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lunedì 23 settembre 2019

De la Senne / Half Acre Dulle Wind

Alla Brasserie de la Senne (qui la storia) piace collaborare: quasi un terzo delle loro birre sono state infatti prodotte a quattro o più mani. Sul blog sono transitate Taras Luna (con il Birrificio Montegioco), Sineke (con la Brasserie de la  Pleine Lune) e  Birthday Session (Brasserie Thiriez), Racines (Birrificio Bruton) e Double Saison (Mont Salève), ma la lista è molto più lunga: tra i birrifici americani coinvolti ci sono stati Allgash (2011),  Liquid Riot (2013), Saint Somewhere (2016), Two Roads (2017), Cambridge, Crooked Stave e Jester King (2018). 
Sono 6.657 i chilometri che separano Brussels da Chicago, percorribili con un viaggio aereo di circa nove ore. Lo scorso maggio i birrai americani del birrificio Half Acre (qui la storia) si sono recati in Belgio per realizzare quella che è stata poi chiamata Dulle Wind. C’è un filo comune che lega i due birrifici; entrambi hanno iniziato il loro percorso come beerfirm: Half Ace nel 2006, De la Senne nel 2005. Dulle Wind è una Belgo-American IPA il cui nome si riferisce al soprannome di Chicago, “the windy city”, la città del vento. Un  vento pazzo, furioso (“dulle”, in fiammingo) che in etichetta s’abbatte con violenza sulla metropoli statunitense: tra gli edifici portati via si riconoscono il faro di Chicago e il grattacielo dell’John Hancock Center.

La birra.
Lo stile in cui i due birrifici hanno scelto di cimentarsi è abbastanza dibattuto: le Belgian-IPA non hanno mai veramente sfondato nel cuore degli appassionati. Difficile far coesistere il carattere del lievito belga con un’abbondante luppolatura all’americana: per quello che ho bevuto i risultati sono stati sempre abbastanza altalenanti. Preferirei invece parlare di Belgian Ale generosamente luppolate:  la Taras Boulba e la Zinnebir di De La Senne sono state due muse che hanno ispirato molti altri birrifici.  La differenza sostanziale? Risiede come spesso accade nella ricerca di equilibrio e di facilità di bevuta. 
La Dulle Wind si presenta tra il dorato e l’arancio, leggermente velata e con un generoso cappello di schiuma candida e pannosa, dall’ottima persistenza. I luppoli utilizzati non sono stati rivelati ma l’aroma forma un bouquet ancora fresco ed intenso: profumi floreali, ananas, frutta a pasta gialla, una delicata speziatura. Luppoli ed esteri fanno davvero un bell’incontro che continua anche al palato in maniera soddisfacente. Pane e crackers, frutta (tropicale, pesca, arancia), una lieve nota pepata ed un finale terroso/zesty disegnano una birra secca, intensa e pulita nella quale l’alcool (6.2%) è molto ben nascosto. Tutto bene, quindi? Quasi: le manca un po’ quella leggerezza e quella snellezza tipica delle birre di De La Senne: le bollicine sono vivace ma a livello tattile si nota un po’ di pesantezza e la birra scorre meno velocemente di quanto potrebbe. 
Il matrimonio Brussels-Chicago si è tuttavia celebrato con esito positivo: come tutte le collaborazioni non è una birra che entrerà nella storia ma che soddisfa quel mercato che richiede sempre qualcosa di nuovo da provare, e lo fa con onore.  Cosa berrei io se mi metteste davanti un bicchiere di Dulle Teve e di Taras Boulba? Risposta scontata.
Formato 33 cl., alc. 6.2%, imbott. 06/06/2019, scad. 06/03/2020, prezzo indicativo 4.50-5.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 24 luglio 2017

De la Senne Bruxellensis & Double Saison (Brasserie Mont Salève)

Brettanomyces Bruxellensis e Brasserie de La Senne, un binomio che negli ultimi dodici mesi è andato sempre più rafforzandosi: dopotutto questo è il microrganismo della birra di Bruxelles e del vicino Pajottenland, il lambic. Non è quindi una sorpresa che il birrificio della “rinascita” brassicola della capitale del Belgio abbia iniziato ad utilizzarlo; nel diciannovesimo secolo in città vi erano più di 100 birrifici attivi, tutti chiusi, trasferiti o assorbiti da qualche multinazionale uno dopo l'altro, ad eccezione di Cantillon, unico sopravvissuto sino al dicembre 2010 quando Bernard Leboucq e Yvan De Baets aprirono le porte della Brasserie de La Senne nei locali della Steenweg op Gent 565. 
Qualche mese fa vi avevo presentato Racines, una saison realizzata a febbraio 2016 con il birrificio toscano Brúton e rifermentata in bottiglia con brettanomiceti; nello stesso periodo quei “meravigliosi” microrganismi erano stati protagonisti di un’altra birra a quattro mani con la Brasserie du Mont Salève, solida realtà francese guidata dal 2010 da Michaël Novo.  Ad inizio dicembre 2015 il birraio Novo si reca a Bruxelles per realizzare una Double Saison che viene poi presentata ufficialmente in fusto il 27 gennaio 2016 al Moeder Lambic Fontainas; le bottiglie non tardano molto ad arrivare corredate da una bella etichetta che riesce ad unire le identità visive dei due birrifici. Sul classico schema usato da De La Senne appare la donna, quasi rivisitata in chiave futurista, protagonista di tutte le etichette di Mont Salève.

Le birre.
Si presenta di color arancio pallido e forma un’esuberante e quasi indissolubile testa di schiuma bianca che obbliga ad una lunga attesa prima di poter “comporre” il bicchiere. I diciotto mesi passati dall’imbottigliamento regalano un aroma dominato delle note funky e rustiche dei brettanomiceti, con cuoio e sudore in prima linea. Ad ingentilire il bouquet c’è qualche nota di fiori bianchi, di mela e di uva acerba; ancora più in sottofondo troviamo il dolce della polpa dell’arancia e del mandarino. Il gusto prosegue questo percorso senza grosse divagazioni: ne risulta una saison piuttosto rustica dominata da note terrose, di cuoio e di sudore che confinano in un angolo la componente fruttata (arancia, ananas). La bevuta è spigolosa, sostenuta da una vivace carbonazione e alla lunga diventa un po’ troppo monocorde e pesante: l’alcool (8%) non è nascosto come i belgi sanno fare e nel finale alza un po’ troppo la testa. Andrebbe sicuramente meglio ribaltando le proporzioni facendo in modo che il carattere fruttato e “gentile” dei brettanomiceti prendesse il sopravvento su quello meno “aggraziato” e funky, come ad esempio accadeva nella Racines.  E anche se nella Double Saison di De la Senne / Mont Salève ci sono una bella acidità e una bella secchezza a garantire quell’effetto rinfrescante e dissetante che è prerogativa di ogni saison, il risultato finale è un po’ incompleto e non del tutto soddisfacente.

Bruxellensis – Local Brett Beer  è invece la Belgian Ale che, dopo due collaborazioni, De la Senne realizza in solitudine: il suo debutto avviene a metà giugno 2016 dopo una rifermentazioni in bottiglia durata quattro mesi per dare il tempo ai Brettanomyces Bruxellensis di sviluppare il proprio “carattere”. Il suo colore è un arancio carico, velato e sormontato da schiuma pannosa e piuttosto generosa. I lieviti selvaggi si fanno subito annunciare apportando note terrose, di pelle e cuoio ad un aroma che si completa con i profumi di fiori bianchi,  arancia candita e albicocca, rilegati nelle retrovie. Il bouquet è comunque più “gentile” rispetto a quello della Double Saison. L’alcool (6.5%) è la nota stonata che rovina un po’ la festa al palato: troppo in evidenza, mostra addirittura più di quanto dichiarato in etichetta rallentando pericolosamente il ritmo di bevuta. Bene invece carbonazione (vivace) e sensazione palatale. Al gusto è protagonista il dolce della frutta candita (pesca, albicocca, arancia) al quale si contrappongono acidità e secchezza e soprattutto un finale dall’amaro piuttosto intenso, terroso e vegetale: la sua intensità è purtroppo inversamente proporzionale all’eleganza e satura il palato piuttosto rapidamente. E' una Belgian Ale che nel suo contesto procede per "eccessi": prima un po' troppo dolce, con una componente zuccherina che quasi annulla il carattere "funky" dei brettanomiceti e poi eccessivamente amara. Se l'idea era di avvicinarsi alla Belgian Ale brettata per eccellenza, la trappista Orval, la strada da percorrere è ancora piuttosto lunga: nel bicchiere c'è una birra godibile, ma un po' confusa.

Nel dettaglio:
Double Saison, 33 cl., alc 8%, imbott. 11/02/2016, scad.  11/02/2021, prezzo indicativo 4.00-5.00 euro (beershop)
Bruxellensis, 33 cl., alc. 6.5%, imbott. 29/06/2016, scad. 29/09/2018, prezzo indicativo 4.00-5.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 28 gennaio 2017

De la Senne / Bruton: Racines

Collaborazione italiana numero tre per il birrificio di Brussels De la Senne, sempre molto attivo nel realizzare birre assieme ad altri colleghi provenienti da tutto il mondo. Dopo la Taras Runa con Montegioco e la Schieve Funambolo con Toccalmatto, tocca al birrificio toscano Brúton: a febbraio 2016 Jacopo "Apo" Lenci e Andrea Riccio s'incontrano a tavola con Yvan De Baets e Bernard Leboucq per discutere i dettagli della ricetta. Il luogo scelto è il ristorante italiano Racines di Brussels, al quale la birra viene poi dedicata. 
Si tratta di una saison prodotta con farro della Garfagnana e, per la rifermentazione in bottiglia, brettanomiceti; la cotta si svolge in aprile e la birra viene imbottigliata verso la fine di maggio. In etichetta il logo del ristorante Racines e dei due birrifici: il toro di Bruton e l'uomo De la Senne simile a quello che compare sull'etichetta della Stouterik.

La birra.
Nel bicchiere si presenta di colore oro pallido, leggermente velato e sormontato da un esuberante cappello di bianca schiuma pannosa, un po' scomposta ma dall'ottima persistenza. I brettanomiceti dichiarati in etichetta non si nascondono e vanno subito a caratterizzare l'aroma con le loro note lattiche: yogurt, affiancato da profumi floreali e di limone. Il sottofondo è funky, con sudore e pelle di salame.
Vivacemente carbonata, in bocca è molto agile e leggera, con una scorrevolezza davvero elevata. Lieve è anche la base maltata: un tocco di crackers e poi la bevuta ritorna sui binari tracciati dall'aroma. Anche qui dominano i brettanomiceti in una birra acida, caratterizzata dal lattico e dalle note funky: oltre al "brett" non c'è però molto altro, e i lieviti selvaggi si ritrovano un po' da soli. Bisogna attendere che la birra si scaldi parecchio per vedere un po' più di equilibrio con l'emergere di una componente fruttata (agrumi, ananas) che finalmente arricchisce una bevuta facile ma - sino a questo momento - anche un po' troppo semplice. 
Molto secca, è ovviamente dissetante e rinfrescante grazie alla sua acidità: la sua sessionabilità non è in discussione e il rapporto qualità-prezzo è tutto sommato accettabile considerando che oggi, quando si parla di brettanomiceti, ci si sposta subito in fascia alta. 
Formato: 33 cl., alc. 4.2%, lotto 19/05/2016, scad. 19/05/2017, prezzo indicativo 4.00/4.50 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 22 dicembre 2016

De la Senne Winter Mess

Il birrificio di Brussels non poteva che dedicare la propria birra natalizia alla propria città ed al fiume che, prima di essere ricoperto, l’attraversava. La Senna, ovvero Zinne, già protagonista di una delle birre con le quali la Brasserie de La Senne debuttò alla fine del 2010 nei locali di Chaussée de Gand 565, proprio dietro al cimitero di Molenbeek.  
Nel diciannovesimo secolo la capitale belga contava più di 100 birrifici attivi dei quali l’unico sopravvissuto è Cantillon:  Bernard Leboucq (già proprietario di un birrificio a Sint-Pieters) e Yvan De Baets si mettono insieme nel 2005 con il progetto di inaugurare l’anno successivo un nuovo birrificio a Brussels. La burocrazia e qualche disavventura ne hanno ritardato l’apertura di quattro anni, ma nel frattempo De la Senne ha operato come beerfirm producendo presso gli impianti di De Ranke, dove De Baets ha fatto apprendistato, e della Brasserie Thiriez in Francia. 
Torniamo al fiume Zinne, dal quale deriva la parola “zinneke” con la quale si indicavano tutti quei cani meticci che popolavano un tempo le rive del fiume; agli “zinneke” è anche dedicata una statua, a simboleggiare il carattere multiculturale di Brussels. Oggi invece con “zinneke” vengono definiti quei giovani che hanno un genitore di lingua fiamminga ed uno di lingua francese. Da Zinne e da Zinneke naque così la birra Zinnebir, una Belgian Ale dedicata ai giovani di Brussels alla quale dopo qualche anno s’è affiancata nel periodo delle feste la Zinnebir X-Mas; una birra invernale dal tenore alcolico inizialmente contenuto (6.5%)  e vicino a quello della sorella bionda che è progressivamente aumentato ad ogni inverno per arrivare agli 8.5% attuali. Una scelta che mi trova sinceramente d’accordo: in una birra natalizia ci voglio sentire calore, e le Zinnebir X-Mas bevute qualche anno fa mi avevano sempre lasciato piuttosto freddino.

La birra.
Per il Natale 2016 la Brasserie de La Senne cambia il nome della Zinnebir X-Mas in Winter Mess; ma, garantiscono da Brussels, la ricetta è rimasta identica. Il suo colore è un ambrato opaco, con intense venature rossastre ed un cremoso e compatto cappello di schiuma color crema dalla buona persistenza. Al naso troviamo frutta secca, zucchero candito, biscotto, prugna ed una delicatissima speziatura donata dal lievito in un contesto pulito e dalla buona eleganza. La scorrevolezza e la facilità di bevuta che sono un po' il marchio di fabbrica De la Senne si applicano con le dovute proporzioni anche alla loro robusta Strong Ale invernale: con biscotto, caramello, frutta secca e una delicata speziatura il gusto ripercorre i passi dell'aroma. Uvetta e prugna contribuiscono al suo profilo dolce che è tuttavia ben bilanciato da una grande attenuazione che si porta dietro anche un pelino d'astringenza; nel finale si vira in territorio amaro, con frutta secca ed un bel terroso che relegano in un angolo accenni di tostatura. L'alcool, morbido ed educato, riscalda sopratutto il retrogusto dolce districandosi tra la frutta sotto spirito ed il caramello. Pulita, ben fatta, con quella relativa semplicità e fruibilità che caratterizzano quasi tutte le produzioni del birrificio di Brussels. Le emozioni non abbondano in una birra un po' scolastica che tuttavia si lascia bere con buona soddisfazione.
Formato: 3 cl., alc. 8.5%, imbott. 31/08/2016, scad. 31/08/2017, prezzo indicativo 4.00 - 4.50 Eur (beershop)

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 6 settembre 2016

De la Senne / Pleine Lune / Bières Cultes Sîneke & De la Senne / Thiriez Birthday Session

Oggi doppio appuntamento con Brasserie de La Senne, birrificio inaugurato a Brussels da Bernard Leboucq e  Yvan De Baets alla fine del 2010 anche se operativo come beerfirm dal 2005.
Partiamo dalla Sîneke, realizzata per la Paris Beer Week #3 che si è tenuta dallo scorso 29 aprile all’8 maggio; si tratta di una collaborazione con la Brasserie artisanale de la Pleine Lune,  birrificio fondato nel 2011 da Benoît Ritzenhalle a Chabeuil, un centinaio di chilometri a sud di Lione, quasi alle pendici di Monti dell'Ardèche, del quale vi avevo già parlato un paio di anni fa. La mia esperienza ricorda qualche discreta birra d'ispirazione americana ma anche una Tripel quasi disastrosa; i soliti problemi di costanza produttiva che affliggono una scena "artigianale" ancora giovane come quella francese.  Alla collaborazione partecipa anche Dorothée Van Agt, una dei proprietari di Bières Cultes, quattro locali a Parigi (14 Rue des Halles,  40 Rue Damrémont, 25 rue Legendre e 44 Bakers Street) dove poter bere (buone) birre. L’idea è di produrre una “hoppy pale ale” franco-belga-internazione con quattro diverse varietà di luppolo provenienti di quattro diverse regioni; la birra viene realizzata a febbraio e presentata il 3 di maggio ovviamente nel corso della Paris Beer Week presso Bières Cultes.

La birra.
Nel bicchiere si presenta di color arancio opaco sormontato da un generoso cappello di pannosa schiuma bianca, un po' scomposta ma dall'ottima persistenza.  Il naso offre un bel bouquet floreale che avvolge i profumi degli agrumi canditi (mandarino) e, molto in secondo piano, quello del biscotto e della crosta di pane. Vivaci bollicine  "belghe" al palato accompagnano una bevuta scorrevole che mostra una buona corrispondenza con l'aroma: biscotto e pane, qualche accenno "nutty" (frutta secca)  e di miele introducono il dolce della pesca e dell'arancia candita a sua volta bilanciato da un finale amaro di discreta intensità nel quale s'intrecciano note terrose, di mandorla amara e di scorza d'agrumi. La caratteristica secchezza delle produzioni De la Senne in questo caso sconfina in una leggera astringenza, ed anche la pulizia al palato potrebbe essere migliore; rimane comunque una grandissima bevibilità ed un'intensità di tutto rispetto in una "hoppy pale ale" gradevole che tuttavia non mi convince del tutto, forse per le sue rinunce a colpi d'effetto o ruffianerie varie. Me ne assumo in parte la colpa.

Passiamo alla Birthday Session, birra che celebra il ventesimo compleanno della francese Brasserie Thiriez, birrificio che non bevo da diversi anni ma  del quale non ho onestamente un bel ricordo, complice alcune birre alquanto mediocri bevute nel corso di una vacanza in Normandia ed una Ambrée d'Esquelbecq che prese rapidamente la strada del lavandino; molto meglio la Mars Needs Woman prodotta per i Get Radical e assaggiata non molto tempo fa.  Il fondatore è Daniel Thiriez, che nel 1996 ha lasciato la carriera nel settore delle risorse umane per trasformare la sua passione per l'homebrewing in una vera e propria attività, rilevando l'edificio di campagna nel quale, sino al 1945, aveva operato la Brasserie Poitevin. Il birrificio si trova ad Esquelbecq, regione Nord-Passo di Calais, in prossimità del confine belga: Westleveren e Poperinge, tanto per darvi un'idea, sono ad una ventina di chilometri di distanza. 
Evidentemente dai miei assaggi datati 2011 il birrificio ha risolto i suoi problemi di costanza produttiva, entrando nel portfolio degli Shelton Brothers e guadagnandosi l'export verso gli Stati Uniti. Come sapete le Farmhouse Ales/Bières de Garde sono molto di moda dall'altra parte dell'oceano e per Thiriez sono arrivate anche le prime collaborazioni come ad esempio quella con i texani di Jester King e con Saint Somewhere (Florida) entrambi entusiasti di lavorare con il famoso (?) lievito di casa Thiriez. 
Il ventennale del birrificio francese viene dunque festeggiato con una birra a quattro mani che viene prodotta Brussels in una "sessione"  tenutasi lo scorso gennaio e messa in vendita a fine marzo, con la première organizzata presso il locale Beer, Wine & Coffee di Namur; in etichetta si auto definisce una  "grisette-type beer", ed ecco spiegato il riferimento ai minatori dotati di piccone che si trovano sul numero venti dell'etichetta. Per chi non lo sapesse, semplifico e riassumo: se le Saison erano le birre destinate ai contadini durante i mesi di lavoro estivo, le Grisette erano quelle per i minatori.

La birra. 
Si veste di un opaco color arancio pallido e forma una generosa e bianchissima testa di schiuma pannosa, compatta, dall'ottima persistenza. L'aroma mantiene tuttavia una rusticità campestre, con le note funky del lievito mescolate ad una delicata speziatura, al mandarino e al cedro, all'ananas, ai crackers ed ai cereali. E' sufficiente un sorso per riconoscere in questa Birthday Session il DNA delle produzioni De la Senne: grande pulizia e secchezza, estrema facilità di bevuta, un pizzico di ruffianeria, il tutto accompagnato da vivaci bollicine e da un corpo snello e leggero. Gli accenni di malto (pane e crackers) e il dolce della pesca e dell'ananas sono il supporto alla generosa luppolatura che conferisce a questa birra uno spiccato carattere "zesty", ovvero ricco di scorza d'agrumi. Piacevolmente rustica anche in bocca, chiude in un mix amaricante che ospita note terrose, erbacee e - nessuna sorpresa - zesty.  Si beve come l'acqua, sparisce nel bicchiere in pochi istanti: è questo il suo unico difetto o, dovrei dire, il suo pregio. Gli otto mesi in bottiglia ne smorzano un po' la componente aromatica, ma per il resto è una bevuta coi fiocchi: un festeggiamento degno di questo nome.

Nel dettaglio:
De la Senne / Pleine Lune / Bières Cultes Sîneke, 33 cl., alc 5,5%, imbott. 24/03/2016, scad. 24/03/2017, prezzo indicativo 3.50/4.50 Euro (beershop).
De la Senne / Thiriez Birthday Session, 33 cl., alc. 5.2%, imbott. 18/02/2016, scad. 18/02/2017, prezzo indicativo 3.50/4.50 Euro (beershop).

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 15 marzo 2015

De la Senne Saison du Meyboom

Il 9 agosto di ogni anno, alla vigilia di San Lorenzo, si celebra la più antica tradizione di Bruxelles: il Meyboom. Il suo rituale, che risale al 1308, prevede che alle 2 del pomeriggio da Rue de Marais parta la processione storica verso la Grand-Place con un giovane albero che è stato tagliato all'alba; il corteo ritorna poi all'incrocio tra  Rue des Sables e Rue de Marais dove, prima dello scoccare delle ore 17, dev'essere piantato "l'albero della gioia".
L'origine di questa tradizione è, come spesso accade, incerta: secondo una prima versione, celebra una vittoria di Bruxelles contro la nemica Lovanio in uno scontro del 1213. Secondo un'altra ricorderebbe il matrimonio avvenuto nello stesso anno tra un nobile di Lovanio ed una ragazza povera di Bruxelles; l'uomo aveva finanziato i festeggiamenti del giorno di San Lorenzo e la relativa piantagione di un albero. Un'ultima versione fa invece riferimento ad una "festa" post-matrimonio del 9 agosto in una locanda di Bruxelles: alcuni balordi arrivati da Lovanio stavano molestando i festeggiamenti e il risultato fu una grande rissa nella quale ebbero la meglio i "locali". Giovanni II di Brabante diede il privilegio a quelli di Bruxelles di piantare un albero tutti gli anni; tale privilegio sarebbe decaduto solo se la gente di Lovanio fosse stata in grado di impossessarsi dell'albero e di piantarlo a Lovanio entro le 5 del pomeriggio.
E ciò accadde davvero, nel 1974: fingendosi giornalisti, alcuni abitanti di Lovanio riuscirono a scoprire in anticipo quale albero sarebbe stato tagliato la mattina del 9 agosto. La notte precedente alla celebrazione andarono a tagliare l'albero e lo portarono via, lasciando sul ceppo di tronco rimasto un biglietto sarcastico. L'albero fu poi piantato prima delle cinque del pomeriggio nel Grote Markt di Lovanio. E quelli di Bruxelles? Non si arrabbiarono per nulla: tagliarono semplicemente un altro albero, e lo piantarono come avevano sempre fatto: ma da quell'anno, entrambe le città si vantano di avere il privilegio di piantare il "vero" Meyboom. 
A questa tradizione, tra l'altro riconosciuta dall'Unesco come "patrimonio orale e immateriale dell'umanità", anche la Brasserie de la Senne di Bruxelles dedica il proprio tributo con una saison; nella solita splendida etichetta disegnata da Jean Goovaerts ci sono appunto quattro uomini che con fatica cercano di issare un albero o, in questo caso, un fascio di luce sul quale trionfa il nome della birra.
Giallo paglierino, opalescente, forma una testa di bianchissima schiuma un po' grossolana ma dalla buona persistenza. L'aroma è pulito e con una leggera rusticità annuncia i fiori di campo e la paglia, una delicata speziatura ma soprattutto i profumi del mandarino, dell'arancio e del limone. In bocca è leggera e molto scattante, con una spiccata acquosità ed una vivacissima carbonatazione. Molto sottile la base maltata (crackers) di supporto ad un gusto ricco di scorza d'agrumi (limone, lime) ed affiancato dalla lieve dolcezza della polpa d'arancio. Anche in bocca c'è una nota rustica, piacevolmente ruvida, che ben interagisce con le bollicine e con la delicata speziatura donata dal lievito. Attenuatissima, chiude amara di scorza d'agrumi con qualche nota di erba appena tagliata. E' una saison "sessionabile" (4%), semplice, pulita e ben fatta che rischia però di confondersi un po' tra le tante birre "super zesty" che vanno abbastanza di moda. 
Si  beve davvero con la facilità dell'acqua e scompare dal bicchiere in pochissimi secondi; paradossalmente è proprio questo il suo punto debole, se così lo si può chiamare. Arriva e sparisce in pochi minuti senza quasi far avvertire la propria presenza; un pochino più di carattere/personalità l'aiuterebbe senz'altro a restare per qualche minuto in più nel bicchiere, lasciando un ricordo quasi indelebile di sé.  Rimane comunque una compagna ideale per dissetarsi e rinfrescarsi, grazie ad una bella acidità, nei giorni più caldi dell'anno.
Formato: 33 cl., alc. 4%, lotto 09/07/2014, scad. 09/07/2015, pagata 3.06 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 25 febbraio 2015

De la Senne Crushable de Table

A settembre 2013 Jean Broillet, Julie Foster e Colin (alias Magic Man) del birrificio americano Tire Hands Brewing Company (Pennsylvania) volano a Bruxelles per realizzare una birra collaborative assieme a Yvan De Baets della Brasserie de la Senne.  Il risultato è una Saison prodotta con farro e avena  ed una generosa luppolatura di Simcoe ed  Hallertau (Mittelfrüh, credo), che viene chiamata Crushable Saison. 
Ad Agosto del 2014 i due birrifici si ritrovano per produrre una nuova birra: la base di partenza è (presumo) sempre quella  della Crushable, ma questa volta invece che una Saison viene realizzata una Bière de Table, con il contenuto alcolico che scene dal 5% al 3.2%.   
Per chi è poco familiare con il  termine Biére de Table (Table Beer, Tafelbier), il significato letterale è “birre da tavola”, ovvero birre dalla bassissima gradazione alcolica che venivano consumate durante i pasti, da non confondere con le "session beer", birre che hanno ugualmente una bassa gradazione alcolica ma che - almeno secondo quanto sostiene Martyn Cornell - sono un termine piuttosto recente. Per le Biére de Table bisogna tornare indietro di secoli, quando queste birre venivano bevute in sostituzione dell’acqua, a quel tempo spesso portatrice di pericolose infezioni. 
E riguardo alla "bassa gradazione alcolica", è proprio Yvan De Baets di De la Senne a spiegare, in un suo saggio contenuto all'interno del libri Farmhouse Ales - Culture and Craftsmanship in the Belgian Tradition, come ad esempio nel diciannovesimo secolo la maggior parte delle birre in Belgio avevano un contenuto alcolico intorno al 3%. Una birra che si posizionava al 5% era considerata una birra "forte", ed era quella ad esempio la gradazione alcolica tipica di birre prodotte per durare nel tempo (ovvero qualche mese), come ad esempio le Saison, che venivano bevute nel periodo estivo. Una "birra da tavolo" aveva generalmente un ABV di poco superiore all'1%, ed era prassi farla bere anche ai bambini: un'alternativa sicuramente più salubre delle moderne bibite ricche di conservanti, dolcificanti e coloranti ! 
Ma torniamo alla Biére de Table nata da questa collaborazione belgi-americana: molto bella l'etichetta, come tutte quelle della Brasserie De la Senne, realizzata da Jean Goovaerts.  
Viene chiamata Crushable De Table, una versione “ridotta” della sorella maggiore Crushable Saison, ed è anch’essa prodotta con avena e farro;  arriva nel bicchiere di color giallo paglierino, opalescente; la schiuma è bianchissima, quasi pannosa, le trama non è molto fine, un po’ saponosa, ma la persistenza è buona.  E’ classificata un po’ ovunque come Belgian Ale, ma credo di non sbagliare ipotizzando anche per questa “versione da tavolo” un lievito saison: al naso c’è una piacevole nota rustica, una leggerissima speziatura che riporta alla mente il pepe ed il coriandolo, ci sono sentori di fiori bianchi e soprattutto di agrumi (limone e polpa d’arancio). Ottima la pulizia, buona l’intensità. Ovviamente leggerissima e scattante in bocca, vivacemente carbonata ed acquosa, presenta un gusto spiccatamente aspro ricco di limone e scorza di  mandarino, con qualche nota dolce di polpa d’arancio e di pesca,  ed una leggera base maltata di crackers e cereali. Molto secca, rinfrescante e dissetante, chiude con un generoso finale “zesty” di scorza di agrumi gialli, ed una gradevole nota erbacea di luppolo “nobile” (Hallertauer Mittelfrüh ?). Con un ottima pulizia, un’intensità davvero notevole per il basso ABV (3.2%) ed un carattere ruffiano quanto basta, questa Crushable De Table è un’ottima birra da bere ad oltranza, soprattutto nei giorni più caldi dell’anno. 
Tra le varie birre di De la Senne che arrivano regolarmente in Italia non so se ci sia anche questa, ma nel caso la troviate non esitate a prenderne qualche bottiglia soprattutto se (giusto per darvi un vago paragone di riferimento italiano) amate birre come  Hopbloem e Wallonië di Extraomnes. 
Formato: 33 cl., alc. 3.2%, imbott. 10/09/2014, scad. 10/09/2015, pagata 2.70 Euro (beershop, Belgio)  

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 11 aprile 2014

De la Senne / Montegioco Taras Runa

Lo scorso 10 Gennaio la Brasserie De le Senne  pubblica sul proprio profilo Facebook un breve video di una cotta; gli italiani riconosceranno subito Riccardo Franzosi del Birrificio Montegioco alle prese con un grosso sacco di malto. E’ la realizzazione di un’idea – dicono - nata qualche tempo primo dopo un incontro alla Brasserie Cantillon tra Franzosi, Bernard Leboucq e Yvan De Baets. Il nome scelto per la collaborazione, Taras Runa,  è un chiaro riferimento a due note birre:  Taras Bulba (De la Senne) e la Runa di Montegioco, la “Blonde” che peraltro viene già utilizzata da Franzosi come “base” per diverse sue creazioni, come Garbagnina, Mummia, Quarta Runa e Mac Runa. Prodotta a Bruxelles, porta una classica e bella etichetta a marchio “De la Senne”; la presenza di Montegioco è rintracciabile tra le note e soprattutto nei tre monoliti che uno stilizzato ed adirato robot sembra voler scagliare fuori  dal tempo e dallo spazio. Non è semplice decifrare i diversi alfabeti runici, ma per chi vuole provare a leggere quanto è scolpito sui massi, mi sembra che la prima lettera a sinistra (per chi guarda) è una “F”, una lettera presente anche sul corpo del robot che invece solleva un masso con la lettera “G”. Su quello più a destra c’è invece la lettera “S”.     
Passiamo alla sostanza di questa "extra hoppy birra", come si autodefinisce in etichetta la Taras Runa. Imbottigliata il 06 Febbraio 2014, bottiglia con due mesi di vita sulle spalle e quindi decisamente fresca. 
Colore arancio pallido, opalescente; la schiuma è bianca e cremosa, abbondante e soprattutto molto, molto persistente. L'aroma è fresco e pulito, elegante, e dà il benvenuto con sentori di crosta di pane e cereali, scorza di arancio e di limone che si mescolano a note più dolci di frutta a pasta gialla come pesca ed albicocca. La gradazione alcolica è lievemente superiore a quella di una "session beer", ma la Taras Runa ha tutte le caratteristiche che servono per essere bevuta serialmente ed in grande quantità: corpo leggero, carbonazione media ed un equilibrio pressoché perfetto tra scorrevolezza/acquosità ed una morbida presenza al palato. Pulito ed intenso, il percorso in bocca inizia segue quello anticipato dall'aroma: base di pane e cereali, frutta gialla dolce ed un crescendo amaro finale molto elegante e raffinato, ricco di note erbacee e di scorza di limone che dapprima punzecchiano i lati della lingua per impossessarsi rapidamente di tutto il palato. La chiusura è molto secca (ma non asciutta), con un riuscitissimo retrogusto che ha il sapore dell'erba appena tagliata e della scorza di limone appena grattugiata. E' ufficialmente una collaborazione, ma è facile dimenticarsi di Montegioco mentre si beve questa Taras Runa e pensare alla Taras originale (Bulba) o alla Zinnerbir del birrificio belga, birre che peraltro sono diventate una sorta di punto di riferimento quando si tratta di Belgian Ale moderne e molto luppolate. E' una (quasi) session beer che si lascia bere con commuovente facilità e che sa essere ruffiana e piaciona quanto basta per portarti alla dipendenza; onestamente non mi sembra aggiungere molto al già notevole curriculum di De la Senne, mentre rappresenta senz'altro qualcosa di completamente inedito per Montegioco che si muove abitualmente su territori molto differenti. Per questo credo che sia forse uscita con l'etichetta sbagliata, troppo "Sennocentrica"; si fosse almeno vestita di Montegioco, almeno noi italiani la vedremmo in una luce completamente diversa. Dissertazioni a parte, si candida già ad essere la birra dell'estate 2014; prendetene e riempitene il frigorifero. 
Formato: 33 cl., alc. 4.8%, lotto 02084, imbott. 06/02/2014, scad, 06/02/2016, pagata 4.00 Euro (beershop, Belgio).

lunedì 2 gennaio 2012

De la Senne Stouterik

Come al solito vi rimandiamo alla prima birra degustata della Brasserie de la Senne, qui, nel caso v’interessasse qualche ulteriore notizia sulla storia del birrificio stesso. In questo post, invece, passiamo direttamente a versare la birra nel bicchiere; ottimo aspetto, un bell’ebano scurissimo, con un cappello di schiuma fine e cremosa, beige, che rimane a lungo nel bicchiere. ’aroma è abbastanza leggero, emerge qualche notae di torrefazione (malto), caffè, e cacao amaro. Molto meglio al palato, con un gusto ricco di sapori che richiamano l’aroma: cioccolato amaro meno in evidenza, la partita se la giocano caffè e malti tostati. Pochi elementi, ma estrema pulizia in una birra dal corpo leggero, mediamente carbonata, che mira alla facilità di bevuta con un corpo molto leggero. Manca della cremosità tipica delle stout anglosassoni, e lascia un retrogusto amaro, molto intenso, ricco di tostature molto eleganti e mai “bruciate”. Una Stout belga semplice, molto secca, giocata su pochi elementi collocati al posto ed al momento giusto. Un altro prodotto ben fatto e di ottima qualità dal birrificio di Bruxelles De la Senne, che ci regala, come sempre, anche delle splendide etichette. Formato: 33 cl., alc. 4.5%, scad. 12/04/2012, pagata 2.98 Euro.


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english summary:
Brewery: Brasserie de la Senne, Bruxelles, Belgium.
Style : belgian stout.
Appearance: very deep brown color with a frothy beige head. Aroma: roasted malts, coffee, and dark cocoa. Mouthfeel: light body, medium carbonation, watery texture. Taste: rich taste matching aroma. Coffee, roasted malts, hints of dark chocolate. A very few elements in a very clean stoutr. Dry finish, long bitter elegant roasted aftertaste. Overall: another very good brew from Brasserie de la Senne. Very drinkable, simple and tasty. Bottle:.33 cl., 4.5% ABV, BB 12/04/2012, price 2.98 Euro.

lunedì 21 novembre 2011

De la Senne Zinnebir

Birra prodotta dalla Brasserie de la Senne e dedicata alla “Zinne” nome che nello slang periferico di Bruxelles definisce la Senna, il fiume che, prima di essere ricoperto, attraversava la capitale belga. Da “zinne” deriva “zinneke”, con il quale venivano identificati tutti quei cani meticci che popolavano un tempo le rive del fiume; agli “zinneke” è anche dedicata una statua, a simboleggiare il carattere inter e multi culturale di Bruxelles. Oggi però con “zinneke” vengono piuttosto definiti quei giovani che hanno un genitore di lingua fiamminga ed uno di lingua francese. Un discorso che riporta un po’ alle tematiche affrontate parlando, qualche settimana fa, della Taras Boulba. Questa Zinnebir è una belgian ale molto fresca e beverina, di colore dorato, quasi limpido; la schiuma, molto persistente, è bianca, fine e cremosa. Naso ricco di profumi fruttati, con scorza di agrumi (arancia), albicocca, banana e sentori floreali. Ha un corpo medio, con una carbonatazione appena vivace; risulta abbastanza morbida in bocca, con una base di malto (crosta di pane) seguita subito da un bell'amaro erbaceo con leggera presenza di scorza di limone. Colpisce per l'ottima pulizia in bocca, e per una buona secchezza che ripulisce bene il palato ad ogni sorso. Non ci sono virate di rotta, e termina lasciando un retrogusto amaro, erbaceo. Creare "una birra per la gente di Bruxelles" era l'intento dichiarato da Bernard Leboucq e Yvan De Baets; diremmo che l'obiettivo è stato centrato, ed il risultato è una birra semplice ma pulita ed assolutamente beverina, da bere in quantià spropositate senza farsi troppe domande. Bene così. Formato: 33 cl., alc. 5.8%, lotto 2, scadenza 07/2012, prezzo 2.98 Euro.

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english summary:
Brewery: Brasserie de la Senne, Bruxelles, Belgium
Appearance: clear golden color with a lasting creamy white head. Aroma: citrus (orange), apricot, banana and flowery hops. Mouthfeel: medium body, lively carbonation; smooth textue. Taste: bready malt is followed by a nice zesty hoppy bitterness. This an extremely clean Belgian ale with a dry mouthfeel and a great drinkability. Aftertaste is bitter and grassy, Overall: A pretty simple and tasty sessionable beer, very good stuff. Bottle: 33 cl., 5.8% ABV, BBE 07/2012, price 2.98 Euro
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giovedì 10 novembre 2011

De la Senne Taras Boulba

La storia della Brasserie de la Senne è un po' la storia brassicola di Bruxelles, piena di difficoltà ma con un futuro che sembra meno oscuro di quanto ci si immaginava. Nel diciannovesimo secolo la capitale belga contava più di 100 birrifici attivi, tutti chiusi, trasferiti o assorbiti in qualche acquisizione uno dopo l'altro, ad eccezione di Cantillon, unica rimasta in città. Bernard Leboucq aveva già un birrificio, chiamato Sint-Pieters dall'omonimo paese in cui si trovava, circa quaranta chilometri ad est di Bruxelles. Nel 2005 si unisce all'avventura il socio Yvan De Baets, ed il nuovo progetto viene denominato appunto Brasserie de la Senne. Chiuso il birrificio precedente, i due iniziano a brassare senza avere un impianto proprio, producendo le birre da De Ranke, dove Yvan ha fatto apprendistato e, altre volte, dalla Brasserie Thiriez in Francia. Parlavamo di difficoltà in quanto l'apertura della Brasserie de la Senne a Bruxelles ha subito innumerevoli peripezie. Dal 2006, data originariamente prevista, si è passati al 2009, mentre nel frattempo le loro birre si guadagnavano sempre più consensi. All'inizio del 2010 sembrava tutto pronto, ma a causa di un errore in alcuni documenti bancari il prestito rimase congelato per alcuni mesi; poco tempo dopo, i ladri s'introducono in casa di Yvan rubando, tra l'altro, anche il suo computer sul quale aveva salvato documenti e ricette. Finalmente, a dicembre 2010, avviene la prima cotta nei locali situati nella Steenweg op Gent 565, a Bruxelles. Molte belle anche tutte le etichette delle birre, realizzate anche queste da Yvan e Bernard. In questa vediamo un uomo che sta per spaccare un barile in testa ad un altro uomo, gridandogli "stupido" ("Smeirlap") in un dialetto locale che combina francese e fiammingo. La birra prende il nome dalla omonima novella di Gogol, ambientata nell'Ucraina del sedicesimo secolo governata dai polacchi contro i quali combattono i cosacchi e Taras Bul'ba. Suo figlio Andrej s'innamora di una ragazza polacca e tradisce il padre passando tra le fila nemiche; morirà in un combattimento ucciso proprio dal padre, desideroso di cancellare l'onta subita. E' evidente che, in questo contesto, il "cosacco" diventa un "fiammingo" ed il "polacco" diventa un "vallone". La Taras Boulba fu brassata per la prima volta da Yvan e Bernard nel 2005; pare che la realizzasero solamente per loro, come birra per dissetarsi alla sera dopo una giornata di lavoro. Di colore dorato, velato, con un impeccabile cappello bianco di schiuma fine, cremosa, molto persistente. Il naso è fruttato, ricco di agrumi (arancio), sentori erbacei, paglia ed una leggera nota pepata. E' una birra dal contenuto alcolico modesto ma con un corpo medio; una bella base di malto (pane) al quale fa seguito un amaro molto deciso, erbaceo, con note di scorza d'agrumi. Decisamente molto più amara di una "standard" ale belga. In bocca è molto morbida e pulita, beverina senza mai essere eccessivamente acquosa. Lascia il palato secco, già desideroso di un altro sorso, mentre le note amare citriche ed erbacee perdurano a lungo nel retrogusto. Una sessionabilissima ale belga dalla disarmamente beverinità, sorretta da una pulizia e da una semplicità esemplare. Da bere, davvero, a barili. Formato: 33 cl., alc. 4.5%, lotto "B", scad. 01/2013, prezzo 2.95 Euro.

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english summary:
Brewery: Brasserie de la Senne, Bruxelles, Belgium.
Appearance: hazy golden color with a beautiful and lasting creamy white head. Aroma: crisp and elegant with lots of citrus (orange), grass, chaff, pepper. Mouthfeel: medium body, lively carbonation, kind of watery texture. Very smooth. Taste: exceptionally clean taste, rich of bready malt and zesty/citrusy bitterness. This is surely a very bitter Belgian ale. Dry mouthfeel, long bitter zesty aftertaste. Overall: an extraordinary and sessionable simple Belgian ale from an exciting growing new Brewery. Very refreshing and tasty. Absolutely recommended. Bottle: 33 cl., 4.5% ABV, batch “B”, BBE 01/2013, price 2.95 Euro