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martedì 9 aprile 2019

The Bruery So Happens It's Tuesday 2017

Prodotta per la prima volta nel 2009 la imponente (18-20%) Imperial Stout Black Tuesday ha contribuito in maniera definitiva la fama del birrificio californiano The Bruery, soprattutto tra i beergeeks. La birra è sempre stata disponibile solamente ai membri dei diversi programmi di “membership” attivati nel corso degli anni: attualmente ci sono la Preservation Society, la Reserve Society e la esclusiva Hoarders Society. Pagando una quota annuale avrete diritto a vari benefici tra i quali quello di ricevere alcune birre che non sono messe in vendita nei normali canali distributivi. Ne avevo parlato in dettaglio qui
L’hype della Black Tuesday non è più quello di un tempo ma è una birra che è ancora abbastanza ricercata sul mercato secondario e che quindi si può utilizzare come merce di scambio per arrivare ad altre bottiglie “rare” o difficili da reperire.  Il suo nome è ovviamente ispirato al quel Martedì Nero del 1929 nel quale a Wall Street crollarono i prezzi della maggior parte delle azioni dando forse il via alla Grande Depressione. 
Patrick Rue, fondatore di The Bruery, racconta in un post e in un video la nascita di questa birra estrema, informalmente chiamata “la birra infernale” (The Beer from Hell)  che avvenne in una giornata di birrificazione lunga sedici ora che si stava per concludere con esiti disastrosi. A quel tempo la situazione finanziaria del birrificio era precaria e quindi si rischiò un piccolo “martedì nero”.  
Nel dicembre 2014 The Bruery annunciò la nascita di una versione “più accessibile” di Black Tuesday, dal contenuto alcolico ridotto a "solo" 11.3%: So Happens It’s Tuesday,  il cui acronimo (S.H.I.T.) fu però  di cattivo auspicio. Poche settimane dopo il birrificio fu costretto a dichiarare che le bottiglie (anch’esse destinate solamente ai membri dei club) non sarebbero state consegnate in quanto non rispettavano  gli standard qualitativi richiesti. In poche parole: alcune bottiglie risultavano infette. Fu possibile assaggiarle solo presso la taproom, senza possibilità di asporto. Nel 2015 la birra fu finalmente distribuita al pubblico, con aumento dell’ABV a 14,7%:  i problemi di qualità non furono però del tutto risolti sino al 2016, anno in cui The Bruery rivelò di aver iniziato a sottoporre  alcune birre, senza specificare quali, ad una pastorizzazione flash.  
Anche la So Happens It’s Tuesday ha le sue inevitabili varianti, in particolare quelle con aggiunta di caffè e di Oreo.

La birra.
L’edizione 2017 di So Happens It's Tuesday si presenta di color ebano scuro e, nonostante l’imponente gradazione alcolica, genera un bel cappello di schiuma cremosa e abbastanza compatta. Se avete già assaggiato qualcuna delle grandi Strong Ales barricate del birrificio californiano vi sentirete subito a casa: l’aroma è ricco di bourbon e di “dark fruits”, nello specifico prugna, uvetta e datteri. In secondo piano spuntano note legnose e terrose, caramello, accenni di vino fortificato e di cocco tostato. Intenso pulito, caldo, avvolgente: preambolo ad un gusto che si muove nella stessa direzione, supportato da un corpo non particolarmente ingombrante e da una consistenza che non raggiunge particolari viscosità. L’alcool si sente comunque tutto e, sebbene non bruci, obbliga a sorseggiare con molta tranquillità. E’ una birra che fa serata, dolce e calda di bourbon e frutta sotto spirito;  non mancano comunque richiami al porto e al cioccolato. Nel complesso bilanciata, grazie al contributo di alcool e legno, si congeda lasciando una scia praticamente interminabile; The Bruery la chiama Imperial Stout ma di "scuro" (torrefatto, caffè, etc..) a parte il colore, non c'è molto.
Anche per lei vale il discorso che avevo fatto per la Melange #3: livello alto pur in assenza di particolari profondità e complessità. Assieme a lei passerete una bella serata, anche se un po’ avara di emozioni: a voi decidere se il viaggio (magari da condividere assieme a qualche compagno) valga il prezzo del biglietto.
Formato 75 cl., alc. 14.7%, lotto 13/10/2017, prezzo indicativo 20-23 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 30 gennaio 2019

The Bruery Melange #3

Mélange:  mescolanza, insieme risultante dall’unione di elementi diversi. Quando si ha a disposizione un arsenale di botti piene di birra è difficile resistere alla tentazione di mescolarle e creare blend, o mélanges che dir si voglia.  Il birrificio californiano The Bruery ha a disposizione circa 4000  tra barili e foeders: il numero si riferisce al 2016 ed è quindi probabile che nel frattempo sia ulteriormente incrementato. 
Ma il primo mélange realizzato dal birrificio di Patrick Rue era arrivato già nell’anno del debutto: nel 2008 veniva offerta in cask la Mélange #1  (11.7%), un azzardato blend tra la imperial stout Black Tuesday invecchiata in botti di bourbon e la Oude Tart, birra acida ispirata alle  Flemish Red Ales.  La birra fu poi commercializzata in bottiglia a partire dal 2011 e ancora oggi viene di tanto in tanto replicata. Nello stesso anno arrivò anche la Melange #2 Yambic  (9.5%), un altrettanto curioso blend tra la belgian strong ale Autumn Maple e un Lambic di sei settimane.  Nel 2009 toccò a Melange #3 (della quale parleremo a breve in dettaglio), Melange #4 (blend tra una Berliner Weisse, una Flanders Red e una Imperial Stout) e Melange #5, una poderosa (15%) unione tra una Smoked, un Wheat Barley Wine  (White Oak, a sua volta blend  50%-50% di Wheat Barley Wine invecchiato in botti di bourbon e la strong ale Mischief)  e Papier, una delle birre che ogni anno The Bruery assembla per festeggiare il proprio anniversario. La Mélange #5  è stata replicata rifatta anche nel 2017.
Nel 2010 arrivò la Melange #6  (9%), curioso mix di una birra sperimentale per festeggiare San Valentino prodotta con aggiunta di barbabietole rosse per darle il colore appropriato; vennero poi aggiunte fave di cacao, petali di rosa e il risultato finale fu mescolato con la White Oak Sap (bourbon barrel aged wheat wine) e la Rugbrød (brown ale invecchiata in botti di bourbon). Qualche mese dopo giunse la Melange #7, blend tra Cuvee Jeune (“lambic”) e una birra realizzata per l’occasione con aggiunta di uva Pinot Noir.  La serie Melange fu poi temporaneamente sospesa per un triennio per ritornare nel 2013 con Melange #8 (14.5%), assemblaggio di una delle Anniversary di Bruery con White Oak Sap (bourbon barrel aged wheat wine) e aggiunta di caffè. Nel 2014 fu chiesto ai membri della Hoarders Society (qui la spiegazione) di partecipare ad un “concorso di blending” con le proprie idee per creare la Mélange #9 (8%): vinse un mix di una Sour Blonde Ale, Sour in the Rye  e White Oak Sap, al quale furono poi aggiunti cocco e zenzero fresco prima dell’imbottigliamento. Nel 2015 il concorso fu replicato per dar forma alla Mélange #10 (15%): questa volta il blend ebbe come protagonisti la solita Anniversary Ale, il Bourbon Barrel Aged Barley Wine Old Richland con aggiunta finale di cioccolato, cannella e peperoncino. Nello stesso anno arrivarono anche Melange #11  (9.3% -  blend tra Sour in the Rye e Anniversary Ale con aggiunta di datteri, cannella e anice stellato) e Mélange #12  (16.8%) con varie Strong Ales invecchiate in botte per una media di 22 mesi al quale furono poi aggiunti vaniglia, fave di cacao e nocciole.
Come saprete gli americani non amano il numero 13 e quindi per scaramanzia la Mélange #13 non fu mai realizzata, passando direttamente alla #14 del 2016 (13.4%): protagonisti furono imprecisate botti di Barley Wine, Old Ale e imperial stout, incluse Black Tuesday a Share This. Nello stesso anno arrivò anche l’ultima della serie, Mélange #15 (14.8%): ancora un blend di Barley Wine e Old Ale invecchiati in botti di bourbon con aggiunta di lattosio, noci, vaniglia e fave di cacao.   Nel 2017 non è uscito nessun nuovo blend ma The Bruery ha scelto di replicarne alcuni del passato: #3 e #5. E per quanto ne so neppure nel 2018.
 
La birra.
Melange #3, 16.3%: riedizione 2017 di una birra apparsa per la prima volta nel 2009 con un contenuto alcolico leggermente inferiore, 15.5%. Si tratta di un blend di tre birre tutte invecchiate in botti di bourbon: il  Wheat Wine White Oak Sap, l’Anniversary Ale (che ricordo è essa stessa un blend della stessa Old Ale, “fresca” con altre invecchiate in botti di bourbon) e l’esagerata (20%) imperial stout Black Tuesday, ovviamente anch’essa Bourbon Barrel Aged. Le percentuali del blend non sono state rivelate.
Il suo colore opaco ricorda la tonaca del frate cappuccino o l’ebano: la schiuma è sorprendentemente generosa, cremosa e compatta se si considera la gradazione alcolica.  Al naso c’è un’impressionante quantità di uvetta e prugna impregnati di bourbon; in secondo piano si scorgono frutti di bosco, legno, melassa, note vinose che richiamano il porto, qualche ricordo sbiadito di vaniglia. La bevuta prosegue nella stessa direzione senza raggiungere grosse profondità: inevitabilmente l’alcool si fa molto sentire e scalda ogni sorso, il corpo (medio) non è particolarmente ingombrante.  E’ chiaramente una birra da condividere con più persone o da bere in piccole dosi. Tanto bourbon, tanta uvetta e prugna, ricordi di porto: la sua dolcezza viene comunque asciugata da un potente finale nel quale il bourbon è protagonista assieme a qualche nota legnosa. Birra o liquore? Difficile tracciare il confine, anche se il risultato è molto appagante, pur non raggiungendo particolari vette espressive o emotive. Lascia una lunghissima scia di bourbon e frutta sotto spirito, un abbraccio caldo e quasi infinito.  
Se avete già provato qualcuna delle Anniversay di Bruery vi troverete molti punti in comune. Il suo prezzo di listino nel 2017 era di 30 dollari / 30 euro:  non ha forse avuto troppo successo anche a causa del rapporto alcool-formato, molto impegnativo. On line la si trova perciò abbastanza di frequente in offerta, talvolta anche alla metà:  a prezzo pieno forse il gioco non vale la candela, ma se la trovate scontata è un’esperienza che vale la pena di fare.
Formato 75 cl., alc. 16.3%, lotto 01/02/2017, #3832, prezzo indicativo 15.00-30.00 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 18 dicembre 2018

The Bruery Share This: O.C.

A maggio 2016 il birrificio californiano The Bruery annunciava la nascita della serie "Share This", ovvero due imperial stout all’anno realizzate utilizzando ogni volta alcuni ingredienti diversi selezionati da Patrick Rue.  Il fondatore del birrificio spiega che "quando abbiamo iniziato a pensare agli ingredienti che volevamo utilizzare, ci siamo resi conto che di solito provenivano dalle regioni più povere del mondo. Realizziamo le nostre birre (nel formato da 75 cl., nda) affinché siano condivise tra più persone e, andando un po' oltre, anche con quelli che beneficiano del nostro aiuto". The Bruery ha infatti deciso di donare in beneficienza un dollaro per ogni birra prodotta.  La serie viene inaugurata a giugno 2016 con una massiccia imperial stout chiamata Share This Coffee per la quale viene utilizzato caffè proveniente dalle Filippine; il ricavato (50.000 dollari) è stato donato alla Free Wheelchair Mission, un'organizzazione no profit  nelle Filippine che fornisce sedie a rotelle a persone che vivono nei paesi in via di sviluppo.  La serie è poi proseguita con la Share This: Mole (imperial stout con peperoncini, cannella, vaniglia e fave di cacao)  per aiutare la filiale messicana della Free Wheelchair Mission. Nel 2017 sono arrivate Share This: O.C. , Share This: Mint Chip (menta e cacao)  e  la Barrel-Aged Share This; per quanto ne so nel 2018 la serie non è continuata.

La birra.
“E’ difficile non avere un’affinità per le arance se sei cresciuto nella Contea di Orange dice Patrick Rue - Arance e cioccolato sono un abbinamento naturale, due elementi che si esaltano a vicenda e noi siamo entusiasti di portarli nella serie Share This, supportando al tempo stesso la Food Forward, un’organizzazione locale che fornisce frutta e verdura fresca a tutti coloro che non se la possono permettere” recuperandola da giardini di privati e pubblici, da mercati contadini e da grossisti.   Rick Nahmias, fondatore della Food Forward, si dichiara “eccitato dall’essere stati scelti per questa edizione di Share This. I nostri valori etici e le nostre pratiche sono allineate a quelle di The Bruery nel tentativo di ridurre lo spreco di cibo e di portare prodotti freschi a più di un milione di bisognosi che vivono nella California del sud". 
Share This O.C.  debutta  il 14 marzo 2017 alla due tasting room di The Bruery a Placentia e Anaheim: la ricetta include scorza d’arancia, baccelli di vaniglia, fave di Cacao prodotte dalla TCHO di Berkley, California. 
Nel bicchiere è nera e forma una bella testa di schiuma cremosa e compatta dall’ottima persistenza. Il naso ci porta subito nel territorio (odiato  o amato) delle Pastry Stout: vaniglia, cioccolato al latte, gianduia, un po’ di orzo tostato: non è esattamente una cafonata ma neppure un manifesto di eleganza. Nonostante l’importante gradazione alcolica (11%) è un’imperial stout che non presenta particolari difficoltà per chi vuole sorseggiarla con calma: il mouthfeel è morbido pur in assenza di particolari viscosità o cremosità, il corpo si colloca tra il medio ed il pieno.
Sebbene non raggiunga pericolosi estremi, la bevuta è in pratica un dessert composto da caramella mou, liquirizia, gianduia, cioccolato al latte e tanta vaniglia. La sua dolcezza è tuttavia ben bilanciata da una leggera acidità e dal delicato amaro delle tostature; l’alcool si fa sentire soprattutto nel finale con un caldo retrogusto di frutta sotto spirito che conclude un percorso intenso ma avaro di emozioni. Per quanto mi sforzi non avverto la presenza della scorza d’arancia, ingrediente che ha forse maggiormente subito i diciotto mesi passati dalla messa in bottiglia. Abbastanza pulita, “pastry” senza cadere nel ridicolo,  la Share This O.C. di Bruery scalda lo stomaco ma non il cuore.  Non ha forse avuto grande successo e se ne trovano anche in Europa bottiglie in vendita a prezzi “umani”, per chi volesse provarla.
Formato 75 cl., alc. 11%, lotto 408, imbott.  08/03/2017, prezzo indicativo 11-22 euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 26 giugno 2018

Bruery Terreux Oude Tart 2015

Bruery Terreux è la costola del birrificio californiano The Bruery che si dedica alle produzioni di birre acide con lieviti selvaggi e batteri. Uno “spin-off” necessario per eliminare qualsiasi rischio di contaminazione batterica sulle birre normali. Il mosto delle birre viene ancora prodotto sugli impianti di The Bruery ma inoculazione dei lieviti selvaggi, fermentazione e eventuale invecchiamento in botte e imbottigliamento avvengono in uno stabile che si trova a qualche chilometro di distanza, anch’esso dotato di taproom. 
Patrick Rue, fondatore di The Bruery, ha scelto di affidare l’intero progetto Terreux a Jeremy Grinkey, proveniente dal mondo del vino e  - sebbene appassionato birrofilo -  alla grossa prima esperienza in ambito brassicolo.  Sotto il marchio Terreux, operativo dal 2015,  sono migrate con nuove etichette tutte le birre acide e prodotte con lieviti selvaggi, tra le quali ad esempio le famose Saison Rue, Oude Tart,  Sour in the Rye, Reuze e Tart of Darkness. 
Ricordo che a maggio 2017 Bruery ha ceduto la propria maggioranza alla  società di private equity Castanea Partners di Boston: da loro provengono gli investimenti necessari per crescere. Attualmente The Bruery produce e vende circa 17.000 ettoltri l’anno a fronte di una capacità potenziale che supera i 40.000, e una collezione di quasi 5000 botti di legno. Una delle prime novità è stata la decisione di affiancare allo storico formato da 75 cl. anche quello  da 37.5 per andare incontro alle richieste del mercato.

La birra.
Oude Tart è il tributo di The Bruery alle Flemish Red Ales del Belgio. Prodotta per la prima volta nel 2009, viene invecchiata per diciotto mesi in botti che avevano in precedenza contenuto vino rosso.  Ne esistono anche versioni con aggiunta di ciliegie e di boysenberry, un frutto di bosco ibrido ottenuto incrociando il lampone con la mora del Pacifico. 
Nel bicchiere è splendida, d’un acceso color rubino quasi limpido sul quale si forma una testa di schiuma cremosa e compatta ma poco persistente. L’aroma è pulito, piuttosto gradevole e dominato dall’asprezza dei frutti rossi: visciole, ribes e mela. A contrastarlo una controparte dolce che chiama in causa ciliegia e frutti di bosco, mentre in sottofondo ci sono note vinose e di legno. La bevuta risulta meno complessa e molto più sbilanciata verso l’aspro: il risultato è una birra a tratti tagliente, con qualche deriva acetica di troppo che brucia un po’ in gola: un velo di ciliegia sciroppata in sottofondo non basta a lenire. Al palato la Oude Tart  di Bruery scorre senza grosse difficoltà ma dal punto di vista tattile è molto più ingombrante di una classica Flemish Red belga. Nel finale acidità lattica e asprezza di limone chiudono una bevuta molto secca, a tratti un po’ astringente,  che disseta e rinfresca ma che obbliga a qualche pausa di troppo per far riposare un po’ il palato. Legno e vino aggiungono un po’ di profondità ad una birra spigolosa che ogni tanto viene improvvisamente accesa da qualche vampata di alcool. 
Qualche imprecisione di troppo in una birra che al palato non mantiene le belle promesse dell’aroma:  The Bruery non è un birrificio economico e quindi diventa più difficile perdonarle.
Formato 75 cl., alc. 7.7%, IBU 6, imbott. 31/08/2015, prezzo indicativo 16.00-18.00 Euro (beershop)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 28 febbraio 2018

DALLA CANTINA: The Bruery Sucré (2014)

Maggio è mese di festeggiamenti a Placentia (California) dove nel 2008 ha aperto i battenti il birrificio The Bruery fondato da Patrick Rue: qui trovate le birre passate in rassegna sul blog nel corso degli anni. The Bruery ha (anche) costruito buona parte della propria fama grazie a birre dal notevole contenuto alcolico e ovviamente la birra con la quale ogni anno celebra il proprio compleanno non è qualcosa per palati delicati. 
Nell 2009 quando nasce Papier, ovvero “carta” in francese: il birrificio la definiva un’interpretazione abbastanza libera di una Old Ale inglese prodotta con il ceppo di lievito (belga) della casa e poi invecchiata in botti di bourbon. 14.5% l’ABV finale. Le cose iniziano a farsi più interessanti a partire dal secondo compleanno quando arriva Coton (“cotone”, 14.5%), riedizione della Papier che viene però blendata proprio con un’imprecisata percentuale della birra prodotta un anno prima.  Ad invecchiare nelle botti di bourbon ci finisce dunque una birra “fresca”  e una percentuale di una che ha già un anno d’età.  Nel 2011 tocca alla Cuir (“pelle”, 14.5%) celebrare il terzo compleanno di Bruery: anche questa prodotta con metodo solera, ovvero blend tra una Old Ale “fresca” e altre due già invecchiate, sottoponendo poi il blend ad un nuovo invecchiamento in botti di bourbon. Nel 2012 Fruet (15.5%) festeggia il compleanno numero cinque seguita l’anno successivo da Bois (“legno”, 15%)  e  nel 2014 dalla Sucrè (“zucchero”)  che alza pericolosamente la gradazione alcolica in percentuale al 16.9.   Cuivre (16.2%) spegne la settima candelina nel 2015 e Poterie (“ceramica”, 16.8%) la numero otto; gli ultimi festeggiamenti di maggio 2017 sono avvenuti con Saule (“il salice”, 16.1%). Vero o no, Patrick Rue afferma che nel blend c’è ancora una piccola percentuale di birra di ognuno dei compleanni precedenti.  
Mentre la birra dell’anniversario (100% bourbon) è disponibile per tutti e commercializzata attraverso la regolare rete distributiva di The Bruery, ci sono poi svariate varianti accessibili solamente ai soci dei club Preservation Society e Reserve Society. Tra le botti utilizzate per queste versioni speciali della birra dell’anniversario: whisky di segale, brandy, rum, cognac, porto, tequilia, madeira.

La birra.
Facciamo un passo indietro al 2014 quando Bruery festeggia il suo stesso compleanno con Sucré, “old ale prodotta con lievito belga”  invecchiata in botti di bourbon assieme a piccole quantità di altre birre-anniversario realizzate dal birrificio negli anni precedenti. Le candeline vengono spente il 10 maggio in un’appropriata festa che si svolge presso la taproom a Placentia. Senza farlo apposta l’ho stappata esattamente quattro anni dopo la data dell’imbottigliamento stampata al laser sulla bottiglia, ovvero il 25 febbraio 2014.  
Nel bicchiere è di uno splendido color ambrato illuminato da intensi riflessi rosso rubino; considerata la gradazione alcolica (16.9%) la schiuma è di dimensioni dignitose e mostra una discreta compattezza e persistenza. L’aroma è potente e caldo, ricco di frutta sotto spirito: immaginate un bicchiere di bourbon nel quale si tuffano uvetta, prugna, fichi, ciliegia e frutti di bosco, solo per citare i più evidenti. In secondo piano c’è una maggior complessità che non è tuttavia difficile da cogliere: dettagli che parlano di vini fortificati, legno e radici, vaniglia, forse cocco tostato. Il mouthfeel non è particolarmente ingombrante ed è un requisito quasi fondamentale per una birra così alcolica: poche bollicine, corpo tra il medio e il pieno. Sorseggiarla, come fareste con un Porto, non è troppo difficile ma richiede tempo e impegno, perché questa Sucré riscalda, e molto: inevitabile pensare a vini fortificati e a tanta frutta sotto spirito, mentre a ricordarci che nel bicchiere c’è comunque una birra ci pensa giusto qualche ricordo caramellato. A quattro anni dalla messa in bottiglia la bevuta è ancora potentissima: una lieve ossidazione è tuttavia percepibile con qualche leggerissima nota di cartone bagnato che si mescola a quelle legnose. Nessun fastidio. Il viaggio termina con un finale infuocato nel quale il bourbon riesce ad asciugare quasi tutta la componente dolce: a seguire c’è una scia praticamente interminabile, un’intensa ondata calda che vi tiene compagnia per diversi minuti, coccolandovi, riscaldandovi e, se non fate attenzione, mandandovi al tappeto. 
Prezzo in fascia elevata ma esperienza che secondo me vale la pena fare almeno una volta nella vita, anche perché non è certo questa una birra che vorreste bere tutti i giorni: pur non essendo un mostro di complessità Sucré regala grandi soddisfazioni e più di un’emozione. Obbligatorio condividere l’esagerata bottiglia da 75 centilitri almeno con altre due persone: per chi non ha questa opportunità, è fondamentale dotarsi di un buon tappo per champagne in modo da potervela gustare con calma nel giro di qualche serata.
Formato 75 cl., alc. 16.9%, IBU 25, imbott. 25/02/2014, pagata 31.99 dollari (beershop, USA)

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

martedì 7 novembre 2017

The Bruery The Grade 2016

Il birrificio californiano The Bruery fu uno dei primi ad attivare un programma di membership:  i soci che vi aderiscono hanno la certezza di poter mettere le mani su di un determinato numero di birre difficilmente reperibili,  mentre il birrificio ottiene un pagamento “anticipato” vendendo della birra che deve ancora produrre. Il successo ha spinto Patrick Rue, fondatore di Bruery, ad ampliare l’offerta creando nuovi club sempre più esclusivi (ed esosi per chi vi prende parte).  Vediamoli  a partire da quello “basico”, ovvero la Preservation Society che ad un costo variabile a trimestre di 50-70 dollari  (a seconda delle birre e dall’opzione spedizione in California o ritiro di persona) vi garantisce tre birre con un prezzo scontato del 10% rispetto a quello di listino: l’offerta include ogni volta mesi una birra invecchiata in botte di bourbon, una acida e invecchiata in botte, una sperimentale. Potrete inoltre partecipare a vendite speciali che avvengono ogni tanto e accedere alla “tap list speciale” riservata ai membri presso le tap rooms del birrificio. 
L’asticella si alza accedendo alla Reserve Society: 295 dollari all’anno vi garantiscono per il 2018 l’equivalente di un valore commerciale di 370 dollari di birre e merchandising. Potete scegliere il pacchetto dedicato alle birre “barrel aged & sour” (14 bottiglie), a quello solo “barrel aged” (12 bottiglie) o a quello solo “sour” (25 bottiglie di Bruery Terreaux). Avrete un 15% di sconto su qualsiasi altro ordine fatto sul sito on-line del birrificio e alle tasting rooms avrete accesso ad eventi speciali e a birre speciali, ovviamente da pagare separatamente. La spedizione a domicilio è un extra che vi sarà addebitato: nel caso non abbiate avrete fretta e vogliate il ritiro a mano, magari perché abitate a migliaia di chilometri di distanza, The Bruery promette di tenere in magazzino a temperatura controllata tutte le vostre birre fino a febbraio 2019. Insomma, se volete birre “rare” da scambiare o rivendere a prezzi folli su mercati secondari, fate i vostri conti: i soldi che vi chiedono di pagare potrebbero non essere così tanti, alla fine. 
L’ultima frontiera è quella dell’esclusività, ovvero la “Hoarders Society”: un club al quale vengono invitati solo i clienti migliori (ovvero i più facoltosi...?). Se accettate l’invito dovrete pagare 700 dollari per ottenere, secondo l’offerta 2017: una quarantina di  bottiglie, alcune prodotte in esclusiva, merchandising (bicchieri, apribottiglie, borse, spille..), sconto del 20% su ulteriori acquisti e possibilità di prenotare il doppio del numero di bottiglie riservate ai membri della Reserve Society: accesso ad eventi speciali, accesso a birre speciali presso la  taproom del birrificio, sia che vogliate riempire un growler che fare un semplice beer-flight. Ovviamente non gratis.  Avete speso presso The Bruery qualche migliaia di euro nel corso dell’anno e non vi anno invitato al club? Rosicate come fanno questi utenti di BeerAdvocate.

La birra.
The Grade è una delle birre dell’offerta della Preservation Society 2016. Non si tratta di una birra “in esclusiva”, ma l’essere soci vi garantiva la sicurezza di riceverla e ad un prezzo scontato del 10%. Si tratta di una baltic porter prodotta con sciroppo d’acero e fieno greco, alias trigonella, pianta appartenente alla famiglia delle leguminose. 
Si veste di color ebano piuttosto scuro e mostra una generosa testa di schiuma cremosa e compatta, dall’ottima persistenza. Se (anche a voi) piace lo sciroppo d’acero ne troverete in abbondanza nell’aroma di questa birra, intenso e pulito: i suoi profumi dolci sono affiancati da quelli di biscotto, caramello, pan brioche, uvetta e prugna. La gradazione alcolica (7.6%) è tutto sommato contenuta se paragonata agli standard di un birrificio che ama spesso usare la mano pesante: ne guadagna la bevibilità ma viene a mancare un po’ di quella struttura etilica necessaria per sostenere adeguatamente tutto il dolce dello sciroppo d’acero. Anche il mouthfeel non è indenne da critiche: parte bene, morbido e avvolgente ma si assottiglia un po’ troppo man mano che la bevuta procede, sconfinando a tratti quasi nell’acquoso. Al gusto lo sciroppo d’acero è meno dominante ma complessivamente c’è corrispondenza quasi perfetta con l’aroma: caramello, biscotto, uvetta e prugna, un finale delicatamente amaro che ricorda il pane tostato. Manca un po’ l’alcool, non c’è una vera e propria fiamma a riscaldare il cuore di chi beve ma solo un debole lumicino: le cose migliorano un po’, ma non  troppo, lasciandola riscaldare sino a temperatura ambente. In assenza di quel finale “in crescendo” che avrebbe meritato, la The Grade di Bruery è una baltic porter  piuttosto dolce e non completamente bilanciata dall’amaro: dedicata a chi ama lo sciroppo d’acero, sconsigliata (visto il prezzo non esattamente economico) a chiunque altro.
Formato: 75 cl., alc. 7.6%, lotto 339, imbott. 30/08/2016, prezzo indicativo 20.00 Euro (beershop).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

lunedì 30 gennaio 2017

The Bruery Share This: Coffee

A maggio 2016 il birrificio californiano The Bruery annuncia la nascita della "Share This", ovvero una serie di imperial stout che saranno realizzate utilizzando ogni volta alcuni ingredienti diversi selezionati da Patrick Rue. 
Il fondatore del birrificio spiega che "quando abbiamo iniziato a pensare agli ingredienti che volevamo utilizzare, ci siamo resi conto che di solito provenivano dalle regioni più povere del mondo. Realizziamo le nostre birre (nel formato da 75 cl., nda) affinché siano condivise tra più persone e, andando un po' oltre in questo caso, siano condivise anche con quelli che beneficiano del nostro aiuto". The Bruery ha infatti deciso di donare in beneficienza un dollaro per ogni birra prodotta. 
La serie viene inaugurata a giugno 2016 con una massiccia imperial stout chiamata Share This Coffee per la quale viene utilizzato caffè della varietà  Bourbon & Catimor proveniente dalla fattoria della famiglia Cagat che si trova sull'isola di Mindanao, nelle Filippine; il caffè è stato poi tostato dalla torrefazione Mostra Coffee di San Diego.  
Il ricavato di un dollaro a bottiglia è stato donato alla Free Wheelchair Mission (FWM), un'organizzazione no profit  nelle Filippine che fornisce sedie a rotelle a persone che vivono nei paesi in via di sviluppo. "Grazie alla partnership con The Bruery - racconta un rappresentante della FWM - saremo in grado di restituire la mobilità a 550 persone nelle Filippine che potranno così tornare ad avere una vita sociale. Con la sedia a rotelle restituiremo a chi la riceve anche dignità, indipendenza e speranza".

La birra.
Non è nera ma poco ci manca e genera una bella testa di schiuma color cappuccino cremosa e compatta, dalla buona persistenza. L'aroma è ovviamente dedicato al caffè, sia in chicchi che espresso, ma non solo: ci sono indizi di cacao, liquirizia e qualche nota terrosa, etilica, di pelle/cuoio. Bene la pulizia, discreta l'intensità che tuttavia si prende subito la rivincita al palato: è un'imperial stout imponente ma non ostica, che scorre senza intoppi. Poche bollicine, consistenza oleosa, corpo tra il medio ed il pieno ed un bel carico di caffè ed intense tostature che sono bilanciate dal dolce di caramello, liquirizia e un discreto residuo zuccherino.  Si chiude con caffè e tostature, una lieve nota terrosa e anche una leggerissima astringenza, il tutto imbevuto nell'alcool per un retrogusto caldo, potente e morbido al tempo stesso; il formato da 75 cl. è ovviamente da condivisione ma è una birra che si può comunque sorseggiare senza grossi sforzi. 
Imperil stout pulita, intensa, bilanciata e ben fatta, di livello molto buono ma non eccelso; quando si beve Bruery si parla purtroppo quasi sempre di cifre considerevoli: lecito quindi pretendere un'adeguata ricompensa/soddisfazione, ma in questo caso a mio parere il viaggio  - seppure gradevole - non vale  del tutto il prezzo del biglietto. 
Formato: 75 cl., alc. 11.9%, IBU 35, lotto 315, imbott. 03/05/2016, prezzo indicativo in Europa 18/20,00 Euro (beershop).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 23 novembre 2016

The Bruery Autumn Maple (2015)

Volendo potremo iniziare oggi con un po’ di poesia. La magia dell’autunno e dei colori delle foglie che mutano:  fall foliage; questo il termine anglosassone con il quale si indica quel periodo che, a seconda della posizione geografica, va dalla fine di settembre ad inizio novembre. L’acero da zucchero o Acer Saccharum con le sue foglie che si colorano di rosso intenso è uno dei principali contributori di  questo spettacolo cromatico e del turismo ad esso collegato; migliaia le persone che si recano soprattutto nei boschi di Wisconsin, Michigan, Vermont, New York, New Hampshire e Western Massachusetts ad ammirarlo.  In Canada spettacoli forse ancora più gratificanti ravvivano le foreste dell’Ontario, dell’Québec, dell’Alberta, e della Nuova Scozia. 
In Giappone esiste il termine Momijigari che – leggo qui -  "significa letteralmente “caccia all’acero giapponese”:  Momiji significa acero (ma anche più in generale tutte le foglie autunnali, giacché l'etimologia della parola "momiji" risale all'antico termine "momizu", che significa "tingere di rosso"), mentre "gari" deriva dal verbo "karu" che vuol dire "cacciare".  Il Momijigari inizia nell'isola di Hokkaido a partire dalla fine di settembre e poi tocca tutto il paese, per concludersi solitamente all'inizio di dicembre, quando le foglie cadono completamente (…)  Ogni sera, come per le previsioni meteo, i telegiornali forniscono un rapporto sullo stato dei momiji, con tanto di mappe dettagliate che mostrano il grado di colorazione raggiunto e le percentuali in ogni singola area”. 
La foglia d’acero è anche il simbolo scelto dal birrificio Bruery per rappresentare la propria produzione autunnale anche se la California meridionale, con le sue palme, non consente ovviamente di apprezzare i cambiamenti cromatici. Autumn Maple, questo il nome scelto per una robusta belgian strong ale che Patrick Rue, fondatore di The Bruery, ha scelto di proporre al posto delle tradizionali “pumpkin beers”: i primi freddi autunnali ed i sontuosi  pranzi del Thanksgiving Day sono le occasioni perfette per poter condividere questa generosa bottiglia da 75 centilitri.

La birra.
Gli ingredienti utilizzati sono 6,80 chili di patate dolci (yams) per ogni 158 litri prodotti, malti 2-row, Monaco e Caramunich, un mix di spezie che include cannella, noce moscata e pimento (pepe di Giamaica o garofanato), sciroppo d’acero, melassa e baccelli di vaniglia tahitiana. Venne commercializzata per la prima volta nel 2008 ed è oggi disponibile anche in edizione invecchiata in botti di bourbon e in versione acida,  100% fermentata con brettanomiceti.
Il suo colore ricorda effettivamente quello delle rosse foglie autunnali; ambrato molto carico e luminoso, appena velato, intensi riflessi rubino, schiuma ocra compatta e cremosa, dall’ottima persistenza.  L’aroma è piuttosto intenso e pulito, quasi opulento nella sua dolcezza dei profumi di zucchero candito e vaniglia, sciroppo d’acero, banana matura, caramello, biscotto al burro, arancia candita;  le spezie (chiodo di garofano, cannella e noce moscata, zenzero) suggeriscono quasi un’atmosfera festiva e celebrativa. La bevuta prosegue in linea retta con un gusto molto dolce e avvolgente nel suo calore etilico, ricco di melassa e  caramello, biscotto al burro, banana e sciroppo d'acero, pera, frutta candita e, effettivamente, accenni di patate dolci. Le spezie danno il loro contributo in modo delicato, facendo ogni tanto capolino risultando tolleranti anche a chi (mi includo nella categoria) non le ama troppo. Poco carbonata, oleosa e morbida al palato, ha un corpo medio-pieno e si sorseggia senza sforzo. Non c'è percezione d'amaro, il dolce viene bilanciato da un'ottima attenuazione, da una lieve acidità e dal calore dell'alcool che lo asciuga ad ogni sorso: lungo, lunghissimo lo strascico finale, ricco di alcool, melassa e canditi ben amalgamati da un sostenuto e morbido calore etilico. 
L'autunno in bottiglia? Autumn Maple di The Bruery regala una bevuta pulitissima ed elegante, con un sapiente dosaggio delle spezie e dell'alcool: riscalda, rincuora e soddisfa, appagando anche chi non ha la fortuna di poter assistere allo spettacolo degli aceri in autunno.
Formato: 75 cl., alc. 10%, IBU 15, lotto 220, imbott. 22/06/2015, prezzo indicativo  in Europa 13/18.00 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

mercoledì 27 aprile 2016

Bruery Terreux Tonnellerie Rue

I brettanomiceti sono una delle ultime "mode" nel campo della cosiddetta birra artigianale: sono sempre più i birrifici che decidono di  iniziare ad utilizzarli, ma ci vuole davvero molta cautela quando ci si immischia con quello che è considerato, soprattutto nel mondo del vino, un agente contaminante. Usare questi lieviti nello stesso ambiente adibito alla produzione di birra "normale" o – peggio ancora – con gli stessi impianti comporta l’elevato rischio (per quanto un birraio possa pulire e sanificare) di trovarsi “brettate” anche birre che non lo dovrebbero essere. 
Ne sanno qualcosa in California al birrificio The Bruery, che nel 2013 è stato costretto a prendere la decisione di separare drasticamente la linea produttiva delle birre “normali” da quelle acide per porre rimedio ad una serie di problemi qualitativi che i clienti iniziavano a lamentare sulle loro (spesso esose) bottiglie; esemplari di White Chocolate, Cacaonut, Autumn Maple Barrel Aged e Praecocia (tutti oggetti da oltre 30 dollari a bottiglia)  erano risultati infetti e anche la tanto attesa collaborazione con il birrificio Three Floyds (Rue D’Floyd, una massiccia imperial porter  da 14.4% invecchiata in botti di Bourbon con ciliegie, caffè e vaniglia) non era esente da pecche, obbligando il birrificio ad un comunicato stampa in cui si invitava la gente a conservare la birra in frigo e consumarla entro due mesi dall’acquisto onde evitare il rischio del manifestarsi di una possibile infezione batterica.  
Nell’estate del 2014 Patrick Rue annuncia la nascita di Bruery Terreux, un marchio completamente dedicato alla produzione di birre acide e fermentazioni spontanee: nei suoi locali, posti a qualche chilometro di distanza (1174 N Grove St, Anaheim), verrà trasportato il mosto prodotto presso The Bruery per  l’inoculazione dei lieviti selvaggi, la fermentazione e l’eventuale invecchiamento in botte. Anche l’imbottigliamento avverrà presso una nuova linea completamente dedicata. A gennaio 2015 viene svelato il nome della persona scelta da Patrick Rue a cui viene affidato l’intero progetto Terreux: si tratta di Jeremy Grinkey, proveniente dal mondo del vino e  - sebbene appassionato birrofilo -  alla grossa prima esperienza in ambito brassicolo dopo tre anni passati a supervisionare la produzione della Jason-Stephens Winery nella Silicon Valley. Sotto il marchio Terreux “migrano” con nuove etichette tutte le birre acide e prodotte con lieviti selvaggi, tra le quali ad esempio le famose Saison Rue, Oude Tart,  Sour in the Rye, Reuze e Tart of Darkness.   
Bruery Terreux (“terroso”) debutta il 22 aprile 2015 proprio in coincidenza con la Giornata della Terra:  il nuovo progetto di Patrick Rue ha dunque spento la scorsa settimana la prima candelina e lo festeggio anch'io con una bottiglia di Tonnellerie Rue.

La birra.
Tonnellerie Rue è spiegata dal suo stesso nome: trattasi di una variante della Saison Rue che fermenta (100%) in botti (tonnellerie, in francese) di legno.  La ricetta di base dovrebbe essere la stessa, ovvero 35% di segale maltata, malto Special Roast ed una piccola percentuale di Chocolate, luppoli Sterling e Crystal; secondo quanto dichiara il birrificio, la fermentazione avviene spontaneamente con i lieviti selvaggi ed i batteri naturalmente presenti nelle botti di legno che hanno ospitato in precedenza altre birre “simili”. Una Saison per Ratebeer e per The Bruery,  mentre BeerAdvocate preferisce incasellarla tra le American Wild Ales. 
La Tonnellerie Rue fa il suo esordio nella gamma Terreux nell’estate del 2015 ed è proprio a quel primo lotto che questa bottiglia appartiene; lo stappo avviene fortunatamente senza le fontane nei confronti delle quali il birrificio aveva messo un po’ in guardia i clienti. 
Estate nel bicchiere, che si riempie di un intenso dorato/arancio velato, sormontato da una generosissima schiuma bianca, compatta, quasi pannosa e dall’ottima persistenza.  L’aroma, benché molto pulito, non offre una grande intensità: ci sono comunque profumi floreali che convivono con quelli del legno, della scorza di limone e della mela acerba. Evidente la componente lattica, rimane in sottofondo un remotissimo accenno dolce alla frutta tropicale. La sensazione palatale è invece perfetta, quella che vorresti trovare in ogni saison/farmhouse ale: corpo medio ma ottima scorrevolezza, grande vivacità data dall’elevata carbonazione. Il mouthfeel risulta sorprendentemente più morbido che rustico, nonostante l’impiego di un’elevata percentuale di segale. Non c’è molta complessità nel gusto, ma quel che c’è si distingue per pulizia e per intensità: pane e biscotto sorreggono un fruttato molto succoso ricco di albicocca, polpa d’arancia e qualche lieve ricordo tropicale, il tutto (dolce) molto ben bilanciato dall’acidità lattica. Può sembrare strano definire rinfrescante una birra dal contenuto alcolico non indifferente (8.5%), ma la verità è che questa Tonnellerie Rue si beve davvero  con molta facilità risultano efficacissima nel placare sete e calura. L’alcool è appena percepibile (al contrario della bottiglia di Saison Rue che mi era capitata di bere qualche anno fa), il finale è molto secco  con un breve passaggio amaricante in territorio lattico/terroso/zesty a ripulire definitivamente il palato. Più elegante che rustica, semplice ma gustosa: un’ottima bevuta ma considerando l’elevato prezzo di The Bruery (negli USA siamo sui 15.00 dollari a bottiglia) forse era lecito pretendere una maggiore complessità/profondità (soprattutto a livello aromatico) e qualche emozione in più. 
Formato: 75 cl., alc. 8.5%, IBU 20, lotto #215pt3, imbott.  29/07/2015, 19,99 Euro (beershop, Belgio).

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

domenica 12 ottobre 2014

The Bruery Saison Rue

Terzo appuntamento con il birrificio californiano The Bruery di Placentia, Orange County, California, presentatovi in questa occasione. E' guidato da Patrick Rue e dalla moglie Rachel, ed ecco già svelato il motivo del perché questa birra si chiami Saison Rue: consideratela un po' la "birra delle casa".
In questo post di agosto 2007, Patrick annuncia dal suo blog che la seconda birra  prodotta tutto l'anno dal birrificio (ancora in costruzione) sarà una saison: non a caso tra le sue birre preferite ci sono la Saison Dupont e la Saison di Fantôme. In quel periodo c'erano diversi birrifici negli Stati Uniti che producevano una Saison come birra stagionale, ma erano in pochi quelli che la offrivano tutto l'anno. Ed erano ancora meno quelli che utilizzavano quei Brettanomiceti che invece oggi vanno tanto di moda negli USA al punto da poter finire dentro (quasi) ogni ricetta, vedi il caso delle Brett-IPA.
L'idea iniziale di Rue è di utilizzare il 35% di segale maltata, malto Special Roast ed una piccola percentuale di Chocolate; i luppoli designati sono Sterling e Crystal, il ceppo di lievito per la fermentazione primaria è ovviamente belga, mentre i brettanomiceti vengono utilizzati per la rifermentazione in bottiglia. Non ho trovato informazioni utili per confermare se la ricetta sia rimasta la stessa anche oggi.
Saison Rue si presenta di color arancio molto carico, quasi ambrato chiaro, ed opaco; la schiuma è generosa, croccante, cremosa ed ha una buona persistenza. Il naso è decisamente speziato, difficile quale sia l'apporto della segale e quello del lievito, ma il pepe è evidentissimo; s'avvertono anche sentori floreali e terrosi, di pesca, di crosta di pane e arancia candita. L'intensità non è particolarmente elevata, bene la pulizia. Anche in bocca è la speziatura a catturare subito l'attenzione: l'ingresso è "quasi" piccante e pepato, e l'alcool (8.5%) ben in evidenza. L'unione di questi due fattori rende la bottiglia molto meno bevibile (e rinfrescante) del previsto: viene un po' a mancare la sua raison d'être, l'essere quella bevanda rinfrescante, dissetante e corroborante che i contadini valloni consumavano durante le pause dal duro lavoro nei campi. La base maltata (biscotto, lieve caramello) è solida ed è seguita da dolci frutti canditi (arancia, pesca); il gusto è davvero molto dolce, lo sarebbe persino troppo se non ci fossero un finale amaro terroso e vegetale, finalmente (!) rustico, ed una leggera nota acidula a bilanciare e a stemperare. La bevuta risulta comunque intensa e gradevole, il corpo è medio e la carbonazione vivace; rimango un po' deluso solamente dalla presenza ingombrante dell'alcool, che allunga di molto i tempi di rimanenza di questa Saison Rue nel bicchiere. 
Formato: 75 cl., alc. 8.5%, IBU 30, scad. 01/12/2016, pagata 18,00 Euro (beershop, Italia).

martedì 16 settembre 2014

The Bruery Smoking Wood - Bourbon Barrel

In Italia (e forse anche in Europa), non ci sono ancora situazioni analoghe, ma negli Stati Uniti c’è più di un birrificio che ha attivato un cosiddetto “Membership Program”; di che cosa si tratta?  In pratica pagate una certa somma di denaro (trimestrale o annuale) e in cambio avete diritto a dei cosiddetti privilegi  esclusivi. Prendiamo ad esempio il birrificio californiano The Bruery, che vi ho presentato qui, e la sua Preservation Society; pagando 58 dollari  (44 euro) ogni trimestre, avrete diritto a tre birre ad edizione limitata.  Alcune di queste birre potranno poi anche essere distribuite regolarmente al pubblico, ma la “membership” vi dà là sicurezza di riuscire comunque ad avere una bottiglia e ad un prezzo di almeno il 10% inferiore a quello praticato al pubblico. In breve, se volete mettere le mani su una bottiglia di Black Tuesday, la membership è l’unica certezza che può garantirvela. In alternativa, ci sono sempre gli scambi  (ma dovrete avere qualcosa di uguale “prestigio” da mettere sul piatto) o gli strozzini su Ebay.   
La birra di oggi, chiamata Smoking Wood, uscì per la prima volta nel dicembre del 2011 proprio per la Bruery Preservation Society. Una sostanziosa imperial porter affumicata (10%) che dopo pochi mesi venne commercializza anche invecchiata in botti di quercia che hanno ospitato bourbon. La birra ottenne un buon successo e viene, da allora, prodotta una volta l’anno con leggere variazioni, probabilmente a seconda della varietà di botti che il birrificio è riuscito a reperire. Una sorta di duplice tributo al legno, dapprima necessario per l'affumicatura dei malti utilizzati e poi per l'invecchiamento in botte.
Nel 2014 escono contemporaneamente due versioni della Smoking Wood: la Rye Barrel (13%), invecchiata in botti che hanno ospitato Rye Whiskey, e la Bourbon Barrel (14%), che ha chiaramente riposato in botti di quercia ex Bourbon. E' proprio di questa che vi voglio parlare. 
E' praticamente nera, con una bellissima "testa" di schiuma color nocciola, molto compatta e cremosa, dalla trama fine e molto persistente; davvero sorprendente, se si considera l'elevata gradazione alcolica.  L'opulenza di questa birra è evidente sin dall'aroma, pulito ed elegante, ricco di legno umido e di legno affumicato, di cenere e di vaniglia, liquirizia e caffè, uvetta e prugna. Il bourbon non si nasconde, fornendo quella sorta di "calore olfattivo" che gli anglosassoni definiscono in una parola: "boozy". La viscosità del liquido del bicchiere si riversa ovviamente anche in bocca: il corpo è pieno (ma non troppo), la birra è poco carbonata e dalla consistenza oleosa e si lascia comunque sorseggiare con buona facilità dando una bella sensazione di morbidezza. Se l'aroma era ricco, il gusto non è certo da meno mantenendo tutte le aspettative create; non ci sono grosse variazioni, il gusto ripropone in fotocopia il caffè, la liquirizia, l'uvetta e la prugna, con note di affumicato e di legno umido. Una semplicità comunque molto appagante, calda di bourbon e con un bel finale tra il tostato, l'affumicato e la frutta sotto spirito. Questa Smoking Wood è pulitissima e sontuosa, elegante, calda ed appagante, davvero molto ben fatta. L'alcool è abbastanza ben nascosto, ma i 14 gradi presentano il conto già alla fine del primo bicchiere, soprattutto se non è la prima birra della serata. Personalmente trovo il formato di The Bruery (75 cl.) abbastanza sproporzionato, soprattutto per le birre più alcoliche che spesso superano con facilità la doppia cifra di ABV; d'accordo, sono fatte per essere condivise (anche per ammortizzarne il costo), ma se non ne avete la possibilità e non potete neppure mettere da parte la bottiglia per il giorno dopo, vi si spezzerà (come a me) il cuore e verrete assaliti dai sensi di colpa dopo aver vuotato via quel che resta dal secondo bicchiere in poi. Una birra così non andrebbe mai sprecata, andrebbe gustata sino all'ultimo sorso, per un'intera serata, comodamente seduti in poltrona nel silenzio della vostra casa; fuori potrà  anche accadere di tutto, ma voi sarete in buone mani e non ve ne accorgerete nemmeno, rinfrancati e coccolati da questa Imperial Porter.
Formato: 75 cl., alc. 14%,  lotto 2014, pagata 15,14 Euro  ($ 19,99 beershop USA).

sabato 29 marzo 2014

The Bruery Saison de Lente

Seguite questo consiglio, se vi capiterà di dover accompagnare la vostra famiglia a Disneyland (California, non Parigi) e già tremate al pensiero di dover passare almeno mezz'ora in fila prima di poter salire su qualsiasi attrazione. Con la scusa che i parcheggi sono situati abbastanza lontano dall'ingresso (fate finta che le comode navette non esistano) accompagnate in macchina moglie e figli sin davanti all'entrata dei cancelli; girate la macchina, dite loro che andate a parcheggiare e che li raggiungerete al più presto all'interno del parco. Voi dirigetevi verso che gli enormi parcheggi multipiano, ma poi tirate dritto, e guidate verso nord-est, in direzione Placentia, Orange County.  In soli dieci minuti sarete davanti a The Bruery; il piano sarebbe perfetto non fosse che la tasting room del birrificio apre, nella migliore della ipotesi (nei weekend), non prima di mezzogiorno.
Viene fondato nel 2008 da Patrick Rue, un giovane studente di legge che si dilettava con l'homebrewing nel garage della casa che la Santa Clara University aveva dato a lui e a sua moglie Rachel; già da tempo appassionato di "craft beer", si faceva notare per presentarsi alle feste universitarie, dove tutti bevevano le solite lager industriali, con un paio di growler di birra da lui prodotta. Terminati gli studi, Patrick cerca un lavoro in diversi studi legali, senza successo; l'alternativa sarebbe lavorare assieme al padre (un agente immobiliare), ma il sogno che inizia ad ossessionarlo sempre di più è quello di aprire un suo birrificio. Lentamente ai colloqui di lavoro preferisce le visite agli altri birrifici della California (Russian River, Lost Abbey, Stone)  in cerca di idee e di consigli pratici che possano aiutarlo. Greg Koch, fondatore di Stone, rammenta di essere rimasto molto colpito dalla chiarezza d'intenti e dalla precisione del business plan che Patrick Rue gli stava illustrando. 
Senza nessuna esperienza come birraio professionista, Patrick e la moglie Rachel decidono di farsi aiutare dall'amico Tyler King. Tyler, che aveva anche lui appena terminato il college, lavorava da quando aveva diciotto anni la sera in un brewpub e conobbe Patrick frequentando un club di homebrewers del quale questi era il vice presidente.
Potete ancora oggi percorrere la storia del birrificio sul blog di Patrick che, a partire dal 2007, rende pubbliche tutte le fasi antecedenti all'apertura, dalla ricerca della location all'acquisto dell'impianto, dalla richiesta dei permessi necessari alla scelta del tipo di birre da produrre. Il blog è ovviamente in inglese, ma vi consiglio davvero di passarlo in rassegna per riviere, a distanza di tempo, la nascita e lo sviluppo del birrificio californiano.
Il primo fusto di birra viene venduto nel maggio del 2008; per l'occasione The Bruery (il nome è un riuscito incrocio tra il cognome Rue e la parola "brewery") decide di organizzare un concorso per homebrewer, e di produrre la birra vincitrice come prima birra ufficiale: la motivazione, secondo le parola di Patrick, era che "sicuramente avremmo commesso degli errori e la birra sarebbe venuta male; volevamo quindi debuttare con una one-shot che non fosse poi mai più ripetuta". La birra è la Levuds, una strong ale dall'ABV molto sostento (11% !) che - raccontano - aveva però una grandissima bevibilità. La quantità prodotta viene sorprendentemente venduta tutta nel giro di quattro mesi, anche grazie al seguito del blog di Partrick che era diventato molto popolare nella comunità degli homebrewers e degli appassionati di birra.  "Ma adesso - ammette Rue - probabilmente la stessa quantità di birra finirebbe in quattro giorni". 
The Bruery  è dunque un birrificio guidato da giovani ragazzi, che nel giro di dodici mesi passa da tre a dodici dipendenti; contrariamente alla maggior parte dei suoi colleghi californiani,  Rue si focalizza soprattutto su birre ispirate dalla tradizione belga, piuttosto che sulle luppolatissime IPA tipiche della West Coast. Il birrificio diviene famoso per produrre saison e soprattutto una serie di birre acide ed invecchiate in botte che diventano (quasi) oggetto di culto, come la Black Tuesday, una imperial stout invecchiata in botti di bourbon che viene prodotta una volta l'anno. Nel 2010 The Bruery apre The Provisions, un negozio nel centro di Orange che offre una selezione di specialità alimentari, formaggi e cioccolata, da consumare in loco in abbinamento alle birre; per il negozio viene creata un'apposita linea di birre, chiamata The Provisional Series, in vendita solo in loco. The Provisions viene chiusa ad inizio 2013, quando Rue dichiara di volersi meglio concentrare sul birrificio piuttosto che in progetti paralleli; nello stesso periodo viene anche inaugurata una più ampia e rinnovata tasting room all'interno di The Bruery.
Dopo tutte queste parole è venuta l'ora di bere; siamo in primavera, quale migliore occasione per stappare una bottiglia di Saison de Lente, ovvero "Saison di Primavera", una delle tante birre stagionali che The Bruery produce. Debutta nel 2009, e la ricetta prevede l'aggiunta di brettanomiceti. Questa bottiglia è stata prodotta a fine 2012, ed è di un bel colore arancio pallido, opaco: la schiuma è bianca e generosa, compatta e fine, cremosa, con una buona persistenza. La primavera è ufficialmente arrivata da pochi giorni e l'aroma è in un certo senso il benvenuto che la stagione ci porta: forte, elegante e molto pulito, con sentori floreali, una lieve nota pepata e poi tanta frutta, come albicocca ed arancia, pera e banana, con una lieve acidità a bilanciare la note più dolci. E' fresca e vivace anche in bocca, con un corpo leggero ed una carbonazione media: troviamo crosta di pane, albicocca e pesca, con di nuovo un perfetto equilibrio tra le dolci note di frutta ed una leggera acidità. Chiude secca con una nota amaricante terrosa, ed è una saison intensa ma molto facile da bere al tempo stesso; dissetante e rinfrescante, come nella tradizione vallona, ma dal carattere più borghese che popolare. E' più elegante che rustica, è più gourmet che contadina (anche nel prezzo ed anche negli USA), quasi impercettibilmente sfiorata dalle note tipiche dei brettanomiceti; leggermente "tart", quasi per niente "funky", per dirla all'americana. Rimane comunque un'ottima bevuta, e se non fosse per il prezzo e se costasse quanto una Saison Dupont,  ce ne sarebbe da fare scorta all'inizio di ogni primavera.
Formato: 75 cl., alc. 6.5%, lotto 757, imbott. 18/12/2012, scad. 12/2014, pagata 13,49 Euro (beershop, Italia;  9.99 dollari prezzo consigliato negli USA).