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sabato 28 marzo 2015

Birrificio Settimo Nuce

Nei miei assaggi dello scorso anno del Birrificio Settimo di Carnago (Va) mi è mancata Nuce, una birra che volevo provare ma che non riuscii a recuperare. Rimedio con un anno di ritardo, proprio nel periodo in cui il birrificio ha annunciato un importante avvicendamento in sala cottura. Il birraio Nicola "Nix" Grande ha infatti lasciato Settimo per iniziare la propria avventura al Birrificio Etnia, in provincia di Pavia; i tre anni da lui passati a Carnago sono stati sufficienti per rivoluzionare completamente la gamma produttiva, spostandosi dalla Germania al Belgio e raccogliendo consensi in tutta Italia.
La sua eredità viene raccolta da un altro ex-homebrewer, Cristian Pizzi, tra l'altro netto vincitore (primo e secondo posto) del concorso indetto nel 2014 da Malto Gradimento. A lui il difficile compito di non far rimpiangere Nicola Grande, mantenendo il livello qualitativo delle birre attuali e - suppongo - proporre anche qualche novità.
Passiamo dunque all'assaggio di Nuce, una "abbey dubbel" che debutta nei primi mesi del 2012, quindi non molto tempo dopo l'arrivo di Grande a Settimo; la sua presentazione ufficiale si tiene al brewpub il 22 marzo.
La bottiglia in questione è del 2013 e quindi vede ancora la mano dell'ormai ex-birraio pugliese di Settimo.
Il colore è il classico "tonaca di frate", torbido, con riflessi ambrati; la schiuma è piuttosto modesta, cremosa, di colore beige chiaro e poco persistente. L'aroma è molto pulito, mentre l'intensità è solamente discreta: caramello, uvetta, prugna sciroppata, banana matura, frutta secca, biscotto (speculoos), Al palato arriva molto poco carbonata, con un gusto che riprende in toto l'aroma: biscotto, caramello, uvetta, banana matura, frutta secca ed un delicata speziatura. Il corpo è medio, il finale è leggermente amaro di mandorla, lievemente astringente; il retrogusto è abbastanza corto e dolce, caratterizzato da un morbido tepore etilico, caramello e frutta sotto spirito. Dubbel pulita e dall'ottima intensità che non pregiudica assolutamente la facilità di bevuta; la bottiglia mi è sembrata tuttavia un po'  stanca e fiacca in bocca, leggermente slegata, con le poche bollicine presenti che non le hanno dato una mano a risollevarsi. Spero di poterla tornare ad incontrare in condizioni ottimali.
Formato: 33 cl., alc. 7.2%, lBU 30, lotto 08613, scad. 06/16 (?), pagata 4.40 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 24 giugno 2014

Birrificio Settimo Quis Hoc

Nuovo appuntamento con il Birrificio Settimo di Carnago, Varese. L'estate ed i trenta gradi di queste serate non sono forse nel vostro immaginario lo scenario più adatto nel quale tirare fuori dal frigo una Tripel, ma basta una serata piovosa ed un lieve abbassamento della temperatura per poter azzardare la bevuta ed avere delle belle sorprese.
Giugno è periodo di esami scolastici, e a chi è alle prese con il latino il nome scelto per questa birra non susciterà forse particolari simpatie. L'ispirazione è infatti il Carmina di Catullo: "Quis hoc potest videre, quis potest pati, nisi impudicus et vorax et aleo, Mamurram habere quod Comata Gallia habebat uncti et ultima Britannia?", ovvero "Chi mai può vedere, chi può tollerare, se non uno spudorato, un ghiottone, un baro, che Mamurra abbia quanto la Gallia chiomata aveva prima e l'estrema Britannia?"
In parole più povere, Quis Hoc è  - se non erro - la seconda birra, dopo la Prius, che il birraio Nicola "Nix" Grande realizza dopo essere stato chiamato a guidare il Birrificio Settimo; le prime generose bottiglie da 75 cl. dell'esordio sono ora state sostituite dal più pratico formato da trentatré centilitri. La ricetta prevede malti Pils, caramello e di frumento, luppoli cechi, inglesi e sloveni e lievito derivante dal ceppo trappist. 
Il colore è il classico arancio, leggermente velato: basta un attimo di disattenzione nel versarla che l'esuberante schiuma pannosa ricolma tutto il bicchiere, senza mostrare l'intenzione di dissiparsi in tempi rapidi. Ci vogliono pazienza ed un paio di rabbocchi per completare il bicchiere. Al naso c'è una piccola pasticceria, con sentori di zucchero candito, frutta sciroppata (pesca, albicocca) e frutti canditi (arancio); il lievito belga le dona una delicata speziatura, di pepe e, mi sembra, di zenzero. In bocca è vivacemente carbonata, pungente, con un corpo medio: la prima parte della bevuta è  decisamente dolce, zuccherina, ricca di pesca sciroppata, albicocca disidratata ed arancia candita. A riportare l'asticella nei limiti dell'equilibrio ci pensano le vivaci bollicine, il tepore alcolico ed il bel finale secco, che lascia il palato pulito permettendogli di assaporare il morbido retrogusto caldo ed etilico e lievemente amaro (erbaceo, curaçao?). Pulita e solida, molto ben eseguita, riscalda senza mai andare oltre le righe mantenendo sempre una buona facilità di bevuta: stapparla in estate non è quindi un delitto. Batte bandiera italiana, ma in una "cieca" di Tripel sarebbe davvero difficile non pensare a lei come ad un'ottima Tripel belga.
Il birrificio la consiglia in abbinamento a carni al forno di ogni genere, ottima con formaggi stagionati.
Formato: 33 cl., alc. 8.5%, IBU 41, lotto 02813, scad. 07/2015, pagata 4.20 Euro (beershop, Italia)

giovedì 8 maggio 2014

Birrificio Settimo Levis

Non manca ormai molto all'estate, e sebbene le temperature di questi giorni siano un po' sotto le medie stagionali è ormai il tempo di pensare a come affrontare la stagione più calda dell'anno (nella quale oltretutto si terranno i mondiali di calcio!) dal punto di vista brassicolo. Birre leggere, dissetanti e rinfrescanti, che si possano bere in grandi quantità senza rischiare il collasso o le vampate di calore. Dopo un periodo in cui i birrifici (soprattutto americani) hanno cercato di "imperializzare" qualsiasi cosa, dalle pils alle kölsch, dalle porter alle bitter, ecco che ultimamente stanno invece nascendo birre leggere e "sessionabili": dalle "session IPA" alle "table beer", sono birre dal contenuto alcolico modesto fatte apposta per chi cerca una bevuta abbondante e poco impegnativa. 
Tra le varie proposte dei birrifici italiani per l'estate (ma non solo) va senz'altro tenuta in considerazione la Levis del Birrificio Settimo di Carnago (Varese), del quale sto lentamente passando in rassegna una buona parte della produzione. Si tratta una leggerissima belgian ale, con un modestissimo contenuto alcolico del 3.8% e, mi sembra, dalla luppolatura tutta europea. Nel bicchiere è di colore, dorato chiaro, opalescente, con piccole particelle di lievito in sospensione; la schiuma, di dimensioni abbastanza modeste, è fine e cremosa, bianca, ed ha una discreta persistenza.
Purtroppo mi è capitata tra le mani una bottiglia dell'anno scorso (lotto 04313), con qualche mese di troppo sulle spalle che si riflette probabilmente su un aroma che, sebbene pulito, non è certo massima espressione di freschezza: poco intense note di pane e cereali, lievi sentori agrumati (arancio e mandarino), qualche accenno di miele. Decisamente meglio in bocca: Levis è leggera e discretamente carbonata, watery e scorrevole senza mai risultare sfuggente o annacquata. Dopo un veloce ingresso maltato (pane) la birra offre un bouquet fruttato dalla buona intensità di agrumi (lime, limone) e frutti a pasta bianca, con qualche note più dolci di polpa d'arancio a bilanciare e con lievito belga a portare un lieve carattere rustico che movimenta piacevolmente la bevuta. Molto ben attenuata, dall'enorme potere rinfrescante e dissetante, scorre in bocca quasi senza accorgersene e regala un bel finale secco e ripulente ricco di scorza d'agrumi. Formato da 33 in questo caso assolutamente insufficiente, per una birra molto ben fatta e pulita che, in previsione dei mesi più caldi dell'anno, va messa senza indugi sulla lista della spesa, soprattutto se trovate in giro un lotto giovane e imbottigliato da poco.
Formato: 33 cl., alc. 3.8%, IBU 28, lotto 04313, scad. 07/2014, pagata 3.60 Euro (beershop, Italia).

mercoledì 23 aprile 2014

Birrificio Settimo Aes

L’Aes del  Birrificio Settimo è probabilmente l’unica  “Spéciale Belge” italiana,  ma anche nella madre patria belga non sono moltissime le birre che affollano questa categoria stilistica. Le sue origini  risalgono al 1904, quando la Unie van Belgische Brouwers (oggi Belgische Brouwers, ovvero l’associazione  dei birrifici belgi) organizza un concorso per la creazione di una “nuova” birra popolare che potesse far concorrenza a quelle – sempre più di successo – che verso la fine del diciannovesimo secolo venivano importate da Inghilterra, Germania e Cecoslovacchia. Le linee guida del concorso furono volutamente molto generiche: qualsiasi ingrediente era ammesso, a patto che il contenuto alcolico fosse compreso tra tra il 4 e il 5%. I risultati del concorso vengono resi noti l’anno successivo, nel corso della Exposition Universelle et Internationale di Liegi;  tra i 73 partecipanti, a vincere è la Belge du Faleau della (oggi defunta) Brasserie Binard di  Châtelineau (Hainaut). Una “ambrata” facile da bere che – pare – ben si distinse tra una moltitudine di birre di frumento o ben più “scure” di colore. La Belge du Faleau ottenne un buon successo e molti birrifici si mettono a produrre una “Spéciale Belge di color ambrato, con una buona base maltata, leggermente fruttata e dal finale non eccessivamente amaro”. Nel 1931 arriva la Spéciale di De Koninck, forse ad oggi quella più famosa, che servita nel suo bicchiere chiamato “bolleke” divenne col passare degli anni  “la birra“  di Anversa; la versione – altrettanto famosa – della Palm arriva un po’ più tardi, nel 1928. Tra quelle apparse più recentemente mi piace ricordare la Very Special Belge della Brasserie De La Senne e soprattutto la prima birra-collaborative realizzata negli oltre 150 di storia dalla Brasserie Dupont, che assieme agli americani di Iron Hill decide di fare proprio una Spéciale Belge.  
Il Belgio definisce oggi queste birre uno streekproduct, ovvero “prodotto regionale” e, da quanto leggo, si sta aspettando la delibera della Comunità Europea per ottenere l’Indicazione di Origine Protetta. Dopo la seconda guerra mondiale alcuni birrifici iniziarono anche a produrre la “Dubbel Speciale Belge", una versione più alcolica, fruttata e “caramellosa” della “normale”.  La popolarità di entrambe le “speciali”  venne però progressivamente affossata negli anni dalla diffusione delle lager/pils; ma mentre oggi è ancora abbastanza facile riuscire a bere una “Spéciale Belge”, il discorso si fa molto più complicato per la  defunta “Dubbel Spéciale”: il birrificio  De Glazen Toren dovrebbe essere stato ad oggi l’unico a tentare di riesumarla con la “Cuvée Angelique Dubbel Special”. Questo il breve “excursus” storico reperito in internet da diverse fonti; mi scuso in anticipo per eventuali lacune o inesattezze ma non ho a disposizione il tempo necessario per fare un’approfondita ed accurata ricerca sull'argomento e per verificare l'esattezza delle fonti dei link sopra evidenziati. Eventuali correzioni sono sempre ben accette.
Aes di Birrificio Settimo, dunque: all'aspetto è ambrata e velata, con un modesto cappello di schiuma biancastra, dalla trama fine, cremosa e dalla media persistenza. L'aroma non è particolarmente intenso, ma è comunque molto pulito: s'avvertono sentori di crackers, cereali, miele, caramello/toffee, frutta secca. In bocca è poco carbonata, con corpo medio-leggero ed un buon compromesso tra l'essere scorrevole/watery e mantenere comunque una discreta presenza e morbidezza al palato. Sono le note del malto, del biscotto e del caramello e guidare il percorso, con lievi note fruttate e di miele; se la prima parte della bevuta si mantiene abbastanza dolce, la seconda bilancia il tutto con un virata amara che ospita note erbacee, terrose e di frutta secca. La contraddistingue un ottimo livello di pulizia, caratteristica che sino ad ora ho riscontrato in tutte le birre prodotte da Settimo; dopo due birre (Prius e Prius Exxtra) nelle quali i luppoli erano indiscussi protagonisti, questa Aes rappresenta un'ottima alternativa a chi invece preferisce una birra più equilibrata e con una maggior presenza dei malti. Semplice ma non banale, è ben fatta e facilissima da bere; per una volta potete essere soddisfatti anhe senza i profumi di un abbondante dry-hopping e la sensazione di aver bevuto un succo di agrumi o di frutta tropicale. Coraggiosamente controcorrente.
Formato: 33 cl., alc. 5.7%, IBU 43, lotto 03813, scad. 12/2014, pagata 3.90 Euro (beershop, Italia).

martedì 1 aprile 2014

Birrificio Settimo Prius eXXtra

Secondo incontro con il Birrificio Settimo, del quale si è parlato in modo abbastanza dettagliato solo qualche settimana fa; dopo l'ottima Prius, il secondo appuntamento non poteva che essere con la sua sorella maggiore, ovvero la  Prius eXXtra. Le due "XX" non sono ovviamente casuali e gli appassionati birrofili verranno immediatamente spinti a pensare ad altre due "X" celebri, quella della XX Bitter di De Ranke.  Ne circola qualche fusto nell'estate del 2012, quando la birra sembra essere ancora una one-shot che ben presto (febbraio 2013 ?) entra però in produzione stabilmente. 
All'aspetto è di colore arancio, abbastanza velato, con un generoso cappello di schiuma bianca, compatta, quasi pannosa, molto persistente. Il naso è fresco e pungente, con l'evidente matrice del lievito belga e della sua delicata speziatura; c'è un tocco erbaceo e soprattutto molta frutta, dagli agrumi (lime, arancio) alla frutta gialla (pesca e albicocca) con qualche accenno di marmellata d'arancia. Molto bene sia per pulizia che per intensità. 
La vivacità dell'aroma si riversa subito anche in bocca, con una birra (forse un po' troppo) carbonata, dal corpo medio, che punge subito il palato con le bollicine e con l'amaro del luppolo. 
C'è una discreta base maltata (pane), una parte centrale fruttata leggermente sciropposa (arancio, pesca ed albicocca) ma è una sorta di trampolino di lancio per un finale intenso caratterizzato da una luppolatura decisa e soprattutto erbacea, con qualche sfumatura che richiama la scorza di limone/lime. Molto secca, lievemente astringente, e molto dissetante, ha una bevibilità nettamente inferiore alla sua sorella minore Prius, anche se migliora lasciandola nel bicchiere a sfogare un po' le bollicine. Pulita, profumata e ben fatta, la eXXtra di Settimo si colloca in quella categoria (Belgian Bitter, o Belgian Ale generosamente luppolate) che vede XX Bitter e Zinnebir  come i più noti rappresentanti. Poco importa se ne sia un tributo o se a queste si sia solo ispirata, il risultato tiene sicuramente il passo delle più famose straniere e sarebbe interessante (e chissà che in futuro non accada sul blog) proporne un confronto alla cieca. Tra Prius "normale" e Prius eXXtra la mia preferenza personale va alla prima, ma se cercate una luppolatura più generosa ed una birra che evapori un po' più lentamente dal bicchiere, allora le due XX fanno per voi.
Formato: 33 cl., alc. 6.5%, IBU 70, lotto 05113, scad. 12/2014, pagata 3.90 Euro (beershop, Italia).

domenica 16 marzo 2014

Birrificio Settimo Prius

Nasce nel 2010 con il più ostico nome (per l'Italia) Siebter Himmel (Settimo Cielo), quello che oggi conosciamo come Birrificio Settimo; l'idea è di Luigi ed Antonella Barban, dal 1987 attivi nel campo della ristorazione: a Carnago (Varese), realizzano un ristorante con annesso birrificio, ovvero un brewpub. A fine 2011 in sala cottura viene chiamato un (ex) homebrewer di lunga data, Nicola "Nix" Grande; pugliese trasferitosi al nord, nel suo passato numerosi riconoscimenti in concorsi nazionali di homebrewing e partecipazione attiva nella redazione di MoBi. Nicola ridisegna completamente la gamma di birre, puntando in direzione Belgio, che riforniscono non solo il brewpub dove si trova la produzione ma anche una serie di locali (Fabbrica Pizza) di proprietà dei Barban. Nel 2013 un inatteso cambio di nome, che da Siebter Himmel diviene Birrificio Settimo, con un nuovo logo, più pulito e "moderno", per "semplificare e rendere di facile individuazione il birrificio e le sue birre. Il nome, portato dal tedesco all’italiano, sta ad indicare in maniera chiara ed inequivocabile la provenienza del prodotto e ne semplifica la riconoscibilità".  Il cambio di nome porta anche nuove etichette, il (finalmente!) pratico formato da 33 cl., ed una nuova gamma di birre (da 75 cl. e Magnum) destinate alla ristorazione; ma viene anche cancellata la stranezza di un birrificio del nome tedesco che produce soprattutto birre in stile belga.
Incontro per la prima volta il Birrificio Settimo con quella che dovrebbe essere la prima birra del nuovo corso inaugurato nel 2011 con l'arrivo di Nicola Grande. La Prius, una blond ale che arriva nel bicchiere di un colore tra il dorato e arancio pallido, opalescente; la schiuma è molto generosa, compatta, bianchissima e quasi pannosa, molto persistente. L'aroma conduce immediatamente in Belgio, con quella speziatura donata dai lieviti che - nelle birre meglio riuscite  - percepisci ma non riesci esattamente ad identificare: la suggestione ci trova un po' di pepe, forse del coriandolo? Ci sono dei sentori di cereali, e soprattutto una bella alternanza di frutti dolci (pasta gialla, polpa d'arancia) ed aspri/aciduli, limone e banana acerba, con quest'ultima che tende a diventare un po' troppo protagonista man mano che la birra si scalda. Il naso è elegante, molto pulito ed ha un'ottima intensità.  In bocca è vivacemente carbonata, leggera e scorrevole senza mai dare l'impressione di essere sfuggente; c'è buona corrispondenza con l'aroma, una leggera base maltata (cereali, pane), un bel profilo fruttato di arancia, frutti a pasta gialla e banana (di nuovo un po' troppo presente, quando la birra si scalda) e soprattutto un finale amaro decisamente zesty (lime, limone) con qualche sfumatura erbacea. Ma c'è soprattutto grande pulizia ed equilibri, con il risultato di una birra estremamente secca, rinfrescante e dissetante, che evapora dal bicchiere a grande velocità. Le coordinate, per darvi qualche punto di riferimento, sono quelle del Belgio "moderno" (penso alla Brasserie de la Senne) o, se vogliamo stare in Italia, ad Extraomnes. Sono solo una ventina i chilometri di distanza tra Settimo ed Extraomnes, due realtà che dal punto di vista brassicolo hanno trasformato la provincia di Varese in un piccolo avamposto del Belgio. Bottiglia non freschissima (scadenza a 5 mesi), ma ancora in buona forma. L'estate non è così lontana, mettete già da ora la Prius nella lista degli acquisti per affrontare il caldo e la sete.
Formato: 33 cl., alc. 4.7%, IBU 37, lotto 04113, scad. 08/2014, pagata 3.45 Euro (beershop, Italia).