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venerdì 25 ottobre 2019

Modern Times Black House Nitro

Gli esperti dicono che sia un birrificio perfetto per essere acquistato da una multinazionale, ma il fondatore Jacob McKean nel 2017 ha deciso di “vendere”  il 30% della propria azienda ai dipendenti, con la possibilità di aumentare la quota al 100%. Parliamo di Modern Times Beer (qui la storia), nato nel 2013 grazie ad un crowfunding da oltre un milione di dollari e ancora oggi uno dei birrifici più alla moda di San Diego (hipsters, nonché uno dei precursori del formato che oggi sembra essere imprescindibile, le lattine. 
Nell’anno del debutto il birrificio aveva prodotto quasi 3000 ettolitri, nel 2018 ha raggiunto quota 80.000.  Il Lomaland Fermentorium, la sede originale nel quartiere di Point Loma di San Diego, oggi è affiancata dalla succursale Flavordome che si trova nella zona di North Park. Proseguendo verso nord, ad Encinitas troverete il Far West Lounge, a Los Angeles il Dankness Dojo, a Santa Barbara l’Academy of Recreational Sciences e a Portland, in Oregon, il Belmont Fermentorium.  Ma il progetto più ambizioso è ancora in costruzione: parliamo del Leisuretown di Anheim, California,  proprio di fronte a Disneyland. Birrificio (9000 hl/anno), torrefazione, ristorante, ampio beer garden e piscina con bar annesso. Annunciato in pompa magna nel 2017 ha subito qualche ritardo ma  dovrebbe finalmente essere inaugurato entro la fine del 2019.

La birra.
Modern Times è birrificio e torrefazione ed è quindi perfettamente naturale che birra e caffè si siano incontrati più di una volta nei loro bicchieri.  Una delle poche birre che il birrificio di San Diego produce tutto l’anno è infatti la (ottima) stout al caffè Black House. Il suo successo ne ha inevitabilmente fatto nascere molteplici varianti: già nel 2014 alle spine di Point Loma era possibile assaggiare la sua versione nitro, ovvero al carboazoto. Nel 2016 la birra fu venduta per la prima volta anche in lattina impreziosita dall’aggiunta di due ulteriori ingredienti: cocco e cacao. Il caffè utilizzato è un blend di Etiopia Hambela (75%) e di Sumatra Mandheling (25%): la lista dei malti include 2 row, Crystal 60, Munich, Chocolate Pale, roasted barley, flaked barley, Midnight wheat, Carapils and Kiln coffee malt, avena, fiocchi d’orzo. 
L’apparenza è ovviamente la prima delle componente che il carboazoto deve valorizzare: versatela con vigore nel bicchiere per assistere a quella “fontana di birra al contrario” che le pubblicità della Guinness hanno reso celebre, giusto per darvi un’idea. Caffè e tostature sono protagoniste di un aroma molto pulito ed elegante che rispecchia gli elevati standard qualitativi delle produzioni Modern Times; in secondo piano cacao, tabacco, qualche nota terrosa. L’intensità non è particolarmente elevata ma a dieci mesi dalla messa in lattina non si possono pretendere miracoli. Al palato c’è quella cremosità, in questo caso molto soffice e quasi impalpabile, che si richiede ad una birra nitro:  una carezza di seta percorre effettivamente tutto il palato ma le bollicine sono quasi assenti, rendendo di fatto la birra quasi piatta.  E’ questo l’unico appunto che mi sento di fare ad una stout dal gusto intenso e dal contenuto alcolico (5.8%) inavvertibile: caffè e torrefatto sono in prima linea ma è nelle retrovie che si apprezza il bello di questa birra e sono questi dettagli a fare la differenza: cacao, cocco, fruit cake, acidità molto ben dosata, finale secco. La bevibilità è impressionante e nel finale caffè e cioccolato s’incontrano per un ultimo morbido abbraccio. Se come me avevate apprezzato la Black House “normale”  non potrete che amare anche la sua edonistica versione nitro, delizia per il palato e per le sue papille gustative.
Formato 47,3 cl., alc. 5.8%, IBU 30, lotto 04/01/2019, prezzo indicativo 6,00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 15 novembre 2018

Amager / Modern Times Black Nordic Skies

Il birrificio danese Amager celebra ogni anno il 4 di luglio con l’Amerikanerdag, un weekend nel quale gli Stati Uniti sono protagonisti a trecentosessanta gradi con birra, cibo, musica rockabilly ed esibizioni motoristiche. Per l’occasione vengono anche rivelate offerte per la prima volta al pubblico una serie di birre che il birrificio fondato nel nel 2006 da Morten Valentin Lundsbak e Jacob Storm ha realizzato assieme a colleghi statunitensi: sovente molti di loro si  trovano Copenhagen qualche mese prima per partecipare alla Mikkeller  Beer Celebration. 
A luglio 2018 sono quindi arrivate sette nuove collaborazioni, tutte nel nuovo formato da 33 centilitri che Amager ha da poco iniziato ad utilizzare. Con Other Half (New York) è stata realizzata la Heavy Mental, una Double Dry-hopped Imperial IPA  (9.4%); assieme a Mikerphone (Chicago) la  All Shoo Up, una Double Dry-Hopped Vanilla Milkshake IPA  (7%);  KCBC  - Kings County Brewers Collective (New York) ha sfornato la Viking Tango Time, una Double Dry- Hopped Rye IPA  (7%);  da Coppertail Brewing  (Tampa, Florida) è arrivata Kiss Of The Coppertail, una Florida-Style IPA  (6,5%). Con Pipeworks (Chicago) ci si è invece cimentati con  Electric Rattlesnæke, un Oaked Dark Barley Wine (9%) mentre il frutto della collaborazione con TRVE Brewing (True Heavy Metal Brewery, Colorado) è stata una Farmohouse Ale con mela cotogna (6%); dalla California sono infine arrivati i ragazzi di Modern Times per realizzare una imperial stout al caffè.

La birra.
Vi risparmio la lettura della storia del Cavaliere Solitario riportata sul retro dell’etichetta e passo dritto al sodo. Black Nordic Skies è un’imperial stout (10%) la cui ricetta prevede malti Pilsner, Pale, Munich, Chocolate, Low Chocolate e Special B, luppoli Columbus e Citra, lievito UK e caffè di imprecisata provenienza; da notare che Modern Times a San Diego produce anche il proprio marchio di caffè. 
Il suo colore è coerente con il nome: nera e impenetrabile alla vista mentre la schiuma, benché cremosa e compatta, è di dimensioni abbastanza modeste e poco persistente.  L’aroma è intenso e pulito, dominato dal caffè in chicchi ed espresso; c’è giusto lo spazio per qualche nota terrosa, di orzo tostato e di cacao amaro in sottofondo. Il corpo è medio-pieno, la consistenza è oleosa e leggermente viscosa ma la sua morbidezza è un po’ disturbata dalle bollicine. Anche al palato c’è caffè in abbondanza, accompagnato da quella liquirizia che non può mancare in una stout danese, tostature, cacao amaro  e qualche estero fruttato (prugna, uvetta); la bevuta è intensa ed offre una maggior complessità rispetto all’aroma, pur risultando meno pulita e meno definita. L’alcool potenzia e riscalda ogni sorso senza strafare, si chiude con l’amaro del torrefatto e del luppolo seguito da una lunga scia di caffè “corretto”. Livello indubbiamente alto ma anche qualche imprecisione in questa imperial stout prodotta a quattro mani da due stelle del firmamento brassicolo europeo ed americano; le “critiche” sono un atto dovuto sulla carta, per godersela è sufficiente rilassarsi in poltrona con il bicchiere tra le mani.
Formato 33 cl., alc. 10%, lotto 1858, scad. 01/07/2023, prezzo indicativo 6.00-7.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 12 novembre 2017

Magic Rock / Modern Times Timequake

Nel 1997 lo scrittore Kurt Vonnegut immaginò un cronosisma (timequake, in lingua orginale): un terremoto temporale che il 13 febbraio 2001 colpisce l'universo, in crisi di autostima, riportando la terra ed i suoi abitanti dieci anni indietro. E' in teoria una grande occasione per rivivere il passato ed evitare di ripetere gli errori fatti: ma gli esseri umani non riesco a fare altro che rifare le stesse azioni, pronunciare le stesse parole, scontare le stesse pene. Terminato il decennio provocato dal cronosisma il tempo riprende a scorre ma l'umanità piomba in uno sconforto ancora più grande, essendosi ormai abituata a vivere in assenza di libero arbitrio. 
All'ultimo romanzo di Vonnegut il birrificio inglese Magic Rock e quello californiano Modern Times probabilmente vogliono dedicare il frutto della loro collaborazione: una (New England) Session IPA alla segale che  viene realizzata alla metà dello scorso settembre quando Andrew Schwartz, birraio di Magic Rock, arriva nello Yorkshire. A dirla tutta l'idea non è proprio originalissima, visto che un paio di mesi prima Modern Times aveva realizzato un'altra NE-Session IPA alla segale in Arizona assieme al birrificio Pedal House. La ricetta della collaborazione anglo-americana prevede malti Acidulated, Golden Promise, segale e avena, lievito WYeast 1318 London Ale III, luppoli Mosaic (Cryo), Amarillo (Cryo), Citra (Cryo), Motueka e HBC 438.

La birra.
Nel bicchiere si presenta di colore arancio opalescente e forma un bel cappello di schiuma cremosa e compatta, dalla buona persistenza. Al naso c'è una buona intensità e il solito cocktail di frutta tropicale che questa volta include papaia e mango, ananas, pesca, arancia; in secondo piano, ma non troppo, ci sono note vegetali e quel dank che ricorda un po' la marijuana. Al palato è davvero impressionante l'intensità dei sapori a fronte di un ABV (4.5%) abbastanza contenuto: è una Session IPA nella quale l'impalcatura dei malti, benché impercettibile al sapore, riesce a sorreggere la massiccia luppolatua (whirpool e dry-hopping) che le conferisce un carattere spiccatamente tropicale e succoso. Pesca, mango, ananas e papaia guidano le danze accompagnate da arancia e pompelmo zuccherato: la chiusura è secca con un amaro resinoso e dank piuttosto corto e di moderata intensità, quasi delicato. La sensazione palatale è morbida, nonostante la presenza della segale, e sorprendentemente ricca per una session beer. E' leggermente sacrificata la facilità di bevuta e  viene quasi spontaneo sorseggiare questo succo di frutta anziché procedere a grandi sorsi, ottenendo tuttavia lo stresso effetto dissetante e rinfrescante. Livello molto alto per questa collaborazione tra Magic Rock e Modern Times: pulizia ed eleganza, spesso estranee a queste interpretazioni New England/juicy qui sono presenti in quantità soddisfacente.
Formato: 50 cl., alc. 4.5%, lotto 1520, scad. 08/04/2018.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

venerdì 21 aprile 2017

Modern Times Haunted Stars


Torniamo a parlare del birrificio Modern Times, fondato da Jacob McKean nel quartiere Point Loma di San Diego e che avevamo ospitato proprio un anno fa con un paio di ottime produzioni. 
Blazing World (Amber Ale), Fortunate Island (American Wheat), Black House (Coffee Stout) e Lomaland (Saison) sono le quattro birre che vengono prodotte in lattina durante tutto l’anno; a queste s’affiancano le bottiglie (65 cl) della IPA Orderville, della Gose all’albicocca Fruitlands, e della Stout City of the Dead.  Oltre a queste vi è un ampio numero di produzioni stagionali ed occasionali che hanno contribuito a far lievitare a quasi 200 il numero delle etichette prodotte da maggio 2013 ad oggi. Modern Times presenta ogni anno un calendario con il quale viene annunciata la nuova birra speciale che sarà messa in vendita per ogni mese. La novità di novembre 2016 era rappresentata da una imperial porter (8%) alla segale chiamata  Haunted Stars. Una ricetta che prevede un solo luppolo (Northern Brewer) e un ricco parterre di malti che include Optic, Munich, Crystal 20, Crystal 60 e Midnight Wheat; per quel che riguarda la segale vengono utilizzati Flaked Rye e Chocolate Rye.

La birra.
Nel bicchiere è splendida, quasi nera e sormontata da un’abbondante e cremosa testa di schiuma nocciola che mostra una buona persistenza. La ricetta non prevede utilizzo del caffè (una della specialità del birrificio di San Diego) ma i suoi profumi sono ugualmente dominano l’aroma. Non c’è molto altro, a dire il vero: tostature, una delicata speziatura donata dalla segale, qualche accenno di carne. Il naso è onestamente un po’ deludente ma è una birra che si riscatta al primo sorso. 
La sensazione palatale è perfetta: poche bollicine, corpo medio, una cremosità ed una morbidezza davvero notevoli se si considera l’utilizzo della segale e, secondo quanto dichiara l’etichetta, l’assenza di avena.  La scorrevolezza è altrettanto sorprendente: le tostature sono molto intense, s’intrecciano alle note di caffè e a quelle terrose apportate dai luppolo. Il dolce è davvero ridotto ai minimi termini, c’è giusto quel velo di caramello necessario in sottofondo ma la bevuta procede dritta e spedita nel territorio del torrefatto regalando solo qualche suggestione di cioccolato fondente. Nessun fronzolo, quasi un trionfo del “less is more”: la grande pulizia e l'eleganza dei pochissimi elementi in gioca fanno sì che la bevuta non diventi mai noiosa. L’alcool è ben dosato  e riscalda quanto basta senza mai rallentare il ritmo dei sorsi: una imperial porter che non fa gridare al miracolo me che è davvero ben fatta e si beve con grande soddisfazione, rispettando gli standard elevati tipici del birrificio di San Diego.
Formato: 65 cl., alc. 8%, imbott. 18/10/2016, prezzo indicativo 16,00-18,00 Euro (beershop)


NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 7 aprile 2016

Modern Times Black House

Torniamo ad occuparci del birrificio Modern Times di San Diego, fondato nel 2013 da Jacob McKean e presentatovi dettagliatamente in questa occasione. Oggi  parliamo della Black House, una stout al caffè che il birrificio ha prodotto tostando in proprio la miscela di caffè scelta dotandosi di una piccola ma efficace apparecchiatura. 
Ma i progetti di McKean erano ben più ambiziosi: una volta ottenuti i permessi necessari per la produzione di generi alimentari, alla produzione di birra (che non richiedeva tali autorizzazioni) s’affianca anche quella di caffè che cresce lentamente ma sufficientemente da rendere indispensabile l’acquisto di attrezzature più grandi. 
Alla tasting room del birrificio potete acquistare l’intera gamma di caffè Modern Times che include oltre a varietà singole e a differenti miscele, anche alcune versioni invecchiate in legno. Sembra che l’idea di invecchiare le fave di caffè verde in botti che hanno ospitato alcolici o vino sia da attribuire alla Ceremony Coffee Roasters di Annapolis, Maryland. “La miscela che utilizziamo per produrre la Black House Stout è in vendita anche come caffè - dice McKean - ma  i processi di approvvigionamento e tostatura sono comunque diversi a seconda del loro utilizzo, che sia caffè da bere o caffè utilizzato per la birra”. 

La birra.
La ricetta della Black House, qui disponibile anche per chi vuole tentare di replicarla a casa, prevede una miscela con il 75% di caffè Etiopa e 25% Sumatra; i malti usati sono Two Row, Kiln Coffee, Pale Chocolate, Black, Biscuit, Crystal 60, orzo tostato e avena. Come luppolo viene utilizzato l'estratto C02.
Si presenta di colore ebano scuro con riflessi borgogna, e forma una perfetta testa di schiuma color cappuccino, "croccante" cremosa e compatta, molto persistente. La birra è stata messa in lattina lo scorso agosto e i sette mesi trascorsi non sarebbero certo l'ideale per l'apprezzamento del caffè che tende a svanire abbastanza in fretta. Il naso non è in effetti un esplosione di profumo ma porta in dote una raffinatissima eleganza di caffè in chicchi ed in polvere con in sottofondo note di cioccolato fondente e di orzo tostato. In questo elogio del "less is more" sono l'estrema pulizia e la finezza a rendere l'aroma davvero coinvolgente ed invitante. La sensazione palatale non è tuttavia da meno, anzi: poche bollicine, corpo medio ed un mouthfeel soffice e morbidissimo grazie dall'utilizzo di avena, quasi un velo di seta che avvolge il palato mentre la birra scorre con grande facilità. Il gusto ripropone l'austera semplicità dell'aroma utilizzando quattro elementi in maniera esemplare: sottofondo di caramello, elegantissime tostature di orzo, caffè e cioccolato amaro o meglio chicchi di caffè ricoperti di cioccolato amaro. A scriverlo sembra un controsenso, ma il caffè riesce ad essere intenso e delicato al tempo stesso; nel finale l'acidità dei malti scuri contribuisce a rendere la bevuta bilanciata per poi lasciare il campo libero al lungo finale amaro di tostature e caffè. 
Ne risulta uno degli utilizzi più raffinati del caffè nella birra che mi sia capitato d'assaggiare: stout intensa eppur facilissima da bere, elegantissima, realizzata con una pulizia maniacale. Livello davvero molto alto, in Italia qualche lattina si trova, non fatevela sfuggire se vi piace lo stile. 
Formato: 47.3 cl., alc. 5.8%, IBU 40, imbott. 14/08/2015, 6.00 Euro (beershop, Italia)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 1 marzo 2016

Modern Times Blazing World

Modern Times Beer apre le porte a maggio 2013 nel quartiere Point Loma di San Diego, California; il fondatore è Jacob McKean, giornalista freelance “illuminato” da un bicchiere di Tripel Karmeliet all'Hoplead bar di Chicago. La birra diventa la sua passione, prima come scrittore-blogger e poi come beergeek ed homebrewer (sei anni): il suo desiderio di lavorare nella birra lo spinge ad inviare curriculum ad una miriade di birrifici. Lo chiamano alla Stone di Escondido ma anziché venire assunto come assistente birraio gli tocca una scrivania come Communication Specialist all’interno dell’ufficio marketing, dove si occupa anche dei contenuti del Blog di Stone. Jacob considera tuttavia fondamentali i due anni passati alla Stone per riuscire a comprendere il funzionamento di un birrificio e per redigere il proprio business plan in vista dell’apertura in proprio. 
Lasciata la Stone, in 18 mesi riesce a raccogliere finanziamenti per i 1,25 milioni di dollari necessari a fondare la Modern Times Beer;  è lui stesso a raccontare il suo percorso nell’articolo “How I raised $1.25 million to start my brewery” che viene pubblicato dal sito Beerpulse. Coi fondi viene acquistato un impianto da 35 hl e fermentatori per una capacità totale di 5280 hl; impegnato a divincolarsi tra la burocrazia, le banche, gli avvocati ed i fornitori, McKean chiede aiuto per la messa a punto delle ricette a Mike Tonsmeire, autore del leggandario sito The Mad Fermentationist seguito da (quasi) ogni homebrewer americano. In sala cottura viene assunto un team composto dall’headbrewer Matt Walsh (ex Lost Coast, Speakeasy e Karl Strauss) affiancato dagli ex homebrewers Derek Freese ed Alex Tweet. Freese aveva fondato la East Village's Monkey Paw Pub a San Diego mentre Tweet arriva da Ballast Point alla quale era giunto dopo aver vinto un concorso per homebrewer con una ricetta poi diventata la stout Indra Kunindra. 
Ma Modern Times è anche un “business case” che finisce per essere analizzato dai siti e dai blog del settore: è infatti il birrificio (siamo nel 2013) ad ottenere il più alto crowdfunding tramite Kickstarter, con circa 50.000 dollari raccolti per finanziare solo l’apertura di una taproom e di un magazzino da dedicare agli affinamenti in botte in una zona meno periferica di San Diego: i partecipanti vengono ripagati con l’iscrizione ad un club che darà loro in cambio birre e/o accesso prioritario alle edizioni limitate.
L'inziativa ha successo anche grazie alla capacità di McKean di coinvolgere mediatamente la fervida scena locale d San Diego; il suo blog (come fece un tempo Patrick Rue con The Bruery) racconta giorno per giorno le vicende che precedono la fondazione del birrificio; viene coinvolto un homebrewer (The Mad Fermentationist) molto famoso; partecipano al crowfunding fornitori locali di fusti e materie prime;  il futuro team di birrai (tutti già noti a San Diego) viene reso noto ancora prima della partenza del crowfunding: questi elementi aiutano a rafforzare il concetto di “drink local” e lo spirito comunitario di una città nella quale la “craft beer” ha una grande rilevanza. In molti vogliono dare il loro piccolo contributo partecipando alla causa con poche centinaia di dollari. 
Non rimane che parlare del design: le belle lattine da una pinta di Modern Times rappresentano un azzeccato mix di antico e moderno, curato dallo studio Helms Workshop di Austin (Texas), il cui design prende ispirazione dalle grafiche di alcune vecchie lattine collezionate da McKean e le trasporta di fatto nel ventunesimo secolo. Modern Times debutta sul mercato il 24 giugno 2013 mentre in settembre viene inaugurata la taproom chiamata Lomaland Fermentorium; a fine 2013 il solito Ratebeer l’include tra i 10 migliori nuovi birrifici al mondo “nati” in quell’anno. 
Nella città che ha reso famosa nel mondo la IPA West Coast-style, Modern Times sceglie di partire a sorpresa con quattro lattine che ignorano volutamente lo stile: Coffee Stout, Saison, American Wheat Ale e Amber Ale, perché, dirà McKean, “ci sono già così tanti birrifici che fanno ottime IPA/DIPA qui intorno”. La distribuzione viene affidata a Stone; le IPA arriveranno solo in un secondo momento, assieme agli affinamenti in botte e alle birre acide, imbottigliate in una linea separata al fine di evitare qualsiasi contaminazione batterica con le lattine. 
Blazing World è il nome dell’Amber Ale di Modern Times, una birra che sviluppa una vecchia ricetta casalinga chiamata Pacific Nectar. Jacbo McKean e Mike Tonsmeire “The Mad Fermentationist” vogliono includere tra le quattro birre di debutto una dedicata al luppolo, senza tuttavia produrre l’ennesima IPA; l’idea è di mettere “idealmente” assieme tre birre che entrambi amano, la Nugget Nectar di Tröegs (Pennsylvania), la succosa IPA Nelson di Alpine (San Diego) e la Furious di Surly (Minnesota). Come per tutte le Modern Times, la ricetta è “open source” e può essere scaricata nella versione “homebrewing” direttamente dal sito del birrificio: i malti sono Two Row, Monaco e Midnight Wheat, mentre la generosa luppolatura vede protagonisti Nelson Sauvin, Simcoe e Mosaic. 
Nel bicchiere è ovviamente ambrata e quasi limpida, con un bel cappello di schiuma ocra, cremosa e compatta, dalla buona persistenza. Il birrificio Americano ammette di curare molto la componente aromatica delle birre: la lattina in questione ha circa tre mesi di vita, lasso temporale accettabile per attraversare l’oceano ma che ha certamente qualche effetto sull’intensità e sulla freschezza. Il naso risulta molto pulito e mantiene ancora una buona freschezza, con pungenti profumi di aghi di pino e resina, un lieve carattere terroso e quell'intraducibile dank (verde, erba, marijuana) ad affiancare le sfumature di  pompelmo, frutta tropicale e malto/biscotto. La sensazione palatale è perfetta, con corpo medio, una delicata carbonazione ed una riuscitissima convivenza tra morbidezza/presenza palatale e scorrevolezza. E’ tuttavia al gusto che questa Blazing World impressiona maggiormente: i malti sono lievi e assolutamente mai invadenti, con il caramello splendidamente integrato nelle sensazioni dolci di frutta tropicale a fare da supporto alla generosa ed elegante luppolatura che parte in sordina per poi terminare in un intenso ed elegantissimo crescendo  amaro di resina e aghi di pino, con un tocco terroso e di pompelmo. Birra pulitissima che riesce a stupire con la delicatezza del dolce e fragrante supporto a sostegno della massiccia luppolatura, evitando pericolosi "caramelloni" o ingombranti colonne di malto. Tecnicamente davvero molto ben eseguita,  di facile lettura e di facile fruizione, regala davvero belle soddisfazioni; nasce a San Diego e quindi si congeda, ça va sans dire,  con un lungo retrogusto amaro, resinoso, leggermente "pepato" e rafforzato da un lieve tepore etilico.
Formato: 47,3 cl., alc. 6.8%, IBU 85, imbott. 03/12/2015, 6.00 Euro (beershop, Italia).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.