Visualizzazione post con etichetta Victory Brewing Co.. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Victory Brewing Co.. Mostra tutti i post

lunedì 21 novembre 2016

Victory Storm King Imperial Stout (2013)

Ritorna Victory Brewing Company, birrificio fondato nel  1996 a Downingtown, Pennsylvania, da Ron Barchet e Bill Covaleski. I due erano compagni di scuola negli anni '70 e rimasero amici anche quando furono costretti a separarsi per frequentare college diversi sulle due coste opposte degli Stati Uniti. Bill Covaleski ereditò dal padre la passione e gli strumenti per l'homebrewing, regalando poi un kit anche a Ron. Terminati gli studi, Ron inziò a lavorare come analista finanziario per poi passare, dopo poco tempo, a fare un anno di praticantato come birrario alla Baltimore Brewing Company; diplomatosi birraio in Germania all’università di Weihenstephan, fece ritorno in patria per lavorare alla Old Dominion Brewing Company in Virginia; nel frattempo il suo ruolo di birraio alla Baltimore Brewing Company era stato preso da Bill. 
Acquisita la necessaria esperienza, i due amici decidono che è giunto il momento di tornare assieme, mettersi in proprio e inaugurare a febbraio del 1996 la Victory Brewing Co. con annesso ristorante da 144 coperti ed una produzione iniziale che guarda alla tradizione tedesca: Victory Festbier e  Victory Lager fanno compagnia all’American IPA HopDevil che diviene in pochi anni la loro birra più venduta, occupando il 60% della produzione. Dai 1725 barili per anno si è arrivati a 126.000 barili; nella primavera del 2014 è stata inaugurata la nuova sede di Parkersburg, ad una ventina di chilometri di distanza, che si affianca a quella storica raddoppiando la capacità produttiva del birrificio.

La birra.
Storm King nasce nel 1998: una Imperial Stout molto luppolata  (quasi una Imperial Black IPA come leggo da alcune fonti) disponibile soltanto nei mesi più freddi dell’anno e, a grande richiesta, è poi entrata in produzione regolare. Il nome fa riferimento alla “tempesta” creata dall’incontro delle dosi massicce dei luppoli (dovrebbero essere Centennial, Cascade and Amarillo) e dei malti utilizzati. Storm King fu anche la prima birra di Victory a finire dentro ad una botte: era il 2011 e dalle botti ex-bourbon nacque la Dark Intrigue. 
Sapendo che si tratta di un’Imperial Stout molto luppolata, ho preferito lasciare qualche anno in cantina una bottiglia del 2013 per farla un po’ ammorbidire: ripensandoci a posteriori non è stata una buona idea.  Nel bicchiere è completamente nera e forma una bella testa di cremosa e compatta schiuma color nocciola, dalla discreta persistenza.  Al naso non ci sono le attese tonalità “scure”, non ci sono caffè o tostature ma domina il dolce, a tratti liquoroso, dell’uvetta e della prugna sotto spirito; c’è anche un odore poco invitante di “luppoli vecchi” a non renderlo particolarmente attraente. La bevuta risulta un po' slegata tra le sue componenti: si parte con il dolce (caramello, uvetta e prugna sotto spirito) per poi virare bruscamente in territorio amaro dove finalmente appare qualche reminiscenza di caffè e di tostature. L'elemento dominante a tre anni dall'imbottigliamento è tuttavia ancora il luppolo ed il suo amaro vegetale, un tempo resinoso, che si porta dietro anche qualche ossidazione. La sensazione palatale è invece buona, morbida e oleosa, con poche bollicine ed un corpo medio-pieno; l'alcool si fa sentire senza disturbare il sorseggiare di un'imperial stout con poche tostature che non è invecchiata bene, collocandosi in una terra di mezzo tra quello che era una volta (generosamente luppolata) e quello che potrà diventare quando i luppoli saranno del tutto svaniti. Trasformatasi quasi in una robusta American Strong Ale, lascia un retrogusto dolce, rincuorante e riscaldante di frutta sotto spirito. Birra da ritrovare e da bere con qualche anno d'anticipo.
Formato: 35,5 cl., alc. 9.1%, lotto 1143, scad. 24/04/2018, prezzo indicativo 5,00 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 14 marzo 2015

Victory HopDevil

La Victory Brewing Company viene fondata nel 1996 a Downingtown, Pennsylvania, da Ron Barchet e Bill Covaleski. I due erano compagni di scuola negli anni '70 e rimasero amici anche quando furono costretti a separarsi per frequentare college diversi sulle due coste opposte degli Stati Uniti. 
Bill Covaleski eredita dal padre la passione e gli strumenti per l'homebrewing, regalando poi un kit anche a Ron. Terminati gli studi, Ron inzia a lavorare come analista finanziario per poi passare, dopo poco tempo, a fare un anno di praticantato come birrario alla Baltimore Brewing Company; il passo successivo è quello di volare in Germania per diplomarsi alla università di Weihenstephan. Tornato negli Stati Uniti, diventa birraio della Old Dominion Brewing Company in Virginia; nel frattempo il suo ruolo di birraio alla Baltimore Brewing Company era stato preso da Bill. 
Acquisita la necessario esperienza, i due amici decidono che è giunto il momento di tornare assieme e mettetesi in proprio: iniziano la ricerca per il luogo giusto dove stabilire il loro birrificio. Scelgono inizialmente il Lago Tahoe, nella Sierra Nevada, ma non riescono ad acquistare in tempo i locali che avevano individuato. La decisione finale premia la natia Pennsylvania, dove la legislazione permetteva di aprire senza troppi costi accessori o vincoli un ristorante con mescita negli stessi locali del birrificio. A febbraio del 1996 viene quindi inaugurata la Victory Brewing Co. ed annesso ristorante da 144 coperti; la produzione, inizialmente di 1725 barili, è oggi arrivata a 126.000 barili l'anno; nella primavera del 2014 è stata anche inaugurata la nuova sede di Parkersburg, ad una ventina di chilometri di distanza, che si affianca a quella storica raddoppiando la capacità produttiva del birrificio.
L'idea iniziale di Ron Barchet e Bill Covaleski, entrambi diplomati in Germania, era di basare la produzione di Victory soprattutto sulla tradizione tedesca; ma mentre procedevano i lavori di costruzione ai due capita di assaggiare una bottiglia di Sierra Nevada Celebration, la IPA invernale del birrificio californiano. Delle tre birre con le quali debutta Victory nel 1996, due sono "tedesche" (la Victory Festbier e la Victory Lager) e una è un'American IPA chiamata HopDevil. Le aspettative sono che sia la märzen Victory Festbier a divenire la "flagship beer", ma in pochi anni è invece la HopDevil ad occupare il 60% della produzione.
Il "diavoletto" a forma di fiore di luppolo è una creatura di Bill, disegnato ancora prima della ricetta della birra, che in suo "onore" è stata poi chiamata HopDevil: malti tedeschi, luppolatura di Cascade, Centennial ed un terzo che il birrificio non intende rivelare. 
Chi segue il blog con regolarità conosce la mia diffidenza verso le IPA & Co. che arrivano dagli Stati Uniti; birre che andrebbero bevute freschissime e che spesso l'attraversata oceanica ed i vari passaggi della distribuzione riducono ad un lontano ricordo di quelle che erano. Ancora peggio quando le trovate nei supermercati: la grande distribuzione non è certo abituata a trattarle nel modo appropriato, come magari fa (o mi aspetto che faccia) un appassionato proprietario di beershop, e magari lascia i cartoni sotto ad una tettoia al caldo dell'estate. Per questa occasione ho deciso di correre il rischio: l'etichetta riportava la data di scadenza che lasciava intuire una birra imbottigliata a fine novembre, quindi con tre mesi circa di vita. Non pochi, ma nemmeno troppi; scongiurato il pericolo del caldo estivo e approfittando del prezzo competitivo proposto dal supermercato, mi sono convinto all'acquisto. 
Nel bicchiere arriva di color ambrato, limpida, con riflessi ramati; la schiuma avorio è compatta e cremosa, a trama fine, molto persistente. L'aroma è pulito ed ancora di una freschezza accettabile, e regala soprattutto i profumi del pompelmo e degli aghi di pino con delle sfumature terrose e di marmellata d'arancio; in sottofondo sentori biscotto e caramello. La Pennsylvania si trova sulla costa ad est degli Stati Uniti e questa birra riflette in pieno le caratteristiche delle IPA della East Coast; non cercate il "fruttone tropicale" californiano, non lo troverete. La bevuta è vigorosa ma elegante, con una solida base di biscotto e lieve caramello, una leggera presenza di agrumi e un bell'amaro intenso, resinoso e terroso, leggermente pepato. C'è pulizia ed intensità, l'alcool (6.7%) è molto ben nascosto; nonostante il nome minaccioso, è una birra morbida al palato che scorre benissimo, con una carbonatazione contenuta ed un corpo medio. Nessun eccesso di dolce che obblighi poi il birraio a calcare la mano sull'amaro per bilanciare, questa HopDevil rimane molto bilanciata per la maggior parte del tempo prima di abbandonarsi ad un bel finale amaro, intenso, mai raschiante, ultimo atto di una bevuta che lascia soddisfatti.
Formato: 35,5 cl., alc. 6.7%, lotto 10:16 P, scad. 24/11/2015, pagata 3.29 Euro (supermercato, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 21 giugno 2013

Saison du BUFF

Chiudiamo il piccolo “trittico” delle saison con una birra un po’ speciale: la Saison du BUFF, ovvero una collaborazione tra Sam Calagione (Dogfish Head – Delaware), Greg Koch (Stone Brewing Co. - California) e Bill Covaleski (Victory Brewing Co. - Pennsylvania).  L’idea per questa birra risale addirittura al 2003, quando i tre birrai sopra citati formano la BUFF Alliance (Brewers United for Freedom of Flavor), ovvero un’associazione che intendeva diffondere la passione e il senso d’appartenenza alla scena della birra artigianale americana. E’ però solamente nel 2010 che dalle parole si passa ai fatti, ed i tre birrai si trovano al sole della California per elaborare la ricetta di una birra one-shot, la Saison du BUFF.  La prima birra viene brassata alla Stone, e poi replicata da ciascun birrificio presso i propri impianti; nel 2012 i birrai decidono che è il momento di  tornare a farla: a Marzo 2012 viene commercializzata la Dogfish, ad Aprile quella di Victory e, il 18 Giugno la produzione Stone. Questa volta i birrai riescono a reperire tutte le erbe necessarie (prezzemolo, salvia, rosmarino e timo) presso la Stone Farms, l’azienda agricola di proprietà del birrificio che rifornisce di materie prime biologiche lo Stone Bistro & Garden. Per l'occasione viene anche registrato un breve video promozionale. La ricetta viene pubblicata sul libro The Craft of Stone Brewing Co., che racconta i primi 15 anni di vita dal birrificio fondato da Greg Koch e Steve Wagner. Per chi fosse interessato, la può trovare qui.   E' di un bel color oro, quasi limpido; la schiuma, bianca, ha trama fine, e cremosa ed ha buona persistenza. Al naso il primo impatto è di agrumi, mandarino, lime/limone (c'è un dry-hopping di Citra) che ben presto si mescolano a note insolite di salvia e rosmarino e, più in secondo piano, di prezzemolo. Ad un anno di distanza dall'imbottigliamento l'aroma non può essere molto forte, ma è molto pulito, ben equilibrato tra i vari elementi, lievemente rustico, permettendo di individuare le diverse erbe utilizzate nella ricetta. Ottima la sensazione palatale: corpo medio, con una carbonazione forse un po' troppo bassa per lo stile ma che regala comunque una grande sensazione di rotondità e di morbidezza. Il gusto continua in linea retta il percorso aromatico: dopo un ingresso di pane, troviamo frutta dolce (pesca, mango e polpa d'arancio) con, a bilanciare, un amaro  morbido, rinfrescante,  prevalentemente vegetale/erbaceo che ripropone salvia, timo e rosmarino. L'alcool (7.7%) è nascosto in una maniera impressionante; questa Saison du BUFF ha una bevibilità quasi commuovente, un bel profilo secco, dissetante e rinfrescante; il mix di erbe annunciato in etichetta ci aveva un po' "spaventato" (sembrava un po' di leggere il tubetto di una crema rinfrescante), ma il loro sapiente dosaggio aggiunge complessità ad una birra solida che si divincola tra note di frutta (agrumi/tropicale) ed erbacee, con una grande eleganza che forse ne sacrificà un po' il lato rustico. Il birrificio la consiglia in abbinamento con: tortino di granchio, gamberi grigliati, hummus, pollo arrosto, salmone grigliato, ceasar salad, tikka masala. Formato: 35.5 cl., alc. 7.7%, IBU 52,  lotto 02/05/2012, pagata 2.50 Euro (birrificio, USA).