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giovedì 3 ottobre 2019

Anchorage Nelson Sauvin Saison

Ritorna sul blog il birrificio americano Anchorage fondato a  giugno 2011 nell’omonima città dell’Alaska da Gabe Fletcher. Dopo tredici anni passati a lavorare per la Midnight Sun Brewing Company, prima sulla linea d’imbottigliamento e poi come birraio, Fletcher decide di mettersi in proprio e di lavorare su quella che è la sua vera passione: le birre acide e a fermentazione spontanea, l’utilizzo di lieviti selvaggi.  In assenza d'impianto produttivo, Fletcher affitta uno spazio di circa 300 metri quadri all’interno del Snow Goose Restaurant and Sleeping Lady Brewing Co; il mosto viene prodotto al piano di sopra, dove si trova l’impianto, e poi trasferito attraverso tubazioni direttamente al piano di sotto dove Fletcher ha posizionato 250 botti, due foeders da 70 litri, due tank in acciaio, una linea d’imbottigliamento e la cella frigorifero.  Anchorage debutta come una specie di beerfirm e nell’anno successivo (2012) il popolo di Ratebeer lo annovera già tra i cinque migliori nuovi birrifici al mondo. Senza fretta Fletcher lavora in parallelo alla costruzione del proprio birrificio, poi inaugurato nella primavera del 2014; la nuova location all’incrocio tra la 148 W e la 91st Avenue dispone di 750 metri quadri ed una suggestiva tasting room che è praticamente posizionata in mezzo ai grandi foeders. Sulle pareti, il motto scelto da Fletcher: “Where brewing is an art, and Brettanomyces is king“.  Nella piccola tasting room, dominata dal legno degli arredi e dei foeders, trovate merchandising, spine, bottiglie e anche qualche piattino di formaggi e salumi da sgranocchiare.

La birra.
Dopo Rondy Brew  e Mosaic è ora di stappare un’altra Saison a firma Anchorage: si tratta della Nelson Sauvin, prodotta ovviamente utilizzando esclusivamente l’omonima varietà di luppolo. Come lei sue sorelle anche fermenta in foeders di legno con brettanomiceti: il primo lotto è stato prodotto a aprile 2017 e non so se da allora ne siano stati prodotti altri. 
Il suo colore è arancio pallido, in controluce affiorano quasi dei riflessi verdastri: la schiuma è generosa, scomposta e poco persistente. L’aroma è fresco e solare: pepe, spezie, uva e uvaspina, limone, pompelmo: in sottofondo si scorge il legno e il “funky” dei brettanomiceti. A due anni e mezzo dalla messa in bottiglia questa saison di Anchorage rivela una freschezza ancora sorprendente: vivaci bollicine, corpo medio e un carattere fruttato nel quale convivono l’asprezza di uva bianca e agrumi con la dolcezza di ananas, pesca e qualche accenno biscottato. La chiusura è secchissima, il Nelson Sauvin lascia una scia finale amaricante nella quale s’incontrano note vegetali e di scorza d’agrumi. Ad aggiungere profondità e complessità ci pensano il legno ed il funky dei brettanomiceti: l’alcool (6.5%) si fa sentire solo a fine corsa, riscaldando il palato e contribuendo a costruire quel carattere vinoso che è parte fondamentale di questa birra. 
Gran bella bevuta, emozionante, sicuramente la migliore tra le Anchorage bevute sino ad ora.
Formato 75 cl., alc. 6.5%, lotto #1 04/2017, prezzo indicativo 18,00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 15 luglio 2019

Anchorage Bitter Monk Belgian Style Double IPA

Ritorna sul blog il birrificio americano Anchorage fondato a  giugno 2011 nell’omonima città dell’Alaska da Gabe Fletcher. Dopo tredici anni passati a lavorare per la Midnight Sun Brewing Company, prima sulla linea d’imbottigliamento e poi come birraio, Fletcher decide di mettersi in proprio e di lavorare su quella che è la sua vera passione: le birre acide e a fermentazione spontanea, l’utilizzo di lieviti selvaggi.  In assenza d'impianto produttivo, Fletcher affitta uno spazio di circa 300 metri quadri all’interno del Snow Goose Restaurant and Sleeping Lady Brewing Co; il mosto viene prodotto al piano di sopra, dove si trova l’impianto, e poi trasferito attraverso tubazioni direttamente al piano di sotto dove Fletcher ha posizionato 250 botti, due foeders da 70 litri, due tank in acciaio, una linea d’imbottigliamento e la cella frigorifero. 
Anchorage debutta come una specie di beerfirm e nell’anno successivo (2012) il popolo di Ratebeer lo annovera già tra i cinque migliori nuovi birrifici al mondo. Senza fretta Fletcher lavora in parallelo alla costruzione del proprio birrificio, poi inaugurato nella primavera del 2014; la nuova location all’incrocio tra la 148 W e la 91st Avenue dispone di 750 metri quadri ed una suggestiva tasting room che è praticamente posizionata in mezzo ai grandi foeders. Sulle pareti, il motto scelto da Fletcher: “Where brewing is an art, and Brettanomyces is king“.  Nella piccola tasting room, dominata dal legno degli arredi e dei foeders, trovate merchandising, spine, bottiglie e anche qualche piattino di formaggi e salumi da sgranocchiare.


La birra.
Come per quasi tutte le birre di Anchorage, la Belgian Double IPA chiamata Bitter Monk svolge la sua fermentazione primaria in foeders di legno a temperatura controllata. La birra viene poi trasferita in più piccole botti di rovere francese che avevano precedentemente ospitato Chardonnay; è in questa fase che vengono aggiunti i brettanomiceti. Dopo un periodo di tempo che oscilla tra  8 e 18 mesi la birra contenuta nei barili viene riportata nei foeders di legno o in tank di acciaio per il dry-hopping. Nello specifico esistono due versioni speciali di Bitter Monk che ricevono dry-hopping rispettivamente di Citra e Mosaic.  Noi concentriamoci sulla versione base, nello specifico una bottiglia prodotta nel novembre del 2016: normalmente una Double IPA non andrebbe mai lasciata in cantina, ma in questo caso si tratta evidentemente di una Double IPA sui generis.
Nel bicchiere si presenta di un bel color “solare” a metà strada tra l’arancio ed il dorato; la schiuma cremosa e compatta ha una buona persistenza. L’aroma, piuttosto pulito ma non molto intenso, è una ben riuscita convivenza tra funky e frutta: legno, cantina, qualche accenno di cuoio e sudore, pesca, albicocca, ananas, pompelmo.   La frutta a pasta gialla e gli agrumi caratterizzano anche la bevuta, piacevole, secca e rinfrescante nonostante la gradazione alcolica (9%) non sia nascosta così bene come avviene spesso in quella tradizione belga alla quale questa birra si ispira. Il finale è caldo ed etilico con un amaro di buona intensità caratterizzato da note terrose e zesty. Legno, funky e vino sono dettagli in secondo piano che vanno cercati con un po’ di concentrazione: personalmente mi aspettavo una maggior profondità, soprattutto se penso alle altre ottime produzioni Anchorage che mi è capitato di assaggiare in passato. E’ tuttavia una bevuta di alto livello, bilanciata tra dolce e amaro, pulita, attraversata da una rinfrescante acidità e molto morbida al palato.
Formato 75 cl., alc. 9%, lotto #5, imbottigliata  11/2016, prezzo indicativo 18.00-22.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia/lattina e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 7 agosto 2017

Grassroots Arctic Saison

L’ultima bevuta prima della pausa estiva del blog avviene in compagnia di due birrifici americani:  Anchorage Brewing, Alaska e Grassroots Brewing,  beerfirm/marchio di proprietà di Hill Farmstead. Riassumo brevemente: Grassroots nasce in Danimarca quando Shaun Hill lavora presso il birrificio Norrebro. Il suo partner d’affari è l’amico e birraio americano Ryan Witter-Merithew, occupato presso il birrificio danese Fanø dove a quel tempo venivano prodotte birre per altre beerfirm famose come Mikkeller, Evil Twin e Stillwater.  Nell’ottobre 2009 lanciano la loro beerfirm chiamandola con il nome che Shaun aveva pensato per il suo primo birrificio: Grassroots Brewing, marchio da lui registrato nel 2001. Un progetto che per Shaun ha fondamentalmente lo scopo di fargli guadagnare i fondi necessari per ritornare in Vermont, nei pressi della casa di famiglia, ed aprire finalmente Hill Farmstead. 
Da allora il marchio Grassroots è stato di tanto in tanto riesumato per occasionali collaborazioni, soprattutto europee: qui una con Mikkeller e una con Amager
Negli Stati Uniti Grassroots debutta nel 2013 quando di Shaun Hill viene invitato in Alaska da Gabe Fletcher, birraio e fondatore di Anchorage, per partecipare al festival Culmination: entrambi condividono lo stesso amore per la tradizione belga, per le saison e per le birre acide prodotte con lieviti selvaggi. Il desiderio di fare assieme una birra va oltre i settemila chilometri che separano i due birrifici; da quel lungo viaggio nasce la Arctic Saison, desiderio di Shaun di portare un pezzo della propria terra  in Alaska. La ricetta si basa infatti a grandi linee sulla saison Arthur di Hill Farmstead che utilizza malti americani, luppoli europei e americani; dopo la fermentazione nei grandi tini di legno di Alaskan, con aggiunta di brettanomiceti, nasce la Arctic Saison. Al primo lotto prodotto a giugno 2013 ne sono seguiti almeno altri quattro, l’ultimo dei quali imbottigliato ad ottobre 2015: andiamo ad assaggiarlo.

La birra.

All’aspetto è velata e di colore dorato e forma un buon cappello di schiuma bianca, cremosa e compatta, dalla buona persistenza. Il naso, molto pulito, è un incontro molto ben riuscito tra note rustiche/funky (cantina, umido), fiori e frutta, legno, una delicata speziatura (pepe): mandarino e arancia, uva, ananas. Al palato le mancano forse un po’ di bollicine ma è un dettaglio abbastanza trascurabile perché il gusto è pulitissimo, elegante e rustico al tempo stesso: al dolce della crosta di pane, dell’ananas, della frutta a pasta gialla e della polpa dell’arancia risponde l’asprezza dell’uvaspina e degli agrumi. L’alcool è ben nascosto e la bevuta procede a velocità sostenuta impreziosita da dettagli che chiamano in causa il legno, il vino bianco; il finale vira con delicatezza in territorio amaro e tra le note terrose mi sembra anche avvertire una leggera nota lattica. Splendida saison, molto fruttata, con un grande potere dissetante e rinfrescante donatole da asprezza e acidità:  una bevuta che regala soddisfazioni ed emozioni, all’altezza della fama dei due birrifici coinvolti.

Formato: 75 cl., alc. 6%, lotto #5, imbottigliata 15/10/2015, prezzo indicativo 15.00-20.00 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

giovedì 29 giugno 2017

Anchorage Mosaic Saison 2015

Il caldo dell’estate chiama nel bicchiere birre fresche e leggere, secche e dissetanti, magari piacevolmente acidule: praticamente le stesse birre che i contadini della Vallonia bevevano per dissetarsi durante le lunghe giornate di lavoro estivo nei campi in un periodo dell'anno in cui la qualità dell'acqua non era certamente ottimale: le saison.  
In Alaska il problema delle elevate temperature non è così importante ma è in questo stato americano che ci rechiamo per tornar a far visita a quella Anchorage Brewing Company che vi avevo presentato qualche mese fa.  La fonda nel 2011 Gabe Fletcher guidato dalla passone per le birre acide e a fermentazione spontanea, l’utilizzo di lieviti selvaggi. In assenza d'impianto produttivo, Fletcher affitta inizialmente uno spazio all’interno del Snow Goose Restaurant and Sleeping Lady Brewing Co; il mosto viene prodotto al piano di sopra, dove si trova l’impianto, e poi trasferito attraverso tubazioni direttamente al piano di sotto dove Fletcher ha posizionato 250 botti, due foudres da 70 litri, due tank in acciaio, una linea d’imbottigliamento e la cella frigorifero. Anchorage parte dunque come una sorta di beerfirm che fermenta il mosto in foudres di legno con diversi ceppi di lievito belga e poi effettua una rifermentazione in botte aggiungendo brettanomiceti: tre mesi, sei mesi, un anno.. ogni diversa birra ha il suo tempo necessario.  Nel frattempo Fletcher lavora senza troppa fretta alla costruzione del proprio birrificio, poi inaugurato nella primavera del 2014; la nuova location all’incrocio tra la 148 W e la 91st Avenue dispone di 750 metri quadri ed una suggestiva tasting room che è praticamente posizionata in mezzo ai grandi foudres.  Sulle pareti, il motto scelto da Fletcher: “where brewing is an art, and Brettanomyces is king“
Anchorage ha debuttato con la Whiteout Wit, una blanche prodotta con Sorachi Ace, scorza di limone, coriandolo, pepe e poi invecchiata in botti ex-vino Chardonnay; nelle stesse botti – e relativi lieviti selvaggi -  ci è poi finita la Bitter Monk, una Double IPA prodotta con Apollo e Citra. La successiva Love Buzz Saison viene invece ospitata in botti ex-Pinot nero, mentre la Anchorage numero cinque è stata la The Tide and Its Takers, una tripel che utilizza Sorachi Ace e  Styrian Golding per poi fermentare e maturare nelle botti di Chardonay. A maggio 2015 Fletcher annuncia l’arrivo della Mosaic Saison, giusto in tempo per la festa della mamma che negli Stati Uniti si celebra la seconda domenica di maggio.

La birra.
Il luppolo protagonista è ovviamente lui, il Mosaic, ma gran parte del lavoro lo fanno i due ceppi di lievito saison e i due di brettanomiceti che vengono usati per la fermentazione, ovviamente in foeders di legno.
Nel bicchiere proprio una bottiglia di quel primo lotto del 2015, che si presenta di colore arancio pallido con qualche sfumatura dorata; l'esuberante schiuma bianca è un po' grossolana ma mostra una buona persistenza nel bicchiere. Il naso regala un pulito ed intrigante ventaglio di profumi nel quale coesistono legno, arancia, pompelmo zuccherato, mango, ananas e la componente funky che richiama il sudore, la cantina, il formaggio, il legno. Vivace ma forse bisognosa di qualche bollicina in più, scorre bene al palato rinfrescandolo con acidità ed asprezza moderate che non presentano particolari asperità: pane, pesca e polpa d'arancia costituiscono il versante dolce al quale si contrappongono l'asprezza della scorza di limone e una lieve acidità lattica. Le note funky e rustiche dei brettanomiceti emergono solamente quando la birra si scalda e aggiungono a questa saison una piacevole complessità, anziché spigoli difficili da smussare per chi la trova nel bicchiere. 
A due anni dall'imbottigliamento la componente luppolata ha ovviamente perso smalto ma la bevuta risulta ugualmente piacevole, ben bilanciata tra eleganza e rusticità. Non è il nirvana che il prezzo della bottiglia indurrebbe ad immaginare ma il livello è indiscutibilmente alto.
Formato: 75 cl., alc. 6.5%, IBU 30, lotto 1, imbott. 05/2015, prezzo indicativo 20.00 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 20 febbraio 2017

Anchorage Rondy Brew Saison

Anchorage Brewing Co. viene fondata a giugno 2011 nell’omonima città dell’Alaska da Gabe Fletcher. Dopo tredici anni passati a lavorare per la Midnight Sun Brewing Company, prima sulla linea d’imbottigliamento e poi come birraio, Fletcher decide di mettersi in proprio e di lavorare su quella che è la sua vera passione: le birre acide e a fermentazione spontanea, l’utilizzo di lieviti selvaggi: “ero stanco di realizzare sempre le solite birre, stare dietro alle scadenze imposte dai distributori e riuscire a fare solo una volta ogni tanto un invecchiamento in botte. Voglio fare solo birre fermentate nel legno, produrle una o due volte l’anno, che saranno pronte quando è ora e non quando lo chiede il distributore”. 
In assenza d'impianto produttivo, Fletcher affitta uno spazio di circa 300 metri quadri all’interno del Snow Goose Restaurant and Sleeping Lady Brewing Co; il mosto viene prodotto al piano di sopra, dove si trova l’impianto, e poi trasferito attraverso tubazioni direttamente al piano di sotto dove Fletcher ha posizionato 250 botti, due foudres da 70 litri, due tank in acciaio, una linea d’imbottigliamento e la cella frigorifero. Legno di rovere francese, soprattutto, “perché secondo il mio gusto quello americano tende ad essere troppo potente e a risaltare troppo nella birra”. 
Anchorage parte come una sorta di beerfirm che fermenta il mosto in foudres di legno con diversi ceppi di lievito belga e poi effettua una rifermentazione in botte aggiungendo brettanomiceti: tre mesi, sei mesi, un anno.. ogni diversa birra ha il suo tempo necessario. Jeremiah Boone di Midnight Sun lo viene ad aiutare nel primo anno d’attività, ma poi Fletcher fa quasi tutto da solo, dalla produzione del mosto all’imbottigliamento: la parte commerciale è facilitata dall’arrivo del distributore americano Shelton Brothers, che si offre di acquistare quasi tutta la sua produzione.  Manco a dirlo, nell’anno successivo al debutto (2012) il popolo di Ratebeer lo annovera già tra i cinque migliori nuovi birrifici al mondo. Senza fretta Fletcher lavora in parallelo alla costruzione del proprio birrificio, poi inaugurato nella primavera del 2014; la nuova location all’incrocio tra la 148 W e la 91st Avenue dispone di 750 metri quadri ed una suggestiva tasting room che è praticamente posizionata in mezzo ai grandi foeders. Chi ha visitato il birrificio afferma che nell'edificio c'è sicuramente più legno che acciaio; non c’è cucina ad accompagnare le birre, ma potete portarvi il cibo da fuori.  Sulle pareti, il motto scelto da Fletcher: “Where brewing is an art, and Brettanomyces is king
Una cinquantina le birre prodotte da Anchorage in sei anni di attività, una gamma che negli ultimi anni si è svincolata dal “purismo” delle fermentazioni in legno e dall’uso dei lieviti selvaggi per realizzare anche qualche IPA / Double IPA; diverse anche le collaborazioni, realizzata soprattutto con Hill Farmstead (qui ne avevo assaggiata una) e Jolly Pumpkin. All’appello poteva mancare Mikkeller? Certo che no, e infatti sul blog è passata anche la Invasion Farmhouse IPA.

La birra.
Dal 1935 ad Anchorage si tiene ogni anno il Fur Rendezvous, comunemente chiamato “Fur Rondy”: un festival di tre giorni che ospita attività sportive, eventi e divertimento per tutte le età, inclusa una spettacolare fiaccolata. L’edizione 2017 inizierà nel prossimo fine settimana. Nel 2012 l’Anchorage Brewing Company realizza una birra appositamente per la manifestazione chiamandola Rondy Brew: una saison luppolata con East Kent Goldings, anche in dry-hopping, e rifermentata in bottiglia con brettanomiceti. Da allora Gabe Fletcher accompagna ogni edizione del festival con una diversa versione della Rondy Brew, solitamente una Saison o una IPA, nella quale i brettanomiceti sono ovviamente sempre protagonisti.
Nel bicchiere Rondy Brew che viene catalogata dai siti di beer-rating come edizione 2016, ovvero dedicata al Fur Rendezvous che si è tenuto nel febbraio di quell'anno: la bottiglia reca tuttavia la data "febbraio 2015, batch 5". Al di là delle discrepanze temporali, si tratta di una Saison prodotta con luppolo Motueka, fermentato in foudres di rovere francese con lievito saison e brettanomiceti, maturata in botti di rovere con ibisco e dry-hopping di Motueka.
Il suo colore è dorato con sfumature rosa che richiamano il fiore dell'ibisco: la scomposta schiuma biancastra è generosa ed ha una buona persistenza. Ad un paio d'anni dalla messa in bottiglia i brettanomiceti dominano l'aroma: note lattiche, di limone e mela acerba, sudore, pelle di salame, legno e cantina, polvere. La componente funky è ingentilita da profumi floreali, di pompelmo rosa (metteteci sopra un po' di zucchero), frutta tropicale. Ruspante e vivace al palato, come un saison dovrebbe sempre essere, scorre con grande facilità ed un'elevata carbonazione. Le note lattiche e quelle aspre del limone entrano subito in gioco ben supportate da un tappeto dolce che richiama la polpa dell'arancia, il melone, forse il litchi. In sottofondo troviamo pompelmo rosa, scorza d'arancia, note legnose e qualche leggero spunto acetico che tuttavia non disturba assolutamente la bevuta. Birra secchissima, estremamente dissetante e rinfrescante, chiude con un amaro di buona intensità nel quale si alternano note terrose, lattiche e di scorza d'agrumi. 
Saison molto pulita, complessa ma facile da bere, con un equilibrio molto ben riuscito tra la parte rustica/funky ed un elegante carattere fruttato: livello piuttosto alto, prezzo che si adegua ma l'acquisto non lascia rimpianti. Molto, molto bene. 
Formato: 75 cl., alc. 6%, IBU 30, lotto 5, febbraio 2015, prezzo indicativo 18.00-20.00 Euro (beershop)

NOTA:  la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio della bottiglia in questione e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.