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venerdì 22 novembre 2019

Ritual LAB / Stigbergets / O/O Freya

Se lo si confronta con le annate precedenti  il 2019 che si sta concludendo è stato ricco di collaborazioni  per il birrificio Ritual Lab di Formello (Roma); qualche settimana fa vi avevo parlato della Four Brothers, una Baltic Porter realizzata assieme agli olandesi di  De Moersleutel. A gennaio era invece arrivata Tangie, una saison al succo di mandarino prodotta con Oxbow Brewing Company e  Jester King Brewery e qualche settimana fa ha debuttato Goosebumps, Gose con aggiunta di melograno concepita con gli svedesi di  Wizard Brewing. 
Restiamo in questa nazione perché è da qui che a inizio ottobre arrivarono a Roma, complice la manifestazione EurHop, i birrari protagonisti di una nuova collaborazione: Stigbergets Bryggeri e O/O Brewing, ovvero due tra i produttori più apprezzati del movimento craft europeo. Per chi non lo sapesse, i due birrifici svedesi hanno condiviso assieme buona parte della loro storia: Stigbergets è balzato in cima alle classifiche del beer-rating europeo grazie alle NEIPA prodotte dal birraio Olle Andersson che al tempo stesso realizzava sugli stessi impianti anche le birre della propria beerfirm O/O.  Nel settembre del 2017 Andersson ha abbandonato Stigbergets per dedicarsi a tempio pieno ad O/O, nel frattempo si era dotata di impianti propri; è stato sostituito dai birrai Lucas Monryd e Andreas Görts, peraltro anche loro  già titolari di un’altra beerfirm svedese, All In Brewing, che ha iniziato a produrre sugli impianti di Stigbergets.

La birra.
Freya è forse la divinità norrena più popolare: è la bellissima dea dell'amore, della fecondità e della lussuria. Nel nostro caso Freya assume invece le sembianza di una Double IPA (8%) prodotta con una generosa luppolatura sulla quale non sono stati rivelati dettagli. 
Nel bicchiere assomiglia ad un torbido succo di pesca, la schiuma biancastra e abbastanza compatta ha una discreta persistenza. Mango, arancia, mandarino, pompelmo, papaya e potenzialmente qualsiasi altro frutto i vostri sensi vi suggeriscono vanno a formare un aroma molto pulito e intenso, piuttosto elegante e definito, dolce ma non stucchevole. Vi manca “l’effetto marijuana”, quel carattere dank che le NEIPA moderne hanno ormai perso per strada? Qui lo troverete senza dovervi sforzare di cercarlo. La sensazione palatale è morbida, leggermente chewy come vorrebbe lo stile NEIPA, ma non ingombrante: la sua scorrevolezza non è da record ma non ci si può lamentare. Il gusto richiama l’aroma alternando frutta tropicale dolce e leggermente più acerba/aspra: ne risulta una Double NEIPA abbastanza secca che chiude il suo percorso con un finale amaro resinoso-dank di buona intensità, anche se non di lunga durata. Ed è solo in questo frangente che l’alcool fa sentire un po’ la sua presenza.
Freya viaggia su livelli alti, e non poteva essere altrimenti visto i birrai coinvolti: NEIPA molto ben fatta nella quale il fruttatone tropicale viene bilanciato da un amaro importante che ricorda un po’ la vecchia scuola. Per chi detesta i succhi di frutta, questa è ancora una birra che sa di birra: correte a berla finché è fresca.
Formato 33 cl., alc. 8%, lotto 68, scad. 01/06/2020, prezzo indicativo 5.50-6.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 26 marzo 2019

Stigbergets Muddle

Orfano da settembre 2017 del birraio che lo ha reso celebre in tutta Europa, il birrificio svedese Stigbergets ha continuato il suo percorso di crescita aprendo nel 2018 il nuovo birrificio a Ringön, nei dintorni di Göteborg. Il birraio Olle Andersson, ora impegnato con la propria “creatura”   O/O Brewing  è stato sostituito in sala cottura dai birrai Lucas Monryd e  Andreas Görts, titolari della beerfirm All In Brewing che ha iniziato ad utilizzare gli impianti di Stigbergets per produrre anche  le proprie birre. Esattamente la stessa cosa che faceva Andersson con O/O Brewing.
Il nuovo birrificio di Ringön (40 hl) ha permesso di raddoppiare la capacità produttiva chiudendo  il 2018 a quota 800.000 litri: l’obiettivo dichiarato per il 2019 è di arrivare vicino al milione. L’inaugurazione ufficiale, un “open day” al quale hanno partecipato quasi un migliaio di persone, è avvenuto ad ottobre.  Su questo impianto, dotato di una “inlattinatrice”, sono prodotte le birre disponibili tutto l’anno; il vecchio impianto (20 hl) di Göteborg vicino al Museo Marittimo (Gamla Varvsgatan) rimane operativo e viene utilizzato per le birre occasionali e stagionali.   “Il successo ci ha fatto rivedere al rialzo i nostri progetti d’investimento – dice l’amministratore delegato Nils Hultkrantz - Nel nuovo birrificio possiamo fare una cotta ogni novanta minuti; aggiungendo altri fermentatori potremmo superare i due milioni di litri all’anno, ma al momento non è nei nostri piani. Vogliamo crescere ma con moderazione”. 
Qualche tempo fa avevo accennato al fatto che l’ex-vice presidente del birrificio americano Three Floyds, Barnaby Struve, si era trasferito in Svezia alla Stigbergets. Un amico in comune (Victor Brandt del gruppo death metal svedese Entombed A.D.) aveva reso possibile un incontro che è poi diventato a tutti gli effetti una collaborazione commerciale. Struve non lavora come birraio in Svezia ma è una sorta di “consulente” di Stigbergets per gli Stati Uniti. A lui il compito di organizzare eventi e collaborazioni con birrifici americani: sino ad ora sono state fatte birre a quattro mani con Other Half, Mikkeller San Diego, Modern Times, GIgantic e Arizona Wilderness.

La birra.
Amazing Haze, West Coast IPA e Muddle sono le tre birre più popolari del birrificio di Göteborg, almeno stando alle classifiche di beer-rating. Le prime due le avevamo già assaggiate, ora vediamo la terza. Muddle è un’american IPA all’avena prodotta con luppoli Columbus, Simcoe  e Citra; ha debuttato a gennaio 2017. 
Si presenta di un velato ma luminoso colore a metà strada tra l’arancio ed il dorato; la schiuma biancastra è abbastanza compatta ed ha buona ritenzione. Non conosco la data di nascita di questa lattina ma, ipotizzando una shelf life semestrale, dovrebbe risalire al mese di gennaio. L’aroma, benché pulito ed elegante, sembra aver perso un po’ di spunto e di vitalità: la macedonia tropicale (ananas, mango, papaia e arancia) è tuttavia molto gradevole, anche se non fa spuntare il sorriso sulle labbra. L’avena le dona una piacevole morbidezza palatale che riesce a non ingrossare troppo il corpo; la sua scorrevolezza è ottima ed è facilitata dalla maniera esemplare in cui l’alcool (7%) è celato. Pane e crackers sono il supporto maltato alla generosa luppolatura che si traduce in una bevuta tropicaleggiante, fruttata senza arrivare agli estremi del succo di frutta. In chiusura arriva un amaro erbaceo e terroso, con qualche intermezzo zesty, di modesta intensità e breve durata. Il risultato è molto piacevole, educato e assolutamente bilanciato: quasi una Session IPA da 7 gradi. Le manca invero un po’ di esplosività e  di sana arroganza, ma non so se questo sia dovuto alla mano dei nuovi birrai o al fatto che la lattina abbia quasi tre mesi di vita alle spalle. 
Formato 44 cl., alc. 7%, lotto 932, scad. 06/06/2019, prezzo indicativo 8,00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 30 marzo 2017

Stigbergets Saison

Il birrificio svedese Stigbergets è stata una delle più interessanti  novità arrivate in Italia negli ultimi sei mesi, grazie soprattutto ad una serie di birre luppolate davvero ben fatte che, in alcuni casi, mi dicono rappresentino dignitose interpretazioni europee di quelle New England / Juicy IPA americane che tanto vanno di moda oggi. 
Ma Stigbergets (e la sua stessa beerfirm O/O) non è solo quello: aperto a cavallo tra 2012 e 2013 come costola del ristorante del Hagabion di Göteborg, il birrificio guidato dal birraio e co-fondatore Olle Andersson tocca con la sua gamma produttiva non solo la tradizione anglosassone ma anche quella belga e tedesca. 
La novità più interessante per tutti i beergeeks è forse quella uscita qualche settimana fa: Barnaby Struve, ex-vice presidente del birrificio americano Three Floyds, si è infatti trasferito in Svezia per lavorare come birraio – inizialmente per un periodo di prova – proprio da Stigbergets. I Three Floyds non rilasciano molti comunicati stampa ed anche in questo caso non sono state rese note le ragioni di una separazione che è tuttavia iniziata già una ventina di mesi fa quando Struve, per problemi personali, era di fatto divenuto solamente un consulente esterno del birrificio. “Andare in Svezia è un grosso cambiamentoha dichiaratoe quindi voglio essere sicuro della mia decisione prima di prendere l’impegno. Sono un birrificio molto piccolo, hanno solo otto dipendenti.” 
Torniamo a Stigbergets: hype europeo ai massimi livelli per quel che riguarda le Juicy IPA, ma le altre birre? Se il Belgio è il vero banco di prova per un birrificio, eccomi a testare una Saison prodotta in Svezia; il birrificio ne produce più di una, la Hitchhiker Saison (5.5%), la Stigbergets Saison e, come beeefirm di se stessa la O/O Bohemia (5%) e la  O/O New World Saison (7,3%).

La birra.
Nessuna informazione sugli ingredienti utilizzati se non che hanno origine biologica. La Stigbergets Saison ha vinto il primo premio nella categoria di riferimento al Gothenberg Beer & Whiskey Festival del 2016. Avevo in verità intenzione di fare un confronto tra questa e la Deville  Hoppy Saison di Hammer presentata sul blog ieri; pensavo che anche il birrificio svedese avesse scelto di luppolare piuttosto generosamente la propria Saison, ma si tratta invece di un’interpretazione piuttosto classica e quindi non ha alcun senso fare dei paragoni. 
Detto questo, la Saison di Stigbergets si presenta nel bicchiere dorata ma di una limpidezza piuttosto inquietante; la schiuma è invece cremosa e compatta, “croccante” ed ha una buona persistenza. L’aroma nel complesso è piuttosto pulito ma alquanto carente in quel carattere rustico che una Saison dovrebbe sempre avere: spezie (pepe bianco, coriandolo), scorza d’arancia, crosta di pane, un accenno terroso. La carbonazione non particolarmente elevata non l’aiuta ad acquistare vivacità nemmeno al palato: scorre fin troppo liscia e innocua in uno scenario rassicurante e privo di sussulti fatto di crosta di pane e miele, una delicata speziatura, un finale piuttosto timido caratterizzato da un velocissimo passaggio amaricante di scorza d’arancio e terroso. Il gusto convince ancor meno dell’aroma e all’innalzarsi della temperatura emerge anche una lieve presenza di diacetile.  
All’antitesi del rustico, la Saison di Stigbergets si beve senza sussulti e senza emozioni: discreta, poco secca e quindi meno dissetante del previsto, facile da bere quanto da dimenticare.
Formato 33 cl., alc. 5.5%, lotto 531, scad. 05/10/2017, prezzo indicativo 4.50 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 9 gennaio 2017

Stigbergets Gbg Beer Week 2016

Il 2017 del blog si apre con uno dei protagonisti dell’anno appena concluso; parliamo di Stigbergets, microbirrificio di Goteborg (Svezia) attualmente molto chiaccherato dai beergeeks di tutta Europa. L’avevamo incontrato proprio lo scorso dicembre con due ottime IPA che sono risultate poi tra le migliori bevute dell’anno
Fondato dai  proprietari del ristorante del teatro Hagabion di Göteborg e dall’ex-homebrewer Olle Andersson, il birrificio inizia con un impianto molto piccolo (50.000 litri il primo anno) producendo quasi esclusivamente per il ristorante del teatro e per alcuni altri bar, arrivando a triplicare la produzione nel 2015 grazie alla distribuzione delle bottiglie attraverso il monopolio svedese Systembolaget. Ad inizio 2016 il necessario ingrandimento per far fronte all’aumento della domanda con un nuovo impianto da 20 hl realizzato dalla danese JTM Brew che porta il potenziale annuo a 400.000 litri. Come detto, il birraio è Olle Andersson, un passato lavorando come sviluppatore di software informatico prima di trasformare l’hobby per l’homebrewing in una professione.  Nonostante lo stile preferito di Olle siano le Porter, è con le IPA che Stigbergets ha iniziato a farsi notare prima in Scandinavia e poi in altri paesi europei. Galeotta fu in particolare la Gbg Beer Week IPA, realizzata per la Gothenburg Beer Week 2016 che si è tenuta dal 15 al 23 aprile ospitando moltissimi eventi in tutta la città culminando nell'Öl & Whiskymässa, un festival di due giorni al quale hanno partecipato 18.000 persone; l’edizione 2017 della Gothenburg Beer Week è prevista dal 17 al 25 marzo. 
La Gbg Beer Week IPA è una una IPA torbida/juicy che a molti beergeeks ha ricordato le ricercatissime IPA americane del New England: in verità Andersson dice di non essersi ispirato alle birre di Trillium o Tree House ma alle sue produzioni casalinghe, caratterizzate dall’assenza di filtrazione e dall’utilizzo di cereali non maltati come frumento e avena.  Da allora la Gbg Week IPA è stata replicata pochissime volte, ovvero quando il birrificio è stato in grado di trovare Nelson Sauvin, Citra e Mosaic di qualità eccellenti:  ciò non le ha comunque vietato di scalare le classifiche del beer-rating diventando oggi, secondo Ratebeer, la nona miglior IPA al mondo dietro Trillium, Tree House, Alchemist e Hill Farmstead.  
La ricetta, secondo quanto riporta un homebrewer svedese che l’ha richiesta direttamente ad Andersson ottenendo risposta, prevede malto Extra Pale Ale (80%), fiocchi d’avena torrefatti (10%) e frumento torrefatto (10%); i luppoli, come detto, sono  Nelson Sauvin, Citra e Mosaic. Per chi volesse provare a replicarla ed ha voglia di tradurre dallo svedese, ecco il link.

La birra.
Nel bicchiere si presenta di un torbido color arancio pallido, quasi paglierino: la bianca schiuma che si forma è un po’ grossolana e poco persistente. Al naso un trionfo di frutta: c’è l’asprezza dell’uva del Nelson Sauvin accompagnata da quella degli agrumi (cedro, arancio, lime, pompelmo); molto in sottofondo si scorgono anche profumi dolci di frutta tropicale come mango e ananas. L’intensità non è esplosiva ma l’aroma, pulito, fresco ed elegante, è di quelli che fanno venire l’acquolina in bocca. La sensazione palatale è morbida e molto gradevole anche se – mi dicono i bene informati – non ha quella cremosità che invece contraddistingue le IPA del New England: corpo medio e poche bollicine caratterizzano una bevuta che ricalca l’aroma, perdendo però per strada un pochino d’eleganza. Si fa giusto in tempo ad avvertire la presenza del malto (crackers) prima di essere trasportati all’interno di quello che è a tutti gli effetti un cocktail di frutta: uva, ananas, mango e agrumi formano una birra estremamente succosa, dissetante e rinfrescante, molto secca. Il finale è delicatamente amaro, dominato dalla scorza degli agrumi che viene affiancata da sfumature terrose ed erbacee: è solo qui un leggerissimo tepore etilico mette la testa fuori dal guscio. Livello davvero molto alto per una IPA “juicy” e ruffiana che la freschezza valorizza:  la trovo forse un mezzo gradino sotto la Amazing Haze, ma sono davvero dettagli che lasciano il tempo che trovano e che dipendono dal gusto personale. Un'altra ottima birra da Stigbergets, da cercare e da comprare ma fate presto e bevetela finché ancora fresca.
Formato: 33 cl., alc. 6.5%, lotto 558, scad. 28/05/2017, prezzo indicativo 6.00 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

sabato 3 dicembre 2016

Stigbergets: American Pale Ale Amarillo Citra & West Coast IPA

Torniamo a parlare del birrificio svedese Stigbergets, incontrato soltanto pochi giorni fa con la Amazing Haze IPA: lo stile dovrebbe sempre portarsi dietro la parola "freschezza", e visto che in frigorifero ne ho altre due ho preferito stapparle rapidamente. Il birrificio guidato dal birraio Olle Andersson ha in un certo senso sposato la moda proveniente dal New England statunitense, anche se lui dice di replicare soltanto le birre che era solito fare in casa con le pentole: torbidissime, utilizzo dei luppoli nell'ultimissima fase della bollitura, dry-hopping spinti e utilizzo di cereali non malati. Eccone altri due esempi.

Partiamo dall'American Pale Ale Amarillo Citra: il nome indica chiaramente che cosa aspettarsi nel bicchiere. Il suo colore è un arancio pallido molto torbido, impenetrabile alla luce che viene sormontato da cremoso e compatto cappello di schiuma bianca, molto persistente. L'aroma è leggermente meno esplosivo rispetto agli "standard Stigbergets" ma è ugualmente ricchissimo di frutta tropicale (ananas, mango), melone bianco, pesca bianca e arancia. Pulito, fresco ed elegante, per nulla cafone; difficile resistere alla tentazione di portare subito il bicchiere alla bocca. Contrariamente alle altre Stigbergets assaggiate, qui i malti riescono a dare un timido segno della propria presenza (cereale, crackers): è tuttavia un passaggio brevissimo prima del dolce della frutta tropicale (mango e ananas) che sfuma poi in territorio agrumato, con arancia e pompelmo sugli scudi. L'intensità del fruttato è tuttavia minore rispetto all'aroma, e c'è anche un po' meno pulizia ad essere sinceri; la chiusura amara, zesty e terrosa, è delicata e come al solito non reclama un ruolo da protagonista, mentre nel retrogusto c'è un inaspettato ritorno di cereale. Molto secca, dissetante e rinfrescante, facilissima da bere: convince sicuramente più al naso che al palato ma è indubbiamente un'ottima birra-succo-di-frutta, anche se un gradino sotto le altre produzioni Stigbergets che ho assaggiato.
Formato: 33 cl., alc. 5.2%, lotto 526, scad. 20/03/2017.

Passiamo ora ad una West Coast IPA, in un'interpretazione svedese che prevede il solito aspetto torbido e un colore arancio pallido: ottima la persistenza della schiuma, bianca, cremosa e compatta. Il naso è un trionfo di frutta, a partire dal cedro, con qualche sconfinamento nel candito, per passare al pompelmo, al mango, all'ananas; c'è una netta componente dank (pensate alla marijuana, per semplificare) che emerge man mano che la birra si scalda. Intensità, fragranza, pulizia ed eleganza sono a livelli davvero elevati mentre la sensazione palatale è ottima, morbida: poche bollicine, corpo medio. Il gusto segue passo passo l'aroma: impossibile avvertire i malti in un  tripudio di frutta tropicale e di agrumi che entrano ed escono di scena cambiandosi di posto al variare della temperatura nel bicchiere. Il canovaccio è quello delle altre Stigbergets bevute, ma in questo caso l'amaro è leggermente più pronunciato: scorza d'agrumi, resina e quel dank che ritorna anche a conclusione di un percorso davvero intenso a fronte di una facilità di bevuta eccellente. L'alcool (6.5%) si avverte solamente nel finale, restando sempre ben mascherato da carattere fruttato di questa birra. West Coast IPA in un'interpretazione atipica che si colloca idealmente a metà tra le due coste statunitensi: c'è la resina, c'è il dank della costa occidentale ma c'è un carattere dominante fruttato ed un aspetto che rimanda alla costa ad est. Il risultato, al netto di tante belle parole, è tanto ruffiano quanto positivo: IPA riuscitissima, comprare subito.
Formato: 33 cl., alc. 6.5%, lotto e scadenza non riportati.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 30 novembre 2016

Stigbergets Amazing Haze IPA

Documenti storici riportano l’esistenza a Göteborg (Svezia) di un birrificio chiamato Stigbergets sin dal 1722  e operativo fino al 1824 nella strada Oscarsgatan.
Nel 2012 il nome Stigbergets ritorna nuovamente attivo senza nessun legame con il passato: le notizie in inglese sono praticamente inesistenti, ma con l’aiuto di Google Translator  riesco a capire  che sa tratti di un microbirrificio fondato dai proprietari del ristorante del teatro Hagabion di Göteborg e dall’ex-homebrewer, ora birraio, Olle Andersson. Il birrificio inizia con un impianto molto piccolo (50.000 litri il primo anno) producendo quasi esclusivamente per il ristorante del teatro e per alcuni altri bar, arrivando a triplicare la produzione nel 2015 grazie alla distribuzione delle bottiglie attraverso il monopolio svedese Systembolaget. Ad inizio 2016 il necessario ingrandimento per far fronte all’aumento della domanda con un nuovo impianto da 20 hl realizzato dalla danese JTM Brew che porta il potenziale annuo a 400.000 litri. E' operativo anche il Bar Kino, un café situato sempre all’interno del teatro Hagadion (Linnégatan 21) dove potete trovare disponibili alla spina almeno nove birre Stigbergets. 
Come detto, il birraio è Olle Andersson, un passato lavorando come sviluppatore di software informatico prima di trasformare l’hobby per l’homebrewing in una professione.  Nonostante lo stile preferito di Olle siano le Porter, è con le IPA che Stigbergets ha iniziato a farsi notare prima in Scandinavia e poi in altri paesi europei. Galeotta fu in particolare la Gbg Beer Week IPA, realizzata lo scorso aprile 2016 per la  Gothenburg Beer Week;  una IPA torbida/juicy che a molti beergeeks ha ricordato le ricercatissime IPA americane del New England. In verità Andersson dice di non essersi dichiaratamente ispirato alle birre di Trillium o Tree House ma alle sue produzioni casalinghe, caratterizzate dall’assenza di filtrazione e dall’utilizzo di cereali non maltati come frumento e avena.  
Da allora la Gbg Week IPA è stata replicata solamente una volta, ovvero quando il birrificio è stato in grado di trovare Nelson Sauvin, Citra e Galaxy di qualità eccellenti: ciò non le ha comunque vietato di scalare le classifiche del beer-rating diventando oggi, secondo Ratebeer, la decima miglior IPA al mondo dietro Trillium, Tree House, Alchemist e Hill Farmstead. 
Lo stesso Andersson si dice quasi incredulo del successo e delle richieste che il birrificio sta attualmente ricevendo.  Il birraio ha anche lanciato assieme ad Olof Andersson il marchio O/O, una beerfirm che opera sugli impianti di Stigbergets. 

La birra.
Amazing Haze, nome che allude sia alle caratteristiche della birra (hazy) che alla omonima varietà di marijuana; debutta lo scorso settembre 2016 e, per gli strani meccanismi del beer-rating, è già diventata secondo Ratebeer la trentottesima miglior IPA al mondo. Va bene così.
Molto torbida ma non "fangosa", nel bicchiere è di colore arancio pallido e forma un discreto cappello di schiuma biancastra, abbastanza fine e cremosa, dalla media persistenza. Il doppio dry-hopping di Mosaic regala un naso intensissimo, esplosivo, un trionfo di frutta fresca: cedro, mandarino, pompelmo, arancio, ananas, mango e, al variare della temperatura, potreste riconoscere molte altre varietà di frutta. Molto pulito, sfacciato ma non cafone, l'aroma anticipa le caratteristiche del gusto: impossibile percepire i malti con un tale carico di frutta succosa, c'è giusto un lieve accenno di crackers. Quello che arriva al palato è praticamente un succo di frutta, ed è sorprendente come utilizzando i luppoli in una certa maniera si possa ottenere un risultato che davvero emula quello della frutta spremuta in un bicchiere. Nello specifico ci sono soprattutto agrumi con qualche intromissione tropicale in sottofondo: la bevuta è agile e molto facile, con l'alcool che regala solo un delicato tepore a fine bevuta. Molto pulita, secchissima, caratterizzata da una sensazione palatale molto gradevole, ammorbidita dall'avena e dalle poche bollicine. L'amaro, zesty e leggermente terroso, non ha velleità di protagonismo ma solamente lo scopo di bilanciare la bevuta: non è in questa birra che lo dovete cercare, qui è il trionfo del succo, del juicy. Il ruttino dice mango e il risultato è una IPA che sorprende e conquista, a patto che vi piacciano i succhi di frutta: sarebbe molto difficile spiegare a chi ha sempre e solo bevuto industriale che anche questa è una birra.
Ma se amate stare dietro alle mode birrarie e sotto sotto vi sentite un po' beer-geeks, per quel che riguarda le IPA Stigbergets è senza dubbio uno dei birrifici che dovete assolutamente provare.
Formato: 33 cl., alc. 6.5%, lotto 435, scad. 19/04/2017, prezzo indicativo 5.50/6.50 euro  (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.