l'oscena iscrizione in etichetta "double malt beer", che probabilmente farà sorridere tutti gli anglofoni, e passiamo al contenuto. Colore ebano scurissimo, quasi nero, lucido, e schiuma beige molto fine e cremosa, che rimane nel bicchiere per diversi minuti. Al naso netto è il caffè, forte ma non molto raffinato, ed in secondo piano emergono sentori di mirtilli, di nocino. zucchero di canna e di cenere. Il caffè "comanda" anche al palato, con un ingresso torrefatto seguito da un passaggio di frutta sotto spirito (prugna disidratata), mentre nel finale invece dell'attesa chiusura amara di caffè e tostature, troviamo un dolce retrogusto di frutta sotto spirito, caldo, morbido ed etilico. Mediamente carbonata, dal corpo medio, si lascia bere con una buona facilità nonostante una gradazione alcolica (9%) abbastanza rilevante, con l'alcool che porta calore solo a fine bevuta.  Sebbene  la bevuta sia  caratterizzata da una leggera acidità, il palato tende a restare un po' appiccicoso e zuccherino dopo ogni sorso. Aroma e gusto puliti, ci pare senza dubbio la migliore tra le varie Amarcord che abbiamo bevuto. Formato: 75 cl., alc. 9%, IBU 28, scadenza e lotto non pervenuti sulla bottiglia, pagata 5,90 Euro (supermercato, Italia).

lunedì 27 maggio 2013

Amarcord AMA Bruna

A novembre 2011 il birrificio Amarcord di Apecchio (PU)  annuncia la nascita di una nuova serie di birre, chiamate AMA, nate dalla collaborazione con Garrett Oliver,  birraio della Brooklyn Brewery (New York) e quasi abituale vacanziero nel nostro paese.  La Brooklyn ottiene anche l’importazione in esclusiva per il territorio americano di tutte e tre le nuove birra (Bionda, Bruna e Mora), che possono vantare un’etichetta realizzata da Milton Glaser; se il nome non vi dice nulla, sappiate che è l’ideatore del famosissimo logo “INY”.   L’ispirazione per questa AMA Bruna, brassata con zucchero candito, sono le birre d’Abbazia: nel 2012 il birrificio ha fatti grossi investimenti promozionali, con un occhio attento ai concorsi, che hanno portato una menzione d’onore al Brussels Beer Challenge di Bruxelles, argento all’International Beer Challenge, bronzo al Mondial de la Biére di Montreal e quindi argento al World Beer Challenge. Si presenta in una bottiglia con il logo del birrificio in rilievo ed un lungo collo; all'aspetto è di un bel color ambrato carico, con riflessi rubini; la schiuma, beige, è fine e cremosa ma non molto persistente. Al naso, molto poco pronunciato, ci sono sentori dolci di ciliegia, quasi sciroppata, caramello, leggera frutta secca, lievito. Si nota una discreta mancanza di pulizia, che ritroviamo parzialmente anche in bocca. Il gusto è spiccatamente dolce, con note di caramello, burro, frutta secca e zucchero candito, con quest'ultimo elemento che tende a predominare sopratutto nella parte finale della bevuta, lasciando sempre il palato abbastanza appiccicoso. Incontriamo una veloce nota amaricante, un po' astringente, che ricorda la mandorla, seguita da un retrogusto di nuovo molto dolce, leggermente caldo ed etilico, di frutta sotto spirito e zucchero candito. Birra molto zuccherina, dal corpo medio e dalla discreta carbonazione, che rischia a tratti la stucchevolezza. Anche se dichiaratamente ispirata alle "birre d'abbazia", è una bottiglia che non brilla né di pulito né  per l'apporto del lievito usato, che tende a "sporcare" la bevuta piuttosto che a donarle complessità (esteri, spezie) al naso ed al palato. Il birrificio la consiglia in abbinamento a  lasagne al forno, pasta al ragù, carni in salsa tipo gulasch e arrosti, carne alla griglia, pizze rustiche con salsiccia e patate, strudel di mele. Formato: 75 cl., alc. 7.5%, IBU 20, scad. 06/2014, pagata 5.90 Euro (supermercato, Italia).

mercoledì 28 novembre 2012

L'artigianale al discount: Birra Lucilla La Rossa

Esattamente tre anni fa, il 27 Novembre 2009, scrivevamo le nostre impressioni sulla birra Lucilla; il post è a tutt'oggi il più visto di tutto il blog, con 3642 visualizzazioni e 32 commenti, molto discordanti tra loro. Abbiamo deciso di celebrare il terzo anniversario di quel giorno ritornando sul "luogo del crimine", e stappando una nuova bottiglia di Lucilla, che nel frattempo ha subito un restyling di etichetta ed è diventata "Lucilla La Rossa" crescendo anche in percentuale alcolica. A causa della mancanza d'informazioni in etichetta a quel tempo sbagliammo il bicchiere di degustazione; non ricordo se tirammo ad indovinare o se trovammo qualche riscontro in internet, ma ipotizzammo si trattasse di una alta fermentazione ("ale in stile belga", sic) ed optammo per un calice tipo abbazia. Le note in etichetta continuano ad essere scarse, ma dalle informazioni reperite dovrebbe trattarsi di una bassa fermentazione, stile bock o, vista la gradazione alcolica (8%) doppelbock. Visto che la Lucilla di tre anni fa era ferma al 6.5%, supponiamo che la ricetta sia rivisitata. Festeggiamo dunque il terzo anniversario del post più visto di questo blog versando Lucilla in un bicchiere consono. L'aspetto è molto invitante: ambrato carico, praticamente limpido; schiuma ocra, fine, quasi pannosa, dalla buona persistenza. L'aroma è già molto meno accattivante: c'è poca intensità e poca pulizia. Emergono esteri fruttati, note terrose, sentori di lieviti poco eleganti. Il gusto non si discosta molto: anche qui poca intensità, per un birra dal buon contenuto alcolico che risulta da un lato facile da bere, dall'altro troppo sfuggente con un corpo medio-leggero ed una consistenza watery. Troviamo note di caramello e (poca) frutta sotto spirito; birra dolce, che finisce lasciando un po' il palato appiccicoso ed un retrogusto corto di frutta sotto spirito, con una leggerissima nota amaricante che rimanda al tostato, con poca eleganza. Man mano che la birra raggiunge la temperatura ambiente c'è anche un lievissimo tepore etilico. L'etichetta come dicevamo non offre informazioni sul prodotto, ma è a suo modo molto esplicativa di quello che c'è nel bicchiere: una rossa (di colore) birra "doppio malto", che nell'immaginario del bevitore "erectus" identifica una birra leggermente dolce, dal contenuto alcolico abbastanza sostenuto. E questo è esattamente Lucilla, senza grandi difetti o "off flavors". Reperibile soprattutto attraverso i discount italiani, ha un prezzo "artigianale" basso, visto che siamo sui 4 Euro al litro; dovessimo anche dare priorità a questo  (lasciando in secondo piano aroma e gusto, visto che non offrono molto), rammentiamo l'esistenza di altre birre "quasi" industriali che con poca differenza di prezzo (in più e in meno), rappresentano esempi nettamente più appetibili di "rossa italica doppio malto". Non le beviamo da un po' ma ricordiamo la Sixtus della Forst, la Peroni Gran Riserva, la Moretti La Rossa. Chi è avvezzo alla birre da supermercato troverà quindi questa Lucilla un discreto prodotto che non si discosterà molto dalle abitudini del suo palato; chi in invece ha già fatto un percorso più o meno lungo con le birre "di qualità" (omettiamo volutamente la parola "artigianale", che non significa necessariamente "buona") ci  troverà dentro molto poco. In conclusione: siamo affezionati a Lucilla perché è il post più letto di questo blog, ma proprio non riusciamo a farcela piacere. Formato: 50 cl., alc. 8%, lotto 0481201, scad. 17/08/2013, prezzo 1.99 Euro.

venerdì 27 novembre 2009

L'artigianale al discount: Lucilla Birra Artigianale Rossa


Abbiamo trovato pochissime informazioni riguardante questa birra artigianale (?) Lucilla reperibile in diversi supermercati in versione rossa e bionda. Le note sull’etichetta rimandano ad una produzione ed imbottigliamento negli stabilimenti di San Marino e Pesaro che corrisponderebbero a quelli della birra Amarcord. Anche le similitudini di etichetta ed art work sono evidenti. Possiamo dunque ipotizzare che si tratti di un prodotto Amarcord “low cost” (ma non troppo, se comparato alla linea di prodotti principale) distribuito con nome diverso. Lucilla è una ale in stile belga a doppio malto, con gradazione alcolica 6.5%; si dovrebbe confrontare con “La Putena”, analogo prodotto distribuito a marchio Amarcord. Colore rame, chiara, di corpo un po' troppo leggero ed acquoso. Aroma e gusto sono dominati dal caramello e dal malto tostato, bassa carbonazione. Forse leggermente migliore di una birra standard da supermercato. A parte questo, niente di entusiasmante.

Ops.. we did it again:  clicca qui per Lucilla La Rossa, bevuta tre anni dopo, novembre 2012 !